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IN CAMPER, GIORNO 54

Post n°1226 pubblicato il 20 Maggio 2015 da atapo
 

GLI  INQUILINI

 

 

Dopo quasi due mesi che "abito" in questo cortile-parcheggio condominiale ho identificato abbastanza i miei "vicini di casa" e con l'aiuto della fantasia mi sono fatta qualche idea... Sul portone del palazzo ci sono 14 campanelli, quindi dovrebbero abitarci 14 famiglie o qualcosa del genere...
Parecchi però sono INVISIBILI: conosco solo le loro auto, vicine al mio camper. Ogni mattina, fra le 7 e le 8, con portiere che sbattono e rombi di motore, questi partono per il lavoro (svegliandomi), il parcheggio si svuota fino alla sera quando pian piano si riempie di nuovo, qualcuno esce in fretta dalle auto, spesso carico di pacchetti o borse del PC, sparisce rapidamente nel portone e... buonanotte! Nei fine settimana ho notato che non è molto diverso: invece che al lavoro andranno più o meno a passare le giornate in gita o... dai suoceri!

Qualcuno però si fa vedere un po' più spesso, anzi sentire: ci sono alcuni bambini piccoli nel palazzo che a volte scendono nel cortile insieme alle mamme. Uno, in età da scuola materna, si vede con la sua mamma nel cortile o che parte in auto negli orari più svariati: perchè non è a scuola? Mi chiedo.
Il suo babbo ha un aspetto un po' da boss, la sua mamma è una biondina slavata, io immagino che sia una di quelle donne dell'est europeo che certi maschietti nostrani vanno a cercare per assicurarsi la buona mogliettina tutta casa e famiglia che in Italia non si trova più... Magari è solo la mia fantasia, però l'impressione è quella.
Ci sono altri due fratellini, di circa due e quattro anni: scendono in cortile ognuno col suo triciclo. Immagino la mamma con figli e tricicli dentro l'ascensore... Non passano cinque minuti di vocìo e richiami materni che ecco... il più piccolo piange, strilla.. e continua a strillare ogni due secondi come se qualcuno lo scannasse. L'urlatore, lo chiamo io, perchè piange e urla  spessissimo e a lungo anche quando è in casa, lo si sente e lo si riconosce. Non so il perchè e non mi interessa: non credo che nessuno lo stia torturando, ci sono bambini fatti così. La sua mamma ha lo sguardo stanco e rassegnato di chi gestisce giorno e notte due marmocchi piccoli, di cui uno così esasperante (a volte ha quello sguardo anche mia figlia...)

Qualche adolescente abita nel condominio, si sente schiamazzare dalle finestre aperte nel primo pomeriggio dopo che è tornato da scuola e si è infilato a razzo, affamato, nel portone d'ingresso. Poi sparisce: studia? Passa le ore al computer? Chissà!

C'è un giovane uomo silenziosissimo e un po' misterioso che ho intravisto un giorno su un terrazzo, un altro giorno ad armeggiare col portatile seduto sulle seggioline, di solito regno dei  vecchietti, accanto al mio camper, la terza ed ultima volta a tagliare l'erba nel prato che sta fra il camper e il bosco.

E passiamo ai veri SOVRANI di questo condominio: gli anziani che fanno salotto accanto al camper. Nelle belle giornate accolgono su quelle poltroncine anche i loro amici che vengono da altre case: insomma immagino che di bocca in bocca ormai saremo famosi in tutto il quartiere... C'è una coppia che sta poco seduta, ma è sempre di corsa: escono, vanno, tornano con i pacchetti, sempre a piedi: lui lungo lungo e un po' curvo per l'età, lei rotondetta e piccina deve fare tre passi per ognuno di quelli del marito, se vuole stargli accanto. 
Invece un'altra coppia va poco lontano, preferiscono di gran lunga lo spazio protettivo del cortile e gironzolano o passano ore seduti a far nulla e a chiacchierare. Lei scende anche al mattino presto in pigiama con la tazza del caffè tra le mani se c'è in giro qualcosa di interessante, per esempio quando veniva sistemata una tettoia, oppure in tuta e scarpe da trekking che sembra debba salire su monte Morello, invece il suo lungo tragitto è dal portone di casa alla poltroncina in cui siede, non mette nemmeno piede sul prato o nel bosco. Il marito, che io chiamo "l'uomo senza collo" perchè non ho mai visto uno così tozzo e sgraziato che pare un grosso orso, come sua moglie è votato alle chiacchiere e allo stare a guardare e commentare tutto ciò che succede: chi lavora ogni tanto a quella famosa tettoia è continuamente sotto l'occhio indagatore di questi ed altri loro amici e deve sorbirsi commenti e consigli. C'è un altro vecchietto particolare: ha uno sguardo quasi folle ed è sempre a brontolare per qualcosa, ti guarda come se gli avessi fatto un'offesa e stesse per tirarti un cazzotto, all'inizio mi faceva un po' paura, ma dicono che in fondo è innocuo, solo un rompiscatole... speriamo!

Il fratello della nostra benefattrice è pure lui uno strano personaggio: porta sempre il borsello a tracolla anche quando siede per ore sulle poltroncine con gli altri, porta sempre gli occhiali con le lenti oscurate montate sopra le altre e tenute sollevate e orizzontali: pare viaggi col radar! Ma la cosa più singolare è che... è un grande chiacchierone! I suoi tentativi di attaccar bottone con tutti, su qualsiasi argomento, in ogni momento, sono ossessivi: se riesce a bloccarti a liberarsi ce ne vuole! Lui ha le chiavi del garage, che a quanto pare condivide con la sorella, quindi entra quando vuole e spesso me lo sono visto arrivare a prendere qualcosa mentre ero al pc: naturalmente ha allungato gli occhi e ne ha approfittato per raccontarmi che andò in pensione anche perchè non aveva voglia di imparare queste nuove diavolerie, però adesso... gli piacerebbe... A me un po' preoccupa questo fatto che possa entrare così all'improvviso nel garage, visto che noi lì facciamo anche la doccia... d'altra parte è casa sua... Il fatto che sia tanto chiacchierone mi ha fatto pensare che sembra quasi una donna... e allora ho riso quando finalmente ho visto sua moglie: è tutta il contrario di lui, nell'aspetto fisico di femminile ha proprio poco, ho dovuto guardarla bene per scoprire un piccolo accenno di femminilità, veste in modo molto maschile, anche la voce pare di un uomo. Lei non scende mai nel "salotto" condominiale... Insomma, una coppia che pare... invertita. In ogni caso è molto particolare! 

E, dulcis in fundo, vi presento la nostra benefattrice. Come ho già accennato, ha qualche anno più di noi, è una "signorina" molto devota e religiosa,è una delle nostre conoscenze parrocchiali. Altissima, ha i capelli castani quasi rossi che porta lisci a media lunghezza, sempre con la stessa pettinatura e mai con un capello fuori posto: il suo essere ordinatissima (ne ho già parlato...) si rivela anche nei capelli. Solo una volta, in tutti questi anni, l'abbiamo vista con un po' di riccioli e un ciuffo sbarazzino,allora io e mio marito commentammo tra noi: - Che abbia finalmente trovato un uomo? Che sia innamorata?- Ma durò pochissimo. Lei dice che non ha trovato nessuno che l'abbia fatta innamorare, ma a noi pare sia un po' difficile di gusti e un po' rigida. Ora si dedica ad associazioni di beneficenza, è crocerossina, in parrocchia collabora all'amministrazione e ha vari impegni simili. In questi due mesi è partita più volte per qualche giorno: vacanza, diceva. Sì, dalle suore di un paese vicino dove dice di trovarsi tanto bene, poi in pellegrinaggio a Loreto... Quando torna monopolizza la lavatrice per giorni, ci ha spiegato che lava tutto ciò che ha tenuto in valigia anche se non l'ha usato. Abbiamo scoperto inoltre che uno dei suoi impegni è quello di lavare e stirare tovaglie, paramenti e tuniche della nostra parrocchia e non so di chi altri... Ecco perchè possiede una lavatrice enorme e così spesso in funzione! Se ci aggiungiamo i giorni di pioggia in cui il bucato non si asciuga... i tempi e i modi per lavare le nostre quattro cose che usiamo in camper diventano un complicato gioco di incastri!
Ma in fondo dobbiamo solo esserle grati per questa sua disponibilità, che ci alleggerisce non poco questo periodo così difficile e scomodo!
Così vi ho presentato un poco il teatrino di questo condominio: a volte simpatico, a volte opprimente,

senz'altro una parentesi nella mia vita che, in tutta sincerità, spero proprio di chiudere al più presto!

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 11

Post n°1225 pubblicato il 15 Maggio 2015 da atapo
 
Tag: memoria

COSA FARO'

 

 

