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una meno un quarto di notte

Post n°568 pubblicato il 05 Maggio 2013 da liberante
Foto di liberante

 

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La sigla del programma di Rai3 Amore Criminale è "Each man kills the thins he loves" colonna sonora del film "Querelle" (1982) ultimo film di Rainer Werner Fassbinder. Le parole della canzone sono tratte da un testo di Oscar Wilde "The Ballad Of Reading Gaol" (1898)..

Ogni uomo uccide ciò che egli ama
Eppure ogni uomo uccide ciò che egli ama,
e tutti lo sappiamo:
gli uni uccidono con uno sguardo di odio,
gli altri con delle parole carezzevoli,
il vigliacco con un bacio,
l'eroe con una spada!
Gli uni uccidono il loro amore, quando sono ancora giovani,
gli altri quando sono gia vecchi,
certuni lo strangolano con le mani del desiderio,
certi altri con le mani dell'oro,
i migliori si servono d'un coltello, affinchè
i cadaveri più presto si gelino.
Si ama eccessivamente o troppo poco,
l'amore si vende o si compra,
talvolta si compie il delitto con infinite lacrime,
tal'altra senza un sospiro,
perchè ognuno di noi uccide ciò che ama
eppure non è costretto a morirne.

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ventitrè e trentacinque

Post n°567 pubblicato il 25 Aprile 2013 da liberante

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Da quando è nato questo posto di parole ho scritto una storia per il 25 aprile. Quest'anno niente. Non ci riesco. Già scrivo pochissimo e quel poco è per me, su di me, visione egoista e lamentosa del mio vivere quotidiano. Però ho pensato ed ho anche provato ad elaborare un racconto di montagne e fatica, ideali e responsabilità, coraggio e azione, ma niente, non è uscito niente, se non la consapevolezza che resistere è nella fatica di vivere in un mondo che non mi appartiene. Non riesco più a riconoscermi, nè trovo consonanze o affinità. Solo resto aggrappata con forza al sentimento di libertà e di volontà che mi appartiene e che ha lo stesso colore del mio sangue. Rosso. Ero, sono e resto comunista.
Un'amica mi ha scritto un sms, che è lo specchio del mio sentire:
"Un'altra settimana se n'è andata portandosi via le ultime fragili e deboli speranze ideali. Un'altra è cominciata e non ci resta che l'amicizia, l'amore e il rispetto per le persone vicine e lontane che stimiamo."

 

Una canzone. Leonard Cohen "The partisan"

 

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ricordando un altro tempo

Post n°566 pubblicato il 31 Marzo 2013 da liberante
Foto di liberante

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Romanzo popolare   

E' un film del 1974 diretto da Mario Monicelli. Il film è una delle migliori opere del regista; ironica e malinconica commedia, tende a trasformarsi in melodramma trattando temi quali il conflitto tra nord e sud, l'emancipazione femminile e le differenze sociali tra lavoratori e imprenditori.
Grazie al perfetto impianto scenografico di Lorenzo Baraldi, il film descrive efficacemente gli ambienti e il costume degli anni '70.
Giulio Basletti è un metalmeccanico milanese, fervente attivista sindacale e tifoso del Milan. Un giorno egli incontra Vincenzina, una ragazza diciassettenne cui era stato padrino battesimale in quanto figlia di un suo collega emigrante da Montecagnano, in provincia di Avellino e quindi venuta a vivere a Milano. Presto innamoratosi di lei decide di sposarla e da ciò nasce Francesco "Ciccio", per il quale Vincenzina resta in casa ad accudirlo.
A seguito di una manifestazione di piazza, un giovane poliziotto, Giovanni, resta ferito negli scontri ma per una serie fortuita di eventi diventa amico di Giulio e comincia a frequentarne la casa. Tra Giovanni e Vincenzina nasce inevitabilmente del feeling mentre Giulio è in Campania per un funerale di un parente di lei. Giulio intuisce tutto e dapprima cerca di controllarsi poi perde le staffe dopo aver ricevuto una lettera anonima in realtà scritta dallo stesso Giovanni, così caccia di casa moglie e bambino e tenta il suicidio. Cambiando idea Giulio decide di vendicare il proprio onore tentando di uccidere Giovanni mentre Vincenzina si è appena rifugiata in un pied à terre del poliziotto. Madre e figlio sono nascosti nel bagno e lì odono un battibecco tra i due dove ciascuno rivendica Vincenzina come "roba sua", così indignata decide di abbandonarli entrambi fuggendo dalla finestra per poter scegliere da sola il proprio avvenire.
Qualche anno dopo Giulio è in pensione, Vincenzina è capo reparto e membro del consiglio di fabbrica di un'industria d'abbigliamento, mentre Giovanni è stato trasferito in un'altra questura e ha sposato una ragazza del posto. Il finale lascia intendere una riconciliazione tra gli ex coniugi, attraverso un invito a pranzo. (da Wikipedia)

