Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

MARZO

Marzo
  

"Prima di primavera
ci sono dei giorni
che alita già
sotto la neve il prato,
e sussurrano
i rami disadorni
e c'è un vento
tenero ed alato."

(Anna Achmatova)
 

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Faiza Guène

"Ahlème,
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CONTRAPPASSO

Post n°1420 pubblicato il 19 Marzo 2017 da atapo
 

L' ERBA DEL VICINO...

 


 

Conoscemmo i nostri vicini ancora prima di entrare ad abitare in questa nuova casa. Dai giardini confinanti: noi di qua a discutere con le maestranze delle ristrutturazioni, loro di là nelle loro faccende giornaliere, uscivano in giardino probabilmente anche per la curiosità di vedere chi sarebbe venuto ad abitare in quel terratetto abbandonato da anni.

Così ecco qualche scambio di parole e di informazioni: erano una coppia più anziana di noi, lui un omaccione sospettoso e brontolone nel prendersela con tutto e tutti, di poche parole ma svariate imprecazioni che passavano siepi e muri, lei una donnona mite e piena di sospiri che lo lasciava dire e gridare con la sopportazione delle lunghe convivenze e dell'abitudine al lasciar correre per non suscitare guai peggiori... Hanno un figlio di qualche anno maggiore del nostro che purtroppo è gravemente invalido per un incidente avuto da piccino ed esce raramente in carrozzina accompagnato da infermieri o volontari. Una vita difficile deve essere stata per loro!

Se il nostro giardino era una giungla per i troppi anni di abbandono, il loro non era da meno, solo che la giungla si era formata da loro per la sovrabbondanza di alberi e piante che il marito aveva piantato nel corso degli anni e che curava il giusto, lasciando che il tutto si intrecciasse e si intricasse in modo quasi selvaggio.

Inutile dire quanto mi piacesse il loro giardino, mi ricordava moltissimo il giardino di quando ero bambina, quello del nonno (in effetti questo signore aveva qualcosa del mio nonno, nella durezza del carattere): rifugio di gatti e uccelli di ogni tipo che cantavano a tutte le ore del giorno e anche della notte. Mio marito invece storceva il naso...

Poi questo Signore Padrone si è ammalato e usciva sempre meno, poi è stato ricoverato all'ospedale, infine è morto.

E qui è avvenuta la trasformazione.

Sua moglie è sembrata liberarsi da un peso, è come rinata, come se finalmente avesse lasciato un'oppressione che la logorava...

... e ha iniziato a liberarsi anche di altro...

Innanzitutto il giardino, ha fatto estirpare tutto il groviglio di piante, ha tenuto solo alcune rose e qualche ciuffo di aromatiche, ha regalato a noi le piante di lamponi, ha fatto abbattere tutti gli alberi tra cui un fico e un albicocco enormi, lasciando solo una palma e un alberello che ora sta facendo fiorellini rosa. Via tutto! E dissodato... poi seminato a prato, solo prato. In quei giorni del "disboscamento" io ci stavo così male: guardavo lo scempio ed era come se togliessero una cosa mia, mi dicevo:"Ma non toglieranno mica anche questo... e quest'altro..."

E invece giorno dopo giorno tutto spariva... anche gli uccelli. Ora ce ne sono molti meno, gli è rimasto solo il mio leccio un po' rachitico e il mio melograno spoglio su cui rifugiarsi.

La signora dice che tutti quei canti le davano fastidio, ora sì che si sente meglio!

Ha fatto svuotare e ristrutturare i casottini che, come noi, ha in fondo al giardino, che erano diventati deposito di un po' di tutto, avanzi e cianfrusaglie, ci ha messo davanti una panchina e ora il giardino suo è diventato SERIO. E come le è cresciuta in fretta l'erba! Una bella erba folta con i fiorellini della primavera.

Accanto il nostro giardino è vergognoso, sempre un campo di battaglia dopo gli sbancamenti per l'impianto di irrigazione non ancora concluso, nemmeno le erbacce si azzardano a crescere, terra, fango, detriti, mucchi di sassi, qualcosa di buono che c'era già l'anno scorso non rispunta, chissà se è morto o dov'è finito...

Ma la signora non si è accontentata del giardino: ha rifatto anche alcune stanze dentro casa, con macerie e mobili da buttare. E rumori, rumori dei SUOI muratori...

Proprio appena noi avevamo finito di avere i lavori (e i rumori) dei NOSTRI muratori! Come se si fosse voluta vendicare di due anni in cui ci ha sopportato in ristrutturazioni, una specie di contrappasso. Che poi chi ha lavorato da lei non è stata una ditta, ma alcuni suoi parenti che quindi non avevano orario, venivano quando potevano, a volte anche di sabato e domenica, a volte stavano fino a sera tardi!

Ora pare abbia finito, ha iniziato la sua nuova vita che si è sistemata come vuole, sembra più serena e rilassata, le auguro che se la goda un po' di più di prima con quel marito cerbero...

E io guardo ancora tristemente, accanto al suo, il mio giardino che a confronto sia con la giungla precedente che col prato e cespuglietti attuali è ancora molto, ma molto squallido, forse ancora di più dell'anno scorso.

 
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COMPLEANNO ROSA

Post n°1419 pubblicato il 14 Marzo 2017 da atapo
 

FESTA IN ROSA

Domenica era il compleanno della mia nipotina D, tre anni ha festeggiato!

Ho già raccontato qui la sua passione per il colore rosa, dunque la festa è stata tutta di questo colore.

 


 

Noi nonni non c'eravamo, nella casa piccola che hanno, oltre a genitori e fratellini, a stento sono entrate ieri pomeriggio alcune sue amichette con le rispettive famiglie.

Però sappiamo dagli acquisti dei giorni precedenti che, oltre alle candeline, era rosa tutto ciò che poteva esserlo nell'apparecchiatura e negli addobbi.

I genitori e i fratellini le hanno regalato la bicicletta rosa e pare che lei riesca a pedalare anche nel soggiorno di casa, a slalom tra fratelli, mobili e giocattoli.

 


 

Due giorni prima era stata a casa nostra e noi nonni le avevamo dato il nostro regalo: era senza fiato dalla gioia, perchè il pacco era avvolto in una carta dai fiori rosa e legato con un fiocco rosa. Una volta sfasciato il tutto... ecco uno zaino rosa con l'amatissima gattina Kitty, che D userà da settembre alla scuola materna e dentro allo zaino un libro con una storia proprio adatta a lei, che si intitola "Voglio tutto rosa". Io appena l'avevo visto in libreria mi ero detta che era IL SUO! E da venerdì se lo è già fatto leggere e rileggere...

 


 

Chissà quanto durerà ancora questa preferenza esclusiva?

La mia amica di Bologna ha una nipotina di circa un anno e mezzo, mi ha detto pochi giorni fa che anche la sua comincia a manifestare questa inclinazione spiccata per il colore rosa. Questa bimba ha un fratello e alcuni cugini maschi, non frequenta l'asilo nido, ma sta con mamma e nonni, dunque le possibili influenze sociali su questo colore di "genere" non dovrebbero essere rilevanti...

Allora se ritorniamo a ciò che mi chiedevo nel primo post su questo argomento, a quale ipotesi dare credito?

 
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COME E' ANDATA

Post n°1418 pubblicato il 09 Marzo 2017 da atapo
 

NIENTE  MIMOSA,  NE'  FESTA

 


 

Non mi piace la mimosa. E' un fiore bello in piena fioritura, ma dura pochissimo ed è così delicato che si sciupa con niente e dopo… puzza soltanto!
Non mi piace l'8 marzo, che tanto so come la pensa mio marito su questa ricorrenza e  da molti anni non ne parliamo più: giorno da passare sotto silenzio e indifferenza dentro casa mia, per non litigare.
Quest'anno di diverso c'era  lo sciopero, per un sacco di motivazioni validissime, anche se non è con lo sciopero di un giorno che si affronta questo tipo di problemi, secondo me.
Avevo annunciato in casa già da giorni che ieri sarei andata in centro e mi sarei presa un “quasi-giorno libero”, non avrei fatto nulla di casalingo: sarei passata alla manifestazione, poi in libreria, poi nel pomeriggio letture e studio del copione... e stranamente non c'erano stati commenti ironici in casa.

