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Post n°2 pubblicato il 24 Marzo 2008 da forsesara
 

 

Anche oggi piove e Tommaso sta davanti alla finestra ad osservare il giardino e più in là la strada, quella strada che ha portato via il suo papà. Nelle giornate come questa si rivede bambino, e nuovamente lo guarda mentre si allontana, con lo stesso cappello e lo stesso cappotto nero e quella valigia pesante. -“FERMATI!”- gli dice bisbigliando, con la speranza che comunque lo senta- “ALMENO SALUTAMI DA LONTANO, FAMMI UN CENNO, DIMMI CHE NON MI LASCERAI”- Ma suo padre prosegue senza indugio. Da allora non ha più saputo niente di lui.


E' grande Tommaso, sta stretto nei suoi quindici anni, sta stretto nella casa in cui è cresciuto, persino questa cittadella lo opprime. Sogna di fuggire, lontano, non sa dove di preciso, basta che sia altrove, non tra le solite stupide persone, le solite chiacchiere, incomprensioni... Sogna la libertà, l'indipendenza, sta stretto nel suo “ruolo” di figlio, non sopporta più queste catene, questa impossibilità di esprimere tutto il mondo che ha dentro, la sua pazzia? Si, se è pazzo chi vuole vivere appieno, fuori da ogni ruolo forzato, semplicemente seguendo la propria coscienza... Tommaso forse è un folle perché crede che sia possibile una vita semplice e serena, come lui non la conosce, esattamente l'opposto della sua, o forse come quella ancora presente nei suoi ricordi di bambino... Si la felicità esiste perché l'ha assaporata un tempo, prima che voltasse l'angolo insieme a quella sagoma scura.

Tommaso passa intere ore a ripensare alla sua infanzia, rivede tutto rosa, si sente impotente, vorrebbe un po' di pace, invece si ritrova in gabbia. Ci sono momenti in cui si chiede se non sia stato tutto un inganno, se la perfezione nei suoi ricordi non fosse solo frutto di una infantile ingenuità. Ma cosa ci sarebbe poi di male nel vivere senza tutte queste malizie, queste regole eccessive ed ipocrite?


Rivive un Natale in famiglia, un'allegra tavolata, tante voci, risate, tutti insieme uniti, una vera famiglia. Se capitava un litigio, per un qualunque motivo, si riaggiustava tutto, perché si era in Famiglia.

