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Un blog creato da g1b9 il 10/01/2009

Sentimentalmente

Tutto ció che mi dá emozioni....

 
 

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   Nel mio blog utilizzo  immagini trovate sul Web. Alcune siuramente hanno il copyright;  qui sono usate con scopo culturale , divulgativo  e critico, tuttavia toglierò immediatamente l'immagine, qualora questo uso dispiacesse agli autori.

 

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Vermeer e i pittori a lui vicini...appendice al post precedente.

Post n°3792 pubblicato il 19 Gennaio 2018 da g1b9
 

 Osservando le affascinanti opere di Vermeer e di altri pittori della stessa epoca ed area (De Hooch, Ter Borch, Metsu ...) con l'occhio del fotografo smaliziato, si coglie subito quella strepitosa qualità della luce che le rende così particolari rispetto ai dipinti coevi.

 

 




 Una luce inesorabilmente "fotografica" fa pensare, senza voler sminuire la poesia che emana dalle incantevoli tele, che per alcune di esse siano stati utilizzati degli ausili ottici.

 




La camera chiara è uno di questi sistemi. E' noto che la utilizzasse Albrecht Dürer. Un'attrezzatura piuttosto semplice, composta da una lastra di vetro (o telaio metallico) quadrettata e da una diottra per traguardare, posizionando l'occhio sempre nello stesso punto.
La camera chiara consente di tracciare in modo accurato un abbozzo prospettico della scena da dipingere. E' quindi di grande ausilio nel disegno, ma non aiuta il pittore nella rappresentazione della luce, che da questo strumento non viene in alcun modo alterata.
La camera oscura, il cui principio è documentato anche negli scritti di Leonardo, è un poco più complessa: la luce che entra attraverso un foro proietta sulla parete opposta un'immagine capovolta. Con uno specchio questa può essere raddrizzata, inviandola a un vetro smerigliato osservabile dall'esterno della camera. Se poi al foro si sostituisce una lente convergente (obiettivo), l'immagine sul vetro risulta abbastanza luminosa e può essere osservata anche senza l'oscurità completa.
Ecco, da una vecchia stampa, un modello di camera oscura portatile:



In pratica una macchina fotografica, priva solo dell'otturatore e della pellicola (oggi dovremmo dire del sensore). Un esemplare che sembra appartenesse al Canaletto è conservato al museo Correr:

Come sa bene chi fotografa con una "reflex" (o meglio ancora con una fotocamera a banco ottico), l'immagine che si forma sul vetro smerigliato, oltre alla prospettiva, riproduce molto bene le sfumature di luce, le transizioni graduali dalle zone in luce a quelle in ombra. E permette inoltre di visualizzare lo sfocato delle parti della scena più lontane o più vicine del piano su cui è messo a fuoco l'obiettivo.
La camera oscura realizza una sorta di "filtro" che estende le capacità di osservazione umane. Il nostro occhio "nudo", spostandosi velocissimamente da un punto all'altro di una scena, compensa i contrasti di luce e mette istantaneamente a fuoco la parte osservata. Sul vetro smerigliato invece vediamo un'immagine con contrasto luci-ombre ben delineato, e con le parti sfocate ben distinte da quelle a fuoco.

In numerosi  dipinti  di Vermeer ma anche degli altri bravissimi artisti a lui vicini, sembra di poter cogliere caratteristiche peculiarmente fotografiche, come appunto la transizione luce-ombra molto verosimile, e lo sfocato.
Questa sensazione è accresciuta dalle inquadrature utilizzate in questi dipinti, straordinariamente moderne, in linea con il gusto fotografico attuale. E dalla ricorrenza di schemi di illuminazione e di ambientazione tipici di ciascuno di questi pittori, che fanno venire in mente proprio lo studio di un fotografo o una sala di posa.
Opere magistrali, poetiche e affascinanti, che se questa lettura è corretta spostano l'invenzione della fotografia indietro di un paio di secoli, per merito di questa geniale e sensibile cerchia di artisti.

notizie dal web

 
 
 

A chi si č ispirato il fotografo?

Post n°3791 pubblicato il 18 Gennaio 2018 da g1b9
 

 

 

Questa bellissima immagine è una fotografia, datata 1908, opera di Guido Rey

Sapete indicare a quale celeberrimo pittore seicentesco si è ispirato il fotografo  per la  sua bella opera?

 

 
 
 

Che c'č sotto un ombrello?

Post n°3790 pubblicato il 16 Gennaio 2018 da g1b9
 

Che c'è sotto un ombrello?

