putpurrì..di tutto e di niente, ridere e stare seri, crederci o no. |
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DONNE, RICORDIAMO LA PREVENZIONE

INCIPIT

questo blog partecipa al gioco letterario
‘incipit’ promosso da Writer
http://blog.libero.it/AltreLatitudini/"
con il racconto: DISORDINI ALIMENTARI
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Ah meno male! Mi era parso che avessero passato una legge che allungava il periodo annuale della caccia. Già ero pronta a fare un post indignato sul fatto quando questa notizia mi ha rassicurata. Dunque, se ho capito bene, agli animali si può sparare a piacimento ma guai a fargli advances hard. O no? P.S. Vedi: Zoopornografia: prima condanna in Italia |
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A me la geografia piaceva parecchio. Supportava con delle conoscenze reali i miei sogni di viaggiatrice. Da bimba giocavo a puntare col dito un posto nel mappamondo e poi inventarmi il viaggio, i posti lontani e impronunciabili stavano lì, a mia disposizione sulle carte geografiche e anche se non ero ancora consapevole che un giorno sarebbe stato facile vederli, sapevo di certo che avrei voluto farlo. Marguerite Yourcenar ha scritto un bellissimo libro, dal titolo “ Il giro della prigione” in cui si parla della necessità di conoscere quello che ti sta intorno, anche se fosse una piccola cella di galera. E’ scriteriato, man mano che il mondo si rimpicciolisce con la globalizzazione e si amplia con la possibilità di viaggiare non conoscerne i confini e le caratteristiche profonde. Sapere la geografia implica conoscere il perché certe culture sono fatte in un certo modo, perché le storie dei paesi hanno preso strade così diverse. Significa quindi anche capire le diversità ed accoglierle. Non riesco a pensare ad un esercito di adulti futuri che senza satellitare non è in grado di riconoscere un percorso e non sa neanche i nomi dei confini della su prigione. Però devo ammettere che almeno l’obiettivo di renderci un paese di inconsapevoli fessacchiotti lo si persegue seriamente.
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Ma se uno di cinquanta anni ne ha trentacinque, vuol dire che uno di trentacinque ne ha venti, e uno di venti ne ha cinque? ( E uno di quindici è, logicamente, di là da venire?) E allora queste due dove le inserisco? Chi è che mi sta spostando tutte le caselle?
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D'ALEMA, STUPISCICI, INDOVINANE UNA!
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Ieri ho avuto la conferma di qualcosa di cui dubitavo già da un po’. E cioè che nonostante con l’età si creda di essere diventati più furbi solo perché si sono escogitati una serie di trucchetti per cercare di fregare la sorte, ci si deve rassegnare all’idea che il fato se ne impippa e anzi, più si crede di essere astuti più lui si ingegna a contraddirci. Dunque, argomento: CODA. Quella su cui già si sono espressi fior di intellettuali e filosofi. La coda più veloce in autostrada, al supermercato, al museo, ovunque tu sia, è quella a te più prossima, sulla tua destra o sulla tua sinistra, è ininfluente. Dimodochè tu abbia modo di sentirti al centro, con la tua inadeguatezza nelle scelte ben messa a fuoco. Quindi, avendo capito l’assioma fin dalla più tenera età ho messo in atto, come molti, credo, tutta una serie di astuzie per cercare di contrastare l’inevitabilità del fatto. Inizialmente, giovane e ingenua come l’aglio, sceglievo la più corta. Banale e terribilmente frustrante quando si arrivava alla cassa con almeno venti minuti di ritardo sulla fila inzialmente più lunga che ti stava subito a fianco, lato A o lato B, era lo stesso. Poi con l’età e l’esperienza psico/social/antropologica ho cominciato a considerare altre variabili, se ero al supermercato la consistenza della spesa nel carrello davanti, se in autostrada lo scatto sgommante o il cappello dell’automobilista davanti, etc. Ultimamente credevo di aver trovato, per quanto riguarda i supermercati, la metodologia più ganza. Osservare la cassiera, guardarle l’occhio come si fa con le trote, studiarne il movimento felino o bradipesco e fare la scelta. Ultimamente mi era andata bene un paio di volte, in fondo il comportamentismo non è una barzelletta e sappiamo come il corpo esprima senza che noi lo vogliamo, la nostra anima più segreta. Ma quando il fato ci si mette, non c’è analisi comportamentale che tenga. Ieri, mentre dalla mia pole position nella fila guardavo con occhio esperto le due povere code a fianco, la cassiera, che avevo individuata e prescelta fra una decina per l’occhio vispo e vigile e per il movimento scattante, ha avuto una crisi di nervi. Non so perché né per come, un amore contrastato, un mutuo a tasso variabile, una suocera in casa da Natale, non lo so. Semplicemente se è alzata dalla postazione e se ne è andata scalmanandosi e lasciando tutto nel guano: la mia coda bloccata, un ipermercato nel caos e io ad almanaccare sulla mia più che conclamata imbecillità. Questo non per raccontarvi i miei casi che magari non ve ne frega niente, ma per mettervi in guardia dal pensare di aver capito tutto, della vita.
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