Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

NOVEMBRE


 
 E viene il tempo degli alberi
che lasciano cadere foglie d’oro.
E viene il tempo
dei giorni che si accorciano.
Le notti sono lunghe
e ogni sera ha un nome.
sempre nuovo di fiabe.
Nel vano della finestra
una stellina si ferma ad ascoltare
.

E. Borches
 

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GIORNI COSI'

Post n°1481 pubblicato il 17 Novembre 2017 da atapo
 

CE  LA  FARO'

 


 

Si preparano giorni intensi... e sono già cominciati.
Ho ancora visite mediche da fare per il "tagliando annuale".
Ci sono le prove dei miei due teatri: uno spettacolo sarà qualche giorno prima di Natale e ormai non manca molto.

La faccenda delle case in montagna va prendendo corpo: ora che mio marito si è convinto per un nuovo investimento stiamo fissando appuntamenti per visitare quelle che ho trovato on-line, mica tante, viste le nostre esigue finanze, ma sufficienti a farci viaggiare su e giù per i monti dell'alta Toscana, incrociando le dita perchè non torni una bufera come quella della settimana passata, che tolse la corrente elettrica per tre giorni proprio là dove avevamo già preso appuntamento...
E questo nuovo progetto lo spinge a riflettere e a dire che non è il caso di buttare via tutto quello che c'è ancora in giro dei suoi genitori, altrimenti come la arrederemo questa nuova abitazione? E se, come vorremmo, in previsione la abiteranno anche i nostri figli e nipoti, la famiglia è numerosa: siamo in 11!

D'ora in poi, prima di vendere ai mercatini sarà bene tenere per noi... infatti dagli scatoloni per il mercatino che andrò a fare domani ho tolto qualcosa che terremo per noi... è tutto un fare e disfare!

A proposito dei nipotini, è già l'ora di pensare ai regali di Natale! Presto? Forse, ma loro hanno già le idee chiare, nei negozi ora c'è un buon assortimento, on-line mio marito trova le offerte vantaggiose... e allora ecco un altro impegno!
Che nel nostro caso quasi si raddoppia: due bimbi sono nati all'inizio di dicembre, così un surplus di regali...

Per fortuna il tempo sembra si sia rimesso, fa abbastanza freddo, ma c'è il sole.
Questo si unisce all'indaffaramento e non mi fa sentire troppo quella malinconia che provo di solito nel grigio di questo periodo dell'anno. Sì, arriva ogni tanto, ma c'è subito qualcuno che mi chiama o mi telefona o qualche impegno pressante... così non sto a pensarci sopra.. e intanto le giornate passano, anzi volano!

 
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NEVE

Post n°1480 pubblicato il 15 Novembre 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

E  PAZIENZA...

 


 

In quest'ultima settimana le mie ricerche su internet mi hanno fatto scoprire alcune casette in vendita tra i monti non molto distanti da Firenze, abbordabili come prezzi...

Ci stavamo organizzando per cominciare un giro di visite... abbiamo telefonato... oggi era già programmato il primo viaggetto per vedere la prima....

E invece NEVE! 

TROPPA NEVE dappertutto, non rispondono nemmeno al telefono, credo sia tutto bloccato!

Rimandato tutto al disgelo?  Ma un po' di fortuna ...MAI ?!

 
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LA CASA IN MONTAGNA

Post n°1479 pubblicato il 12 Novembre 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

DECISIONE

FUORI  STAGIONE

 

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E' passato quasi un anno da quando è terminata l'odissea dell'eredità dei miei suoceri, da quando è stato "liquidato" il cognataccio che ci aveva fatto impazzire e gli altri tre fratelli hanno avuto la casetta sull'Appennino modenese. Casa ormai disabitata dal 2009, che va deteriorandosi...E' passato quasi un anno e ancora i tre non hanno fatto un passo per decidere la sua gestione.Avevamo pensato già da prima di rilevarla mio marito ed io, sarebbe stato un rifugio dal caldo estivo e con qualche piccola sistemazione potevano salire lassù anche figli e nipotini... rinnovando la presenza dei bambini come lo era stato quando alla loro epoca c'erano i miei figli da piccoli con le cuginette, insomma una nuova vita nel succedersi delle generazioni in una casa di famiglia...Ci eravamo tutti un po' abituati a questa idea... finchè mio marito ripensandoci ha temuto che il tornare lassù gli avrebbe fatto rivivere il rapporto drammatico col padre durato una vita intera, allora... in vendita!
Agli altri cognati la casa non interessa quindi bisognava contattare l'agenzia immobiliare che già si occupa dell'altra casa-rudere. Tutto questo accadeva prima dell'estate, gli altri due hanno lasciato l'onore e l'onere a mio marito che è il maggiore. Ma l'estate ci ha bloccati causa la mancanza della patente, poi un po' di vere vacanze (dopo quattro anni!), poi la solita lentezza del coniuge nel prendere decisioni... infine io ho cominciato a brontolare:-Ci dobbiamo tenere sul groppone la casa un altro anno senza far nulla, ma pagando le tasse? Vogliamo andare lassù in pieno inverno con la neve e il ghiaccio?-

Fissato l'appuntamento, naturalmente la bella stagione ha rotto due giorni prima e giovedì siamo saliti, trovando la neve già prima dell'Abetone, al paese non c'era neve per fortuna, ma freddo e umidità: è a 800 metri! Avevo seguito le previsioni del tempo e vista la situazione mi ero attrezzata con giacca a vento invernale, scarpe pesanti e cappello adeguato: ho tenuto tutto addosso per quasi tutto il giorno anche dentro la casa dove c'erano 9 gradi! (fuori meglio non parlarne)
Lo temevo che sarebbe finita così, con quel lunghissimo autunno quasi estivo  dovevamo proprio ridurci ad ora!...Abbiamo parlato con l'agente immobiliare: non sarà facile nè vantaggioso vendere una casa in quelle condizioni, bisognerebbe ripulirla e sistemare alcune cose... nessuno dei fratelli ne ha voglia. Si dovrà venderla a molto poco e chissà quando, il mercato ora non è favorevole. Potrebbe essere un'attesa ancora  lunga... Probabilmente ci sarà tutto il tempo di svuotarla, di inventare una sistemazione per i mobili, almeno alcuni che hanno un certo valore... sempre che i tre fratelli ci vogliano dedicare un po' di tempo e di buona volontà e che non decidano di buttare via tutto come hanno fatto in gran parte per la casa di abitazione dei miei suoceri a Bologna.
A me piange il cuore a vedere tutta quella rovina, anche ieri ho portato a Firenze da lassù borse e scatoloni di oggetti, scegliendo tra il meglio, qualcosa lo prende mia figlia, il resto lo rivenderò.Mio marito pare si stia convincendo a cercare un'altra casetta in montagna, magari più vicino a Firenze, così potremo andare al fresco d'estate, anche con figli e nipoti, e potremo arredarla con quei mobili e oggetti...
Certo non riusciremo a comperarla con il ricavato della vecchia, daremo fondo a ciò che abbiamo in banca, ma tanto ormai ... Sto cominciando a guardare in internet le maggiori agenzie immobiliari di zona: bisogna essere realistici, anche se mi dispiace perdere quella "casa dei nonni" che fa parte della nostra storia di famiglia...

 
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AUTUNNO

Post n°1478 pubblicato il 08 Novembre 2017 da atapo
 

FOTO

Seguendo il consiglio di Nonno Renzo, ho provato ad usare Tiny Pic per le mie foto.

Anche se rimane qualche problemino di ... dimensionamento,

ora posso presentare il mio giardino autunnale:

con il primo fiore della yucca!

 

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...e  con melagrane e topinambur gigantesco sullo sfondo

 

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L' UOMO MISTERIOSO

Post n°1477 pubblicato il 05 Novembre 2017 da atapo
 

CHI  E'  QUELL' UOMO ?

