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Teoria e tecnica dell’appuntamento: la tecnica

Post n°159 pubblicato il 30 Aprile 2013 da Mr.Nice.Guy
 
Foto di Mr.Nice.Guy

A quanto pare il post di ieri ha sollevato una piccola alzata di scudi, da parte delle accese sostenitrici del “basta essere se stessi”. Che per carità, magari funziona pure, mica dico di no. Agli altri funziona, a me, no. Ma per tutte le altre persone, convinte come me che sia un po’ una mezza scemenza, oggi parliamo di alcuni piccoli accorgimenti anti-catastrofe. In altre parole, di come applicare la strategia di minimo rischio.

Quando si parla di appuntamenti, e di “primi appuntamenti” in particolare, è assolutamente doveroso fare una distinzione fra le persone con le quali stiamo per accompagnarci. Perché non funziona allo stesso modo. In pratica, uscire con un’amica, con una potenziale trombamica o con l’amore della nostra vita hanno in comune solo tre cose: un uomo, una donna, e il fatto che passeranno del tempo insieme. Il resto cambia.

La prima volta che uscite con un’amica, con la quale non andreste a letto nemmeno dopo 2 anni di astinenza, pure se quella si presentasse in versione Jessica Rabbit e con uno zainetto pieno di filmini porno, non è che rischiate molto. Al massimo vi rompete le scatole per mancanza di argomenti di conversazione, ma fine. Quindi la cosa più saggia ed educata da fare, è mettervi nella condizione di non occupare troppo del suo tempo con un’attività noiosa.

In quel caso, anche solo per semplice prudenza, è meglio scegliere una cena come “primo appuntamento”, così se va bene vi siete divertiti, e se va male pazienza, ma non è successo niente di grave. Scegliere di passare la giornata assieme, al contrario, espone al rischio di esaurire le chiacchiere dopo un paio d’ore, così poi  ci si rompe brutalmente i cosiddetti per tutto il resto del tempo. E anche per semplice cortesia, è meglio evitare che qualcuno pensi di aver buttato via tutta la giornata con una persona noiosa.

Quando si tratta di una donna che vi interessa, al contrario, è tutto un altro paio di maniche. In quel caso la posta in gioco è molto più alta, e a impantanarvi in due ore di conversazione stentata, correte seriamente il rischio di perdere tutto in un colpo solo. Il classico primo e ultimo appuntamento, tanto per capirci. La chiave di tutto quindi è di rischiare il meno possibile.

Per farlo, ci sono cinque piccoli accorgimenti.

Primo, zero aspettative. Ma zero assoluto, bisogna partire con il presupposto che non si concluderà niente. A tutte le vittime della cotta assassina, flagellati da sciami di farfalle nello stomaco e con il cuore talmente in gola che per fargli l’elettrocardiogramma basta mettergli una spina della lampada in bocca, questo potrà sembrare una crudele doccia fredda. Datemi retta, partite dal presupposto che quella NON è la vostra grande occasione.

Anzi, maggiori le aspettative, maggiori le probabilità di un fiasco clamoroso. Garantito.  Potrei raccontare innumerevoli (e ahimè tristi) episodi in cui ho mandato all’aria tutto, ma per farla breve posso dire solo una cosa: tutte le volte che durante un aperitivo già mi vedevo già la ragazza che mi stava accanto in 3 o 4 posizioni diverse, sono andato miseramente in bianco. Quindi bisogna partire sempre dal presupposto che state passando un po’ di tempo con una persona piacevole, e basta. Se non scatta subito la scintilla, pazienza, si punta al secondo appuntamento. La chiave è non mandare tutto all’aria la prima volta.

Secondo, sì all’aperitivo la sera durante la settimana, no al caffè o al gelato di sabato pomeriggio. In sostanza, bisogna scegliere sempre qualcosa che si può fare per mezzora, per poi andarsene tranquillamente se comincia a tirare una brutta aria. Con l’aperitivo, ci si beve un bello spritz, si fanno due chiacchiere, poi se la conversazione parte bene si passa un’oretta in allegria, mentre se va male si può tagliare la corda con la scusa della cena senza fare danni. Altrimenti, si rischia di occupare tutto il pomeriggio di una persona, tra l’altro rimanendo bloccati lì per 3 ore senza possibilità di fuga.