In questa giornata disastrosa per i metereopatici, mentre si alternano sole cocente, frustate di vento gelido, acquazzoni,
ogni progetto di "fuggire" per qualche ora dal camper è meglio cancellarlo per non correre il rischio di rientrare zuppa di acqua e dover poi tenere gli abiti inumiditi a lungo in camper o in garage,
mentre mio marito alla casa nuova è super impegnato a sistemare la ringhiera della scala (finalmente completa dopo che i pezzi arrivavano a rate), perchè come la monta lui non lo sa fare nessuno... ed io tremo perchè ieri ho provato personalmente quanto siano pesanti i pezzi ed ora pavento uno di quei suoi mal di schiena che aggiungerebbero disastro a disastro,
io qui, irritata dal ticchettio della pioggia e dallo scroscio dei temporali, riordino un poco, guardo il copione, cazzeggio qua e là come si suol dire... e penso.
Immagino il ritorno dei mobili nelle stanze da ieri già colorate, il nostro rientro finalmente... senza illudermi troppo perchè niente ancora è stato fissato, visto che di incompiuto ce n'è ancora molto.
Penso che, svuotati gli scatoloni essenziali, il prima possibile farò una cosa...
Quei vecchi diari della mia adolescenza, riposti in una scatola insieme ad una cassettina che mio marito aveva costruito col traforo nella quale tenevo le lettere che ci eravamo scritti da fidanzati, di cui avevo perso le tracce poco prima del 2000, quando i muratori avevano lavorato anche nella soffitta ed era nella soffitta che io li avevo messi per andarli a rileggere talvolta lassù tutta sola... mentre preparavamo gli scatoloni per il trasloco dicevo: -Ora che dobbiamo svuotare tutto vedrai che salteranno fuori, se esistono ancora... se non li hanno buttati o portati via quella volta i muratori.-
Mio marito quando aveva cominciato a rovistare nelle sue attrezzature in soffitta per impacchettarle aveva spostato, cercato, ma non aveva trovato niente ed io ormai ero rassegnata a questa perdita definitiva e dolorosa.
Io svuotavo gli armadi nelle stanze, lasciando di solito a lui il compito di spostarmi o abbassarmi ciò che si trovava nei ripiani altissimi, ai quali arrivo a stento anche salendo sulla scala. Un giorno in cui era al lavoro nella parte più alta dell'armadio in camera nostra, dopo aver preso coperte e piumini, dietro a questi tastando con la mano ha sentito qualcosa d'altro... è riuscito ad afferrare...
-Che roba è questa scatola?-
Io l'ho riconosciuta immediatamente e ho gridato: -I diari!!! Le lettere!!!-
Quasi ci siamo commossi entrambi, ma erano giorni convulsi di fretta esagerata, non c'era tempo di gustare la gioia di questo ritrovamento, l'importante è sapere che non sono perduti! Li avevamo avuti così vicini per tutti questi anni, anche se proprio in fondo all'armadio in una posizione inarrivabile!
Resta il mistero di come siano finiti lassù: li avevo spostati io quando i muratori cominciavano a bazzicare la soffitta, poi me ne ero dimenticata? Li aveva spostati mio marito per lo stesso motivo, visto che io non sarei mai arrivata a riporli così in alto, e pure lui se ne era dimenticato? Anche quella volta coi lavori che scombussolavano la casa una scatola di diari e lettere non era la nostra prima preoccupazione...
In questi giorni penso che senz'altro sarà una delle prime cose che farò, appena svuotati gli scatoloni: immagino quando con calma finalmente la aprirò quella scatola e mi prenderò tutto il tempo necessario per rileggere, per ricordare, per provare nostalgia, per ritrovare la mia giovinezza, per emozionarmi...

 
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IN CAMPER, GIORNO 47

Post n°1224 pubblicato il 13 Maggio 2015 da atapo
 

POMERIGGIO DI SORPRESE

Le sorprese in questione non riguardano, purtroppo, i lavori eterni nella casa nuova o la soluzione di ingarbugliate questioni burocratiche relative alla medesima.
Bisogna accontentarsi: qualche ora piacevole per qualcosa di positivamente imprevisto... è da tenere da conto in queste giornate!
"Une minute de paix c'est bonne à prendre", diceva giustamente un personaggio del mio ultimo spettacolo...
E' accaduto lunedì. Nel tardo pomeriggio in una libreria del centro di Firenze ci sarebbe stata la presentazione di un romanzo scritto da questa blogger, che fa parte dell'elenco dei miei blog amici e avevo pensato di andarci per conoscerla finalmente dal vero.

Dopo pranzo, appena finito di lavare i piatti, apro la community di Libero e trovo un messaggio sotto un mio vecchio post... ecco la prima sorpresa! Raccontavo la bella esperienza dello scambio di una classe a DunKerque nel 1998 ed ora mi scrive proprio uno di quegli alunni, confermando i bei ricordi con parole che mi emozionano... dopo tanti anni! Chissà come mai è capitato su quella lontana pagina del mio blog?

Passo a Facebook..."l'uomo della notte, o delle zanzare" (vedi post del compleanno) mi ha appena mandato un messaggio, dice che la mostra FloraCascine oggi è ad entrata gratuita perchè è l'ultimo giorno e chiude alle 18,30. Questa mostra nel più grande parco di Firenze è stata molto chiacchierata in città: presenta un sacco di piante, di installazioni floreali, di ricostruzioni di ambienti arborei del pianeta, una meraviglia unica nel suo genere, ma il biglietto d'ingresso era a 20 euro e questo aveva scoraggiato molti (me per prima) cosicchè pare sia stato un fiasco...
Le ultime ore gratis... una tentazione... così ci vado in fretta. Anche l'amico ne ha approfittato e ci gustiamo i padiglioni ancora aperti, perchè ormai tutto è in smobilitazione, ma visto che non paghiamo nulla siamo contenti lo stesso. E' bello passeggiare tra il verde, i colori e soprattutto i profumi dei fiori che ormai iniziano ad appassire, dato che la giornata è di un caldo feroce...

 

 

Mi innamoro letteralmente di un fitto pergolato fatto con piante di limone, dal delicato e inebriante profumo di zagara: ci sono poltroncine di ferro... ecco, resterei lì fino all'ora di chiusura...

L'amico ride e dice che così ci verrà qualche ispirazione per il prossimo raccontino di 400 battute nel gruppo di cui entrambi facciamo parte su Facebook.
Ma i guardiani, ben prima delle 18,30, ci sollecitano all'uscita perchè le ruspe e i camion stanno per sgomberare tutto...

Fuori penso che farei in tempo ad andare in centro alla presentazione del libro, tanto qui a Firenze è di regola che le manifestazioni comincino sempre in ritardo! Infatti l'incontro è ancora in pieno svolgimento, il pubblico non è numeroso perchè non si tratta certo di un best-seller... alla fine c'è il momento degli autografi ed io mi presento all'autrice come amica di blog, ci riconosciamo e... altra sorpresa! Scopriamo qualcosa di insospettato: lei viene da Bologna, abita nel mio quartiere di nascita, abbiamo in comune molti luoghi e, udite udite, anche delle amicizie! Certo è più giovane di me, ma questo gemellaggio ci fa iniziare una conversazione sul nostro passato comune e sul nostro presente e... non si finirebbe più! A malincuore ci salutiamo perchè lei deve riprendere il treno del ritorno, ma promette di portare i miei saluti agli amici comuni. Un tuffo nel mio passato, nel fondo della mia storia e della mia... geografia personale!

Ho il cuore leggero e profumato di zagara mentre ritorno al garage per la cena... e dopo cena, rientrando nel camper, l'ultima sorpresa: nel bosco dietro al camper ecco le lucciole! Si resta un attimo senza fiato a frugare con gli occhi nel buio più profondo e silenzioso della serata calda per scoprire quante ce ne sono: ancora una sensazione di pace, di meraviglia e di infanzie lontane...

 
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IN CAMPER, GIORNO 43

Post n°1223 pubblicato il 09 Maggio 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

COMPLEANNO  UNICO (spero)

 

 

Come si passa il compleanno in un camper (e non per libera scelta?)
Semplice: restando nel camper il meno possibile.
Non è andata male in fondo e ci sono i presupposti per ricordare a lungo il compleanno n.64.
Ieri la sveglia mi è arrivata alle 7 con un sms: nel camper il cellulare non lo posso tenere "in un'altra stanza"! Erano gli auguri di mio fratello, so che a quell'ora esce per il lavoro e per non correre il rischio di dimenticarsi...
Un bel regalo me l'hanno fatto le formiche: sì, avete capito bene. Da alcuni giorni eravamo invasi dalle formiche, alcune temerarie salivano fino nel mio letto alla notte, avevo dovuto fare grandi manovre per salvare certe  provviste che so per esperienza essere molto gradite. Avevo usato il mio sistema di lasciare qualche formica morta bene in vista lungo i loro percorsi, di solito è un dissuasore, unendo anche qualche spruzzata di prodotto apposito lungo il perimetro esterno del camper, ma pareva non servisse molto. Infine, da ieri mattina... sparite!
Ho trovato già al mattino presto tanti messaggi su facebook, la gioia di risentire qualcuno che da tempo immemorabile taceva, la sorpresa dell'amico che manda gli auguri alle 2 di notte, io lo ringrazio chiamandolo "uomo della notte" e lui mi risponde "no, uomo tormentato dalle zanzare".
Qualche notizia positiva sulla casa nuova ha rafforzato il buonumore: è arrivato finalmente il collegamento telefonico, forse (solo forse, meglio non illudersi) il pasticcio dell'apertura del gas lunedì farà un passo avanti, l'abbiamo saputo proprio ieri. Il falegname ci sta restaurando la bella porta e ieri mattina siamo andati in un negozio a cercare la maniglia nuova: ne abbiamo trovate due che ci piacciono, la scelta definitiva sarà dopo il parere del falegname sulla facilità di montaggio e sulla funzionalità. A questo punto mio marito, per non smentirsi mai, ha proposto:-Potremmo andare a cercarne anche in altri negozi...-
Sguardo allibito del falegname, io ho minacciato: -Ma sei matto? Due non bastano? Con tutti i casini che abbiamo vuoi proprio complicare ancora di più! O l'una o l'altra, mi rifiuto di andare oltre!!!-

Lunedì dovrebbero anche iniziare a tinteggiare le stanze, dopo l'ennesimo rinvio.

Al pomeriggio mio marito aveva impegni tra casa e parrocchia, io sono andata a fare una passeggiata in centro. E chi trovo nel bus (stavolta in orario)? Proprio l'amico della notte (o delle zanzare)! Da un pezzo non ci incontravamo anche se abitiamo vicini, del resto lui, pensionato single, ha orari spesso serali e notturni ben diversi dai miei. Andava al cinema, di cui è appassionatissimo, è una persona molto piacevole che trasmette sempre positività e ottimismo, oggi avrebbe pubblicato il suo commento al nuovo film visto, come fa spesso...
Io invece mi sono regalata un gelato al Mercato Centrale, con una vaniglia talmente buona che non ricordo di averne mangiate così da un pezzo. Al Mercato Centrale ora c'è la zona della ristorazione, con cibi tipici italiani, ed è sfruttato soprattutto dai turisti, si mangia davvero bene, anche se i prezzi non sono molto economici ne vale la pena. Lì ho comprato qualche pezzo di pizza al taglio, da portare in camper per cena: hanno un impasto squisito, come il pomodoro, la mozzarella invece non è all'altezza, ma mi accontento.

E in centro ha squillato il cellulare... ed ecco cantata al telefono tutta "Tanti auguri a te" da Martino! Che bella sorpresa! Lui ha aggiunto subito che c'era anche Damiano lì vicino, quindi gli auguri erano naturalmente condivisi... Che buffo ascoltarlo cantare nel traffico delle strade intorno alla stazione!