L’ombrello potrebbe sembrare un banale oggetto di tutti i giorni, ma è molto di più. Pensate che  un ombrello serva solo a ripararsi dalla pioggia o dal sole?   No, lo dimostrano Mary Poppins e un  divertente e interessante  libro "  Brolliology: A History of the Umbrella in Life and Literature" , attualmente nelle  librerie londinesi. «Brolly» è il nomignolo dell’ombrello nello slang inglese , Marion Rankine l’autrice di questo strano libro.  Foto e magnifiche illustrazioni, una indagine accurata con aneddoti, curiosità, riferimenti letterari e sociali per questa storia dell'ombrello .
 Nell’epoca della sharing economy l'ombrello è qualcosa da prendere e dimenticare, un oggetto   cui non si bada più di tanto, come una penna a sfera sul bancone della posta: sono  moltissimi infatti quelli che giacciono senza che nessuno li reclami nell’Ufficio Oggetti Smarriti della Transport of London. Un tempo ,invece non era così, aveva la sua bella importanza.
  Nel passato l’ombrello era un oggetto prezioso e segno di distinzione sociale. Nell’antico Egitto e presso gli Assiri era appannaggio dei re, che lo usavano per ripararsi dal sole. In India un esemplare rosso e oro, ornato con fili di perle e con l’impugnatura di rubini e diamanti era riservato ai reali in occasioni speciali. E in Cina se ne hanno tracce fin dal 25 avanti Cristo ed era appannaggio degli aristocratici durante la dinastia Ming (1368-1644).  Tuttavia,nel passato però, si usava solo per farsi ombra , e così si usava anche in occidente, per diventare poi parapioggia, ma solo per uso femminile.Gli uomini lo ritenevano oggetto troppo frivolo, che avrebbe offeso la loro virilità. Nel 1710 Jonathan Shift ne parla per la prima volta nella descrizione di un temporale.  Poi nell’Ottocento, con la rivoluzione industriale,il parapioggia diventa di uso comune ,e nel 1855 William Sangster, proprietario della Sangester’s Umbrella di Londra, pubblicherà il primo saggio sulla storia degli ombrelli e tre anni dopo Charles Dickens scriverà una ricerca sulle condizioni degli operai nelle fabbriche di ombrelli. 
Agli inizi del secolo ogni rispettabile banchiere della City era munito di un esemplare in seta nera, accessorio indispensabile come la bombetta e le scarpe allacciate nere. Il libro della Rankine inizia con la descrizione di James Smith & Sons, negozio simbolo degli ombrelli in New Oxford Street, fondato nel 1830 e ancora lì a rappresentare la quintessenza dell’eleganza Old England, che piace tanto ai turisti e ai gentlemen di campagna di una certa età.
Sono l’altra faccia della medaglia degli ombrelli pieghevoli di plastica nera dei cinesi. Cinque sterline contro le duecentocinquanta di esclusivi legni e canne con pomelli lavorati a mano e tele pregiate. Oggetti da dimenticare in metropolitana contro oggetti da conservare con cura.  Non solo utili per la pioggia, ma armi da difesa, bastoni, da passeggio e protezioni contro i malintenzionati.  Così la pensavano anche la Regina Vittoria e pure
il presidente francese Nicolas Sarkozy che , nel 2011 ,per la modica cifra di 10mila euro si è fatto rivestire in kevlar un ombrello da aprirsi in caso di attentato.
Ben prima di Mary Poppins anche Joseph-Michael Mongolfier ha dimostrato che si può volare con un ombrello. Nel 1779 ha messo una pecora in un cestino attaccato a un grande telone dalla forma di ombrello e l’ha lanciata dalla torre del Palazzo dei Papi di Avignone. La bestia è arrivata sana e salva a terra ed era nato il paracadute.  Ma c'è da porci una domanda. Perchè un oggetto così banale affascina tanto ? Non si sa.
 Forse perché cambia forma quando si apre e si chiude. Forse perché gli ombrelli nascondono ombre e fantasmi, come nella tradizione giapponese del "kasaobake", uno spirito mostruoso che prende vita nelle sembianze di un ombrello vecchio e rotto, con la tela bucata e le stecche rotte e il cui manico di legno diventa una gamba umana. Gli ombrelli, secondo queste credenze, sono fantasmi maligni. E comunque, voi lo aprite un ombrello in casa? Io no, non si sa mai.

 

 

 
 
 

L'ugola immaginifica di Lisa Gerrard...

Post n°3789 pubblicato il 15 Gennaio 2018 da g1b9
 

 

Sacrifice

 

 

Lisa Gerrard, musicista, compositrice, cantante australiana , possiede la gamma vocale di un contralto ma può anche raggiungere la gamma mezzosoprano.  La sua voce è stata descritta come ricca, profonda, oscura, triste e unica. Lisa dice di sè: "Io canto nella lingua del cuore, è una lingua inventata che ho avuto per un tempo molto lungo, credo di aver iniziato a cantare quando avevo circa 12 anni. E credevo di parlare a Dio quando cantavo in quella lingua " .Idioglossia  si chiama questo fenomeno,praticamente un'emissione di suoni senza significato, che tuttavia credo si accompagni a qualche particolarità delle corde vocali in grado di dar vita a suoni diversissimi, in tonalità diverse, che si alternano con una continuità fluida , senza strappi. Sicuramente è una voce unica.

 

 
 
 

Il destino di Roma..

Post n°3788 pubblicato il 14 Gennaio 2018 da g1b9
 

 

Roma de travertino, rifatta de cartone, saluta l'imbianchino, suo prossimo padrone.

 Trilussa




Che cosa farò a Roma? Non so mentire. 

A Roma tutte le cose hanno un prezzo.



Decimo Giunio Giovenale


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RELATHIONSHIP

Don't let someone become a priority in your life , when you are an  optional in their life... Relationships work best when they are balanced.

 

 

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