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DA UNA CASA ALL'ALTRA 7

Post n°1207 pubblicato il 03 Marzo 2015 da atapo
 
Tag: memoria

LA FINESTRA PIU' VICINA AL CIELO

 

periferia nord di Firenze, dalla mia finestra

 

Quando visitai per la prima volta la casa in cui abito attualmente (era il 1980, dovevamo decidere se acquistarla o meno, con pochissimi contanti e la prospettiva di un mutuo sanguisuga) salii fino all'ultimo piano con molta curiosità per quello che pareva più una torre abbastanza in disfacimento piuttosto che un edificio abitabile da una giovane coppia con due figli piccoli. Lassù in cima era tutto un unico stanzone, chiamata pomposamente mansarda, con il soffitto altissimo, le tegole a vista e il pavimento sconnesso di vecchie pianelle grezze. E due finestre: una aveva proprio davanti i rami alti di un platano della strada, ma l'altra!

La vista mi lasciò senza fiato e l'impressione che ne ebbi quella prima volta non l'ho più dimenticata: una marea ondulata di tetti rossi inframmezzati da alberi, tutta la periferia nord fiorentina era a disposizione del mio sguardo... Oltre a questa, la corona di monti che cingono la città a nord, con quelle località lontane, piccole macchie più chiare sul verde, che avrei imparato a riconoscere negli anni successivi. Monte Morello il più alto, anche perché è il più vicino: il suo nome deriva dal verde scuro dei suoi fianchi, in cima ha zone più chiare di prati e terra brulla, queste zone sono le prime che la neve imbianca quando a Firenze arrivano venti gelidi di tramontana o grecale.

Presto mi insegnarono un detto locale, più o meno questo: “Se Monte Morello ha il cappello, quando esci di casa prendi l'ombrello”. Saggezza popolare e veritiera: l'esperienza mi ha insegnato che se le nuvole ricoprono la cima di questa montagna, anche se c'è il sole, nel giro di qualche ora quasi di sicuro pioverà...

Oltre i monti, il cielo... tanto cielo! Io venivo da un appartamento al quinto piano a Bologna, non avrei potuto fare a meno del cielo! La finestra guarda a est, il sole che sorge l'ho potuto ammirare in quasi tutte le stagioni, d'estate non mi alzavo certo all'alba... Ho goduto soprattutto del cielo stellato, nei primi anni in cui abitavo a Firenze e un collega mi trasmise la sua passione per l'astronomia, avevo comperato un binocolo potente, ho ammirato costellazioni e pianeti, la luna, la cometa che per diversi giorni stette giusto davanti alla mia finestra...

Ma l'urbanizzazione procede imperterrita, così prima costruirono un palazzo alto che interruppe la sequenza di quei tetti di periferia, poi il cambio di illuminazione stradale mi piazzò un fanale proprio accanto, così ora il cielo è un po' meno affascinante e misterioso.

Però è sempre rimasta la mia finestra preferita.

Quando abbiamo diviso l'enorme mansarda per ricavarne due camere per i figli, quella stanza è stata scelta dal maschio.

Adulti, prima è uscita di casa la femmina e la sua stanza è diventata il laboratorio di bricolage per mio marito. Quando se ne è andato il maschio io mi sono appropriata della mia stanza preferita. Dopo pochi mesi morì la mia mamma e i mobili della mia infanzia che ho ereditato l'hanno riempita: ho ricreato così un mondo tutto mio, dove in pochi metri quadrati c'era la storia della mia vita, dove mi piaceva sostare a meditare, ricordare, sentire la mia mamma ancora così vicina, perché la stanza era così vicina al cielo: anche lei era rimasta incantata dal panorama, affacciandosi a quella finestra quando mi era venuta a trovare...

Poi all'improvviso ho dovuto cedere la stanza a mia suocera, a lungo e in modo drammatico, come sa chi mi conosce da tempo... esproprio che per me è stato un dolore, una mancanza che mi ha fatto soffrire insieme a tutta la situazione che stavo vivendo: l'elaborazione interrotta del mio lutto personale aggiungeva in me sofferenza a sofferenza. Terminato finalmente questo orribile periodo la stanza è tornata mia, diventando lo spazio dove preparare le mie attività teatrali, sistemare abiti e materiali di scena per me e per i miei scolari.

Ma fra poco dovrò lasciarla. Nella casa nuova avrò ancora una stanza tutta per me, praticamente sarà la fotocopia di questa, sempre verso est, solo... a un piano più in basso. Aprirò la finestra e non sarò più inondata dal cielo perché davanti oltre la strada c'è un altro edificio e di cielo ne resta solo una striscia. Però... l'ultima volta affacciandomi mi sono un po' rincuorata: se guardo verso nord... ecco che vedo ancora laggiù in fondo il versante scuro e la cima di Monte Morello! La scoperta mi ha reso felice... e non soltanto perché così saprò se devo prendere l'ombrello quando esco!

E oggi, nel pomeriggio, dalla mia finestra più vicina al cielo una volta ancora ho visto sorgere la luna illuminata dal sole...

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 6

Post n°1206 pubblicato il 27 Febbraio 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

 

AI LAVORI FORZATI

Bouttats J., Grande paesaggio fluviale con l'entrata ad un villaggio


Poche ore dopo aver scritto la volta precedente, al ritorno da un giro in centro, svoltando nella stradina in cui abito ho visto, in fondo, i lampeggianti dei camion dei pompieri. E la strada, là in fondo, non esisteva più, ma era diventata un lago luccicante che rifletteva e raddoppiava le luci dei pompieri. Che era successo? Uno dei periodici inconvenienti del quartiere, centro storico minore, dove tutto è vecchio, pardon, ANTICO, anche le tubature che poi si rompono, perché è tutto intoccabile... finché non avvengono disastri... ed è già tanto se non ci rimette qualcuno anche fisicamente! Così strada chiusa e giorni di lavori.

Forse per l'annacquamento, forse perché gli operai hanno sbancato di brutto, in zona è saltata anche la linea telefonica con annesso internet, che è stata ripristinata solo ieri sera tardi e ci è andata bene perché avevano preventivato tempi più lunghi...

-Là sotto è tutto un colabrodo!- ha sentenziato mio marito, ma il colabrodo della attuale strada non durerà ancora molto perché il trasloco si avvicina...

Non avere internet e sbirciare solo la posta nel mio mini cellulare, “storico” pure lui, mi è mancato molto, perché i tempi di interazione col PC, insieme ai tempi in cui mi siedo a studiare i nuovi copioni, sono i pochi relax che mi concedo in questo periodo, per non stroncarmi del tutto.

Siamo ai LAVORI FORZATI.

Ho deciso che ricorderò con questo nome i giorni che mi separano dal trasloco, perché dobbiamo inscatolare TUTTA la nostra attuale casa. Per risparmiare, anche per riordinare nel frattempo, magari per buttare qualcosa che non serve più e restituire ai figli ciò che di loro è ancora giacente negli anfratti di casa nostra.

Gli scatoloni ce li fornisce mio genero: la ditta in cui lavora ne ha a bizzeffe e li butterebbe, abbiamo cominciato da alcune settimane in modo soft, ma ora il gioco si fa duro! Ho fatto un po' di conti, calendario alla mano: bisogna accelerare e molto! Così, tranne la piscina, le ore di babysitter da mia figlia e gli incontri irrinunciabili dei gruppi di teatro, ho tolto tutto, ma proprio tutto: cinema, passeggiate, chiacchiere al telefono... Niente più manicaretti, pizza o dolci fatti in casa, resta solo l'essenziale per la sopravvivenza!

Il tempo è soltanto per riempire scatoloni! Mio marito si stanca più in fretta di me, ma io gli ho detto che molte cose sue se le deve mettere via lui, tipo riviste, aggeggi di elettronica o di bricolage di cui io capisco poco e rischierei di far danni (e mi viene la voglia di buttare via tutto...).

Quando, in questo immenso lavoro, la schiena o le spalle cominciano a lanciarmi segnali inequivocabili... mi fermo un po', leggiucchio un copione, passo dal PC a vedere cosa combina il resto del mondo...

Il fatto è che a tutt'oggi non sappiamo ancora quando esattamente ci sarà il trasloco... e anche un'altra cosa essenziale non è ancora definita... ma di questo sarà meglio parlarne un'altra volta, sperando che nel frattempo certi nodi si sciolgano...

 
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UN POSTO NEL MONDO

Post n°1205 pubblicato il 23 Febbraio 2015 da atapo
 

 

IL MEDIO

NO, non pensate a un certo gestaccio... Parlo di tutt'altro!

Parlo di colui che per sorte è nato tra due fratelli, un maggiore e un minore ed è quindi QUELLO di MEZZO.

La psicologia dice che non è una posizione facile: dall'inizio ha avuto qualcuno che gli ha "tolto" un po' di genitori, qualcuno che magari ha tentato di sfogare la gelosia e di affermare la primogenitura in qualche maniera anche poco ortodossa... Poi, dopo un po', un nuovo intruso gli ha occupato un'altra parte di quello spazio, sia nei luoghi che negli affetti familiari, che si stava organizzando, forse anche a fatica...

