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IN CAMPER, GIORNO 28

Post n°1219 pubblicato il 24 Aprile 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

COME  VA

 

Siamo sempre in camper, ormai è quasi un mese e non si vede la fine.
Sto scoprendo sulla mia pelle quanto può essere grande la capacità di adattamento, a patto di non pensare troppo, di concentrarsi esclusivamente sul QUI e ORA, di fare finta che sia tutto normale, altrimenti scoppia la testa e viene il voltastomaco...
Avevo parlato dell'offerta di una conoscente di tenere il camper nel suo cortile, accanto ad un suo capanno tipo garage, giusto per toglierci dalla strada. Ebbene, il camper non entra nel cortile, il passaggio è troppo stretto, quindi ci ha fatto sistemare nel cortile condominiale del suo palazzo (dice che i coinquilini non hanno problemi). Il garage lo possiamo utilizzare lo stesso, ci sono i fornelli, un lavello, la lavatrice, la doccia, oltre alle biciclette e alle scaffalature con le provviste di famiglia. Ci dà qualche agio in più, ma dal camper al garage ora c'è la "passeggiatina": una trentina di metri, avanti e indietro quando portiamo la spesa dal frigo (del camper) per cucinare, la biancheria da lavare, la borsa con l'occorrente per fare la doccia... Se si dimentica qualcosa... anda e rianda. Quando fa bel tempo è tutto ok, ma quando piove o tira vento queste "passeggiatine" non sono piacevoli. E nelle giornate fredde il garage diventa terribilmente umido, perchè ha il soffitto di lamiera e plastica e una parete completamente a vetrata fumé. Non è che il camper sia molto meglio se piove, ma almeno il riscaldamento acceso toglie un po' l'umidità. Purtroppo ci sono stati diversi acquazzoni da quando siamo in questa situazione...
Se invece c'è il sole, nel cortile condominiale si fermano per varie ore della giornata i molti vecchietti del condominio ed è un chiacchiericcio continuo... Quando facciamo le "passeggiatine" dal camper al garage e viceversa è come un defilé davanti alle loro poltroncine, ti scrutano dalla testa ai piedi, credo si chiedano come mai non ci fermiamo a chiacchierare con loro, se appena gli dai corda attaccano dei bottoni infiniti, giusto per far passare le ore... Noi invece abbiamo sempre i minuti contati...

Io mi sento così a disagio in questo essere sotto gli occhi e probabilmente anche negli argomenti di conversazione di un intero condominio... Naturalmente quando stiamo nel garage possono capitare in ogni momento i legittimi proprietari (questa signora, anzi anziana signorina, e suo fratello) a prendere cose, a fare la lavatrice... e ciò mi crea qualche imbarazzo se conto di fare la doccia, anche se chiudo a chiave, perchè le chiavi le hanno anche loro...
Insomma, forse sarò una fissata io, però sento che la mia privacy è quasi azzerata. Ne ho parlato con mio marito di queste sensazioni che mi stressano, del disagio che provo in questo periodo: lui è cascato dalle nuvole, ha detto che a lui non crea nessun problema vivere così... due pianeti diversi!

Se poi aggiungo che la spesa va fatta quasi tutti i giorni perchè il frigo del camper è piccolissimo, che ad ogni pasto le stoviglie sono da lavare a mano, che la nostra benefattrice, al contrario di noi, è ordinatissima, tanto da raccogliere e rimettere nel cesto le mollette che avevo lasciato sullo stendibiancheria per il bucato successivo, dicendo a mio marito: "Così è più in ordine"... insomma, ci sto proprio male!
Una nota positiva c'è: nel garage possiamo usare il pc ed entrare in internet (visto che è mio marito che ha sempre mantenuto efficiente il pc di questa signorina...), ammesso che non abbiamo altro di pressante da fare o che all'unica presa di corrente non ci si debbano attaccare altri condomini per lavori vari di bricolage...