Dopo cena a teatro: il nuovo spettacolo di Anna Meacci, "Ma il Che gioca nel Brasile?", pare una cosa comica, ma ridendo e scherzando parla di libertà, democrazia e dittature... Io ero in prima fila e dopo lo spettacolo un saluto e un abbraccio alla mia maestra non me lo sono fatto mancare! Ed ero anche riuscita a vestirmi quasi "da sera", frugando ben bene e abbinando i pezzi del mio misero guardaroba da camper.
Ieri sera, devo confessarlo, ero quasi felice!

 
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LE FOTO

Post n°1222 pubblicato il 07 Maggio 2015 da atapo
 
Tag: teatro

A TROIA,  SUL PALCOSCENICO

Avevo detto che nel prossimo post avrei scritto qualcosa di più piacevole...

Beh, non ho ancora molti argomenti del genere da trattare, ho solo... le foto  dello spettacolo "La guerre de Troie n'aura pas lieu" e ne pubblico alcune, più che altro per la scenografia che era molto suggestiva...


L'inizio... immaginate il rumore delle onde del mare come colonna sonora...


la bellissima Elena si fa ammirare

 

duello verbale tra Paride e il poeta Demokos


scena di gruppo


le porte della guerra vengono aperte: la guerra si farà!


piccolo sirtaki finale improvvisato insieme al regista

E grazie a mio marito fotografo che stavolta è stato più bravo del solito!

 
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IN CAMPER, GIORNO 38

Post n°1221 pubblicato il 04 Maggio 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

AGGIORNAMENTI

Il mese di aprile si è concluso come peggio non si poteva: il 30 è stata una vera giornata di M###A!
Avevo progetti tranquilli per quel giorno, non c'erano impegni pressanti... ma è cambiato subito dalle 8,30 con la telefonata di mia figlia: Diletta si era svegliata con la febbre alta, non avevano trovato baby sitter, i genitori ultimamente hanno preso permessi su permessi per i malanni di stagione che a scacchiera hanno colpito tutti e tre i pargoli... se io avessi potuto...
Così, dopo preparativi super veloci eccomi sistemata con Diletta fino alle 13,30. Quando sono malati io sto sempre un po' in apprensione, è una grossa responsabilità. Lei comunque era tranquilla e giocava volentieri, peccato che nel prenderla in braccio mi sia tornato il male da periartrite alla spalla sinistra che spesso mi tormenta da quando siamo in camper, soprattutto nelle giornate umide. Infatti il tempo era freddo, ventoso, col sole alternato a nuvoloni gonfi di pioggia...
Nel pomeriggio la malasorte si è scatenata: in tutto ciò che mio marito stava trattando relativo alla casa nuova non c'era nulla, dico NULLA, che funzionasse per il verso giusto: le finestre (da cui dipende in gran parte il nostro rientro) tarderanno di almeno una settimana oltre la data prevista, dopo vari reclami ancora non ci sono ancora tutti i pezzi giusti per la ringhiera, mio marito scalpita e vuole fissare il ritorno dei mobili per il 20 maggio (c'è un margine minimo dal montaggio delle finestre, ma se rimandassero ancora?): comunque, visto che ci sono problemi ancora in alto mare per l'allacciamento del gas (non è chiaro se dovuti a guasti sul sistema informatico del fornitore o alle solite indicazioni contraddittorie avute tra uffici e call-center) può darsi che i mobili entreranno nella nuova casa, ma NOI NO e resteremo ancora in camper! Manca anche la cucina nuova e lui non aveva ancora telefonato per sapere se almeno quella arrivava o se ci fossero problemi anche lì.
-Ma cosa vuoi fissare!-gli ho gridato -Se qui non funziona ancora niente!-
E me ne sono andata a fare un giro in centro e a fare la spesa. Anche i bus erano in congiura: all'andata me ne è toccato uno dopo due corse saltate, pieno come un carro merci, al ritorno ho dovuto aspettare 70 minuti perchè nell'unico passato in quel frattempo non si riusciva nemmeno a salire. (Sono gli unici momenti in cui rimpiango di non avere la patente) Cosa fosse successo non era chiaro: gli autisti parlavano genericamente di traffico, forse il fatto che stesse per iniziare a Firenze la notte bianca c'entrava qualcosa... e portava il pomeriggio nero dei trasporti pubblici!

Rientrata esausta nel camper LUI mi ha informata dell'arrivo di alcune mail riguardanti l'eredità dei suoceri, con nuove pretese e farneticazioni da parte del solito cognato... il che non ha alleggerito l'atmosfera!

Mentre mi raccontava questo, mi sono accorta che la spia del frigo del camper lampeggiava: finito il gas, bombola vuota! C'era il primo maggio, poi sabato, poi domenica... forse i distributori chiusi... e il rischio di arrivare a lunedì prima del ricambio. LUI che c'era lì davanti, al pc tutto il pomeriggio (avrebbe avuto una riunione in parrocchia, ma quando è arrivato là gli hanno detto che era saltata: non è che gentilmente avrebbero potuto avvisarlo un po' prima, con tutto quello che abbiamo da fare?), possibile che non avesse visto la lucina lampeggiante o se l'aveva vista non gli sia passato per la mente di andare a cambiare la bombola prima che chiudessero? Il frigo era meglio non aprirlo più, io nella spesa avevo appena fatto qualche provvista che abbiamo dovuto consumare subito.
E la mattina dopo, il primo maggio, mi sono sentita davvero male: forse crisi di panico? Un'angoscia addosso, un mal di stomaco, ero senza forze e non riuscivo ad alzarmi dal letto.
Inizio maggio, un mese che è sempre stato così ambiguo verso di me, mi ha sempre portato gioie grandi o fatto sprofondare in baratri... non avrei voluto che cominciasse... e il tempo continuava ad essere brutto, umido, avevo montagne di roba da lavare, ma nell'unica giornata di sole la lavatrice era stata usata a ripetizione dalla legittima proprietaria ed io ero rimasta con i miei sacchi pieni e il miniarmadio del camper ormai quasi vuoto. A mio marito non importa dei suoi pochi vestiti e sempre quelli, lui da uomo rude non guarda nemmeno ciò che indossa ogni mattina, ma io sono una donna! Confesso che comincia a pesarmi avere solo quelle quattro cose che ho potuto tenere nel camper, a volte anche sentirsi bene negli abiti ha effetti positivi sull'umore... Se poi quelle quattro cose sono in balia dei lavaggi impossibili e delle asciugature a rischio... Anche andare in giro per lavanderie non è semplice, visto che qui gli impegni spuntano all'improvviso come funghi e sono sempre molto ballerini, basta una telefonata di qualcuno che ha a che fare con la casa e tutto il resto DEVE passare in secondo piano!

Io faccio sempre più fatica ad adattarmi, non mi calma più il bosco dietro il camper, non mi dà più soddisfazione immergermi nell'ultimo copione da studiare e fare finta di essere un'altra, neppure la cioccolata ha più effetto, il ticchettio della pioggia sul tetto del camper ora mi fa andare in bestia.
Non ho voglia di accompagnare mio marito alla casa nuova, per vedere... cosa? I piccolissimi progressi che ci sono e che ci costano telefonate e arrabbiature.

Tutti i giorni, quando vado al bus o al supermercato, passo davanti alla casa di prima già abitata dalla nuova famiglia: guardo le finestre e rivedo gli interni come li ricordo, mi chiedo se davvero tutto quello era stata la mia vita per più di trenta anni e sento una stretta al cuore. Mi pare di non essere nemmeno più quella persona, che la realtà sia sempre stata i pochissimi metri quadrati del camper, l'umido del garage e quelle quattro magliette/jeans. Poi mi dico che c'è chi sta molto, molto peggio, ma non riesco a consolarmi, credo stia diventando dura ed egoista.

Così mi sono trascinata negli ultimi giorni, poi ieri pomeriggio sono andata nel paese vicino Firenze dove c'era lo "svuotacantine", quello a cui partecipai l'anno scorso per la prima volta: ora ricomincerebbe la stagione dei mercatini, le mie mercanzie sono tutte in ordine negli scatoloni...inavvicinabili dentro al magazzino! Nessun mercato per un pezzo...

Lì ho rivisto l'amica che mi aveva introdotto a questo mestiere: lei aveva sperato che potessi partecipare, così ci facevamo compagnia. E' una persona allegra, ottimista, solare si usa dire ora, e anche ieri abbiamo riso tanto soprattutto per uno scherzo che ha fatto a un suo amico su facebook e di cui io sono stata complice quasi involontaria. Non posso dire di più, le ho promesso il segreto... però devo solo ringraziarla per avermi regalato un po' di buonumore!

Oggi mi sono decisa a sfogarmi un poco qui sopra, mentre aspettavo che la lavatrice finisse il suo lavoro, oggi che il tempo pare si rimetta.
Col computer a singhiozzo però: la presa di corrente nel garage da stamattina serve ai condomini che stanno costruendo delle strutture di legno nel cortile, ho usato la batteria finche non si è esaurita, poi ho fatto la spesa, pranzato, lavato i piatti, stesa la biancheria, infine il marito, frugando fra i suoi aggeggi, ha trovato un pezzo a cui si adattano sia le spine nostre che quella dei condomini, così ora potremo usare la corrente in contemporanea. Per fortuna c'è il copia-incolla a salvare ciò che scrivo!

E ora smetto questa serie di lamentele, la prossima volta cercherò di raccontare qualcosa di migliore, lo prometto, o meglio: lo spero!

 
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IN CAMPER, GIORNO 31

Post n°1220 pubblicato il 27 Aprile 2015 da atapo
 

IL  VERDE

 

 

Se apro la porta del camper... ecco le seggiole e la panchina dove si schierano i vecchietti del condominio, come ho raccontato nel post precedente: una vera platea di un pubblico di pensionati sfaccendati e chiacchieroni!
Ma guardiamo oltre: perchè il luogo in cui vivo questi giorni non facili in realtà è molto bello. Il condominio si trova all'estremità del quartiere: oltre questo piazzale-parcheggio, dopo il melo che ora è tutto fiorito, c'è un vero BOSCO! Un terreno lasciato allo stato brado, molto ampio, laggiù in fondo si intravede il campanile della chiesa, ma di case nemmeno l'ombra! E' il bosco tipico di pianura a far da padrone, pioppi, melo e ciliegio selvatici, aceri campestri, molti cespugli ed erba alta, iris piantati dai condomini al bordo del parcheggio che stanno colonizzando anche il bosco. Non so di chi sia e perchè sia lasciato così, ma a me piace moltissimo, mi ricorda la mia infanzia quando nella periferia di Bologna se ne trovavano ancora tanti di spazi simili.  Una vera benedizione per gli occhi e per lo spirito, rilassante per i miei stati d'animo ora non troppo tranquilli.
E' pieno di uccelli, cominciano a cantare piano che è ancora notte, gorgheggiano per tutto il giorno, pigolano fin molto dopo il tramonto. E c'è una piccola pattuglia di quattro o cinque galline che spesso esplorano tra l'erba alta, provenienti da chissà dove perchè non vedo case di contadini intorno... Per non parlare delle farfalle che già svolazzano e del mondo minuscolo di altri insetti.