Damiano è il MEDIO ed è un bambino completamente diverso dagli altri due. Ha un carattere introverso, riservato, difficilmente grida, quasi mai piange strepitando, parla con voce tranquilla, pacata e non sempre parla o risponde quando viene interpellato, se non si sente a suo agio. Però sorride spesso e comunica con gli occhi la sua partecipazione e il suo interesse, perchè lui, dentro di sè, è sempre molto interessato a tutto, assorbe tutto e lo rielabora facendosi teorie e arrivando a conclusioni personali sul mondo che lo circonda. Il suo ricco mondo interiore però lo fa sognare spesso anche con incubi e risvegli dopo sogni strani.

Testardo come solo un piccolo Toro riesce ad essere, se una cosa non gli va si chiude muto gettandosi a terra e fingendo di pensare a tutt'altro. Ci stiamo accorgendo che ha un'intelligenza superiore alla sua età, lo dicono anche alla materna che sta al pari dei bambini di cinque anni, ma la sua riservatezza lo fa sembrare tonto a chi non lo conosce bene. E' perfezionista e insicuro, può rifiutare di fare qualcosa se non ritiene di saperla fare al meglio e va incoraggiato con un poco di pazienza, evitando, se possibile, di prenderlo di petto. Per questo ha qualche problema alla scuola materna, dove una delle maestre invece ha modi bruschi e impositivi davanti ai quali lui spesso chiude la comunicazione. Per diversi mesi si è rifiutato di disegnare, da poco ha incominciato: diceva di non esserne capace, si confrontava con i disegni dei bambini più grandi, in primis quelli di suo fratello Martino, che è tutto diverso da lui: esuberante, chiassoso, estroverso, a volte dispettoso, diventa una figura ingombrante per Damiano che tende a ritirarsi in buon ordine e se fa dispetti o birbonate, è in modo molto silenzioso e nascosto... Diletta invece assomiglia molto a Martino: a nemmeno un anno è già molto chiassosa e agitata, tutto il contrario di come era Damiano, il quale pare proprio che si troverà come vaso di coccio tra due vasi di ferro...

Ora Martino ha imparato a leggere: quando ancora sillabava a voce alta, spesso era Damiano che gli diceva più velocemente la parola completata ascoltando dal fratello la sequenza dei suoni... Questa meta della lettura è molto ambita da Damiano: "Fra poco imparo anch'io a leggere e a scrivere", dice e per lui è come una magia che gli aprirà chissà quali mondi stupendi...

Diceva anche "io so disegnare solo la faccia, il corpo lo disegno quando ho imparato a leggere" . In questo ultimo periodo quando vado da loro a fare la babysitter sto con lui e Diletta, perchè Martino quel giorno va a un corso di arte (così si spera che si stanchi un poco e stia tranquillo in serata). La settimana scorsa gli avevo scritto il suo nome, quello del fratello, del babbo e altre paroline a sua richiesta: lui cominciava a sillabare le lettere, a scoprire sillabe uguali... ciò che si fa all'inizio della prima classe (e deve ancora compiere i quattro anni!)... Subito dopo ha voluto disegnare me, la nonna e, spontaneamente, dopo aver completato la testa come al solito, ha aggiunto gambe, piedi, braccia e mani : il primo disegno così completo! Merito della sua "lettura " di pochi minuti prima, ora si sentiva più sicuro delle sue possibilità...

Racconta mia figlia che una sera, nella confusione dei preparativi per metterli a dormire, improvvisamente Damiano si è fermato, dicendo a voce alta: "L'acqua non ha forma propria, ma assume quella del recipiente che la contiene!" spiegando poi che l'aveva detto la maestra a scuola. Insomma, tra un pigiama e un lavaggio di denti, era importante trasmettere questa verità scientifica!

Mio marito ha già sentenziato, col suo solito ottimismo: "Quel bambino ha grossi problemi!" Proprio grossi non direi, certo non è un bimbo facile e la posizione di MEDIO credo che non lo aiuti...Però, lo dico sottovoce, è molto bello, ha una bellezza matura, particolare, una volta ho detto a mia figlia che è ...sexi e lei ha convenuto che... effettivamente...

  

la nonna e l'artista

 
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VALUTAZIONE

Post n°1204 pubblicato il 19 Febbraio 2015 da atapo
 

TEMPO DI PAGELLE

 

 

Martino ha ricevuto la sua prima pagella!

Ma è quasi completamente vuota, le sue insegnanti non hanno messo i VOTI in numeri, come di regola. C'è solamente, in fondo, un giudizio discorsivo generale che nel caso di Martino è molto positivo: "...si è inserito bene, si impegna, ha buoni rapporti con tutti, è vivace,rispettoso delle regole, ecc..."

Probabilmente è così perchè siamo all'inizio della prima classe, forse a fine anno quei numeri arriveranno, ma non avranno molto senso per bambini di 6 anni, visto che nei compiti sui quaderni i numeri come voto non si vedono, ma ci sono giudizi tipo Bravo, Benino ...

Sono stata contenta di questa scelta, io che quando iniziai a fare la maestra potei abbandonare presto l'obbligo di quei NUMERI su compiti e pagelle, all'inizio degli anni '70, e per fortuna sono scappata in pensione prima che questi tornassero obbligatori... mi sono sempre trovata benissimo, e con me gli scolari e le famiglie, con altri sistemi di valutazione per il lavoro e l'impegno molto più esaurienti e comprensibili per tutti.

Nota sull'immaginetrovata in rete: conservo in casa una pagella uguale a quella, l'ultima della mia mamma che poi dopo la terza elementare smise di frequentare la scuola, proprio in quell'anno che potere leggere...

 

 
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SAN VALENTINO 2

Post n°1203 pubblicato il 16 Febbraio 2015 da atapo
 
Tag: memoria

 

STORIA  QUASI  D' AMORE 2

(è la prosecuzione del post precedente, che sarebbe meglio leggere prima di questo)


Un giorno A. credo che raccolse tutto il coraggio di cui era capace e mi chiese:- Vorrei che un pomeriggio uscissimo insieme io e te per una passeggiata...- forse lo colpì il mio sguardo sbalordito perché immediatamente aggiunse: -Ma stai tranquilla, verrà anche mia sorella con noi.-

Ecco, se poteva dire o fare qualcosa per precipitare ai minimi storici del mio gradimento... fu proprio questa frase che secondo lui avrebbe dovuto invece convincermi e rassicurarmi della serietà delle sue intenzioni. Già a quell'epoca... chi mai sarebbe uscito con una ragazza che gli piaceva... insieme alla SORELLA?!

Io tergiversai e presi tempo:-Vedremo, ci penserò...-

Ma dovevo pensare invece a come uscire da quella situazione infausta.

Avevo conosciuto da poco nella mia scuola una ragazza che era appena venuta ad abitare nel mio quartiere, ci incontravamo in autobus, una tipa che più la conoscevo più mi pareva assomigliasse ad A.: la stessa serietà, timidezza, ecc. ecc. Mi venne un'idea...

La invitai alle iniziative parrocchiali e la presentai al mio corteggiatore: vidi subito che c'era feeling, da allora li avevo entrambi appiccicati a me...

Dopo qualche tempo, lei mi confidò:- Sai, A. mi piace proprio tanto, però so che a lui piaci tu, io sono molto imbarazzata perché non vorrei darti un dispiacere e soffiartelo...-

Ah, come mi sentii sollevata! La manovra stava riuscendo, così le confessai che non mi dispiaceva affatto, che io non avevo interessi particolari su di lui, che poteva e doveva darsi da fare, anzi le facevo tanti auguri ... E da quel momento pian piano cercai di essere meno presente in parrocchia e di più alle riunioni studentesche...

Li vidi insieme, un giorno, passeggiare per strada... insieme anche alla famosa sorella... e ne fui molto contenta... erano proprio due anime gemelle!

Mi pare che poi si siano sposati, a tempo debito, e me ne attribuivo il merito, ma le mie strade ormai andavano in altre direzioni...


(E' stato complicatissimo pubblicare questo e ancora non tutto funziona come dovrebbe: ma che succede a LIBERO?)

 
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SAN VALENTINO 1

Post n°1202 pubblicato il 15 Febbraio 2015 da atapo
 
Tag: memoria

STORIA QUASI D' AMORE

Questo san Valentino mi ha fatto ripescare dalla memoria di anni lontani una storia... io come Cupido... peccato che Libero ieri sera mi facesse strani scherzi  e non pubblicava...




Avevo quasi 17 anni, frequentavo la parrocchia per il catechismo d'ordinanza, che a quell'età consisteva in incontri di formazione per “tenere sotto controllo” le nostre turbolenze adolescenziali, avevo lì un gruppo di amici e amiche circa della mia età con cui ci incontravamo quasi quotidianamente sotto il campanile per momenti di chiacchiere e svago, verso sera prima di cena.