Ora quella luce non c'è più. Tommaso non fa altro che litigare con sua madre, con zii, zie e parenti vari. Si sente ripetere tutti i giorni quello che deve e non deve fare, secondo questo e quell' esempio, come se non fosse all'altezza del mondo intero, perché non è capace di dire la cosa giusta al momento giusto, conformemente agli usi e alle idee correnti, per rispetto delle convenienze... E' una sofferenza immensa la sua, sente tanta cattiveria intorno a sé: lui capisce tutti, prova a mettersi nei panni altrui, capisce chi ha idee diverse dalle sue, accetta tutto perché sa che il mondo è fatto di un'immensa varietà di colori, con i suoi infiniti contrasti, ed è perfetto così. Prova a spiegarlo a quelle persone che comunque ama nonostante tutto, ma non fa altro che peggiorare la situazione, perché lui è un “pocodibuono”, che non farà mai niente di importante, che non andrà da nessuna parte perché è un incapace: be', dove vuole andare “uno come lui”, che non sa seguire i “giusti” consigli? Già. Spesso gli capita quasi di credere che sia veramente così, si rispecchia pienamente in questa modo di essere rappresentato, si sente un fallito, inutile, sente il peso dell'assurdità dei suoi grandi sogni, vorrebbe non essere mai nato. Non capisce per quale motivo sia lì, e perché nessuno lo capisca, nessuno veda quanto di buono ha dentro, perché continuino a ferirlo e opprimerlo in questo modo. Delle volte sente tanta di quella rabbia dentro che distruggerebbe tutto. Se solo potesse fuggire! Una fuga sarebbe perfetta. Poco importerebbe forse agli altri, forse, ma anche se fosse? Tutti hanno diritto ad un po' di pace, per Tommaso deve essere diverso? Ma non è semplice. Tommaso sa che per un quindicenne solo non ci sono scappatoie, malgrado sia tanta la voglia di fare, di lavorare, non può, non ha i mezzi, non ha l'età. L'età. Nonostante si senta una vita di più. Non gli resta che aspettare, studiando sempre in che modo potrà andare finalmente lontano, ma momentaneamente sopportando il macigno. L'unico piacere della scuola è rappresentato dai compagni di classe: belle persone, e soprattutto sincere. Con loro sta bene, si diverte, e può essere sé stesso, può ritagliarsi i suoi spazi senza dover rendere conti a nessuno, senza essere deriso o giudicato... Non vorrebbe mai tornare a casa. Ma non può fare altrimenti. Almeno cerca di poter uscire qualche pomeriggio, per un film al cinema, una partita, o semplicemente per parlare, ed ecco che è costretto ad inventarsi delle storie: dal momento che gli è proibito perdere tempo in attività inutili, ossia tutto ciò che non riguarda gli studi, Tommaso racconta che partecipa a dei corsi pomeridiani di approfondimento di questa o quella materia, ai quali non può proprio mancare. Sente tutta l'assurdità di così tanti divieti, sono troppi a non avere un senso. Potrebbe capire la madre, tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare per crescerlo da sola, potrebbe capire le sue paure, il timore di perdere anche lui... Potrebbe forse, ma è stanco. Troppo stanco. E in fondo: cosa si può pretendere da “uno come lui”? Da “uno come lui”. Se lo chiede spesso: cosa intendono nel definirlo così? Cosa ne sanno veramente di lui? Cos'ha fatto di così irrimediabile per essere marchiato a vita come “l'inetto della famiglia”? Forse, dal momento che il piccolo non è come loro, lo paragonano a quell'uomo che l'ha abbandonato? - NO, E' TROPPO. ORA BASTA. NON VOGLIO PAGARE PER COLPE NON MIE, NON VOGLIO NEANCHE CERCARE DI SAPERE CHI VERAMENTE HA RAGIONE E CHI TORTO. BASTA. VOGLIO SOLO ANDARE VIA. -

E così Tommaso esce, fa le sue esperienze, si sfoga un po' con gli amici, vive la vita in maniera da non avere mai niente di cui pentirsi, che poi è ciò che veramente conta per lui. Questo è uno dei risultati di quelle tante notti insonni, ore e ore a chiedersi cosa sarebbe stato più giusto fare, se assecondare in tutto “quelle” persone, nella speranza che forse un giorno lo avrebbero apprezzato, o vivere semplicemente la vita come poteva secondo la sua scala di valori nella consapevolezza che qualsiasi tentativo di compiacerle sarebbe stato inutile e si sarebbero solamente sprecate tante occasioni, momenti che mai più si sarebbero ripetuti. Tommaso non riusciva ad andare contro la sua natura e sceglieva la Vita. Non è mai facile prendere delle decisioni delicate, poi Tommaso è sempre stato così sensibile e riflessivo, tutto è come amplificato per lui, siano gioie o sofferenze, attraversa spesso diversi momenti di crisi, ciascuno rappresenta una lotta, dolore, poi arriva la soluzione migliore ed è un'altra vittoria, perché sarà sempre un'espressione della coscienza.


Così il tempo passa e una battaglia dopo l'altra Tommaso plasma l'uomo che diventerà. Durante gli anni del liceo si ritaglia dei momenti di libertà con qualche piccola bugia, ma a fin di bene, ha la testa sulle spalle, è un ragazzo molto responsabile, forse anche troppo, e chi lo conosce veramente lo sa. Intanto riesce a trascorrere dei bei momenti, riesce a fare una gitarella in montagna, va a spasso, fa ciò che sente. - OGNI LASCIATA E' PERSA. - Dice tra sé. E si parte.