Ma ho scoperto che lo sciopero toccava anche i bus: soppressioni, ritardi… Ecco! Andare in centro mi diventava impossibile. Però volevo fare lo stesso qualcosa tutto al femminile, così mi sono accordata con mia figlia: saremmo uscite insieme al mattino (con Cesarino mammadipendente nella fascia a tracolla) per andare da Emmaus a cercare qualche “occasione” anche non indispensabile. Ma era necessario aggregare pure Damiano che non andava alla scuola materna perché ha troppa tosse: per fortuna Damiano è il più tranquillo dei quattro.
Ancora: ieri mattina stessa hanno dato l'avvertimento che scioperava il personale ausiliario alla scuola di Martino e bisognava andare a ritirarlo alle 12,30, ecco che le nostre ore di libertà si riducevano! Un bel disagio improvviso per i genitori che lavorano, questo sciopero mi era diventato antipatico.
A quel punto mi è sembrato doveroso che tutti restassero a pranzo a casa mia: addio alla mia liberazione dalla casalinghitudine per un giorno, visto che mio marito sta a tempo pieno nel giardino per terminare a tappe forzate il famoso impianto di irrigazione!
Alle 14,30 mia figlia è uscita per ritirare dal nido Diletta, lasciandomi i due più grandi, che si sono tuffati tra i nostri giornalini e i nostri libri, hanno scoperto delle schede che io usavo quando insegnavo e hanno voluto eseguirle, naturalmente dovevo guidarli nel lavoro, soprattutto Damiano che sta imparando a leggere da solo.
Quando mia figlia e la bimba sono tornate ormai era ora di merenda, così nuova apparecchiatura, preparazione di cibarie e bevande, sbriciolio dappertutto.  Si vedeva che mia figlia si rilassava, con noi nonni a gestire i marmocchi insieme a lei (perché ora avevo fatto gli occhiacci a mio marito, così aveva rinunciato per un po' al lavoro in giardino e ci dava una mano).
Se ne sono andati verso le 17,30 giusto in tempo per rientrare prima che tornasse dal lavoro il loro babbo.
Ed io esausta mi sono distesa sul letto, mi sono dedicata al copione, poi un boccone per cena, poi alle prove del teatro.
Mio marito è uscito di nuovo nel giardino, per la cena che si arrangiasse!

Che faticosa giornata della donna, così senza mimosa… né manifestazione, né riposo: tutto sostituito da figlia e quattro nipoti!

Alle 23,30 LUI si è deciso a svuotare la lavapiatti e mi ha avvisato che potevo riempirla, la pila delle stoviglie sporche di tutta la giornata e di 6 mangiatori era arrivata ad altezze da record. Gli ho detto che se voleva la riempisse lui, io non ci pensavo affatto!
Come credete che sia finita? Le stoviglie sono rimaste lì fino ad oggi alle 14, con l'aggiunta di quelle della colazione e del pranzo, perché io stamattina avevo la piscina e solo alle 14 ho potuto (e voluto) dedicarmi a loro.

Già, ma oggi è il 9 marzo, non è più la FESTA DELLA DONNA, tutto è rientrato nella normalità...

 
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UNA FAMIGLIA

Post n°1417 pubblicato il 06 Marzo 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

E  DOPO ?



 

Molti anni fa, nei mesi successivi al mio arrivo con la famiglia a Firenze, cercavo di conoscere il mio nuovo quartiere, vecchio borgo storico ormai inglobato nella città che si era estesa. Osservavo i suoi abitanti che, come in un piccolo paese, si conoscevano tutti e soprattutto gli anziani non accettavano facilmente i nuovi arrivati.

Presto notai una bambina poco più grande dei miei figli: aveva grosse difficoltà motorie, spastica si diceva allora, tetraplegica si dice oggi, si muoveva spesso in carrozzina, o faceva passi tremolanti e sempre in equilibrio precario, aggrappandosi alla sua mamma che l'accompagnava sempre. Però era ben inserita nella comunità, per strada tutti si fermavano a salutarla e a scambiare due parole e i suoi grandi occhi azzurri sorridevano. Era stata allieva della maestra che poi fu di mia figlia, così venni a sapere dalla collega che si impegnava molto a scuola, era brava, per aiutarla le avevano procurato una speciale macchina da scrivere adatta alle sue mani impacciate. Crescendo girava per le strade con un triciclo che le permetteva un po' più di autonomia, ma la mamma stava sempre con lei. Le vedevo molto spesso alla messa, partecipava a molte iniziative, dipingeva con un certo talento artistico seguita da un gruppo di volontariato, aveva anche trovato lavoro negli uffici del Comune, di età ormai aveva raggiunto la quarantina. I suoi problemi fisici non le impedivano un progetto di vita, tutti quelli che la conoscevano le volevano bene.
Accanto a lei ho sempre visto solo la mamma, mai il babbo: mi ero fatta l'idea che il padre non ci fosse, come accade purtroppo che certi uomini di fronte ad un figlio handicappato abbandonino figlio e compagna...

Invece il padre c'era... e sabato scorso, all'alba, questo padre ormai ottantenne ha preso il fucile da caccia, ha sparato alla figlia, alla moglie e poi a sè stesso. Tutti morti.
Ha lasciato alcuni biglietti, dove esprime la paura del futuro per questa figlia, quando i genitori non ci sarebbero più stati ad aiutarla...
Nel quartiere questa enorme tragedia ha lasciato sconvolti tutti coloro che conoscevano la famiglia. Ora discorsi su discorsi: sembravano tranquilli, certo qualche preoccupazione ce l'avevano, ma chi se lo sarebbe aspettato, ma se erano seguiti dai servizi sociali...
I "servizi sociali" in un intervista in TV hanno confessato che  purtroppo non riescono mai a fare tutto quello che sarebbe necessario: pochi fondi, poco personale, troppi casi da gestire.
Tristissima confessione di impotenza.
Probabilmente seguivano la ragazza, questo sì ed anche bene visto il suo buon inserimento anche nel lavoro, ma (io temo) forse non si occupavano con altrettanta cura di questi due anziani genitori che si vedevano diminuire le forze e le capacità di aiuto alla loro unica figliola. Il fatto che abitassero ad un piano alto di una vecchia casa senza ascensore costringeva ad aiutare la figlia pesantemente solo per uscire di casa: si può immaginare quali pensieri gli saranno passati per la testa ad ogni scalino che faticosamente salivano o scendevano, quando non c'erano infermieri e volontari in aiuto... Possibile che non si potesse trovare per loro un appartamento più comodo a piano terra, almeno negli ultimi anni in cui i genitori erano così anziani?
Non c'è stata certo indifferenza verso questa famiglia, ma forse, secondo me, è mancato un ascolto adeguato delle loro necessità e delle loro ansie, espresse o tenute dentro, come spesso accade nelle situazioni di forte disagio.
Credo che questo abbia potuto aumentare nei genitori  la preoccupazione del "Come farà quando noi non ci saremo più" fino a diventare un'ossessione, fino ad arrivare alla tragedia...
 E' stato detto che in realtà la giovane, compatibilmente con le sue condizioni, era autonoma ed organizzata, senza i genitori avrebbe potuto vivere dignitosamente in qualche appartamento adeguato, con altri e con qualche aiuto, come fanno varie persone in difficoltà ... Erano stati tranquillizzati in questo senso quei genitori?
E' troppo tardi, rimane il rimorso di non aver fatto tutto il possibile nel modo giusto.

 
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UNA SPECIE DI COMPLEANNO

Post n°1416 pubblicato il 04 Marzo 2017 da atapo
 

 BOLOGNA  di  MARZO

 


 

Vorrei essere a Bologna, oggi.

Perchè dopo le poche ore passate in un soffio nella mia città il giorno del funerale della mia zia sento il bisogno di un incontro diverso, più lungo, più calmo, più addolcito di ricordi sereni.

Perchè oggi, sabato, c'è il grande mercato della Montagnola, e amerei riprendere la tradizione degli incontri delle Montagnola girls, anche se ormai mi pare che l'epoca sia tramontata purtroppo... Ma anche da sola è sempre un'esplorazione interessante...

Perchè oggi è il compleanno di Lucio Dalla e so che Bologna continua ad amarlo, dopo 5 anni dalla sua morte: oggi ci sono visite nei luoghi in cui il cantautore è vissuto, oggi ogni quarto d'ora vengono diffuse per le vie del centro storico le sue canzoni più belle e famose. E' un'emozione riascoltarlo così passeggiando tra strade, piazze e soprattutto portici, è come sentire amplificati i battiti del cuore segreto di Bologna, generosa con chi la scopre e la ama.

Perchè a Bologna in marzo può anche capitare che nevichi, le gemme sugli alberi e i primi fiori  devono essere forti e resistenti per vincere, ma tutti gli anni si impegnano a ritrovare la primavera e rivederli in marzo, tra il grigio e l'umidità padana, dà un soffio di ottimismo.

