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Da "L'aggressività femminile" , di M. Valcarenghi - pag. 134
Post n°23 pubblicato il 19 Luglio 2007 da reginavittoria1954
L'ipertrofia della maternità Da tempo immemorabile il complesso desiderio/aggressività delle donne, bloccato dal contesto sociale, è rifluito nella famiglia esprimendovi di conseguenza una carica eccessiva , a forte tonalità nevrotica, improntata all'ansia di controllo, allo spirito sacrificale, al desiderio di rivalsa , allo spostamento delle proprie ambizioni inconsce, o comunque frustrate, sugli uomini di casa e in particolare sui figli. Un'altra forma di aggressività vicariata, sempre in fondo dipendente da un'ipertrofia del senso materno, è rintracciabile, soprattutto in passato, anche in un modo dipendente e frustrato di esprimersi nell'amor di Dio e nel suo servizio: e allora ecco molte suore nevrotiche in ospedali, in asili, scuole, ricoveri e così via. L'amore per Dio e la famiglia è un sentimento lodevole, e rispettabile è dedicarvi tempo ed energia, ma quando questo genere di amore nasconde frustrazione, impotenza, delegittimazione a essere e a fare altro, allora si verifica un eccesso di carico, nevrotizzante per la donna che lo vive e per le persone alle quali dedica se stessa. L'aggressività vicariata contiene una carica compensatoria che la rende velenosa, eppure ha costituito la principale valvola di sfogo e al tempo stesso il più sofisticato meccanismo di controllo sulle donne nel corso di tutta l'epoca patriarcale. In questo contesto l'oggetto vicario più forte è il figlio, dato che contro l'istinto materno nessun intervento repressivo è stato possibile e soprattutto non è stato necessario. su questa competenza femminile nemmeno la mitologia è intervenuta a segnalare una rimozione da parte della cultura patriarcale, alla quale del resto questo oggetto vicario era del tutto funzionale. La capacità riproduttiva è quindi stata caricata di aspettative in eccesso, perchè lì si potevano giocare il potere femminile e i senso dell'esistenza: nella riproduzione di maschi e di femmine in grado di riprodurre maschi. Ne è derivata, almeno nella cultura del Mediterraneo, un'ipetrofia dell'investimento libidico materno che ha profondamente influenzato la nostra cultura. Già Jung a questo proposito scriveva: Per lei [ per la donna dal senso materno ipertrofico] l'uomo è palesemente un elemento accessorio, essenzialmente strumento di riproduzione, annoverabile tra gli oggetti ai quali accudire : bambini, parenti poveri, animali domestici. La sua propria personalità è per lei un elemento di secondaria importanza , di cui è spesso più o meno inconsapevole in quanto vive negli altri, in identificazione con loro [...]. Questa donna, malgrado tutta l'abnegazione di cui si dice capace, non è assolutamento in grado di compiere alcun sacrificio reale, ma impone il suo istinto materno con una volontà di potenza spesso sprezzante, che giunge fino all'annientamento della personalità sua e della vita stessa dei figli. Le donne di questo genere godono generalmente di considerazione sociale e costituiscono un punto di riferimento per tutto il loro ambiente, ma i loro sogni descrivono fatica , ansia e paura per una dedizione senza freni. Ne espongo alcuni frammenti. Una bici affollata. Sono in bicicletta, in salita e guido io, ma sulla bici ci sono anche mia madre, dietro, e mio fratello con il gatto davanti. I figli in scatola. Metto i miei figliognuno in uno scatolone diverso che porta l'etichetta con i loro nomi, poi li allineo tutti e tre in ordine vicino ai barattoli dela conserva. Le scatole sono trasparenti e hanno una presa d'aria; penso che vada bene così, per oggi non sono in pericolo. Essere madre. Mi sento terribilmentesola, tutti hanno bisogno di me e mi chiedono sempre qualcosa. Sono stanca e mi lamento con mia madre, l'unica che mi possa capire e lei mi rispponde:" Questo è essere madre". Latte alluvionale. Sogno che mi sveglio perchè mi sento bagnata e scopro che i miei seni danno latte, ma danno latte in modo inarrestabile, bagnando dappertutto, non so come chiudere questi rubinetti e sono terrorizzata. Ricordo una giovane donna che venne nel mio studio poco dopo la nascita del suo bambino; si sentiva depressa e in crisi perchè stava attraversando un momento difficile di iassestamento del suo matrimonio, come può succedere subito dopo la nascita del primo figlio, ma sua madre insisteva perchè lasciasse la casa coniugale e tornasse dai genitori con il bambino. La mia paziente amava suo marito e sapeva di essere amata da lui, nonostante i litigi e le incomprensioni, ma si sentiva in colpa verso sua madre, e mi disse un giorno come a questo punto continuare a stare con suo marito le