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Messaggi di Ottobre 2020

Più forte della tratta

Post n°3427 pubblicato il 20 Ottobre 2020 da namy0000
 

 

2020, Avvenire 17 ottobre

Precious, più forte della tratta: «Vi racconto il mio futuro»

Il viaggio verso l’inferno dalla Nigeria alla Libia, poi lo sbarco in Italia nel 2016 e la vita da schiava. Oggi la giovane, salvata dalla Caritas, si è sposata e ha una bambina

Dalle violenze e gli abusi nei campi di detenzione di Tripoli all’inganno dei connazionali nel Belpaese. Poi l’incontro con Angela, la volontaria che ha restituito alla giovane la dignità: «Ho trovato una seconda madre»

Precious aveva studiato in Nigeria. Aveva anche un lavoro. Certo, la vita era molto precaria. Sempre e solo incertezze e insicurezza. Ma anche tanta ingiustizia e troppe diseguaglianze. «La Nigeria è un Paese ricchissimo, ma solo pochi dispongono di enormi fortune, mentre la maggior parte della gente vive nella miseria – si rammarica Precious –. Io avevo un lavoro, ma il mio capo non era una persona onesta. Mi sono informata e ho parlato con un’amica. Ho pensato che in Europa avrei potuto vivere meglio. Ma adesso capisco che su Internet si trovano tante informazioni false».

Comincia quasi sempre così – con un sogno e con un inganno – il viaggio verso l’inferno della tratta in cui sono precipitate decine di migliaia di donne nigeriane. Precious, però, ce l’ha fatta davvero ad avere una seconda chance. È una donna intelligente, piena di energie e determinazione. Capace anche di sacrifici. Ma prima è dovuta passare anche lei da quell’abisso.

Precious è arrivata in Italia nel 2016, l’anno del boom di sbarchi di nigeriani e nigeriane: più di 37mila in tutto, di cui 11mila donne. Moltissime erano minorenni, anche se quasi nessuna lo dichiarava. Volevano essere libere. Non sapevano che sarebbero diventate schiave della strada. Molte erano pure incinte o con bambini piccolissimi. Figli delle violenze subite in Libia.
Preciuos ci è rimasta intrappolata per quasi sei mesi in quel Paese.

«Sono stata in campi e in prigione. Sono successe cose orribili. Non pensavo che si potessero fare simili cose. Gli Asma Boys erano crudelissimi: ci maltrattavano e picchiavano. Piangevo ogni giorno. E pregavo molto, pregavo sempre. Con l’amore di Dio sono riuscita a scappare».

Approfittando di uno scontro tra Asma Boys – giovani criminali libici legati alle varie milizie – e la polizia, Precious è riuscita a liberarsi. «Ho perso i sandali correndo, ero sporchissima. Alcuni bambini mi hanno vista e si sono spaventati. Hanno chiamato la loro mamma, una donna libica che mi ha aiutato molto. Anche lì ci sono persone buone. Vorrei tanto ringraziare quella famiglia…».

«Quando le abbiamo accolte – ricorda Angela M., della Caritas di Lecco, che aveva ospitato 16 ragazze nigeriane in un’ex canonica – non è stato facile né per noi né per loro. C’era molta fatica da parte nostra a capire, molta diffidenza da parte loro. Difficile andare oltre le maschere che di volta in volta frapponevano ai nostri tentativi di avvicinarci: maschere che spesso nascondevano vissuti di violenza, abusi e sfruttamento». Precious la chiama “la mia mamma”: è stata la sua guida e il suo appoggio qui in Italia. Angela sostiene che ce l’ha fatta anche perché la sua vera mamma è una donna con valori forti che ha trasmesso alla figlia. Le sue due mamme, ma soprattutto lei, hanno fatto la differenza.

«Quando sono arrivata in Italia – continua Precious – non ho trovato certo quello che mi aspettavo. Ma ormai ero qui e ho pensato che dovevo fare del mio meglio per trovare una strada per me». Una strada che non poteva e non doveva essere quella in cui finiscono gran parte delle giovani donne nigeriane arrivate nel nostro Paese.

Un destino che sembra quasi ineluttabile, anche perché le catene reali e invisibili che le tengono legate a trafficanti e sfruttatori sono difficilissime da spezzare. Sono fatte di minacce e a volte di vere e proprie violenze sia nei loro confronti che di quelli della famiglia; sono fatte di pratiche voodoo e di condizionamenti psicologici potentissimi; sono fatte anche di promesse ambigue e di inganni sentimentali, che si insinuano nelle menti e nei cuori di ragazze spesso molto ingenue.

«Anche noi siamo stati in qualche modo ingannati da un giovane che non destava alcun sospetto – ammette Angela –. Aiutato da una parrocchia, aveva un lavoro a tempo pieno, si era sposato e, apparentemente, aiutava altre ragazze. Poi la polizia ha scoperto che faceva parte di una rete di trafficanti ramificata tra Lecco, Palermo e Napoli. Ora è in prigione, condannato a otto anni».