Perchè l'ultima volta che andai a Bologna da sola, per ricordare storie ed emozioni del mio passato, in una giornata tutta per me, fu proprio di marzo, cinque anni fa, e se lo rifacessi oggi potrei quasi sognare che cinque anni non siano passati, che io abbia ancora le  illusioni e le speranze di quel periodo che per me era molto bello...

 
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TRAVESTIMENTI

Post n°1415 pubblicato il 28 Febbraio 2017 da atapo
 
Tag: memoria

COSE DA CARNEVALE

 

i bambini azzurri e la nave del Tempo

 

Un amico nel suo blog ha parlato in questi giorni dei travestimenti nei suoi Carnevali passati: argomento carino, che strappa un sorriso… Chi si maschera come sceglie? Cosa vuol trasmettere col suo travestimento? Ma vuol trasmettere qualcosa o soltanto un po' di allegria? Ci si potrebbe studiare sopra e probabilmente qualcuno l'ha già fatto.

Leggendo ho ripensato ai travestimenti dei miei Carnevali, da quando ero Atapina

Credo fossi piccolissima quando la mia mamma mi confezionò un vestito da olandesina, di un bell'azzurro vivace, con la cuffietta d'ordinanza: non ho nessuna foto di quella volta, ho solo un ricordo di tanto azzurro addosso, di tanti “Come sei bella” dei parenti e della mia grande gioia. Che durò solo quell'anno, si cresce in fretta! E con quel vestito leggero quasi di sicuro mi sarò ammalata, come mi succedeva spesso d'inverno. Così negli anni dopo il massimo era un cappello da fata che si doveva accontentare del cappotto, anche perché un vestito intero da fata sarebbe costato troppo… e noi eravamo poveri.

Finchè (andavo già a scuola) arrivò il costume da cinese, anzi il mezzo costume perché c'era solo il cappello a cono largo col codino incollato dietro e un'enorme casacca a fiori di tessuto rigidissimo (forse era plastica), che potevo indossare coprendo strati di maglioni. Per il resto pantaloni qualsiasi andavano benissimo. Immagino fosse stato molto a buon mercato, non mi piaceva nemmeno tanto, ma quello era e basta. Dicevano per convincermi che si intonava benissimo con i miei occhi neri un po' allungati, e io mi rassegnavo senza molto entusiasmo: o quello o niente, davanti ad altre mie amiche più benestanti e con abiti più importanti, soprattutto da fata, che rimase la mia passione segreta e insoddisfatta. E per qualche Carnevale fui cinese...

Poi non ricordo di essermi più mascherata fin verso i vent'anni, quando per una festa tra amici diventai una donna del west sempre in economia: il cappello da cow boy di cartone e un gonnellone cucito da mia mamma con vecchie fodere nere e lucide: facevano il loro effetto!

Da mamma travestivo i figli, io no, le mamme a quel tempo erano serie… Solo un anno fummo invitati, tutta la famiglia, ad una festa mascherata di altre famiglie del quartiere. Il tema era: LA PUBBLICITA'. I miei figli si arrangiarono facilmente, io rischiai di non andare perché mio marito non voleva saperne di mettersi in maschera, finalmente lo convinsi a fare il mandriano ( se la cavava con poco) ed io mi travestii da mucca (sempre cose di recupero o di cartone): facevamo la pubblicità di una caramella o cioccolata svizzera che andava di moda allora.

Ma le maestre si possono permettere di giocare! E come maestra il Carnevale era una delle feste che preferivo: con la classe, o le classi se avevo la fortuna di collaborare con altri, si preparavano spettacoli, quindi i costumi di scena, oppure maschere e travestimenti. Sempre con materiali di recupero da assemblare con fantasia, sempre su un tema dato che spesso era attinente a qualcosa che stavamo studiando quell'anno.

Ricordo che una volta il tema fu: IL CAPPELLO e ognuno creava il suo copricapo dalle fantasie e ornamenti più improbabili. Un'altra volta fu: I CIBI e ogni bambino si trasformò in un alimento. Un anno ci trasformammo in una tribù pellerossa, con lo stregone e le danze. Ed io… mi divertivo molto e quasi sempre preparavo anche il mio travestimento in tema con i bambini. Il più fantasioso fu il penultimo anno della mia carriera: erano in seconda, gli avevo letto un brano da “L'uccellino azzurro” di Maurice Maeterlinck, parlava dei bambini del futuro che devono ancora nascere e hanno con sé i progetti, le invenzioni, i loro destini. E' un racconto molto suggestivo, i bimbi indossarono lunghi sacchi celesti e semitrasparenti addobbati con qualcosa che loro avrebbero voluto per il futuro. Io diventai IL TEMPO, che nella storia decide quando i bambini dovranno nascere: avevo una lunga coperta con sole, luna, stelle e pianeti, una maschera dorata metà sole metà luna, un lungo bastone e grossi orologi in cima e al collo…

Sì, lo confesso, travestirmi mi piace molto! E' uno dei motivi per cui amo fare teatro: ogni personaggio ha il suo costume, il suo trucco, a me intriga il momento in cui insieme al regista decido cosa mettermi, come pettinarmi e truccarmi, anche l'abito deve trasmettere emozioni al pubblico ed io… divento meglio un nuovo personaggio! E dopo lo spettacolo mi piace conservare gli abiti, anche improbabili, che ho preparato e utilizzato.

Potrei dire che è Carnevale ogni volta che salgo sul palcoscenico!

 
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SEDUTA

Post n°1414 pubblicato il 27 Febbraio 2017 da atapo
 

VERSO LA FINE DEL CARNEVALE



 

Seduta su una panchina in un luminoso e ventoso pomeriggio di sabato grasso, in una piazza del centro città.

C'è la festa di Carnevale del quartiere: musica, pagliacci, giocolieri, danzatori esotici, profumi dei dolci fritti nelle bancarelle. Tanti in maschera e non solo bambini, anche molti adulti di tutte le età, ci sono famiglie intere mascherate "a tema". Il vento solleva e trascina coriandoli, gli allunga la loro vita effimera, a volte li rialza di nuovo da terra in nuvole colorate e cangianti.

Sono tutti bellissimi e colorati, i bambini soprattutto... vorrei fotografarli tutti, ma le regole della privacy mi trattengono, nessuno è mio parente, potrei passare qualche spiacevole guaio con i genitori. Mi accontento di guardarli, batto i piedi ai ritmi delle musiche, mi accorgo che sto sorridendo, che tutta quella allegria mi ha contagiato, ricordo altre mie feste di carnevale lontanissime nel tempo con gioia non con rimpianto, credo che questo momento che mi sono ritagliata sarà una medicina che allontanerà per un poco certe malinconie...

Seduti come me ci sono altri "nonni", è questo il mio gruppo d'età e di ruolo ormai, ma io lì non ho nipotini insieme a me. Prima di rientrare a casa mi concedo dal fornaio molto quotato un grosso trancio di "schiacciata alla fiorentina" farcita, il dolce tipico della città, sarà per la colazione della mattina successiva.

 

Seduta in una poltrona di teatro nel pomeriggio della domenica "grassa".

Per uno spettacolo di cui molti parlano in città: "La bastarda di Istanbul", che, anche se è un'altra storia, prosegue il mito e il successo dell'"Ultimo harem" dello stesso regista.

Non è da meno, si avvia sulla stessa strada trionfale e verso anni di repliche: intrecci ed emozioni di fatti storici, di epopee familiari, di tragici segreti, di tentativi e speranze di chiarimenti, accettazioni e riconoscimenti. Per non dimenticare ciò che ha forgiato il presente e per cercare di non ripetere altri tragici errori nel futuro. E' terribilmente attuale ciò che viene rappresentato sul palcoscenico, anche se i colori, le invenzioni sceniche, la narrazione coinvolgente creano l'illusione che possa essere tutta una fiaba e che dunque si arrivi al lieto fine come nelle fiabe. Non c'è ancora, è tutto da costruire.

Esco dal teatro affascinata e desiderosa di saperne di più, c'è il romanzo da cui è tratto lo spettacolo ed è accresciuta la curiosità. Non solo a me, anche alla coppia degli amici di Bologna che sono venuti a trovarci e a vedere con noi lo spettacolo. Mio marito resta silenzioso: è stanco, è incupito, il lavoro forsennato di questo ultimo periodo gli accresce lo stress di tutti questi anni. Lo guardo e mi sento impotente: mi è sempre più difficile scovare risorse per aiutarlo...

Non sento molta atmosfera allegra in questa fine di Carnevale.

