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Ogni volta che sono in qualche luogo vorrei essere da un'altra parte con il risultato che sono sempre nella terra di nessuno

Creato da maryland83 il 20/08/2006

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« Rifuiti in Campania (2 parte)Messaggio #432 »

Rofiuti tossici in Campania (1 parte)

Post n°431 pubblicato il 05 Febbraio 2008 da maryland83
 

4 luglio 2006 - Alessandro Iacuelli
Fonte: Pubblicato sulla rivista cartacea sottoSOTTO di Napoli, alla cui redazione va un ringraziamento.

Basta leggere i giornali, spesso senza bisogno di andare all'indietro nel tempo, per leggere degli illeciti riguardanti i rifiuti in Campania. E non sempre si parla di Rifiuti Solidi Urbani (RSU). La continua emergenza nel settore dei rifiuti, che tiene stretta la Campania nella morsa di un dannoso commissariato straordinario da 13 anni, ci ha fatto in qualche modo abituare ai rifiuti per strada, a non far caso ai cumuli di scorie abbandonati lungo le provinciali, lungo l'asse mediano, nelle campagne appena al di fuori della città.
Tanti i casi "famosi", dalla discarica di Pianura, alla discarica Tre Ponti di Giugliano, dal ritrovamento di una mega discarica (abusiva) nel nolano, piena di rifiuti altamente tossici, ai 120 fusti aperti pieni di materiale chimico a Santa Maria La Fossa (Ce), l'etichetta sui fusti era scritta in tedesco. Questo per citare solo i casi più eclatanti.
Oggi, secondo quanto emerge dalle numerose indagini delle Procure di Nola, Napoli e Santa Maria Capua Vetere, venire a smaltire in Campania è conveniente. Conveniente perché costa di meno. Tanto per fare qualche esempio, smaltire morchie di verniciature e solventi costa normalmente dalle 600 alle 800 lire al chilo, mentre certi clan criminali campani lo fanno per 280 lire al chilo. Normalmente, un'industria ha bisogno di smaltire molte tonnellate all'anno di simili rifiuti.
Del resto che si tratti di una vera emergenza criminalità lo dimostrano anche le cifre rese note nel "Dossier Rifiuti" di Legambiente: otto clan che gestiscono gli affari, 1088 reati accertati, 509 sequestri effettuati per un valore di oltre 18 milioni di euro negli ultimi cinque anni. Ed è solo la punta d'iceberg. Solo quel che è stato scoperto. Difficile stimare l'entità di quanto è ancora sommerso. Sempre in Campania sono, secondo l'ultimo censimento dell'Anpa, ben 814 i siti da bonificare, occupati da circa 3 milioni di metri cubi di rifiuti. Numeri che alimentano gli appetititi della criminalità organizzata.
Ancora oggi, le istituzioni mettono in primo piano due aspetti del problema: quello politico dell'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti, e quello giudiziario nel settore degli sversamenti abusivi. A nostro avviso, viene trascurato l'aspetto che dovrebbe essere quello principale: l'aspetto delle conseguenze sulla salute pubblica.

I rifiuti della camorra
L'introduzione, avvenuta solo nel 2001, del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti sta incominciando a dare frutti importanti, anche se in ritardo, in un'Italia che ancora una volta si è attardata dal punto di vista legislativo. In tutte le province campane sono stati realizzati significativi sequestri di siti di scarico abusivi, ove sono state reperite notevoli quintali di rifiuti tossico nocivi. La situazione è divenuta allarmante proprio con il prolungarsi dell'emergenza derivante dalla saturazione delle aree territoriali da destinare allo scarico di rifiuti, le cosiddette "discariche legali". In tale occasione la camorra ha cercato di dirottare lo smaltimento verso siti privati propri, generando gravi situazioni per la salute e la sicurezza pubblica.
Particolarmente attivo in tale settore è il clan dei Casalesi che opera quasi in regime di monopolio in tutte le attività a questo connesse.1
Il clan, guidato dal noto boss Francesco Schiavone detto "Sandokan" di Casal di Principe, ora in arresto dopo anni di latitanza, ha progressivamente esteso il controllo a tutte le diverse fasi del ciclo dei rifiuti: raccolta, trasporto, occultamento e distruzione, ricorrendo a complesse metodologie operative che prevedono la costituzione di una fitta rete di intermediari e di società in apparenza pulite.
Da ormai 15 anni, la Campania è il crocevia dello smaltimento dei rifiuti provenienti da ogni regione, affare che ha fruttato, e frutta, enormi guadagni alla camorra ma anche alle altre organizzazioni criminali e ad altri individui, ci si riferisce ai cosiddetti criminali dal colletto bianco: amministratori, chimici analisti, impiegati. Per anni hanno escogitato un trucco molto semplice, chiamato in gergo "giro bolla", che consiste nel falsificare il modulo di identificazione dei rifiuti, il Mud; formalmente loro sversano in discariche lecite, ma in realtà gettano i rifiuti in cave, fiumi e laghi. Solo nel casertano sono state sequestrate qualcosa come 1.000 discariche abusive. Ma c'è anche chi, in modo illegale e criminale, si è sbarazzato di autentiche bombe gettandole nelle discariche autorizzate per lo stoccaggio dei rifiuti solidi urbani.
Fin dai primi anni novanta una vera e propria holding composta da imprenditori, clan criminali, soggetti affiliati a logge massoniche e politici corrotti, ha gestito il trasporto, dal centro-nord verso il Mezzogiorno, di rifiuti industriali e urbani. Da Lombardia, Piemonte ma anche Toscana verso la Campania ma con propaggini significative nel Lazio, in Calabria, Basilicata e Puglia, TIR carichi di rifiuti finivano il loro tragitto presso discariche non autorizzate a riceverli e, soprattutto cave abusive, terreni scavati per l'occasione, riempiti di immondizia e ricoperti, aree dell'entroterra disabitate.