 

Ogni giorno scopro una novità o piccoli cambiamenti in questo verde, è la stagione che avanza.
Ma c'è una grossa differenza dai boschi della mia infanzia: qui non ci sono bambini!
Per noi, a quei tempi, un luogo simile era un'avventura infinita, il regno delle nostre lunghe ore di libertà...
In questo condominio, come in altre casette vicine, ne vivono di bambini, ne ho sentito le voci, ne ho visto giocare qualcuno sul cemento dn un altro parcheggino poco lontano... ma nessuno mai ad esplorare e a godere di questo bellissimo bosco, che pure non è recintato! Che ci siano pericoli nascosti? Mah!
Allora mi viene un po' di tristezza per questi nostri preziosi bambini "impacchettati" tra scuola, appartamenti, corsi e automobili: che non si sporchino, che non cadano, che non si sbuccino le ginocchia... che non si sentano mai liberi in mezzo al verde!

E mi rafforzo nell'idea che vorrei lasciare quello che sarà il mio futuro giardino il più possibile "naturale", per la gioia dei miei nipotini.

 
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IN CAMPER, GIORNO 28

Post n°1219 pubblicato il 24 Aprile 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

COME  VA

 

Siamo sempre in camper, ormai è quasi un mese e non si vede la fine.
Sto scoprendo sulla mia pelle quanto può essere grande la capacità di adattamento, a patto di non pensare troppo, di concentrarsi esclusivamente sul QUI e ORA, di fare finta che sia tutto normale, altrimenti scoppia la testa e viene il voltastomaco...
Avevo parlato dell'offerta di una conoscente di tenere il camper nel suo cortile, accanto ad un suo capanno tipo garage, giusto per toglierci dalla strada. Ebbene, il camper non entra nel cortile, il passaggio è troppo stretto, quindi ci ha fatto sistemare nel cortile condominiale del suo palazzo (dice che i coinquilini non hanno problemi). Il garage lo possiamo utilizzare lo stesso, ci sono i fornelli, un lavello, la lavatrice, la doccia, oltre alle biciclette e alle scaffalature con le provviste di famiglia. Ci dà qualche agio in più, ma dal camper al garage ora c'è la "passeggiatina": una trentina di metri, avanti e indietro quando portiamo la spesa dal frigo (del camper) per cucinare, la biancheria da lavare, la borsa con l'occorrente per fare la doccia... Se si dimentica qualcosa... anda e rianda. Quando fa bel tempo è tutto ok, ma quando piove o tira vento queste "passeggiatine" non sono piacevoli. E nelle giornate fredde il garage diventa terribilmente umido, perchè ha il soffitto di lamiera e plastica e una parete completamente a vetrata fumé. Non è che il camper sia molto meglio se piove, ma almeno il riscaldamento acceso toglie un po' l'umidità. Purtroppo ci sono stati diversi acquazzoni da quando siamo in questa situazione...
Se invece c'è il sole, nel cortile condominiale si fermano per varie ore della giornata i molti vecchietti del condominio ed è un chiacchiericcio continuo... Quando facciamo le "passeggiatine" dal camper al garage e viceversa è come un defilé davanti alle loro poltroncine, ti scrutano dalla testa ai piedi, credo si chiedano come mai non ci fermiamo a chiacchierare con loro, se appena gli dai corda attaccano dei bottoni infiniti, giusto per far passare le ore... Noi invece abbiamo sempre i minuti contati...

Io mi sento così a disagio in questo essere sotto gli occhi e probabilmente anche negli argomenti di conversazione di un intero condominio... Naturalmente quando stiamo nel garage possono capitare in ogni momento i legittimi proprietari (questa signora, anzi anziana signorina, e suo fratello) a prendere cose, a fare la lavatrice... e ciò mi crea qualche imbarazzo se conto di fare la doccia, anche se chiudo a chiave, perchè le chiavi le hanno anche loro...
Insomma, forse sarò una fissata io, però sento che la mia privacy è quasi azzerata. Ne ho parlato con mio marito di queste sensazioni che mi stressano, del disagio che provo in questo periodo: lui è cascato dalle nuvole, ha detto che a lui non crea nessun problema vivere così... due pianeti diversi!

Se poi aggiungo che la spesa va fatta quasi tutti i giorni perchè il frigo del camper è piccolissimo, che ad ogni pasto le stoviglie sono da lavare a mano, che la nostra benefattrice, al contrario di noi, è ordinatissima, tanto da raccogliere e rimettere nel cesto le mollette che avevo lasciato sullo stendibiancheria per il bucato successivo, dicendo a mio marito: "Così è più in ordine"... insomma, ci sto proprio male!
Una nota positiva c'è: nel garage possiamo usare il pc ed entrare in internet (visto che è mio marito che ha sempre mantenuto efficiente il pc di questa signorina...), ammesso che non abbiamo altro di pressante da fare o che all'unica presa di corrente non ci si debbano attaccare altri condomini per lavori vari di bricolage...

E la nuova casa? Procede, ma lentissimamente. Il problema CAPPOTTO non si è ancora sbrogliato col Comune, nell'attesa si sta pensando a soluzioni provvisorie, ma che consentano il nostro soggiorno all'interno. Però sorgono impicci uno dietro l'altro: procedure errate per attivare il gas, il telefono non si sblocca, le ringhiere arrivate sbagliate, le mattonelle non sufficienti, la caldaia che perde, il pozzo intasato, dubbi improvvisi sulle tinteggiature, insomma non ne va dritta una al primo colpo! Il capocantiere ha proposto di richiedere una benedizione! Dovremo lasciare i mobili mel magazzino ben oltre il mese previsto all'inizio... e pagare di conseguenza!
Sui blog continuo a passare poco e a leggere poco dagli amici, da un pezzo accade purtroppo, così capisco che anche le visite qui da me siano diradate, i commenti idem... e rimpiango quel piccolo mondo di conoscenze e partecipazione che mi ero creata, che mi faceva stare bene e sentirmi in compagnia. D'altra parte non c'è molta allegria o profondità di pensiero in ciò che ho da raccontare in questo periodo...

 
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IL TEATRO

Post n°1218 pubblicato il 20 Aprile 2015 da atapo
 
Tag: teatro

PER FORTUNA CHE C'E'

 


 

In questa confusione di vita e di giornate sconvolte e strane paradossalmente un filo di normalità e di collegamento alle mie piacevoli abitudini di prima passa per il TEATRO, che dovrebbe essere quanto di meno reale e normale ci sia...
Nel marasma degli scatoloni da rinchiudere nel magazzino mi ero preoccupata di "salvare" i copioni, i trucchi, gli abiti di scena già decisi, perchè come ogni primavera si stanno concludendo le mie attività teatrali.
La mia amica regista che si era rotta un braccio l'estate scorsa pareva impegnatissima nella riabilitazione quindi nessuno spettacolo nuovo era in cantiere, per fortuna, pensavo io, perchè questo inverno di tempo per le novità ne avevo poco... Ma anche per lei il palcoscenico è una seduzione, così a gennaio mi confidò che voleva ripresentare "Donne al parlamento", che avevamo fatto l'anno scorso, ma aveva idee nuove per arricchire ecc... Naturalmente contava su di me per la parte di Prassagora, come l'anno scorso. Io le dissi che era impossibile, con questo trasloco (e ancora non si sapevano tutte le terribili conseguenze) non avrei avuto tempo di ripassare una parte così impegnativa. Lei però mi voleva ugualmente, così ha rivoluzionato la regia ancora di più, ha affidato la parte di Prassagora ad un uomo, come ad altri uomini altre parti femminili e ha creato una specie di "coro" greco: tre attrici che sottolineassero certi momenti importanti con brevi frasi. Io ero una di queste, così che l'impegno di memoria era ridotto, più importanti i movimenti che comunque si allenano nelle prove tutti insieme. Inoltre ha aggiunto canzoni, creando uno spettacolo originale, un po' grottesco, ma molto vivace e impegnato politicamente... direi realistico e attuale!
Peccato che, come avevo scritto, sia andato in scena proprio il sabato dello svuotamento di casa, ero così stressata per i fatti miei che non mi sono goduta molto il nostro lavoro, che comunque ha divertito sia il pubblico sia gli attori, noi che abbiamo superato con onore, improvvisando, alcuni vuoti di memoria proprio dell'attore principale! Io mi ero accorta che in fondo la mia ex-parte la ricordavo ancora molto bene, forse avrei potuto rifarla io, ma ormai... mi accontentavo di suggerire a chi mi aveva sostituito!
Qualche giorno dopo la regista, commentando con me lo spettacolo, ha detto: -In fondo per me la vera Prassagora resti sempre tu.- Ed io mi sono quasi commossa...

