Va dove ti porta il cuore.

Post n°159 pubblicato il 18 Giugno 2019 da la.cozza

Quando nove anni fa decisi che era ora di fare qualcosa per evitare che altri bambini soffrissero quello che avevano sofferto i miei figli a scuola a causa del loro diverso modo di apprendere, non immaginavo che il volontariato mi avrebbe fatto andare su e giù per l'Italia.
La sede dell'Associazione di cui faccio parte è a Bologna e così almeno un paio di volte l'anno ho potuto passeggiare in Piazza Maggiore e a volte incontrare una carissima amica blogger.
Sabato scorso nonostante il caldo ci siamo reciprocamente aggiornate sulle nostre vicende familiari sorseggiando un tè, siamo abbastanza latitanti dai blog da un po' di tempo: entrambe impegnate a vivere, tempo per scrivere non ne resta molto.
                    
L'organizzazione della formazione per gli insegnanti ha portato me e Scuttle a Roma, Norcia, Casperia, Foligno, Montopoli in Sabina, Castel di Lama, Poggio Mirteto; gli incontri con studenti, famiglie e insegnanti a Formia, Chieti, Pescara, Fara in Sabina, Latina, Borgorose, Roma, Acquaviva Picena, Frascati, Cassino, Ronciglione, Civita Castellana; i laboratori didattici e i progetti con le scuole a Poggio Moiano, Terni, Cascia, Amatrice, Cupra Marittima, Matelica; i convegni a Ascoli Piceno, Firenze, San Benedetto del Tronto, Roma, Milano, Siena, Viterbo, Napoli, Modena e perfino una conferenza stampa a Fermo.
Ho lasciato un pezzetto di cuore in ogni luogo portandomi via in cambio tanti bellissimi ricordi.
Ho incontrato persone speciali e stretto legami di amicizia che mi fanno tornare in città e paesi ormai "del cuore" per incontrarci, raccontarci, confortarci nei momenti di scoraggiamento, riprendere forza ed entusiasmo.
Io che sono stata sempre timidissima ho parlato davanti a neuropsichiatri, politici, psicologi, dirigenti scolastici, giornalisti, insegnanti, genitori e soprattutto davanti ai giudici più severi, quelli che proprio non li imbrogli e fiutano la falsità lontano un miglio, i ragazzi e i bambini.
Sempre "in formazione", continuando a studiare e a fare corsi ed esami, eppure sempre con il mal di stomaco e il cuore in gola, forte solo del mio amore e della certezza che il gioco vale la candela, che ne vale la pena, che se una parola può aiutare allora devo dirla.
Come quando all'improvviso a Latina è mancato un relatore e mi sono ritrovata a parlare di una proposta di legge che ormai è diventata vecchia aspettando invano di essere discussa, o quando mi tremavano le gambe per l'emozione davanti al dirigente scolastico di un istituto comprensivo di una Camerino fantasma dove la sera prima mi aveva accompagnato una carissima amica di Matelica raccontandomi come se l'erano vissuto lì, il terremoto e mentre percorrevamo le vie deserte del centro, le finestre chiuse, nessun fumo dai comignoli, il tutto reso irreale dalla luce gialla dei lampioni, unico segno di vita i militari a presidio della zona rossa, mi colpiva il silenzio assordante di quella che era una città universitaria un tempo piena di vita.

 
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Spoleto all'improvviso

Post n°158 pubblicato il 19 Maggio 2019 da la.cozza
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Quello che Scuttle aggiuge alla mia vita è l'allegria profonda che nasce dal sentirmi amata.
E anche un po' di sana follia e imprevedibilità.
Come quel giorno in cui mi è venuto a prendere al lavoro e invece che a casa nostra siamo finiti a Spoleto.
Spoleto è una delle parole che volevo riempire di significato e avevamo deciso di andarci una domenica dello scorso novembre.
Il tempo era incerto quasi come in questo maggio e il sabato precedente mentre tornavamo a casa c'era un bel cielo azzurro e un caldo sole.
"Sally è andata a Terni" mi dice Scuttle "a pranzo siamo solo noi."
L'abbiamo deciso così su due piedi anzi su quattro ruote, andiamo oggi.
Facciamo una breve passeggiata lungo strade rese familiari da una nota serie televisiva e ci infiliamo in un ristorantino del centro storico.
Il locale è molto particolare e, nonostante abbia iniziato da un paio di settimane la mia dieta, mi lascio tentare da una fantastica polenta di farina di castagne con sugo di cinghiale.
A fine pasto assaggio anche il tipico dolce locale rubandone un pochino dal piatto di Scuttle.
Riprendiamo il nostro girovagare nella bellissima Spoleto, andiamo a piedi su fino alla Rocca parlando fitto fitto delle bellezze in cui siamo immersi e di come ci voglia anche sapienza per attrarre flussi di visitatori e soprattutto far desiderare loro di tornare.
Cosa che facciamo un paio di mesi dopo con Sally, Rerun e Cucciolo.
E' il nostro regalo per l'Epifania.
Sta diventando una consuetudine, una nuova tradizione familiare, regalarci un giorno pieno di arte e bellezza in questa occasione.
Stavolta siamo partiti presto e abbiamo tutto il giorno a disposizione per visitare chiese, piazze e Musei.
Ci accompagna Franklin, il ragazzo che Sally frequenta da qualche mese e che...se son rose fioriranno.
Non so se sono più interessata a scoprire la città o questo "possibile nuovo membro della tribù".
Spoleto è davvero bellissima, a partire dal viale d'ingresso alla città alla scenografica scalinata che conduce al Duomo che ti si presenta all'improvviso in tutta la sua magnificenza dietro la quinta dei vicoli medievali.  
Il tempo è tiranno come sempre così rimandiamo a data da destinarsi una visita ragionata agli altri monumenti della città e ci  limitiamo a gironzolare  un pò a caso e poi visitare la Rocca Albornoziana e il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, il Museo Archeologico Nazionale e il Teatro Romano oltre che fare un breve giro nel giardino di Palazzo Collicola Arti Visive.

Giochiamo, scherziamo, parliamo, mi godo i figli che di solito sono a Frosinone e che vedo pochissimo, respiro ogni attimo di questa spensieratezza e felicità e li conservo per i giorni di pioggia.
Mi porto a casa la consolazione donatami dalla frase scritta nel cartiglio della Sacra Icone custodita nel Duomo
  "Che cosa chiedi, o Madre?"
  "La salvezza dei viventi"
  "Mi provocano a sdegno"
  "Compatiscili, Figlio mio"
  "Ma non si convertono!"
  "E tu salvali per grazia"


Franklin è come se ci fosse da sempre.

