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Mamma & Prof.

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Ciao Umberto

Post n°1735 pubblicato il 21 Febbraio 2016 da artemisia_gent

Ieri quando ho appreso la notizia della morte di Umberto Eco mi sono sentita mancare come se mi avessero detto che era morto qualcuno che conoscevo, un mio parente. Ho speso lacrime amare, lacrime egoiste di certo, ma questa perdita mi addolora tantissimo.

Quante volte ho scritto anche qui "da grande voglio essere Umberto Eco" ? Quanto ho ammirato la sua figura di intellettuale... un amore nato sicuramente al Liceo, quando stavo valutando cosa fare della mia vita, cosa fare da grande. Visto che avevo spiccati interessi verso la comunicazione e la grafica pubblicitaria il mio professore mi aveva consigliato di leggere alcuni testi di Umberto Eco. Allora sedicenne non capivo bene quello che stavo leggendo, ma in quei testi trovai la mia strada. Non mi fu possibile fare scienze della comunicazione come volevo, perchè allora non c'era nè a Genova e nè a Pisa e i miei genitori non mi permisero di essere studentessa fuori sede, ma solo studentessa pendolare, anche se anni dopo mia mamma mi confessò che se avessi insistito mi avrebbero mandato a vivere a Milano con quel ragazzo che poi è diventato mio marito, ma io rispettosa della famiglia accolsi di buon grado la loro decisione di farmi fare da pendolare (ora mi rendo conto che è andata meglio così). 

Scelsi Lettere, ma ad Italiano II il corso monografico era su Eco e Il nome della Rosa. Penso che quello fu uno dei corsi che frequentai con più profitto, forse uno dei pochi corsi in cui lavorai molto e andai oltre alla bibliografia assegnata. Mi ricordo che all'esame il professore rimase molto stupito del mio lavoro di comparazione tra Il nome della Rosa e Baudolino, che allora era appena uscito. Non presi trenta perchè esitai sulla parte istituzionale... su Dante in particolare, nonostante i seminari danteschi, conoscere a menadito tutta la divina commedia era faticoso, e caddi su un verso... ma ho rimosso quale sia...

Da allora elessi Eco come massimo esempio di intellettuale e da allora a chiunque mi chiedesse cosa volevo fare da grande rispondevo: "da grande voglio essere Umberto Eco".

Ho lavorato duramente perchè volevo continuare la carriera accademica, volevo studiare, fare la ricercatrice di storia medievale e poi scrivere romanzi, proprio come faceva lui. Era quella la mia idea. Poi mi scontrai inevitabilmente con la realtà. Rimanere all'università senza essere figlia di nessuno era difficile, comunque a Genova non c'erano allora assegni di ricerca in Storia Medievale e sarei dovuta andare fuori, credo a Lecce, per provare il dottorato. I miei genitori incatenati nella mentalità del "posto fisso" e "del marito che ti mantiene" non erano d'accordo su nessuna di queste alternative. Non il dottorato, non lo stage in ambasciata per intraprendere la carriera dipolomatica. Quindi consigliata dal mio professore, uomo molto saggio, ripiegai sulla SSIS. E il resto lo sapete. 
Per la tesi di LAurea seguii passo passo i consigli di Umberto Eco scritti nel suo testo: Come si fa una tesi di laurea. Ho ancora tutto il materiale catalogato come consigliava. Lui diceva che dagli studi fatti per la tesi si potevano poi trarre materiali per tutta una vita di studi. E visto che voleo essere come lui ho tenuto tutto in ordine, tutto catalogato in quaderni rilegati che avevo intitolato "regesto uno" Regesto rosso" e via dicendo.

Ho letto molto di quello che ha scritto. Mi riprometto di leggere e possedere tutto. Ho letto tutti i suoi romanzi, tranne  Il Pendolo di Facault, non mi sono mai sentita all'altezza, in verità. Ma ora lo prenderò.

Sono molto triste perchè non potrò più leggere niente di nuovo, perchè non avrò più il gusto dell'attesa di un suo nuovo libro. Sia chiaro, la mia venerazione non era totale, su alcuni punti ero in disaccordo, ma generalmente lo adoravo.

Ho persino pensato di andare ai funerali martedì, ma con il lavoro non riesco davvero ad essere a Milano per le 15... anche se vorrei esserci, anche se la folla ultimamente mi spaventa.

L'italia, il mondo intero, hanno perso un grande uomo, e io non smetterò mai di ricordare le sue massime che sono così importanti per me.

"Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perchè la letteratura è un'immortalità all'indietro".

Questa forse è la frase più importante per me, come quella che uso sempre "noi siamo nani sulle spalle di giganti" che non è propriamente di Eco, ma è contenuta nel Nome della Rosa. Poi ce ne sono a miliardi, fanno parte di me e saranno sempre con me.

Eco mi ha anche insegnato il rispetto per le cossidette "opere minori", in quanti mi prendevano in giro perchè ero appassionata di Dumas padre e dei romanzi di cappa e di spada... ho trovato in lui invece la giustificazione culturale a questo mio spiccato piacere. E da allora non mi vergogno di leggere niente, tuttè e tutto fa cultura.

Mi mancherà tantissimo.

RIP ovunque tu sia.

 
 
 
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