sembrasse un capriccio. " Un capriccio?" chiesi. "Sì come se , dopo avere fatto un figlio, rimanere con lui fosse qualcosa...come dire...sì un po' indecente, come se fosse per avere un uomo,capisce?". "E che cosa ci sarebbe di male?" "Beh , per me niente,certo,anzi...ma per mia madre invece sì. Lei dice che non andiamo d'accordo e che io sto con lui solo per il sesso. Ma non è vero." " Il sesso sarebbe dunque colpevole anche per lei?" " No, per me solo insufficiente, per mia madre, colpevole.""Bene, oggi abbiamo fatto una distinzione molto opportuna fra lei e sua madre.". Quella donna riuscì a liberarsi, ma fu per questo severamente punita con comportamento gelido e intollerante: la madre , per esempio, invitava al pranzo di Natale e nelle ricorrenze familiari sua figlia e il nipotino, ma non il genero , costringendo quindi la mia paziente a una scelta dolorosa. Ormai però il complesso della Grande Madre con il suo carico negativo e castrante agisce anche fuori dalla famiglia, da quando le donne hanno cominciato a occupare spazi sociali: l'invadenza, l'iperprotezione, l'ansia di controllo, il desiderio di rivalsa si rovesciano in uffici, studi professionali, stabilimenti, laboratori, e centri di ricerca, zavorra ormai inutile, ma non ancora psicologicamente elaborata e quindi scaricabile. Questa esplosiva concertrazione di potere materno distrugge tante donne, ma terrorizza anche tanti uomini, che si sentono perennemente inseguiti dall'Ombra della Grande Madre e vedono dappertutto, in una specie di delirio paranoico, la castrazione in agguato. Non credo che la soluzione del problema potrà mai essere nel ricondurre l'immagine femminile a forme più miti, subordinate, tali da ispirare l'uomo e non spaventarlo, come pensano alcuni studiosi. Si dimentica che l'Ombra della Grande Madre può essere così terribile e castrante proprio perchè il principio femminile è stato represso. Credo invece che saranno la presa diretta delle donne sulla loro stessa vita, l'autonomia che sapranno guadagnarsi, la morbidezza e la dolcezza che sapranno conservare, il pensiero femminile elastico e profondo che ritroveranno dentro di sè e la capacità di non vivere mai più in funzione dei maschi a rendere possibile la sconfitta di quella terribile Ombra compensatoria che la sacralizzata mistica della maternità ha difeso e ancora difende. Le tante Leto, le Niobe , le così numerose madri dei Gracchi e tutte le loro emule smetteranno di nuocere quando potranno esistere in prima persona e non quando saranno costrette in altre forme, forse oggi meno fastidiose per l'immaginario maschile, di dipendenza. E gli uomini, da parte loro, dovranno imparare ad amare prima o poi donne che non vivranno in funzione dei loro bisogni, spirituali o materiali che siano. Ma questo è un argomento che riguarda la loro dipendenza, non la nostra. dal blog ILLIME |
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Mamma, da quando la morte ti ha portata via
non c'è pace nell'anima mia.
Ancora ti rivedo tanto sofferente,
e io accanto a te senza poter fare niente.
Di cancro sei morta mia cara mamma
come tanti altri sei diventata salma.
Ora che non ci sei più
rabbrividisco pensando ai più
come te nella sofferenza
causata da tanta indifferenza.
indifferenza dei politici, dei sofisticatori
degli agricoli imprenditori.
Persone che per guadagnare ora
arrecano tanto dolore.
Affetti da questa malattia e con tanto dolore
sempre più persone ci sono ora.
Per loro prego sempre di più
e rabbrividisco al pensiero che domani potremmo essere io e tu.
Spero vivamente che si prenda un provvedimento
e che almeno per i nuovi nati
non ci sia aria e alimenti avvelenati
MAX
Al mio cane Max
Dodici anni fa, nel giorno dell’epifania arrivasti,
come un regalo tu ti ponesti.
Col tempo che passava
la tua educazione non migliorava.
Facevi pipi a più non posso,
sia sui mobili che addosso.
L’unica cosa che ci consolava,
era la tua piccola coda che scodinzolava.
Non sarai dimenticato
tu che ci hai addestrati
Il padrone di casa sei tu,
con il tuo guinzaglio blu
questa poesia ti ho dedicato
e tutto ti ho perdonato
per l’amore che mi hai dato
maty
MICIA
A micia
appena nata nella mia casa arrivasti
la gioia infondesti
curare ti facesti
Son trascorsi tredici anni,
ne abbiamo passati di affanni.
L’ultimo è stato,
l’allergia a te, in modo smoderato.
Non posso più toccarti ne giocare
ma non è cambiato il mio modo d’ amare
alle mie figlie viviamo accanto
tu e io che le amiamo tanto.
Per la tua dolcezza un grazie voglio darti
e da lontano baciarti.
maty
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Inviato da: gemini1970
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Inviato da: gemini1970
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