Creato da Sole.ad.Oriente il 28/07/2008

Sole ad Oriente

Consapevolezza non è semplice conoscenza: essa corrisponde al grado in cui la conoscenza diventa totalmente e istintivamente applicata alla vita, poiché entra a far parte del bagaglio interiore della persona; a quel punto essa non ha più necessità di attraversare esperienze per imparare, né patirne le conseguenti sofferenze...

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"Parla solo se quello che dici è vero, utile, amorevole."
 

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JIDDU KRISHNAMURTI


"Sai cosa significa imparare?
Quando impari veramente, impari dalla vita; non c’è un insegnante particolare da cui imparare. Tutto ti è di insegnamento: una foglia morta, un uccello in volo, un profumo, una lacrima, il ricco e il povero, coloro che piangono, il sorriso di una donna, l’alterigia di un uomo. Impari da ogni cosa, quindi non hai bisogno di guide spirituali, di filosofi, di guru. La vita stessa ti è maestra, e tu sei in uno stato di costante apprendimento
."
 
 

 

L'esortazione quotidiana di Yoganandaji (06.04.2012)

Post n°1439 pubblicato il 06 Aprile 2012 da 22k
 

"Una forte determinazione di essere felici vi aiuterà. Non aspettate le circostanze per cambiare, credendo erroneamente che in esse stanno le difficoltà. Non fate dell'infelicità un'abitudine cronica, con la quale affliggete voi stessi e i vostri associati. E' una benedizione per voi stessi e per gli altri se siete felici. Se possedete la felicità voi possedete ogni cosa; essere felici significa essere in sintonia con Dio. Quella forza di essere felici ci viene attraverso la meditazione.

(Paramahansa Yogananda)

 
 
 

La paura

Post n°1438 pubblicato il 06 Aprile 2012 da 22k
 

LA PAURA

Che cos'è la paura? La paura può esistere solo in relazione a qualcosa, non
isolatamente. Come posso aver paura della morte, come posso aver paura di qualcosa che non conosco? Solo ciò che mi è noto può farmi paura. Quando dico che ho paura della morte, ho davvero paura dell'ignoto, che è la morte, o invece ho paura di perdere ciò che ho conosciuto? La mia paura non ha per oggetto la morte, ma l'idea di perdere i miei legami con le cose che mi appartengono. La paura è sempre in relazione con ciò che è noto, non con l'ignoto.

La mia indagine verterà ora sulle possibilità di essere liberi dalla paura
di ciò che conosciamo, la paura di perdere la propria famiglia, la reputazione, il carattere, il conto in banca, i desideri e così via. Potreste obiettare che la paura nasce dalla coscienza; ma la coscienza è plasmata dai condizionamenti, e dunque è ancora frutto di ciò che è conosciuto. Ma cos'è che conosco?

La conoscenza consiste nell'avere idee, opinioni sulle cose,
avere un senso di continuità in rapporto a ciò che è conosciuto, e nient'altro. Le idee sono ricordi, il risultato dell'esperienza, che è la
risposta a uno stimolo. Ho paura di ciò che conosco, il che significa che ho paura di perdere certe persone, cose o idee, ho paura di scoprire ciò che sono, paura di essere confuso, paura del dolore che potrebbe sopravvenire qualora perdessi o non vincessi o non provassi più piacere.

Si ha paura del dolore. Il dolore fisico è una reazione nervosa, mentre la
sofferenza psicologica insorge quando mi aggrappo alle cose che mi danno soddisfazione, perché allora ho paura di chiunque o di qualunque cosa possa portarmele via. Fin tanto che non vengono turbate, le accumulazioni psicologiche impediscono la sofferenza interiore; io sono un fascio di accumulazioni, di esperienze, che impediscono qualunque forma grave di turbamento - e non voglio essere turbato. Perciò ho paura di chiunque le turbi.

Dunque la mia paura è paura di ciò che conosco; ho paura delle
accumulazioni, fisiche o psicologiche, che ho acquisito al fine di evitare il dolore o prevenire la sofferenza. Ma la sofferenza è insita nel processo stesso di accumulazione volto a evitare il dolore. Anche la conoscenza aiuta
a prevenire il dolore.

Come le conoscenze mediche aiutano a prevenire il
dolore fisico, così le credenze aiutano a impedire la sofferenza psicologica. Ecco perché ho paura di dover rinunciare alle mie credenze, sebbene non abbia né una perfetta conoscenza, né una prova concreta della loro realtà. Posso forse respingere alcune delle credenze tradizionali che mi sono state inculcate perché la mia esperienza personale mi dà forza, fiducia, comprensione; ma le credenze e le conoscenze che ho acquisito sono fondamentalmente la stessa cosa: un mezzo per evitare il dolore.

La paura esiste fin tanto che c'è accumulazione di cose conosciute, il che
dà origine alla paura di perderle. Dunque, la paura dell'ignoto è in realtà paura di perdere le cose note accumulate. Nel momento stesso in cui dico, "Non devo perdere ciò che ho", ecco insorgere la paura. Benché io accumuli al fine di evitare il dolore, quest'ultimo è inerente al processo di accumulazione. Le
cose stesse che posseggo originano paura, che è dolore.

La difesa contiene in nuce l'offesa. Voglio la sicurezza fisica; dunque creo
uno Stato sovrano, che necessita di forze armate, il che significa guerra, la quale distrugge la sicurezza. Dovunque ci sia desiderio di autoprotezione, è presente la paura. Quando percepisco la fallacia delle richieste di
sicurezza, smetto di accumulare. Se affermate di percepire tutto ciò, ma di non poter fare a meno di accumulare, è perché non vi rendete` davvero conto che nell'accumulazione è intrinsecamente presente il dolore.

La paura esiste nel processo di accumulazione e la credenza in qualcosa è
parte di tale processo. Mio figlio muore, e io credo nella reincarnazione che mi impedisce, psicologicamente, di soffrire di più; ma nel processo stesso del credere è insito il dubbio. Esternamente accumulo beni e così scateno la guerra; internamente accumulo credenze, e porto sofferenza. Fin quando avrò questo bisogno di sicurezza, questo desiderio di avere conti in banca, di assicurarmi il piacere e così via, questa volontà di diventare qualcosa, fisiologicamente o psicologicamente, ci sarà inevitabilmente dolore. Le medesime cose che faccio per evitare il dolore mi portano paura, sofferenza.

La paura insorge quando desidero essere parte di un determinato schema.
 
Vivere senza paura significa vivere senza uno schema determinato. Quando aspiro a un particolare stile di vita, questo è già in sé fonte di paura. La mia difficoltà consiste nel desiderio di vivere in un certo contesto. Non posso spezzare tale contesto?

Posso farlo solo quando intuisco la verità: che il
contesto genera paura e che la paura rafforza il contesto. Se dico che devo spezzare il contesto perché voglio essere libero dalla paura, allora mi
limito a seguire un altro schema che genererà ulteriore paura. Qualunque azione io intraprenda che sia motivata dal desiderio di spezzare il contesto, creerà soltanto un altro schema, e perciò ancora paura. Come fare a spezzare il contesto senza generare paura, ossia senza alcuna azione conscia o inconscia da parte mia che abbia questo come obiettivo? Ciò significa che non devo agire, non devo fare alcuna mossa per spezzare il contesto. Cosa mi accade se mi limito a osservare il contesto senza fare niente per cambiarlo?

Capisco che la mente stessa è il contesto; essa vive secondo lo schema di abitudini
che si è costruita. Dunque, la mente stessa è paura. Qualunque cosa la mente faccia va nella direzione del rafforzamento di un vecchio schema o nella promozione di uno nuovo. Ciò significa che qualunque cosa la mente faccia per sbarazzarsi della paura genera paura.

La paura trova varie scappatoie. Il tipo più comune è l'identificazione, non
è così? Identificazione con la nazione, con la società, con un'idea. Avete mai fatto caso alle vostre reazioni alla vista di una processione religiosa o di una parata militare, o quando il paese corre il rischio di essere invaso?
Allora vi identificate con il paese, o con un essere, oppure con un'ideologia.

Ci sono altre occasioni in cui vi identificate con vostro figlio, con vostra
moglie, con una particolare forma di azione o di inazione. L'identificazione è un processo di oblio di sé. Fin quando sono cosciente dell'"io", so che c'è dolore, c'è lotta, c'è costantemente paura. Ma se posso identificarmi con qualcosa di più grande, con qualcosa che ne valga la pena, con la bellezza, con la vita, con la verità, con la fede, con la conoscenza, almeno temporaneamente, ecco una possibilità di fuga dall'"io", non è così? Se parlo del "mio paese", temporaneamente dimentico me stesso, non è così? Se posso affermare qualcosa a proposito di Dio, dimentico me stesso. Se posso identificarmi con la mia famiglia, con un gruppo, con un certo partito, con una determinata ideologia, ecco altrettante scappatoie temporanee.

L'identificazione è dunque una forma di fuga dal sé, anche se mascherata da
virtù è pur sempre una fuga dal sé. Colui che persegue la virtù fugge dal sé e ha una mente ristretta, non virtuosa, poiché la virtù è qualcosa che non si può perseguire. Quanto più ci si sforza di diventare virtuosi, tanta più forza si dà al sé, all'"io". La paura, che in forme diverse è comune a tutti noi, deve sempre trovare un sostituto e, di conseguenza, deve fomentare la nostra lotta. Quanto più ci identifichiamo con un sostituto, tanto maggiore è la forza con la quale ci aggrappiamo a ciò per cui siamo pronti a combattere e a morire, perché dietro di esso si nasconde la paura.

Ma sappiamo cos'è la paura? Non è forse la non accettazione di ciò che è?
Dobbiamo capire il termine "accettazione": non lo utilizzo per indicare lo sforzo fatto per accettare. Quando percepisco
ciò che è, la questione dell'accettare non si pone affatto. Quando non vedo con chiarezza ciò che è, allora introduco il processo di accettazione. Di conseguenza, la paura è la non accettazione di ciò che è. Come posso io, che sono un fascio di reazioni, risposte, ricordi, speranze, depressioni,
frustrazioni, io, che sono il risultato del movimento della coscienza bloccata, andare oltre?

Può la mente, senza questi blocchi, questi ostacoli,
essere cosciente? Sappiamo quant'è straordinaria la gioia che si prova quando non c'è alcun ostacolo. E' noto a tutti che quando il corpo è in perfetta salute, c'è una certa gioia, un certo benessere; e sappiamo anche che quando la mente è completamente libera, senza alcun blocco, quando il centro di riconoscimento costituito dall'"io" non è presente, si ha esperienza di una certa gioia. Non avete forse sperimentato questo stato di assenza del sé? Certamente questa è un'esperienza comune a tutti.

C'è comprensione e libertà dal sé solo quando riesco a considerarlo
integralmente come un tutto; e posso riuscirci solo comprendendo il processo globale di tutte le attività nate dal desiderio, che è l'espressione stessa del pensiero - poiché il desiderio non diverso dal pensiero - , senza giustificarle, senza condannarle, senza reprimerle; se riesco a comprendere questo,allora saprò se c'è la possibilità di superare le limitazioni del sé.

 

Tratto da:

Jiddu Krishnamurti.
LA RICERCA DELLA FELICITA'.


 
 
 

Il potere della speranza

Post n°1437 pubblicato il 06 Aprile 2012 da 22k
 

"E' sempre la bella risposta quella che chiama una domanda ancora più  bella" (EE CUMMINGS)

Vi siete mai chiesti cos'è che vi fa andare avanti giorno dopo giorno? Cosa
c'è dietro la vostra capacità di lottare per superare i periodi di sconforto e di abbattimento? Cos'è che vi fa credere che prima o poi i momenti neri passeranno?

E' una parola di tre sillabe che racchiude un enorme potere. Il potere di
trasformare gli insuccessi in vittorie. Il potere di rialzarsi dopo una brutta caduta. E' la parola SPERANZA.

La speranza porta con sé in qualche modo la capacità di veder chiaro. Quando
si presenta un problema, con quale stato d'animo lo affrontiamo: speranza o sconforto?

Se speriamo che ci sia una soluzione, se crediamo che da qualche parte ci
sia una soluzione, probabilmente la troveremo. Se invece partiamo già con animo scoraggiato, molto probabilmente otterremo risultati scoraggianti.
Siamo convinti di essere di fronte ad un insormontabile problema; ma cos'è un problema? Semplicemente un complesso di circostanze per cui sembra non ci sia soluzione. Ma in realtà una soluzione c'è sempre. Tutto quello che dobbiamo fare è trovarla.

A quel punto il problema non esiste più.


La prima cosa da fare è cominciare a sperare. Liberiamoci da qualsiasi forma
di scoraggiamento perché ci paralizza. Convinciamoci che la soluzione c'è e che siamo abbastanza svegli da trovarla.