 

 

 
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Senza Scuttle

Post n°157 pubblicato il 09 Maggio 2019 da la.cozza
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E niente, non mi abituo a stare senza Scuttle.
Stavolta ho resistito un po' di più. Non ho iniziato subito a mettermi in standby aspettando il suo ritorno, a vivere al rallentatore, riducendo al minimo gli impegni e i motivi per uscire di casa e passando ore e ore tra fotografie, ricordi, facebook e vecchi post.
Stavolta ho continuato a vivere come niente fosse, insomma ... quasi.
Non mi sono nemmeno agitata come faccio di solito quando il suo passato, di cui io non faccio parte dato che ci siamo conosciuti che entrambi eravamo diciamo così "grandi", diventa di nuovo presente, quando lui cammina per le sue strade, tra la sua gente, così lontano e non solo per la distanza.
So che è giusto così, è normale che lui quando può torni al suo paese dove vivono figli e nipoti, a Catania da sua sorella, nella terra dove ha tanti amici vecchi e nuovi.
In questi giorni c'è la festa del Santo e lui desiderava tanto esserci.
Aveva cose da sistemare giù e sono stata io a dirgli di andare a vedere se casa può accoglierci questa estate per una piccola vacanza, con le case disabitate non puoi mai essere sicuro che sia tutto a posto quando serve.
Continuo a ripetermi come un mantra tutte queste cose ma non serve, non basta.
Questo tempo pazzo, un po' piove e fa freddo, un po' c'è il sole, non mi aiuta.
Ho tantissime cose da fare in casa e fuori e invece oggi non faccio niente, mi sono proprio messa in pausa ad aspettare il suo ritorno.
E' un bel guaio, starà via ancora alcuni giorni, troppi per passarli ascoltando musica mentre lo aspetto. Troppi per tenere a bada le mie ansie e i pensieri neri, i maledetti film che mi faccio immaginando cosa sta facendo, con chi è, chi incontrerà.... se vedrà per caso quella che gli mette sempre un like ai post qualsiasi cosa pubblichi o quella a cui lui commenta tutti i post in dialetto, il loro dialetto che io non parlo, che non è il mio.
Mogli e buoi dei paesi tuoi. Io al suo paese ci sono stata tre volte in tutto.
Altra testa, altra mentalità, difficile capirsi a volte.
Per anni sono stata gelosa del suo passato, poi finalmente quest'anno all'improvviso un giorno mi sono sentita in pace, ho cominciato a pensare che non c'era proprio niente per cui star male, che tutto quello che era successo era assolutamente normale e assolutamente finito, per me e per lui.
Questo ha funzionato finchè il passato se ne è stato buono buono al suo posto, oggi non funziona per niente e sono qui che rimugino e scrivo, scrivo e rimugino.

 
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Verde Umbria

Post n°156 pubblicato il 07 Maggio 2019 da la.cozza
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Più vado in Umbria e più me ne innamoro.
Incontrare due cari amici in vacanza ci porta a Passignano sul Trasimeno.

Dopo aver passeggiato in riva al lago ci inoltriamo per le vie del borgo medievale, su
su fino alla rocca. E qui mi incanto incerta se bearmi della natura e del paesaggio o
dell'opera dell'uomo che, quando vuole e sa, riesce a rendere splendidamente fruibili manufatti in rovina.
Sazi di bellezza torniamo in riva al lago per placare un'altra fame con l'ottima cucina tipica locale. i genitori del nostro amico sono una compagnia piacevolissima  e conversare con loro mi riporta indietro nei giorni, ai miei cari.
Smaltiamo gli eccessi gastronomici camminando a lungo in riva al Lago mentre parliamo fitto fitto scambiandoci quelle confidenze che tessono i fili di comprensione e condivisione che annodano le vite nell'amicizia.
Continuiamo a camminare, a parlare ma soprattutto
a riempirci di bellezza, a Castiglione del Lago.
Castiglione è un gioiello.
Ed è un capolavoro di sapienza turistica e accoglienza.
Niente da invidiare a Taormina.
Il tempo è tiranno e la luce del tramonto ci accompagna sulla via del ritorno.

La stessa luce in un caldissimo fine agosto ci accompagna verso Orvieto. Stavolta ignoriamo il famosissimo Duomo e ci godiamo le bellissime piazze della città ma stasera non siamo qui per fare i turisti, stasera il cuore della Sicilia batte qui, all'ombra dello splendido Palazzo del Capitano del Popolo.



Batte forte il mio di cuore nel vedere l'uomo che amo abbracciare il suo amico, sempre presente nei suoi ricordi d'infanzia, una delle voci più autentiche
ma anche più potenti e moderne della tradizione musicale siciliana.
Batte più forte in sintonia col suo tamburo e pulsa il sangue nelle vene al ritmo della terra che amo.
In prima fila un gruppo di ragazzi speciali con i loro accompagnatori mi emozionano. La voce di Rita Botto sembra entrarmi nell'anima e poi portare in cielo i miei pensieri, il mio sentire, come una preghiera.

 
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Buon compleanno papÓ

Post n°155 pubblicato il 03 Maggio 2019 da la.cozza
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I numeri contano.
Tu eri nato il 3/5.
Io sono nata il 5/3.
Ogni giorno mi manchi un po' di più
da dieci anni
ogni istante sempre un pò di più.
Ti cerco nell'aria che respiro, guardo le cose che guardavi tu
cercando i tuoi occhi
i tuoi occhi grigi così chiari, dolci come una carezza.
So che ci sei
nel tepore di ogni raggio di sole
in ogni goccia di pioggia che piange sui vetri
in ogni battito del cuore
in ogni mia cellula.
Sei in ogni pensiero
in ogni sogno realizzato
in ogni mio progetto, parola, silenzio.
Sei la mia radice
da cui nonostante la morte
ogni giorno prendo vita, sostegno, alimento.
Quando ero una sciocca adolescente mi arrabbiavo perchè ovunque andassi ero per tutti "la figlia dell'ingegner ....."
mentre io volevo essere riconosciuta per me stessa.
Oggi sono fiera e orgogliosa e mi commuovo quando qualcuno si ricorda di te e mi riconosce come tua figlia.
E' la più grande onorificenza che io possa ricevere.
Oggi il mio Buon compleanno papà è un grido soffocato in gola dalle lacrime.

 
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Impara l'arte

Post n°154 pubblicato il 29 Aprile 2019 da la.cozza
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Quando pensi di aver visto tutto nella vita, arriva qualcosa che ti sorprende.
Così mi è accaduto lo scorso settembre quando Piperita Patty e Lucy hanno partecipato ad una selezione per un corso della Regione per "Modellista dell'abbigliamento".
Un tempo esistevano le sarte e le apprendiste, ora ci sono i corsi e gli stage.
La più creativa, quella che da anni si arrangia con mille lavoretti ed ha fantasia e manualità da vendere e che sarebbe diventata molto più di una sarta, Patty, non ce l'ha fatta ad essere ammessa. Cosa che invece è riuscita a Lucy che non aveva mai toccato prima un ago in vita sua e che pensavo non fosse proprio interessata alla cosa.
La sorpresa è stata vedere la mia secondogenita buttarsi a capofitto nello studio e cimentarsi con disegni, cartamodelli, stoffe e macchina da cucire riuscendo molto bene in tutto.
                                                                         
Da quando il.genero ha chiuso la sua attività preferendo lavorare come dipendente, la crisi qui è stata durissima e ancora non è finita, Lucy si è arrangiata con tanti lavoretti e l'idea che potesse lavorare in una sartoria o almeno lavorare in casa senza le vessazioni, i rischi, lo sfruttamento e le umiliazioni a cui deve spesso sottostare chi non ha un regolare contratto di assunzione, questa idea mi piaceva molto e non solo a me.
Ma la vera perla preziosa in tutto questo è stato il tempo che da ottobre a oggi, e il corso non è ancora finito!, ho potuto trascorrere con Pupetta.
Io e lei sole sole, core a core.
Non mi è parso vero di offrirmi volontaria come babysitter della mia ultima nipote e così passo buona parte della mattina con lei ed ora che il tempo lo permette oltre ai giochi e alle chiacchiere, che vuoi quel che vuoi sono un po' limitate visto che Pupetta ha un anno e mezzo, ci facciamo lunghe passeggiate che oltre a farci bene alla salute e all'umore a me servono per raggiungere più velocemente e in condizioni migliori uno degli obiettivi che mi sono prefissi in questi ultimi mesi: tornare al mio peso forma ovvero quello di quindici anni e diciotto chili fa.