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manca meno di mezz'ora

Post n°564 pubblicato il 31 Dicembre 2012 da liberante

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Non so molto bene cosa è stato questo 2012 per me.

E non ho nemmeno molta voglia di pensarci.

Non ho voglia di arrampicarmi sui soliti scoscesi dirupi della mia mente. Salire e scendere per scale che conosco così bene da dimenticare dove sono gli scalini scivolosi e caderci ogni volta. Perdermi in attorcigliati inutili fastidiosi logoranti molesti ragionamenti su sentimenti che non so più cosa sono.

Non ho voglia di scavare nella sabbia che mi frana addosso ogni volta che mi sembra di avere raggiunto la giusta profondità.

Non ho voglia di stare male per il solo gusto di piangermi addosso e lamentarmi e rimpiangere e recriminare e pentirmi e accusarmi e assolvermi e …

Non ho voglia.

Invece.

Ho voglia di sorridere e ridere.

Ho voglia di essere leggera e godermi quello che ho, poco o tanto che sia.

Ho voglia di benessere, delle mie piccole abitudini, dei rituali del sonno e della veglia, delle cose giuste e sbagliate che riempiono i miei giorni.

Ho voglia della consapevolezza di essere fortunata ad avere un figlio che ieri ha compiuto 30 anni ed è la meraviglia ed è proprio quello che avrei voluto avere ed ho.

Ho voglia della consapevolezza di essere fortunata ad avere una casa che amo, un lavoro sicuro, l’affetto di chi mi circonda, le amicizie belle e sincere che mi tengono stretta.

Ecco.

Ho voglia di stare bene.

BUON ANNO!  

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ora solare - 23:44

Post n°563 pubblicato il 28 Ottobre 2012 da liberante

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Amicizie. Mie. Belle.

Oggi è stata una buona bella giornata. Era tanto che non mi capitava di avere solo cose belle e sorrisi e sentire il sentimento che si espande come una spugna quando si riempie di acqua. Fare la spesa con il figlio è una cosa che mi lega a lui, mi fa sentire complice ed è anche buffo, perché ogni cosa che metto nel carrello lui la tira fuori, guarda la scadenza e confronta i prezzi. Pignolo? No. Accorto, saggio, paterno, molto più di quello che sono io. E poi a pranzo è arrivata mia cognata, che amo molto e che mi fa sorridere e ridere e riflettere. La conosco da 38 anni, lei aveva 8 anni la prima volta che la vidi. Ci lega un sentimento che è oltre l’amicizia e forse è più vicino ad una fratellanza, come se avessimo avuto la stessa mamma. E del resto abbiamo avuto la stessa mamma. Sua mamma, mia suocera, per me è stata molto più di una mamma e di una nonna fantastica. Ci hanno unito gli anni dolorosi della malattia di questa mamma regalata, come hanno unito mio figlio alla zia. E poi stanotte ho un’ora in più e mi piace pensare che sia un regalo di un tempo allargato. Il tempo è il mio tiranno ed averne uno scampolo in più è un respiro più largo ed un sonno più facile. Come avessi nelle orecchie una musica allegra, così allegra che ha un gusto malinconico e resta attaccata all'anima con gentili morbide dita e nel piede che batte il tempo resta l'esitazione del sincopato.