Non si deve mai dare nulla per perso in quanto "impossibile" o "fallito".

Abbiamo la capacità di trovare una via d'uscita per qualsiasi problema. Chi è incline alla speranza proietta speranza e fiducia nella situazione più cupa, rischiarandola.

Finchè allontaniamo dalla mente il pensiero della sconfitta, possiamo essere
certi che la vittoria ci sorriderà.

C'è differenza tra speranza e desiderio? Si. La speranza ha qualcosa in
comune con l'attesa. Quando si spera con forza, qualcosa in noi si aspetta che la speranza si realizzi. E' questo l'elemento che, associato alla determinazione, può influenzare gli eventi in modo considerevole.

L'individuo tende a dare ciò che ritiene ci si aspetti da lui. E anche la
psiche, anche l'inconscio tende a dare ciò che ritiene ci si attenda da lui.
Quando la speranza è sufficientemente intensa, il nostro atteggiamento di fiduciosa aspettativa lavora per noi.

Le persone fortemente inclini alla speranza si riconoscono dalla direzione
in cui guardano, psicologicamente parlando. Chi spera guarda avanti. Chi rimpiange guarda indietro. L'espressione tipica di chi rimpiange è: "Se solo..." Le persone infelici la ripetono continuamente, riflettendo sui
propri insuccessi, sui rapporti infranti, sulla profonda infelicità. "Se solo" avessero preso decisioni più sagge, "se solo" si fossero comportati diversamente. Se solo..Se solo.. Queste persone sono immerse nella palude del rimpianto. Non saranno mai felici finchè il loro sguardo non cambierà
direzione. L'espressione che dovrebbero ripetersi di continuo non è "se solo", ma "la prossima volta". "La prossima volta eviterò tutti questi sbagli ed errori e riuscirò, anzichè fallire.

C'è una fede meravigliosa grazie alla quale l'uomo trionfa sul pericolo,
sullo scoraggiamento, sulla disperazione, su tutto: la fede di non soccombere.
Perciò, nella nostra filosofia di vita, diamo alla speranza un posto importante. Basiamo su di essa la nostra esistenza.

SPERIAMO che i momenti difficili passino. SPERIAMO che le tempeste si
plachino. SPERIAMO che il dolore non duri. SPERIAMO che la debolezza sia vinta.
Tutti i temporali passano!
Certo che passano. Credere questo, convincersi di questo, significa iniziare a capire, iniziare a sperare.

(di Sonia Angioi)

 
 
 

Condividere la felicità

Post n°1436 pubblicato il 29 Marzo 2012 da 22k
 

"La felicità stessa è un scusa sufficiente.
Le cose belle sono buone e giuste; così le belle azioni sono quelle che piacciono agli dèi.
Le persone sagge hanno una sensibilità interiore per ciò che è bello, e la saggezza più alta è dar credito a questa intuizione e lasciarsene guidare. La risposta all'estremo interrogativo di ciò che sia giusto sta nel cuore di ogni uomo. Confida in te stesso."

- Aristotele -

 
 
 

L' energia interiore

Post n°1435 pubblicato il 29 Marzo 2012 da 22k
 

"Quanto più ti affidi all'energia interiore, tanto più libero potrai essere nella vita"

Che cosa pensiamo della vita? Per anni trovare una risposta a tali interrogativi ha implicato scavare in noi stessi. Ma che cosa significa esattamente ciò? Ognuno di noi possiede un'Energia Interiore che gli consente di mantenersi in buona salute, instaurare rapporti interpersonali soddisfacenti, fare una carriera brillante e godere, nella vita, di ogni prosperità. Per raggiungere tali obiettivi, è innanzitutto necessario credere che sia possibile farlo e, in seguito, eliminare quei fattori che, nella vita, ci impongono situazioni indesiderate.

A tale scopo scaviamo in noi stessi ricercando l'aiuto dell'Energia Interiore, capace di indicarci che cosa sia meglio per noi. Se siamo disposti a cambiare la nostra vita affidandola a tale Energia, che ci ama e ci sostiene, possiamo vivere circondati da amore e benessere. La nostra mente è sempre correlata, mediante l'lo Superiore o Energia Interiore, alla Mente Infinita, all'Energia Universale che ci ha creato, da cui trae conoscenza e saggezza. L'Energia Universale ama tutte le Sue creature, è un'Entità benefica che dirige la nostra vita: non conosce odio, menzogna né punizione, è amore, libertà, comprensione, pietà. E' dunque importante affidare la nostra vita all'Io Superiore poiché, in tal modo, possiamo ricevere ogni bene.

Ovviamente, possiamo decidere di usare l'Energia in qualsiasi modo: decidendo di vivere nel passato e di riassestare quanto di negativo è avvenuto nella nostra esistenza, rimaniamo semplicemente al punto di prima. Se, viceversa, intendiamo non esserne vittime e andare avanti creandoci una nuova vita, veniamo sostenuti dall'Energia che ci procura nuove e più felici esperienze. Personalmente, non credo nell'esistenza di due energie, ritengo esista un solo Spirito Infinito. E' troppo semplicistico dire: "E' il diavolo" oppure "sono loro"; siamo noi, ed abbiamo di fronte solamente due alternative: utilizzare l'energia con saggezza o con sconsideratezza. Esiste il diavolo nel nostro cuore? Condanniamo gli altri perché sono differenti da noi? Che cosa scegliamo?

Responsabilità e colpa

Con i pensieri e i sentimenti contribuiamo a determinare tutte le situazioni, buone o cattive, che caratterizzano la nostra esistenza; i pensieri generano le sensazioni in base a cui impostiamo la vita. Ciò non significa darci la colpa per gli sbagli compiuti: vi è infatti una differenza notevole fra essere responsabile e incolpare se stessi o gli altri. Essere responsabile significa possedere l'energia, incolpare o incolparsi implica gettarla via. La responsabilità ci consente di operare dei cambiamenti nella vita; se, viceversa, ci assumiamo il ruolo di vittime, sprechiamo l'energia. Accettando la responsabilità, non perdiamo tempo a incolpare qualcuno o Qualcos'altro; alcuni si sentono in colpa per aver causato malattia, povertà o problemi agli altri interpretando, in tal modo, la responsabilità come colpa. (I mass media hanno definito il fenomeno la Colpa della Nuova Era.) Queste persone provano una sensazione di colpa perché ritengono di avere, in certo qual modo, fallito; esse prendono tutto come colpa trovando così un "alibi" ulteriore per criticarsi.

Questo atteggiamento è ben diverso da quello che intendo. Se consideriamo problemi e malattie come un'opportunità per cambiare la nostra vita, possediamo l'energia. Numerose persone affette da patologie gravi hanno affermato, una volta guarite, che queste sono state l'esperienza più bella in quanto hanno consentito loro di cambiare ottica di vita. Altre, invece, insistono nel ripetere: "Sono disgraziato! Povero me! Dottore, mi aiuti!" Credo che, anche guarendo o dovendo affrontare problemi minori, tali persone non abbiano una vita facile. La responsabilità è la capacità di rispondere ad una situazione. Abbiamo sempre la possibilità di scelta: ciò non significa negare quello che siamo disprezzando quanto abbiamo nella vita, bensì riconoscere che siamo giunti dove siamo; in base a nostre scelte. Assumendoci la responsabilità, possiamo cambiare.

Quando chiediamo: "Che cosa posso fare per modificare questa situazione?", dobbiamo pensare che possediamo sempre l'energia necessaria per attuare cambiamenti. Dipende solo da noi come utilizzarla. Tutte le esperienze da noi vissute fino ad ora sono state determinate dai pensieri elaborati in passato: non guardiamo alla nostra vita con vergogna, ma consideriamo il passato come parte ricca e importante della nostra esistenza. Senza di esso, infatti, non saremmo qui oggi. Non c'è ragione di martoriarci perché non abbiamo fatto di meglio: abbiamo comunque fatto tutto quello che potevamo. Consideriamo il passato nella luce dell'amore e siamogli grati per questa nuova consapevolezza. Il passato esiste solo nella nostra mente e nel modo in cui decidiamo di considerarlo. Questo è il momento in cui stiamo vivendo; questo è il momento in cui stiamo percependo sensazioni, questo è il momento in cui stiamo facendo esperienze. Ciò che facciamo oggi costituisce la base del domani; pertanto, questo è il momento di prendere una decisione.

Non possiamo fare nulla domani né cambiare quanto avvenuto ieri, ma possiamo agire oggi. E' dunque determinante quello che decidiamo di pensare e di dire in questo momento. Quando iniziamo ad assumerci la responsabilità dei nostri pensieri e delle nostre parole, abbiamo uno strumento valido nelle nostre mani. Potrà sembrare banale, ma è così: l'energia scaturisce sempre dal presente. E' importante comprendere che la nostra mente non ci controlla e che, viceversa, siamo noi e, più esattamente, il nostro lo Superiore a controllarla. E' possibile arrestare i vecchi pensieri: quando questi cercano di farsi strada, suggerendo che "è così difficile cambiare!", è bene prendere il controllo della situazione convincendosi che "da ora in poi sarà facile operare dei cambiamenti". Può essere necessario ripetere più volte questo dialogo con la propria mente prima che riconosca che noi la controlliamo e che siamo convinti di quello che abbiamo detto.

Spesso mi dicono: "Non riesco a non pensare a questa cosa", ed io rispondo: "Invece, puoi riuscirci". Quante volte abbiamo cercato di rimuovere un pensiero positivo? E' sufficiente adottare lo stesso sistema per quelli negativi impedendo alla mente di elaborarli; questo non significa che, in fase di cambiamento, bisogna combattere i propri pensieri. Se un pensiero negativo si fa strada, basta dire: "Grazie per la compagnia!". In questo modo non neghiamo ciò che esiste né rischiamo di usare malamente la nostra energia. E' importante ripetere a noi stessi che non cederemo più alla negatività; anche in questo caso, non si tratta di combattere i propri pensieri, ma di riconoscerli come tali e di superarli. Non anneghiamo nel mare della negatività se possiamo farci trasportare dall'oceano della vita! La vita, di cui tutti noi siamo una magnifica espressione, attende che

ci apriamo ad essa dimostrandoci degni dei suoi beni. La saggezza e l'intelligenza dell'Universo sono a nostra disposizione, la Vita è pronta ad aiutarci. Quando abbiamo paura, è utile pensare al nostro respiro, l'elemento più prezioso donatoci dalla vita: lo accettiamo senza nemmeno riflettere sul suo valore, e poi dubitiamo che la vita possa farci mancare tutto il resto di cui abbiamo bisogno. A questo punto è bene conoscere l'energia e quello che siamo capaci di fare. Esploriamo noi stessi per capire chi siamo.

Ogni volta che diciamo: "Non so" chiudiamo la porta in faccia alla nostra saggezza. Se riceviamo messaggi negativi, significa che stiamo operando a livello del nostro ego e della nostra mente, talora a quello dell'immaginazione, anche se, normalmente, sono proprio immaginazione e sogni a trasmetterci messaggi positivi. Aiutiamoci effettuando le scelte giuste per noi; in caso di dubbio, chiediamoci: "E' una decisione adeguata per me? E' una decisione giusta per me in questo momento? " Questo sistema andrebbe adottato sempre prima di prendere qualsiasi decisione. Imparando ad amare noi stessi ad avere fiducia nel nostro Io Superiore, diventiamo co-creatori, insieme allo Spirito Infinito, di un mondo di amore. L'amore che abbiamo per noi stessi ci trasforma da vittime in vincitori; non avete mai notato che le persone che stanno bene con se stesse risultano naturalmente attraenti?

Esse hanno infatti una qualità semplicemente meravigliosa: sono contente della loro vita. Pertanto, possono affrontare con successo qualsiasi ostacolo e difficoltà. Molto tempo fa ho imparato che Dio dimora in me; la sua saggezza e la sua comprensione mi guidano dunque in tutte le mie azioni sulla terra. Come le stelle e i pianeti seguono la loro orbita, così anch'io seguo il mio ordine divino. Per quanto non riesca a capire tutto con la mia mente umana limitata, so che, a livello cosmico, sono nel posto giusto, al momento giusto, e che sto facendo la cosa giusta. La mia esperienza attuale mi porterà a superare il passato e a scoprire nuove possibilità per il futuro.

"Molti di noi si rendono conto solo a distanza di tempo che, durante l'infanzia e l'adolescenza, le condizioni di vita familiare hanno influenzato negativamente la concezione della propria personalità e l'atteggiamento nei confronti della vita. La mia infanzia, ad esempio, è stata permeata dalla violenza, inclusa quella sessuale; non ho mai ricevuto né amore né affetto e non ho mai avuto stima nei confronti di me stessa. Dopo aver abbandonato la famiglia all'età di 15 anni, ho continuato a subire diversi tipi di violenza senza rendermi conto che gli schemi mentali ed emozionali acquisiti nei primi anni di vita mi avevano condizionata a subire violenze.