Precious, invece, è in maternità. Per lei il sogno si è veramente realizzato. Ma ha lavorato duro. «Ho studiato l’italiano e preso il diploma di terza media. Poi ho frequentato l’Accademia del Panino Giusto, grazie a un progetto di Caritas Ambrosiana, e sono stata assunta. Nel frattempo mi sono sposata e, lo scorso settembre, è nata la mia bambina. Non tutto è facile. Ma adesso so che nel mio futuro c’è qualcosa di bello».

 
 
 

Non si dava per vinta

Post n°3426 pubblicato il 17 Ottobre 2020 da namy0000
 

 

2020, Avvenire 16 ottobre.

A cinque giorni dal dramma, Amelia è una città sconvolta. La vita quotidiana apparentemente va avanti come prima ma non c’è angolo della città nella quale la tragica morte di Maria Chiara Previtali non faccia capolino. Il volto della neodiciottenne, trovata senza vita nel letto del fidanzato dopo aver festeggiato la maggiore età e dopo aver assunto una dose di eroina nella notte fra venerdì e sabato scorsi è ancora negli occhi di tutti. Quando gli si chiede di Maria Chiara, la gente di Amelia sospira e fa spallucce, c’è chi si lascia andare ad un pianto e c’è chi razionalmente prova a dare un senso a questa morte assurda. Gli amici di Maria Chiara le hanno reso omaggio con uno striscione che campeggia appena si entra in città lungo le mura poligonali e le hanno fatto una promessa: «Festeggeremo il tuo compleanno, lo faremo, anche se sarà diverso».

Mercoledì sera erano in chiesa, per la veglia di preghiera organizzata da don Mauro Russo, parroco di San Francesco, insieme ai compagni del Kung Fu, disciplina della quale è stata due volte campionessa italiana giovanile ed era cintura nera ed istruttrice: diciotto candele, un video struggente e il saluto dell’atleta. «Mary – racconta Simone, l’amico più stretto – sognava di diventare medico e aiutare chi era in difficoltà. Questo si capiva da quanto fosse presente per gli amici. Quando qualcuno stava male, lei lo capiva dallo sguardo e non si dava per vinta fino a quando chi stava male non trovava sollievo».

Don Mauro Russo invece fa un chiaro riferimento allo smarrimento delle giovani generazioni, reso ancora più forte dai me- si di lockdown, ma anche da quella che chiama “cultura della morte”: «Dobbiamo provare a dare un senso al dolore che abbiamo nel cuore. La storia di Maria Chiara deve diventare un insegnamento per tutti noi, ma soprattutto per voi giovani, perché possa orientare la vostra vita, da oggi e per sempre a non scegliere mai più vie buie e di morte, ma vie di vita, di gioia e felicità perché quello è il motivo per cui siamo stati creati e chiamati, a vivere in pienezza».

 

Don Roberto Tarquini, parroco di Santa Maria in Monticelli, rilancia: «Che brutta ironia della sorte: il padre si dedicava a salvare le vite degli altri nella Comunità Incontro e intanto la droga uccideva la figlia. Non credo sia un problema educativo, i genitori e il fratello hanno fatto di tutto per allontanarla da questo ragazzo che spacciava e con il quale stava da tre mesi, ma non c’è stato verso.

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Disorientamento

Post n°3425 pubblicato il 16 Ottobre 2020 da namy0000
 

 

Huffington Post, 15 ottobre 2020
"Dal sensazionalismo mediatico derivano angoscia, disorientamento, somatizzazione e abbandono dei pazienti. Questo produce un flusso caotico nei pronto soccorso che a sua volta crea una inefficiente gestione clinica dei pazienti Covid e non Covid, arrivando al ‘blackout’ dell’ospedale”

“Come sostengo da almeno 6 mesi, insieme ai colleghi che di mestiere curano i malati, il problema non sono le terapie intensive. Quando arriviamo lì abbiamo già perso”. Lo scrive su twitter Alberto Zangrillo, prorettore dell’Università San Raffaele e responsabile dell’Unità operativa di Terapia intensiva generale e cardiovascolare dell’Irccs San Raffaele di Milano.

 
 
 

Disputa

Post n°3424 pubblicato il 16 Ottobre 2020 da namy0000
 

 

Il Post 15 ottobre 2020

Da qualche mese nello stato messicano di Chihuahua, al confine con gli Stati Uniti, è in corso una disputa tra il governo del Messico e gruppi di coltivatori sull’invio negli Stati Uniti di milioni di metri cubi di acqua dal Río Bravo, il fiume che scorre al confine tra i due paesi e che gli statunitensi chiamano Rio Grande, sulla base di un accordo diplomatico.