 


 
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CASANOVELA

Post n°1413 pubblicato il 22 Febbraio 2017 da atapo
 

TRINCEE

 



Dopo aver messo le lastre per il camminamento nel giardino, circa un mese fa l'incontro col giardiniere portò alla conclusione che prima di seminare l'erba e piantare i nuovi alberi occorreva fare l'impianto di irrigazione. Due erano le possibilità: affidare tutto ad una ditta apposita o farselo materialmente da sè dopo aver concordato il progetto con la ditta suddetta, che avrebbe fatto i calcoli, indicato e fornito i materiali necessari. Perchè non è così semplice, ci sono rubinetti da disporre, portate d'acqua, zone più o meno coperte dai getti...

Naturalmente mio marito ha scelto la seconda opzione: i lavori materiali li avrebbe fatti da solo, per risparmio e per la convinzione che come fa bene lui...

E così siamo di nuovo nel pieno di un periodo di follia, pare di essere tornati al periodo dei suoi tentativi di studi universitari, non esiste più nient'altro!

Innanzitutto i contatti con la ditta non sono indolori: incomprensioni, errori, forniture sbagliate o incomplete... telefonate, giri e rigiri, arrabbiature.

Inoltre un lavoro di scavo e scasso per una persona di 66 anni piena di acciacchi che passa, anzi passava, le giornate principalmente davanti alla televisione o al computer, ora è una fatica improba: procede lentamente, trovando negli scavi un po' di tutto: avanzi di cocci e di mattonelle, sassi, radici, lastre enormi di pietra da spaccare... Insomma, l'archeologia del giardino viene portata alla luce e ammucchiata in attesa di finire in discarica.

Una domenica venne anche mio figlio ad aiutare, fu quando trovammo le viole che si sono salvate perchè proprio addossate al muro non saranno interessate dai tubi, ma altre piante spontanee sono andate all'aria e chissà se e dove rispunteranno.

Così il giardino che da alcuni mesi aveva assunto un aspetto quasi decente anche se molto rustico e selvatico, ora è diventato un terreno sconvolto e solcato in ogni senso da "trincee", buchi e ammucchiamenti di terra e detriti. Assomiglia tanto a quelle immagini della pianura francese dopo la battaglia di Verdun, ci manca solo di trovarci qualche scheletro...

E non riesco più a curare le mie malinconie guardando il giardino dalla finestra, non faccio nemmeno la passeggiatina quotidiana, se no rischio di deprimermi ancora di più.

Non dovrebbe durare ancora molto, col giardiniere ci eravamo accordati per rivederci all'inizio di marzo, con tutto a posto. Ce la farà il marito? Naturalmente ora esiste solo questo lavoro per lui e non ci sono orari nè altri impegni, speriamo che la sua schiena non lo tradisca.

In tutto questo c'è però un aspetto positivo: ora la notte non soffre più di insonnia, ma DORME finalmente! Gli occorreva la stanchezza del lavoro manuale!

 
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ULTIMO INCONTRO

Post n°1412 pubblicato il 18 Febbraio 2017 da atapo
 
Tag: memoria

"CAMMINERO' NEI CIELI"

 

la rosa tea... quante ce n'erano nel giardino di famiglia, nel secolo scorso...


Una persona cara che ci lascia a 92 anni ha decisamente compiuto la sua storia e chi resta in un certo senso si rassegna... ma il dolore è ugualmente grande.

Così è stato per la mia zia di Bologna, che se ne è andata alcuni giorni fa. Era la zia che ho sempre avuta più cara, ne ho parlato anche nel blog, di quando andavo a Bologna e passavo a salutarla, di certi momenti che abbiamo passato insieme al mare o nel giardino di famiglia, lei e i suoi figli.

Come capita quando si è tra più fratelli, lei aveva un legame particolare col mio papà forse perchè li accomunava il loro essere fantasiosi e amanti dell'arte, molto diversi dagli altri loro fratelli più concreti e prosaici. Questo legame, morto mio padre abbastanza giovane, l'ho come "ereditato" io: parlavamo volentieri, ci siamo spesso scritte, ho continuato a telefonarle finchè le sue condizioni di salute hanno consentito una comunicazione tra di noi. Apprezzava il mio lavoro, le mie esperienze, i miei viaggi, anche lei aveva studiato da maestra, ma col matrimonio si era dedicata alla famiglia come di regola a quei tempi, visto che il marito aveva un'azienda che li rendeva molto benestanti.

Il piacere della cultura non l'ha mai abbandonato: alcuni pittori erano amici di lei e del marito, comperava bei quadri, leggeva molto, andava a teatro, faceva lunghi viaggi in giro per il mondo col marito, andarono perfino in Cina quando ancora non ci andava nessuno! Mi spediva sempre le cartoline dai luoghi dei suoi viaggi e anch'io lo facevo dai miei, molto più umili, ma lei gradiva tanto e mi chiedeva informazioni... Rimasta vedova ha continuato a viaggiare coi figli già adulti, magari più spesso sulla Riviera Ligure o alle Terme vista l'età che avanzava, ma pochi anni fa ha voluto ritornare a New York...

Amava le esperienze nuove: a 40 anni volle imparare a sciare e si ruppe subito un piede che non riuscì a guarire bene e fu il primo di una serie di acciacchi che però non le toglievano l'entusiasmo della vita. Prese la patente già a una certa età e malgrado la sua proverbiale distrazione e testa fra le nuvole, ben nota in famiglia, non ebbe MAI un incidente.

Scriveva poesie, ne inviava a concorsi qua e là per l'Italia e qualche volta ha vinto dei premi. Allora partiva ed era l'occasione per un viaggetto e per conoscere posti nuovi. A un certo punto ha raccolto le sue poesie stampando alcuni libretti di cui naturalmente mi ha donato copia. Poesie di emozioni, di sentimenti dolci, di natura che accompagna, di sogni , ricordi e rimpianti. Leggendole, mi sono chiesta quanta ricchezza di vita interiore e di fantasia avesse nel cuore, dietro la quotidianità ordinaria della sua vita di madre di famiglia...

Era una persona dolce e gentile, che andava d'accordo con tutti e amava le cose belle e buone.

Quando ho telefonato a mia cugina abbiamo parlato della sua mamma, lei mi ha detto che io sono così uguale a lei, le assomiglio più di tutti in famiglia... e questa osservazione mi ha commosso tanto ed ha aumentato ancora di più il mio dolore per questa perdita.

Sono andata al funerale a Bologna. Arrivata un po' in anticipo, nella chiesa ancora vuota mi sono seduta e leggevo le poesie della zia: avevo portato con me uno dei suoi libretti, volevo sentirla così ancora con me. Si è avvicinato il sacerdote, si è informato della zia e di quel libro, poi mi ha proposto di leggere una delle poesie durante la commemorazione. Guarda un po', io ne avevo evidenziata una che mi aveva colpito... Mia cugina è stata contenta della proposta del sacerdote, così l'ho letta e ho cercato di interpretarla al meglio, visto che sarebbe un po'... il mio mestiere di questi anni...

Ero emozionata, ma felice di aver potuto rendere omaggio alla mia cara zia in questo modo.

"...Ora

ho raggiunto il mio spicchio di luna

e l'ombra delle stelle.

Camminerò nei cieli.

Ma non temete

i miei sogni sono rimasti con voi..." (M.P.)

 
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SCUOLA DI BALLO

Post n°1411 pubblicato il 15 Febbraio 2017 da atapo
 

SANVALENTINO  DANCE

 


 

Tra i colleghi di lavoro mio marito si trovava in sintonia con un certo M, suo coetaneo.  Molti anni fa ci incontrammo anche, le due famiglie con i rispettivi figli piccoli, in vacanza al mare, ma non ci furono molte altre occasioni di stare insieme, un po' per i casi della vita, un po' per il carattere da orso di mio marito.
Andarono in pensione nello stesso periodo. Lui e sua moglie da anni avevano un hobby, il ballo, spesso avevano partecipato a gare importanti e vinto premi a livello nazionale. Così in pensione aprirono una scuola di danza, balli da sala soprattutto, e invitarono mio marito e me ad iscriversi. Figuriamoci! Mio marito nella sua vita ha ballato una sola estate, quella in cui si era impegnato a conquistarmi, perchè a me invece ballare piaceva molto, ha confessato in seguito che ballare non gli piace (come non gli piace nessuna forma di esibizione)...

Dato che questa scuola è dall'altra parte della città io non ci posso certo andare da sola e di sera, così non se ne è fatto nulla.
I contatti fra loro due sono continuati anche se rari, ma per merito di M che ogni tanto telefona, perchè mio marito non telefonava neppure a sua madre, figuriamoci ad un amico!