I bambini rispondono spesso all'atmosfera mentale creata dagli adulti che li circondano; io ho imparato precocemente a conoscere la paura e la violenza e, una volta adulta, a riprodurre certe esperienze per me stessa. Sicuramente, non avevo ancora capito che possedevo l'energia per cambiare tutto ciò; ero spietata nei confronti di me stessa, poiché interpretavo la mancanza di amore e di affetto come una conseguenza del mio essere una persona spregevole.

Immaginiamo che i nostri pensieri siano gocce d'acqua: un pensiero, o una goccia d'acqua, non ha molta importanza. Tuttavia, goccia dopo goccia, si forma dapprima una piccola pozzanghera, poi uno stagno, poi un lago e, infine, un oceano. Che tipo di oceano state creando? Inquinato e tossico oppure limpido, chiaro e rinfrescante?

In proposito le opinioni sono differenti: voi avete diritto di pensare ciò che volete, io ho il diritto di credere a ciò che ritengo più giusto per me. Indipendentemente da quello che succede, l'unico elemento a cui attenersi è stabilire che cosa sia giusto per noi; a tal fine è necessario prendere contatto con la nostra guida interiore. E' infatti la saggezza a darci le risposte. Non è tuttavia facile ascoltare noi stessi quando amici e familiari ci dicono che cosa dobbiamo fare; eppure, tutte le risposte sono dentro di noi.

Chi siamo? Che cosa vogliamo imparare? Che cosa vogliamo insegnare? Abbiamo tutti un unico scopo; non siamo semplicemente un insieme di personalità, problemi, paure e malattie: siamo tutti correlati ai nostri simili ed alle altre forme di vita. Siamo spirito, luce, energia, vibrazione ed amore; possediamo tutti l'energia per dare scopo e significato alla nostra vita.

(di Louise L. Hay)

 
 
 

La trasformazione interiore

Post n°1434 pubblicato il 29 Marzo 2012 da 22k
 

Come trasformare il vostro essere? Cosa dovete fare? Nulla! Perché il vostro essere si trasformi, dovete vedere. Vedere qualcosa che vi trasformi.
Nessuno cambia lavorando su se stesso. Voi sapete riparare molte cose e questo è un grande dono.

Quando però tentate di riparare le persone, con ogni probabilità avrete dei problemi. Voi non dovete fare nulla; dovete vedere le cose in modo nuovo. Il cambiamento avviene attraverso il vedere. La metánoia, il pentimento, poiché il regno di Dio è arrivato! Pentirsi non significa piangere per i propri peccati; pentirsi significa vedere tutto in modo nuovo,
cambiare idea, trasformare il cuore. Come quell'uomo che disse a sua moglie:

"Ho cambiato testa!". E quella esclamò: "Grazie a Dio! Spero che questa funzioni meglio!". È così! Letteralmente, un'altra testa, un altro modo di vedere le cose. Un nuovo modo di vedere tutto. Questa è la trasformazione di cui sto parlando.

Quando ciò avviene, cambierete, voi, le vostre azioni, la vostra vita.
Questo è il fuoco! Di cosa avete bisogno per vedere le cose in modo nuovo? Non c'è
bisogno di forza, non si richiede di essere utili; non ci vuole fiducia in se stessi, né forza di volontà, né sforzo. Ci vuole buona volontà, per pensare a ciò che non è abituale, buona volontà per vedere qualcosa di nuovo. E ciò è l'ultima cosa che l'essere umano vuole.

Gli uomini non vogliono vedere nulla di differente da quello che hanno sempre visto. Perciò Gesù incontrò tante difficoltà quando annunciò la sua Buona Novella. Non solo perché era buona.
Agli uomini non piace ascoltare cose buone. Vogliono soffrire, vogliono sentirsi miserabili, per non sapere. Inconsapevolmente gli uomini vogliono produrre la
sofferenza. A loro non piace la parte buona della Buona Novella. A loro non piace la parte nuova della Buona Novella!

Siete pronti a vedere le cose in modo diverso? Attenzione: non accettate tutto ciò che vi dico solo perché ve lo sto dicendo io, altrimenti non ne riceverete alcun beneficio. Quanto vi dirò non ingoiatevelo. Mi piace molto quel detto di Buddha: "Monaci e discepoli non devono accettare le mie parole per rispetto". Bisogna fare come l'orefice con l'oro: lo brunisce, lo leviga, lo intaglia, lo lega. Così si fa. Ci si deve mantenere aperti, recettivi e sempre pronti a domandare, a pensare autonomamente. In caso contrario si cade nell'immobilismo, nel pregiudizio mentale. Noi non vogliamo questo.

Soffrite? Avete problemi? Detestate tutti i minuti della vostra vita?
Vi sono piaciute le vostre ultime tre ore, ogni secondo delle ultime tre ore?
Se la risposta è no, se la risposta è che state soffrendo e vi agitate, allora avete davvero dei problemi. In voi c'è qualcosa che non va bene. Qualcosa di serio. State dormendo, siete morti!

- ILLUMINAZIONE -

Scommetto che la maggior parte di voi ascolta per la prima volta un discorso di questo tipo. Di solito si ripete che è naturale avere problemi, che soffrire è umano. In questo caso è meglio che vi spieghi cosa è la sofferenza!
Distinguiamo anzitutto: voi potete avere dei dolori e soffrire, oppure avere dei dolori e non soffrire.

Un maestro venne interpellato da un suo discepolo: "Cosa ha significato per te l'illuminazione?".

Ed egli: "Prima dell'illuminazione, spesso mi sentivo depresso; dopo l'illuminazione continuo a sentirmi depresso!".

Ma c'è una grande differenza. Soffrire significa lasciarsi risucchiare dall'abbattimento. Questa è la sofferenza. È bene chiarirlo fin dall'inizio.

Soffrire significa lasciarsi sconvolgere dal dolore, dallo scoraggiamento, dall'angoscia.

Mentre imparate a pregare, continuerete a essere soggetti allo scoraggiamento, all'angoscia. Saranno come le nuvole che passano in cielo e voi vi identificherete con le nuvole. Ma voi potete essere il cielo, senza identificarvi con nuvole. Queste continueranno ad andare e venire come prima: "Prima dell'illuminazione, spesso mi sentivo depresso; dopo l'illuminazione continuo a sentirmi depresso!".

Secondo voi da dove proviene la sofferenza? Secondo alcuni dalla vita stessa. La vita è dura, la vita è difficile! I cinesi hanno un detto meraviglioso:

"In tutto l'universo non c'è nulla di così crudele come la natura. Nessuno vi si può sottrarre. Ma chi provoca le catastrofi non è la natura, ma il cuore dell'uomo, da dove scaturisce il sentimento". La vita non è difficile; voi la rendete tale.

A New York qualcuno mi ha raccontato che una tribù africana non conosceva alcuna forma di esecuzione capitale. Sapete cosa facevano? I condannati venivano maledetti, messi al bando ed esiliati; nel giro di una settimana l'uomo o la donna morivano. Semplicemente morivano. Voi direte:

"Li uccidevano! La sentenza d'esilio li uccideva!". No, No. Sapete perché?
Se voi e io venissimo esiliati, soffriremmo un poco, ma non moriremmo. Allora si suicidavano? Il modo di vivere l'esilio è ciò che li uccideva.

Avrete già sentito parlare di quegli studenti che prendono gli esami sul serio tanto che se non li superano si suicidano? Se voi e io venissimo respinti, non arriveremmo a suicidarci. Secondo voi cosa spinge questi giovani al suicidio? Il non aver superato l'esame? No; la loro reazione al fatto di non aver superato l'esame.

Quando programmate un picnic e si mette a piovere, cosa vi mette di malumore? La pioggia? Oppure la vostra reazione? La consapevolezza di questo fatto lascia sbalordite le persone che per decenni hanno pregato, ma senza mai rendersene conto. Questo è uno dei rischi insiti nella preghiera: può impedire che arriviate al fuoco.

Adesso, pensate a qualcosa che vi sta turbando in questi giorni. O a qualcosa che vi ha turbati qualche giorno fa. Riflettete! E cercate di capire che la vostra inquietudine non è causata dall'esterno, dal singolo episodio, dalle cose, dal fatto che qualcuno è morto, avete commesso un errore, avete avuto un incidente, avete perso il lavoro o del denaro. Nulla di tutto ciò provoca il vostro malumore. Esso ha la sua causa nel modo con cui reagiamo all'avvenimento, alla persona, alla cosa che ci scuote. Se un'altra persona si trovasse al nostro posto, molto probabilmente non si contrarierebbe. Voi si, perché? Dobbiamo fare qualcosa per voi! Non però con la realtà in quanto tale, anche se la maggior parte delle persone darebbe la testa per cambiare la realtà.

(Anthony De Mello)

 
 
 

L'esortazione quotidiana di Yoganandaji (19.03.2012)

Post n°1433 pubblicato il 19 Marzo 2012 da 22k
 

"Fino a quando siamo immersi nella coscienza corporea, siamo come forestieri in un paese straniero. La nostra terra natia è l'onnipresenza."

(Paramahansa Yogananda)

 
 
 

Nessuna persona ha il potere di renderti infelice

Post n°1432 pubblicato il 19 Marzo 2012 da 22k
 

(Quattro passi verso la saggezza)

La prima cosa da fare e' entrare in contatto con i sentimenti negativi di cui non si e' consci.

Un sacco di gente ha dei sentimenti negativi, senza rendersi conti di averli. Un sacco di gente e' depressa, senza rendersi conto di esserlo. E' solo entrando in contatto con la gioia che si rende conto di quanto sia stata depressa. Non si puo' affrontare un cancro che non si e' individuato.
Non ci si puo' liberare degli insetti nocivi che infestano la propria azienda agricola, se non ci si e' resi conto della loro presenza.

La prima cosa da raggiungere e' la consapevolezza dei propri sentimenti negativi.

Quali sentimenti negativi? La malinconia, per esempio.

Ci si sente malinconici e di cattivo umore. Si prova odio nei confronti di se stessi, o dei sensi di colpa. La vita sembra non avere scopo, ne' senso.
Ci si sente feriti, nervosi e tesi.

Prima di tutto, entrate in contatto con questi sentimenti.

Il secondo passo (si tratta di un programma diviso in quattro fasi) e' capire che il sentimento e' dentro di voi, non nella realta'. E' una cosa talmente evidente, ma le persone lo sanno? Non lo sanno, credetemi. Hanno il master e sono rettori di universita', ma non hanno capito questo.

A scuola non mi e' stato insegnato a vivere. Mi e' stato insegnato tutto il resto. Come ha detto qualcuno:

"Ho avuto un'ottima istruzione. Mi ci sono voluti degli anni per farmela passare".

La spiritualita' e' tutta qui, sapete? Disimparare. Disimparare tutte le scemenze che vi sono state insegnate.

I sentimenti negativi sono dentro di voi, non nella realta'. Dunque, smettete di tentare di cambiare la realta'. E' una follia!

Smettete di tentare di cambiare l'altro. Sciupiamo le nostre energie e il nostro tempo cercando di cambiare le circostanze esterne, cercando di cambiare il nostro coniuge, il nostro capo, i nostri amici, i nostri nemici e tutti gli altri.

Non dobbiamo cambiare nulla.

I sentimenti negativi sono dentro di (voi). Nessuna persona al mondo ha il potere di rendervi infelici. Nessun evento al mondo ha il potere di turbarvi o farvi del male. Nessun evento, nessuna condizione, nessuna situazione, nessuna persona. Nessuno vi ha mai detto questo: vi e' sempre stato detto il contrario. Ecco perche' vi trovate nei pasticci, adesso. Ecco perche' siete addormentati. Nessuno ve l'ha mai detto, ma e' evidente.

Supponiamo che la pioggia rovini un pic.nic. Chi e' a reagire in modo negativo? La pioggia, o (voi)? E cosa provoca questo sentimento negativo? La pioggia o la vostra reazione? Quando sbattete il ginocchio contro il tavolo, il tavolo sta benissimo. Si occupa di fare quel che dovrebbe - e, cioe', il tavolo. Il dolore e' nel vostro ginocchio, non nel tavolo.

I mistici continuano a tentare di farci capire che la realta' va bene cosi' com'e'.

La realta' non e' problematica. I problemi esistono soltanto nella mente umana. Anzi, potremmo aggiungere: nella mente umana stupida, addormentata.
La realta' non e' problematica. Togliete gli esseri umani da questo pianeta, e la vita continuerebbe, la natura continuerebbe a svilupparsi in tutta la sua bellezza e la sua violenza. Dove starebbe il problema? Nessun problema.
Voi avete creato il problema. Voi siete il problema. Vi siete identificati con il "me", ed e' questo il problema. Il sentimento e' dentro di voi, non nella realta'.