Lì conobbi A., che invece aveva diversi anni più di me, studente di ingegneria quasi alla laurea, con fama di grande studioso (secchione) e serissima persona. Tutti lo chiamavano “A.*****ino”, diminutivo che farebbe pensare ad una statura minuscola, in realtà era tutto il contrario: magro e allampanato, con un ciuffo di capelli dritto sulla testa che lo faceva sembrare ancora più alto. Forse il diminutivo era suggerito dalla sua estrema riservatezza, gentilezza, timidezza: studiava, aveva impegni in parrocchia tra cui quello di tenere aperta la biblioteca parrocchiale, ma non partecipava alle nostre riunioni serali chiassose o ad altri momenti di divertimento. Io conoscevo già sua sorella maggiore che era molto simpatica e faceva attività di coordinamento negli incontri di formazione per noi ragazzetti.

Credo che fu proprio lei a suggerirmi di andare in biblioteca e prendere libri in prestito per la mia insaziabile fame di letture, così in biblioteca incontrai A. Aveva due immensi occhi azzurri, io sempre curiosa di conoscere le persone parlavo volentieri con lui. E lui cominciò a uscire dalla sua “tana”, a fermarsi la sera insieme a noi, a mettersi sempre vicino a me, a fare con me un tratto di strada al ritorno verso le nostre case, poi io svoltavo, lui proseguiva... mai che mi accompagnasse fino a casa mia.

Gli piacevo, era chiaro, forse si stava innamorando di me. A me stava simpatico, ma a volte mi annoiava: così serio, così compìto, così timido... Non provavo fremiti né forti emozioni alla sua presenza, era tutto così tranquillo, ero sicura che da parte mia non ci fosse nulla di vagamente assomigliante all'amore. In quel periodo poi (era la primavera del 1968) mi impegnavo anche nei collettivi studenteschi, conoscevo ragazzi dal carattere forte, un po' ribelli con impegni sociali e ideali rivoluzionari che mi attiravano molto di più. Però trovavo piacevole rilassarmi con A..

Parlai di lui alla mia mamma: lei conosceva la sua famiglia e fu contentissima di questo corteggiamento: -E' un ottimo ragazzo, serio, quasi laureato, comportati bene con lui, non fare la matta!- Naturalmente questa sua entusiastica approvazione, per bastian contrario adolescenziale, mi rese ancora più diffidente nei suoi confronti mentre lui si faceva sempre più appiccicoso: se piaceva tanto alla mamma senz'altro non era l'uomo giusto per me!     

...continua in una seconda puntata...

perchè Libero dice che il messaggio è troppo lungo, boh?! E non mi lascia fare nemmeno altre cose, che sta succedendo?

 

 
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CAMBIO DI STAGIONE

Post n°1201 pubblicato il 13 Febbraio 2015 da atapo
 

 

FALSA PRIMAVERA


Firenze, a specchiarsi nel fiume

 

Da alcuni giorni il clima è cambiato: il cielo è limpido e terso, niente vento e la temperatura si è alzata. Tranne al mattino presto, la sciarpa e il cappello sono inutili.

Un accenno di primavera imminente che mette subito allegria, porta energia nuova e voglia di fare, di uscire, di respirare a fondo... Io scalpito e ne approfitto, penso e scopro delle incombenze che mi costringono ad uscire, a prendere il bus per andare di qua e di là, faccio anche lunghi tratti a piedi per scoprire le tracce della bella stagione in arrivo e sentire finalmente il sole che scalda... Prolungo i miei giri per il gusto di stare all'aperto, anche se vado nel centro della città qualcosa di nuovo me lo sento addosso ugualmente. Per non parlare dei turisti che aumentano giorno per giorno, quasi impercettibilmente. E camminando in certa periferia, con i giardini e i piccoli quadrati di terreno, scopro finestre più aperte, piccole punte di gemme sugli alberi e i merli che fischiano melodie di corteggiamento.

Ho accettato ben volentieri inviti di amici per qualche serata fuori casa, meravigliandomi che poi al ritorno la notte fosse quasi tiepida, in confronto a poco tempo fa.

Non durerà, febbraio è dispettoso in questo e di certo piogge e maltempo sono in agguato, forse già da domani: questa è la “falsa primavera”  descritta da Hemingway in “Festa mobile”, che però ci mette l'allegria della vita che rinasce e che continua e ci fa cercare di essere felici, anche se tornerà il freddo... la nuova stagione ha già preso il via fuori e dentro di noi. Le parole dello scrittore mi vengono sempre in mente in giornate come queste:

Quando giungeva la primavera, anche la falsa primavera, non restava che da risolvere il problema del posto in cui sentirsi più felici." (Festa mobile, E.Hemingway)

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 5

Post n°1200 pubblicato il 10 Febbraio 2015 da atapo
 

 

SOGNO e REALTA'

Ho esplorato a lungo le ambientazioni di interni, sulle riviste di arredamento e qui sul web: infine ho scelto! Ho deciso quali colori vorrei nella mia nuova casa, colori che mi diano serenità e voglia di starci a lungo in quelle stanze, alla faccia delle mode e del signor Marroncini! Ho scaricato immagini che mi permettono di visualizzare un poco i risultati e alcune di queste oggi mi aiuteranno a farvi partecipi delle mie scelte, visto che qualcuno è curioso...

 


Questa cucina dà un'idea di come sarà la mia: il pavimento è quasi uguale, dalla porta finestra si vede il giardino, alcuni dei miei mobili hanno lo stesso colore di questi... e allora pareti GIALLE, solari! C'è già in preparazione anche un paraschizzi a mattonelle verdi, ma questa è un'altra storia...

 


Al piano terreno ho un soggiorno: mi piace l'idea di una parete diversa dalle altre e più vivace: il ROSSO lo vedo molto bene, avremo un mobile che ricorda questo della foto. E le altre pareti? Più chiare, pensavo a qualcosa tipo albicocca rosato...

A pianterreno c'è anche un piccolo bagno con mattonelle bianche e blu: la negoziante ci aveva suggerito di riprendere con una parete BLU: sono d'accordo!

Saliamo al primo piano.

 


In camera nostra starei sull'AZZURRO, ma anche qui vorrei la parete dietro al letto più scura, quasi blu. La chicca sarebbe per me dipingere il soffitto celeste chiarissimo. In tutto, cioè, tre sfumature di azzurro.

Nel bagno grande non mi pongo problemi per le pareti, potrebbero essere bianche perchè la decorazione verrà da... sorpresa! Abbiamo osato, ne metterò una foto al momento opportuno...

 


C'è una stanza degli ospiti, dove metterò soprattutto i mobili ereditati dalla mia mamma: qui vedo un ROSA ANTICO (dicono che favorisca il rilassamento e la meditazione), ma non troppo scuro. Col soffitto GRIGIO PERLA, per completare. Credo che diventerà il mio regno.

 


La camera-studio è una stanza più lunga che larga, sarà il regno di mio marito e dei suoi computer, lui aveva lanciato l'idea delle pareti VERDI ed io vedrei anche qui una parete più scura delle altre, magari quella attorno alla finestra..

Avevo già cominciato a illustrare queste mie idee al marito, a piccole dosi per non sconvolgerlo troppo,

MA ...  ALTOLA' !

Lui ha saputo dall'imbianchino che, volendo noi usare vernici naturali, antimuffa, antiumido, anti-tutto, pare che le ditte produttrici di queste meraviglie non abbiano una scelta di colori molto assortita e ci aveva già preannunciato che sarebbero stati colori "pastello"... Ci abbiamo messo parecchi giorni per avere dall'imbianchino il catalogo della ditta scelta (che sembra la migliore), se ne dimenticava sempre ed io continuavo a immaginarmi la mia casetta così colorata e a crogiolarmi nel sogno.

Quando finalmente ieri l'altro ce l'ha portato...CHE DELUSIONE! Circa la metà delle tinte sono quelle famose sfumature marroncine, grigine ecc. che io non sopporto (hanno seguito la moda?), ciò che resta non brilla affatto per vivacità... sembrano i colori della casa della Barbie!

Neppure mio marito ne è soddisfatto, anche se prima, davanti alle mie proposte, qualche perplessità ce l'aveva, pur desiderando anche lui un po' di colore... Ma la scelta pare obbligata, se si vuole una super tintura "antitutto" per risovere altri problemi di abitabilità...


 
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CONQUISTE

Post n°1199 pubblicato il 06 Febbraio 2015 da atapo
 

 

MARTINO E LE LETTERE

 


 

Prende dallo zaino un foglietto pubblicitario per uno spettacolo di burattini: -Leggo io! Leggo io!

E' trionfante.

-Sai nonna, adesso posso leggere tutto! Conosco tutti i tipi di lettere!- (intende stampatello, stampato, corsivo...)

Poi mi fa vedere il libretto che ha preso dalla biblioteca scolastica e che sta leggendo un po' per giorno. Non è proprio dei più facili, ma lui ci si impegna ostinatamente, perché gli piace. Ricordo che anch'io, quando scoprii il mistero e il piacere della lettura, leggevo di tutto, comprese le riviste da adulti, tipo Epoca, che i miei lasciavano in giro per casa...

Sono convinta che quando in un bambino sboccia questo amore debba essere lasciato libero di esplorare il mondo della lettura, il “facile” o “difficile” è una categoria che ha parametri diversi tra noi adulti e un cucciolo entusiasta di scoprire un nuovo universo.