Anche il teatro in francese si è concluso in questi giorni, venerdì scorso per l'esattezza. Ne avevo parlato qui solo a dicembre, all'inizio del percorso per mettere in scena "La guerre de Troie n'aura pas lieu", poi non era stato certo l'impegno più intenso nella mia vita... Ero rimasta sconcertata sul ruolo che il regista aveva scelto per me: un uomo! Il poeta di corte, un personaggio ambiguo, guerrafondaio, cospiratore, esagerato, negativo insomma.
-Io non sono tanto cattiva!-avevo commentato.
-Certo che no, ma così è una bella sfida, renderlo credibile in scena.- aveva replicato il regista. E come al solito mi sono messa d'impegno, mi è venuto talmente bene  che... era diventato simpatico a tutti! Alla fine piaceva anche a me e ci provavo gusto a perfezionare le sue esagerazioni sempre di più ad ogni prova...
A parte il mio diventare questo cattivo Demokos, mi è piaciuto questo testo molto ricco e profondo anche se con punti divertenti. Era suggestiva la scenografia essenziale: fondo nero, due altissime colonne ioniche di cartone bianco, tre panchetti bianchi su cui salivano alternandosi vari personaggi, una piccola sagoma di tempio che reggeva le due terribili "porte della guerra". Noi attori avevamo costumi molto creativi: abiti lunghi, o pantaloni e lunghe camicie, sandali, bracciali e collane, tutto giocato sui toni del bianco, argento, dorato e madreperla, come si conviene a personaggi regali, naturalmente tutto raccattato rovistando negli armadi! Di scuro solo due spade, da sguainare alla fine, quando purtroppo si arriva alla conclusione che ... la guerra si farà! 
Mio marito ha scattato foto, appena avremo un po' di calma le scaricheremo perchè i miei partner le aspettano, cercherò di postarne qualcuna anche qui, però non ci è semplice lavorare ai PC nella situazione attuale...

Così archivio con qualche nostalgia anche questo copione. Mi resta l'ultimo impegno, il corso al teatro delle Spiagge. Quello finirà circa a metà giugno, spero tanto di essere già ritornata ad una vita normale... Se avessi immaginato tutti i problemi di questo trasloco non mi sarei fatta convincere, a quel tempo, ad imbarcarmi anche in questo terzo anno di corso, ma ormai ci sono, non sarebbe serio abbandonare ora che tutto è già stato deciso e mettere in crisi gli altri compagni di corso...
Prepariamo "L'importanza di chiamarsi Ernesto", testo molto conosciuto, quasi inflazionato. Confesso che il lavoro che mi sta richiedendo la regista mi è molto difficile. Credo conti anche il fatto che non sono tranquilla, che le mie energie sono messe a dura prova in questo periodo... cercherò di fare del mio meglio, ancora devo partire con il lavoro intenso di memorizzazione, vedremo come andrà, ci sarà tempo per riparlarne.
Devo constatare che il tempo dedicato a questa mia passione è l'unico NORMALE in questo periodo. E per la mia salute psicofisica per fortuna che c'è.

 
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ADDIO ALBINO

Post n°1217 pubblicato il 15 Aprile 2015 da atapo
 

UN ALTRO AMICO SE NE VA

 

Conoscete questo signore? Probabilmente no, oggi voglio farvelo conoscere io.
Il 31 marzo, un piccolo articolo su un giornale annunciava la sua morte ed io ne sono rimasta profondamente rattristata.
E' stato infatti un amico nei miei anni lavorativi più belli ed entusiasmanti, lo scrittore Albino Bernardini, nato nel 1917 in Sardegna, dove ha vissuto a lungo, poi residente a Tivoli, ma legatissimo alla sua isola dove ritornava per l'estate.
Le nostre strade si incrociarono moltissimi anni fa...
Forse qualcuno ricorda il film per la TV "Diario di un maestro", dei primi anni '70, che raccontava l'esperienza in una scuola di frontiera nella periferia romana, in cui si applicavano i principi della scuola attiva e di Freinet, che erano alla base anche del mio modo di fare scuola. Quella era una storia vera, tratta da uno dei primi libri di Albino: "Un anno a Pietralata" , era lui che aveva davvero vissuto quell'esperienza, lui uno dei maestri che credevano in un modo nuovo di fare scuola e di vivere una comunità scolastica educativa. Anche lui era uno dei miei "guru", come Mario lodi, Gianni Rodari... ne leggevo con passione i suoi scritti, finchè...
Verso il 1985 sul quotidiano Paese Sera ogni settimana usciva una pagina curata da Albino, composta soltanto da scritti di bambini: poesie, racconti, storie di vita... Io le leggevo ai miei scolari e quando uscì un concorso di poesie anche la mia classe ne inviò una: "L'albero in città", che parlava della vita di un povero albero piantato lungo un viale cittadino... Fummo tra i vincitori, la premiazione era a Roma,una domenica, alla sede del giornale. I genitori di quella classe erano meravigliosi e in un batter d'occhio organizzarono la trasferta a Roma: chi in treno, chi in auto, chi aveva al seguito oltre il proprio figlio anche qualche compagno i cui genitori non potevano... Fu una giornata esaltante, naturalmente! Tornammo carichi di libri per la nostra biblioteca e trionfanti. Nei giorni successivi gli alunni scrissero ad Albino una letterina di ringraziamento... a questa lettera ne seguirono molte altre, dalla classe seconda fino alla quinta la nostra corrispondenza con Albino proseguì, diventando amicizia: letterine personali, storie inventate insieme, cronache delle esperienze scolastiche, disegni e foto... A volte la realtà diventava favola, da un fatto vero nasceva una storia di fantasia dove i bambini erano protagonisti. Anch'io gli scrivevo, il mio foglio partiva insieme agli altri. E Albino ci rispondeva sullo stesso tono, l'arrivo della posta era sempre una gioia. Eravamo in quarta quando Albino venne a Firenze e passò una giornata a scuola con noi: immaginate l'orgoglio dei suoi piccoli amici!
Quella classe passò alla scuola media ed io gli chiesi se aveva piacere di continuare la corrispondenza con i miei nuovi piccoletti di prima: lui ne era felice, così fu una motivazione allo scrivere mandare le prime piccole frasi ad uno SCRITTORE amico della maestra! E il gioco riprese, con sempre nuova fantasia e nuove invenzioni, avevamo anche le sue foto e quelle dei suoi nipotini di cui ci raccontava le prodezze, leggevamo i racconti che lui via via pubblicava per ragazzi..
Intanto io scoprivo un fatto curioso: leggendo un altro libro di Albino, "L'avventura di un povero soldato" in cui narrava di quando aveva combattuto in Grecia e in Albania, trovavo strane analogie con certi fatti sentiti in famiglia di uno zio nato anche lui nel 1917, che aveva combattuto negli stessi luoghi, poi rimpatriato perchè ferito. Ne parlai a questo zio, probabilmente i due si sono anche conosciuti perchè lui ricordava i Sardi suoi commilitoni...
L'anno successivo Albino ritornò a Firenze per un incontro con la nuova classe: lo trovai invecchiato, stanco... Stavolta non arrivammo alla quinta, le lettere pian piano diradarono finchè ci scrisse sua moglie, dicendoci che lui era ammalato e non riusciva a scriverci. Però ci pensava e conservava tutte le nostre lettere insieme a quelle di tante altre classi... I bambini capirono, ma che tristezza: sono momenti di dura crescita...
Anch'io conservo tutte le sue lettere, con tanto affetto e nostalgia: la storia di un caro amico insieme alla storia di anni belli e ricchi  di impegno e di soddisfazioni, in cui speravamo di dare contributi importanti alla crescita dei nostri ragazzi...
Quando ho saputo della sua morte ho provato dolore, anche se a 98 anni non si poteva sperare ancora molto... Avrei voluto farlo sapere a quegli scolari ormai adulti che lo avevano conosciuto, Facebook sarebbe stato il modo più rapido, ma ho questi problemi con internet... Ho mandato un SMS all'unica di cui ho il numero di telefono, pregandola di diffondere la notizia. Mi ha risposto con tristezza...
Addio ad un altro caro rappresentante di un mondo in cui ho creduto...

 
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IN CAMPER, GIORNO 13

Post n°1216 pubblicato il 09 Aprile 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

L' IMPRESA

Prima che la mediateca dell'Istituto francese chiuda un mese per restauri, mi sono presa una mattinata di libertà e sfrutto i suoi PC a disposizione degli iscritti.

Comincio lentamente ad abituarmi (o a rassegnarmi?) a questa nuova vita quasi da nomade.

Credo che questa situazione (chiamarla TRASLOCO è limitativo!) mi farà aumentare considerevolmente i capelli bianchi... non credo di esagerare, che i lettori giudichino...

Quando arrivarono gli operai per smontare i mobili, il 27 marzo, ebbi chiaro ciò che avevo sperato non si avverasse: mio marito aveva ancora molte e molte cose SUE da inscatolare e imballare! Lo temevo... nonostante lo avessi sollecitato spesso, fino a provocare litigi fra noi, lui non aveva abbandonato il suo stile... Non era certo comodo imballare in contemporanea agli smontaggi dei mobili e lui così non poteva certo controllare insieme a me il lavoro degli operai che avevano "attaccato" le stanze sia dal pianterreno che dal secondo piano. Loro, gli operai, si erano dimenticati di portarci il primo giorno le scatole guardaroba per metterci i vestiti più delicati sulle grucce, li avevano tolti dagli armadi e ammonticchiati alla rinfusa... insieme a quelli che avevo deciso di portare nel camper!

Ma le complicazioni abbondano ed io avevo in programma uno spettacolo nei due pomeriggi: prova generale il 27, spettacolo il 28: immaginate con quale stato d'animo! Non era stato possibile spostare le date...

Alla sera del 27, al rientro dalla prova, ho scoperto che le mie valigie con l'abbigliamento da tenere in camper erano rimaste DIETRO alle ante dell'armadio smontato. Il giorno dopo quelle ante sono rimaste ultime ad essere portate via, mio marito era sempre impegnato a fare i SUOI scatoloni: io prima di uscire per lo spettacolo (per fortuna gli abiti di scena erano al sicuro nel camper) l'ho MINACCIATO che se al ritorno le mie valigie fossero partite per il magazzino... mi sarei rifatta il guardaroba nuovo! Allora le ha controllate, però si è lasciato SCAPPARE una valigia con la sua biancheria, che poi abbiamo impiegato qualche giorno a recuperare...

Domenica 29 la casa era quasi vuota, restavano ancora molte cose da portare nella nuova casa e... l' abbaino da svuotare, territorio sempre di bricolage e varie cose "maritali". Pensavamo di avere tempo fino al 31 ("fine mese", ci pareva dicesse il contratto). Invece nel pomeriggio sono passati i nuovi padroni di casa, abbiamo scoperto che invece la data era il 30 e loro per il 30 avevano già chiamato i muratori che facessero il sopralluogo per iniziare i lavori il 31.

Mio marito era già distrutto, io pure, non ce l'avremmo mai fatta! Mio figlio ha preso un giorno di permesso dal lavoro, ho chiamato un mio amico del teatro che nonostante sia più anziano di noi come energia è una locomotiva, così con un lavoro improbo la sera del 31 abbiamo messo le chiavi nella buchetta delle lettere e siamo usciti definitivamente da quella casa. Restavano da spostare solo i vasi da fiori che si trovavano all'esterno. 