Ecco, avevo voglia di chiacchierare con te ed ora … buona notte.

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23.41

Post n°561 pubblicato il 01 Settembre 2012 da liberante

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… e mi sembra impossibile faccia così freddo se in valigia ho costumi da bagno, spugnoni, infradito, vestiti leggeri e poi arriva il treno e mi devo portare il valigione e il borsone per due scompartimenti perché il treno è talmente lungo che il vagone di prima che è in coda non riuscirei a raggiungerlo prima che parta e poi entro nello scompartimento già pieno e mi siedo al mio posto vicino al finestrino e mi sembra di avere conquistato un regno. In quell’universo al microscopio che è un treno incontro sorrisi e saluti inattesi e parole troppo banali per non essere vere e poi scorre fuori la pianura e mi riempie gli occhi di gialli campi raccolti, good harvest, e dei verdi impossibili dei frutteti che sembrano filari di vigna, e non c’è un quadrato di terra che non sia stato colonizzato dagli umani, se non qualche anemico cespuglio sul bordo della carreggiata, e anche le case, lontane una dall’altra e diverse senza un raccordo che non sia il trattore nell’aia, non hanno un’architettura riconoscibile, sono case tirate su in qualche modo da contadini che hanno fatto qualche soldo negli anni sessanta e sono spietatamente brutte. E poi non c’è Bologna, ed è una mancanza e non solo per la boccata di nicotina che riuscivo a farmi, ma per il ricordo della strage di agosto e per Jack Frusciante e per Dalla Guccini Le Osterie di Fuori Porta il DAMS i punk Coliandro Almost Blue e tanti ricordi ereditati dai ricordi degli altri, il treno non solo non ferma a Bologna, ma neppure ci passa per Bologna e sbuca fuori in terra romagnola che nemmeno so come ha fatto. E poi l’attesa del mare, che so che c’è, è lì Rimini Riccione Pesaro e finalmente Fano ed ecco. Ecco. Ecco il mare e l’emozione primordiale che mi commuove fino alle lacrime e il pensiero solito che il mare è nel posto esatto dove so e mi aspetta come un amante paziente per abbracciarmi con il suo amore di mare e ritrovo il sorriso nella pelle che si distende e si apre all’aspettativa dell’odore e del sapore. E già l’aria è cambiata. Grosse nuvole grigie e sprazzi di azzurro, ma è pulito nitido terso, non c’è l’appiccicoso e nevrotico senso di soffocamento del mio paesaccio di pianura. E poi arrivo e con l’aiuto complice di un ragazzo che avrei voluto conoscere meglio scarico il bagaglio e mi accendo una sigaretta e aspetto a chiamare il taxi per godermi il fumo e l’odore del mare. Sono arrivata. Saluti da tutti e come hai passato l’inverno, ti abbiamo dato una stanza diversa e ci resto un po’ male è più piccola, ma poi ne vedo i pregi ha due balconi uno sul mare e uno sulla città e sulle colline, ha la doccia con la tenda ed è così luminosa in una giornata nuvolosa che con il sole sarà accecante. Bella. Mi piace. E poi i Bagni Mara. Hanno messo il bar e mi dà un ombrellone seconda fila che ho il mare a distanza di un braccio, ma tira vento freddo e mi bagno sono le gambe le mani e assaggio il salato dell’acqua. E poi ritrovo persone, Maria Rosa dolcissima di Gualtieri che ha vissuto il terremoto, e la nonna con la nipotina capricciosa e le figlie viziate, e la famiglia che lui è marchigiano ma vive da 50 anni in Germania, e la famiglia che gestisce questo hotel che sono una grande bella famiglia e le ragazze e i ragazzi che si fanno in quattro per il mio benessere. Ecco. sono arrivata e sto bene, felice, e non ho paura a dire felice perché è davvero così che mi sento. E a tutto il resto “ci penserò domani”, Rossella docet.