A casa si ripete sempre la stessa storia, non mancano mai le infuriate, i pianti silenziosi... - MA UN GIORNO PASSERA' TUTTO QUESTO, QUESTO INCUBO FINIRA'- Per fortuna ci sono gli amici. Quelli veri, con cui sfogarsi s'intende, non sono tanti, ma sono preziosissimi. Senza di loro Tommaso vivrebbe un dramma senza fine; nonostante l'apparenza lo mostri loro così coraggioso, forte e sicuro nell'affrontare i suoi problemi, in realtà non crede di avere queste doti. Alcuni momenti sente di possedere abbastanza forza d'animo per affrontare tutto, e per riuscirne a sopportare il peso con serenità, ma spesso ne è vinto ed è nuovamente trascinato dallo sconforto. Le giornate si somigliano un po' tutte alla lunga, settimana dopo settimana, mese dopo mese. Tommaso si porta avanti con gli studi, riesce a farsi ammettere alle classi successive, anche se sempre più a fatica, benché sia molto dotato e sia sempre stato uno studente modello proprio non è più capace di reggere: il peso diventa man mano più insostenibile, è impossibile essere in grado di non perdere mai il controllo, eppure si impegna nelle varie materie, ma la testa scoppia. Arriva un punto, proprio durante l'ultimo anno in cui si è arreso. Ha deciso di smettere, di non rimettere più piede a scuola, perché sarebbe stato inutile. Sente che per uno come lui è impossibile concludere il liceo. Si è chiuso completamente anche con gli amici, che di conseguenza non riescono più a capire cosa gli stia succedendo: lo vedono distante, assente, strano, quasi fuori di testa, senza interessi, come se procedesse per inerzia. Ed è così infatti. E' una crisi troppo grande questa. Si impone alla madre, urla tra le lacrime e dice che almeno per quell'anno non metterà più piede a scuola. Lei resta senza parole per un po', poi tenta di persuaderlo nell'unico modo che le riesce: gli dice ancora una volta quanto è stupido, che lo dimostra ancora una volta, perché non ha senso abbandonare proprio quando mancherebbero solo pochi mesi. In tutta risposta Tommaso le da ragione, ma aggiunge anche che non dipende da lui, proprio non riesce ad andare avanti: non dorme più, non mangia più, e piange in continuazione, senza una tregua, urla di essere impazzito, non ha più il comando di sé. Lascia la madre nello sgomento più totale, tanto che si allontana, non parla più. Un abbraccio sarebbe stato d'aiuto, sarebbe stato il tentativo di una vera comunicazione, ma non è avvenuto.

Bene. Ormai è deciso. Arrivano diverse telefonate a casa, a sorpresa insegnanti e amici dimostrano a Tommaso di essergli vicini, di capirlo in qualche modo, e fanno di tutto per convincerlo a tornare a scuola. A Tommaso faceva piacere sentire il loro affetto ma non poteva riprendere perché si è ammalato veramente, piange e non può smettere. Chiede solo del tempo per guarire, solo allora avrebbe potuto provare a concludere il liceo. E' deciso. Passa a casa la maggior parte del tempo, se ne sta in silenzio, o mette un po' di musica che ben rispecchia il suo stato. Ora la madre ha paura a lasciarlo solo a casa, non lo dice a lui chiaramente, non sa come porsi, al primo tentativo è allontanata gentilmente, Tommaso le dice che non può capire, forse perché c'è poco da comprendere: è semplicemente impazzito; ma sente che col tempo starà meglio.