Terza fase: mai identificarsi con quel sentimento. Non ha niente a che vedere con l'"io".

Non definite la vostra essenza in termini di quel sentimento. Non dite: "Sono depresso".

Se volete dire:
"C'e' depressione" va bene. Se volete dire che c'e' malinconia, va bene. Ma non dite:
"Sono malinconico"

- perche', in questo modo, vi definite alla luce di quel sentimento.

E' questa illusione, e' questo il vostro errore. In questo momento c'e' una depressione, ci sono dei sentimenti feriti, ma cosi' sia, lasciateli stare.
Passeranno. Tutto passa, tutto. Le vostre depressioni e le vostre emozioni non hanno niente a che vedere con la felicita'. Quelle sono solo oscillazioni del pendolo. Se cercate eccitazione ed emozioni, preparatevi alla depressione. Volete la vostra droga? Preparatevi ai contraccolpi. Il pendolo oscilla da un estremo all'altro.

Questo non ha niente a che vedere con l'"io", ne' con la felicita'. E' il "me".

Se ve lo ricorderete, se lo ripeterete a voi stessi un migliaio di volte, se proverete questi tre passi un migliaio di volte, ci arriverete. Magari vi basteranno tre volte, o anche meno. Non lo so: non ci sono regole. Ma fatelo mille volte, e farete la piu' grande scoperta della vostra vita.

Al diavolo quelle miniere d'oro in Alaska. Cosa ve ne fareste di quell'oro? Se non si e' felici, non si puo' vivere. Mettiamo che abbiate trovato l'oro. Che importanza ha?

Siete un re, una principessa. Siete liberi: non vi importa piu' di essere accettati o respinti, non fa alcuna differenza. Gli psicologi ci spiegano l'importanza del senso di appartenenza. Fandonie! Perche' volete appartenere a qualcuno? Non ha piu' importanza.

Un mio amico mi ha detto che c'e' una tribu' africana in cui la pena capitale consiste nell'ostracismo. Se voi foste buttati fuori da New York, o da dovunque abitiate, non per questo morireste. E come mai l'uomo di quella tribu' africana muore? Perche' anche lui e' vittima della comune stupidita' umana. Pensa che non potra' sopravvivere, senza appartenere a qualcosa. Ma non e' necessario appartenere a qualcuno, a qualcosa, o a un gruppo. Non e' nemmeno necessario innamorarsi.

Chi ve l'ha detto? E' necessario essere liberi. E' necessario amare. E' tutto qui: questa e' la vostra vera natura. Ma la verita' e' che mi state dicendo che volete essere desiderati. Volete essere applauditi, volete essere attraenti, con tutte le scimmiette che vi corrono dietro. State buttando via la vostra vita. (Svegliatevi)! Non ce n'e' bisogno. Potete
essere felici e beati senza tutto questo.

La vostra societa' non sara' lieta di sentire quello che ho detto, perche' quando si aprono gli occhi e si capisce questo concetto si diventa spaventosi. Come si puo' controllare una persona cosi'? Non ha bisogno di nessuno, non si sente minacciata dalle critiche, non si cura di quel che pensa o dice la gente di lei. Ha tagliato tutti questi fili: non e' piu' un
pupazzo. E' spaventoso.

"Dobbiamo liberarcene. Dice la verit.; non ha piu' paura; non e' piu' umano". (Umano!)

Guardate! Finalmente un essere umano! Si e' liberato della propria schiavitu', della propria prigione.

Nessun evento giustifica un sentimento negativo. Non c'e' situazione al mondo che giustifichi un sentimento negativo. Ecco cosa hanno tentato di dirci, di urlarci i nostri mistici, fino ad avere la voce roca. Ma nessuno ascolta. Il sentimento negativo e' dentro di voi. Nel Bhagavad-Gita, il libro sacro degli induisti, Krishna dice ad Arjuna: "Buttati a capofitto
nella battaglia, e tieni il tuo cuore ai piedi di loto del Signore". E' una frase meravigliosa.

Non dovete fare nulla per acquisire la felicita'. Il grande Meister Eckhart ha detto con parole superbe: "Dio non si raggiunge attraverso un processo di addizione di qualcosa nell'anima, ma attraverso un processo di sottrazione". Non si deve far nulla per essere liberi. Bisogna abbandonare qualcosa. Allora si e' liberi.

Mi viene in mente, a questo proposito un detenuto irlandese che, scavato un tunnel sotto il muro della prigione, riesce a fuggire. Sbuca nel bel mezzo del cortile di una scuola materna, dove stanno giocando dei bambini.

Naturalmente, quando emerge dal tunnel, non riesce piu' a trattenersi e inizia a saltare e ballare, gridando: "Sono libero! Finalmente, dopo tre anni, sono libero!". Una bambina, a pochi passi da lui, gli lancia un'occhiata invidiosa e ribatte: "Beato te! A me ne restano altri due da passare qui dentro!".

La quarta fase: come si possono cambiare le cose? Come potete cambiare voi stessi? Ci sono molte cose da capire qui, o meglio, una sola cosa che si puo' esprimere in molti modi.

Immaginate un paziente che va dal dottore per dirgli di cosa soffre.

Il dottore dice: "Bene, ho capito i suoi sintomi. Lo sa cosa faro'?
Prescrivero' un farmaco al suo vicino!".

Il paziente risponde: "Grazie mille, dottore: mi sento gia' molto meglio".

Non e' assurdo? Eppure e' proprio quel che facciamo tutti noi. La persona addormentata pensa sempre che si sentira' meglio se sara' qualcun altro, a cambiare. Si soffre perche' si e' addormentati, pero' si pensa: "Come sarebbe meravigliosa la vita se qualcun altro cambiasse; come sarebbe meravigliosa la vita se il mio vicino cambiasse, mia moglie cambiasse, il mio corpo cambiasse".

Vorremmo sempre che fosse qualcun altro a cambiare, in modo da sentirci meglio. Ma vi siete mai accorti che anche se vostra moglie cambia, o vostro marito cambia, su di voi non ha alcun effetto? Siete vulnerabili tanto quanto prima; addormentati tanto quanto prima.

Siete voi ad avere bisogno di cambiare, ad aver bisogno della medicina.

Continuate a insistere: "Mi sento bene perche' il mondo va bene".
(Sbagliato)!" Il mondo va bene perche' io mi sento bene. E' quel che dicono tutti i mistici.


SCOPRI TE STESSO E RIPRENDITI LA VITA
(di Anthony De Mello)

 
 
 

L'esortazione quotidiana di Yoganandaji (25.02.2012)

Post n°1431 pubblicato il 25 Febbraio 2012 da 22k
 

"La predisposizione benevola al successo è pronta ad aiutare l'individuo che compie sforzi risoluti; la predisposizione maligna all'insuccesso può annientare l'individuo che si è rassegnato al "fato". Queste tendenze sono i suoi amici invisibili e i suoi nemici occulti. Risvegliando la volontà con sforzi ripetuti e assennati, egli potrà destare le tendenze al successo assopite nella camera del suo subconscio. La volontà è l'arma per sconfiggere il fallimento. Usando costantemente la volontà, la manterrai acuta e penetrante, ed essa sarà pronta a servirti in maniera fedele. Il potere di una forte volontà, guidata dalla saggezza divina, è illimitato. Niente è impossibile, per chi la possiede.
L'uomo porta dentro di sé i semi degli errori passati, ma anche quelli di ogni appagamento. In condizioni favorevoli questi germogliano, soffocando con la loro crescita le erbacce del fallimento. Il successo economico in ogni incarnazione è possibile per chi riesce a distruggere le tendenze all'insuccesso con il potere della super-concentrazione. "

(Paramahansa Yogananda)


 
 
 

La tua Energia Interiore

Post n°1430 pubblicato il 25 Febbraio 2012 da 22k
 

("Quanto piu' ti affidi all'energia interiore, tanto piu' libero potrai essere nella vita")

Chi siamo? Perche' siamo qui? Che cosa pensiamo della vita? Per anni trovare una risposta a tali interrogativi ha implicato scavare in noi stessi. Ma che cosa significa esattamente cio'?
Ognuno di noi possiede un'Energia Interiore che gli consente di mantenersi in buona salute, instaurare rapporti interpersonali soddisfacenti, fare una carriera brillante e godere, nella vita,
di ogni prosperit.. Per raggiungere tali obiettivi, e' innanzitutto necessario credere che sia possibile farlo, e in seguito eliminare quei fattori che, nella vita, ci impongono situazioni indesiderate.

A tale scopo scaviamo in noi stessi ricercando l'aiuto dell'Energia Interiore, capace di indicarci che cosa sia meglio per noi. Se siamo disposti a cambiare la nostra vita affidandola a tale Energia, che ci ama e ci sostiene, possiamo vivere circondati da amore e benessere.

La nostra mente e'sempre correlata, mediante l'Io Superiore o Energia Interiore, alla Mente Infinita, all'Energia Universale, e che ci ha creato, da cui trae conoscenza e saggezza. L'Energia Universale ama tutte le Sue creature, e' un'Entita' benefica che dirige la nostra vita: non conosce odio, menzogna, ne' punizione; e' amore, liberta', comprensione, pieta'. E' dunque importante affidare la nostra vita all'Io Superiore, poiche', in tal modo, possiamo ricevere ogni bene.

Ovviamente, possiamo decidere di usare l'Energia in qualsiasi modo: decidendo di vivere nel passato e di riassestare quanto di negativo e' avvenuto nella nostra esistenza, rimaniamo semplicemente al punto di prima.

Se, viceversa, intendiamo non esserne vittime e andare avanti creandoci una nuova vita, veniamo sostenuti dall'Energia che ci procura nuove e piu' felici esperienze.

Personalmente, non credo nell'esistenza di due energie; ritengo esista un solo Spirito Infinito. E' troppo semplicistico dire: "E' il diavolo," oppure "Sono loro"; siamo noi, ed abbiamo di fronte solamente due alternative:

utilizzare l'energia con saggezza o con sconsideratezza. Esiste il diavolo nel nostro cuore? Condanniamo gli altri perche' sono differenti da noi? Che cosa scegliamo?

Responsabilita' e colpa

Con i pensieri e i sentimenti contribuiamo a determinare tutte le situazioni, buone o cattive, che caratterizzano la nostra esistenza; i pensieri generano le sensazioni in base a cui impostiamo
la vita. Cio' non significa darci la colpa per gli sbagli compiuti: vi e' infatti una differenza notevole fra essere responsabile e incolpare se stessi o gli altri.

Essere responsabile significa possedere 1'energia, incolpare o incolparsi implica gettarla via. La responsabilita' ci consente di operare dei cambiamenti nella vita; se, viceversa, ci assumiamo il ruolo di vittime, sprechiamo l'energia. Accettando la responsabilita', non perdiamo tempo a incolpare qualcuno o Qualcos'altro; alcuni si sentono in colpa per aver causato malattia, poverta' o problemi agli altri interpretando, in tal modo, la responsabilita' come colpa.

"I mass media hanno definito il fenomeno la <Colpa della Nuova Era>. Queste persone provano una sensazione di colpa perche' ritengono di avere, in certo qual modo, fallito; esse prendono tutto come colpa trovando cosi' un "alibi" ulteriore per criticarsi. Questo atteggiamento e' ben diverso da quello che intendo.

Se consideriamo problemi e malattie come un'opportunita' per cambiare la nostra vita, possediamo l'energia. Numerose persone affette da patologie gravi hanno affermato, una volta guarite, che queste sono state le esperienze piu' belle in quanto hanno consentito loro di cambiare ottica di vita.

Altre, invece, insistono nel ripetere:"Sono disgraziato! Povero me! Dottore, mi aiuti!"

Credo che, anche guarendo o dovendo affrontare problemi minori, tali persone non abbiano una vita facile.
La responsabilita' e' la capacita' di rispondere ad una situazione.
Abbiamo sempre la possibilita' di scelta: cio' non significa negare quello che siamo, disprezzando quanto abbiamo nella vita, bensi' riconoscere che siamo giunti dove siamo in base a nostre scelte. Assumendoci la responsabilita', possiamo cambiare.

Quando chiediamo: "Che cosa posso fare per modificare questa situazione?", dobbiamo pensare che possediamo sempre l'energia necessaria per attuare cambiamenti. Dipende solo da noi come utilizzarla."

Molti di noi si rendono conto solo a distanza di tempo che, durante l'infanzia e l'adolescenza, le condizioni di vita familiare hanno influenzato negativamente la concezione della propria personalita' e l'atteggiamento nei confronti della vita.

La mia infanzia, ad esempio, e' stata permeata dalla violenza, inclusa quella sessuale; non ho mai ricevuto, ne' amore, ne' affetto e non ho mai avuto stima nei confronti di me stessa.