 


 

Il campeggio di Saint-Aygulf non era certo affollato nell'ultima settimana di settembre e quando arrivammo col camper fu facile trovare un posto tranquillo sotto agli alberi a una buona distanza da altri camper o tende. Più vicino (si fa per dire) a noi c'era una piccola tenda canadese, che era ben chiusa al nostro arrivo. Fuori nessun oggetto o tavolino.
-Ci starà una giovane coppia, ci dicevamo, è la classica tendina di chi è giovane, innamorato e con pochi soldi! Anche noi, tantissimi anni fa… Forse li disturbiamo, si erano sistemati qui lontani da tutti per poter stare in pace… Ma no, siamo abbastanza distanti…-

Dalla nostra piccola finestra sopra ai fornelli si vedeva il fianco della tendina là fuori e la mattina dopo, proprio mentre stavo armeggiando alla cucinetta, ecco il rumore della chiusura lampo, il lembo della tenda sollevarsi…
Ero curiosissima di vederne uscire gli occupanti…
Uscì una sola persona, uno così spilungone che subito mi chiesi “ma come fa a starci tutto in una tendina così piccola?”, sulla cinquantina, cranio rasato e lineamenti decisi, ma non brutti, quasi da duro, pantaloncini corti e scarpe da trekking, zainetto in spalla. Richiuse con cura la tenda e se ne andò di buon passo.
Un po' sorpresa perché mi aspettavo gli innamorati feci subito lavorare la fantasia: “Sarà uno dei soliti Francesi randonneurs, che partono la mattina presto, si fanno qualche decina di chilometri esplorando le montagne qui intorno e tornano nel tardo pomeriggio bruciati dal sole o zuppi di pioggia”
Ipotesi che cadde nel primissimo pomeriggio quando lo sconosciuto tornò: non pareva affatto affaticato, si chiuse nella tendina e non lo vidi più per quel giorno. Ma io cominciavo a farmi dei film nella mia testa, chi era? Che faceva lì?
In spiaggia non lo vedevo mai, usciva e partiva dalla tenda ad orari diversi, tornava ad orari diversi… A volte quando noi rientravamo a piedi e passavamo davanti alla sua tendina questa era aperta, lui stava seduto dentro a gambe incrociate e curvo perché le sue dimensioni non erano compatibili con la piccolezza della sua “stanza”. Confesso che allungavo l'occhio curiosissima, mi pareva leggesse, se era scuro aveva una lampada accesa, ma non capivo molto di più perché non volevo girarmi completamente e farmi scoprire così maleducata e curiosa. Da parte sua lui non alzava mai gli occhi da ciò che stava facendo mentre noi passavamo, quindi mai un accenno di saluto fra noi, come invece accadeva con molti altri campeggiatori.
Mai che lo vedessimo mangiare lì, e sì che stava in tenda spesso negli orari dei pasti… E poi, come faceva a sopportare uno spazio così ridotto per tutti quei giorni?
Io facevo ipotesi: forse era un lavoratore in trasferta e voleva risparmiare sull'albergo? Ma i suoi spostamenti non erano ad orari fissi da lavoratore… Mio marito rideva: -Ma che lavoro del cavolo sarebbe che non paga nemmeno l'hotel a un lavoratore in trasferta?-
Forse era studioso di qualcosa, che ne so, di biologia marina, che andava sul sentiero dei doganieri a cercare piante o insetti?

O aveva l'amante da qualche parte e la raggiungeva quando non c'erano rischi? La mia fantasia continuava a lavorare e come mi divertivo!

Un giorno mentre mi avviavo alla segreteria per chiedere un'informazione, vidi che camminava proprio davanti a me… entrò anche lui e si avvicinò allo sportello prima di me. Allora aguzzai le orecchie, per sentire meglio sperando che la conversazione fra lui e l'impiegata mi desse qualche indizio per le mie ipotesi… Macchè! Parlavano in una lingua a me sconosciuta, forse tedesco o olandese, mi parve solo che lui chiedesse e ottenesse qualcosa tipo un gettone. Gli unici gettoni che vendevano erano quelli della lavatrice, avrebbe fatto il bucato… ma, altro mistero, non ci fu mai nessun bucato steso sopra o accanto alla tendina, solo un asciugamano scuro a cavalcioni della tenda, come tutti i giorni.
Ora sapevo che non era francese, ma che ci faceva lì? In quei giorni c'era in zona, sulle spiagge e in paese, una serie di gare di mountain bike, il “Roc d'Azur”, con squadre di ciclisti provenienti da tutt' Europa: allora le mie fantasie hanno immaginato che forse era uno degli organizzatori, che da giorni si occupava dei preparativi, dei percorsi e di tutte le incombenze. Ma sistemato in quel modo spartano, poveretto...
Le ultime sere lo sentivamo tossire dentro la tenda, sfido, era sempre in pantaloncini corti e maglietta, un golf gettato alla meglio sulle spalle!
Insomma, partimmo che il Roc d'Azur non era ancora finito, la tendina era sempre al suo posto con dentro il suo sconosciuto occupante che mi aveva incuriosito e solleticato la fantasia per tutta la settimana...   e il mistero non si era risolto!

 
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DI GIALLO E DI ROSSO

Post n°1476 pubblicato il 01 Novembre 2017 da atapo
 

IL SOLE NEL GIARDINO

E viene il tempo degli alberi
che lasciano cadere foglie d’oro.
E viene il tempo
dei giorni che si accorciano.
Le notti sono lunghe
e ogni sera ha un nome.
sempre nuovo di fiabe. 
Nel vano della finestra
una stellina si ferma ad ascoltare.

(E. Borches)

 

E' proprio questo il tempo: appena finita l'ora legale il buio ci sorprende troppo presto, ma quest'anno si annuncia con questi incredibili tramonti rossi un po' inquietanti. Ci sono storie che cominciano in questi giorni, non fiabe, ma progetti, organizzazioni di una vita diversa dall'estate, protesa verso i mesi a venire.

Sugli alberi le foglie ingiallite formano chiome di sole, stentano a cadere, non c'è ancora vento, restano ad illuminare ancora di più l'atmosfera soleggiata, rimandano le malinconie autunnali.

In fondo al mio giardino l'acer negundo è una nuvola dorata che solo ora accenna a diradarsi e le foglie cadute cominciano a formare un nuovo sole a terra, sull'erba verdissima.

Giallo solare nel mio giardino durante le settimane passate: oltre all'acero, i limoni sono finalmente giunti a maturazione, il topinambur raccolto l'anno scorso dei dintorni di Montelupo è diventato un albero alto due metri, con tanti steli-rami e tantissime margherite gialle. Non avevo mai visto una cosa del genere, forse il cambio d'ambiente ha causato nel topinambur una tale mutazione genetica? Sorprendente, ma inquietante...

Poi il rosso: le nandine mi pare si siano ambientate bene, hanno rami e foglie nuove tendenti al rossastro, qualcuna anche i suoi grappolini di bacche rosse.

Anche quest'anno una produzione enorme di melagrane ha incurvato i rami con grossissimi frutti che sembrano palle di Natale, sono rosse oppure gialle, ma sono tutte buone. Ne regaliamo, ne vendiamo, ne mangiamo noi anche scoprendo o inventando ricette, mio marito le spreme poi congela il succo nei bicchierini di carta, che dureranno per parecchie settimane...

Le belle di notte hanno invaso il fondo del giardino con una fioritura strepitosa dal giallo al fuxia con tutti gli incroci e le sfumature intermedie.

Ho appena comperato altri due ciclamini rosa e porpora e spero quest'anno di essere più brava a mantenerli...

Purtroppo i nostri viaggi e la siccità ci hanno fatto seccare alcune piantine di fiori: nostra figlia non poteva venire spesso a controllare e quel maledetto impianto di irrigazione era ancora inaffidabile. Bisognerebbe avere più costanza nel seguire le piante, ancora noi non ne abbiamo l'abitudine e la pigrizia di mio marito non aiuta. Speriamo di diventare bravi in futuro.

Per altre piante un po' ammaccate sarà meglio chiedere presto un consulto al mio amico giardiniere, per affrontare l'inverno...

Per finire, una bella sorpresa: la yucca tagliata due anni fa dal giardino del figlio a Montelupo, portata qui da noi solo come tronco, è bella rigogliosa e da qualche giorno sfoggia in alto uno stelo in cui si stanno aprendo i fiori bianchi!

Foto? E' complicato, visto che Libero ha tolto gli album... cerco vecchie foto già pubblicate, poi vi lascio all'immaginazione...

la yucca a Montelupo due anni fa, prima che venisse sradicata:

tornerà così?

acero e melograno (l'anno scorso)



 

 
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AVIGNONE

Post n°1475 pubblicato il 28 Ottobre 2017 da atapo
 

CI  PORTO'  IL  MISTRAL

Il mattino della nostra partenza da Saint-Aygulf il cielo era limpido ma soffiava un vento strano, più sgarbato dei giorni precedenti.
Non mi convinceva... vuoi vedere che... e col procedere del viaggio verso Avignone i miei sospetti putroppo erano fondati: il MISTRAL !!!
Avevamo deciso di evitare l'autostrada e percorrere la route nationale che ne è quasi sempre parallela, così avremmo gustato di più i panorami, avremmo attraversato paesi, ci saremmo immersi meglio nella terra di Provenza, tanto non avevamo nessuna fretta.
Ma anche se fossimo stati in autostrada non avremmo potuto tenere una grande velocità perchè il terribile vento mistral si faceva sempre più forte e spesso il camper sbandava. La météo sul cellulare mi diceva che soffiava a 60 km orari con raffiche a 100... e il mistral è una raffica dietro l'altra! Duecento chilometri in questo modo! Un'esperienza faticosa per mio marito alla guida!
E finalmente nel tardo pomeriggio eccoci ad Avignone, battuta dal mistral. Il campeggio si trova su un'enorme isola in mezzo al fiume Rodano, in un bellissimo bosco di platani. Proprio di fronte, al di là di un ponte che scavalca il Rodano, c'è il centro storico, in 5 minuti a piedi ci si arriva, più comodo di così! Io però quella sera mi chiedevo come avremmo attraversato quel ponte se il mistral fosse continuato...E ripensavo alla volta precedente in cui eravamo stati ad Avignone col mistral, al freddo terribile... Dopo una notte cullati dalle raffiche e dal fruscio potente degli alberi per fortuna il mattino dopo era tutto passato e il sole caldo ci ha accompagnato anche in questi ultimi giorni di vacanza.

il centro storico visto dal campeggio


Di Avignone ho già parlato tanto, QUI soprattutto, non mi dilungherò a raccontare il particolare e dolce rapporto che ho con questa città, che ha pure mio marito... Questa volta ci abbiamo passato il nostro anniversario di matrimonio il 7 ottobre, è un regalo che ci siamo voluti fare: stare in un posto bello e amato da entrambi. L'avevamo girata già in lungo e in largo eppure ci fa sempre piacere passeggiare nelle sue strade su cui si affacciano i palazzi bianchi o chiarissimi, cenare in un ristorantino all'aperto, notare cambiamenti, scoprire i numerosi teatri e le "tracce" del famosissimo festival teatrale di luglio.