Ultimamente più spesso visto che hanno una questione comune da risolvere. Così lunedì pomeriggio ha chiamato anche per invitarci ad una cena che aveva organizzato con la sua scuola di danza per... il 14 febbraio, cioè la sera dopo. Mio marito ha chiesto A ME se mi interessava e naturalmente gli ho IMPOSTO di accettare! Non avevamo organizzato nulla per San Valentino: io da giorni avevo proposto alcuni ristoranti e non avevo avuto risposte, come al solito.
Cena e dopo balli! Così ci siamo inerpicati fino al ristorante tra le colline oltre casa loro dall'altra parte della città, lontanissimo, un'ora e mezzo per arrivarci nel traffico caotico delle 18-19...
Io mi ero un po'... agghindata e avevo scelto con cura delle scarpe nuove, ma comodissime: hai visto mai che mi fossi lanciata nelle danze, dopo cinquant'anni...
Eravamo quattordici coppie, di cui solo noi e altre due non facevano parte di questa scuola di danza.
Pare che non sia la prima volta che organizzano serate in questo locale: si mangia bene, si spende il giusto, concordano il menù e gli viene messa a disposizione una sala con l'impianto stereo e la consolle, il tavolo lungo su un lato e il resto libero, così possono ballare.
Possono... LORO... non io, perchè quando hanno cominciato a ballare sono rimasta a bocca aperta e inchiodata alla sedia: quanto erano bravi! Danze di ogni tipo: balli da sala, ritmi sudamericani, musiche romagnole, balli popolari di gruppo tipo pizzica e tarantella.
Il migliore era senz'altro M e ci sarà un motivo se ha vinto premi a livello nazionale, ora balla  poco perchè ha avuto problemi di cuore, ma lo stile è rimasto! Uno di quelli che quando ti guidano ti fanno volare anche se sei una schiappa...
Io mi sentivo ancora meno che schiappa così mi sono accontentata di ammirare, comunque mi sono divertita molto ugualmente: una buona cena ed anche un bello spettacolo!
M ci ha sollecitati a tornare con loro quando faranno altre cene... andrei volentieri e chissà che una delle prossime volte non trovi anche il coraggio per riprendere a muovere i piedi, dopo quasi cinquant'anni...

 
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INTREPIDE

Post n°1410 pubblicato il 12 Febbraio 2017 da atapo
 

VIOLETTE

Nel mio giardino ora più che mai sgarrupato, visto che mio marito e mio figlio stanno buttando tutto il terreno all'aria per interrare i tubi dell'irrigazione, una sorpresa...

Lungo il muretto di confine scopro...

 

 

-Non le distruggete!- grido.

Piccolo timido segno di primavera, forse un po' intrepide e sprovvedute, febbraio può avere in serbo ancora sorprese molto rigide, però...

...vedere questo primo coraggioso risveglio dà un briciolo di serenità nuovo, mette un po' di allegria, spinge a propositi di speranza...

 
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FALSA PRIMAVERA

Post n°1409 pubblicato il 08 Febbraio 2017 da atapo
 

L' INTERVALLO


 

Capita che una mattina, ieri per l'esattezza, dopo molti giorni in cui al suono della sveglia l'aprire gli occhi era restare in un grigiore triste e umido e sentire scricchiolare ossa e giunture, se non anche udire lo scroscio della pioggia… ecco ieri qualcosa di diverso, una luminosità chiara e un'energia che, finalmente, mi spinge ad alzarmi.

Restano ancora nuvole scure, ma si stanno diradando e si va imponendo il sole. Non ci vuole molto tempo ed è tutto sereno, una luce che sa di buona stagione, un vento che non è più gelido.

Allora via, è tempo di passeggiata! Perché io in giornate come questa dentro casa non riesco a starci.

E' anche martedì, il giorno del mercato settimanale nel parco lungo il fiume ed è proprio lì che mi dirigo: è dentro la città, ma la natura mi avvolge, con gli alberi secolari che intrecciano i rami nudi, le erbe irrigidite dal freddo passato o sciupate dalle piogge sferzanti, il cielo terso e azzurro ormai completamente sgombro di nubi, il solicino tiepido, l'acqua lenta del fiume che rispecchia il cielo e sembra più brillante e pulita, in lontananza le montagne bianche di neve, i gabbiani e gli aironi sull'acqua, i passeri e i merli sugli alberi insieme a qualcuno molto più chiassoso: pappagalli! Ce ne sono ormai tanti liberi in questo parco, provenienti chissà da dove…

I pappagalli mi fanno pensare subito alle Canarie, dove neppure quest'inverno andrò: laggiù ce ne sono tanti, che nostalgia… Alcuni miei amici sono là proprio in questi giorni… sospiro, ma cerco di non pensarci più e di godermi la passeggiata che mi è concessa. Mi prendo il tempo di cullarmi in pensieri leggeri, in fantasie, in ricordi che diventano films...

Non mi serve nulla e alle bancarelle guardo soltanto… quasi dappertutto, perché alla fine qualcosa trovo, diciamo per consolarmi delle Canarie mancate!

Ma non mi basta ed esco anche nel pomeriggio, ho delle commissioni in centro città: non è bello come al mattino, ma una sottile traccia di luce primaverile si insinua anche tra i palazzi, però all'improvviso il vento si fa più freddo e al tramonto il cielo è di nuovo ricoperto a metà di grosse nuvole grigie, a ovest il sole basso colora tutto di un rosso quasi fuxia, è suggestivo, ma un po' inquietante… gli storni a migliaia fanno evoluzioni come impazziti…

Stamattina di nuovo il grigiore è dappertutto, forse la giornata di ieri è stata solo sognata, forse la “falsa Primavera” di Hemingway è finita… ed io non ho fatto in tempo a trovare “il posto in cui essere più felici”

 
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UNA STORIA, TANTE STORIE

Post n°1408 pubblicato il 03 Febbraio 2017 da atapo
 
Tag: memoria

FAI  BEI  SOGNI”


 

Qualche settimana fa ho terminato di leggere questo libro, di cui si era molto parlato quando uscì ed io, come è mia abitudine, ho aspettato a leggerlo fin quando si fosse calmato il clamore mediatico.

Devo dire che mi è piaciuto moltissimo e che mi è successa una cosa mai accaduta prima: mi sentivo così coinvolta in quello che leggevo e che toccava qualcosa di molto intimo in me, tanto che non riuscivo a proseguire la lettura per molte pagine di seguito. Dovevo chiudere il libro e “digerirlo”, prima di continuare.

Lo scrittore narra la sua storia di crescita: il protagonista, rimasto orfano di mamma fin da piccolo, ha avuto gran parte della sua vita segnata da questo trauma e dal comportamento conseguente che avevano gli altri attorno a lui, fino a scoprire da grande che la verità non era quella che gli avevano fatto credere fino a quel momento. E sarà dura la ricerca dei modi per superare questi traumi e tentare di uscirne.

Perchè questa storia mi ha colpito così? Io ho perso il mio papà a 18 anni e fu un trauma, ma credo ci sia qualcosa di più profondo: credo che io abbia rivissuto anche inconsciamente, la storia della mia mamma che rimase orfana di madre a 9 anni. Qui l'avevo raccontata, ora, con l'avanzare degli anni e l'accumularsi delle esperienze di vita, ho focalizzato quanto questa mancanza dovesse averla segnata, nonostante tutti abbiano sempre detto che era una donna molto forte ed equilibrata. Certo aveva imparato a tenersi tutto dentro, le emozioni non si dovevano mostrare, a volte mi pareva anche fredda, non si lasciava mai andare, anche i gesti d'affetto verso i figli erano contenuti e non molto frequenti. Non aveva avuto una vita facile, da chi doveva imparare a fare la mamma? E' sempre stata come il comandante che ha diretto la nave, perché così si DOVEVA fare, senza mai abbattersi, ma dentro di sé cosa sentiva? Solo molto avanti negli anni, io matura e lei anziana, ha fatto allusioni, ha accennato a rimpianti e solo allora ho cominciato a capire, aiutata anche dalle mie ormai adulte esperienze personali.

E mi chiedevo quanto di tutto questo passi poi nelle generazioni successive, nelle tracce nei cromosomi, come da recenti studi pare sia appurato: il suo crescere da sola senza madre negli anni della sua formazione, così come certe vicende tristi che nel periodo della guerra hanno coinvolto lei e il mio papà, culminanti con la sparizione di quel cugino di papà, di cui si può intuire la sorte tragica mai verificata, avvenuta proprio un 8 maggio, giorno della mia nascita dopo qualche anno, ed io ora sono sicura che per questo motivo papà, davanti all'impiegato dell'anagrafe, decise di darmi il nome di questa persona, mentre con la mia mamma avevano deciso di chiamarmi Giovanna… E, che ironia, la forma del mio naso è come quello di questo signore, diverso da tutti gli altri in famiglia…

Insomma, questo libro mi ha stimolato a rimescolare e scavare tra le storie e i segreti della mia famiglia… a pensare che io ne sono il risultato e che forse così posso capire meglio me stessa… però non è stato facile.