Dopo aver abbandonato la famiglia all'eta' di 15 anni, ho continuato a subire diversi tipi di violenza, senza rendermi conto che gli schemi mentali ed emozionali acquisiti nei primi anni di vita mi avevano condizionata a subire violenze.

I bambini rispondono spesso all'atmosfera mentale creata dagli adulti che li circondano; io ho imparato precocemente a conoscere la paura e la violenza e, una volta adulta, a riprodurre
certe esperienze per me stessa. Sicuramente, non avevo ancora capito che possedevo l'energia per cambiare tutto cio'; ero spietata nei confronti di me stessa, poiche' interpretavo la mancanza di amore e di affetto come una conseguenza del mio essere una persona spregevole.

Tutte le esperienze da noi vissute fino ad ora sono state determinate dai pensieri elaborati in passato: non guardiamo alla nostra vita con vergogna, ma consideriamo il passato come parte ricca e importante della nostra esistenza. Senza di esso infatti, non saremmo qui oggi. Non c'e' ragione di martoriarci perche' non abbiamo fatto di meglio: abbiamo comunque fatto tutto quello che potevamo. Consideriamo il passato nella luce dell'amore e siamogli grati per questa nuova consapevolezza.

Il passato esiste solo nella nostra mente e nel modo in cui decidiamo di considerarlo. Questo e' il momento in cui stiamo vivendo; questo e' il momento in cui stiamo percependo sensazioni; questo e' il momento in cui stiamo facendo esperienze.

Cio' che facciamo oggi costituisce la base del domani; pertanto questo e' il momento di prendere una decisione. Non possiamo fare nulla domani, ne' cambiare quanto avvenuto ieri, ma possiamo agire oggi.

E' dunque determinante quello che decidiamo di pensare e di dire in questo momento. Quando iniziamo ad assumerci la responsabilita' dei nostri pensieri e delle nostre parole, abbiamo uno strumento valido nelle nostre mani. Potra' sembrare banale, ma e' cosi': l'energia scaturisce sempre dal presente.

E' importante comprendere che la nostra mente non ci controlla e che, viceversa, siamo noi e, piu' esattamente, il nostro Io Superiore a controllarla. E' possibile arrestare i vecchi pensieri: quando questi cercano di farsi strada, suggerendo che "E cosi' difficile cambiare!"

E' bene prendere il controllo della situazione convincendosi che "da ora in poi sara' facile operare dei cambiamenti".

Puo' essere necessario ripetere piu' volte questo dialogo con la propria mente prima che riconosca che noi la controlliamo e che siamo convinti di quello che abbiamo detto.

Immaginiamo che i nostri pensieri siano gocce d'acqua: un pensiero, o una goccia d'acqua, non ha molta importanza.
Tuttavia, goccia dopo goccia, si forma dapprima una piccola pozzanghera, poi uno stagno, poi un lago e, infine, un oceano.

Che tipo di oceano state creando? Inquinato e tossico oppure limpido, chiaro e rinfrescante?

Spesso mi dicono: "Non riesco a non pensare a questa cosa", ed io rispondo: "Invece, puoi riuscirci"

Quante volte abbiamo cercato di rimuovere un pensiero positivo? E' sufficiente adottare lo stesso sistema per quelli negativi impedendo alla mente di elaborarli; questo non significa che, in fase di cambiamento, bisogna combattere i propri pensieri. Se un pensiero negativo si fa strada, basta dire: "Grazie per la compagnia!"

In questo modo non neghiamo cio' che esiste, ne' rischiamo di usare malamente la nostra energia. E' importante ripetere a noi stessi che non cederemo piu' alla negativita'; anche in questo caso, non si tratta di combattere i propri pensieri, ma di riconoscerli come tali e di superarli. Non anneghiamo nel mare della negativita', se possiamo farci trasportare dall'oceano della vita !

La vita, di cui tutti noi siamo una magnifica espressione, attende che ci apriamo ad essa, dimostrandoci degni dei suoi beni. La saggezza e l'intelligenza dell'Universo sono a nostra disposizione, la Vita e' pronta a sostenerci. Dobbiamo aver fiducia nel fatto che l'Energia sia pronta ad aiutarci.

Quando abbiamo paura, e' utile pensare al nostro respiro, l'elemento piu' prezioso donatoci dalla vita: lo accettiamo senza nemmeno riflettere sul suo valore, e poi dubitiamo che la vita possa farci mancare tutto il resto di cui abbiamo bisogno.

A questo punto e' bene conoscere l'energia e quello che siamo capaci di fare. Esploriamo noi stessi per capire chi siamo.

In proposito le opinioni sono differenti: voi avete diritto di pensare cio' che volete, io ho diritto di credere a cio' che ritengo giusto per me. Indipendentemente da quello che succede, l'unico
elemento a cui attenersi e' stabilire che cosa sia giusto per noi; a tal fine e' necessario prendere contatto con la nostra guida interiore. E' infatti la saggezza a darci le risposte. Non e' tuttavia facile ascoltare noi stessi ,quando gli amici e i familiari ci dicono che cosa dobbiamo fare; eppure, tutte le risposte sono dentro di noi.

Ogni volta che diciamo: "Non so" chiudiamo la porta in faccia alla nostra saggezza interiore; i messaggi che ci invia l'Io Superiore sono positivi e confortanti. Se riceviamo messaggi negativi, significa che stiamo operando a livello del nostro ego e della nostra mente, talora a quello dell'immaginazione, anche se, normalmente, sono proprio immaginazioni ed i sogni a trasmetterci messaggi positivi.

Aiutiamoci, effettuando le scelte giuste per noi; in caso di dubbio, chiediamoci: "E' una decisione adeguata per me? E' una decisione giusta per me in guesto momento?" Questo sistema andrebbe
adottato sempre prima di prendere qualsiasi decisione.

Imparando ad amare noi stessi ad avere fiducia nel nostro Io Superiore, diventiamo co-creatori, insieme allo Spirito Infinito, di un mondo di amore. L'amore che abbiamo per noi stessi ci trasforma
da vittime in vincitori; non avete mai notato che le persone che stanno bene con se stesse risultano naturalmente attraenti? Esse hanno infatti una qualita' semplicemente meravigliosa: sono contente della loro vita. Pertanto, possono affrontare con successo qualsiasi ostacolo e difficolta'.

Molto tempo fa ho imparato che Dio dimora in me; la sua saggezza e la sua comprensione mi guidano dunque in tutte le mie azioni sulla terra. Come le stelle e i pianeti seguono la loro orbita, cosi' anch'io seguo il mio ordine divino. Per quanto non riesca a capire tutto con la mia mente umana limitata, so che, a livello cosmico, sono nel posto giusto, al momento giusto, e che sto facendo la cosa giusta. La mia esperienza attuale mi portera' a superare il passato e a scoprire nuove possibilita' per il futuro.

Chi siamo? Che cosa vogliamo imparare? Che cosa vogliamo insegnare?

Abbiamo tutti un unico scopo; non siamo semplicemente un insieme di personalita', problemi, paure e malattie: siamo tutti correlati ai nostri simili ed alle altre forme di vita. Siamo spirito, luce, energia, vibrazione ed amore; possediamo tutti l'energia per dare scopo e significato alla nostra vita.

LOUISE L. HAY
"IL POTERE E' IN TE AMORE, GIOIA, SERENITA'. SCOPRILI DENTRO DI TE PER VIVERE IN PERFETTA ARMONIA"

 
 
 

Si muore, quando...

Post n°1429 pubblicato il 25 Febbraio 2012 da 22k
 
Tag: Vita

Si muore, quando facendo del male agli altri, non comprendiamo che facciamo del male, prima di tutti a noi stessi.

Si muore, quando mentiamo. La verità e la più grande virtù in un uomo.

Si muore, quando abbiamo paura di sporcarci le mani, per aiutare un nostro simile meno fortunato di noi, al quale la vita è stata più ostile.

Si muore, non quando non leggiamo un libro o altro, ma quando non sappiamo leggere nell'animo degli altri, rimanendo indifferenti a tutti e a tutto.

Si muore, quando vogliamo che gli altri ci ascoltino, quando noi siamo i primi a non ascoltare gli altri.

Si muore veramente, quando abbiamo paura di morire, pensando solo a noi stessi, e si vive veramente, quando poniamo la nostra vita, al servizio degli altri.

La vita, nasconde molti insegnamenti, ed a volte un ignorante di lettere, vale più di due filosofi, ed un povero molto più di dieci ricchi.

Ricordate la parabola della vedova povera? Essa, diede tutto quello che aveva, era poco, ma per lei era tutto, mentre i ricchi davano solo quello che a loro era superfluo.

Usando l'analogia, potremo imparare molto da questa parabola.

La vita, vale la pena di essere vissuta. Allora, sconosciuti tra sconosciuti, lasceremo il mondo migliore di come lo abbiamo trovato.

- di Anonimo -

 
 
 

L'esortazione quotidiana di Yoganandaji (18.02.2012)

Post n°1428 pubblicato il 18 Febbraio 2012 da 22k
 

"Com'è sciocco l'uomo mondano a identificare quest'anima immortale con qualcosa che alla morte diventa argilla, priva di ogni traccia di bellezza!"

(Paramahansa Yogananda)

 
 
 

La meccanica del pensiero

Post n°1427 pubblicato il 18 Febbraio 2012 da 22k
 

Ci sono molti libri, workshop e seminari che si concentrano sui vari aspetti dello sviluppo personale, ma se li osserviamo da vicino possiamo scorgere un filo comune. Essi trattano, in qualche modo, del pensiero.

Che si tratti di goal-setting, di pensiero positivo, di visualizzazione o mind-control una discussione sul pensiero rientra sempre nel quadro. Ti sei mai chiesto perché così tanta enfasi è messa sul pensiero? Che cosa c'è nel pensiero che riceve così tanta attenzione?

- Le forme-pensiero -

La risposta è molto semplice; il pensiero è l'elemento fondamentale, basilare di ogni creazione. I pensieri non esistono soltanto fra le nostre orecchie, in una totale privacy. Essi sono abbastanza pubblici. Sono più simili a minuscoli pacchetti di energia chiamati forme-pensiero. Le forme-pensiero sono reali. Esse esistono per eseguire, per portare a termine l'intenzione del pensatore. Come? Attirando altre forme-pensiero simili.

Noi non siamo consapevoli delle forme-pensiero perché operano in una zona che è oltre la capacità dei sensi umani. Sono, tuttavia, nello spazio tutto intorno a noi. Siamo tutti simili a stazioni radio-trasmettenti e emaniamo i nostri desideri, sia positivi che negativi, nell'universo.

- I pensieri creano le convinzioni -

I pensieri che accettiamo come veri divengono le nostre convinzioni. E l' insieme, la collezione delle nostre singole convinzioni forma il nostro personale sistema di convinzioni. Noi tutti abbiamo convinzioni su una miriade di cose: soldi, lavoro, relazioni, noi stessi, amici, vita, politica, uomini, donne, sesso, quello che è giusto e quello che è sbagliato...giusto per nominarne alcune.

Le nostre convinzioni, proprio come i pensieri, esistono come forme-pensiero. Esistono e creano le situazioni, le circostanze e gli eventi che riflettono indietro a noi (colui che crede) quello che realmente crediamo. Vedi, le esperienze che ognuno di noi ha provengono dalle nostre convinzioni personali (i pensieri che abbiamo accettato come veri)...quello che crediamo è quello che attiriamo ed è quello che sperimentiamo. Niente di più - niente di meno. E, per cambiare le nostre esperienze, dobbiamo cambiare le nostre convinzioni.

- La nostra firma energetica -

"Come può essere questo? -" domandi. Bene, in termini semplicistici, noi siamo simili a magneti ed attiriamo a noi le esperienze che si adattano al nostro modello di energia - il modello di energia causato dalle nostre convinzioni. Noi tutti abbiamo una firma energetica, che definisce la nostra
unicità, non diversamente dalla nostra calligrafia, o dalle nostre impronte digitali. Hai mai notato che quando incontri qualcuno per la prima volta, ti senti a tuo agio con alcune persone e con altre no? Tu percepisci il loro campo energetico. Le persone con cui ti senti a tuo agio, molto probabilmente hanno convinzioni simili alle tue. Abbi fiducia nelle tue sensazioni.

- Ciò che credi è ciò che ricevi -

La filosofia di avere un'attitudine positiva (convinzioni e pensieri positivi) ha origine da queste meccaniche di pensiero. Essere positivo non è solo una cosa appropriata da fare per renderti più accettabile socialmente.

Letteralmente ti mette in contatto con esperienze di vita positive. E' importante capire questo. Il tuo stato di essere crea quello che tu sperimenti. Quello che credi è quello che sperimenti.