 

 

Era la prima volta che ci venivamo in camper, ci siamo trovati benissimo al campeggio, attraversato il famoso ponte la zona centrale che si incontra per prima non l'avevamo ancora esplorata nei viaggi precedenti, così è stata una novità. Pian piano durante quei giorni mi tornavano in mente luoghi e strade del mio primissimo soggiorno- studio, che mi pareva di aver dimenticato... avrei voluto rivederli, ma erano dalla parte esattamente opposta, non ci siamo arrivati, pazienza, è bello anche se restano solo i ricordi.

Ci piacerebbe tornare ancora col camper soprattutto durante il festival, ci hanno detto che al campeggio per quel periodo bisogna prenotare circa quattro mesi prima e la vedo molto dura con le abitudini e gli imprevisti della nostra famiglia!
In uno dei giorni avignonesi abbiamo fatto una gita al paese di Pernes-les-fontaines, chiamato così perchè un tempo aveva ben 40 fontane, nonostante fosse una piccola cittadina. Ci ha attirato un'esposizione di santons, le figurine del presepio provenzale che sono la nostra passione. Pernes è uno di quei piccoli paesi sulle montagne attorno che sono deliziosi, dove sembra che il tempo si sia fermato, in una pace invidiabile. E' bello scoprirli così senza fretta, sarebbe interessante un viaggio solo per esplorare questi villaggi provenzali, sembrano tutti uguali ma ognuno ha qualcosa di caratteristico e unico, angolini deliziosi e tranquilli...

 

fontana a Pernes

santons

L'ultimo giorno ad Avignone è stato veramente ...col botto!
Sull'isola si svolgeva una grande festa medievale: 87 gruppi di appassionati provenienti da tutta Europa si erano accampati e hanno vissuto tre giorni come si viveva nel Medioevo, c'erano i Vichinghi, i Normanni, i pirati, secondo le località di origine, altri provenivano da diversi stati europei, anche dall'Italia...

 

 

L'ultimo giorno hanno aperto al pubblico offrendo a tutti animazioni e la parte finale di tornei e gare di ogni genere. I botti c'erano davvero perchè sparavano con bombarde e colubrine, il momento culminante è stata una grande battaglia tra diverse squadre, con morti e feriti, per finta naturalmente, avranno avuto le loro regole per "morire", però era impressionante vedere il campo di battaglia... pensare che lì era solo un gioco... che nella realtà putroppo è guerra e alla fine molti non si rialzano...

 

 

"Le camp de la rose d'or" si chiama questa grande manifestazione che si tiene ogni due anni e pare sia la festa medievale più importante di Francia. Naturalmente si poteva mangiare e bere prelibatezze non solo medievali, io mi sono comperata dei "macarons" artigianali enormi, buoni così ricordo solo quelli di Ladurée, che vinsi al concorso di dettato francese.
Insomma, meglio di così non poteva essere la conclusione del nostro viaggio!
Lasciando Avignone, l'ho salutata con un "Arrivederci a presto!" e mi stava già venendo un'idea da tour operator... per preparare un prossimo LUNGO viaggio in Francia...


 
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ESTEREL 2

Post n°1474 pubblicato il 23 Ottobre 2017 da atapo
 

RELAX

Il problema al motore del camper ha fatto sì che la prima cosa da fare , la mattina dopo, fosse la ricerca di un'officina adeguata. E sia benedetto il collegamento a internet, con le mappe e le localizzazioni di tutto ciò che può essere utile in un territorio sconosciuto! Anche se attraverso il cellulare neppure per mio marito è sempre facile districarsi… ma il collegamento al campeggio si paga a peso d'oro, come d'altra parte tutto in Costa Azzurra e per fortuna che siamo ormai “fuori stagione” e i prezzi sono quasi dimezzati!

Insomma, c'è stato subito modo di girellare ben bene l'entroterra, con i centri commerciali e industriali, con alcuni graziosissimi paesini tradizionali provenzali in cui naturalmente era impossibile penetrare col camper nel centro storico, sia per le strade strette sia per i divieti specifici… Finchè abbiamo trovato un'officina dove ci hanno assicurato che entro pochi giorni avrebbero procurato il pezzo da sostituire per sicurezza, anche se ci hanno detto che non correvamo rischi eccessivi a girare accompagnati dal cigolio… Cosa che abbiamo fatto poi fino al rientro in Italia, perché il pezzo procurato non era adatto al nostro mezzo e quando è arrivato ormai eravamo in partenza da Saint Aygulf verso altre mete…

A parte questo il soggiorno a Saint Aygulf è stato piacevolissimo: credo che siamo capitati a soggiornare nel luogo migliore fra tutti quelli che avevo nel mio elenco.

Il campeggio era enorme, ben alberato con pini, lecci, querce da sughero, platani, pioppi, oleandri e vari arbusti tra cui un tipo con piccoli fiori profumatissimi a me sconosciuti. Un sacco di uccelli cinguettavano e schiamazzavano dappertutto: pochissimi passeri, ma altri uccellini simili minuscoli, poi merli, gazze, corvi, tortore, colombi, ghiandaie e... pappagalli verdi dalla coda lunghissima! Ogni mattina ci svegliava un canto diverso, a seconda di chi arrivava per primo a svolazzarci sulle teste. Essendo ormai la stagione finita, nel campeggio il ristorante e il market erano chiusi, ma appena fuori si trovavano vari ristoranti da tutti i prezzi, lungo la passeggiata a mare. Bastava salire verso il paese all'interno per vialetti alberati tra ville con splendidi giardini e in dieci minuti si arrivava nella zona più centrale, coi negozi e tutti i servizi, nella piazza centrale il sabato e il mercoledì c'era un animatissimo mercato. Direi che di quei ristoranti ne abbiamo collaudati parecchi sempre con risultati positivi… ma anche i cibi di strada del mercato non erano da meno!

Per la vita di mare c'era da scegliere: il “sentiero dei doganieri”, antico e suggestivo percorso lungo le scogliere è stato consolidato e si può percorrere per vari chilometri, ogni tanto si apre su spiaggette da sogno. Noi ne abbiamo percorso un tratto in un pomeriggio ventoso, non è del tutto agevole, ci sono saliscendi e scalinate su rocce appuntite a strapiombo, ma per i panorami vale la pena stancarsi un poco… E ci sono certi coraggiosi (o incoscienti) che lo percorrono in mountain bike!

 


 

Molto meglio la spiaggia des Esclamandes, enorme, chilometri e chilometri di sabbia fine dorata sul mare blu, abbellita da palme utili a creare zone d'ombra, con qualche chiosco-bar ogni tanto, il panorama dei monti e del golfo di Fréjus… una meraviglia! Tutto libero a 3 minuti dal campeggio! Ho letto che è considerata la spiaggia più bella della costa.

Era il mio posto preferito, naturalmente, dove il tempo splendido mi ha fatto prendere tanto sole e tuffarmi per l'ultimo bagno il 5 di ottobre! Ecco da dove è arrivato il mio relax di quei giorni…

 


 

Da Saint Aygulf ci sono bus che portano sia a Fréjus che a Saint Tropez, se fossimo restati più tempo li avremmo utilizzati, perché nei nostri giri col camper ci siamo accorti che, come temevamo, fermarci col nostro mezzo per visitare queste cittadine è praticamente impossibile: divieti, parcheggi piccolissimi, nessuna area adatta ai camper vicina. Così ci siamo accontentati di vederli solo dal finestrino: chi non ci vuole non ci merita! Un po' mi è dispiaciuto, ma ormai mi rassegno, il rischio del camper è questo. Spero sempre che ci sarà una prossima volta…

Invece, inaspettatamente, abbiamo potuto visitare un grazioso paese sulle colline sopra Saint Tropez: Grimaud, che ha allestito dei bei parcheggi ampi vicino al centro storico. Pare sia uno dei villaggi più belli di Francia e in effetti le stradine e le case di pietra, tutte piene di piante e di fiori, col castello diroccato nel punto più alto, sono molto suggestive: il tramonto e la luna che sorgeva lassù non si dimenticano facilmente.