Io, dopo il lavoro fisico, l'ansia, i litigi continui col coniuge per i motivi più svariati, entrambi innervositi e stressati, non avevo più nemmeno la forza di piangere, benchè ne avessi una gran voglia...

Nel frattempo eravamo venuti a sapere che la ditta che avrebbe dovuto fornirci i termosifoni è fallita, quindi bisogna cercarne altri da altre parti...

...e che ugualmente è fallita la ditta da cui avevamo comperato e già pagato il nuovo mobile  per la sala (i vecchi li avevamo sfasciati il giorno prima, non trovando nessuno che li acquistasse): questo  nuovo ora è giacente nel loro magazzino che ce lo teneva in deposito, ma non è ritirabile perchè il fallimento non permette di movimentare la merce...

Che giornatine, vero?

Siamo poi stati qualche giorno col camper a Montelupo da mio figlio, così tenevamo Riccardo in vacanza da scuola mentre i suoi genitori erano al lavoro: vita quasi normale, ma mio marito tornava a Firenze per varie incombenze, non si poteva continuare così, sempre in viaggio.

Lunedì di Pasquetta, tornati a Firenze, abbiamo cominciato ad organizzarci la nuova vita: innanzitutto abbiamo passato molte ora nella nuova casa, sistemando materiale da bricolage nei casotti esterni e le piante in una zona del giardino in cui non "infieriscono" i muratori. Il lavoro all'aria aperta ho sentito che mi faceva bene, mi rilassava, anche a sera avevo mal di gola, perchè la terra era ancora bagnata dal diluvio pasquale e il vento freddo non dava tregua. In compenso mio marito, che sollevava cassette piene di vasi, ora ha mal di schiena.

Ancora: pareva dovessero mettere in funzione il telefono e il collegamento, ma poichè, come si è visto finora, la fortuna non ci aiuta, i tecnici hano scoperto che la cabina in cui dovrebbero lavorare è su un terreno privato di un circolo che ora ha chiuso e devono scoprire chi rintracciare per farsi aprire il cancello... quindi si rimanda a non si sa quando!

Come contorno, sono arrivate anche novità molto negative sul fronte dell'eredità, tanto per tirarci su di morale.

E' sufficiente?

Concludo con una piccola positività: una conoscente della parrocchia ci ha offerto ospitalità col camper nel suo cortile, dove ha una specie di stanza-magazzino attrezzato con lavello, fornelli, tavolo, doccia, lavatrice. dalla strada ci siamo spostati lì ieri sera, almeno avremo un minimo di comodità in più.

Ma ancora non se ne vede la fine... è meglio vivere un giorno dopo l'altro sperando che non arrivino novità troppo sgradevoli.

 

 

 

 

 

 
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IN CAMPER, GIORNO 11

Post n°1215 pubblicato il 07 Aprile 2015 da atapo

MA  SI  PUO'...

Ma si può scrivere con un occhio all'orologio, perchè tra poco dovrò andarmene da qui, su un vecchio computer della parrocchia, lentissimo e che si blocca ogni tre per due, dopo che l'Istituto francese su cui contavo per i collegamenti mi fa lo scherzo di CHIUDERE PER UN MESE la mediateca causa sistemazione dei locali ?

Direi che in questo periodo se qualcosa può andare storto ci va e alla grande, ne sono successe di tutti i colori, ormai a ogni telefonata imprevista penso "e adesso che succede?"

Prendo appunti sull'agenda perchè un'infilata di giorni simili sono da lasciare negli annali di famiglia... e chissà se riuscirò a scriverne anche qui...

Ecco, devo andare... a risentirci chissà quando...

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 10

Post n°1214 pubblicato il 26 Marzo 2015 da atapo
 

 

ADDIO

 

Christensen, pionieri che attraversano la pianura del Nebraska

 

Sarà l'ultima notte che passerò in questa casa. Domattina alle 7,30 arriveranno gli operai del trasloco e comincerà la nuova puntata di questa avventura incalzante.

Ormai queste stanze sono stravolte, irriconoscibili: ogni spazio è occupato dagli scatoloni, dentro e fuori dai mobili, si cammina di sbieco attraverso stretti passaggi stando attenti a non inciampare perché le misure sono ridotte all'osso. Stasera faremo molto tardi, perché ce n'è ancora da sistemare!


Sono contenta che alcune settimane fa mi sia venuta l'idea di scattare alcune foto di queste stanze da tenere per ricordo... ricordo dei 34 anni passati qui, una mezza vita, da giovane donna a quasi anziana signora, da mamma e maestra entusiasta ed energica a... beh, non è questo il momento in cui sarei generosa nell'autodefinirmi...

Se non fossi così stravolta dalla stanchezza e dalla tensione credo che piangerei, sento un magone grosso dentro di me, come sempre quando vivo i momenti degli addii, quando qualcosa nella mia vita finisce, io che vorrei sempre sperimentare il nuovo senza dover lasciare il vecchio.

Ciò che più mi pesa è questa prospettiva della vita in camper a tempo ancora indeterminato: cercherò di inventarmi delle positività, come cerco sempre di fare per trovarmi qualche soddisfazione, ma sarà dura: lo spazio stretto e le incombenze pressanti facilmente porteranno nervosismi e scintille...

E da stasera qui sul blog comincerà il blackout. Spero ogni tanto di potermi collegare dall'Istituto Francese, oppure dalla parrocchia: mio marito, con tutte le disponibilità e gli impegni che si prende sempre, avrà pure il diritto di scroccare un po' di internet, ma bisogna vedere se di qualche briciola potrò goderne anch'io.

Che dire ancora?

Che saluto tutti e che spero di non dover attendere troppo per avere BELLE NOTIZIE da scrivere...

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 9

Post n°1213 pubblicato il 23 Marzo 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

 

MALEDETTO  CAPPOTTO

E' un'ottima cosa ricercare ogni forma di risparmio energetico: meno energia, meno inquinamento, riciclaggi, cerchiamo di preservare il futuro alla nostra Terra e a noi stessi... Così nella nuova casa stiamo cercando tutti gli accorgimenti possibili, cioè mio marito si è informato, ha calcolato, ha proposto e abbiamo scelto di conseguenza. Uno di questi accorgimenti è il CAPPOTTO: sarebbe un rivestimento particolare su tutti i muri esterni che li rende più spessi e resistenti al freddo, un vero cappottino che abbraccia la casa!

Naturalmente dalle istituzioni pubbliche tutto questo è auspicato e pareva che non ci fossero problemi, MA...

...la nostra solita poca fortuna ci ha colpito anche stavolta: il Comune di Firenze ha deliberato che dal 1° gennaio 2015 nei centri storici minori non si possano fare questi cappotti perché alterano i volumi degli edifici che devono rimanere, appunto, storici, cioè non cambiare di un millimetro, invece un cappotto aumenta il volume esterno di almeno 6-8 cm (noi lo volevamo fino a 12).

Da un lato quindi SI' all'ecologia e al risparmio, dall'altro NO perché le case antiche devono restare appunto antiche anche se col riscaldamento più dispendioso e più inquinante.

La nostra casa non sarebbe antica, è del 1957, però si trova in una zona di centro storico minore e ricade sotto questa norma. Poichè al 1° gennaio il cappotto ancora non l'avevamo iniziato, ora non si può più fare. Si può fare invece fare domanda di deroga, che il Comune esaminerà... con i suoi tempi tecnici (eterni). Naturalmente questa domanda l'abbiamopresentata immediatamente, pensando di fare gli altri lavori nell'attesa della risposta.

Purtroppo il dilemma cappotto /non cappotto abbiamo scoperto che porta delle TRISTI conseguenze:

non si possono mettere le persiane e le finestre perché non si sa quanto sarà spesso il muro a cui vanno ancorate,

non si possono nemmeno ordinarle, perché non si sa lo spessore che dovrà avere il telaio (e dopo l'ordine il tempo di attesa è di circa un mese),

se non ci sono le finestre non si può mettere e avviare il riscaldamento, che dovrebbe restare acceso almeno 10 giorni dopo la tinteggiatura delle pareti,

per asciugare perfettamente la stanza dove andrà montato il parquet, che quindi non si può montare se tutto il resto non è a posto...

Senza finestre naturalmente la casa è inabitabile!!!

Nel contratto di vendita con chi ha acquistato la nostra casa attuale c'è la data ultima del 31 marzo per rendergliela libera, dopo di che c'è una grossa penale per ogni giorno di ritardo.

Quando facemmo il contratto questa storia del cappotto ancora non si sapeva, i muratori avevano assicurato che l'interno della nuova casa sarebbe stato pronto a fine marzo, noi entravamo e loro avrebbero continuato i lavori all'esterno, un po' scomodo, ma sopportabile. Appena è partita la richiesta di deroga al comune i lavori all'interno sono rallentati, c'era da aspettare e più di tanto non si poteva procedere, sono iniziati invece i lavori di sistemazione degli spazi esterni, così che ora è davvero tutto per aria, dentro e fuori.

La fine di marzo è molto vicina, il Comune ha risposto NO da pochissimi giorni, ma appena dopo Pasqua c'è una seduta al Consiglio Comunale per rivedere questa norma perché le proteste e i ricorsi sono state moltissimi in nome del risparmio energetico, quindi aspettiamo ancora per vedere se si ottiene qualcosa.

E nel frattempo?

Nel frattempo mi è venuto mal di pancia quasi fisso dal nervoso.

A parte questo effetto collaterale, il trasloco abbiamo dovuto fissarlo, il 27 e 28 marzo verrà la ditta a svuotare la casa e porterà TUTTO in un magazzino affittato per un mese e speriamo che basti, sarebbe sufficiente riuscire ad avere montati almeno i vetri, che sono doppi, rafforzati ecc, anche se io ho sempre molte ansie per la sicurezza... Ci costa meno il magazzino che pagare la penale per un mese.

Noi... abbiamo il camper come rifugio, da parcheggiare non troppo lontano dalla casa nuova.

