
Uno degli aspetti particolari di lavorare in un ufficio di ingegneri, è che più o meno tutto quello su cui si ragiona, prima o poi viene convertito in formule e numeri. Se a questo aggiungete che ad eccezione della Zia l’ufficio è di soli uomini (vige il veto della moglie del capo: niente sciacquette ad insidiare il marito…), e che per motivi di convivenza civile non si discute né di calcio, né di politica, arriverete presto a capire che l’argomento principe di ogni discussione è sempre il solito.
Ora, è fuori di ogni dubbio che sesso e numeri vadano particolarmente d’accordo nella mente maschile. L’uomo medio, compreso il qui presente, è costantemente ossessionato dalla questione dimensioni, frequenza dei rapporti e numero degli ex con cui l’attuale morosa ha fatto le capriole, ivi compresi trombamici, conoscenti e botte occasionali.
È altrettanto risaputo inoltre che fra gli hobby preferiti degli uomini c’è quello di dare il voto alle donne con cui sono andati a letto e attribuire loro un punteggio in base alla bellezza, tra l’altro generalmente da 1 a 10 per le prestazioni sessuali e in centesimi per l’aspetto fisico.
Lo so, lo so, non dite niente…
Credo tuttavia che in questi giorni nel mio ufficio siano stati raggiunti dei livelli di bassezza mai sognati, e lo dico pure con un certo orgoglio.
Tutto nasce dal Vichingo, che in un momento di euforia se ne esce con due sparate assolutamente memorabili. La prima è che in materia di donne il suo motto è sempre stato “sòche ma bone” , liberamente traducibile come “zucche ma gnocche”, e la seconda è che negli anni ha teorizzato l’esistenza di un coefficiente specifico per ogni donna, a detta sua di un’importanza talmente rivoluzionaria da fargli vincere almeno un paio di premi Nobel.
Detto coefficiente è il coefficiente F, o kF, dove la F sta per una parte anatomica di una donna ben definita , ma che per amor di discussione ricondurremo a “coefficiente femminile”, espresso dal rapporto fra il suo quoziente intellettivo e la misura di reggiseno.
In pratica kF = QI / misura di reggiseno
Dopodiché il Vichingo ha provveduto a spiegarci che sulla base delle premesse effettuate, e cioè “sòche ma bone”, si deduce che più il quoziente intellettivo di una donna si abbassa in favore di un aumento della misura di reggiseno, più la kF diminuisce e la donna diventa desiderabile.
Al di là dello scoppio di risate che ha rischiato di lasciarci svenuti, Capo e Zia compresi, la sparata sembrava fine a sé stessa. Rendetevi conto però che stiamo parlando di un ufficio di ingegneri, dove la sola parola “coefficiente” è in grado di solleticare tutti gli istinti più bestiali.
Lavoriamo con talmente tanti coefficienti, fra resistenza meccanica, al calore, conducibilità termica, velocità di reazione, modulo elastico, chi più ne ha più ne metta, che l’idea stessa di un “coefficiente femminile” era troppo allettante per cadere nel vuoto.
Risultato, abbiamo sparato cavolate a valanga per un’ora, e alla fine dentro la kF ci sono finite peso, altezza, indice di massa corporea, quoziente intellettivo e persino il fattore correttivo per l’età. È un miracolo che non ci abbiamo infilato anche il rapporto vita/fianchi, ma è solo perché non è che si può andare da una donna e chiederle tutte queste misure senza destare sospetti…
La formula risultante, in tutto il suo maschilismo, è la seguente

Dove
kF = Coefficiente Femminile
QI = Quoziente intellettivo
BMI = Body Mass Index (indice di massa corporea)
m = Misura di reggiseno (nota: un quarto d’ora di discussioni per scegliere fra coppa e misura di reggiseno…)
Ieri pomeriggio poi abbiamo passato un’ altra ora a fare le prove per verificare l’attendibilità del coefficiente, e alla fine abbiamo persino rimesso mano alla formula.
La cosa più ridicola è che ce ne stavamo alla lavagna tutti infervorati a scrivere formule matematiche e fare grafici, parlando di progressioni logaritmiche, andamenti lineari e fattori compensativi, che neanche in una puntata di Numb3rs…
Alla fine ho raccontato questa cosa all’Attivista, che è contemporaneamente abbondante di cervello e scarsa di tette, e il suo commento è stato, con voce tristanzuola, “però in questa formula non c’è scritto quanti pompini ti fa…”
Sentendo quest’affermazione, nei nostri occhi si è accesa una luce inquietante. Già vediamo l’applicazione pratica del coefficiente f: sulla falsa riga dell’equazione di stato dei gas perfetti (pV= nRT), una possibile “equazione di stato della donna perfetta”…
Già mi immagino le litigate per decidere quali fattori inserire nell’equazione!
Ah! Bella la fisica!
Inviato da: Attivista
il 03/11/2024 alle 15:32
Inviato da: dio
il 02/11/2022 alle 22:13
Inviato da: VSPMHEB
il 29/10/2022 alle 20:30
Inviato da: cassetta2
il 21/10/2020 alle 10:34
Inviato da: Gio
il 11/10/2019 alle 11:30