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23,50

Post n°560 pubblicato il 08 Luglio 2012 da liberante

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La vita delle persone è solo la variabile dipendente degli interessi del profitto.

 

SI COLPISCONO SANITA', SERVIZI E LAVORO PER GARANTIRE LE BANCHE.
VIA IL GOVERNO MONTI, COMITATO D'AFFARI DI INDUSTRIALI E BANCHIERI
VIA TUTTI I PARTITI CHE LO SOSTENGONO
GOVERNI FINALMENTE CHI LAVORA

Pochi giorni fa il governo vantava la “vittoria” diplomatica dell'”Italia” al tavolo europeo. Persino i gol di Balotelli sono stati usati per lustrare la scenografia. Ma è bastato qualche giorno perchè la verità emergesse. L'unica vittoria è stata quella delle banche italiane, che hanno ottenuto la garanzia di una nuova pioggia di miliardi. E il conto è stato presentato ai lavoratori : con una nuova pesante mazzata sociale.

Tagli drastici a posti letto e reparti in una sanità pubblica già massacrata. Nuovo abbattimento dei trasferimenti pubblici agli enti locali, con l'ennesima ricaduta sui servizi. Nuova umiliazione dei dipendenti pubblici, con licenziamenti programmati e abbattimento dei buoni mensa, che si aggiungono al blocco del turnover e dei contratti. Nuovi tagli all'università e alla scuola pubblica, già falcidiate da anni di furti a vantaggio delle scuole private. Mentre l'aumento dell'IVA, nel migliore dei casi,è solo spostato di un anno. E resta intatta la spesa faraonica per gli aerei da guerra.

E' uno scandalo!

Monti presenta questa macelleria come un dono per “terremotati” ed “esodati”. E' una ipocrisia da voltastomaco, per bocca di un governo che ha prodotto il dramma degli esodati e ha scaricato i “costi” del terremoto sul prezzo della benzina. La verità è un altra: la popolazione povera è chiamata a un nuovo peggioramento della propria vita solo per rassicurare le banche italiane, grandi acquirenti dei titoli di Stato ( che devono avere garanzia sul fatto che continueranno ad incassare 80 miliardi annui di interessi); e di riflesso l'Unione Europea sulla fedeltà al piano di rapina previsto dal patto fiscale continentale. E' la stessa logica con cui si sono distrutte le pensioni e colpito il lavoro( art 18). E' la legge del capitalismo:
la vita delle persone è solo la variabile dipendente degli interessi del profitto.
Questo governo può permettersi tutto questo non solo grazie al sostegno blindato di PD, PDL, UDC, tutti sul libro paga di industriali e banchieri ( col PD che abbozza critiche di facciata e poi obbedisce a Confindustria, come già sulle pensioni e sul lavoro). Ma anche grazie alla passività delle burocrazie sindacali: che nel migliore dei casi si limitano a proteste simboliche, del tutto impotenti e spesso parte del gioco. Mentre le sinistre di “opposizione” ( Vendola..) sono occupate a inseguire il PD per le prossime elezioni.
L'unica via per sbarrare la strada al saccheggio è quella della ribellione . Solo uno sciopero generale prolungato; solo una aperta rivolta sociale capace di unire tutti i lavoratori- privati e pubblici- in un unico fronte di lotta, possono capovolgere i rapporti di forza, spazzare via questo governo e i partiti che lo sostengono, e imporre l'unica alternativa possibile: quella di un governo dei lavoratori , che abolisca il debito pubblico verso le banche, nazionalizzi le banche sotto controllo sociale, investa le immense risorse così liberate in un grande piano del lavoro; per ricostruire scuola, sanità , previdenza pubblica, servizi sociali; abolendo tutte le misure di rapina e di sopraffazione varate da industriali, banchieri e dai loro governi ( di ogni colore) negli ultimi 20 anni. E ricostruendo dalle fondamenta una società nuova, liberata finalmente dalla dittatura del profitto.
Questa prospettiva richiede una cosa sola: che i lavoratori, i precari, i disoccupati, prendano coscienza della propria forza e siano disponibili ad usarla. Il Partito Comunista dei Lavoratori- si batte in ogni lotta per sviluppare una coscienza rivoluzionaria: perchè solo una rivoluzione anticapitalista può cambiare le cose. Il resto è chiacchiera.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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mezzanotte e mezza

