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L'ottovolante. terza parte

Post n°303 pubblicato il 03 Febbraio 2009 da belf9
 

panchina

Quando erano scesi dall'ottovoltante Roberta aveva lo stomaco in subbuglio ed il visino bianco come un lenzuolo.

Nel vedere quello strano pallore  Marco sentì un profondo sentimento di tenerezza ed anche un senso di colpa. Era stato lui a  farla salire quasi a forza su quella navicella, ed ora, vedendola così combinata, si sentiva un verme. Gli venne naturale farle una carezza sui capelli. Era la prima volta che lo faceva, ed era un gesto che sognava di fare da quattro mesi, dalla prima volta che l'aveva vista.

Roberta frequentava la prima B, lui la Terza F.  L'aveva notata fin dai primi giorni di scuola e la prima cosa che aveva notato erano stati proprio i capelli. L'aveva vista di spalle ed aveva subito notato quei bei capelli biondi e lunghi, profumati di paradiso. Quando poi lei si era girata perché chiamata da un compagno era stato fulminato dai quei suoi occhi azzurri che ricordavano un cielo di primavera e si era perso in essi. Ora quegli occhioni brillavano ancora di più su quel pallore del viso, e gli venne naturale  accarezzare  quei capelli. Stettero così su una panchina. Lui la guardava fissa negli occhi, navigava in quell'azzurro profondo. Attraverso quel varco gli sembrava di scendere giù, fino alla sua anima. Aveva le mani di lei tra le sue, e ogni tanto le passava una mano sui capelli. Non dissero nulla. Intorno a quella panchina c'era un gran casino, gente che andava e veniva, bambini che correvano, altri che piangevano, gente che rideva, qualcuno urlava. Ma per loro era come se non ci fosse nessuno. Quella panchina sembrava un'isola sperduta in un mare infinito, dove non arrivano rumori,   odori, non arrivava nulla, solo silenzio. 

Gli altri due si erano allontanati per andare ai videogiochi. Tornarono dopo più di un'ora e li trovarono così: silenziosi e incantati, persi l'uno negli occhi dell'altra. Decisero di andare a prendere un gelato, ma anche questa volta i due colombi si scambiarono pochissime parole. Lui guardava lei e lei guardava lui. Camminavano, mano nella mano. Non c'era bisogno di parole per capirsi......

 

 
 
 
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