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INVASIONE ANIMALE IN ITALIA, LA VESPA VELUTINA

Post n°1474 pubblicato il 08 Luglio 2012 da amazzoneperforza

INVASIONE ANIMALE IN ITALIA
LA VESPA VELUTINA

Nel nostro paese le specie alloctone sono in aumento. E l'ambiente e l'economia ne pagano il prezzo.

Dal calabrone asiatico al giacinto d'acqua, gli animali e le piante alloctone che più mettono a rischio la nostra salute e quella dell'ambiente


Vespa velutina (Vespa velutina nigrithorax)
Fotografia di Jean Haxaire

 

Origine: Proviene dal sud-est asiatico: Cina, India, Indocina e Giava. Nel 2004 è stata scoperta in Francia e da poche settimane anche in Spagna.

Effetti: La vespa velutina, anche detta calabrone asiatico per la sua somiglianza con quest'insetto, è piuttosto aggressiva nei confronti dell'uomo e può far male con il suo lungo pungiglione. Il problema principale, però, è un altro: questa vespa si nutre di molti insetti tra cui le api, fondamentali per l'ecosistema. Le api asiatiche hanno imparato a difendersi mentre quelle europee, prese alla sprovvista, sono vulnerabili.

Dove si trova in Italia: Per il momento non è ancora arrivata, ma sembra solo questione di tempo. Piero Genovesi dell'Ispra sottolinea che nel nostro paese manca un adeguato sistema di allerta. E quando ci accorgeremo che la vespa asiatica è arrivata, sarà forse già troppo tardi.

http://www.nationalgeographic.it/natura/2011/02/16/foto/specie_invasive_italia-182378/4/

 

L'Italia invasa dagli alieni

Nel nostro paese le specie alloctone sono in aumento. E l'ambiente e l'economia ne pagano il prezzo.

 

Api, visoni, scoiattoli e gamberi europei: tremate. I cugini americani e asiatici sono arrivati a casa vostra per farvi scomparire per sempre. È l'invasione delle specie aliene, o meglio, alloctone. Animali e vegetali di importazione che mettono in pericolo la biodiversità dei paesi che raggiungono. Hanno sempre vissuto in terre lontane ma oggi, a causa nostra, sono piombati in ecosistemi impreparati al loro arrivo. Grazie all'uomo hanno superato barriere naturali che non sarebbero mai stati in grado di varcare, come gli oceani. A bordo di navi container, aerei e automobili. Sono figli della globalizzazione. Ma se per il genere umano la conoscenza reciproca è un valore, gli effetti di questa globalizzazione silenziosa sono tutt'altro che innocui.

Negli ultimi 400 anni, oltre la metà delle estinzioni – il 54 per cento - vede coinvolta una specie invasiva. Un'estinzione su cinque è dovuta esclusivamente a questo fattore. I numeri danno una mano a capire la gravità di un problema che preoccupa moltissimo biologi ed esperti di tutto il mondo. 

La missione di questi scienziati è tutt'altro che semplice. Quando si parla di progetti per eradicare colonie di nutrie, visoni,

scoiattoli grigi, gamberi blu, piccoli insetti colorati e piante dai fiori meravigliosi, è difficile essere popolari. Eppure queste specie, più altre migliaia, costano ogni anno 12 miliardi di euro in tutta Europa. Nella stima, quasi sicuramente al ribasso, sono inclusi i costi di eradicazione ma anche i danni all'agricoltura, alla pesca, alle foreste e alle infrastrutture.

La Commissione Europea ha finanziato il programma Daisie per censire le specie invasive di tutto il continente e sperimentare un sistema di allerta rapido ed efficiente. “È questo il grande problema che stiamo tentando di risolvere: troppo spesso interveniamo per arginare una specie alloctona quando è ormai troppo tardi”, spiega Piero Genovesi, biologo dell'Ispra e presidente di Issg, una rete globale di scienziati ed esperti in specie invasive. “Se presa in tempo”, continua Genovesi, “un'invasione può essere affrontata e risolta con spese minime, anche solo mille euro. Altrimenti i costi possono aumentare anche di 40 volte. È per questo che dico che oggi, in Italia, abbiamo diverse bombe a orologeria che esploderanno fra 10-15 anni provocando ingenti danni economici”. Un allarme da non sottovalutare.

A preoccupare non è il fenomeno in sé, che esiste da sempre (in fondo anche il pomodoro e la patata in Europa, così come il cipresso in Toscana, sono specie vegetali aliene), ma le proporzioni che ha assunto. Negli ultimi 30 anni le specie alloctone sono aumentate del 76 per cento. A volte biologi e naturalisti faticano a intervenire anche per un ostacolo culturale. Succede quando un animale o una pianta è ormai talmente diffusa che gran parte delle persone la considera parte integrante dell'ecosistema. Su molte cartoline della Sardegna domina Carpobrotus, una bella pianta perenne dai fiori colorati, diffusissima in Italia soprattutto sulle isole. Peccato che venga dal Sudafrica, non abbia nulla a che vedere con la flora della Sardegna e stia mettendo a rischio la sopravvivenza di molte piante autoctone.

Spesso le invasioni sono una conseguenza degli scambi commerciali. In molti paesi del mondo la zanzara tigre si è diffusa attraverso navi container che trasportavano il celebre “tronchetto della felicità”. Altrettanto spesso, però, è l'amore per gli animali più esotici a mettere in pericolo interi ecosistemi. Gli esempi si contano a centinaia: dai pappagalli alle tartarughe guance rosse, dagli scoiattoli alle piante ornamentali di ogni tipo. C'è chi li porta con sé da luoghi lontani per poi lasciarli liberi in natura. “Dobbiamo far passare un messaggio molto chiaro: non bisogna mai rilasciare in natura una specie aliena e non ha alcuna importanza che lo si faccia in buona fede”, afferma Andrea Monaco, naturalista dell'Agenzia Regionale Parchi del Lazio, “perché ogni ecosistema è il frutto di un'evoluzione lunga milioni di anni. Basta un fattore esterno a sconvolgere l'equilibrio e a provocare, nel peggiore dei casi, l'estinzione di intere specie”. 

Insieme ai suoi colleghi, Monaco sta curando un progetto molto ambizioso: il Pasal, un atlante di tutte le specie invasive segnalate nel Lazio nel corso degli ultimi anni. Una immensa banca dati che comprende anche un monitoraggio scientifico dei luoghi più a rischio. Uno studio sugli aeroporti di Fiumicino e Ciampino e il porto di Civitavecchia – realizzato da un team dall'Università di Firenze guidato da Francesca Gherardi – ha dimostrato quello che fino ad oggi era solo un sospetto: oltre ad essere il punto di arrivo di donne, uomini e merci, questi grandi snodi sono una porta aperta per animali e piante totalmente estranei al nostro continente. Grazie ad una speciale trappola, i ricercatori sono riusciti a scoprire che nel porto di Civitavecchia era arrivato anche un esemplare di scarabeo Ataenius, probabilmente dagli Stati Uniti. Era il primo in Europa.

Il povero scarabeo non ha fatto a tempo a riprendersi dal jet-lag che è stato catturato. Tanti altri animali e piante invasive però godono di ottima salute. E lentamente, mettono in pericolo la fauna e la flora del nostro paese.

 

Mix invasivo

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