Se credi che la vita è una lotta, indovina che cosa incontrerai? Non perché la vita è davvero così, ma perché tu credi che sia in quella maniera.
Perciò, attirerai le situazioni che confermano la tua convinzione. Conosci persone che non lottano per farsi largo nella vita? Credono che la vita è una lotta? Che cosa pensi che credano sulla vita?

Se credi che il tuo capo è ingiusto, è così che lui/lei comparirà per te. Se credi che sei povero, prevarranno le circostanze per mantenerti in quella convinzione..

- Le convinzioni creano le esperienze -

Proviamo un esercizio semplice per illustrare meglio come le tue convinzioni creano le tue esperienze. Pensa a qualcuno nella tua vita che conosci bene e non ti piace. Concentrati, per un momento, su quello che di quella persona ti disturba maggiormente.

Osserva come questo pensiero ti fa sentire. Intensifica il sentimento. Poi, fai una lista di tutti gli attributi positivi che si potrebbero adattare a quella persona.

Osserva i tuoi sentimenti verso quella stessa persona ora. Chiudi i tuoi occhi e ascoltati profondamente. Cosa è accaduto? I tuoi sentimenti sono cambiati, non è vero? Perché? Perché, concentrandoti sugli attributi positivi dell' altra persona, hai generato un ordine completamente diverso di pensieri dentro di te.

Così, vedi, sono i tuoi pensieri che determinano come percepisci gli altri. Sei tu il responsabile delle tue esperienze gli altri. Non gli altri.
Ritorna a mettere a fuoco il tuo giudizio iniziale su quella persona. La tua sensazione di disagio è ritornata, giusto? Come vuoi percepire quella persona nel futuro? E' una tua scelta, non è vero?

- Esamina le convinzioni altrui -

Ma osserviamo, ancora, un'altra situazione. Scegli qualcuno che conosci bene e domandati "che cosa credono per attirare quelle esperienze?" Spendi alcuni momenti per pensare a tutte le convinzioni possibili per l'esperienza che hanno scelto. Se sei in difficoltà, qui ci sono alcuni esempi che potrebbero aiutarti a cominciare.

Che cosa crede una persona che è cronicamente a dieta? "E' molto difficile che dimagrisca" - è una possibilità? Puoi pensare a un'altra convinzione che potrebbe creare la stessa esperienza? Sicuro "tutta la mia famiglia è pesante" - sarebbe una buona alternativa. Puoi pensare a qualcos'altro?

Applica questa stessa linea di pensiero ad altri aspetti della loro vita, come finanze, relazioni o soddisfazioni sul lavoro. E' piuttosto rivelatore, non è vero?
Controlla le tue convinzioni

Ora prendi un po' di coraggio e poniti la stessa domanda su qualche cosa nella tua vita che preferiresti non sperimentare. Cosa credi per sperimentare X? Quando scopri la convinzione, domandati "perché credo questo"? E' giusta la tua convinzione? C'è un altro punto di vista che ti
darebbe un'esperienza diversa? Qual'è?

Quando comprendi che sono i tuoi pensieri e convinzioni che determinano quello che sperimenti, sei sulla strada giusta per avere qualche padronanza sulla tua vita.

Verifica che le tue convinzioni siano in allineamento con le esperienze che desideri avere. Credere che non hai abbastanza soldi non è in allineamento con creare prosperità.. per essa hai bisogno di credere che hai ogni cosa di cui hai bisogno.

Mantieni la tua energia positiva, in allineamento coi tuoi desideri e goditi ciascun giorno.

....Ogni giorno è tanto bello quanto tu puoi credere che sia. ...

(di Anonimo)

 
 
 

Crediamo in noi stessi

Post n°1426 pubblicato il 18 Febbraio 2012 da 22k
 

(Siamo solo noi gli artefici del nostro destino)

"Comincia fin da ora ad essere quello che sarai in futuro." (San
Gerolamo)


Nessuno al di fuori di noi può mutare i nostri stati d'animo, le nostre
sensazioni perché sono le nostre decisioni, e non le persone che ci circondano, a determinare il nostro modo di pensare. Questo perché la nostra rappresentazione interiore della realtà non riproduce fedelmente la realtà
stessa, ma è solo un'interpretazione filtrata attraverso le nostre convinzioni ed i nostri valori personali; un'interpretazione che possiamo decidere di impiegare a nostro vantaggio per rendere più brillante la nostra vita.

Possiamo cambiare la nostra vita in un istante; abbandonare i nostri limiti
  in un secondo con la sola forza di volontà. Dobbiamo solo concentrarci sui nostri obiettivi e creare nella nostra mente una rappresentazione visiva, uditiva e sensoriale della persona che vogliamo diventare.

Prendiamo, ad esempio, una persona di successo: imitiamo la sua sicurezza,
  la sua fiducia in se stessa, la passione che mette in ogni cosa che fa, l' amore che riesce ad infondere nelle persone che la circondano, la felicità che traspare dal suo sorriso; viviamo le sue sensazioni; ascoltiamo le sue
parole decise; osserviamo il suo sguardo sereno e il suo respiro profondo.
Carichiamoci della sua energia e cominciamo subito a vivere come quella persona, ora, senza più aspettare.

Accettiamo le sfide che la vita ci presenta; affrontiamole con la nostra
nuova identità, con sicurezza, con fiducia in noi stessi. Concentriamoci su come vogliamo sentirci e su come ci sentiremo quando le avremo superate, e con quello stato d'animo positivo vinceremo qualsiasi difficoltà, sia essa
presente, passata e futura. Diamo vita ad un'alternativa per i nostri pensieri negativi; modifichiamo, con le nuove risorse che da oggi abbiamo a disposizione, le nostre esperienze passate, mutandone la percezione ed eliminandone le connotazioni negative.

Poniamoci degli obiettivi ambiziosi e perseguiamoli con determinazione;
crediamo in quello che facciamo; pensiamo sempre in grande e con ottimismo; convinciamoci sempre di raggiungere i nostri traguardi e di superare qualsiasi sfida. I fallimenti non esistono: ogni esperienza della vita
contribuisce alla nostra crescita interiore e a creare riferimenti giusti per il nostro futuro. Dobbiamo vedere le difficoltà come sfide; i fallimenti come esperienze che ci stimolano a raggiungere con grinta il traguardo.

Crediamo fermamente nel costante miglioramento di noi stessi: ogni istante
  potenziamo la qualità della nostra vita. Siamo solo noi gli artefici del nostro destino.

Adesso guardiamoci dentro e scopriamo i nostri nuovi valori fondamentali:
facciamo della sicurezza il nostro valore principale; agiamo sempre sapendo quello che vogliamo; guardiamo l'obiettivo che intendiamo raggiungere e muoviamoci sempre in quella direzione. Dobbiamo solo volerlo!

(di Sonia Angioi)

 
 
 

L'esortazione quotidiana di Yoganandaji (11.02.2012)

Post n°1425 pubblicato il 11 Febbraio 2012 da 22k
 

"Ogni volta che una serie di ansietà invade la vostra mente, rifiutatevi di accettarle; attendete con calma, nel mentre cercate il rimedio. Disperdete le angustie con la potente sostanza della vostra pace."

(Paramahansa Yogananda)

 
 
 

Come mai tutte queste prove nella vita?

Post n°1424 pubblicato il 11 Febbraio 2012 da 22k
 

Attraverso le prove noi impariamo le lezioni della vita. Le prove non sono fatte per distruggerci: sono fatte per sviluppare il nostro potere. Esse fanno parte della naturale legge dell'evoluzione e sono necessarie per noi per avanzare da un livello più basso ad uno superiore. Tu sei molto più
forte di tutte le tue prove. Se non lo capisci adesso, dovrai capirlo più tardi.

Dio ti ha dato il potere di controllare la tua mente e il tuo corpo e così liberarti dai dolori e dai dispiaceri. Non dire mai "sono finito". Non inquinare la tua mente pensando che se cammini un po' di più ti sforzerai troppo o che se non puoi avere un certo tipo di cibo soffrirai, e così via.

Non permettere mai alla tua mente di ospitare pensieri di malattia o di limitazione: vedrai che il tuo corpo cambierà in meglio.

Ricorda che la mente è il potere che governa questo corpo, quindi se la mente è debole anche il corpo diventa debole. Non intrististi o preoccuparti di nulla. Se rafforzi la tua mente non sentirai sofferenze fisiche. Non importa cosa succede, devi essere assolutamente libero nella tua mente.

Come in un sogno puoi pensare che stai male e svegliandoti di colpo vedi che non è vero, così nello stato di veglia devi sapere che la vita non è altro che un sogno.

La mente non ha alcun legame con il corpo se non quello che tu gli dai.
Quando la mente potrà rimanere distaccata dal corpo a tuo piacimento, tu sarai libero. Ricorda che sei immortale. Per poter superare le prove della vita avrai bisogno di ringiovanire sia il corpo che la mente. Dovrai sviluppare l'elasticità mentale. Se non puoi fare fronte alle prove della vita, sarai indifeso quando i problemi e le tribolazioni arriveranno.

A volte la vita sembra un gioco crudele. La sola giustificazione per questo è che la realtà è solo un sogno. Hai avuto molte esperienze attraverso molte incarnazioni e ne avrai altre in futuro, ma non dovrebbero impaurirti. Devi recitare tutte le parti in questo film della vita, dicendo a te stesso "Io
sono Spirito".

Questa è la grande consolazione che la saggezza ci dà. Realizza la presenza dell'infinito. Guarda Dio, tuo Padre, il tuo Spirito, dietro le ombre. Nel profondo del tuo essere realizza questo, indipendentemente da ciò che i tuoi pensieri comandano.

Non lasciare sedere nessuno sul trono del tuo cuore se non Dio. Se ami la creazione di Dio più di Dio stesso, sarai deluso. Dio deve essere il primo e l'ultimo, sempre. Non seguire i dettami dei tuoi sogni terreni, perché qualche volta i sogni si trasformano in incubi. Distruggi queste illusioni risvegliandoti in Dio e sarai salvo per sempre.

(di Paramhansa Yogananda, Inner Culture, aprile 1941)

 
 
 

L'esortazione quotidiana di Yoganandaji (08.02.2012)

Post n°1423 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da 22k
 

"Dopo una visita fatta ad alcuni dotti, il M. disse ai suoi discepoli: "Certi intellettuali che citano i profeti sono come grammofoni. Come una macchina può eseguire registrazioni delle Sacre Scritture senza comprenderne il senso, così molti studiosi che ripetono le Scritture non si rendono conto del loro vero significato. Essi non vedono i profondi valori delle Scritture, atti a trasformare la vita. Tali uomini traggono dalle loro letture non la realizzazione di Dio, ma solo la conoscenza di parole. E ciò li rende orgogliosi e amanti delle discussioni". E aggiunse: "Ecco perchè vi dico di leggere meno e meditare di più"."

(Paramahansa Yogananda)


 
 
 

Quando la malattia fa crescere

Post n°1422 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da 22k
 

- Corpo, emozioni e spirito: i tre livelli della sofferenza -

Diciamolo subito: ancora non vi è alcuna riprova scientifica a questo. Eppure la convinzione che la quasi totalità delle malattie sia di origine psicologica è un'evidenza che emerge da numerosi riscontri clinici. Senza voler fare "di tutt'erba un fascio" e tenendo conto di tanti fattori esterni come virus, batteri, agenti chimici, alimentari, lesioni e traumi, malgrado questo, la clinica e l'esperienza con le persone fa emergere questo dato sconcertante: i fattori interni, psicologici, hanno un peso determinante se non addirittura scatenante in moltissime malattie.


Per fare un esempio: essere esposti ad un virus - andando a trovare un amico influenzato - non comporta necessarimente contrarre l'influenza. Viceversa non sempre si è stati esposti al freddo per essersi buscati un bel raffreddore. Ma allora cos'è che veramente fa insorgere una malattia? Molti autori sono convinti che l'etiologia di una malattia sia un insieme di fattori interni ed esterni. Un bambino allergico al pelo di gatto si trova ad accarezzare un micio, ma contemporaneamente il suo vissuto interiore è disponibile ad accettare la malattia: ecco allora comparire la reazione allergica. Quest'ultima non sarebbe emersa (malgrado il bambino sia costituzionalmente allergico) se uno dei due fattori non fosse stato contemporaneamente presente: il micio e la disposizione interna. Fin qui gli studi vicini alla medicina psicosomatica che sta avendo numerosi riscontri scientifici e sta aprendo nuovi ed affascinanti filoni di ricerca.