-Invece a scrivere qualche lettera ancora non mi riesce bene...- Si rabbuia improvvisamente.

E' il corsivo contro cui sta combattendo: ci sono ancora molti “vermicelli aggrovigliati” sulle pagine del suo quaderno! Ma non c'è fretta, in fondo ha compiuto 6 anni da poco, nel mese di dicembre e per fortuna ha una maestra comprensiva.

E fra due settimane arriverà la sua prima pagella!

 

 
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GNAM GNAM

Post n°1198 pubblicato il 03 Febbraio 2015 da atapo
 

 

LA CHANDELEUR

 


Ieri, 2 febbraio, in Italia era la Candelora, ricorrenza religiosa che però ha radici in celebrazioni antiche precristiane: una festa della luce, le giornate che hanno sensibilmente aumentato le ore diurne dopo il solstizio d'inverno, un inizio di pensieri primaverili...

Anche in Francia si celebra questa ricorrenza (La Chandeleur), che ha il suo dolce tipico: le crepes (l'accento circonflesso non riesco a metterlo, mi perdonerete), forse perchè il loro colore giallo e la forma rotondeggiante fanno pensare al sole che, si spera, d'ora in avanti sarà più presente nelle giornate.

Si mangiano le crepes dolci farcite nei modi più fantasiosi, chi le prepara, se vuol seguire la tradizione, può azzardarsi a farle "saltare" per rigirarle nella padella, tenendo una moneta nell'altra mano: se la crepe ricade bene dentro la padella ci saranno fortuna e soldi (bonheur et argent). E non è mica facile la mossa! Così ci sono vignette che prendono in giro questa usanza e le conseguenze per chi è poco abile in questa manovra...

 


 

In Francia vendono in tutti i supermercati pacchetti di crepes confezionate solo da riscaldare e da farcire, qui in Italia non si trovano facilmente, bisogna farsele.

Io da tanti anni non le facevo, ieri sera me ne è venuta la voglia, ho ricercato le antiche ricette degli anni in cui insegnavo il francese e mi cimentavo nella cucina d'oltr'Alpe, le ho "diminuite" per solo noi due, io e mio marito, e mi sono impegnata (ma non a farle saltare in aria...). Sono riuscite proprio bene, anche la prima ad essere cotta, che facilmente invece si straccia perchè il fondo del tegame non sempre è sufficientemente unto e caldo. Io non ho la crepiera apposita e mi arrangio con una padellina antiaderente dal fondo molto piatto. Poi c'è lo sbizzarrirsi nelle farciture...

Vi racconto come ho farcito le mie, così tanto per darvi una suggestione, se volete provare...

Nella prima: miele ai lamponi e meringhette sbriciolate

Nella seconda: zucchero di canna, cannella in polvere, gelato al fiordilatte.

Una delizia!


 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 4

Post n°1197 pubblicato il 01 Febbraio 2015 da atapo
 

 

CASA  D'ARTISTA


Gaudì, casa Batllo

 

In occasione degli auguri natalizi alla mia scuola ho chiacchierato un po' col mio ex collega pittore, che vi avevo presentato molto tempo fa. L'argomento: ristrutturazione case, io ci sono immersa, lui mi raccontava che da quando si è comperato casa, sette anni fa, pian piano se l'è sistemata da solo e ancora non ha finito, perché, da artista, gli vengono idee nuove che cerca di realizzare. In particolare mi ha parlato del TUNNEL DI LUCE, una struttura semplice che dal lucernario sul tetto convoglia la luce solare e aumenta la luminosità nel vano scale, consentendo così un risparmio sulla luce artificiale. Anche noi siamo interessati a metterlo e lui mi ha proposto:-Venite a vederlo a casa mia.-

Così io e mio marito siamo andati. Abita in un paese confinante con Firenze, poco distante da dove sto attualmente, ma già in aperta campagna, file di vecchie case a schiera allineate lungo una via di grande comunicazione, dietro campi e prati, in lontananza le montagne.

Ecco, la sua casa è tutta il contrario di quella dei Signori Marroncini! Ogni stanza di colore diverso, colori vivi che mi trasmettevano sensazioni positive, anche combinazioni azzardate, ma piacevoli...

Ogni mobile, ogni oggetto aveva una storia, che il padrone di casa ci ha raccontato: lui ama bazzicare per mercatini e la maggior parte dei pezzi d'arredamento (oltre a ciò che ha ereditato dai suoi genitori) proviene proprio dai rigattieri, ma poi lui li trasforma, li adatta, li colora, ne cambia anche l'uso, facendone dei pezzi unici per fascino e originalità. Avrei voluto fotografare un po' in giro, come se fosse un museo...

Il tunnel di luce (senz'altro un'ottima trovata che realizzeremo anche noi) è stata l'occasione per due ore di piacevole conversazione e della scoperta per me sorprendente di una casa che mi è piaciuta moltissimo, dove avrei fatto la firma per poterci abitare.

Comincio a intravedere con più chiarezza come vorrei sistemare e colorare anche la nostra nuova casa...

Mio marito però si è mostrato colpito sì dall'originalità e dalla maestria del mio amico, ma un po' perplesso... credo che sorgeranno discussioni al momento in cui dovremo scegliere per noi...


 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 3

Post n°1196 pubblicato il 29 Gennaio 2015 da atapo
 

 

"Il piccolo Marroncini"

 


 

Il titolo di questo post è quello di un racconto per bambini, un libretto della collana Tantibambini famosa negli anni '70 del secolo scorso tra le famiglie e gli insegnanti un po' rivoluzionari e contestatori... ma questa sarebbe un'altra storia...

Parla di un bambino, figlio unico dei signori Marroncini, che vive in un ambiente molto serio, monotono, noioso, con i genitori occupati solo in cose serissime, anche i colori che lo circondano sono non-colori, solo sfumature tristi di grigi e marroni. Poi un giorno con l'aiuto della cameriera finalmente passerà una giornata felice, incontrerà gente nuova e farà nuove esperienze, insomma, colorerà la sua vita...

Che c'entra questo con la mia "casa-novelas"?

Ecco, ultimamente mi è tornata in mente questa storia...

Dunque, stiamo cominciando ad interessarci di COLORI: muri esterni, pareti delle stanze, anche qualche mobile che probabilmente cambieremo... Sembra prematuro se guardiamo come la casa è ancora ridotta a scheletro, ma i giorni volano, i tempi di attesa delle ditte sono imprevedibili quindi meglio non attardarci.

Nei negozi in cui ci rechiamo ci propongono subito i colori "di moda": sorpresa! La moda ora vuole colori spenti, neutri, tutta la gamma di grigi, marroncini slavati, bianchi opachi e velati, il massimo della vivacità è quello che chiamano il color tortora, proprio il colore delle piume delle tortore. Esiste qualche altro colore, soprattutto in tonalità acide o fosforescenti, con cui magari fare uno sportello qua e là per ravvivare.

"Molto distinti, molto signorili" ci dicono i commessi, ma a me sembrano soltanto MOLTO TRISTI! Già tendo a deprimermi per conto mio, figuriamoci se in casa dovessi vivere avvolta in grigi e marroncini! Neppure mio marito ne è entusiasta, dice che vanno di moda questi tristi perchè siamo in periodo di crisi e c'è poco da stare allegri...

Un giorno siamo andati a trovare la giovane coppia dei nostri amici del "matrimonio perfetto": i muratori che stanno lavorando da noi sono gli stessi che avevano ristrutturato la loro casa e volevamo vederne il risultato. Niente da ridire, hanno lavorato proprio bene e questo ci rincuora per il nostro esito finale.

Loro, sposini giovani, hanno arredato la casa all'ultima moda, sembra di vedere una rivista d'arredamento (anche perchè è tutto ordinatissimo, da veri "sposi perfetti"): ecco quindi la cucina color bianco e marroncino col pavimento grigio, la camera da letto serissima giocata su varie tonalità di marrone e grigio, pareti comprese, il bagno rivestito di pietra grigia, il soggiorno con un enorme mobile bianco e grigio ravvivato da alcune ante rosso sangue... che secondo me è una tonalità di rosso che non ravviva granchè, anzi mi fa un po' impressione.

Se penso che non hanno nemmeno trenta anni... la loro casa mi sembra così triste... più vecchia di loro, mi viene da chiamarli signori Marroncini!

Insomma, le nostre prime ricerche non sono entusiasmanti! Non troviamo molto per osare e folleggiare...


 
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RESTAURO

Post n°1195 pubblicato il 25 Gennaio 2015 da atapo
 
Tag: memoria

 

STORIA DI UN ANELLO




Un Senegalese, dopo tanto tempo che faceva il venditore ambulante in Italia, finalmente trovò un lavoro fisso, qui a Firenze. Ormai la paccottiglia e la mercanzia che ogni giorno trascinava nel borsone non gli sarebbe più servita: aveva anche una scatola con oggetti, ornamenti, piccoli gioielli del suo paese, etnici li chiamano in Italia e incuriosiscono qualche compratore.