 
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CASANOVELA

Post n°1407 pubblicato il 31 Gennaio 2017 da atapo
 

LA CASSAPANCA, FINALMENTE !

 

la mia è più bella...

 

Ho avuto parecchio da fare ultimamente, oltre alla solita routine ci sono stati i lenzuoli...Credevate che la "casanovela" fosse terminata! Invece ce n'è ancora... e ogni tanto qualcosa va a buon fine.

Ma cominciamo dall'inizio.

L'eredità dei miei suoceri (anche quella non è mica ancora sistemata del tutto dopo quattro anni e mezzo, pareva, dopo tutte quelle firme a Bologna, invece...) comprendeva quattro cassapanche nella casa di Bologna. Una per ogni figlio, più semplice di così! Infatti ognuno si era scelto la sua, mio marito ha scelto quella più decorata, forse più antica, pare di stile provenzale. Ma visti i contrasti ereditari solo dopo circa due anni si sono potute prelevare.

Nel frattempo noi ci siamo imbarcati nella ciclopica impresa "acquisto casa-ristrutturazione". In questa nuova casa, nell'ampio disimpegno del piano superiore c'è uno spazio proprio adatto alla cassapanca ed io avevo subito deciso che avrebbe contenuto i lenzuoli e forse anche qualche coperta: è enorme, quasi monumentale e si colloca proprio fra le due camere da letto. Ma quando abbiamo traslocato, nel giugno 2015, la cassapanca non era ancora disponibile, i lenzuoli quindi sarebbero rimasti dentro gli scatoloni, sistemati alla meglio nelle camere.

Molti, molti mesi sono passati poi finalmente la cassapanca è arrivata a Firenze. Ma dato che la fortuna non si è messa spesso dalla nostra parte, ecco un'amara sorpresa: la serratura era bloccata chiusa e la chiave non si trovava più!

C'erano in atto ancora vari lavori urgenti nella casa, la cassapanca poteva aspettare (chiusa) e i lenzuoli (negli scatoloni) anche.

Così sono passati ancora molti altri mesi, ormai la cassapanca era diventata solo un piano d'appoggio per diecimila attrezzi e aggeggi dei bricolages del marito o per scatole varie che dovevano essere spostate di qua e di là. Anche gli scatoloni dei lenzuoli seguivano il destino degli altri e venivano spesso spostati secondo le esigenze dei lavori, tanto che mi ero ridotta ad usare sempre gli stessi quattro per il cambio, dato che non era comodo ogni volta cercare, aprire, frugare... Qualche scatolone cominciava pure a sfasciarsi negli spostamenti.

Timidamente chiedevo ogni tanto:- Quando la cassapanca...?-

Niente, c'era sempre qualcosa di più urgente.

Finalmente qualche settimana fa è arrivato anche il suo turno, ormai era "sepolta" da tutto ciò che c'era sopra e davanti. Tutto spostato e sistemato, la serratura è stata aperta definitivamente e non si chiuderà mai più, ma tanto non c'è la necessità di tenere i lenzuoli sotto chiave...

Finito? Nooo! Pulizia a fondo dell'interno, rivestimento con carta, e finalmente... ho potuto svuotare gli scatoloni del lenzuoli!!! Ormai non me li ricordavo nemmeno più!

Come speravo, la cassapanca è talmente enorme che resta ancora dello spazio: ci metterò alcune coperte del letto a una piazza che ora tengo provvisoriamente in un armadio. Questo significa che poi dovrò risistemare anche gli spazi interni di questo armadio, spostando cose in posizioni più comode e approfittando per svuotare altri scatoloni residui... forse credevate che fossero finiti?

Però adesso la camera sembra più grande, così più vuota... e quando ci entro mi sembra di respirare meglio! AH!

 
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OROSCOPO

Post n°1406 pubblicato il 25 Gennaio 2017 da atapo
 

CREDERCI

 

 

Per il mese di dicembre, dal punto di vista lavorativo, lessi un oroscopo del mio segno (Toro) che si presentava molto positivo: opportunità, concretizzazioni, risultati, insomma un fine anno col botto o quasi.

Ora che il lavoro propriamente detto non mi riguarda più, io considero "lavoro" le mie passioni, il teatro davanti a tutto. E poichè si era alla ripresa delle mie attività teatrali questo mi faceva sognare...

Ecco che dopo qualche giorno al teatro delle Spiagge dove mi trovavo per vedere uno spettacolo insieme ad altri amici teatranti incontrammo una delle ex insegnanti, ci raccontò che tra poco avrebbe partecipato ad uno spettacolo importante a Firenze, per il quale cercavano ancora attori per piccole parti. -Presto! Fate domanda anche voi, sarà un'esperienza interessante! -

Appena a casa cercai su internet il dove e il come: molto allettante, MA... questi attori e attrici richiesti dovevano avere AL MASSIMO 55 anni! Oh no! Se fossero arrivati a 60, visto che dicono tutti che dimostro meno della mia età, vi assicuro che ci avrei provato, ma 10 anni di troppo sinceramente si tolgono con difficoltà. Delusione!!!

Nello stesso periodo la regista della mia compagnia GLI SPOSTATI doveva assegnare le parti del nuovo lavoro che stiamo imbastendo.

Avevo letto il copione: la protagonista femminile... un bel personaggio interessante, ma giovane! Mi sarebbe piaciuto, eccome, ma non ci speravo troppo.

Infatti la regista mi ha dato il personaggio della NUTRICE della protagonista, di età più adeguata alla mia reale, ma che in scena non è certo di primo piano. Però quella volta la regista aggiunse, davanti a tutti, che se io avessi avuto venti anni di meno sarei stata la protagonista perchè mi riteneva la migliore del gruppo. Io a queste lodi mi sentii molto confusa, come sempre mi accade in casi simili: ne ero fiera e contenta, ma insieme così arrabbiata.... ancora l'età, accidenti alla vecchiaia!

Uun giorno la regista arrivò alle prove emozionatissima: un grosso regista sta preparando al Teatro dell'Opera di Firenze uno spettacolo sulla Giornata della Memoria e voleva alcuni attori e attrici da inserire, provenienti da serie compagnie amatoriali. La nostra compagnia era stata considerata tale e lei doveva portare alcuni di noi ai provini. Ha scelto i migliori.

Io... prima sì, poi no, perchè pare che fisicamente lo spettacolo sia molto faticoso. Così la mia gioia iniziale per questa possibilità si è spenta con amarezza... però avrei voluto almeno presentarmi, rendermi conto di persona se potevo farcela o no...

Tutti hanno superato i provini e domani debutteranno nello spettacolo... io lo andrò a vedere domenica, ma continuo ad avere il rimpianto dell'occasione persa.

Ma che oroscopo del cavolo era quello di dicembre allora?!

A meno che... rimuginando su queste ultime cadute di illusioni mi è venuta l'dea che... ciò che devo concretizzare e realizzare sia, in realtà, proprio il non abbandonarmi a queste illusioni e a questi sogni di gloria: è troppo tardi per arrivare dove vorrei, il tempo in questo settore è più spietato che mai, devo rassegnarmi che per certe occasioni sono decisamente in ritardo!

Beh, queste riflessioni non mi hanno rallegrato affatto, devo trovare il modo di digerirle... perchè la realtà è così.

All'oroscopo del 2017 ho gettato solo una rapida occhiata: pare che non sarà malaccio, ma a questo punto non ho affatto voglia di perdere tempo ad approfondire, nemmeno per gioco.

 
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SLAVINA

Post n°1405 pubblicato il 21 Gennaio 2017 da atapo
 

I BAMBINI

 


 

Poche altre volte mi sono sentita così colpita e angosciata dai fatti di cronaca.

Le bufere di neve insieme alle nuove forti scosse di terremoto: un accanimento sugli stessi luoghi già piegati dai disastri precedenti, sulle stesse persone che stanno affrontando prove terribili. Chi è isolato, chi è al freddo, chi non si riesce a raggiungere, chi assiste impotente alla sofferenza e alla morte dei suoi animali negli allevamenti fulcro dell'economia locale, gli animali da cui gli uomini non si erano voluti allontanare per non perderli definitivamente.