 

a Grimaud

Anche qualche scappata sulle montagne abbiamo fatto: appena a sud c'è il massiccio dei Maures, molto selvaggio con bellissimi boschi di pini e querce da sughero, poche strade e ancor meno abitazioni. Spesso, , qui e sull'Esterel scoppiano grandi incendi (e non sono dolosi), il maestrale rende difficile il domarli, tanto che viene raccomandato di non pernottare col camper accamparsi in queste zone… non per i ladri stavolta, ma per il rischio di finire arrosto!

Mio marito smanettava sul cellulare e su google maps perché aveva scoperto che in certi supermercati c'era ancora la foire aux vins, così nelle nostre escursioni sono entrati anche questi… a ognuno le sue soddisfazioni!

Per una ragione e per l'altra, per entrambi è stata una vera settimana di relax!

Ed eravamo pronti alla seconda meta del nostro viaggio...

 
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ESTEREL 1

Post n°1473 pubblicato il 19 Ottobre 2017 da atapo
 

UN  INIZIO  POCO  PROMETTENTE

Come immaginavo, questi giorni sono stati molto pieni e stancanti: un inizio ottobre fuori città ha fatto rimandare varie incombenze: iscrizioni, visite mediche, analisi, così ho galoppato parecchio per rimettere in pari gli affari di famiglia...ed ora eccomi, finalmente, un poco alla volta...

 

Dopo una partenza in ritardissimo perchè il marito doveva passare dal medico a farsi dare delle medicine essenziali ci siamo avviati per l'autostrada che ormai conosciamo a memoria: Versilia, Liguria, entrata in Francia (stavolta senza gendarmerie appostata), con un bellissimo sole, cosa rara perchè su quelle Alpi Marittime si fermano spesso le nuvole.
A sera, come nei viaggi precedenti, per dormire ci siamo fermati in autostrada in una grande area di sosta che già avevamo "collaudato", con uno spazio apposito riservato ai camper, alberato e tranquillo.
All' 1 e 30 di notte un energico bussare alla porta del camper ci sveglia di colpo.
Mio marito con prudenza guarda dal finestrino: sono due poliziotti!!! O per lo meno sono uomini in divisa... di questi tempi non si sa mai... Comunque apriamo. Ci dicono che stanno facendo la ronda nelle aree di sosta e avvisano i camperisti perchè ci sono bande di ladri che stanno prendendo di mira proprio i camper: sono velocissimi, scardinano la porta, entrano e arraffano tutto ciò che può interessare e che trovano a portata di mano, per esempio borse, macchine fotografiche, computer che spesso si lasciano sui tavoli o sulle sedute (proprio come facciamo noi) e a volte chi dorme nel camper non se ne accorge neppure e lo scopre solo al mattino al risveglio.
I poliziotti ci fanno leggere un foglio in cui tutto questo è spiegato in diverse lingue, poi ci danno una mappa col percorso per uscire dall'autostrada all'uscita successiva, andare alla gendarmerie poco lontana e passare la notte nel loro parcheggio, che tengono aperto e illuminato proprio per agevolare i camper.  Ma bene! Io dico loro che da tanti anni sappiamo che sulla costa non è prudente passare la notte fuori dai campeggi, ma che per l'autostrada non avevamo mai avuto avvertimenti...

-Eh, i tempi cambiano! Si fanno più furbi e sfrontati...- Ci rispondono.
Naturalmente facciamo tesoro del loro suggerimento e andiamo a dormire alla gendarmerie. Che spiacevole novità! Per noi quando andiamo in Francia la sosta notturna in autostrada era comodissima, ora dovremo rivedere luoghi e tempi, adeguare i nostri orari di andata e ritorno a queste necessità. Ci dovremo riorganizzare già per il rientro in Italia.
Il mattino dopo siamo ancora un po' scossi, continuiamo il viaggio lasciando l'autostrada e avviandoci per la strada costiera, la Corniche de l'Esterel. Si va lenti, si sale e si scende, si passa per varie cittadine una più graziosa dell'altra, a sinistra il mare e a destra queste spettacolari montagne di colore rosso, ornate dai pini e dalla vegetazione ancora estiva, tra calanchi, spiaggette, casette dai colori vivaci e ville sontuose. E' veramente  un percorso affascinante, uno dei tratti più belli e colorati che io conosca della Costa Azzurra, le foto che avevo messo qui prese dal web sono proprio realistiche. Purtroppo i punti in cui fermarsi per ammirare il panorama non sono molti, e in quasi tutti c'è il "divieto di sosta ai camper". Non ci vogliono, non è giusto! I ricconi della Costa Azzurra accettano solo le auto e certe Ferrari e Maserati che ci superano ogni tanto. Ma non avevo certo pensato di fermarmi da quelle parti, senz'altro lì la vita sarà costosissima, è già molto bello fare il giro e ammirare...

 

Meno bello è quel cigolio che viene dal motore del camper e che col passare delle ore si fa sempre più insistente... Mio marito è preoccupato, così appena finito l'Esterel, nella piccola pianura alla foce del fiume Argens, subito dopo il paese di Fréjus, ci fermiamo al campeggio Saint-Aygulf: era il primo, da nord, della lista di campeggi che avevo trovato, aperti anche nel mese di ottobre non ce ne sono molti.

 
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FINE DI STAGIONE

Post n°1472 pubblicato il 11 Ottobre 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

E  FINE  DELLE  VACANZE

Da poche ore siamo rientrati. Eh sì, ce la siamo presa comoda! Ora sto tra le valigie e i pacchetti da disfare e distribuirne il contenuto negli armadi, nella lavatrice, da una parte per portare il prima possibile ai nipotini, oltre ai regali, le squisitezze francesi per colazioni e merende, molto amate da tutti.

Finalmente, dopo tanto tempo mi sento riposata, le molte ore consecutive in camper per il viaggio di ritorno non mi hanno nemmeno fatto venire mal di schiena come spesso mi è capitato.

Che sia la volta buona di essermi rimessa un po' in forma? Mi sento anche più serena, con più energia e voglia di affrontare la nuova stagione e la ripresa di tutto. Perchè ora a metà ottobre è il momento di organizzare i prossimi mesi...

Le foto aspetteranno qualche giorno, poi con quelle ripasserò di qua e racconterò qualcosa...

 

 
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L' ULTIMA SPIAGGIA

Post n°1471 pubblicato il 26 Settembre 2017 da atapo
 

IL  MARE  IN  SOSPESO

 

Mentre raccontavo del mio viaggio nelle Cevennes i giorni correvano e accadeva questo:

Tre nipotini tornavano a scuola (scuola primaria, l'ho raccontato), Diletta iniziava la scuola materna e Cesare l'asilo nido: entusiasti anche questi ultimi due.

Il mio giardino si veste d'autunno, è iniziata la super produzione delle melagrane un po' in anticipo visto il caldo dell'estate. Una mini piantina di topinambur che l'anno scorso avevo prelevato dalla campagna intorno alla casa di mio figlio ora è diventato un “mostro” alto più di due metri e si sta riempiendo di bellissimi fiori gialli.

Abbiamo fatto il primo incontro, molto conviviale attorno a cibo e bevande, con gli amici del gruppo di teatro della mia amica regista: attori che vanno, nuovi che arrivano...gettate le basi per prossimi trionfi!

Mio marito è stato colpito dal mal di schiena post-rientro: KO, poi ripreso, ancora KO, ripresa lenta e la schiena che si fa sentire se fa “cose strane”, come gli diceva il dottore.

Io mi sono ustionata un polso trafficando col forno, ma le automedicazioni funzionano.

Per caso sabato scorso mentre mi recavo all'istituto francese ho incontrato i Rolling Stones che uscivano dal loro albergo, accanto all'istituto. Pensare che c'è chi si apposta per ore ad aspettarli! Mi sono mescolata tra la folla di tutte le età e ho ripensato agli anni lontani della mia giovinezza, a quante volte li ho ascoltati e ballati…

Siamo rimasti coinvolti in un tamponamento: non ci siamo fatti nulla, ma l'auto ha grossi danni davanti e dietro. Si può usare dopo aver fatto qualche aggiustatina d'emergenza perché non si chiudeva più, ma forse dovremo cambiarla.

E domani ripartiamo col camper…
Era rimasta in sospeso la settimana di mare, non è questa la stagione più adatta, ma almeno l'aria marina si respirerà, sperando nella clemenza del tempo!
Torneremo in Francia, vogliamo esplorare la costa mediterranea dell'Esterel e del massiccio dei Maures, dalle parti di Saint Tropez: forse passata l'estate sarà meno affollata e anche meno cara! Forse è il momento giusto per visitarla.
Poi faremo un salto ad Avignone: nell'altro viaggio mio marito mi chiedeva sia all'andata che al ritorno:-Ma non passiamo da Avignone?-
-Perchè ti interessa tanto proprio Avignone?-
- E' da tantissimi anni che non ci torniamo, ne ho nostalgia, è stata la prima città francese che abbiamo conosciuto…-

Tutto vero, allora stavolta vada per una deviazione ad Avignone, la rivedo volentieri anch'io!
Ho già cercato campeggi e informazioni varie, mi manca solo da chiudere le valigie… e da avere il sole ancora per un altro po', fin verso il 10 ottobre, con un po' di fortuna...

le rocce rosse dell'Esterel

 
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CEVENNES 5

Post n°1470 pubblicato il 25 Settembre 2017 da atapo
 

CON  GLI  OCCHI  NEGLI  OCCHI

Sulla Causse Mejan, a circa 1000 metri, il sole si vede ancora, ma si abbassa rapidamente, si allungano le ombre di alberi e cespugli...