Passò dal mercato delle Cascine, il più conosciuto e frequentato di Firenze, donò quella scatola ad una signora anziana che tiene un banco particolare: “Gli amici del cane e del gatto”, rivende un po' di tutto, oggetti e usato che le lascia la gente, ciò che ricava serve a mantenere un canile e gattile per gli animali abbandonati.

Le raccontò la sua storia: “Adesso questa merce non mi serve più... penso che possa essere utile ad altri.” E se ne andò verso la sua nuova vita.

A quel banco passai io qualche giorno dopo, sempre alla ricerca di cose originali e di storie nuove da conservare dentro di me. Da quella scatola africana mi “chiamarono” strani anelli di legno, alti, un po' arrotondati e con una punta leggermente conica come fosse una montagna, o meglio un vulcano, avevano colori brillanti e tutti diversi. La venditrice, che ben mi conosce per i miei frequenti passaggi ed acquisti, me ne raccontò la provenienza, mentre io me li provavo: ognuno aveva una misura differente... Ne scelsi due, uno turchese che mi entrava nel mignolo, uno rosso per l'anulare.

Dopo qualche tempo, in partenza per la magnifica avventura greca del giugno 2011, misi in valigia quello rosso insieme a collanine e braccialetti: volevo portare gioielli semplici, poco impegnativi per quel viaggio così un po' fuori dalle mie abitudini...

Laggiù, nelle conversazioni con i nostri ospiti greci, scherzando dicevano che io e mia cognata risultavamo nubili, quindi appetibili dai signori locali, perché là gli ortodossi portano la fede alla mano destra mentre noi l'avevamo alla sinistra e la destra era libera... Così per scherzo e per evitare eventuali approcci, magari in lingua greca, cominciai a portare l'anello di legno rosso all'anulare della mano destra...

e da quei giorni non l'ho più lasciato!

Perchè è bello, originale, luminoso, me lo sento come se fosse una parte di me... diverse persone l'hanno apprezzato, a molti ho raccontato la sua storia...

Purtroppo col passare del tempo e l'uso continuo il colore rosso brillante è sbiadito, prima sulla punta poi tutt'attorno, era rimasto il legno qua e là un po' rosato, solo nell'interno si intravedeva un po' il colore originario. Che peccato! Era come se ciò che mi ricordava quell'anello, giorni bellissimi, si stessero allontanando e scomparendo dalla mia vita. Continuavo a portarlo, non mi decidevo a toglierlo e riporlo, o a buttarlo, ma se lo guardavo sentivo ora una punta di tristezza.


Poi l'ha notato quell'amica che mi ha insegnato a fare i mercatini, le ho raccontato la sua storia e le mie malinconie. Lei è abilissima nei lavori manuali e d'artigianato, le ho chiesto consiglio: con quale tipo di colore, lucido, resistente ecc... avrei potuto rinnovarlo? E lei mi ha suggerito di tentare con lo SMALTO PER UNGHIE! Quel giorno a casa sua abbiamo fatto la prova con uno dei suoi smalti in un angolo dell'anello, poi ho aspettato qualche giorno, pareva tutto a posto, allora ho comperato la tonalità di rosso che mi è sembrata più simile all'originale: una boccettina mini, solo per questo lavoro perché sulle mie unghie lo smalto rosso non mi piace, io lo uso blu, verde scuro, lavanda...

E con pazienza ho fatto l'operazione di restauro, ho dipinto tutto l'anello: lucido, bello, bellissimo!

A rivederlo come era all'inizio mi sono un po' emozionata... perché quell'anello resta il simbolo di un periodo della vita che è stato molto felice e che ora si può solo ritrovare nei ricordi e nei sogni...

Ora tutto così rinnovato spero anche che mi porti fortuna!

E se pian piano scolorirà di nuovo so come fare...


 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 2

Post n°1194 pubblicato il 21 Gennaio 2015 da atapo
 

 

NUOVI PADRONI

 

E. Hopper

Da ieri viviamo in una casa che non è più nostra.

Davanti agli occhi vigili del notaio, dopo la lettura di pagine su pagine di bla bla descrittivi nei minimi dettagli..., dopo un'infinità di firme, dopo il passaggio degli ultimi assegni...

...la casa in cui abbiamo abitato dal 1981 ha nuovi proprietari!

Noi siamo autorizzati a restarvi fino al 31 marzo.

Che dire? I problemi finanziari sono risolti, ma il cuore è lo stesso pesante...

Mentre il notaio leggeva ripercorrevo nella mente tutti gli anni trascorsi qui a Firenze, tutti i passaggi da quando mi pareva di abitare in un rudere medievale ed era affascinante solo per i nostri figli bambini e i loro amici che venivano a giocare da noi, alle prime migliorie costate svariati milioni, enormi disagi e per me mesi di allergia alla polvere. Tutti gli spostamenti da un piano all'altro che mi facevano andare fuori di testa e che inghiottivano nel dimenticatoio un numero mai quantificato di oggetti i quali, se andava bene, ricomparivano dopo mesi o anni, spesso ormai inservibili o sostituiti... Ora però era diventata proprio bella, tanto è vero che i nuovi proprietari cambieranno pochissimo...

Che malinconia lasciarla!

Dopo questo atto definitivo, a pranzo, io e mio marito eravamo molto silenziosi. Lui ha detto: “Avremmo dovuto venderla diversi anni fa.”

Perchè?” gli ho chiesto, ma avevo intuito che non si trattava di motivi finanziari, degli anni in cui avremmo potuto guadagnarci di più...

Perchè non ci saremmo ancora affezionati così tanto.”

Aveva ragione. Non ho infierito ricordandogli che in fondo è stato lui ad intestardirsi e ritenere la cosa indispensabile... forse l'ostacolo dei tre piani, volendo, si poteva rimediare in altro modo. Ho pensato che ecco, anche stavolta era riuscito a trovare la strada più complicata, per rendere a sé e agli altri la vita faticosa... E' il suo stile: “ufficio complicazioni affari semplici”, dice sua figlia.

Ormai non si torna più indietro.” Ho chiuso il discorso con questa ovvietà, per non dire altro... ora si deve guardare solo avanti.

La settimana scorsa per un intero pomeriggio la coppia dei nuovi padroni sono venuti in casa col seguito di chi gli sistemerà le stanze: architetto, idraulico, elettricista... Hanno controllato, misurato, picchiettato dappertutto, ci sono attacchi da spostare... giravano e frugavano qua e là, per fortuna in previsione avevo fatto un riordino come quando venivano le visite dell'agenzia! Io e mio marito eravamo completamente esclusi, tranne che per mostragli gli interruttori e rispondere ai loro quesiti tecnici: mi sono sentita proprio estranea in casa mia, ho avuto la prima sgradevole sensazione del dover abbandonare, anzi, dell'aver già abbandonato in sostanza... Non sapevo nemmeno se seguirli nei loro spostamenti (non volevo sembrare curiosa) o restare in una stanza come se niente fosse...

Quando se ne sono andati, ho scoperto che in cucina, dove avevano discusso a lungo la disposizione dei loro mobili ed elettrodomestici, per prendere le misure hanno fatto sulle mattonelle e sul muro degli evidenti segni a matita! Avrebbero potuto anche chiederlo, avvisarmi, non mi è sembrato carino. E ci sono rimasta proprio male.

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 1

Post n°1193 pubblicato il 17 Gennaio 2015 da atapo
 

 

"FERMI TUTTI !!!"

Visto che probabilmente i miei prossimi racconti verteranno principalmente sull'impresa della nuova casa, poi del trasloco, e pochi saranno i miei avvenimenti notevoli di altro genere nei prossimi mesi...

... allora che impresa sia!

E metterò un titolo apposta per questa casanovelas, per contarne poi, alla fine, le puntate, come accadde nel periodo dell'abitare in camper dietro casa...

Il conteggio avrei potuto già cominciarlo da prima di Natale, in verità...

Così, se qualche lettore fosse preso dall'insana voglia di ristrutturarsi completamente una casa sa cosa l'aspetta!!!

Dopo la sosta di fine anno tutto è ripreso se possibile ancora più vorticoso: ora siamo sommersi da rubinetterie, sanitari, scale, balaustre, caloriferi, le porte le abbiamo dovute tutte rivedere perchè abbiamo avuto un coup de coeur all'ultimo momento e la scelta è stata cambiata! Mio marito fa le nottate (ma tanto soffrirebbe di insonnia ugualmente) a conteggiare le calorie necessarie al riscaldamento nelle varie stanze per scegliere caloriferi adeguati: l'aveva già fatto anche per la nostra casa attuale, ma in tempi più lunghi e rilassati all'epoca... ci mettemmo vari mesi prima di entrare in casa, qui a fine marzo deve essere tutto a posto!

Ieri mattina avevamo queste intenzioni: un passaggio rapido alla casa per scattare alcune foto che ci sarebbero servite nei negozi da esplorare subito dopo, argomentodel giorno: corrimani, ringhiere e compagnia.