Ancora lì… dove da agosto non esiste più la vita normale ed è sempre peggio perché le promesse vanno a rilento nel concretizzarsi.

Poi quell'albergo…

Mentre pareva che tutto sommato le nuove scosse di terremoto avessero fatto pochissime vittime ecco l'incubo di più di trenta persone sepolte nella neve…

E allora col cuore in gola mi sono chiesta istintivamente, come tanti credo abbiano fatto, il perché di tale accanimento, di quanto dolore ancora ci fosse bisogno…

Così l'ho sentito come un miracolo quando finalmente hanno ritrovato vivi i bambini, TUTTI i bambini che erano presenti in quell'albergo, come se Dio improvvisamente avesse detto BASTA, E' TROPPO e volesse ridare un filo di sollievo. Una serie di concause, che i tecnici si affannano a spiegare, li hanno salvati come hanno salvato alcuni adulti e a questo punto c'è ancora la flebile speranza che si trovino altri sopravvissuti.

Alla fine di tutto questo si cercheranno colpe e colpevoli, si troveranno oppure no, molto si scioglierà come la neve anche se molto ghiaccio resterà in chi ha patito o ha perduto i propri cari, molto calore e riconoscenza andrà a chi si è prodigato negli aiuti a proprio rischio e pericolo e sarà tornato alla routine e al lavoro di sempre.

Ma i bambini… SONO TUTTI SALVI!

Perderne anche solo uno avrebbe reso ancora più immane questa tragedia.

 
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A PRANZO ...

Post n°1404 pubblicato il 17 Gennaio 2017 da atapo
 

...DA NOI.

 

Matisse, La tavola imbandita

 

Dalla nascita di Cesare abbiamo detto a nostra figlia che può venire a pranzo da noi nei giorni feriali: gli altri figli mangiano tutti a scuola, lei dovrebbe prepararsi da sola. Così si risparmia un lavoro, sta in compagnia, poi va a casa e ha tempo di riposarsi un poco prima del ritorno degli altri tre. Se lei o noi abbiamo impegni si salta, altrimenti per me preparare per due o per tre persone non fa differenza, basta saperlo un'ora prima per conciliare gli orari e organizzarmi.

E così stiamo facendo, lei ha accettato volentieri. Oltre a pranzare con noi, ci scappa una poppata a Cesare, qualche cosa da sbrigare al PC o qualche documento da sistemare, uno o due cambi di pannolini, qualche scambio di opinioni o aggiornamenti sulle ultime novità familiari.

Scopro che è molto piacevole questo momento insieme, genitori e figlia, e che da un pezzo non ci capitava...

Scopro anche che in questo modo quasi tutti i giorni noi nonni abbiamo la gioia di stare un po' con Cesare, ne stiamo assistendo alla crescita quotidianamente e scopriamo giorno per giorno i suoi piccoli cambiamenti e i suoi progressi. Questo con gli altri nipotini non era mai accaduto, mia figlia voleva fare da sola, con il marito e le baby sitter, noi entravamo in scena nei momenti di emergenza. So che io e mio marito abbiamo i nostri problemi di salute per cui tanto non possiamo fare, però un poco mi dispiaceva di non essere più presenti.

Stavolta, visto che è il quarto bambino, lei ha pensato che risparmiarsi un po' di più non sarebbe stato un male e ciò che le offriamo in questo momento per noi vecchietti non è affatto gravoso..

Non glielo faccio notare, tengo per me questa bella scoperta e mi godo il più possibile questo ultimo cucciolino...

 
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CIAO FRANCIA

Post n°1403 pubblicato il 13 Gennaio 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

LA MAGIA NON SI E' RIPETUTA

(o quasi)

 

Per tutto il 2016 nel box qui accanto dove indico il mese avevo messo le foto di 12 luoghi della “mia Francia del cuore”, poi ogni mese avevo scritto un post in cui raccontavo il perché della mia scelta, cercando di far scoprire ai lettori qualcosa di nuovo e di bello che magari stuzzicasse per un viaggio o una visita… Sul mio profilo ho pubblicato man mano le stesse immagini, lì ci sono ancora e ci resteranno almeno per un po'.
Negli anni precedenti altri erano stati i temi di questi “calendari mensili” (donne, fiori, gatti) e mi ero accorta che, curiosamente, il tema scelto nel corso dell'anno si era, come dire, “avverato”, cioè mi aveva portato qualcosa di attinente…
Così alla fine del 2015 avevo scelto la Francia per l'anno successivo: da quanto non ci vado!
Da quanto si è interrotto anche il gruppo di teatro in francese che tante soddisfazioni mi aveva dato!
Da quanto non ho contatti, né incontri, con le mie amiche d'oltr'Alpe!
Speravo ardentemente che il 2016 mi riportasse qualcosa di francese…
Ma come se l'avere scoperto quella magia le facesse perdere efficacia… nulla è accaduto di quanto desideravo!
Però…
Alla fine di settembre mi telefonò una mia ex scolara, della classe che avevo lasciato alla fine della terza quando chiesi il pensionamento per motivi di salute. Lei era fra quelli che avevano continuato a seguire il mio gruppo extracurriculare di francese, poi quando andò alle scuole medie  suo fratello le subentrò in questo gruppo fino all'ultimo anno in cui lo feci.
La sua famiglia proviene dallo Sri Lanka, già da piccina lei parlava inglese perfettamente (oltre alla lingua madre del suo paese) tanto che quando gli altri della classe facevano lezione di inglese noi insegnanti preferivano lavorare individualmente con lei per rafforzarla in italiano, dato che in famiglia lo parlano piuttosto male. Una scolara volonterosa, cominciò a studiare il francese con me, alle scuole medie si ritrovò lo spagnolo… scelse di proseguire al Liceo linguistico, vista la sua dimestichezza ormai con varie lingue. Questo è un grosso vantaggio per i ragazzi che vengono da altri paesi e la scuola dovrebbe tenerlo più in considerazione…
In prima liceo aveva avuto una professoressa di francese incapace ed era venuta per qualche mese da me perché chiedeva un piccolo aiuto nel riprendere quella lingua che da tre anni non studiava: giusto qualche chiarimento e indicazione per acquisire maggior sicurezza, perché lavora bene anche da sola.
Quest'anno ha l'esame di maturità, mi telefonò per dirmi che spera, l'anno prossimo, di iscriversi a lingue in una università in Inghilterra, che vuole essere promossa con la votazione migliore possibile per essere accettata, che avrebbe avuto piacere di fare con me un po' di conversazione in francese per migliorare ancora di più.
Io a questa richiesta mi ero sentita un po' in crisi, perché ormai la lingua non la pratico più come prima, perché non avevo idea di cosa fosse necessario per la maturità, perché ero pratica del lavoro con bambini piccoli, ma non con giovanotti di 20 anni… Le avevo detto scherzando che forse sarebbe stata lei ad insegnare a me stavolta.
Però siamo partite e ci siamo incontrate qualche volta. Io ho la tessera della biblioteca dell'istituto francese, un giorno siamo andate, lei ha scelto un film con i sottotitoli in lingua originale,  che ha guardato a casa, poi l'ho guardato anch'io, all'incontro successivo è stato l'argomento della conversazione.
Mi dicevo che era uno stimolo forte anche per me, è piacevole e interessante ripassare la lingua anche attraverso un film, era una buona opportunità che mi offriva la mia allieva.
In dicembre abbiamo sospeso tutto: impegni suoi, impegni miei, malattie…
Ora mi ha mandato un messaggio: dalla settimana prossima vorrebbe riprendere gli incontri. Naturalmente sì, anche se sono con la solita piccola ansia del “ce la farò, sarò in grado di aiutarla veramente?” Mi sento un po' inadeguata, ma lei dice che si trova bene e i risultati nelle sue verifiche sono buoni, l'importante è questo.
Ecco, è questa la Francia che mi ha portato il mio calendario, non quella che sognavo, ma un po' più modesta, comunque forse è più importante se riesco ad aiutare qualcuno.
Per il 2017 non ho scelto nessun tema per l'immagine mensile, ne avevo in mente alcuni, ma… mi è venuto come un piccolo timore delle conseguenze di quella strana magia che si ripete da anni… Allora ho deciso di riesumare i box che avevo preparato anni fa e che avevo già utilizzato: immagine e poesia ispirata dal mese stesso, nulla di particolare, solo scelte legate ai miei gusti.
Tanto chi le ha viste anni fa forse non le ricorda e tanti amici lettori di un tempo non passano più da queste parti di Libero purtroppo, le frequentazioni cambiano, per i nuovi sarà una novità...