 

 
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C'Ŕ arte e arte

Post n°153 pubblicato il 27 Aprile 2019 da la.cozza

Va dove ti porta il cuore ed il mio cuore mi porta, quando posso, a riveder gli amici e con l'occasione nutrirmi di bellezza.
Una cara amica vive in provincia di Viterbo in un paesino molto attivo, devo dire che anche lei è molto attiva e organizza e partecipa insieme ad altre associazioni ed enti locali a molti eventi.
Il loro Carnevale di anno in anno sta diventando sempre più importante tra quelli del Lazio e a primavera il concorso per il balcone più bello riempie l'aria di profumi e colori per non parlare del Cubo Festival che è diventato una manifestazione molto articolata e che attraversa tutto l'anno con una serie di eventi sempre più importanti e di richiamo.
                            
A parte i vari convegni a cui non manca mai di invitarmi e a cui ho partecipato sempre molto volentieri per l'alta qualità dei relatori, a Ronciglione e dintorni c'è arte ...
L'arte culinaria de La corte dei prefetti di Vico, un bel ristorante con una terrazza  affacciata sui vicoli del centro storico con una vista mozzafiato e un menù con specialità raffinate e tipiche e ricette che hanno messo me, Sally, Rerun e Cucciolo non poco in difficoltà per la scelta dato che per ogni piatto c'erano da leggere almeno tre righe di descrizione e alla fine non sapevamo più cosa avevamo letto all'inizio. Il culmine è stata la descrizione dei dolci, quando il titolare ce li ha presentati raccontando per ognuno una storia che ne decantava la bontà.
Questo non è il solo ristorante che mi è rimasto nel cuore, ce ne è uno che amo di più, la Taverna della canonica, in cui mi sono riproposta di portare presto la mia tribù per l'eleganza, la raffinatezza semplice dell'ambiente e il clima rilassato e familiare, volutamente informale.

...e arte.
Quella all'interno della fiera dell'editoria che con "Un borgo di libri" trasforma il paese in una biblioteca a cielo aperto e ospita presentazioni di libri, performance, conferenze, musica e mostre d'arte.
L'arte fotografica di Enrico Barbini con la sua mostra Uzbekistan, una nazione giovane dal cuore antico, affascinanti architetture di un mondo così lontano, sguardi allegri di bimbi e fieri di uomini, uno spaccato di vita dal sapore di fiaba.
L'arte delle stampe in acquaforte di Pietro Perelli, che sono il motivo per cui siamo tornati ancora una volta qui, esposte all'interno della sua Stamperia d'arte che per l'occasione è possibile visitare assistendo anche alla
dimostrazione sull'utilizzo di un torchio di fine 800. Finisce che una emozionatissima Sally, due lauree in Grafica d'arte, stampa personalmente la sua acquaforte dialogando amabilmente con l'anziano artista, felice di poter parlare con una così attenta "allieva".

Dalla penombra della Stamperia siamo di nuovo nel sole dei vicoli dove è disseminata l'arte di Stefano Cianti e della sua emozionante mostra "Racconti in gabbia" Lettere dal carcere,
basata sul progetto realizzato dall’associazione Arca con i detenuti delle Carceri del Lazio. Mostra che culmina con l'istallazione artistica " Le mie giornate".
Volti e occhi retroilluminati da piccole candele e da cui gocce di acqua  cadono su dei barattoli vuoti.
Unico suono in  un buio disarmante.
                     
"
Vetri dipinti, luce di candele, contenitori di latta, gocce d'acqua che scendono come lacrime e che scandiscono il tempo alienante di una pena da scontare, e la libertà e i sogni che sembrano sempre più lontani.
In questi tre giorni di questa installazione sensoriale, fatta di luci vibranti e gocce risuonanti nell' oscurità, mi sono ritrovato ad essere assorbito da esse, e a loro servizio ho riacceso le luci dei loro sguardi che si erano spenti, rimboccato con acqua i contenitori delle loro lacrime ogni qual volta il silenzio li schiacciava in un dolore senza voce. Esperienza unica... Stefano Cianti"

Esperienza unica anche per me, che ha toccato e fatto vibrare corde di ricordi di antiche liturgie, Lucernari nella Veglia Pasquale, e più recenti di suoni legati all'olio e di lunghi corridoi in un rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale.

 

E infine c'è l'arte che mi pacifica l'anima, l'arte dei giardini.
Dopo averlo a lungo desiderato siamo riusciti a ritagliarci una giornata per incontrare il nipote prediletto di Scuttle e la sua fidanzata. Passeggiata e pranzo a Orte e poi via di corsa a Bomarzo.

                             

Fare tutto il giro del luogo seguendo scrupolosamente le indicazioni della guida e arrivare alla fine per scoprire che "loro", quelli che hanno ripristinato e reso visitabile il parco, non ci hanno capito niente e che la visita andava fatta esattamente al contrario
e a quel punto girovagare liberamente andando dove ti portano gli occhi, è da me!

 
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Tre giorni, cinquecento chilometri e...

Post n°152 pubblicato il 25 Aprile 2019 da la.cozza
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... un mini campus, una Cresima e una conferenza.
Non so se capita anche agli altri ma a me succede sempre che le grandi cerimonie familiari coincidano con impegni di altro genere assolutamente inderogabili.
Per la Prima Comunione di Principino sono precipitosamente tornata in treno da Napoli e Charlie è venuto a recuperarmi a Roma Tiburtina altrimenti non ce l'avrei fatta ad essere in chiesa, tirata a lucido, per l'ora stabilita.
Per la sua Cresima sono tornata di corsa da Cupra Marittima dove ho lasciato un gruppo di carissime amiche alle prese con la formazione di alcune giovani volontarie per il secondo anno del progetto che ha portato l'Associazione in cui faccio volontariato nelle terre del terremoto.
Abbiamo passato con loro un fine settimana intensissimo e temevo che non avrebbero retto al programma che avevamo preparato con il solo scopo di trasmettere loro lo spirito, il cuore di questo progetto. Ma per noi era fondamentale che tutte le persone che sarebbero andate nelle scuole, che avrebbero avuto rapporti con genitori, docenti e ragazzi così duramente provati lo facessero con lo scopo principale di essere gratuitamente, delicatamente, rispettosamente accanto a chi ha più bisogno.
A notte fonda, al termine di un laboratorio pratico sull'uso di alcuni software, continuavano a fare domande e a provare e riprovare, ancora col sorriso sulle labbra.
Momenti preziosi in cui lavorare insieme, condividere i pasti, e che pasti!, dormire in una country house nel bosco hanno cementato vecchie amicizie, ne hanno fatto nascere di nuove e hanno rafforzato in tutti il desiderio di fare qualcosa per gli altri preparandosi meglio possibile. E poco importa se all'alba, cercando di far meno rumore possibile per non svegliare tutti con la nostra partenza, il mio scarsissimo senso dell'orientamento e il mio confondere destra e sinistra mi hanno fatto ritrovare chiusa di fuori su un balcone invece che all'uscita, costringendomi a telefonare a Scuttle perchè venisse a liberarmi da quella scomoda situazione.