Ogni cosa sembrava procedere regolarmente nel rudere tutto buchi che è adesso l'abitazione, con fili e cavi che serpeggiano dappertutto, lui al pianterreno scattava foto, io per curiosità sono salita al primo piano. Lì ho gettato l'occhio dentro all'enorme bagno, che pochi giorni fa avevano cominciato a smantellare per rifarlo suddividendolo in due: bagno e stanzetta antibagno. Ormai mi è venuto un colpo: il muratore stava innalzando a velocità incredibile il muro divisorio di mattoni... quel muro che noi avevamo pensato invece di fare nella parte alta con blocchi di vetro cemento per dare luminosità! E stavano sistemando mattoni proprio nella parte alta!

"ALT ! FERMI TUTTI !"

Mi era venuto un terribile dubbio... Ho fatto salire con urgenza mio marito: "Ma glielo avevi detto che non volevamo il muro normale?"

"No, non ancora! Non credevo che i lavori avanzassero così rapidamente e che fossero già a questo punto!"

Certo che se il suo metro di confronto sono i SUOI tempi tecnici... Però con tutto quello che c'è da decidere tutto insieme, è comprensibile che qualcosa resti indietro!

Il muratore era rimasto bloccato sulla scala, un mattone in una mano, la spatola con la malta nell'altra mano: "Che faccio?"

Ho detto: "Mi pare che le soluzioni siano due: o rinunciamo al vetrocemento e lui continua, o se si può toglie quello che è stato già murato e si va DI VOLATA a scegliere il vetro cemento!"

Il muratore suggeriva che era un peccato rinunciare alla possibilità di aumentare la luce, lui non avrebbe avuto problemi a togliere i mattoni già collocati, però la decisione doveva essere rapida, altrimenti tutto si induriva e diventava più complicato, ci ha anche suggerito due posti dove si comperavano bene... Noi avevamo già gli impegni in mattinata per i negozi di scale, al pomeriggio io avevo il teatro in francese.

"Senti, ho detto al marito, in fondo di questi mattoni ne abbiamo già visti qua e là, abbiamo deciso come li vogliamo, puoi andare da solo nel pomeriggio nei posti indicati, a sceglierli, magari li comperi anche e li porti qui entro stasera. E non telefonarmi per chiedere nulla perchè al teatro io spengo il cellulare."

Stavolta la mia presenza non mi sembrava così necessaria da rinunciare ad una delle poche cose mie che tengo a fatica in piedi in questo periodo. Era un po' tentennante, ma... o così o il muro chiuso: lunedì la parete va completata. Allora è stato COSI': è andato da solo.

Li ha visti, ma non li ha comperati, ieri sera me li ha descritti: dato che erano dello stesso tipo in entrambi i negozi, ma in uno costavano quasi il doppio dell'altro, anche se c'erano più varietà di colori, e date le spese impreviste che stanno saltando fuori (come in tutte le ristrutturazioni che si rispettino), direi che non avrebbe dovuto avere dubbi sulla scelta!

Per finire: oggi siamo andati a comperarli e li porterà alla casa lunedì mattina PRESTO (altra parola poco in uso nel suo stile di vita) e visto che questo magazzino è vicino a un supermercato, siamo riusciti a fare anche un po' di spesa come si deve per la sopravvivenza normale, finalmente!

Tanto per stare sempre in allerta, ecco notizie dell'ultima ora sull'eredità: il cognataccio ha messo in vendita la famosa casetta in montagna senza dire nulla agli altri fratelli eredi! Tempeste in arrivo da questa parte...

...è solo per dare l'idea, ma non sarà così.

 
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L' AVVENTURA

Post n°1192 pubblicato il 14 Gennaio 2015 da atapo
 
Tag: Francia

 

“Paris sera toujours Paris"

 


 

Mi rendo conto che ultimamente le mie parole vanno quasi solo in una direzione, quella dei miei pensieri: gli impegni pressanti per la nuova casa. E' ciò che coinvolge e stravolge le mie giornate, non posso farci niente, tutto il resto ne consegue...

Stavolta però ho una storia diversa, quasi un sogno con appena una puntina di invidia...

Ho un'amica, si chiama C., che ha partecipato fino all'anno scorso al teatro in francese e agli spettacoli organizzati dalla mia amica regista. E' più giovane di me, fa l'insegnante di francese nella scuola media, è una persona seria e molto impegnata in ciò che fa. In autunno abbiamo saputo che quest'anno non avrebbe recitato con noi, qualcuno ha detto che era a Parigi per un progetto... Mi ero ricordata che tempo prima mi aveva accennato in effetti a qualcosa del genere, pensavo fosse uno dei progetti europei che le scuole mettono in piedi e che impegnano moltissimo gli insegnanti coinvolti (ne ho fatti anch'io, ai miei tempi...), quindi vista la scrupolosità della mia amica non ritrovasse il tempo anche per il teatro, che comunque la appassiona molto. La curiosità di saperne di più mi ha spinto a scriverle (siamo amiche anche su Facebook), lei mi ha risposto subito con entusiasmo, poi ci siamo sentite anche per telefono, visto che ha una convenzione particolare per cui può permettersi di chiacchierare comodamente qualche volta tra Parigi e Firenze.

E ho saputo... dell'avventura che sta vivendo!

Nessun progetto europeo, né la sua scuola coinvolta! Anzi, dall'insegnamento ha preso un anno di aspettativa, perché... a Parigi ci è andata per conto suo, ci resterà per tutto l'anno scolastico! Era il sogno della sua vita!

Passare un anno a Parigi, entrare DENTRO alla città e al suo mondo...

C'era già stata qualche estate fa una quindicina di giorni, aveva raccolto materiale per i suoi studenti (come facevo anch'io, ai miei tempi...) e quel soggiorno aveva solo reso più acuto il desiderio di realizzare il suo sogno!

Allora suo marito (è sposata, ma non ha figli) le ha detto:- Se ci tieni tanto, vai...-

Hanno contato se finanziarmente ce la potevano fare (perché lei resta senza stipendio durante l'aspettativa) ed è partita. Lui ogni tanto la va a trovare, per alcuni giorni. Quando ho raccontato a mio marito tutto questo è rimasto allibito, ha detto che lui non avrebbe mai acconsentito a una simile pazzia! E anche la mia amica regista, che ha qualche anno più di me, mi confidava che suo marito avrebbe fatto uguale... Diverse generazioni di mariti...

Che fa C. a Parigi? Lei vorrebbe trovare una scuola in cui inserirsi attivando qualche progetto didattico, per entrare anche nel sistema scolastico, ma quando ci siamo telefonate questo era ancora in alto mare, stava solo prendendo contatti. Intanto ha trovato lavoro come baby sitter in una famiglia italo francese, vive in uno studio piccolissimo, partecipa alla vita parigina ed è entusiasta del suo sogno che sta diventando realtà.

I nostri rapidi contatti su Facebook continuano, io ora ho pochissimo tempo per corrispondenze e telefonate... Dopo gli ultimi tragici avvenimenti a Parigi io e molti amici di teatro le abbiamo scritto per solidarietà: immagino il suo stato d'animo, ma è una persona forte, continuerà ciò che ha iniziato. Vorrei solo trovare un po' di tempo per scriverle con calma, sapere come se la passa, se è riuscita finalmente ad inserirsi nel mondo scolastico... Sognerò con lei, tanto è inutile invidiarla ormai: per me, l'età e la situazione non aiutano...

 
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CONSEGUENZE

Post n°1191 pubblicato il 11 Gennaio 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

 

NON C'E' PIU' IL FISICO

 

G. Caillebotte, I piallatori di parquet

 

Quando si riescono a radunare tutti gli “esperti” che lavorano alla ristrutturazione della nostra casa e si trova giorno e orario giusto... non bisogna lasciarseli scappare, ma discutere e decidere il più possibile per far proseguire celermente i lavori. Tutto il resto passa in secondo piano ...

Così mercoledì mattina c'è stato uno di questi incontri al vertice, io non ci capisco molto, ma voglio essere presente e non ho ritegno a chiedere, fare proposte o mettere veti se qualcosa non mi pare funzionale: ci dovrò vivere e lavorare io lì dentro! Tre ore a discutere in quella casa che adesso è tutto un buco, col freddo di gennaio e l'umido aggiunto delle gettate di cemento, ma certe cose vanno viste e studiate in situazione... Mi si congelavano i piedi e il naso! Sapevo i rischi che correvo col freddo, è già successo altre volte che poi ho avuto malanni.

Ho lasciato mio marito con gli esperti a mezzogiorno, sono corsa a casa di mia figlia: lei era al lavoro, Damiano era ammalato e la babysitter non poteva coprire tutto l'orario: un'emergenza saputa solo dalla sera prima!

Mia figlia è tornata alle 14, io avevo promesso che alle 16 mi sarei ritrovata a casa di un'amica del teatro francese, in centro a Firenze: con qualcun altro volevamo passare un po' di tempo insieme e provare le nostre parti. Mi sentivo già stanca, ma...rinunciare? Una delle poche occasioni che mi rilassano e mi permettono di incontrare amici, soprattutto in questo periodo! Sono andata, ma avevo addosso tanto freddo accumulato nella mattina che mi sono fermata in un bar a bere un thè caldo. Qualche ora di piacevole compagnia, con pizzette e altre leccornie natalizie tipo aperi-cena, poi un salto a casa...