"E' il momento della giornata in cui è più facile vedere gli animali" penso ed ecco che il mio pensiero si concretizza all'improvviso perchè...

... su una prateria accanto alla strada che stiamo percorrendo, a una ventina di metri dal camper, UN GIOVANE CERVO!

E' immobile, guarda verso il camper che arriva, mi guarda con grandi occhi neri, sta lì, non scappa!

-Rallenta, un cervo!- dico a mio marito e intanto armeggio con la macchina fotografica per regolare lo zoom che tengo di solito a campo lungo per i paesaggi... senza guardarlo, perchè sono incantata ad ammirare quel bellissimo animale che continua a fissarmi!

Dei secondi che sembrano eterni, il camper rallenta... Ma ecco che dietro al cervo alza il muso e il collo un altro giovane cervo che mangiava quasi completamente nascosto dall'erba alta: questo si spaventa alla nostra vista, si gira e si allontana a grandi balzi. E probabilmente ha detto al primo:-Ma che fai? Scappa!- Perchè adesso anche il MIO cervo si gira e fugge dietro al compagno, l'incantesimo è finito! Riesco solo a fotografare la prateria, i due sono già spariti nel bosco in fondo...

L'emozione che mi resta è enorme, la più bella di tutto il viaggio!

Dopo la causse si ritorna a Florac, si potrebbe dire che "tutte le strade portano a Florac", almeno quelle principali, è veramente il centro del parco. Lì passiamo la notte successiva.

Ci restano ancora alcune ore e le dedichiamo a cercare le orme dei dinosauri seguendo il dépliant che ci avevano dato appena arrivati, la seconda escursione adatta a noi.

Si trovano a Saint-Laurent de Trèves, nome lunghissimo per un paesino piccolissimo, senza nemmeno un ristorante o un bar (ennesimo pasto "arrangiato"). Appena fuori dal paese c'è una capanna di un vasaio originale che nell'atelier lascia un salvadanaio con un biglietto: "Prendete ciò che volete e lasciate il denaro nel salvadanaio". Però, che fiducia! Acquistiamo qualcosa, sono di certo pezzi unici...

"servez-vous"

 

Sopra al paese in una zona aperta da cui si vedono le Cevennes a 360° ci sono lastre di rocce che mantengono diverse serie di impronte, impresse in quello che una volta era fango ed ora è una roccia di 190 milioni di anni. Si trattava di dinosauri bipedi e carnivori, lunghi tra i due e i 3,5 metri, "nonni" dei tirannosauri: mica male! Non è che le orme si vedano bene, ma con i pannelli di spiegazione si individuano abbastanza e confesso che un certo brivido l'ho provato...

 

E ora si rientra! Il navigatore ci riavvia lungo la Corniche percorsa all'andata, io avevo previsto un percorso nuovo, ma mi ero un po' distratta, forse choccata da cervi e dinosauri e quando me ne accorgo ormai è tardi per tornare indietro.

Però forse è un segno del destino... vuol dire che ripassiamo da St Jean di Gard, ceniamo di nuovo al Logis, ripassiamo da Anduze e... finalmente possiamo comperare qualche vaso di terracotta per il nostro giardino, del tipo caratteristico visto all'andata che ci era piaciuto!

Alla catena di ipermercati Casino hanno appena aperto la Foire aux vins, questo era l'ultimo appuntamento (scoperto su internet) che avevamo nel nostro viaggio in Francia: al Géant casino di Nimes mio marito può finalmente, dopo tanti anni, fare scorta dei vini francesi con sconti e offerte speciali incredibili. Io mi butto sui biscotti, patè e crepes, pensando a noi e ai nipotini...

E con il camper stracarico, come alla fine di tutti i nostri viaggi, rientriamo lentamente in Italia...

 

 
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CEVENNES 4

Post n°1469 pubblicato il 22 Settembre 2017 da atapo
 

VERSO  NORD

Ora ci dirigiamo a Nord, dobbiamo superare il monte Lozère.

 

E' tutto esattamente come aveva descritto Stevenson: il versante Sud un alternarsi di abeti, brughiere, radure dove sorgono piccole fattorie, ma soprattutto un "caos" (parole usata in francese che rende benissimo l'idea) di enormi massi e gruppi rocciosi che a volte assumono strane conformazioni. Man mano che si sale l'orizzonte si apre su onde di montagne che non finiscono mai.

 

queste rocce mi sembrano il Brucaliffo

 

Oltre la cima sull'altro versante aumentano i boschi e si vedono grandi prati dove le eriche e altri fiori formano belle macchie di molti colori, dalle sfumature di tutti i rosa e viola, ai gialli e agli arancioni. Peccato che dalla mattina il tempo non ci è più amico, è molto nuvoloso, ventoso, a tratti piove. Così le foto non rendono assolutamente questa bellezza di colori.

 

 

Perchè spesso ci fermiamo a fare foto, col risultato che quando arriviamo ai ristoranti in cima e oltre... l'ora canonica per il pranzo francese è molto superata, questi sono già chiusi e anche stavolta dobbiamo pranzare in camper alla meglio: quasi soltanto formaggio locale, squisito. In quella zona ci sarebbero percorsi ed escursioni in piano, adatte a noi, tra i prati e in mezzo ai boschi, ma la metereologia ci sconsiglia, così rinunciamo e proseguiamo, arrivando alla città di Mende, la "porta a nord" del parco delle Cevennes.
Mende mi è subito simpatica: ha un'area di sosta per camper proprio vicino al centro storico, accanto ad un supermercato e vi si può stazionare gratuitamente fino a quattro giorni. Ah! Se tutte le città facessero così!  Invece abbiamo avuto l'impressione che anche in Francia, come in Italia, in diverse città non abbiano piacere di ospitare i camper, relegano le aree di sosta lontanissime dal paese, a volte addirittura proibiscono perfino la sosta nei parcheggi, con barriere o divieti espliciti. Come se pure i camperisti non producessero ricchezza e consumi, turisti come gli altri. Quando andavamo in Francia in passato questa sensazione non era mai stata evidente...
Mende non è molto grande nè molto famosa. Girando per le sue stradine mi pareva di essere a Vesoul, dove soggiornai ai tempi dei progetti Europei Socrates, sia per la sua struttura che per la tranquillità. Il centro storico di case antiche, molte in via di ristrutturazioni, è piccolo ma suggestivo.

 

 

La cattedrale è molto bella, tipica dello stile gotico francese, con la facciata un po' a fortezza e il campanile a guglia che si vede da tutti i punti della città, quasi come la cupola del Duomo di Firenze. Una guida che troviamo all'ufficio del turismo ci aiuta a scoprire i punti principali, con descrizioni e racconti su questa città che conobbe in passato tempi difficili di guerre di religione (restò cattolica in quella zona di protestanti) e tempi gloriosi come via di collegamento tra il Sud e il Nord della Francia. Troviamo qui alcune Madonne Nere, statue che sono molto comuni in Alvernia: in fondo l'Alvernia è a due passi verso Nord.

 

 

Nonostante l'area camper fosse sempre affollata, di turisti per la città non se ne vedevano molti e tutti erano molto discreti e silenziosi. Naturalmente nessun Italiano, come nessun Italiano abbiamo incontrato in tutte le Cevennes.
La settimana prima del nostro arrivo c'erano state a Mende le Feste Estive, con spettacoli, sfilate, quasi un Carnevale. Forse per questo la città ora è così tranquilla, inoltre molti negozi hanno appena chiuso per ferie ed anche diversi ristoranti... ma ne restano a sufficienza per sfamarci, basta trovarli col navigatore.
Che meravigliosa invenzione! Finiti i tempi in cui il navigatore lo dovevo fare io durante i viaggi, un occhio alla carta e uno alla strada, prendendomi i rimproveri del coniuge innervosito agli sbagli e alle indecisioni... e i tempi in cui per mangiare si andava quasi alla cieca, annusando l'aria e cercando frecce lungo la strada...
Peccato che avessimo dovuto rinviare l'inizio del nostro viaggio giusto di una settimana: se tutto fosse andato secondo i piani, saremmo arrivati qui proprio nei giorni delle feste, sarebbe stato bello!
Purtroppo a Mende dobbiamo fare un po' i conti sui tempi: i giorni che ci restano sono pochi, non riusciremo a completare il giro che avevo previsto, occorre scegliere e rinunciare.
Ma qualcosa è assolutamente irrinunciabile: un giro alle gole del Tarn!
Abbiamo già incontrato questo fiume, che poi si dirige a Ovest, formando delle gole strette, molto suggestive e famosissime: non dobbiamo farcele mancare! Dopo confronti e discussioni davanti alle carte, ci arrendiamo: riusciremo a percorrere solo metà della strada delle gole, se arrivassimo in fondo poi sarebbe da perdersi in altre zone di monti con strade piccole e tortuose per ritornare sulle Nazionali e avviarci verso l'Italia.