                       
Tutto un altro clima è stato quello della cresima di Principino.
Anni fa ho ottenuto dal Tribunale dei minori di Roma, dopo un'attesa durata ben quattro anni, di tenere con me SueStorm una volta a settimana per due ore.
In occasione della Cresima ho chiesto alla mia exnuora di poterla tenere quattro ore, visto che avevamo saltato un incontro, e di tenerla la domenica invece del giorno stabilito per poterla portare in chiesa e al pranzo insieme a tutta la famiglia (tranne Charlie che lavora lontanissimo e torna ogni quindici giorni).
Durante la cerimonia Azzurro, dal suo passeggino posto vicino vicino a lei, l'ha tenuta sempre per mano e quando le ha appoggiato la guancia sulla mano SueStorm non ha trattenuto le lacrime. A me che preoccupata le ho chiesto cosa avesse ha risposto "Non ti preoccupare nonna, sono lacrime di felicità."
L'ingiustizia di tenere separati e far vedere con il contagocce questi due innocenti mi trafigge l'anima e vorrei tanto capire cosa hanno al posto del cuore avvocati e giudici che hanno chiesto e stabilito così.
Pur di far stare insieme i piccoli di casa sono stata anche al ristorante, cosa che ho evitato molte volte in circostanze simili per il comportamento per me  imbarazzante del mio ex marito.
Nonostante le raccomandazioni di mia figlia al gestore del ristorante, alle quindici ancora non avevamo iniziato a mangiare e così ho chiesto alla mamma di SueStorm di poterla tenere ancora un po' guadagnando un'altra mezz'ora.
Ma ho faticato un bel po' per inventarmi qualcosa per rispondere alla bimba quando mi ha chiesto per due volte, preparandosi a tornare a casa
" Nonna perchè io ci posso stare così poco con papà?"
Nemmeno il tempo di metabolizzare tutte le emozioni e preparami a fronteggiare l'arrabbiatura di Lucy per essermene andata via con SueStorm e non essere tornata, abbandonando il pranzo e un alticcio per fortuna exconiuge, che siamo di nuovo in viaggio, stavolta verso Ronciglione e verso una conferenza con nientepopodimenoche il fondatore e socio numero 1, come lui ama definirsi, dell' Associazione.
L'organizzatrice di questo evento che si è tenuto all'interno del Cubo festival è una cara amica e rivedere lei e le sue splendide figlie mi ha dato serenità e gioia, la stessa che ho perso poco dopo quando mi hanno chiesto di sostituire uno dei relatori impossibilitato a partecipare ed esporre io molto sinteticamente i principi ispiratori della proposta di legge regionale a cui avevo lavorato anni fa coordinando un gruppo di lavoro composto da prestigiose personalità del mondo dei disturbi e della riabilitazione in età evolutiva.

                              

 
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Sono ancora qua

Post n°151 pubblicato il 24 Aprile 2019 da la.cozza

Tanto per vedere se mi ricordo ancora come si fa.....ho fatto un giro tra i blog che seguivo e molti sono abbandonati come del resto lo è questo. Un pò mi dispiace ed ho visto con piacere che un paio di care amiche sono ancora qui. Mi dispiace ma in fondo non sono qui per leggere ma per riprendere a scrivere. Ne ho bisogno ogni giorno di più. E' la mia terapia, quella da cui sono fuggita da molti mesi per non affrontare i miei buchi neri. Sono scappata con la scusa che non avevo tempo, presa come sono stata dalle attività di volontariato oltre che da quelle familiari, per la verità ridotte all'essenziale dall'apatia che mi afferra quando non sto bene con me stessa, presa dal girare forsennatamente la rotellina nel mouse facendo scorrere davanti agli occhi post di facebook di cui non mi importa niente e che nemmeno leggo o dai sudoku infiniti in cui mi rifugio per pensare ad altro o dai corsi che frequento online per la mia insaziabile sete di sapere e per far passare i giorni, uno dopo l'altro, in modo da allontanare nel tempo quello che mi fa star male sperando che la distanza temporale diventi anche distanza emotiva. Speranza finora vana.
Ormai non posso più rimandare. L'ennesima discussione con Scuttle mi ha fatto capire che è assolutamente ora che io riprenda a scrivere se voglio ritrovare un po' di serenità ed equilibrio e non mandare all'aria tutto quello che la vita mi ha così generosamente donato.

 

 

 
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Di sagra in sagra

Post n°150 pubblicato il 03 Settembre 2018 da la.cozza

Settembre è il mese migliore per portare i bambini al mare soprattutto quando sono piccoli e Pupetta è proprio piccola con il suo anno scarso di età.
Lucy è partita sabato e in una casetta affacciata sull'infernale ferrovia che attraversa moltissimi paesini della costa Adriatica si gode, si fa per dire, le meritate due settimane di vacanza con Principino, Cicciobello, Pupetta e Lunapiena. Il.genero la raggiungerà domenica prossima.
Frida è partita domenica con SueStorm anche lei per una settimana sulla costa Adriatica.
Così oggi niente incontro settimanale con i miei nipotini e la casa resta silenziosa e vuota.
Non ci sono nemmeno Rerun e Cucciolo tornati a Frosinone per la sessione d'esame autunnale.
Sally ha iniziato il suo ultimo mese di lavoro con Garanzia Giovani e non rientra mai prima di sera.
In questo silenzio sento il rumore dei pensieri che mi richiamano ai miei doveri: panni da stirare, rammendi e cuciture che aspettano, peperoni e melanzane da arrostire e tanto altro ancora, in casa non manca mai il lavoro.
Anche il giardino reclama attenzioni dopo la crescita incontrollata dovuta al caldo e alle abbondanti piogge. La notte inizia a fare un pò troppo freddo per le piantine più delicate che devono trovare di nuovo posto in casa.
Penso anche alle cose che devo assolutamente fare prima di ottobre: un impegnativo corso online iniziato ormai da troppo tempo e abbandonato a metà, delle esercitazioni con un software il cui uso insegneremo quest'inverno ai bambini di una scuola montana, locandine da preparare e email da scrivere, tutto urgente e tutto che aspetterà ancora un pò.
Oggi ho ancora voci e volti, sorrisi e lacrime, emozioni e risate che mi riempiono il cuore e la mente: questo fine settimana con Scuttle e Sally siamo andati in giro per sagre.


A Rieti passeggiamo in una piazza piena piena di stand per lo più calabresi, poco più in la sul palco una tribute band strazia i successi di Mogol mentre due intrepidi sfidano la parete da arrampicata.
Percorriamo una breve ripida discesa e finiamo immersi nello street food, una intera piazza dedicata al cibo. Tutti quelli che incontriamo stanno mangiando o bevendo qualcosa.
                        
Dopo esserci divertite a guardare le facce dei signori uomini alla vista delle due ballerine brasiliane che hanno attraversato la città accompagnate dalla locale scuola di Capoeira improvvisando esibizioni in ogni slargo, abbiamo visitato la mostra dei peperoncini provenienti da tutto il mondo ospitata nel bellissimo chiostro della Chiesa di Sant'Agostino.

Ad Amatrice è un dovere esserci anche se non vado matta per la folla. Non sono mai stata tanto felice di fare la fila!

Mentre aspettiamo chiacchierando vediamo passare uno dei ragazzi che abbiamo conosciuto quest'inverno: era un ragazzo di terza media ora è un giovane uomo con un'idea di baffi. Si cresce in fretta.
                      
L'Amatriciana come sempre è ottima e abbondante e come sempre ripartiamo solo dopo aver acquistato formaggi e mele, le profumate mele di Casale Nibbi che tanto piacevano a mio papà.


A Saletta ci porta il cuore.
Saletta è la frazione di Amatrice più colpita dal terremoto: sono crollate tutte le case e l’unica chiesa.
                      

Hanno organizzato la Prima sagra della crespella e tra commozione e lacrime si ritrovano, si contano, si cercano, caparbiamente costruiscono futuro e tradizioni per i propri figli e nipoti a cui insegnano ad amare la terra dei loro nonni che non ci sono più.
Saletta aveva una dozzina di abitanti e sotto quelle macerie che sono ancora tutte lì sono morte ventidue persone,
i parenti dei residenti venuti per le ferie. Saletta come molti altri paesini dell'Appennino ha subito negli anni una importante emigrazione ma le radici di questa gente di montagna sono forti così come il legame che li tiene attaccati alla loro terra.