Poi, poco tempo dopo, per caso, un incontro. Tommaso, che ora ha diciannove anni, incrocia uno strano tipo, un uomo minuto, a occhio e croce sulla cinquantina. E' una mattina di primavera. Iniziano a parlare, niente di particolare, si chiacchiera del più e del meno, poi Tommaso riprende a piangere, davanti a lui. L'uomo non sembra impietosito, né spaventato, si limita a chiedere qual'è il problema, ma Tommaso risponde di non saperlo, poi aggiunge che forse è tutto un problema. E, così come si sono incontrati, i due si lasciano. Ancora lacrime e sofferenza per Tommaso, finché lo stesso giorno della settimana seguente decide di tornare nel luogo dell'incontro. Come se si fossero dati appuntamento i due si ritrovano lì. Parlano per un'ora o poco più, dopodiché si salutano e si dividono. Tommaso e Tonio, questo è il nome di quell'uomo strano, si rivedono tutte le settimane nello stesso posto. Intanto Tommaso piange sempre meno. Sembra che Tonio abbia molta pazienza ed esperienza e si rivela un buon ascoltatore, sicuramente discreto, e non lo giudica; ascolta molte cose che il ragazzo non aveva mai detto a nessuno, neanche al suo migliore amico. Ma ci sono anche fatti che non ammette, che nega. Mentre continuano questi incontri regolari, Tommaso decide di tornare a scuola, anche se non crede che possa avvenire un miracolo, è tornato ma senza grandi aspettative. In classe è strano, ha perso quel senso di oppressione che lo teneva lontano, però appena possibile fugge, fa un giro per l'edificio, quando riesce cerca compagnia per una passeggiatina in cortile, tende a fuggire da costrizioni troppo forti, ancora non sta bene... E non ha parlato a nessuno di Tonio, come se un po' si vergognasse, o forse come se temesse di manifestare troppa debolezza, non gli è chiaro, come tante altre cose del resto. I due continuano i loro brevi incontri, ora Tonio prova a dare dei consigli, nella sua vita ne ha passate e viste tante, vuole porgere un po' della sua esperienza al giovane che però non gli dà ragione su alcune cose... - SEI PROPRIO TESTARDO – Gli dice con un buffo sorriso – PROPRIO NON VUOI CAPIRE CHE NON E' COLPA TUA, SE CI PENSI BENE TI RENDERAI CONTO CHE E' IMPOSSIBILE. DEVI ACCETTARE CHE CI SONO FATTI CHE NOI NON POSSIAMO CONTROLLARE, POSSIAMO TUTTALPIU' IMPARARE A GESTIRNE LE CONSEGUENZE. - Tommaso non è d'accordo, si sente tremendamente in colpa, ma mai lo ammetterà ad altri.

Si avvicina l'esame di maturità, Tommaso prepara una buona tesina, si impegna prepararsi meglio che può e se la cava discretamente, si sente soddisfatto di sé ed è al settimo cielo per aver portato a termine qualcosa di importante. Naturalmente non è mai abbastanza per la madre e il resto della famiglia ma non gli importa. Vuole godersi questo piccolo successo, ricorderà sempre il suo sorriso e la sicurezza con la quale ha affrontato l'ultima prova, la presentazione del suo lavoro, che illustra come una sua grande passione. Certo i problemi non sono svaniti, ma perlomeno era guarito dalla depressione che per mesi l'ha avvinghiato stretto. Dopo il diploma ha rivisto Tonio una sola volta per raccontargli com'era andata quella famosa mattina.

Il tempo passa e si superano ancora crisi grandi e piccole. Gli amici veri sono sempre lì ad accompagnare Tommaso, che intanto passa da un lavoro all'altro, con la speranza di realizzare i suoi sogni. E si cresce, ci si trova davanti ad ostacoli sempre nuovi, ancora ci sono periodi neri in cui si teme di ricadere in quel baratro profondo, ma poi si va avanti. La famiglia non è cambiata, Tommaso ha capito di non poter cambiare le cose, sono molto al di fuori della sua portata: ha preso una decisione, molto sofferta, di staccarsi da “quelle” persone, considerarle come estranee, perché purtroppo, e suo malgrado, questa è l'unica maniera per ridurre alcune sofferenze. “Quelle” non potranno mai accettarlo per quello che è, in quanto non potrebbero concepire il mondo come esso è realmente. Il distacco è duro, è difficile come lo sono tutti i cambiamenti dopo tutto, l'importante è cercare sempre di migliorarsi, di non farsi abbattere. Tommaso è stanco di quei giudizi assurdi su di lui, che alla lunga lo porterebbero realmente ad essere così come lo descrivono, vuole sentirsi bene, al pari della prova orale della sua maturità; e spesso ci riesce con le piccole mete che pian piano raggiunge. Ma resta sempre un folle perché apprezza anche i minimi traguardi, vittorie impercettibili per il mondo. Ci sono momenti in cui è felice di questa sua follia, e altri in cui gli pesa ai limiti della sopportazione.