Tuttavia l'affermazione che ancora non trova "pezze di appoggio" scientifiche è che tutte (o la maggior parte) delle malattie hanno origine prima di tutto nella psiche e nell'anima delle persone. Già alla fine dell'800 la pensava così Edward Bach, il famoso medico inglese scopritore dei 38 fiori che diedero vita alla Floriterapia. La sua convinzione era che la malattia insorge quando lo stato d'animo della persona è turbato da un'emozione negativa. Quello che va curato - diceva Bach - non è solo la gastrite, ma la rabbia, l'intolleranza, l'invidia, l'odio, la gelosia, l'acredine che fanno insorgere la gastrite. Sicuramente nello stomaco di un malato di gastrite vivono colonie di Helicopter Pylori, ma esse hanno potuto attecchire e proliferare solo perchè l'animo della persona era appesantito da stati d'animo negativi, da inconsci sensi di colpa, da rabbie inespresse, da un'incapacità cronica di amarsi.


E qui tocchiamo un punto importantissimo: la capacità di amarsi, di accettarsi per quello che si è e non per quello che si vorrebbe essere o avere. Louise Hay afferma in più occasioni che se attendiamo di avere una casa più grande, o un lavoro migliore per cominicare ad amarci, vuol dire che non abbiamo capito nulla del nostro stato di salute, nè di ciò che veramente costituisce la qualità della nostra vita. Ogni pensiero presente determina la nostra vita futura: l'opinione che oggi abbiamo di noi stessi influenza la realtà al punto tale che facilmente ci accadranno le cose che abbiamo pensato. Attenzione: non sto parlando del pensiero magico o animistico, secondo il quale basta pensare ad un oggetto o un evento perchè l'oggetto compaia o l'evento si avveri.


Dico invece che se nel nostro inconscio siamo convinti di non essere all'altezza, di non meritare nulla, di essere copevoli di qualcosa, o di essere arrabbiati per qualcosa, facilmente anche all'esterno andremo a capitare in situazioni, circostanze che avvereranno ciò che incosciamente ci portiamo dentro. Si tratta della conosciuta profezia che si autoavvera, secondo la quale le convinzioni interiori - spesso inconsce - influenzano concretamente la nostra vita. Se un persona - ad esempio - è continuamente convinta di essere criticata o perseguitata, facilmente si troverà in situazioni in cui qualcuno realmente la criticherà. In altre parole, tutti i nostri personaggi interiori, presto o tardi trovano espressione in persone reali, le quali si comporteranno esattamente come noi li viviamo internamente.


Il significato della malattia allora va ricercato ad un primo livello sicuramente nei batteri e nelle cause organiche, ma ad un secondo livello anche nelle emozioni.


Ma se le emozioni fanno parte del nostro bagaglio inconscio, basterebbe fare emergere dall'inconscio tali emozioni per non ammalarsi più? Assolutamente no! Noi abbiamo bisogno della malattia: esattamente come abbiamo bisogno di un buono stato di salute. Abbiamo bisogno della malattia perchè senza di essa non potremmo fare quelle trasformazioni che il nostro progetto esistenziale ci spinge a fare. Questo è il terzo livello, quello appunto esistenziale postulato da Antonio Mercurio, senza il quale la malattia non avrebbe significato e non può essere spiegata. Naturalmente questo non significa che per seguire il nostro progetto sia necessario ammalarsi: tuttavia spesso la malattia è l'espressione di una cattiva comunicazione interiore tra il nostro Io psichico e il nostro Sè.


Tutti noi desideriamo raggiungere quegli obiettivi che riteniamo desiderabili: un'autonomia finanziaria, una compagna/o per la vita, qualche figlio, una casa comoda ed accogliente, ecc. Ma quanti di noi sono disponibili a fare i mutamenti interiori necessari per realizzare tutto ciò? Ognuno di questi obiettivi rappresenta un passo fondamentale nella storia evolutiva delle persone: significa abbandonare vecchie abitudini, modi di pensare obsoleti, significa morire a vecchie modalità di relazione per passare ad una nuova vita. Ognuno di questi obiettivi rappresenta una trasformazione profonda: rappresenta una morte ed una rinascita. Quando nel corso della vita di una persona, un determinato passaggio evolutivo è maturo, è pronto per essere oltrepassato, l'individuo deve attraversare una trasformazione profonda, a volte dolorosa: una morte. Tutti vogliamo crescere ed evolverci, ma chi di noi - per questo - accetta volentieri di morire? Nessuno! Ecco perchè nel nostro corpo, nella nostra psiche e nel nostro spirito insorge un conflitto: crescere o non crescere? Lo spirito dice saggiamente che è ora di nascere, la psiche non ne vuole sapere e il corpo ne fa le spese.


Prendiamo un caso concreto. Giovanni, un giovane di 30 anni, laureato, una buona carriera di funzionario in una società di informatica, soffre di cefalea cronica. Ha provato molti farmaci, di cui alcuni analgesici molto potenti che sono in grado di dargli sollievo, ma che cominciano a disturbare il fegato a causa della sempre maggiore dipendenza dal farmaco stesso e quindi delle maggiori dosi che è costretto ad ingerire. Quando si rivolge allo psicologo dichiara di non essere molto fiducioso nei trattamenti psicologici, ma è stato consigliato in tal senso da alcuni amici e dal suo medico. Dopo qualche seduta, l'uomo afferma di essere l'ultimo di 3 fratelli e di vivere con la madre vedova. L'idea di vivere da solo non lo interessa: la madre cucina, pulisce, lava la sua biancheria, si occupa dei conti di casa, mentre lui ha a disposione una grande camera. Si sente felice perchè lì può fare quello che vuole: portare gli amici, chiudersi a chiave con la sua fidanzata, ascoltare musica fino a tardi, ecc.


Tutto sarebbe perfetto, se non ci fosse questo malaugurato e cronico mal di testa a rovinare la festa. Giovanni non immagina che la cefalea sta cercando di comunicargli qualcosa: il suo unico interesse è addormentarla con una massiccia dose di Novalgina. Dopo quasi un anno di lavoro nelle sedute, Giovanni ha un'altra fidanzata e si appresta a trovare una casa per andarci a vivere assieme. La cefalea si fa più forte e pungente, ma già da tempo ha lasciato ampi spazi di tranquillità. E' perplesso perchè con la madre aveva tutto quello che desiderava, mentre nella nuova casa dovrà assumersi tante nuove responsabilità a cui non è abituato. Man mano che Giovanni accetta di seguire il suo progetto con la nuova fidanzata e di assumersi il dolore e i sensi di colpa che comporta il separarsi dalla madre, la cefalea è diventata più leggera: Giovanni comincia a non prendere più l'analgesico anche durante i sempre più rari attacchi ed ha imparato a massaggiarsi la nuca e il volto.


Dopo ulteriori 6 mesi, Giovanni vive con la sua donna in un appartamento in centro, la cefalea è scomparsa e la terapia si conclude. Ad una visita di controllo programmata, Giovanni non ha avuto alcun attacco acuto: solo una piccola emcrania dopo la visita in ospedale alla madre che si era slogata una caviglia, subito scomparsa senza alcun farmaco.


Finalmente Giovanni aveva imparato ad ascoltare il messaggio della sua malattia. L'azione continuata dell'analgesico reprimeva oltre al sintomo anche il significato positivo che questo aveva. Se Giovanni non avesse accettato di vivere il vero dolore, non quello della cefalea ma quello ben più profondo della separazione dalla madre, l'emozione non sarebbe emersa e il corpo avrebbe continuato a soffrire.


Solo il nostro Sè - la nostra parte spirituale - è in grado di comunicarci la trasformazione esistenziale che la vita ci chiede di fare; la nostra parte psichica insegue costantemente il piacere (perchè andar via dalla casa materna: si sta così bene? Perchè affrontare i sensi di colpa di lasciare sola una madre vedova? Perchè affrontare il dolore della separazione? Perchè affrontare questa morte?); e il corpo con il suo stato di salute diventa la pagina su cui siamo liberi di leggere o meno il nostro cammino evolutivo in armonia con le leggi della vita.

(di Paola Capriani)

 
 
 

Il pensiero orientale

Post n°1421 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da 22k
 

(Non uscendo dalla porta si conosce il mondo. Non guardando dalla finestra si scorge la via del cielo. LAO-TZU)

Nel corso della storia si è constatato che la mente dell'uomo è capace di due tipi di conoscenza, la prima modalità è quella razionale tenuta in grande considerazione dall'occidente, la seconda è quell'intuitiva che in genere è esattamente l'opposto, ed è confacente all'atteggiamento orientale. La conoscenza razionale appartiene al campo della scienza e dell'intelletto, la cui funzione è quella di analizzare, discriminare, dividere, confrontare, misurare e ordinare in categorie.

La conoscenza razionale è un sistema di concetti astratti e di simboli, in questo modo si considera l'ambiente naturale come se fosse costituito da parti separate, e si costruisce una mappa intellettuale della realtà, nella quale le cose sono ridotte ai loro contorni. Il pensiero orientale e più generalmente il pensiero mistico, forniscono alle teorie della scienza contemporanea un importante e coerente riferimento filosofico: una concezione del mondo nella quale i due temi fondamentali sono l'unità e l'interdipendenza di tutti i fenomeni, e considera l'uomo come parte integrante di questo sistema. Ciò che interessa ai mistici orientali è la ricerca di una esperienza diretta della realtà, che trascenda non solo il pensiero intellettuale, ma anche la percezione sensoriale. La conoscenza che deriva da un'esperienza di questo tipo viene chiamata dai buddisti "conoscenza assoluta" perché non si basa su discriminazioni, astrazioni, e classificazioni dell'intelletto, le quali sono sempre relative e approssimate. Essa è come dicono i Buddisti, l'esperienza diretta dell'essenza assoluta, indifferenziata, indivisa, indeterminata.

La conoscenza assoluta è quindi un'esperienza della realtà totalmente non intellettuale, un'esperienza che nasce da uno stato di coscienza non ordinario, che può essere chiamato uno stato meditativo o mistico. E' la realtà della vita del Sé che vive solo così com'è, la nuda esperienza della vita (quel soltanto essere vivo ora). Il Sé non è superficiale è la pienezza della gioia. Essere consapevoli del Sé significa essere gioiosi. "Cosa fa un Buddha sotto l'albero del Bodhi? Non fa nulla. Si limita ad essere". Egli è colmo di un'insondabile gioia, perché ora non rimane nulla da raggiungere. Nel proprio essere si scopre che qualsiasi cosa degna di essere raggiunta esiste già. Il semplice accadere della vita, l'espirare e l'inspirare, il semplice pulsare della vita, è beatitudine. Non ha nulla a cui pensare, non pensa alla famiglia, né pensa al futuro, è semplicemente immerso nella beatitudine, il giusto modo di essere, non vi è passato né futuro.

Non sta andando da nessuna parte, il cuore batte, il respiro entra ed esce il sangue circola semplicemente esiste, tutto è vivo e pulsante. Un'energia priva di scopo che fluisce senza meta, che fluisce ovunque ma che non va da nessuna parte. Fluisce verso il nulla. L'estasi non è una meta. E' qui e ora, proprio nel movimento, è felice di per sé, proprio nella pulsazione dell'essere vivo. Lo zen che ebbe origine in seno al Buddhismo ma fu fortemente influenzato dal Taoismo, si vanta di essere senza parole, senza spiegazioni, senza istruzioni, senza conoscenza. Esso si concentra quasi interamente sull'esperienza di illuminazione (satori), ed essa non consiste nel fare qualcosa o nell'ottenere qualcosa, ma consiste semplicemente nel riconoscere quello che è sempre esistito di fatto, e si interessa solo marginalmente di interpretare questa esperienza.

A causa dell'educazione e del condizionamento ambientale il funzionamento delle nostre menti è legato a un sistema particolare di logica formato da concetti, e ogni cosa viene considerata attraverso un sistema di opposti: buono cattivo, bianco o nero, giusto o errato. A causa di questo modo di giudicare non possiamo raggiungere le unità attraverso la molteplicità. Lo scopo dello Zen è quello di andare al di là dei legami della dualità, rinunciare a tutti i concetti creati dall'intelletto e vedere le cose come realmente sono, per mezzo della introspezione intuitiva. Poiché il flusso della mente non può essere fermato mediante uno sforzo egocentrico di volontà, quello che si richiede momento per momento è la osservazione continua delle dualità, della tendenza continua del nostro io, delle tendenze che costituiscono i nostri pensieri, i nostri sentimenti, il nostro corpo.

In tutto il misticismo orientale, l'intelletto è visto soltanto come un mezzo per aprire la strada all'esperienza mistica diretta, che i Buddhisti chiamano "risveglio". Lo zen insegna che il risveglio (satori) attraverso la meditazione è al termine della attesa-attenzione, che deve essere una vigilanza senza oggetto. Non c'è nulla da attendere infatti, ciò che succede succede. Non esistono leggi regole e scopi, né in natura né nei pensieri. Riacquistare la spontaneità della nostra natura originaria, la natura di Budda di tutte le cose, richiede un lungo percorso e costituisce una grande conquista spirituale. Attraverso la meditazione si può fare l'esperienza di sentire la nostra natura originaria.