Inquinamento e salute
Oltre al danno economico per lo Stato, e per tutti noi, derivante dalla forte evasione fiscale (non viene pagata la cosiddetta "eco-tassa"), ci sono anche altri danni.
Nell'estate 2004, il dottor Alfredo Mazza, ricercatore in Fisiologia Clinica del CNR a Pisa, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista medica "The Lancet Oncology" un suo agghiacciante studio sull'incidenza tumorale in Campania. I risultati degli studi e delle analisi effettuate dal ricercatore furono anche pubblicate su quasi tutti i quotidiani italiani. Nello studio, ci si riferisce ad un'area di 12 comuni, compresi tra Acerra, Pomigliano d'Arco, Nola e le falde settentrionali del Monte Somma, facente parte del Parco Nazionale del Vesuvio. In quest'area vivono oggi circa un milione di persone. Statistiche alla mano, Mazza mostra come l'indice di mortalità per tumore al fegato ogni 100.000 abitanti sfiora il 35.9 per gli uomini e il 20.5 per le donne rispetto a una media nazionale che è di 14 casi. Questo in un quadro generale che assegna alla zona un indice di mortalità mediamente più elevato anche per altre forme di cancro.
Ricordiamo che l'area in questione, anche se caratterizzata da alcune presenze industriali anche grandi, mantiene comunque fortemente la sua vocazione agricola: in pratica non siamo di fronte ad una grande area industrializzata come se ne trovano nel nord Italia.
Il più grave dei pericoli derivanti dalla presenza di discariche abusive è in effetti quello dell'inquinamento del suolo e quello delle acque. L'inquinamento del suolo è determinato dal fatto che per la legge italiana non si può costruire su zone adibite a discarica legale.
Molto spesso, i materiali di risulta degli scavi di fondamenta di edifici o quelli di smaltimento dei rifiuti vengono invece utilizzati come compattamento per le strutture fondiarie, o comunque per le fondamenta di altre strutture edilizie abusive. Il che significa che molte delle strutture abusive vengono costruite su ex discariche abusive. Perché? Perché con questo materiale si cementa tutto e ciò non consente di verificare in un secondo momento la presenza della discarica e questo, a distanza di tempo, si concretizza in danni per la salute dei cittadini. Per non parlare dell'inquinamento sia delle falde acquifere che delle acque superficiali. Il più celebre caso di questo tipo è nel casertano: 80.000 metri quadrati di discarica abusiva a cielo aperto che riversava grossi fusti tossici nel fiume Volturno, inquinato ed ormai ecologicamente quasi irrecuperabile.
Le modalità tipiche dello scarico sono le seguenti:

  1. I camion carichi di rifiuti giungono, nelle ore notturne, in corrispondenza di buche, spesso ex cave a loro volta abusive di sabbia e materiali per l'edilizia; Le buche vengono riempite di rifiuti e poi vengono immediatamente coperte. Quando non è possibile coprirle, il materiale sversato viene invece dato alle fiamme. Inutile precisare che questo tipo di scarico comporta gravi infiltrazioni indirette di sostanze tossiche sia nelle falde acquifere sia nel terreno.
  2. I fanghi di depurazione e i rifiuti industriali liquidi, formalmente destinati a impianti di depurazione e riciclaggio, sono versati direttamente nel terreno, con conseguenze gravissime.2 Recenti analisi chimiche dei terreni hanno evidenziato alte concentrazioni di diossina, mercurio, arsenico, amianto. Migliaia di persone sono esposte a sostanze tossiche per decenni. Tutto è contaminato: gli agenti inquinanti nell'aria, nell'acqua e nei prodotti della terra sono ben al di sopra dei livelli consentiti.


fonti:http://www.peacelink.it/ecologia/a/17127.html

 
 
 
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