Post n°558 pubblicato il 25 Aprile 2012 da liberante

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Immagino ci fosse il sole chè dalle foto le ombre risultano nitide e mi sembra di sentire il tepore sui vestiti e sulla pelle del viso e il piacere dopo il freddo degli inverni in montagna senza altro da scaldarsi che un fuoco dietro una roccia.

Immagino ci fosse quella brezza lieve, appena un soffio a trasportare l’aroma aspro e ferroso della giacca indossata per troppo tempo e sempre con il fucile a tracolla ed un sentore di muschio per le tante notti trascorse sulla terra sotto gli alberi. E sotto a tutti gli altri odori quello cattivo e dolciastro della morte.

Immagino il passo leggero con cui camminavano per il corso così diverso dal passo rude e forzato tra forre e scoscesi sentieri rocciosi e così facile dopo la neve e il ghiaccio e la pioggia e il fango.

Immagino lo sguardo spalancato a rivedere luoghi lasciati in un tempo remoto e dimenticato, quando non si poteva sapere che l’ideale sarebbe diventato lotta.

Immagino il sorriso. Il sorriso. Il sorriso che non è sulla bocca, ma negli occhi e da lì si estende a tutto il corpo e lo riempie di un sentimento che forse sarebbe felicità totale e assoluta se non ci fosse il ricordo del sangue che era stato il primo e l’ultimo pensiero di tutti quei giorni su in montagna. E se non ci fosse il ricordo straziato di quelli che non avrebbero più camminato in quelle belle strade asfaltate, tra le grida della gente sui bordi, con le bandiere e le mani rilassate lungo i fianchi.

Immagino le voci che si sovrappongono in un impasto sonoro che non ha senso eppure significa riuscire finalmente a parlare senza avere paura che la paura era stata compagna fedele e messaggera di quel coraggio per cui anche le azioni più rischiose erano affrontate a testa alta e con la temerarietà che solo la consapevolezza di essere nel giusto sa dare.

Immagino il senso di Liberazione.

(avrei voluto esserci)

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quasi l'una di notte

Post n°557 pubblicato il 22 Aprile 2012 da liberante

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"Smisurata Preghiera" da "Anime Salve" (1996) - Fabrizio De Andrè

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere.

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Mezzanotte. Quasi.

Post n°556 pubblicato il 01 Aprile 2012 da liberante

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manifestazione 31 marzo

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Oggi la lotta inizia soltanto.
Essa dovrà proseguire fino alla cacciata di Monti e al ripudio del debito verso le banche.

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MARCO FERRANDO - Partito Comunista dei Lavoratori 

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l'una e mezza

Post n°554 pubblicato il 26 Febbraio 2012 da liberante

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Sospesa.

Come fossi in attesa di qualcosa che non so, ma so che sarà. Ed è fermo dentro e fuori di me. Non un fermo statico. Un fermo oscillante tra l’immobilità e piccoli movimenti in avanti e poi ancora in dietro, a destra e a sinistra. Quasi senza rumore. Con il brusio di fondo di tante parole che mi attraversano senza lasciare traccia. Con suoni che sento senza ascoltare.

Sospesa.

E all’improvviso un sorriso di luna e due stelle infilzano la mia attenzione e l’appiccicano alle pareti della mia fantasia. E per quell’attimo credo di avere capito che cosa sto aspettando. Faccio sì con la testa e sono convinta e muovo qualche passo sicura e decisa. Ma la luna tramonta e le stelle spariscono e mi guardo intorno e di nuovo resto indecisa e confusa.

Sospesa.