"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene. Un paese vuole dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta lì ad aspettarti"  - Cesare Pavese


Nel sole che è tornato a splendere caldo un paio di bambini rincorrono il pallone mentre la musica porta conforto agli adulti. Una coppia si lascia trascinare in un valzer e ce ne andiamo accompagnati dalle struggenti note di C'era una volta il west.

 

 
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Una gran brutta storia

Post n°149 pubblicato il 26 Agosto 2018 da la.cozza

C'era una volta un ragazzo buono che volle fare il prode cavaliere e salvare una giovin donzella dalla prigione dove era tenuta rinchiusa dai suoi familiari.
Di famiglie così non ce ne erano molte, quelle poche di cui si era sentito parlare erano nella cronaca nera dei giornali o negli elenchi dei tribunali dei minori.
Pensate al degrado fisico e morale e poi peggiorate tutto quello che avete pensato e forse vi avvicinerete alla verità.
Il prode cavaliere però non aveva fatto i conti con la sua inesperienza e la sua giovane età ne aveva dato peso ai suoi conflitti interiori non risolti e alla presenza ingombrante e malata di suo padre nella sua vita.
Il sogno finì prestissimo e in men che non si dica dovette fare i conti anche con tutto quello che nemmeno la donzella sapeva di se stessa, quanto la vita vissuta ne avesse condizionato lo sviluppo mentale già precario e quanto non si possa aiutare chi non vuole essere aiutato.
Iniziò un calvario di liti furibonde ma nonostante questo si sposarono delirando di una famiglia da costruire per la bimbetta che aspettavano e minacciando ogni giorno di lasciarsi.
Il ragazzo si rifiutò di crescere e diventare uomo, in fondo suo padre non era un sessantenne di quindici anni?
Scelse di farsi vittima come era stata sua madre e a niente valsero i mille amanti di sua moglie, le ferite sul suo corpo e le lacrime innocenti della sua bimbetta.
Sua madre, una vecchia fattucchiera che distruggeve famiglie col pretesto di salvare i bambini dalla malvagità dei loro genitori, si mise in testa che qualcuno doveva intervenire e curare le ferite di quei tre, cavaliere, donzella e bimbetta.
Dopo essersi rivolta ai Dottori ( gli attuali assistenti sociali, neuropsichiatri, logopedisti, psicologi del Materno infantile e psichiatri del CSM) provò con lo Stato ( i mediatori familiari e gli psicologi dei Servizi sociali, i Carabinieri, la Polizia) ma l'unico modo per far sì che qualcuno si occupasse di quella disgraziata famiglia fu rivolgersi ai Giudici.
La fattucchiera raccontò tutto quello che sapeva e le dissero che doveva fare una denuncia. Con la morte nel cuore fece quello che sapeva che avrebbe dovuto fare molti anni prima, quando la bimbetta era piccolissima, ma non ne aveva avuto il coraggio.
Anche le fattucchiere amano i propri figli e nipoti e se per salvarli bisogna andare in tribunale, che tribunale sia!
Il prode cavaliere la accusò di ogni nefandezza e non le parlò più e non andò più a casa sua e dei suoi fratelli se non era invitata anche la donzella sua moglie, che naturalmente nessuno invitò più.
Ma la giustizia in quel lontano paese era molto lenta specie quando qualcuno faceva tutto quel che poteva per rallentarla insabbiando le carte.
Passarono due anni, due lunghi anni di dolore, impotenza e attesa e alla fine la fattucchiera tornò a bussare alla porta dei Giudici e dello Stato e qualcosa sembrò stesse per succedere.
Ora la fattucchiera è lì che aspetta disperata di sapere quale sarà la sorte della donzella che non ha colpe, che è la prima vittima in tutta questa storia, quale sarà la sorte della bimbetta adorata e del prode cavaliere, il suo amato figlio, il sio figlio amatissimo...

 
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Tre giorni lunghi un mese

Post n°148 pubblicato il 25 Agosto 2018 da la.cozza

Foligno è gialla.
Non ci ero mai stata anche se ci ero passata vicino moltissime volte così al termine della nostra riunione in un anonimo centro commerciale uguale a tutti gli altri ho chiesto a Scuttle di farci un giretto in un improponibile primissimo pomeriggio di luglio.
Come sempre Scuttle trasfoma in realtà i miei desideri ed eccoci naso all'insù a gironzolare tra piazze e vicoli medievali.
" E' solo per respirarne l'aria, per riempirmi gli occhi e avere finalmente una immagine da associare a quello che finora per me è stato solo un suono vuoto di significato, così vuoto da confonderlo sempre con un altro suono vuoto che spero presto di associare ad altre immagini per poterlo conservare nel cuore e nella mente: Spoleto."
Cerco di spiegare a Scuttle come funziona la mia memoria.
Architetture diverse convivono armonicamente fianco a fianco, sono espressioni di un unico genius loci in tempi storici diversi. Amo le case, le strade, le città. Se ho rimpianti ne ho solo due: non poter viaggiare come vorrei e non aver continuato i miei studi.
Città di Castello è verde.
Ci accoglie con la frescura dei suoi viali alberati. Umbria, cuore verde dell'Italia. Cuore scosso, spezzato ma qui non ci sono macerie e anche il terremoto sempre presente in me da due anni, per tre giorni diventa lontano, sbiadisce nei miei pensieri.
Il nostro alloggio è in un ex-convento ristrutturato, rispettandone lo stile, proprio a ridosso del centro storico. La gentilezza e la disponibilità della proprietaria  ci hanno subito favorevolmente colpito. La città dove viviamo, benchè abbia tutte le intenzioni e le potenzialità per diventare una meta turistica, ha nell'indole dei suoi abitanti l'ostacolo più grande.
Abbiamo camminato in lungo e largo per ore senza stancarci di ammirare le tante bellezze di questa città molto meno conosciuta di Spello o Gubbio ma altrettanto bella e ben tenuta.
Viareggio è bianca.
Abbiamo impiegato molto più tempo del previsto per arrivarci. Non amo le autostrade e così Scuttle mi ha accontentato impostando il navigatore in modalità "evita le autostrade".
Siamo arrivati praticamente ad ora di pranzo.
Tra ricordi di vecchie storie di famiglia, una mia prozia ha vissuto per anni a Viareggio da bambina e l'album di fotografie di mio papà bambino ha molte pagine di foto scattate a Viareggio, storie più recenti di tensioni e incomprensioni quando i fantasmi creati da problemi di salute si materializzano in esasperazione e litigi, storie di donne e di nudo negli scatti di Adolfo Favilla in mostra alla Torre Matilde, storie di Carnevali sognati e realizzati alla Cittadella e fotografati al Mercato fisso, storie di mare e di rotonde e dancing e canzoni della nostra gioventù la sera è arrivata troppo presto e con essa il viaggio fino a Lucca dove avevamo prenotato per la notte.

                   

Lucca è marrone. E' un gioiello, un topazio.
Sono totalmente affascinata dalle sue mura basse così diverse dalle alte mura di pietra grigia della mia città e dall' idea di poterle percorrere.

E' quello che resta dopo il concerto di Roger Waters.
E' un gelato fai-da-te mangiato tra altalene e panchine.
E' la voglia di tornarci per visitarla con calma e al contrario  la fuga precipitosa il mattino dopo, divorati dalle zanzare e innervositi dalla scortesia della proprietaria del B&B dove abbiamo dormito.

Pescarolo è blu.
Il blu della calma, della serenità di un pomeriggio passato attorno ad un tavolo a raccontarsi e raccontarci. Come ci fossimo lasciati un giorno prima invece che tre anni fa.
E' il blu del cielo d'estate di una mattinata a Cremona, seduta a chiacchierare con la mia amica sui gradini del Duomo mentre Scuttle sale in cima al Torrazzo insieme alla nostra nipotina acquisita. Non puoi andare a Cremona e non entrare nel Duomo a riempirti l'anima della sua bellezza e salutare Sant'Omobono.