 


 

Dunque percorriamo questa strada incassata tra le rocce e il fiume, davvero bella, paradiso dei motociclisti, fino al paese di La Malène, da dove partono le canoe e le barche per escursioni lungo il Tarn così da vedere il paesaggio delle gole da un altro punto di vista.

 

La Malène

Pure al giro in barca dobbiamo rinunciare per questioni di orario, era una delle esperienze a cui tenevo di più in questo viaggio... Ci diciamo a consolazione che in un prossimo viaggio potremo percorrere la parte ovest del Parco che ora ci manca, comprese le gole del Tarn che non vediamo ora e il giro in barca non mancherà!
A La Malène il sole scompare presto dietro ai monti alti, è ora di tornare indietro. Mio marito, non pago delle curve già fatte, sceglie un nuovo percorso, ripido e con molti tornanti, che ci fa uscire velocemente (per modo di dire) dalle gole riportandoci in quota, oltre i 1000 metri, per poi attraversare la causse Mejan, che ci è già nota.


E lassù... ma lo racconterò la prossima volta...

 
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CEVENNES 3

Post n°1468 pubblicato il 18 Settembre 2017 da atapo
 

IO  e  STEVENSON


Robert Louis Stevenson, l'autore del famosissimo “L'isola del tesoro” oltre ad altre opere, nell'autunno del 1878 fece un viaggio in Francia da Monastier-su-Gazelle fino ad Alès: partito dall'Ardèche attraversò il territorio delle Cevennes. Andava a piedi, accompagnato da un'asinella, Modestine, che gli portava tenda e bagagli. Il racconto di questa avventura diventò poi un libro: “In viaggio con un asino nelle Cevennes”, quello che ho messo ad illustrare uno dei post precedenti.
Noi eravamo passati da Monastier nel 2010 durante il nostro viaggio lungo il corso della Loira e appunto là ci venne voglia di conoscere meglio le Cevennes, di ripercorrere, più o meno, il percorso di Stevenson: con un camper anziché con un'asina, quasi un secolo e mezzo dopo… Io allora il libro non l'avevo letto, ma ne ero molto incuriosita, lo comprai e aspettavo di leggerlo proprio per l' occasione. E così ho fatto, praticamente io leggevo le avventure e le descrizioni di Stevenson quasi contemporaneamente al passaggio nei luoghi citati ed era davvero emozionante scoprire quanto in realtà poco fosse cambiato, soprattutto in quegli aspetti della natura che per fortuna lassù sono rimasti incontaminati nonostante il lavoro dell'uomo, che si mantiene rispettoso dell'ambiante. Per questo le Cevennes sono state dichiarate Patrimonio mondiale dall'Unesco. La differenza maggiore era che noi non dormivamo sotto le stelle infagottati in un sacco a pelo di pelle di pecora, ma dentro al nostro camper la differenza non è poi molta, le notti in montagna nonostante il sacco a pelo sono fresche… e piene di strani rumori. Quando leggevo, rivedevo nella mente gli stessi paesaggi che avevo appena passato, come vivere in un film! 
Inoltre Stevenson racconta tanti aneddoti e fatti storici locali, di cui trovavo riscontro giorno per giorno: le guerre dei Camisards a cui ho  già accennato, la Bestia del Gevaudan, un lupo enorme che per molti mesi terrorizzò la zona a nord di Florac divorando bambini e ragazze che pascolavano le greggi… (Gevaudan era il nome antico della Lozère, il territorio intorno al monte omonimo, il più alto della regione)
Una delle cittadine attraversate da Stevenson l'avevo già conosciuta meglio dal punto di vista letterario, perché in uno dei miei spettacoli teatrali avevo interpretato proprio la parte dello scrittore quando fa sosta all'osteria di Pont-de-Monvert, dunque ero curiosissima di vederla dal vero, quella cittadina.
A Stevenson era piaciuta molto… ed anche a me!

 

il centro del paese affacciato sul Tarn

 

Molti audaci anche oggi ripercorrono a piedi il percorso dello scrittore, o alcuni tratti, ma è diventato uno sport, tutto è ben segnalato, vi sono punti di sosta adeguati e attrezzati, si possono noleggiare anche gli asini.

 

escursione con l'asino


Pont-de-Montvert è uno di questi, uno dei più famosi. E' un paese piccolo, ma molto grazioso e vivace, le case hanno tetti grigi di ardesia, ci sono tanti fiori e tanto verde, la via principale si affaccia sul fiume Tarn, per terra sul ponte c'è la segnaletica orizzontale per il passaggio delle greggi che ancora oggi praticano in zona la transumanza e possono creare… ingorghi nel traffico, visto quanto sono strette le strade e piccoli gli incroci!

 

 

L'area camper sta un po' in alto, ma si può arrivare in centro a piedi per una stradina quasi tutta pedonale tra case antiche: una volta era la Grande Rue, cioè la strada principale! Quella percorsa da Stevenson probabilmente…

 

la Grande Rue

 

Come lui anche noi abbiamo trovato la Nostra Osteria, il ristorante “La truite enchantée” dove si mangiava così bene e a buon prezzo che ci siamo ritornati a quasi tutti i pasti. Dal terrazzo e dalla saletta da pranzo la vista era deliziosa…  Così come la trota, o la torta di castagne, tutti prodotti locali!

 

 

Nella periferia del paese c'è il Museo della Lozère, che presenta la geologia, la storia e le tradizioni della zona, è molto interessante, ci dice fra l'altro che nei dintorni sono state trovate orme di dinosauri.
Come per Florac, dispiace ripartire, ci consoliamo perché riusciamo a restare fino al giorno di mercato ed è ora di fare provvista di prodotti locali per noi e da portare ai figli: salumi, formaggi, focacce, mieli, marmellate e l'aligot, un saporito purè densissimo arricchito col formaggio e l'aglio, che fa piatto unico alla nostra cena.

 

 

Prima di lasciare la zona vorremmo fare un salto a vedere un mulino ancora attivo in una zona rocciosa, che sarebbe il punto di inizio per un'escursione per noi proibitiva. Ci avviamo col camper, ma presto la strada si fa sterrata, poi troppo stretta e ripida... con mille manovre dobbiamo arrenderci e tornare sulla strada principale. Ecco uno dei problemi dei camper: non vanno dappertutto, spesso le strade indicate fanno riferimento alle auto e chi ha un mezzo più grosso si trova nei guai, non è la prima volta che ci succede! Mi dispiace, ma non ci si può fare nulla, vedremo altro di interessante, abbiamo ancora molta strada da fare.

 
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TANTO TEMPO E' PASSATO

Post n°1467 pubblicato il 15 Settembre 2017 da atapo
 

DIECI

 

Oggi è doveroso che lasci il racconto del mio viaggio per parlare d'altro... del presente e del passato...

Oggi si sono riaperte le scuole qui a Firenze e Damiano ha iniziato la scuola primaria. E' il terzo nipote che arriva a questo importante traguardo, anzi inizio, perchè per lui è senz'altro l'inizio di una nuova, importante e lunga avventura...

E' il terzo, ma la nonna (io) non ci ha fatto l'abitudine e si emoziona ancora...

Forse perchè sono stata maestra e rivivo le emozioni di tantissimi primi giorni di scuola, soprattutto coi piccoletti di prima classe,

o forse perchè stavolta ero a casa da mia figlia stamattina alle otto: lei accompagnava a scuola Martino e Damiano, io restavo a fare la baby sitter con i due più piccoli, ho assistito ai preparativi, li ho visti uscire.

Damiano era tranquillo, non pareva per nulla emozionato, avere il fratello maggiore accanto forse era positivo. Ha poi raccontato mia figlia che anche all'entrata, poi quando sono saliti in aula, ha salutato subito la mamma e se ne è allontanato, come se la mamma non dovesse, da prassi di quella scuola, salire insieme agli altri genitori per entrare in aula e sentire le comunicazioni delle maestre.

Ma lui è così indipendente e curioso, esplora le novità... sa già leggere e scivere lo stampatello (dal mare mi ha mandato una cartolina tutta scritta da lui e non solo "cari saluti"). Speriamo che trovi insegnanti che lo aiutino nel suo percorso, perchè, come molti altri bambini precoci in certi aspetti, in altri ha ancora molta strada da fare e un carattere spesso difficile.


Ma oggi per me ricorre anche un'altra ricorrenza che oso dire importante: sono 10 anni di blog!!!