 

La fotografia è di Laurent Chardon

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quasi l'una di notte

Post n°553 pubblicato il 12 Gennaio 2012 da liberante

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bicicletta

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Johann Sebastian Bach

English Suite No. 6 in D minor, BWV 811 – Prélude

Glenn Gould piano

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È importante cambiare visuale. Ma guardare il mondo stesa sull’asfalto ti cambia davvero un paio di prospettive. L’urto contro la macchina è stato minimo, ma mi ha fatto perdere l’equilibrio e poi la bicicletta, mia amata, non ha palloni che si gonfiano, né barre rinforzate e quindi il volo sull’asfalto è la conseguenza logica. Ma dall’asfalto mi sono accorta che nulla aveva più importanza se non riuscire ad alzarmi e camminare. Si è allungata una mano femminile che mi ha aiutato a sollevare il mio notevole peso e non so che faccia avesse, chè la paura mi offuscava e non capivo se non che riuscivo ad alzarmi e a camminare, tutta storta e dolorante, ma, camminavo. Esplosione di gioia e non m’importava dell’imbecille che mi aveva tagliato la strada e nemmeno di tutti i dolori che sentivo. Camminavo. Ragionavo. Vedevo. Parlavo. Il mondo era fermo ed era uguale a come doveva essere.

È importante cambiare la visuale. Avrei potuto sbattere la testa sul bordo del marciapiede, che era a pochi centimetri da dove sono caduta. Avrei potuto rompermi qualche osso. Avrei potuto morire. Avrei potuto rimanere immobilizzata. Peggio ancora. Avrei potuto andare in coma.

È importante cambiare la visuale. Quindici giorni di collare, ghiaccio su spalla/gomito/ginocchio e che cazzo vuoi che sia? Va bene, sorrido e rido. Nelle lunghe ore passate al pronto soccorso ho continuato ad essere felice, anche quando mi girava la testa che mi sembrava di essere su una nave con il mare forza venti. E sono uscita a fumare una sigaretta e c’era una luna piena talmente grande e nitida che sembrava appesa nel cielo solo per me ed è stato come si sciogliesse quel grumo che mi portavo dentro da troppo tempo, fatto di tante scorie inutili e sporche. La luna limpida nel cielo dell’inverno e l’odore forte del freddo secco, ma dentro di me un caldo sentimento di pace.

È importante cambiare la visuale. Mentre ancora parlavo con i vigili e con l’imbecille che ha causato il tutto, è arrivato il figlio, con il volto duro e contratto, pronto a battersi come una belva per me. E poi è arrivato anche M. e mi sono rimasti vicini per tutte quelle stanche e lunghe ore vuote di attesa al pronto soccorso. A farmi ridere, a chiacchierare, a farmi sentire protetta e difesa, a darmi affetto a palate, ad essere con me. Che è importante. Che è stato importante, perché ha rimesso a posto qualche equilibrio. Il sentimento. L’affetto. La responsabilità.

È importante cambiare la visuale.

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mezzanotte in punto

Post n°552 pubblicato il 24 Dicembre 2011 da liberante

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Il fantasma dei natali passati.

E un dubbio, anzi più che un dubbio è la certezza di non ricordare e quindi il dubbio è la domanda.

Mamma morì il 24 ottobre ed avevo 13 anni. Dopo stavo con zia Maria e zio Gianni un po’ nella casa di Milano, grigia di nebbia, e un po’ in quella di Sanremo, luminosa di mare. Arrivò dicembre ed andai in Sicilia, dalla Nonna. E qui arrivano i non ricordo e non so perché proprio stasera mi sono incagliata su questi pensieri e non ne esco.

Ma poi? non ricordo il viaggio per andare in Sicilia. In treno? In aereo? Chi ci venne a prendere a Catania? Penso fosse in treno perché l’aereo me lo ricorderei, credo o forse no. Non so.

Ricordo bene mia zia Maria nella casa della Nonna.

Nella grande cucina, che sapeva di fumo, di carbone e pane, mandorle e pomodoro secco.