Chi mi segue da tempo sa che un'avventura simile, sempre per ristrutturazioni, la passai già anni fa: allora dovevano essere 10 giorni che diventarono un mese, ora si parte già con un mese sicuro... E stavolta non potremo nemmeno entrare di soppiatto in casa se ci serve qualcosa: tutto sarà chiuso nel magazzino della ditta traslochi. Quello che dimenticheremo, mancherà e basta.

Allora in questi giorni, mentre forsennatamente riempio e sigillo scatoloni, devo anche immaginare cosa potrebbe servirci, ma che sia il minimo indispensabile, per una vita quasi normale in camper, compresi documenti e materiali di vario tipo, perché non si tratta certo di andare in vacanza... In queste ultime settimane mi sembra di vivere in un incubo, ho un bel da pensare che c'è di peggio al mondo, ma anche così non mi è facile.

Mi mette anche tristezza il fatto che in camper non ci sarà il collegamento internet, ogni sera leggerò la posta dal mio cellulare all'antica e non potrò fare altro, forse riuscirò qualche volta ad andare ai PC dell'istituto francese, ma là tanti studenti se li contendono. Perchè c'è poco da dire, ormai gran parte del mondo di relazioni sociali e di informazioni passa da qui...

Era una casa molto carina
senza soffitto, senza cucina
non si poteva entrarci dentro
perchè non c'era il pavimento...




 

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 8

Post n°1212 pubblicato il 18 Marzo 2015 da atapo
 

QUALCOSINA...

Faccio un salto al cantiere della nuova casa, devo dire il mio parere su alcune questioni...

CANTIERE, sì, non si può ancora chiamare CASA, ma qualcosa di sistemato si comincia a vedere...

 



Ecco il famoso VETROCEMENTO che per un soffio non fu "perso" ormai molto tempo fa...

 



Ecco la "mia" stanza col pavimento già posato: un rosa chiarissimo con minuscoli punti dorati...

Ma non allarghiamoci troppo, le pareti ancora devono essere colorate!

E nel giardino, sconvolto da scavi e controscavi... meraviglia! Il pruno ha già qualche foglia e i fiorellini... e quanti ce ne sono!

 



In realtà questo albero andrà tagliato, ci vuole forse commuovere con l'offrirci così presto le sue bellezze? Ma chissà, se l'inverno ha fatto morire i bruchi che l'anno scorso gli mangiavano le foglie... magari riesco ad ottenere che sia risparmiato almeno per la prossima estate...

Così nascondo, per ora, gli enormi problemi che abbiamo ancora da risolvere in questa avventura!

 
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PRIMO COMPLEANNO

Post n°1211 pubblicato il 15 Marzo 2015 da atapo
 

 

LA FESTA


 

Ecco la nostra principessina ieri alla sua festa di compleanno.

Avrebbe dovuto tenere in testa questa coroncina di piume rosa, da festeggiata, ma la toglieva immediatamente quando tentavamo di mettergliela per scattare qualche foto e si dedicava con più entusiasmo all'apertura dei regali...

E' stata una bella festa allegra, piena di bambini e di confusione, in un asilo nido che noleggia i suoi locali e le sue attrezzature per queste occasioni. Così i bambini hanno di che divertirsi...

Tutte giovani famiglie amiche dei genitori di Diletta, molti di questi ragazzi li conosco anch'io da quando erano piccoli e amici dei miei figli: viviamo nello stesso quartiere, alcuni di loro sono stati miei scolari e sono contenta quando li rivedo adesso, adulti e genitori, e mi aggiornano sulle novità delle loro vite.

Notavo che dal primo compleanno, quello di Martino, il numero dei cuccioli è molto aumentato! Sono prolifici questi ragazzi: il figlio unico è un'eccezione, e per motivi seri, quasi tutti ne hanno almeno due e i TRIS sono parecchi... E' un bel segno, secondo me, è segno di entusiasmo, ottimismo verso la vita, nonostante le incertezze di questo nostro tempo...

I più grandi hanno circa l'età di Martino, gli ultimi arrivati sono come Diletta, insomma, si formavano i gruppetti più o meno di coetanei attorno alle varie proposte di giochi e giocattoli e nessuno si annoiava.

Alla torta ormai non ci stavano più tutti quanti attorno al tavolo, lo stesso tavolo di quando festeggiarono lì il loro primo compleanno sia Martino che Damiano. E loro due, da solerti fratelli maggiori, angeli custodi a destra e a sinistra di Diletta si sono impegnati moltissimo ad aiutarla nello spegnimento della candelina.

Di "vecchietti" c'eravamo solo noi quattro nonni. La mia consuocera mi ha detto che secondo lei Diletta mi assomiglia molto, che qualche giorno fa ha fatto un'espressione identica a me...

Non ci avevo mai pensato, che potesse essere una piccola Atapina... chissà!

 
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A DILETTA

Post n°1210 pubblicato il 12 Marzo 2015 da atapo
 

 

UN ANNO



 

Oggi compi un anno, cucciola.

Mi dispiace che capiti in questo periodo per me così tumultuoso, difficile, con la testa in mille pensieri e tanta stanchezza, perché vorrei gustarmi con calma e tenerezza questa ricorrenza, anche se è ormai la quarta volta che un cucciolo di famiglia arriva a questo traguardo importante. Tu oggi festeggerai coi piccoli compagni dell'asilo nido, poi la tua mamma, che ha preso un giorno di permesso dal lavoro, vuole stare con te e fare qualcosa insieme, voi due solamente, forse andrete in piscina e per te sarà la prima volta. Una giornata solo vostra, mamma e figlia! Per godersi quel rapporto speciale che si costruisce fra donne...

E sabato ci sarà la festa importante, quella con grandi e piccoli parenti e amici, quasi la tua presentazione in società, come è già stato per i tuoi fratelli.

Come sei ora, dopo un anno di vita e di esperienze, mia piccola Diletta? Si cercano somiglianze nei bambini, di te la tua mamma dice: -Agitata come Martino, cocciuta come Damiano!-

In effetti mostri un caratterino ben determinato, ma forse è anche l'istinto di sopravvivenza e di emulazione della terzogenita in famiglia! Sei una bimba simpatica e sorridente, a volte mutevole e ombrosa come le giornate del tuo mese di nascita; ridi di un niente, ti offendi e strilli con grandi sceneggiate se qualcosa non funziona come vorresti tu. Sei piuttosto selettiva tra le persone, mostri con chiarezza chi ti piace e chi no, per cui a qualche baby sitter hai dato del filo da torcere... per fortuna io, nonna, rientro nelle tue simpatie!

Hai le manine grassocce sempre in movimento per cercare di prendere e stropicciare di tutto, ne fa le spese anche il gatto Beto, a cui afferri le orecchie o la coda, oppure dai grandi manate sulla schiena. Lui ormai, dopo tre piccoli coinquilini, ha perso ogni velleità, ti fulmina con lo sguardo, poi si sposta con aria di sufficienza... sa che se accennasse a graffiare sarebbe relegato per ore in terrazza!

Da pochi giorni muovi qualche passo senza appoggiarti, prima sembravi un'equilibrista a spenzolarti per cercare appigli dappertutto e se non ne trovavi... a gattonare sei velocissima, purtroppo non sono mai riuscita a fotografarti durante una delle tue gattonate a fianco di Beto in marcia... siete grandi uguali!

Dopo tre nipotini biondi, tu hai i capelli scuri. E sono dritti, disperatamente dritti! Mia suocera li aveva dritti e indomabili, ha lottato tutta la vita con lacche, schiume e permanenti per farsi qualche onda, qualche accenno di ricciolo che durava pochissimo... Diceva che io avevo dei capelli mossi bellissimi, che me li invidiava, e restò sconvolta quando, per un matrimonio di famiglia, io me li feci lisciare dalla parrucchiera, tanto sapevo che sarebbero rimasti lisci per poco tempo, ribelli come sono.

Così abbiamo il sospetto che Diletta abbia ereditando i capelli dalla bisnonna... ma speriamo che nel crescere si ammorbidiscano...

Per il tuo compleanno ti regalerò un bambolotto, tutto per te: i tuoi fratellini ne hanno uno per ciascuno, di quelli con cui giocava la loro mamma, tu da qualche settimana li ha adocchiati e ne sei rimasta affascinata. Ma non parliamo di “giochi da femmina” per carità, tu usi implacabilmente anche tutti i giocattoli “maschili” che abbondano per casa...

 

 
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CAMPER

Post n°1209 pubblicato il 11 Marzo 2015 da atapo
 

 

PENSANDO ALL' ESTATE

 

Monet, Passeggiata sulla scogliera

 

La famiglia di mia figlia si è fatta “ingombrante”, tre bambini così piccoli non sono uno scherzo e si è posto il problema delle vacanze e dei viaggi d'ora in poi. A loro piace viaggiare, una ventina di giorni d'estate e qualche fine settimana abbondante negli altri periodi dell'anno finché c'è bella stagione: fissano su internet appartamentini in bed&breakfast e via! Ora però stanno scoprendo che la loro auto è insufficiente per tutto questo: i tre figli comportano un quantitativo di bagagli che supera la capienza, soprattutto se il periodo fuori casa è un po' più lungo! O comprare una macchina più grande, che però sarebbe ingombrante e dispendiosa per i viaggi quotidiani in città, oppure... hanno pensato al camper.

C'è già il nostro di camper, ma cinque persone (più bagagli) non ci stanno, fa gola invece a mio figlio (loro sono in tre e già l'ha collaudato tre anni fa) che esterna questi pensieri: - Se va a buon fine l'eredità della casetta in montagna, quando voi nonni state lassù il camper è libero...- Giusto, ma la strada per quella casetta è ancora lunga e molto in salita comunque...

Insomma, tramite conoscenze mia figlia ha saputo di un camper in vendita a buon prezzo parcheggiato in una casa colonica vicino a Montelupo. Così domenica scorsa ci siamo ritrovati tutti a pranzo da mio figlio, anche per festeggiare il compleanno di mio marito che era stato due giorni prima: con quale impegno i nipotini tre moschettieri hanno aiutato il nonno a spegnere le candeline sulla torta! Solo due candeline molto riassuntive, ognuna piantata su una cifra, decine e unità di un numero parecchio alto...