Quando rientro a casa mi sembra di essere stata via un mese e non soltanto poco più di tre giorni.

 
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Viaggi e amici

Post n°147 pubblicato il 25 Agosto 2018 da la.cozza

E' una strana estate. Appena iniziata è già finita, mi è scivolata via come sabbia tra le dita. Come la vita.
Un giorno dopo l'altro ed ecco che il tempo si fa poco, troppo poco per fare tutto quello che vorrei ancora fare, per finire quello che ho iniziato e magari abbandonato in un angolo del cuore.
Ma il domani è un inganno, non esiste. Così come non esiste più il passato anche se ancora proietta le sue fastidiose ombre sui miei oggi.
E oggi? Oggi ho tante cose da fare che so che non farò, molte più cose che vorrei fare e che so che non farò sommersa come sono da mille pensieri, angosce, delusioni, malinconie.
Mi rifugio in un bel ricordo, forse l'unico di questa strana estate, in attesa che come un castello di carte il mio mondo mi crolli addosso dopo che io stessa ho piazzato le cariche di dinamite nelle sue fondamenta.

Il progetto dell' Associazione di cui faccio parte e a cui ho lavorato da agosto a giugno proseguirà ancora
per un anno e così dopo una prima riunione, più che altro una full immersion a casa della mia collega e amica Francesca, era necessario incontrarci di nuovo allargando un po' il gruppo per pensare insieme le attività che ci vedranno impegnate con altri volontari e amici.
Avevamo deciso per un venerdì mattina a Foligno.
Qualche giorno prima un caro amico di Scuttle gli ha telefonato per condividere con lui alcune preoccupazioni per il suo stato di salute e così su due piedi abbiamo deciso di andarlo a trovare: certi pesi si portano insieme solo abbracciandosi.
Così è nata la seconda tappa del nostro viaggio: Viareggio.
A questo punto Rerun ha giustamente osservato che da Viareggio eravamo abbastanza vicini per andare a trovare una coppia di carissimi amici che pochi giorni prima aveva avuto un grave lutto in famiglia.
Terza tappa: Pescarolo e Uniti in provincia di Cremona.
Dopo un pomeriggio passato tra Google maps e booking, Città di Castello e Lucca si sono aggiunte alla nostra breve vacanza ontheroad .
Salutati i figli siamo partiti per il nostro viaggetto che più che un viaggio sembrava una viacrucis ma gli amici si vedono nel momento del bisogno, o no?



 
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Io che porto il tuo nome

Post n°146 pubblicato il 31 Gennaio 2018 da la.cozza

Chissà dove sei, nonno. Oggi è il nostro giorno, quello in cui finchè sei stato in questo mondo abbiamo festeggiato insieme il nostro onomastico.
Mi manchi nonno, mi manchi da quel 19 febbraio di tanti anni fa.
Di li a poco avrei compiuto quindici anni.
Ora abito nella tua casa che è l'unico posto al mondo dove mi sento finalmente a casa.

Sai, nonno, ti devo tanto: quello che sono stata nella vita e che sono oggi lo devo in grandissima parte a te e alla nonna.
Ero troppo piccola quando te ne sei andato per capire fino in fondo chi eri davvero ma ti ho scoperto dai racconti di papà, dai miei ricordi, dai tuoi libri, dalle vecchie foto sbiadite, dai ricordi dell'unica zia ancora vivente che ti ha conosciuto bene, che è stata  la figlia che tu non avevi.
L'altra sera con il mio primogenito, Charlie, e con suo figlio Azzurro abbiamo guardato l'ultimo film della Disney Pixar e vi ho pensato tanto, a te e alla nonna.
Ho sempre pensato che sia così, che esista una sorta di dimensione parallela che ci consente di restare vicini.
E oggi ti vedo entrare in cucina con il pacchetto della pizzilla che piaceva tanto a nonna e con cui a volte cenavamo quando restavo da voi.
Rivedo il pacchetto delle pastarelle appeso al tuo dito mignolo.
Il tuo cappotto e il "Borsalino" che indossavi con tanta eleganza.
Nonno mio così affascinante, alto, elegante, anticonformista.....
Nonno che mi hai insegnato a scrivere a macchina e a usare la calcolatrice, che non ti arrabbiavi quando ti consumavo tutta la carta copiativa e con le dita sporche di inchiostro blu pasticciavo tra le tue carte o giocavo con i mattoni.
Nonno che mi temperavi i lapis con il coltello e mi davi i tuoi registri per disegnare. Nonno che mi hai trasmesso l'amore per la bellezza in tutte le sue forme e mi hai insegnato la libertà del pensiero e la coerenza.
La vita non ti ha risparmiato niente ma dei tuoi drammi non parlavi mai e quando ti domandavo di raccontarmi della guerra che stavo studiando sui libri di storia, tu che di guerre ne hai combattute due mi rispondevi: "La guerra è una cosa oscena." e che delle cose oscene non se ne deve parlare lo leggevo nei tuoi occhi buoni.
L'estate in cui ti sei ammalato passavo tutti i giorni a portarti il giornale e ti trovavo quasi sempre dove sono seduta ora io solo che lo schermo che guardavi era quello del televisore e non quello di un computer.
"Nonno cosa guardi?"
"La partita di calcio."
"Chi sta giocando?"
"Non lo so."

Te ne sei andato prima che la demenza senile cancellasse quello che eri.
Hai lasciato in eredità ai tuoi pronipoti le tue notevoli doti artistiche, io non ho potuto far altro che regalare a Sally la tua cassetta dei colori ad olio e riempire casa dei tuoi quadri.
L'ultimo ricordo che ho di te è quello di un elegantissimo signore con cappotto e cappello grigio che si ferma a parlare con me e le mie compagne di scuola in una via del centro della mia città.
"Chi era quel signore?" mi chiesero ammirate le mie amiche
"Mio nonno" risposi e orgogliosamente aggiunsi "e io porto il suo nome."

 

 
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Impegnata a vivere

Post n°145 pubblicato il 03 Dicembre 2017 da la.cozza

Più di due mesi che non scrivo.
Due mesi di ore e ore passate ad immaginare e organizzare attività dell'associazione di volontariato di cui faccio parte.
Due mesi di viaggi su e giù per l'Italia.
Trovando anche il tempo per lavorare che con l'arrivo di settembre riprende anche il mio lavoro.
Senza tralasciare di fare la nonna tre pomeriggi ogni quindici giorni.
Costruendo ricordi per i miei nipoti, ricordi che spero un domani siano loro di consolazione come lo sono per me quelli regalatimi dai miei nonni.

Se avessi saputo che il progetto in cui mi stavo imbarcando mi avrebbe assorbito così tanto mi sarei morsa la lingua e avrei accettato la proposta fattami dal Presidente della mia associazione di essere vicini alle popolazioni terremotate acquistando beni e strumenti per le scuole.
Ma un regalo grandissimo questo progetto me lo ha fatto già! Anzi più di uno.
Mi ha permesso infatti di stringere ancora di più l'amicizia che mi lega da sette anni alla rappresentante di un'altra provincia e di incontrarla più spesso e soprattutto mi ha dato l'occasione di incontrare di nuovo un'amica per me davvero speciale.
A metà ottobre infatti sono stata a Bologna per la presentazione del progetto e facendo andare nel panico tutto lo staff degli organizzatori che non sapevano dove fossi finita e temevano me ne fossi andata per la grande arrabbiatura che mi avevano fatto prendere, mi sono ritagliata un'oretta tutta per me, anzi per noi, proprio prima del mio intervento al convegno.
Un'ora davvero ben spesa! Ero totalmente nel pallone visto che il discorsetto che mi ero preparato era stato stravolto dagli organizzatori e praticamente non avevo la più pallida idea di cosa avrei detto. 