Nella stanza, quella che era di papà, col balcone affacciato sulla piazza di palme e oleandri, di fronte alla chiesa di San Giovanni, dove mi stava vicina a farmi carezze finché non mi addormentavo, perché avevo paura del buio e delle macchie sul soffitto.

Nelle visite ai parenti che piangevano mentre mi abbracciavano.

Ma poi? non ricordo. La zia tornò a Sanremo per non lasciare troppo solo lo zio Gianni ed io restai ancora dalla Nonna, con i cuginetti e tutti i parenti che inventavano feste e gite per farmi stare allegra.

Ma poi? non ricordo. Come sono tornata al nord? Con chi ho viaggiato? e come? e non erano certo tempi che una ragazzina di 13 anni poteva viaggiare sola. E chi mi può raccontare cosa è successo? Chi è ancora vivo per regalarmi questo ricordo che non ho più? Forse mia cugina Maria che non sento da anni? Forse la zia Melina a cui non ho mai telefonato? Forse lo zio Arcangelo, il Professore, suo marito?

Ma quello che mi spaventa, tanto, è perché stasera mentre mi guardavo allo specchio dopo essermi lavata la faccia mi sono chiesta “ma come ho fatto a tornare dalla Sicilia quarantasette anni fa?”. Che senso ha farsi una domanda del genere? e rimanere incagliata tutta sera a pensarci e rompere il muro di silenzio che mi separava dalla scrittura per l’esigenza insopprimibile di mettere in parole questo guazzabuglio di dubbi, domande, dubbi, domande?

Forse avrei bisogno di un buon strizzacervelli.

Comunque. Buon natale.

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casa di mia Nonna

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manca poco a mezzanotte

Post n°551 pubblicato il 28 Novembre 2011 da liberante

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È uno dei pochi ricordi reali di papà, nel senso che della mia infanzia dorata quasi tutti i miei ricordi sono legati ai cinque album di fotografie. E quindi non so bene se quello che mi sembra ricordo non sia invece il racconto che la mia mente affamata di memoria ha costruito sulle fotografie scattate da papà in un rigoroso bianco e nero, nitido e pulito. E tanto più sono netti i chiaroscuri di quegli scatti, tanto più diventa fumoso e incerto il percorso del mio ricordare.

Ma la filastrocca serale è un qualcosa di vero e tangibile, sonoro. Prima di andare a dormire mi arrampicavo in braccio a papà che era seduto sulla poltrona nella quiete del dopo cena e naso contro naso mi cantava la filastrocca:

 

Nasca patasca

parenti la musca

musca musca musca

 

e mi faceva il solletico, ridevo e ridevo, bacio e a nanna.

 

E così ne parlavo con il figlio e la sua ragazza e mi hanno detto cercala su internet, vedrai che la trovi. Ecco. L’ho fatto. E l’ho trovata.

 

Nasca patasca 

parenti la musca

veni la musca

e ti caca la nasca

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poco dopo mezzanotte e nebbia e freddo

Post n°550 pubblicato il 20 Novembre 2011 da liberante

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Che ora è?
Scusa ma che ora è
Che non lo posso perdere l'ultimo spettacolo
Fine del Mondo in Mondovisione, diretta da San Pietro per l'occasione
La borsa sale, i maroni no, Ferri batte il record di autogol
Le liste del Giudizio Universale saranno trasmesse dai telegiornali
A reti unificate e poi sulla pagina 666
Prima però su Canale 9 ci sarà il terzo Festival del dolore
Con la finale dei casi umani meno meno umani che mai
I puttanieri ci diano dentro, che là di là niente ciccia, niente
Niente ma tu giri più leggero, bruciando le tue scorte di preservativi
Fiorin fiorello, l'amore è bello se ci sei tu
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo, che rete è?
Destra, sinistra, su, giù, centro, fine del Mondo con palle in giramento
Che chi è fuori è fuori e chi è dentro è dentro, e fuori TV non sei niente
Ultimo appello per i merdaioli, finitevi la merce che di là non funziona
Altro girone, altro regalo, niente caramelle per i leccaculo
OK, il girone è giusto, OK!
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo, che rete è? Che ora è? Che rete è? Che ora è?
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo, che rete è?
Forse là di là mancherà qualcosa: casa, chiesa, tele, cosa?
Serial killers, serial politici, morti in diretta, i migliori casi clinici
Cazzi vostri in onda, OK!
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo?
A che ora è la fine del Mondo, che rete è?