Il primo brevissimo post, "di prova" lo definii, fu scritto proprio il 15 settembre 2007...

Che dire? Non credevo di arrivare a tanto! Allora non mi ponevo certo il problema, iniziai in un momento di vita difficile per me, era un diversivo, una novità, una sfida anche alla mia pochezza tecnologica.

Dieci anni sono tantissimi, il blog è cresciuto, negli anni gli amici sono aumentati, tutto si è legato intimamente alla mia vita reale, è stato cronaca, riflessione, sfogatoio, colloquio, recupero di storie di passati lontani e...molto altro. A volte rileggo qua e là e medito su come siano stati pieni e imprevedibili questi dieci anni: allora non avrei mai immaginato quanto e cosa sarebbe successo, grandi gioie e grandi dolori. Potrei dire che è stato un decennio ricco e sorprendente sia in bene che in male, ho toccato con mano quante sorprese possa sempre riservare la vita...

Sono contenta, ora, che questo blog le abbia registrate e nonostante i problemi che ogni tanto crea Libero, penso che continuerò a scrivere, non metto limiti... vedremo...

Rileggendo trovo cambiata anche me stessa, ora mi pare di essere più fredda, distaccata, fatico di più a leggermi dentro e a provare emozioni, come se si fosse spento, o almeno affievolito, qualcosa che prima sentivo più vivace e profondo. Forse sono solo stanca, molto più stanca di dieci anni fa, l'età si fa sentire, certe prove logorano e si fa sempre più fatica a riprendere le forze...

E mi dispiace che molti amici non scrivano più, che siano spariti... un po' per il passare della moda dei blog, un po' per altri motivi dei più vari, tra chi viene a leggermi ora quasi nessuno c'era qui dieci anni fa. Qualcuno è sempre fra i miei contatti in altro modo, con qualcuno siamo anche riusciti a vederci, ma mi pare proprio che l'età d'oro di questo genere di blog sia terminata. Peccato, credo che fosse uno svelarsi e un conoscersi più ricco e interessante di altri social network che ora vanno per la maggiore...

Comunque io continuerò a scrivere... almeno per ora.

E adesso celebriamo la ricorrenza e facciamoci almeno gli auguri:

BUON COMPLE-BLOG DECENNALE!

 
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CEVENNES 2

Post n°1466 pubblicato il 13 Settembre 2017 da atapo
 

TANTO  VERDE

Il Parco nazionale delle Cevennes è un territorio che tocca due départements (province): il GARD e la LOZERE, ci sono quattro città chiamate "le porte" perchè si trovano più o meno ai confini e in esse si comincia a respirare l'aria del parco, ad avere indicazioni, a trovare chi organizza  escursioni e soggiorni. Ma noi siamo turisti fai da te e scopriamo tutto da autodidatti... La città-porta a nord è Mende, a ovest è Millau, a est è Alès, a sud è St.Jean du Gard, dove eravamo arrivati noi.

Nel centro del territorio c'è Florac, la sede principale del Parco, con gli uffici e i riferimenti più importanti. Florac quindi era per forza la prossima meta, in modo da chiarirci meglio le idee e valutare la fattibilità del piano di viaggio che avevo preparato a tavolino.

Da St.Jean a Florac abbiamo percorso la via detta "Corniche des Cevennes", panoramica, in quota, con viste incredibili di vallate e  monti boscosi.
Una serie infinita di tonalità di verde, che poi mi avrebbero accompagnato per tutti i giorni seguenti... il verde resterà il colore-ricordo di questo viaggio.


 

E' una strada importante storicamente, dalla notte dei tempi fu percorsa dalle greggi durante la transumanza, era il collegamento tra la costa del Mediterraneo e il centro della Francia, fu la via di penetrazione degli eserciti durante le guerre, soprattutto quelle di religione che ai tempi della monarchia assoluta devastarono queste terre i cui abitanti si erano convertiti per la maggior parte al protestantesimo: essi opposero strenua resistenza in quella che fu detta "la guerra dei Camisard". Situazioni, persecuzioni e stragi da entrambe le parti, per niente diversi da ciò che anche oggi è tristemente attuale.
Per la sua importanza era stata chiamata "route royale".

 

Nell'ultimo secolo venne un po' trascurata a vantaggio di un'altra strada più breve e veloce, ma da poco è ritornata in evidenza ed è stata curata  e ben mantenuta per la sua bellezza e la sua storia: credo ne sia valsa proprio la pena di fare qualche tornante in più... Anche mio marito, sempre sospettoso per i percorsi impossibili che io riesco a trovare, stavolta non ha avuto nulla da ridire!

A Florac arriviamo che è quasi buio e non riusciamo a trovare l'area di sosta indicata da internet. Però vediamo un grande parcheggio sulla riva del fiume alla periferia della cittadina, c'è già un altro camper in sosta, divieti non ce ne sono... ci fermiamo lì.

Il centro dista circa un chilometro, è una passeggiata dopo le ore di guida... ma ormai è buio, è tutto chiuso, in giro non c'è quasi nessuno, non è una cittadina da vita notturna... ancora una volta i nostri orari dei pasti non coincidono con quelli francesi e rischiamo di saltare la cena... bisognerà che facciamo più attenzione ad organizzare i tempi! Alla fine per fortuna un bar fa anche servizio di cucina casalinga e ci offre un hamburger-maison, fatto in casa, ci dice il cuoco quasi a scusarsi, ma è delizioso, niente a che fare con McDonald!

 

nel centro di Florac

il suo castello


Al mattino dopo, per recarci al Centro Documentazione del Parco che si trova in alto, dentro il castello, dobbiamo attraversare il centro storico: di giorno è grazioso e molto animato, vi passano i "randonneurs", quelli che con le gambe buone fanno escursioni di vari giorni e si godono camminando quei bellissimi monti. Non è il nostro caso! Al Centro, dopo aver fatto rifornimento di guide e informazioni varie, chiediamo all'impiegato se esistono escursioni brevi adatte al caso nostro, di camperisti anzianotti e malandati. Lui ci guarda sconsolato, però riesce a trovarne due e ci dà gli opuscoli con i percorsi. Bene! Almeno in uno vorremmo cimentarci!

Florac è piena di ristoranti con piatti tipici, la scelta è dura, andiamo a pranzo alla Salamandre, dove scopro la tipica "coupe cevenole": dessert con marmellata di castagne, gelato alla vaniglia, pezzetti di meringa e panna montata...
Al pomeriggio relax: dove abbiamo il camper, in riva al fiume, c'è una vera spiaggia di sassi ed è pieno di gente che prende il sole e fa il bagno. Qua e là i sassi e i rami secchi sono sistemati in strane costruzioni e sculture che abbelliscono il luogo già godibile di suo, è la Land Art, come spiega un cartello. Mi unisco agli altri e faccio un bellissimo bagno nel fiume Tarnon.

 

 

Il giorno dopo... ESCURSIONE A PIEDI! Fra le due proposte faremo il SENTIER DU PREDAL, percorso in tondo di circa tre chilometri, facile, dice il foglietto, speriamo... Però parte da un punto in alto, dove dobbiamo recarci col camper... così scopriamo la Causse Mejan. Causses vengono chiamati dei territori all'interno del parco che hanno una conformazione particolare: sono di rocce carsiche, quindi per larghi tratti aridi e quasi stepposi, in altri invece dove l'acqua è raggiungibile sono più verdi e coltivabili, ci sono fattorie qua e là. E' il regno dei pascoli... e dei venti! Arriviamo al punto di inizio che è quasi mezzogiorno, prendiamo provviste di biscotti, acqua e succo di frutta e partiamo col sole caldo e il vento deciso, così nonostante il cappello alla fine ci ritroviamo arrostiti. Durante il percorso ci fermiano a scattare tante foto, ad ammirare i panorami dei monti che si rincorrono sullo sfondo e le farfalle di tante specie diverse che si fanno beffa dei nostri tentativi di fotografarle, saliamo sul vecchio mulino diroccato... Una passeggiata che non si dimenticherà facilmente!

 

la causse vista dall'alto del mulino


Mio marito il giorno prima mi aveva chiesto:-Cos'è la causse?- Ora, alla fine del giro  gli ho detto: -Hai capito adesso cos'è la causse?- Credo che sia stato ben chiarito...
Florac mi piace, vorrei restare ancora, ma i giorni volano e dopo esserci riposati partiamo verso est, uscendo dal paese scopriamo dov'era l'area di sosta, ma al fiume siamo stati meglio, anche col bagno!
La strada corre nella vallata del fiume Tarn, 20 km tra rocce e strapiombi, la prossima meta sarà la cittadina Le Pont de Montvert. Per me è importante... e svelerò anche la faccenda della illustrazione del post n.1464 .

lungo il Tarn, verso Pont de Montvert

 
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CEVENNES 1

Post n°1465 pubblicato il 12 Settembre 2017 da atapo
 

E  FINALMENTE  PARTIMMO

Avevo scritto il 23 agosto:"Ci siamo, tutto pronto, domattina dovremmo partire".
Mezz'ora dopo mio marito uscì in giardino per un ultimo controllo all'impianto di irrigazione e... cascò dentro ad un buco che aveva fatto per questo maledetto impianto!
Il piede destro immediatamente gonfio e molto dolorante... frattura?
Così la mattina dopo anzichè partire per la Francia partì per l'ambulatorio del medico: camminava a fatica... Per fortuna non c'era nessuna frattura ma solo una forte contusione, compatibile con la guida del camper. Il medico lo congedò con la ricetta di una pomata miracolosa, augurandogli buon viaggio con l'aggiunta di "E non faccia cose strane."
Questo medico l'abbiamo da pochi mesi (la nostra andò in pensione), ma ha già capito che tipo è mio marito.
E il 25 siamo finalmente partiti, sottraendo ancora un giorno al nostro viaggio già risicato e accorciato dagli eventi precedenti.
Ero emozionata... dopo sette anni di nuovo ad esplorare la Francia!