 
Sedute in una gelateria sorseggiando un buon caffè abbiamo chiacchierato come se ci fossimo viste il giorno prima e non cinque anni prima. Il suo sorriso, il suo bel carattere, la sua allegria mi hanno fatto stare davvero bene e così rilassata e serena sono rientrata dove si svolgeva il convegno e ho parlato di questo progetto a cui tengo moltissimo così come avevo parlato con lei, come si racconta un sogno nel cassetto ad un amico con in più l'emozione e la gioia del sapere che quel sogno stava per diventare realtà.




 
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Se prima erano in cinque a ballare l'ully gally

Post n°144 pubblicato il 21 Settembre 2017 da la.cozza

Adesso sono in sei a ballere l'ully gally.
L'ultima cicogna è atterrata proprio il giorno del compleanno di Lunapiena.
E come Azzurro è la fotocopia di Charlie, Pupetta è la fotocopia di Lucy.
Uguale alla mamma in tutto e per tutto.
Mi auguro che non sia proprio così dato che crescere la mia secondogenita non è stata esattamente
una passeggiata di salute.
Ora i miei pomeriggi settimanali con i nipoti sono decisamente affollati visto che Azzurro e Pupetta devono per forza venire accompagnati da almeno uno dei genitori.
Certo la confusione è tanta ed anche il disordine ma sono una confusione ed un disordine che mi riempiono l'anima di dolcezza. Borbotto e mi lamento un pò, tanto per fare scena con Scuttle e Sally ma dentro di me sono felicissima di avere figli e nipoti intorno.
L'unica nota stonata, l'unica spina nel cuore che mi fa riempire gli occhi di lacrime, è l'assenza di Linus e Marcie.

 
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Le rose di Amatrice

Post n°143 pubblicato il 10 Settembre 2017 da la.cozza

Ci siamo tornati ancora una volta, l'ultima era stata ai primi di giugno.
Ci siamo tornati per incontrare una cara amica e buttar giù insieme un progetto di solidarietà.
Ci siamo tornati come si va a far visita al Camposanto o in pellegrinaggio.
Ci siamo tornati ancora una volta senza macchina fotografica, con soltanto le nostre lacrime.
Abbiamo pranzato con un panino dato che i ristoranti dell'area-food erano strapieni e se non avevi prenotato non c'era niente da fare. Ne siamo stati tutti contentissimi, anche se non ho potuto fare a meno di rammaricarmi per l'occasione mancata di dare un pò di ossigeno alle altre attività produttive locali che ancora non hanno un punto vendita dopo più di un anno! Tutte quelle persone che hanno mangiato benissimo e si sono riportate a casa le foto delle macerie (verrebbe quasi da dire di non toglierle, sono un'attrattiva turistica!Poveri noi!) avrebbero certamente comprato souvenirs e kit per fare l'Amatriciana o la Gricia.
Ma non è di questo che volevo scrivere.
Questo terremoto mi ha cambiato o meglio ha cambiato profondamente il mio rapporto con la Terra.
Da piccolina, alla scuola elementare, la maestra mi ha insegnato che esistono esseri viventi ed esseri non viventi. Che ci sono persone, animali e cose. Terra: nome comune di cosa, femminile, singolare. Montagna: nome comune di cosa, femminile, singolare.
Terra e montagna appartengono al regno minerale, sono inanimate, sono cose.
E' qui l'inganno, l'errore che poi partorisce mostruosità come raccontare ai bambini che dentro la terra c'è un drago che scatena i terremoti. La terra è un essere vivente. Come tale cresce, si muove, respira.
Non può essere altrimenti. Come è possibile, se la terra è soltanto una cosa senza vita, che da essa nascano erbe, fiori, alberi e frutti? Che essa dia vita, acqua e cibo?
San Francesco, del cui spirito è piena la valle in cui vivo diceva:
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,

la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Il terremoto? E' soltanto la terra che cresce. Le montagne che si stiracchiano.
Ogni volta che percorro la strada per Amatrice resto a bocca aperta per lo stupore e la meraviglia davanti alla maestosità degli Appennini così come mi accade ogni volta che vedo schiudersi una rosa.
Ad Amatrice le rose fiorite sono ovunque, nate nei giardini di case che non esistono più, profumano l'aria dove ondeggiano alberi che sono sempre lì. I rampicanti ricoprono i muri indifferenti alla loro rovina, la natura non sembra scossa più di tanto in mezzo a tutta quella distruzione.
Davanti a quel che resta dell'imponente, un tempo, chiesa di Sant'Agostino, proprio in faccia alle montagne, osservo ciò che resta dell'opera dell'uomo: cumuli di sassi, tegole, cemento, ferro. L'opera di Dio è lì, immota e quasi immutata ma soprattutto viva con i suoi colori e profumi.                             
Che cos'è l'uomo perchè te ne curi, il figlio dell' uomo perchè te ne dia pensiero? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore l'hai coronato, tutto hai posto sotto i suoi piedi.
E lui, cieco, tutto distrugge pagando il suo pegno all'avidità.

Ci siamo tornati e come ogni volta sulla strada del ritorno ci siamo fermati da Amelia, di Casale Nibbi, per comprare quello che ha sia esso yogurth di fattoria, ricotta, caciotta o il fantastico stracchino stagionato.
Comprerei anche i sassi pur di sostenere le aziende di queste splendide persone forti e tenaci proprio come le loro montagne.
Ci siamo tornati e ancora una volta siamo tornati a casa col cuore straziato.

Non ci sono immagini in questo post perchè io foto lì proprio non ne faccio, non posso dimenticare che lì sotto, sotto quelle macerie, sono morte 249 persone e le foto prese da internet non trasmettono assolutamente quello che ho visto lì con tutto il suo orrore e la sua meraviglia.
Venite a vedere con i vostri occhi.

 
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Tanti auguri a me.

Post n°142 pubblicato il 21 Agosto 2017 da la.cozza

Il 20 agosto è un giorno importante per me.
In questo giorno sono diventata madre per la prima volta.
Nello stesso giorno, dieci anni dopo, sono diventata madre per la quinta volta.
Partorirai con dolore. Sono stati due parti difficili, di quelli che ti fanno dire: Mai più!
Ma poi te ne scordi per la felicità che un figlio ti regala.
Charlie e Rerun: trentadue e ventidue anni.
E nessuno dei due ieri era qui con me a festeggiare.
Charlie a Bousson per lavoro.
Rerun a Gubbio a unire l'utile al dilettevole cercando di trasformare una delle sue passioni in un futuro pezzetto di lavoro.
Volevo fare qualcosa di speciale che ci facesse sentire più vicini e così ho recuperato dall'hard disk e dagli album di fotografie le foto dei loro compleanni per farne un piccolo video.
Per farlo ho dovuto sfogliare pagine e pagine di fotografie, frugare in un paio di scatoloni, aprire anteprime di files.
Tanti volti sorridenti di persone che non ci sono più, zii, nonni, i miei genitori.
Bambini ormai diventati adulti, chissà se sono ancora felici, se sorridono ancora?

I miei figli quando ancora non erano stati straziati dalla progressiva distruzione della nostra famiglia. Volti ogni anno sempre più tesi, sorrisi sempre più forzati.
Ho ripercorso come in uno speed draw  trentadue anni di vita.
Mi sono fatta male. Tanto.
Ho riletto tutta la mia storia e la mia sofferenza in quel volto sempre più scarnito, sempre meno sorridente, in quegli occhi disperati.
Poi la rinascita, la nostra sofferta nuova vita.
Il mio ritrovato sorriso che non mi ha più lasciato, nemmeno tra le lacrime, nemmeno nei giorni più bui. Nemmeno ieri.
Non sono ancora pronta per mettere ordine tra le fotografie ammucchiate negli scatoloni nei nostri anni più terribili.