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Da “A Che Ora E’ La Fine Del Mondo” Ligabue (1994)

Da “Document” R.E.M. (1987)

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le due di notte e piove

Post n°549 pubblicato il 05 Novembre 2011 da liberante
Foto di liberante

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Rimango ferma a guardare il buio e la notte senza risposta.

E stanotte lo annuso nell’aria l’odore primario dell’inverno che verrà e spalanca porte di memoria che mi è dolce aprire.

Assomigliano a fotografie, quelle un po’ datate, sbiadite per essere state per troppo tempo appese con una puntina al muro della cucina e stropicciate negli angoli per essere state girate e guardate troppe volte.

Poi arriva il collegamento istantaneo alla realtà, all’oggi che ancora non è ieri e che non riesco a guardare col sereno distacco della lontananza.

È che non è facile capire da che parte iniziare a sputare fuori veleno e marciume per depurarmi la mente.

Ed allora vado a casaccio, il primo pensiero è quello giusto.

E il mio primo pensiero è il figlio.

Positivo e rincuorante.

Sono fortunata che non è solo bello, sano e forte, è onesto, pulito, corretto fino alla paranoia.

Forse troppo sensibile per questo mondo di nulla e di immagini, e forse avrà a soffrire nello scontro inevitabile con modi e metodi che non approva.

Ma che importa.

Ho sempre pensato che il riuscire a guardarsi allo specchio vedendo negli occhi proprio quello che voglio vedere è il privilegio che mi dà il vivere secondo i parametri che mi sono data.

E non è che siano così strani e difficili.

Tre parole che con tutta me stessa cerco di mettere in ogni cosa che faccio.

Sincerità.

Rispetto.

Libertà.

Il mio “male d’essere” di questo periodo è non riuscire a vivere con queste tre parole, non le sento intorno a me, non le vedo brillare negli spazi che mi separano dall’altro, mi sento come fossi impigliata in una rete a maglie strette formata da tutto quello che è all’opposto del mio stare bene, mi manca spazio e aria e non riesco nello specchio a vedere il mio viso, c’è il vapore dei mali pensieri che conosco bene e non riesco a scacciare, dentro brillo e trovo in angoli inconsueti gli spazi luminosi delle cose belle e buone e mi ci aggrappo come avessi paura di affogare, ma sono solo attimi e li uso con parsimonia per paura che si spengano anche loro, li uso di notte per addormentarmi e costruisco un pezzettino per notte la casa sul mare dove vorrò vivere e le passeggiate con il mio cane sulla riva di un mare d’inverno così colorato di azzurri da crederlo una cartolina, per il resto il grigio dell’incertezza avvolge le mie giornate, non sono certa più di nulla, ma non sono i sani dubbi che hanno accompagnato i miei passi in questi ultimi anni, quei bellissimi dubbi colorati di allegrezza che erano il mio orgoglio, questa è l’indeterminatezza pesante e tetra del non sapere più dove sono i confini tra sincerità e menzogna, tra rispetto e menefreghismo, tra libertà e dovere.

Il silenzio diventa sofferenza e solitudine.

Piove, e il rumore dell’acqua si appoggia con dolcezza sulla notte.

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Glenn Gould esegue "Variazioni Goldberg 1 - 7"    

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DA LEGGERE

 

Antonio Gramsci "La Città Futura" (1917)   

 

" Odio gli indifferenti: credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e partigiano. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il rinnovatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che circonda la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scoraggia e qualche volta li fa desistere dall’impresa “eroica”. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. ".......

..... continua qui  

 

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