Il governo messicano vuole inviare l’acqua agli Stati Uniti per rispettare i suoi impegni internazionali, ma i coltivatori del luogo, colpiti da una stagione particolarmente arida, dicono che quell’acqua è essenziale per i loro raccolti e la loro sopravvivenza, e hanno occupato con le armi la diga di La Boquilla, che controlla il corso del fiume.

 
 
 

Un ragazzo normale

Post n°3423 pubblicato il 14 Ottobre 2020 da namy0000
 

Carlo Acutis

Nato a Londra il 3 maggio 1991

Morto il 12 ottobre 2006, 15 anni.

Beatificato ad Assisi, nella basilica di san Francesco, il 10 ottobre 2020.

 

Aveva tante passioni: il mare e la campagna umbra, i computer, il sassofono, il calcio (giocava e tifava Milan).

Soprattutto amava Gesù, l’Eucaristia e i poveri.

L’Eucarestia: ‹‹La mia autostrada per il Cielo››.

Il suo cuore, intatto nonostante la morte per leucemia fulminante, è stato scelto per essere esposto come reliquia durante il rito di beatificazione. ‹‹Avremmo voluto donare i suoi organi, ma i medici ci dissero che la malattia li aveva sicuramente compromessi. Invece il 23 gennaio 2019 la ricognizione canonica sulle spoglie mortali li ha trovati integri, come il suo corpo, esposto alla venerazione dei fedeli dall’1 al 17 ottobre 2020 nel Santuario della spogliazione››, racconta la mamma Antonia, che aveva 2 anni quando lo diede alla luce.

La famiglia rientra in Italia, a Milano, e il piccolo manifesta già a 3-4anni il desiderio di entrare in chiesa ‹‹a salutare Gesù›› e di raccogliere fiori da portare alla Madonna. Gesti che fanno scaturire nella mamma Antonia il desiderio di riavvicinarsi alla fede in maniera più profonda e costante, così come in Stefano Zauli, cugino di Antonia (‹‹le nostre mamme erano sorelle e siamo cresciuti insieme››) e da 25 anni cavaliere del Sovrano militare Ordine di Malta.

‹‹Quando ci parlavo al telefono o lo incontravo mi chiedeva se ero andato a Messa, sempre simpatico e comprensivo: mi aveva trasmesso il bisogno di andarci ogni giorno, come lui aveva cominciato a fare subito dopo la Prima Comunione, anticipata a 7 anni per la sua maturità spirituale, inconsueta per quell’età precoce››, ricorda lo zio.

‹‹Ma non si pensi che fosse diverso dagli altri bambini: rideva e scherzava, aveva sempre la battuta pronta, era molto sagace e vivace. Aveva tante passioni: era un genio del computer, imparò a suonare il sassofono, amava gli animali, giocava a pallone, tifava per il Milan e io cercai invano di “convertirlo” alla Roma regalandogli un cappellino e una maglia della mia squadra del cuore››.

Zio Stefano non può dimenticare la bontà del nipote e la sua attenzione ai poveri, ‹‹a cui portava cibo, vestiti, scarpe, offerte. Pur essendo benestante, viveva in maniera semplice ed essenziale, rifiutava il superfluo››.

Carlo riceve il sacramento della Cresima a 12 anni, il 24 maggio 2003, ma già dall’anno precedente è aiuto catechista in parrocchia; due anni dopo inizia a frequentare il liceo classico nell’Istituto Leone XIII, gestito a Milano dai padri Gesuiti. Il suo amore smisurato per l’Eucaristia, che definisce ‹‹la mia autostrada per il Cielo››, lo spinge a mettere a servizio il suo portentoso talento informatico per realizzare una mostra sui miracoli eucaristici fruibile via Internet, che inizia a fare il giro del mondo. ‹‹Diceva che bisognava mostrare i segni della presenza di Dio››, sottolinea la mamma.

La malattia arriva come un fulmine a ciel sereno e in pochi giorni Carlo muore all’ospedale San Gerardo di Monza. ‹‹L’ultima volta che l’ho sentito mi ha detto di non preoccuparmi. Soffriva, ma pensava al dolore degli altri››, evidenzia commosso lo zio, stupito della rapidità della causa di beatificazione, avviata il 12 ottobre 2013. Proclamato venerabile il 5 luglio 2018, Carlo ha compiuto un miracolo accertato e tante grazie spirituali.

‹‹Papa Francesco lo ha citato nell’esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit››, fa notare don Armando M., docente di Teologia fondamentale alla Pontifcia Università Urbaniana. ‹‹Perché Carlo è stato profetico anche nell’uso del digitale per l’evangelizzazione. La sua beatificazione rinnova il suo appello alla santità, a rimanere originali ed evitare di diventare fotocopie, come lui stesso ripeteva››.

 
 
 

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