Un'amica mi aveva detto che era così cambiata... e in peggio: cosa avrei trovato?
Intanto prima di arrivare al confine ho trovato in due aree di servizio in autostrada le toilettes squallide al limite del rivoltante: porte rotte, puzzo, water otturati, finita la carta igienica quasi dappertutto. Nessun personale di controllo e di pulizia presente al tavolino dove ben evidente era però il piattino pieno di monetine delle mance... Confesso che avrei voluto prenderle tutte quelle monetine e lasciarlo vuoto, a risarcimento del disagio e della vergogna: così ci presentiamo ai turisti! E anche il buffet di panini lasciava molto a desiderare... Non vedevo l'ora di passare il confine... ricordavo esperienze migliori che speravo di ritrovare.
Al casello autostradale della dogana dalla parte francese c'erano la GENDARMERIE e la POLICE bene in vista, Ventimiglia è un punto caldo per l'immigrazione. Ho notato che i loro sguardi si sono subito concentrati sulla fila in cui ci trovavamo noi... un camper... vuoi vedere che...
Invece hanno fermato il furgone con targa italiana subito davanti a noi e mentre noi con un sospiro liberatorio entravamo in Francia loro iniziavano i controlli e la perquisizione.
A sera , ora di cena e di sosta notturna, abbiamo scelto un'area di servizio in autostrada: ricordavamo che nei ristorantini delle aree francesi non si mangiava male... delusione! Cambio gestione: vi abbiamo trovato McDonald !!! Troppo tardi per andare all' area successiva, uno squallido hamburger che si bloccava in gola: che inizio deprimente!
Per arrivare alle Cevennes ci sono diverse strade che attraversano la Provenza, stavolta ho scelto quella che passa da St.Remy-de-Provence, una cittadina famosa, ma che non abbiamo mai visto. E' davvero graziosa, paese da ricchi, lì ha una casa anche Carolina di Monaco e ho detto tutto.

Il pranzetto alla brasserie "L'industrie" è degno del luogo, e mi riconcilia con la cucina francese. Si vola nel pomeriggio lungo le strade provenzali, tra file di platani e di cipressi, poi tra grandi estensioni agricole, fino ad arrivare ad una delle "porte" delle Cevennes: la cittadina di St.Jean du Gard.

platani provenzali


L'area di sosta è fuori dal paese, in una valletta tranquilla tra campi e boschetti. Per la cena potremmo fare una passeggiata fino in centro, ma siamo stanchi e probabilmente arriveremmo a ristoranti chiusi (soprattutto nei paesi piccoli gli orari francesi sono anticipati rispetto a quelli italiani e specialmente rispetto alle abitudini di mio marito!), oppure potremmo approfittare delle provviste fatte all'Intermarché di un paese precedente:a casa avevamo completamente svuotato il frigorifero nei giorni d' attesa della partenza, in zona Cevennes non ci sarebbero stati grossi centri commerciali, quindi qualcosa da tenere per le emergenze l'avevamo dovuto comperare.
Però accanto all'area di sosta c'è un "logis de France": albergo con ristorante, è ancora illuminato e la cena è a menù fisso: ci rassegniamo... e usciamo più che soddisfatti dall'Auberge du Peras. Io ho anche trovato diversi depliants delle attrattive turistiche della zona e dovrò studiarmele...
Il giorno dopo è domenica e la messa ci aspetta ad Anduze, un paese vicino. Per cattolici praticanti come noi in certi posti trovare le messe non è semplice: ce n'è una sola alla domenica, oppure la fanno in paesini diversi ogni settimana, inoltre qui siamo in zona protestante (lo scopro proprio dai depliants) e le chiese cattoliche non sono molto in evidenza. Dopo la messa ci sta una passeggiata per la cittadina, graziosa e turistica, con la "braderie" proprio oggi, cioè i negozianti che espongono in strada con forti sconti, con molte fabbriche di ceramiche e vasi da interno e esterno che hanno una forma tipica locale, copiata, dicono, dai maestri toscani. Noi pensiamo al nostro giardino, ma comperare vasi adesso sarebbe un ingombro e un rischio col viaggio che ci aspetta. A malincuore desistiamo.

 

arrivo ad Anduze, sul fiume Gard


vaso di Anduze

Siamo alle "Porte delle Cevennes" e nel pomeriggio di domenica vi entriamo...
...ma lo racconterò la prossima volta.

 
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RITORNO A CASA

Post n°1464 pubblicato il 08 Settembre 2017 da atapo
 
Tag: viaggi

PAZIENZA !

 

Sono tornata a Firenze da ieri sera. Ritorno lento, come ha commentato qualcuno, ma noi facciamo sempre con calma, e poi le Cevennes non sono mica dietro l'angolo!

E ora qui, oltre la visita medica prenotata che mi ha fatto rientrare, ci sono le solite cose: valigie da disfare, lavatrici a pieno ritmo, rimpinguare un frigorifero che è desolatamente vuoto, altre faccende previste e impreviste.

Poi le foto: ardua è la scelta fra le centinaia che ho scattato e dato che Libero ha graziosamente chiuso la possibilità di mettere qui in un album quelle per illustrare il blog ora la strada per pubblicarle è più lunga... ma senza qualche foto che diario di viaggio diventa?

E allora pazienza! Non sparirò, ve lo assicuro. Intanto ringrazio dei commenti, della simpatica partecipazione di chi passa di qua e aspetta di leggere...

Cosa c'entra l'immagine? Lo saprete presto... o forse qualcuno, appassionato di storie e letteratura, lo ha già capito...

 
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POCHE PAROLE

Post n°1462 pubblicato il 04 Settembre 2017 da atapo
 

DALLE  CEVENNES

 

Oggi è il giorno della lieve malinconia al pensiero che domani, dopo un tempo doveroso di shopping, sarà l'ora di riprendere la via del ritorno...

Oggi ho guardato con più attenzione tutte le sfumature di verde e gli altri colori di queste montagne, per imprimerli nella mente e nel cuore.

In questa vacanza ho visto molto, ho imparato qualcosa, ho passato momenti di bellezza, di sorpresa, di imprevisto... come sempre nei viaggi.

Come ho scritto in un commento, è stato un tempo da vivere nella realtà, non da rincorrere collegamenti saltuari di internet... ci sarà modo di raccontare tutto per far venire voglia ad altri di viaggiare qui.

La sera scende in questa area di sosta, fu la prima in cui ci fermammo qui nel parco delle Cevennes e per caso sarà anche l'ultima, almeno questa volta.

Arrivederci in Italia... fra un po' di giorni!

 
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EVVAI

Post n°1461 pubblicato il 23 Agosto 2017 da atapo
 
Tag: viaggi

BONNE  ROUTE

Ci siamo... spero.
Domattina dovremmo partire.
Controllato il controllabile, collaudato il collaudabile, ma probabilmente qualcosa avremo dimenticato, come sempre succede...
LUI ha voluto verificare punto per punto il percorso che ho proposto, ha problemi per scaricarlo nel navigatore, ma tanto, gli dico, che ci importa metterlo tutto ora visto che come al solito poi cambieremo lungo la strada, saremo attratti da altro di nuovo... è questa la bellezza del camper , di poter  riorganizzare lì per lì.

Un po' emozionata lo sono: quattro anni dall'ultimo viaggio importante , ben sette anni dall'ultimo viaggio in Francia, quello bellissimo lungo tutto il corso della Loira nell'estate del 2010, che ho raccontato anche qui...
Ho rinunciato al mare, faremo solo montagna stavolta perchè il 7 settembre dobbiamo essere a casa per la mia visita dell'8. Anche se stamattina alle 11, forse con qualche rimorso sulla coscienza, LUI ha detto:-Invece di andare lassù potremmo andare al mare...-
COOOSA??? Ora lo dice!!! Ora che ho preparato tutto il tragitto e le valigie! Solita storia dell'ultimo momento...
NO! Ormai è tardi per cambiare, doveva pensarci prima, semmai per il mare partiremo in settembre (speriamo).
Ma in quali montagne della Francia andremo?
Tra quelle che ancora ci mancano, eccole...

parc national des Cévennes

 
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