Non sono ancora pronta per riabbracciare il mio passato ma devo farlo per ritrovare pienamente me stessa e i miei ragazzi.

 
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I bei tempi andati

Post n°141 pubblicato il 19 Agosto 2017 da la.cozza

Spesso rimpiango il passato. Forse perchè del passato ricordo solo le cose piacevoli e lo avvolgo col profumo del ricordo che cambia in meglio, come cantava Guccini.
Non sono poi nemmeno tanto vecchia ma ho assistito a cambiamenti enormi come se il mondo avesse ingranato la quinta e tutto stesse cambiando a velocità sempre maggiore. Anche la vita di una semplice casalinga.
Da bambina amavo venire in questa casa dove ora abito. Era la casa dei miei nonni paterni, che adoravo e a cui devo moltissimo. L'aveva costruita mio nonno al tempo delle Sanzioni, quindi circa ottanta anni fa, per la sua famiglia, quella di suo padre e quella dei suoi suoceri. Quando ci scorrazzavo io era abitata dai miei nonni al pianterreno, dalla sorella di mio nonno con la figla rimasta vedova giovanissima e suo figlio al secondo piano, mentre il primo piano era stato venduto durante la guerra.
C'erano locali condominiali e stanze che non esistono più nelle case di oggi.
Il locale dei "vaschetti", due grandi vasche di cemento dove la donna che veniva a fare il bucato a turno lavava le lenzuola delle tre famiglie per poi stenderle sulla terrazza all'ultimo piano. Questa era all'epoca considerata una gran comodità rispetto alle altre lavandaie che lavavano i panni al fiume.

                              
I miei nonni venivano da Roma, erano di famiglie benestanti e nonno in particolare era considerato un pò eccentrico, di sicuro con idee molto moderne.
La cucina comunicava con un retrocucina che fungeva da dispensa e da frigorifero, non c'era il termosifone e la finestra era aperta giorno e notte. Ricordo ancora l'uomo col carretto che portava il ghiaccio.
Non c'era il gas e nonna cucinava con la stufa a legna. Io ero affascinata da quegli anelli concentrici che lei tirava su con un lungo gancio ad uncino lasciando intravedere il fuoco che ardeva sotto. Chissà che fine avrà fatto l'onnipresente bollitore dell'acqua.

                                      
Adoravo le patatine fritte che nonna teneva in caldo avvolte nella carta marrone all'interno di un piccolo vano della stufa.
Qualche anno dopo papà le regalò, viste le piccole dimensioni della stanza, una cucina da appoggio, tre fornelli attaccati ad una bombola, e il frigorifero.
Per l'acqua calda in bagno c'era lo scaldabagno elettrico e per l'acqua fredda i "cassoni" sotto il tetto.
Accanto alla cantina c'era la "carbonaia" per alimentare la caldaia condominiale che prima di essere mandata in pensione vent'anni fa ha bruciato tutti i tipi di combustibile di anno in anno forniti dal mercato.
Io passavo le ore nello studio con nonno scrivendo a macchina.
Per fare più copie si usava la carta carbone o carta copiativa: un foglio di carta leggera e un foglio di carta carbone, un foglio di carta leggera e un foglio di carta carbone e così via. L'ultima copia si intravedeva appena e la carta copiativa si riempiva via via di lettere in negativo sempre meno riconoscibili visto che si usava più volte.
Se non scrivevo a macchina, disegnavo: armata di "lapis" copiavo quadri famosi da uno dei tanti libri di n
onno.   
                               

A merenda sorseggiavo compunta il mio te insieme a nonna dopo aver guardato, sempre con stupore, l'acqua nella teiera tingersi d'ambra ad ogni movimento dell'infusore. Le bustine già dosate saranno anche più pratiche ma di sicuro sono molto meno affascinanti.

 
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Anniversari e tradizioni

Post n°140 pubblicato il 15 Agosto 2017 da la.cozza

I miei genitori si sposarono il 7 agosto del 1955.
Quest'anno avrebbero festeggiato il sessantaduesimo anniversario di matrimonio se non avessero avuto la cattiva idea di lasciare questa valle di lacrime qualche anno fa. Da quando si sono sposati questa è la sola cosa importante della loro vita  che non hanno fatto insieme. Da noi, come in molte altre parti d'Italia, c'è l'usanza di far dire una messa in suffragio dell'anima del defunto nell'anniversario della morte.
Che per i cristiani è l'anniversario dell'inizio di una nuova vita, una sorta di nascita alla vita eterna.
Così gli anni passati io e mia sorella abbiamo fatto dire due messe a cui abbiamo invitato i parenti, come si usa qui. Una a maggio per mamma e una a giugno per papà.
Messe sbrigative, con il nome letto insieme a quello degli altri "morti del giorno" come si legge un elenco della spesa, da sacerdoti che nemmeno li avevano conosciuti quei morti.
Quando siamo state fortunate la messa l'ha celebrata il loro parroco che li conosceva bene e ci ha messo un pò più di sentimento. Tranne la volta che si è proprio scordato di menzionarli.
Ci ho messo molto poco tempo a stancarmi di ricordarli così, separatamente, senza amore, senza gioia, nel giorno per me più doloroso delle loro vite e ho cominciato a pensare a qualcosa di diverso.
Una messa, sì ma non nel giorno della loro morte bensì in quello in cui tutto ha avuto inizio: quello del loro matrimonio.
Di più: una messa celebrata nell'anniversario e nel luogo del loro matrimonio.
Due anni fa l'anniversario cadeva in un giorno feriale e nel santuario francescano in cui si sono sposati la messa durante la settimana la dicono solo alle otto del mattino!
Così ci siamo rassegnati alle due messe e il sette agosto io e Scuttle ce ne siamo andati in visita al Santuario tra ricordi e lacrime.
L'anno scorso ho avuto fortuna: cadeva di domenica.
Alle dieci e trenta eravamo lì con Sally, Rerun e Cucciolo e l'emozione per me è stata grandissima anche perchè avevamo spiegato precedentemente, al frate che avrebbe celebrato, il nostro desiderio di ricordarli insieme proprio lì e proprio quel giorno e così il loro ricordo non era stato freddo e impersonale.
Forte di questa esperienza positiva quest'anno ho saltato le due messe di maggio e giugno e telefonato per prendere accordi per la domenica più vicina all'anniversario.
Mi è andata male: dovevo telefonare almeno sei mesi prima, mi ha detto il frate all'altro capo del telefono spiegandomi che già c'erano altre richieste e che non possono dire troppi nomi sennò la messa si allunga all'infinito.
Così sono ricorsa al piano B.
Nella mia vita di mamma di sei figli in una famiglia complicata ho imparato che c'è sempre un piano B.
Il giorno dell'anniversario io, Scuttle, Sally, Rerun e Cucciolo abbiamo pregato recitando i vespri proprio dove i miei genitori hanno promunciato il loro Sì.
Sono in debito di due messe con mamma e papà ma la serenità che mi ha procurato ricordarli così non ha prezzo.

 

 
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I figli
Charlie(1985) Lucy(1986)
Linus(1988) Sally(1990)
Rerun(1995) Cucciolo(1996)

I nipoti
da Lucy e il.genero
Principino(2005) Cicciobello(2008) Pupetta(2017)  
da Linus e Marcie
Lunapiena
(2011)
da Charlie e Frida
SueStorm
(2012)
da Charlie e Piperita Patty
Azzurro(2016)


 

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