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Ogni volta che sono in qualche luogo vorrei essere da un'altra parte con il risultato che sono sempre nella terra di nessuno

Creato da maryland83 il 20/08/2006

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04 Febbraio 2008 Locarno



Locarno, capoluogo distrettuale e polo regionale, si specchia nelle acque svizzere del Lago Maggiore (Verbano).



In termini demografici, con i suoi circa 15.000 abitanti, è la terza località del Canton Ticino dopo Lugano e Bellinzona. La città travalica però ampiamente i confini comunali, ritenuto che anche la stazione ferroviaria, seppure a pochi passi dalla famosa Piazza Grande, si trova al di fuori del suo comprensorio, a Muralto, così come il suo simbolo, la Madonna del Sasso, che la veglia da Orselina. D'altronde, se la si considerasse con i criteri europei, la sua popolazione raggiungerebbe i 50.000 residenti.



Reputata meta turistica, gode di un favorevole microclima che consente alla vegetazione mediterranea e subtropicale di prosperare. Alla sua notorietà molto ha contribuito il Festival internazionale del film di Locarno, il più antico e longevo (prima edizione nel 1946) dopo quello di Venezia

La città, adagiata in una conca protetta da una corona di montagne, si sviluppa sul lato sinistro del delta della Maggia (uno dei maggiori estuari lacuali d'Europa), mentre sulla sponda destra troviamo i borghi di Ascona e Losone. Con i suoi poco più di 190 metri sul livello del mare, misurati alla foce, è la più bassa del paese (ma le sue propaggini arrivano sino ai 1.400 metri e oltre di Cardada-Colmanicchio).

La "Magnifica Comunità di Locarno"



Corrisponde in pratica alla pieve, una delle nove che attorno al Mille componevano il contado di Stazzona (Angera). Abbracciava il territorio compreso tra Ronco sopra Ascona e Cugnasco, valli e Riviera del Gambarogno incluse. Un funzionamento macchinoso, la rissosità degli abitanti e le rivalità tra ogni singolo nucleo alimentano, agevolati dalle esose pretese degli amministratori -dapprima i Capitanei, ovverosia la nobiltà locale, e quindi i conti Rusca, cui i duchi di Milano consegnano il feudo-, le continue spinte secessioniste. Il distacco della Vallemaggia "et Pertinentiarum", successivo ad una sommossa, avviene già nel 1403 ed è confermato di volta in volta (con e senza Valle Verzasca, con e senza Valle Lavizzara) sino alla creazione della Repubblica Elvetica. La frantumazione politica di quello che nel frattempo, ormai sotto controllo svizzero, è diventato un baliaggio, e che in epoca moderna diverrà distretto, si completa a cavallo tra il Sette e l'Ottocento con la nascita di una miriade di autonomie.


"Le tre corporazioni"
Nel Medioevo, il "Comune Grande" è guidato dalle "università" dei nobili (universitas nobilium dominorum et capitaneorum) e dei borghesi (universitas burgensium). I membri, che si spartiscono innumerevoli privilegi, oltre che entro i confini del borgo possono risiedere nei dintorni (Muralto, ai tempi appendice di Orselina, è d'altronde il quartier generale dell'omonima famiglia). I rappresentanti di queste gilde siedono in forze negli organi dirigenti dove i delegati delle altre "vicinanze" che aderiscono alla comunità fanno la figura dei comprimari. Nel Cinquecento le suddette associazioni vengono affiancate da quella dei terrieri che raggruppa i casati presenti da generazioni ma non originari di Locarno.



La loro influenza politica, più o meno marcata a seconda del momento storico, dura sino all'alba dell'Ottocento. Sciolta nel 1859 la corporazione dei terrieri (il cui archivio viene ceduto al comune, mentre quello dei nobili, assai più prezioso, era stato smembrato e parzialmente disperso quattro anni prima), praticamente estinte le famiglie di più alto lignaggio, oggi solo quella dei borghesi ha ancora voce in capitolo, soprattutto in quanto proprietaria fondiaria e di stabili; in ottica ticinese, corrisponde al patriziato. Il suo stemma è "rosso e verde al bue passante". Secondo il Gilardoni, non è invece provato che le armi delle altre due corporazioni siano l'aquila e l'agnello: un errore generato dai bassorilievi provenienti da demolizioni e incorporati nella facciata cinquecentesca della chiesa di San Francesco.

 
 
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