Fondamentalmente è cambiata una cosa dai tempi del liceo, ma lo ha capito solo ora a distanza di anni: - “NON E' COLPA MIA” - dice a sé stesso, come dicendolo al mondo. Ora ha capito che Tonio, uno sconosciuto con il quale ha parlato per qualche tempo, aveva colto anche ciò che gli taceva. Tommaso lo ringrazia in cuor suo, delle volte immagina di poterlo fare di persona, o almeno con una lettera, ma non sa niente di lui, non saprebbe da dove iniziare a cercarlo per potergli dire che anche se ci sono voluti degli anni ha capito che è grazie a lui che è riuscito in quel suo piccolo miracolo. Gli aveva mostrato comprensione, vera. ...Se anche la madre lo sapesse sostenere, pur senza esagerare, a Tommaso basterebbe che lei smettesse di ripetergli quelle stesse cose. Certo ora non litigano più così tanto, Tommaso sa che sua madre gli vuole un gran bene, non la rimprovera per i suoi modi, perché prova a capirla e le è grata per averlo cresciuto cercando di non fargli mancare niente. Però ora evita di parlarle dei suoi progetti, per non correre il rischio di sentirsi buttato giù e spera che un giorno potrà avere tutte le dimostrazioni che le occorrono per capire chi è veramente suo figlio. Le difficoltà non mancano, poi sembrano ancora più grandi a doverle affrontare da solo. Ma Tommaso le prende ora come delle prove a dimostrazione del fatto che non è stata colpa sua, che non sono stati i suoi difetti a stravolgergli la vita.

Rivede ancora quella figura scura che volta l'angolo, anche se l'avesse pregato urlando di tornare indietro non l'avrebbe ascoltato, si rimprovera di non aver provato, è l'unico rimorso con il quale si trova a convivere: “OGNI LASCIATA E' PERSA” si ripete ancora una volta . Forse non avrebbe cambiato la situazione, oppure sarebbe bastato a quell'uomo per decidere di chiamarlo ogni tanto, per non scomparire del tutto, per lasciare a quel bambino dolcissimo almeno l'illusione di poter ricevere un po' di amore paterno. Ma ora Tommaso sa che se veramente quell'uomo lo avesse amato niente gli avrebbe impedito di essere comunque suo padre, nonostante la fuga, quella stessa fuga che aveva sognato anche lui sin da ragazzino. Tommaso può capire tutto, può capire tutti, è proprio un ragazzo speciale e quei pochi che lo conoscono veramente lo sanno e gli vogliono bene. Non si spiegherà mai forse per quale motivo e in che modo sia possibile smettere di voler bene a delle persone un tempo molto importanti nella propria vita. Lo vorrebbe sapere, magari se anche lui ci riuscisse non avrebbe più problemi, magari scorderebbe di botto la sua infanzia, forse smetterebbe di prenderla come esempio di vita serena, come esempio di famiglia perfetta. Ma no, Tommaso non smetterà di sognare di rivivere quell'atmosfera, lui sente che un giorno avrà la famiglia che desidera, farà il possibile per realizzarsi professionalmente, come già sta provando ora, e starà bene, contento di essere la bella persona che è, con i suoi mille difetti, con i suoi alti e bassi, e con quella follia che gli ha concesso di non perdere mai neanche un solo istante della sua vita in salita.



 
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