Alle 20,30 c'era la ripresa del corso di teatro alle Spiagge: prima lezione dopo le vacanze, importante per impostare il prossimo lavoro... non si poteva mancare! Sempre più stanca, ho detto a mio marito che se peggioravo gli avrei telefonato per farmi venire a prendere prima. Lezione tranquilla, lettura di testi, ma il raffreddore diventava sempre più potente...

L'ho pagata: dal giorno successivo sono stata male, raffreddore, tosse potente, mal di schiena, nausea, stanchezza infinita quasi coma... Febbre nulla, ma a me la febbre non viene quasi mai. E ciò che è successo in Francia mi ha aggiunto un'angoscia enorme, per quelle povere vittime, per l'insicurezza generale, per il fanatismo cieco... avrei voluto partecipare alle iniziative di queste sere nel mio istituto francese, ma non era proprio il caso...

C'è stata ancora necessità di babysitteraggio, necessità di uscire per rivedere infissi e radiatori... ora che i lavori procedono veloci altrettanto velocemente ci sono da fare scelte e da prendere decisioni che saranno irrevocabili, non si può rimandare niente! Tutti i momenti liberi (e non sono molti) li passo a dormire, ma non miglioro... mi sa che domani pomeriggio dovrò fare un salto dal medico!

Istituto Francese di Firenze, venerdì sera


 
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FINE VACANZE

Post n°1190 pubblicato il 06 Gennaio 2015 da atapo
 

 

CIAO BEFANA...!


 

Giorni di inizio d'anno con in testa quasi soltanto la nuova casa: domani avremo un incontro generale con tutti quelli che si occupano della ristrutturazione e mio marito ha passato questi giorni a progettare, controllare, ricercare su internet... con la sua pignoleria non è mai soddisfatto e si dà da fare strenuamente per evitare, per quanto gli è possibile, che ci siano poi cose che non tornano o di cui in seguito ci si debba pentire. Naturalmente anch'io sono chiamata in causa, perché mi spiega (anche se di certi aspetti ne capisco il giusto), mi chiede pareri o preferenze. Così per ore e ore: lui al pc ed io che gli sto nelle vicinanze per rispondere ai suoi richiami e chiedergli ogni tanto come va...

Giorni di un po' di riordino in casa e comincia a far capolino il pensiero del trasloco... un brivido!

Giorni in cui ho ricominciato a prendere in mano il prossimo copione, ma in modo leggero, poco più di una lettura...

Giorni in cui mi torna in mente più facilmente il passato... ed ecco la carrellata dei miei capodanni raccontati da queste parti...

Giorni in cui mi è anche tornato il ricordo di quando, avrò avuto 12 o 13 anni, recitai in parrocchia in una piccola commedia che avevamo preparato nel gruppo dei giovani: il mio primo palcoscenico! E il mio personaggio fu... la Befana! Non lo voleva fare nessuna ragazza perché avevano paura che poi i maschi le avrebbero derise, io invece lo sentivo molto mio: non avevo un bel rapporto col mio aspetto fisico a quell'epoca! Neppure dopo, in verità... In seguito a quello spettacolo i miei genitori mi raccontarono che il mio papà da giovane aveva recitato anche lui con passione, in una compagnia teatrale nata proprio in quello stesso teatro della parrocchia: si parlava degli anni attorno al 1940...

Giorni che man mano che si avvicinava l'Epifania mi hanno fatto aumentare la nostalgia delle Canarie... quest'anno quanto mi mancheranno! Il ricordo dell'arrivo dei Magi laggiù, delle celebrazioni vivaci e piene di colore in questa festa da loro così sentita, dentro e fuori le chiese...

Giorni in cui ho passato qualche ora con Martino, Damiano e Diletta: Diletta è sempre più vivace, Damiano ha la febbre, Martino ha finito i compiti delle vacanze e ha imparato a leggere.

Oggi Martino con la mamma è venuto da me, si è preso delle schede che usavo con gli scolari in prima elementare e me le renderà quando ha finito di leggerle... Insieme siamo andati a vedere il presepio vivente di fronte a casa mia: bello il suo stupore di fronte agli antichi mestieri e al re mago che era un mio amico della scuola di teatro e ha fatto la foto con lui!


Ma da domani il ritmo cambierà... e andrà in accelerazione da subito!

 

 
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SPIRITO DEL PASSATO

Post n°1189 pubblicato il 04 Gennaio 2015 da atapo
 
Tag: memoria

 

CAPODANNI-SHOW



 

Il capodanno tipico e tradizionale dei Bolognesi si festeggia in piazza Maggiore, talmente affollata che non si sente il freddo umido padano: tutti a guardare a mezzanotte il rogo del “vecchione”, grande pupazzo che simboleggia l'anno vecchio, eretto nei giorni precedenti al centro della piazza. E dai giorni precedenti i vecchi Bolognesi esperti lo commentano dal punto di vista estetico (“l'era méi quèl de l'an passé”=era meglio quello dell'anno scorso”) e funzionale (“me a degg ch'al brusa miga fèt acsé”=io dico che non brucia fatto così). Poi dal rogo e dai successivi fuochi artificiali si traggono gli auspici per l'anno nuovo...

Questi furono i miei primi capodanni di bambina, issata sulle spalle di papà, era un rito da non mancare, un po' impressionante per i miei pochissimi anni, però amavo quelle sensazioni forti, perché papà mi avrebbe sempre protetta. E mi piaceva tenere in mano le girandole, i bastoncini grigi che accesi sprigionavano le scintille... Poi tornavamo a casa nella notte fonda, camminando veloci sotto i portici scuri, per non perdere l'ultimo autobus. Solo un anno ci fu concesso un posto d'onore: papà aveva il laboratorio in una soffitta di un palazzo antico che si affacciava proprio sulla piazza, invitammo qualche parente, assistemmo allo spettacolo dal laboratorio, al riparo dal freddo, distribuendoci i chicchi d'uva portafortuna, costati una follia...

Il primo dell'anno in casa mia c'erano due “tradizioni” per me terribili. La prima era la scampanellata, al mattino presto, di uno zio fratello di mia mamma, che partiva da casa sua in bici chissà a che ora, penso prima dell'alba, e faceva il giro dei parenti a portare gli auguri: poiché pareva che portasse fortuna vedere per primo un uomo, lui voleva assicurare una buona dose di fortuna ai suoi parenti: senz'altro così facendo assicurava a se stesso una buona dose di ***.

Anche se non ci fosse stato lo zio, da una certa età in poi ero lo stesso costretta ad alzarmi presto: la mia nonna Margherita (di cui ho riassunto la vita qualche tempo fa) era morta proprio il 1° gennaio 1953 e il mio nonno faceva sempre dire una messa in suo suffragio ogni 1° gennaio... ma alla prima messa, quella delle 7 o 8 del mattino!!! Nonno e zii erano sempre presenti, si mettevano tutti insieme nei banchi in fondo alla chiesa ed anch'io ero obbligata a partecipare... fino alla morte del nonno: dopo nessuno osò più mantenere la tradizione...

Da adolescente ricordo una festicciola concessa con gli amici d'infanzia, due di loro abitavano all'ultimo piano di casa mia (cioè di mio nonno, che affittava alcuni appartamenti) e c'era solo da salire le scale...

Il capodanno del 1968 fu la svolta: ero arrabbiatissima perché i miei non mi avevano concesso di andare ad una festa, invitata da un ragazzo a cui tenevo tanto, che però loro non conoscevano, la storia che è finita anche nel mio monologo... Mi concedevano solo di andare in parrocchia, alla cena e caccia al tesoro per adolescenti. E lì a tavola si sedette di fronte a me un ragazzo magro, nuovo del gruppo, appena arrivato a Bologna... Era abbastanza simpatico, finì nella mia squadra per la caccia al tesoro e da quel giorno nelle iniziative della parrocchia ce lo trovavo quasi sempre. Io avevo anche altri interessi, fu un mio breve momento di impegno politico, e fino ad ottobre lui rimase solo uno fra i tanti amici. Lui dice che invece da quel capodanno lo avevo già colpito, ma ci vollero dieci mesi perché io me ne accorgessi... Insomma, da quel capodanno i successivi li abbiamo sempre passati insieme, fino ad ora!

Ci sposammo dopo cinque anni e dal nostro appartamentino di periferia, al quinto piano, si vedevano i tetti di Bologna, così i fuochi d'artificio di piazza Maggiore ce li potevamo godere comodamente dalla terrazza, magari insieme ad un gruppo di amici, finché non arrivarono i figli...

Fra questi amici c'era quasi sempre la coppia con cui siamo andati alle Canarie. Trasferiti a Firenze, loro sono venuti da noi con i loro figli, in alcuni capodanni: un po' affollati in casa nostra, ma stavamo bene, grandi e piccoli. Un anno invece lo passammo tutti nella loro casa in Romagna, una bella trasferta al mare d'inverno!