Dopo pranzo tutti verso la casa colonica e il suo camper, una mezz'ora di auto nelle campagne con i primi segni della bella stagione. Riccardo è già esperto di camper, ci andò tre anni fa, gli altri due erano eccitatissimi, chissà cosa si aspettavano, credo una vera e propria casa. Infatti Martino appena ha messo il naso all'interno ha esclamato un po' deluso: -Tutto qui?-

Poi la curiosità ha avuto il sopravvento e mentre gli uomini parlavano di aspetti tecnici, io e mia figlia consideravamo gli spazi interni e le attrezzature “domestiche” e i due fratellini esploravano ogni angolo, provavano letti e poltroncine, per concludere con: - Possiamo togliere le scarpe?- Segno che si sentivano a loro agio, ormai a casa propria.

Purtroppo così non sarà, perché quel camper all'interno è molto funzionale, ma è un po' datato e la parte meccanica ...accusa la vecchiaia! Soprattutto, nonostante vi possano (in teoria) dormire sei persone, le cinture di sicurezza ci sono per quattro e per aumentarle a cinque occorrono permessi e pagamenti... Nulla da fare e Martino è rimasto molto deluso, lui che è così facile agli entusiasmi e già supplicava i genitori:-E' bello! Compriamolo!-

E abbiamo scoperto che non è facile trovare camper adatti a una famiglia di cinque persone, soprattutto se non si vuole spendere una follia... Aspettiamo la prossima occasione...

 
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DEL GIARDINO

Post n°1208 pubblicato il 06 Marzo 2015 da atapo
 

 

LE FORZE DELLA NATURA

Dei sei alberi nel giardino della nuova casa, quattro sono da tagliare. Detta così, brutalmente, fa tristezza, ma i motivi ci sono.

Si tratta di tre alberi da frutto (melo, fico, pruno) molto vecchi, uno anche malato, piantati in posizioni poco felici per cui le radici stanno sollevando sia la pavimentazione a ridosso della casa che il muro di confine col vicino. Verranno sostituiti da nuovi alberi da frutto piantati in posizioni più adatte.

Il quarto è un enorme abete (anche questo troppo accostato al muro di cui sopra ), che però ha radici poco profonde e poco sicure dato che proviene chiaramente da un albero di Natale trapiantato. Per tagliare questo abete è un po' più complicato: visto che apparentemente non è in condizioni di pericolo occorre un permesso da richiedere al Comune che... ha i suoi tempi tecnici.

Tutte queste informazioni le abbiamo avute dal giardiniere che ha fatto il sopralluogo.

Si tratta di un mio collega di teatro, S. che di mestiere "serio" nella vita fa proprio questo: parlandone insieme ci eravamo trovati d'accordo sui principi generali da attuare nel mio spazio verde e referenze positive su di lui me le aveva date un'altra "attrice" dei miei gruppi, che lo impiega per il suo giardino.

Così lunedì e martedì si è fatto largo con i suoi macchinari tra tutto l'arsenale dei muratori, ha tagliato due alberi e portato via, oltre a questi ridotti in briciole, anche una montagna enorme di rami secchi e avanzi vegetali di ogni tipo, lì da chissà quanto. Ci raccontava il vicino che tempo addietro c'era anche una palma, caduta in un temporale, ed era ancora tutta ammucchiata in un angolo.

Il secondo giorno sono andata anch'io con mio marito, a vedere.

 


 

La primavera, nonostante tutto, arriva: tra macchinari e sacchi di cemento l'erba è bellissima (vorrei tenere, "dopo", proprio quel tipo di erba un po' selvaggia), si vedono già margheritine, violette e nontiscordardime.Dove prima c'era il mucchio di ramaglie ora è allo scoperto la terra, scura, profumata... Mi piaceva respirarla.

S. stava spargendovi sopra le foglie secche per creare humus, ha preso un pugno di terra e ce l'ha mostrata dicendo: -E' terra buona, è di bosco, guarda che lombrichi grossi!- Infatti un po' di scuro si stava agitando nella sua mano... e non era la zolla...-Poi vedremo cosa è meglio piantare e dove...-

E io già cominciavo a vederci certe mie piante preferite...

Dopo c'è stata la notte del terremoto, poi ieri notte la natura si è scatenata in quella specie di uragano che ha sconvolto Firenze e dintorni, soprattutto nella nostra zona nord-ovest, e il resto della Toscana. Il vento terribile mi ha svegliato prestissimo, quando ho aperto la finestra, oltre agli alberi piegati fin quasi a essere orizzontali, ho visto con terrore volare lungo la strada delle grandi lamiere di ferro, come ghigliottine se qualcuno si fosse trovato sulla traiettoria. Per fortuna non passava nessuno, anche le rare macchine sono riuscite a scansarle, finchè si sono abbattute con fragore aggrovigliate ai pali della luce o schiantate contro i muri. Tutto il resto è cronaca sui giornali...

E noi pensavamo alla nuova casa e al suo giardino, a quanto poteva essere rimasto in piedi: vuoi vedere, ci dicevamo, che con la nostra solita scarsa fortuna l'uragano ha abbattuto proprio i due alberi buoni?

Però i muratori non telefonavano, buon segno... Più tardi mio marito è andato a vedere. Tutti gli alberi residui erano ancora in piedi, il vento ha SOLTANTO divelto dai cardini, rompendo il muro, parte del cancello di ferro dell'entrata: poco male, dovevamo toglierlo in ogni caso, un lavoro risparmiato.

E il muratore ci ha dato un suggerimento: questo abete che deve aspettare a lungo il permesso del Comune, se dicessimo che la tempesta lo ha reso pericolante potremmo abbatterlo subito, senza aspettare chissà quanto... Ne parleremo al giardiniere.

 

 

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 7

Post n°1207 pubblicato il 03 Marzo 2015 da atapo
 
Tag: memoria

LA FINESTRA PIU' VICINA AL CIELO

 

periferia nord di Firenze, dalla mia finestra

 

Quando visitai per la prima volta la casa in cui abito attualmente (era il 1980, dovevamo decidere se acquistarla o meno, con pochissimi contanti e la prospettiva di un mutuo sanguisuga) salii fino all'ultimo piano con molta curiosità per quello che pareva più una torre abbastanza in disfacimento piuttosto che un edificio abitabile da una giovane coppia con due figli piccoli. Lassù in cima era tutto un unico stanzone, chiamata pomposamente mansarda, con il soffitto altissimo, le tegole a vista e il pavimento sconnesso di vecchie pianelle grezze. E due finestre: una aveva proprio davanti i rami alti di un platano della strada, ma l'altra!

La vista mi lasciò senza fiato e l'impressione che ne ebbi quella prima volta non l'ho più dimenticata: una marea ondulata di tetti rossi inframmezzati da alberi, tutta la periferia nord fiorentina era a disposizione del mio sguardo... Oltre a questa, la corona di monti che cingono la città a nord, con quelle località lontane, piccole macchie più chiare sul verde, che avrei imparato a riconoscere negli anni successivi. Monte Morello il più alto, anche perché è il più vicino: il suo nome deriva dal verde scuro dei suoi fianchi, in cima ha zone più chiare di prati e terra brulla, queste zone sono le prime che la neve imbianca quando a Firenze arrivano venti gelidi di tramontana o grecale.

Presto mi insegnarono un detto locale, più o meno questo: “Se Monte Morello ha il cappello, quando esci di casa prendi l'ombrello”. Saggezza popolare e veritiera: l'esperienza mi ha insegnato che se le nuvole ricoprono la cima di questa montagna, anche se c'è il sole, nel giro di qualche ora quasi di sicuro pioverà...

Oltre i monti, il cielo... tanto cielo! Io venivo da un appartamento al quinto piano a Bologna, non avrei potuto fare a meno del cielo! La finestra guarda a est, il sole che sorge l'ho potuto ammirare in quasi tutte le stagioni, d'estate non mi alzavo certo all'alba... Ho goduto soprattutto del cielo stellato, nei primi anni in cui abitavo a Firenze e un collega mi trasmise la sua passione per l'astronomia, avevo comperato un binocolo potente, ho ammirato costellazioni e pianeti, la luna, la cometa che per diversi giorni stette giusto davanti alla mia finestra...

Ma l'urbanizzazione procede imperterrita, così prima costruirono un palazzo alto che interruppe la sequenza di quei tetti di periferia, poi il cambio di illuminazione stradale mi piazzò un fanale proprio accanto, così ora il cielo è un po' meno affascinante e misterioso.

Però è sempre rimasta la mia finestra preferita.

Quando abbiamo diviso l'enorme mansarda per ricavarne due camere per i figli, quella stanza è stata scelta dal maschio.

Adulti, prima è uscita di casa la femmina e la sua stanza è diventata il laboratorio di bricolage per mio marito. Quando se ne è andato il maschio io mi sono appropriata della mia stanza preferita. Dopo pochi mesi morì la mia mamma e i mobili della mia infanzia che ho ereditato l'hanno riempita: ho ricreato così un mondo tutto mio, dove in pochi metri quadrati c'era la storia della mia vita, dove mi piaceva sostare a meditare, ricordare, sentire la mia mamma ancora così vicina, perché la stanza era così vicina al cielo: anche lei era rimasta incantata dal panorama, affacciandosi a quella finestra quando mi era venuta a trovare...

Poi all'improvviso ho dovuto cedere la stanza a mia suocera, a lungo e in modo drammatico, come sa chi mi conosce da tempo... esproprio che per me è stato un dolore, una mancanza che mi ha fatto soffrire insieme a tutta la situazione che stavo vivendo: l'elaborazione interrotta del mio lutto personale aggiungeva in me sofferenza a sofferenza. Terminato finalmente questo orribile periodo la stanza è tornata mia, diventando lo spazio dove preparare le mie attività teatrali, sistemare abiti e materiali di scena per me e per i miei scolari.

Ma fra poco dovrò lasciarla. Nella casa nuova avrò ancora una stanza tutta per me, praticamente sarà la fotocopia di questa, sempre verso est, solo... a un piano più in basso. Aprirò la finestra e non sarò più inondata dal cielo perché davanti oltre la strada c'è un altro edificio e di cielo ne resta solo una striscia. Però... l'ultima volta affacciandomi mi sono un po' rincuorata: se guardo verso nord... ecco che vedo ancora laggiù in fondo il versante scuro e la cima di Monte Morello! La scoperta mi ha reso felice... e non soltanto perché così saprò se devo prendere l'ombrello quando esco!

E oggi, nel pomeriggio, dalla mia finestra più vicina al cielo una volta ancora ho visto sorgere la luna illuminata dal sole...

 
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