Il programma basico dello Zen è quello di calmare la mente e il corpo, in un primo tempo, mediante la pratica della meditazione, con lo scopo di arrivare ad una visione interiore. Zazen (meditazione seduta) seduti con le gambe incrociate, la schiena dritta, la respirazione calma, il corpo e lo spirito unificati, senza spirito avido. Girando il proprio sguardo verso l'interno, ciascuno depone naturalmente i limiti dell'egoismo e fa direttamente l'esperienza del risveglio alla sua vera natura. La base della filosofia Zen è il silenzio, è il Ku (il silenzio totale) che è la condizione originaria della natura umana. Praticare aldilà di ogni oggetto è lo zazen più elevato; soltanto sedersi senza scopo. Durante zazen non si pensa anche se il subconscio si manifesta, si lascia passare, non si ferma il pensiero, non si trattiene. In questo modo la coscienza diventa illimitata, infinita.

E' la coscienza cosmica (la cosmicità è la natura intrinseca della mente). Il metodo Zen, questo tipo di approccio alla realtà, è un metodo prescentifico, o metascentifico, o perfino antiscentifico. In questo modo lo Zen si immerge nella fonte della creatività e beve ad essa tutta la vita che contiene. Tale fonte è l'inconscio dello Zen. L'inconscio è fuori dall'ambito della ricerca scientifica, l'inconscio si può solo sentire, e non nel senso comune del termine, pertanto bisogna imparare a padroneggiare le vie dell'inconscio e la saggezza sconosciuta del Sé. Ciò che esiste nel centro interiore è aldilà di ogni spiegazione. Viceversa la scienza inizia là dove comincia la spiegazione, all'esterno, è una ricerca sulla circonferenza, nell'ambiente dell'uomo. Di solito la consapevolezza scientifica è oggettiva: conosci gli altri, conosci il mondo, conosci le stelle.

Nel momento però in cui la consapevolezza si rivolge all'interno e inizia a conoscere se stessa, in altre parole nel momento in cui la consapevolezza diventa oggetto della propria conoscenza l'illuminazione fiorisce. D'ora in poi la consapevolezza sarà il padrone e l'incosapevolezza il servitore. La porta della verità non è né il centro né la circonferenza che sono in realtà due facce di una sola e unica verità, ma uno stato in cui colui che vede e la cosa vista, l'osservatore e la cosa osservata, si uniscono. Solo l'uomo libero da opinioni e da idee preconcette può vedere l'unità e l'integrità della vita.

Scoprire il proprio inconscio non è un atto intellettuale, ma un'esperienza affettiva che non può essere spiegata a parole. L'intelletto in ultima analisi, è superficiale, è qualcosa che fluttua alla superficie della coscienza, e la superficie di deve spaccare perché possa raggiungere l'inconscio cosmico, lo spirito logico deve dissolversi progressivamente per consentire al pensiero translogico ed unificatore dello Zen di emergere. Una volta che tale livello sia raggiunto, la comune coscienza viene pervasa dal flusso dell'inconscio, è questo appunto il momento in cui lo spirito finito comprende di avere le proprie radici nell'infinito. La presa immediata e piena sul mondo è proprio la finalità dello Zen, è l'autentico risveglio (farsi consapevoli) che si trova alla radice insieme del pensiero creativo intellettuale, e dell'immediata apprensione intuitiva, equivale al superamento della contaminazione affettiva e della manipolazione cerebrale; equivale alla scomparsa della polarità conscio e inconscio. Significa non avere nulla ed essere.

Il seguace Zen consegue qui il suo oggetto perché è giunto a destinazione; egli è adesso pervenuto nel cuore delle dualità include in sé tutto ciò che vi è di intellettuale, di affettivo o creativo in modo indiscriminato, indifferenziato o meglio assoluto. Le sue attività non sono cambiate, ciò che è cambiato è la sua soggettività. La mia esperienza personale della consapevolezza nella vita di tutti i giorni, è quella di perderla facilmente, continuamente, in ogni momento. Mi capita a volte di perdermi nelle reazioni, o mi isolo da ciò che accade. Ogni giorno infinite volte perdo la consapevolezza, spesso cado vittima della "tigre della mente". Purtroppo le pressioni, le tensioni e la frenesia della vita non sono certo condizioni ideali per la consapevolezza. Tuttavia non appena riconosco di averla smarrita posso ricominciare d'accapo.

Si affaccia così un Sé semplice basato sul respiro, capace di arrendersi al momento presente. Ecco quanto voglio sottolineare come esperienza personale; nel momento in cui riconosco di aver smarrito la consapevolezza, l'ho già riconquistata, perché quel riconoscimento stesso è una funzione della consapevolezza. La consapevolezza infatti non è qualcosa di astratto o lontano: per ognuno di noi prende vita nel momento in cui iniziamo, e ogni volta che ricominciamo. Essere consapevoli, svegli, ricordarsi di Sé, osservare, non farsi travolgere dal chiacchiericcio della mente, questo è il potere della consapevolezza, essere attenti e presenti con equilibrio, serenità e comprensione, sia che l'esperienza sia piacevole, spiacevole o neutra. Restare un semplice testimone indifferente.

Quando siamo presenti osserviamo con la visione meditativa, con un'attenzione profonda e penetrante caratterizzata dall'assenza di superficialità, e sappiamo incontrare direttamente ciò che accade nel nostro mondo (la nuda realtà), con apertura, sensibilità, lucidità. Quando accendiamo la luce dell'attenzione saggia, possiamo vedere con chiarezza, comprendiamo che non dobbiamo fare neppure un passo in nessuna direzione, per ritrovare il nostro posto dove possiamo essere a nostro agio; è proprio qui, dove ci troviamo ora. Di solito manchiamo d'intuizione e di una chiara visione perché siamo prigionieri dei nostri condizionamenti. La realtà è già presente in noi ma per la nostra cecità essa ci sfugge completamente. In un certo senso sperimentiamo qualcosa di continuo, ma siamo scarsamente in contatto con le nostre esperienze, solo a metà svegli di fronte alla realtà.

In questo senso possiamo dire che non sperimentiamo veramente. Per la Gestalt la vera esperienza è terapeutica o correttiva di per sé, è quel punto al di là delle tecniche come realtà-consapevolezza-responsabilità. Un momento di veglia un momento di contatto con la realtà è quello in cui i fantasmi dei nostri sogni a occhi aperti possono venire riconosciuti per quello che sono, è un momento di addestramento all'esperienza, attraverso il quale possiamo imparare ad esempio, che non c'è nulla da temere, o che la soddisfazione di essere vivi supera la sofferenza o la perdita che avremmo voluto evitare col nostro dormiveglia. Colui che ha sviluppato la stimolazione dall'interno, può ricongiungersi così ai suoi sensi ed entrare in contatto con la propria esperienza, ridestandosi e tornando alla realtà nuda della vita che è "il Sé in Sé per Sé", il Sé che fa se stesso in Sé stesso, qualunque cosa capiti.

Questa è la vera dimensione spirituale, quel punto in cui non si è più diretti dall'io, ma da una coscienza non dualista, non c'è più nessuno che pensa: "tu giungi senza alcun concetto di giungere e vedi senza alcun concetto di vedere". Finche non avremo superato il dualismo, non conosceremo la libertà definitiva (l'ultima realtà). Realizzare questa profonda comprensione di sé stessi è la fonte della vera saggezza, l'autentica saggezza risiede nell'osservazione e nella conoscenza di se stessi. Il punto di vista della terapia gestaltica su questo come su altri temi è che la consapevolezza è abbastanza, tenendo bene a mente la distinzione tra essere aperti all'esperienza e fabbricare esperienze. Infatti le azioni che derivano dall'esperienza e la esprimono non sono tese a produrre un effetto.

Le azioni che affermano la vita piuttosto che negarla, che rivelano piuttosto che nascondere, che esprimono piuttosto che reprimere, sono in un certo senso non azioni. L'azione infatti contrariamente alla manipolazione (di se stessi o degli altri), viene sperimentata come fluente dall'interno invece che compiuta per andare incontro a modelli estrinseci. Per finire voglio dire che la consapevolezza è il nostro vero Sé è ciò che siamo. Perciò in un certo senso non c'è bisogno di sviluppare la consapevolezza: basta rendersi conto di come la blocchiamo con pensieri, fantasie, opinioni e giudizi.

Stare semplicemente nell'istante fare una cosa alla volta e consegnarci totalmente a essa è il modo più efficiente di vivere, è essere semplicemente qui, vivere la nostra vita. "Niente di speciale". La vita è così com'è, il lavoro è così com'è, il mondo è così com'è, e forse, se sappiamo accettarlo così com'è, ci sveglieremo al suo significato.

In ogni situazione, che gli altri ci osservino o no, dovremmo essere consapevoli di ciò che avviene in noi e stare in guardia contro la trascuratezza e la disattenzione. Così non nuoceremo agli altri. La meta è sviluppare gradualmente la consapevolezza, e attivare quella compassione e gentilezza amorevole che già sono in noi. E questo è alla portata di tutti.
Akong Tulku Rinpoche


(di Francesco Ioppol)

 
 
 

La sindrome dell'abbandonato

Post n°1420 pubblicato il 07 Febbraio 2012 da 22k
 

Secondo un'indagine dell'Univesità degli Studi di Roma "La Sapienza", quasi il 90% delle relazioni d'amore si conclude per iniziativa della donna.
E ogni volta che sento che un uomo è stato lasciato, abbandonato, tradito dalla sua compagna, mi aspetto sempre di sentire e di rivedere sempre la stessa scena.

La descrizione che Lui fa dell'intera faccenda è quantomai standardizzata e sempra ripetere una procedura tacitamente approvata dai partner. Lui non capisce come mai sia potuto accadere una cosa del genere; non se lo aspettava; non credeva che Lei sarebbe stata capace di una cosa simile; Lui - in fondo - l'amava ancora; ecc...

Raramente sono riuscito ad osservare e ascoltare un uomo che - sin dall'inizio della fine - sapesse assumersi fino in fondo tutte le proprie responsabilità. Frequentemente si passa dalla rimozione, alla negazione completa della propria responsabilità, fino al vittimismo più aperto nei commenti "da spogliatoio", del tipo: le donne sono tutte ...
Mi riesce davvero difficile comprendere la ragione più profonda che spinge l'uomo a delegare così frequentemente il peso (e "la colpa") della fine del rapporto alla donna (e naturalmente, perchè le donne così frequentemnte se la assumono).

La risposta che sento di darmi è che questa donna idealizzata (la principessa) che vive nell'immaginario maschile non ha un equilibrato corrispettivo nel "principe azzurro", ma è molto più radicata ed alimentata.

La tradizione culturale fondata sui valori della virilità e del "machismo", per quanto anacronistica, sembra essere sostenuta più che dagli uomini stessi che ne sono in realtà vittime, dalle loro madri che - in fondo in fondo - forse hanno sempre desiderato educare il loro figlio a questi valori. Naturalmente non va dimenticata la responsabilità del figlio che poi accetta questo progetto di identità e lo persegue, integralmente o solo parzialmente.

Allora l'uomo sembra avere solo la responsabilità biologica di conquistare la donna, di sedurla, di corteggiarla fino a giungere alla penetrazione del coito. Completato il processo di "conquista", sembra quasi che quella donna ormai "appartenga" defintivamente all'uomo, e una serie di ripetuti incontri sessuali possono confermare l'avvenuta conquista.

Questo scenario quindi sembra concludersi con il coito: e poi?
Chi ha la responsabilità di costruire il rapporto? Chi la forza, il coraggio, l'impegno per mantenerlo e farlo crescere?
Chi investe la propria energia per creare una relazione armoniosa, amorevole ed appagante?
Sicuramente entrambi i partner, ma in quale misura? Ho la sensazione che questo investimento non sia sempre equilibrato.

Allora la de-responsabilizzazione dell'uomo non giunge solo nel momento in cui uno dei due prende la decisione di separarsi, ma probabilmente comincia molto prima.
Ho idea che la "sindrome dell'abbandonato" sarebbe molto meno diffusa se ci si interrogasse un pò prima sulla qualità del rapporto che offriamo alle nostre compagne, mogli e fidanzate; se ci si interrogasse un pò di più sulla quantità di energia che mettiamo a disposizione non solo per fare l'amore e qualche regalino, ma per sostenere quotidianamente i nostri rapporti; sul modo in cui sappiamo affrontare i momenti di paura, di angoscia, di salto esistenziale nostro e del nostro partner; se ci interrogasse infine su quale sia veramente il nostro progetto di coppia, e se ne abbiamo mai sognato uno che possa veramente realizzarsi su questa terra...

(di Cic)


 
 
 
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