Se comincia ad andare male, non è che la potete mollare lì e andarvene, dovete restare a far conversazione, e le cagate che potete dire in 3 ore possono essere catastrofiche. E addio secondo appuntamento. Ho ancora stampato in mente un appuntamento con una ragazza che era chiaramente molto interessata a me, tanto che l’invito mi era addirittura arrivato da parte di un’amica comune, e un pomeriggio catastrofico mi ha fatto collezionare talmente tante brutte figure che ancora me ne vergogno. Se avessi potuto mollarla là dopo un’oretta, sarebbe stato tutto diverso, ma avevo scelto il pomeriggio, e me la sono dovuta mettere via.

Terzo, sì allo spritz, no alla birra, al caffè, al gelato, al panino e ai long drink in qualsiasi forma. Fra patatine e chiacchiere, se le cose vanno bene uno si beve anche due o tre spritz, ed è risaputo che l’alcol rende le persone più interessanti e più disponibili. Al contrario, una birra o un long drink restano lì per un’ora, perché non ti tracanni mezzo litro di roba in scioltezza, per poi chiedere il secondo o il terzo giro. Senza contare che non ti puoi bere due caffè o mangiare due panini per prolungare l’incontro, e due caffè o due panini non ti rendono certo più seducente. Al massimo ti fanno venire mal di stomaco.

Quarto, mai mai mai (mai) iniziare con la cena. Come dicevo prima, la chiave di tutto è avere la possibilità di tagliare l’angolo se le cose non promettono bene. Se ci si imbarazza e si fa un passo falso, come sparare la classica cazzata che rovina l’atmosfera, poi tocca restare lì per tutto il tempo a cercare di rimediare al danno, così va a finire che ci si agita e va tutto all’aria.

Alla cena ci si arriva passando dall’aperitivo: se le cose vanno bene, un invito a cena dopo l’aperitivo è una cosa normalissima, altrimenti sarà per la prossima volta. Stesso dicasi per gli inviti a pranzo. È sempre meglio partire dall’aperitivo, e poi se dopo un’oretta si sta ancora chiacchierando allegramente, si può buttare là che magari mangiare un boccone assieme non è una cattiva idea. 9 volte su 10 è un sì.

Quinto, al momento di concludere, un minimo di discrezione è fondamentale. Se la cena è andata bene, è meglio evitare inviti il cui senso sia inequivocabilmente “ti va di venire a casa mia, che ti do una ripassata?” appena avete saldato il conto. In agguato c’è un due di picche di dimensioni colossali. Dopo cena, sono obbligatori passeggiata e gelato, se fa freddo  si può sempre fare l’ultimo giro in qualche baretto, ma in ogni caso c’è un’altra oretta da occupare con le chiacchiere, prima di fare la mossa. A giocare d’anticipo, si va in bianco, ma così in bianco che nemmeno il Dash con il Vanish Oxi Action.

Nel caso in cui si riesca a superare anche l’oretta dopo cena, stando sempre pronti alla ritirata strategica se comincia a tirare aria di due di picche, solo allora si può provare la frase tattica. L’invito per un tè o l’amaro a casa vanno sempre benissimo. Che intendiamoci, quando inviti una persona a casa tua per prendere il tè dopo cena, in realtà vuol dire esattamente “ti va di venire a casa mia, che ti do una ripassata?”. E lo sanno tutti.

Però è meno clamorosa, quindi di solito funziona.

 

 
 
 
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CHI È IL MISTER

Mr Nice Guy: espressione inglese per indicare il "classico bravo ragazzo".

Il mio punto di vista è quello di una persona assolutamente normale. Sono il classico bravo ragazzo. Se ci fosse una definizione di bravo ragazzo medio, nel dizionario, beh, ci sarebbe la mia foto di fianco. Ma nella mia esperienza, essere un bravo ragazzo non ha vantaggi di sorta. Solo sfighe.
E questo è il mio punto di partenza.

 

 

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Inviato da venus.veronensis il 30/10/08 @ 12:39 via WEB
Scendi tra noi umani qualche volta.

Inviato da marematite il 21/10/08 @ 10:45 via WEB
ma vaffanculo...

Inviato da  mr.controcorrente il 18/09/08 @ 13:15 via WEB
... e, aggiungo, da perfetto cattolico quale sei, dovresti sapere che uno dei 7 peccati capitali è la SUPERBIA.

Inviato da vargoli il 01/09/08 @ 16:31 via WEB
Beh, sai, forse hai trovato solo stronze egoiste perché, come si dice, "similes cum similibus congregantur".
 
 

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