Oppure andavamo a Pordenone (congelamento assicurato) dai parenti di mio marito, quando ancora c'era un buon accordo tra fratelli e pareva che le famiglie potessero restare “normali”.

Un anno festeggiammo con le famiglie della classe in cui insegnavo, erano famiglie eccezionali...

Poi, dal 2000, ci sono stati i capodanni al caldo: potevamo sfuggire al gelo solo durante le vacanze natalizie perchè io ancora insegnavo e non potevo prendere ferie in altri periodi. Eravamo costretti a pagare profumatamente il cenone e spesso il successivo spettacolo... Non sempre gli hotel organizzavano bene, spesso se la cavavano aprendo la sala da ballo verso mezzanotte... Però alle Canarie ci sono i sacchi con cotillons e regalini a sorpresa, c'è il rito del mascherarsi e dei 12 chicchi d'uva da mangiare ai 12 rintocchi per accaparrarsi la SUERTE...

 


Più belli gli spettacoli in Tunisia, con fantasisti, danza del ventre, mangiatori di fuoco, prestigiatori, suonatori di strumenti e musiche tradizionali... un mondo orientale ricreato per l'occasione!

Negli ultimi anni abbiamo sempre passato il capodanno a teatro, una passione comune a entrambi: viaggiare al freddo notturno d'inverno ci affatica, le nostre conoscenze e amicizie qui sono scarse, in fondo questa soluzione ci accontenta... e gli anni passano.

E ricordando questa carrellata, mi sono venuti in mente alcuni capodanni particolari, per chi ha la pazienza di continuare e forse alla fine riderà un po'...

CAPODANNI SFIGATI

ASSALTO AL BUDINO

Ci eravamo sposati in ottobre e il 31 dicembre avevamo invitato i migliori amici nel nostro “nido d'amore” per una cena insieme, come dessert mio marito aveva promesso il favoloso budino al cacao: una ricetta della sua mamma, buonissimo e famosissimo tra gli amici perché lui non faceva altro che parlarne: era diventato un mito culinario nel nostro gruppo e tutti erano ansiosi di assaggiarlo.

Lui l'aveva già preparato varie volte, era quindi allenato e non c'erano problemi.

Però, al momento in cui dallo stampo capovolto sul piatto avrebbe dovuto staccarsi il budino... accadde un imprevisto: da sotto allo stampo cominciò a gocciolare cioccolato... il budino non era abbastanza solido e... giù a sformarsi e a colare da tutte le parti! Stupore generale, sbiancamento di mio marito, un OH!!! collettivo, ma senza perderci d'animo ognuno ha agguantato un cucchiaio e si è lanciato a raccogliere ( e a mangiare) quanto più budino possibile... assicurando però che anche in quel modo era squisito!

Abbiamo rifatto il budino altre volte, non è mai più successo un simile disastro, chissà perché quella sera... E' rimasto nella storia della famiglia come un punto di disonore per le capacità culinarie di mio marito!


MALEDETTA INFLUENZA

Era il capodanno del 1976, io avevo una pancia enorme, mio figlio sarebbe nato dopo poco più di un mese. Consapevoli che sarebbe stato l'ultimo capodanno di baldoria per chissà quanti anni, con la coppia di cui parlavo sopra dovevamo andare da altri amici a passare la notte in una casa di montagna: falò all'aperto, polentata, salsicce allo spiedo... un po' di avventura a cui partecipavo volentieri anche se incinta. Però a mio marito venne l'influenza proprio il 30, con la febbre a 40° nella notte del 31! Sì, sospirammo parecchio in quella notte, per quello che ci perdevamo... e non erano sospiri di passione...

 

LE MADONNINE

Abitavamo già a Firenze, mio marito si stava inserendo con entusiasmo nelle attività parrocchiali, i figli ormai grandi uscivano con amici, noi fummo invitati alla cena e brindisi da una famiglia nella cui casa ci ritrovammo con una decina di parrocchiani tra i più “devoti”, sposati, nubili o celibi già di una certa età. Ebbene, gli argomenti di conversazione di tutta la serata furono: pellegrinaggi, organizzazione delle liturgie, riordino dei paramenti sacri, pettegolezzi sui sacerdoti conosciuti, dislocazioni ottimali nelle stanze di quadri sacri e Madonnine di Lourdes e simili...

Io arrivai distrutta al brindisi di mezzanotte, pure mio marito era abbastanza stravolto e mi confessò in seguito che... sì... forse erano un po' eccessivi anche per i suoi gusti! Per fortuna non ci hanno più invitati, forse non eravamo abbastanza dotati per sostenere una conversazione così ispirata...


 
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INIZIO

Post n°1188 pubblicato il 01 Gennaio 2015 da atapo
 

 

UN  LUNGO  CAPODANNO



Se l'avere messo un fiore ogni mese ad ornare il mio blog nel 2014 mi ha portato un giardino,

mettere un gatto per mese nel 2015 mi porterà un gatto vero?

Mi piacerebbe, ma ne dubito: mio marito non li sopporta! Nei giorni scorsi, parlando di porte-finestre per la casa nuova, gli ho suggerito: "Quella che abbiamo scelto tra cucina e giardino è proprio del tipo che può avere la porticina basculante in basso per fare uscire e rientrare il gatto..."

Non l'avessi mai detto! Ormai scoppiava... Ma credo che in quel giardino qualche gatto poi verrà a gironzolare, anche senza addomesticarlo (se mai si può addomesticare un gatto)...

Allora senza illusioni via con i 12 gatti, tutti rigorosamente fotografati da me durante i miei viaggi, cominciando, naturalmente, con il meraviglioso Beto, il gatto "di famiglia" (un giorno merita che vi racconti la sua storia...)

E torniamo a questo capodanno, che per me è durato... 24 ore di più!

Come in questi ultimi anni, volevamo andare a teatro la sera del 31. Da un pezzo avevamo scelto uno spettacolo comico in cui recita Anna Meacci, una delle mie insegnanti al teatro delle Spiagge, reduce da un intervento chirurgico per guarire dal malanno di cui soffriva e che in brevissimo tempo è già tornata sul palcoscenico! Però, sopraffatti dagli impegni per la ristrutturazione della casa, non si riusciva mai a trovare il tempo e a ricordarsi di fare i biglietti, quando finalmente ci siamo attivati... troppo tardi: per il 31 tutto esaurito!!!

Che fare? Cambiare spettacolo? Però l'Anna volevo vederla, anche salutarla...

Allora abbiamo deciso che saremmo andati allo spettacolo del 30 dicembre (con una spesa dimezzata...). Per il 31 avevo adocchiato in TV un film che volevo vedere da tempo, "Hugo Cabret", poi saremmo usciti a fare un giro per qualche piazza festaiola della città.

Tutte queste decisioni prima dell'arrivo del mal di schiena a mio marito... che fino all'ultimo ci ha tenuto sulle spine: per il 30 sarebbe almeno diminuito, oppure a teatro ci sarei andata da sola, tornando in taxi?

Insomma, ce l'abbiamo fatta, anche se lui, fermo sulla poltroncina, verso la fine ha abbastanza "sofferto", ma ormai c'era e ha resistito.

Lo spettacolo è stato molto divertente, dopo ho potuto salutare Anna e scambiare quattro chiacchiere, mi ha abbracciata dicendo ai presenti: "Questa è la mia allieva!"

Da quella serata, nelle ore successive io ho avuto l'impressione... che fosse già capodanno e il 31 per me è stato come un giorno sospeso, qualcosa che non era previsto nel mio tempo, un di più nè carne nè pesce. Con un vento gelido, una leggera nevicata che mi sconsigliava di uscire a fare la spesa, ma non ne avevo nemmeno voglia, il ritorno da un viaggio a Napoli di mia figlia con tutta la sua tribù e la sua visita per portarci qualche sfogliatella, un po' di tempo al pc per scambi di notizie e di auguri anche con chi non risentivo da tanto e mi ha dato un piacere raddoppiato... A me sembrava già anno nuovo.

Abbiamo deciso di cenare in casa, ordinando al ristorante cinese una ricca cena coi piatti che preferiamo, da gustare davanti al film previsto in TV, dopo non era il caso di uscire, con quel freddo e col residuo di mal di schiena. A mezzanotte un brindisi tra noi due con uno spumante scadentissimo che ci siamo ritrovati in casa senza ricordarci la provenienza, poi... SORPRESA!

Sono cominciati i botti e i fuochi artificiali un po' dappertutto... siamo saliti all'ultimo piano di casa nostra, da una finestra potevamo vedere... che spettacolo! Si alzavano fontane colorate da tutti i quartieri di Firenze, anche dai paesi attorno che si intravedono dal mio terzo piano, addirittura dai locali in cima a Monte Morello, sullo sfondo!

UNA BELLISSIMA SORPRESA!

Negli ultimi anni eravamo sempre stati a teatro, non mi ricordavo che fosse così spettacolare il panorama da quella finestra la notte di capodanno! Insieme a questa meraviglia però, un pizzico di maliconia: tutto questo lo perderò nella casa nuova, con un piano in meno non si arriva a vedere un panorama così vasto!

E così è iniziato ufficilamente il mio 2015.

 
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