 
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BRRRRR

Post n°1402 pubblicato il 09 Gennaio 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

FREDDDDDO !!!

 

Che gran freddo è arrivato! Qui a Firenze in questi giorni c'è quasi sempre il cielo terso e il sole, ma è tutto un imbroglio, perchè si sta attorno allo zero e di notte un bel po' al di sotto. Spesso c'è anche il vento a far rabbrividire ancora di più.

Ho steso il bucato fuori, sotto al portico e dopo qualche ora ho trovato alcuni capi, che erano più bagnati di altri, secchi quasi congelati!

Ecco ricordi di bambina, quando la mia mamma d'inverno stendeva all'aperto, poi a sera ritirava degli abiti gelati e rinsecchiti, li chiamava "i baccalà" e li metteva a scongelare e asciugare sui ferri che si aprivano a raggera in alto sul tubo della stufa a legna e carbone. E cadevano pian piano le gocce sul piano rovente della stufa, facendo quello sfrigolio colonna sonora delle serate invernali, in una casa povera degli anni '50. Poi metteva la cenere e le braci nel recipiente di ferro, lo inseriva nel "prete" (così si chiamava a Bologna lo scaldino) e tentava di riscaldare prima i nostri letti di bambini, poi quello matrimoniale. Ma spesso andavamo a dormire tenendo fra le braccia anche una borsa d'acqua calda... I ricordi ritornano, ma ormai servono a poco: finchè sarà così freddo è meglio che stenda il bucato dentro casa, su un secondo stendino che ora si può aprire nel disimpegno del primo piano finalmente libero dagli scatoloni.

Ho scoperto che i miei pigiami non mi riscaldano a sufficienza.

-I vecchi hanno sempre più freddo- spiega carinamente mio marito. Per ora aggiungo un maglione sotto le coperte, però medito di approfittare dei saldi per un pigiama o due più pesanti.

Certo che così la tosse che mi trascino da Natale non mi passa, urge una scappata dal medico.

Ed è bene che mi organizzi per uscire solo nelle ore più calde, cioè... meno fredde.

Peccato, questo sole è così invitante!

E il giardino! Le mie povere piante! Chissà se sopravviveranno! Da inesperta come sono, non so cosa pensare, nè cosa fare... Abbiamo coperto il limone, coperto anche gli iris dove stavano spuntando le foglie, spostato in una posizione più riparata il mini-caprifoglio su cui riponevo tante speranze... Però i piccoli ciclamini che tenevo su un davanzale sono tutti piegati: non credevo soffrissero così, nei davanzali in giro ne vedo di belli rigogliosi anche al freddo! Ora li ho messi dentro, chissà se riprenderanno... Altre piante hanno le foglie bruciate dal gelo, ma spero che le radici siano robuste. Da qualche giorno in un vivaio abbiamo preso a prezzi stracciati delle piante di nandina, che a me piace molto con le sue foglie colorate e le bacche rosse. Il vivaista ci ha aggiunto quasi in regalo tre piccolissime cicas. Io però non ho cuore di metterle ora all'aperto, penso che debbano digerire il loro "trasloco" e abituarsi al nuovo posto: per ora le tengo sotto il portico e le colonne le riparano un po' dalle correnti d'aria. Ecco, a questi problemi naturalistici non ci sono proprio ancora abituata!

 

nandina

 

cicas

Guardo le immagini del sud Italia ricoperto di neve: che stranezza l'Italia capovolta. Il mio amico siciliano racconta di Taormina, che io amo tanto, così imbiancata...


 

Nel 1985 era Firenze sepolta sotto la neve, a 11 gradi sotto zero, proprio in questi giorni!

Vedremo quanto durerà questo freddo e che scherzi ha ancora in serbo. Se penso che di solito in questi giorni ero alle Canarie in maniche corte e talvolta a fare il bagno... anche quest'anno devo resistere SENZA.

 
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SALDI !!!

Post n°1401 pubblicato il 06 Gennaio 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

ALLA RICERCA DEI PANTALONI DI LANA

 


 

Ieri sono cominciati i saldi.

Chi mi legge da tempo forse ricorda una mia storia dell'anno scorso, circa in questo periodo o forse poco più avanti, di un marito alla disperata ricerca di pantaloni di lana... di un marito che decide sempre all'ultimo momento di comperare i capi di abbigliamento che gli servono riuscendo a far concludere il periodo dei saldi per ritrovarsi a DOVER ASSOLUTAMENTE acquistare a prezzi pieni...

Nel corso del 2016 non ha trovato altri pantaloni di lana (beh, non li ha nemmeno più cercati...) e sono aumentati i capi di vestiario di cui aveva assoluto bisogno perchè, si sa, stoffe e lane non sono eterne e ultimamente un nuovo fenomeno gli impone di rinnovare: pare che da alcuni anni i pantaloni (e avolte anche le maglie e le camicie) si RESTRINGANO, cosa che prima non gli accadeva... Mah!

-Dovrei andare a comperarmi...- diceva periodicamente, ma non andava mai.

Da circa un mese io ho cominciato col mio mantra: - Vedi di non farti sfuggire anche quest'anno il periodo dei saldi!-

E stavolta ci ho aggiunto: -Ricordi cosa accadde coi pantaloni di lana? Non dovresti aspettare gli ultimi giorni, rischi di non trovare le taglie e i modelli che vuoi tu.-

Finchè l'ho informato:- Guarda che i saldi cominciano il 5 gennaio, vedi di organizzarti!-

Stavolta si è organizzato, l'esperienza passata gli è servita, ieri mattina ha fatto un giro da solo per alcuni negozi, a pranzo mi ha proposto: -Nel pomeriggio vorrei andare ai Gigli (il maggior centro commerciale della Toscana!), vieni con me?-

Strabiliante! In giro per negozi tutto il giorno! Impavido ad affrontare la ressa del primo giorno di saldi!

Ho accettato, sono così poche le occasioni di uscire insieme che anche lo shopping va bene.

Io non avevo voglia di comperare nulla per me, sarei stata consigliera se necessario, ma soprattutto osservatrice del mondo attorno.

Temevo ci fosse più confusione, come primo giorno.

Eccoci nelle peregrinazioni da un negozio all'altro, alla ricerca principalmente dei pantaloni di lana, sempre introvabili, per cui si è rassegnato a dedicarsi ai jeans di stoffa grossa, che almeno tengano un po' di caldo nell'inverno, e brontolava: -Ma cosa ci portano sotto per non gelare? I mutandoni di lana?-

C'erano soprattutto frotte di ragazzi e ragazze a rifarsi il guardaroba, qualche famiglia coi bambini, coppie di varie età, anche diverse coppie di anziani, circa come noi: notavo il marito aggirarsi un po' spaesato, la moglie a "guidarlo" e consigliarlo, intuivo che il LUI non fosse molto abituato... come il mio! Buffo vedere fuori dai camerini di prova delle signore i maschietti in attesa con aria annoiatissima, invece fuori dai camerini per uomini le signore ingannavano l'attesa rivolgendo l'attenzione agli abiti appesi o ai cestoni di biancheria, così da non perdere tempo. Anch'io ho fatto così, ma solo per ammirare esteticamente, non ho bisogno di nulla nè ho avuto "colpi di fulmine".

Per le scarpe abbiamo estenuato la commessa perchè in fatto di calzature mio marito ha parecchi problemi e ha dovuto provare mezzo negozio: alla fine però ne ha comperate due paia! Ed io gli ho fatto compagnia: ho un paio di stivaletti che ormai sono molto logori e temo da una pioggia all'altra il loro definitivo cedimento, lì ne ho trovato un paio molto carini e comodi e non me li sono fatti scappare, visto che il numero mio è molto comune e nei saldi sparisce presto. Comunque la mia scelta è stata più veloce: visti, provati e presi! Con quello che ci sono costate queste scarpe di una marca molto conosciuta, nonostante i saldi, guai se non ci durano per tutto il resto della vita!

Alla fine eravamo stracarichi di quelle grandi buste di carta "firmate": scarpe, pantaloni, camicie... Erano già le 21,30, io ero stanchissima di stare tanto tempo sempre in piedi, tutti erano in chiusura... ho scoperto nel centro commerciale una nuova gelateria: uno dei gelatai migliori di Firenze ha aperto anche lì! Mio marito naturalmente non lo conosceva affatto, quindi è stato doveroso cenare con un grosso gelato, tanto per concludere in dolcezza.

E per gli acquisti di ciò che gli manca ancora vedremo quando vorrà ripetere la spedizione... ma i pantaloni di lana, e non a prezzi da rapina, continuano a restare introvabili!

 
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