E la nuova casa? Procede, ma lentissimamente. Il problema CAPPOTTO non si è ancora sbrogliato col Comune, nell'attesa si sta pensando a soluzioni provvisorie, ma che consentano il nostro soggiorno all'interno. Però sorgono impicci uno dietro l'altro: procedure errate per attivare il gas, il telefono non si sblocca, le ringhiere arrivate sbagliate, le mattonelle non sufficienti, la caldaia che perde, il pozzo intasato, dubbi improvvisi sulle tinteggiature, insomma non ne va dritta una al primo colpo! Il capocantiere ha proposto di richiedere una benedizione! Dovremo lasciare i mobili mel magazzino ben oltre il mese previsto all'inizio... e pagare di conseguenza!
Sui blog continuo a passare poco e a leggere poco dagli amici, da un pezzo accade purtroppo, così capisco che anche le visite qui da me siano diradate, i commenti idem... e rimpiango quel piccolo mondo di conoscenze e partecipazione che mi ero creata, che mi faceva stare bene e sentirmi in compagnia. D'altra parte non c'è molta allegria o profondità di pensiero in ciò che ho da raccontare in questo periodo...

 
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IL TEATRO

Post n°1218 pubblicato il 20 Aprile 2015 da atapo
 
Tag: teatro

PER FORTUNA CHE C'E'

 


 

In questa confusione di vita e di giornate sconvolte e strane paradossalmente un filo di normalità e di collegamento alle mie piacevoli abitudini di prima passa per il TEATRO, che dovrebbe essere quanto di meno reale e normale ci sia...
Nel marasma degli scatoloni da rinchiudere nel magazzino mi ero preoccupata di "salvare" i copioni, i trucchi, gli abiti di scena già decisi, perchè come ogni primavera si stanno concludendo le mie attività teatrali.
La mia amica regista che si era rotta un braccio l'estate scorsa pareva impegnatissima nella riabilitazione quindi nessuno spettacolo nuovo era in cantiere, per fortuna, pensavo io, perchè questo inverno di tempo per le novità ne avevo poco... Ma anche per lei il palcoscenico è una seduzione, così a gennaio mi confidò che voleva ripresentare "Donne al parlamento", che avevamo fatto l'anno scorso, ma aveva idee nuove per arricchire ecc... Naturalmente contava su di me per la parte di Prassagora, come l'anno scorso. Io le dissi che era impossibile, con questo trasloco (e ancora non si sapevano tutte le terribili conseguenze) non avrei avuto tempo di ripassare una parte così impegnativa. Lei però mi voleva ugualmente, così ha rivoluzionato la regia ancora di più, ha affidato la parte di Prassagora ad un uomo, come ad altri uomini altre parti femminili e ha creato una specie di "coro" greco: tre attrici che sottolineassero certi momenti importanti con brevi frasi. Io ero una di queste, così che l'impegno di memoria era ridotto, più importanti i movimenti che comunque si allenano nelle prove tutti insieme. Inoltre ha aggiunto canzoni, creando uno spettacolo originale, un po' grottesco, ma molto vivace e impegnato politicamente... direi realistico e attuale!
Peccato che, come avevo scritto, sia andato in scena proprio il sabato dello svuotamento di casa, ero così stressata per i fatti miei che non mi sono goduta molto il nostro lavoro, che comunque ha divertito sia il pubblico sia gli attori, noi che abbiamo superato con onore, improvvisando, alcuni vuoti di memoria proprio dell'attore principale! Io mi ero accorta che in fondo la mia ex-parte la ricordavo ancora molto bene, forse avrei potuto rifarla io, ma ormai... mi accontentavo di suggerire a chi mi aveva sostituito!
Qualche giorno dopo la regista, commentando con me lo spettacolo, ha detto: -In fondo per me la vera Prassagora resti sempre tu.- Ed io mi sono quasi commossa...

Anche il teatro in francese si è concluso in questi giorni, venerdì scorso per l'esattezza. Ne avevo parlato qui solo a dicembre, all'inizio del percorso per mettere in scena "La guerre de Troie n'aura pas lieu", poi non era stato certo l'impegno più intenso nella mia vita... Ero rimasta sconcertata sul ruolo che il regista aveva scelto per me: un uomo! Il poeta di corte, un personaggio ambiguo, guerrafondaio, cospiratore, esagerato, negativo insomma.
-Io non sono tanto cattiva!-avevo commentato.
-Certo che no, ma così è una bella sfida, renderlo credibile in scena.- aveva replicato il regista. E come al solito mi sono messa d'impegno, mi è venuto talmente bene  che... era diventato simpatico a tutti! Alla fine piaceva anche a me e ci provavo gusto a perfezionare le sue esagerazioni sempre di più ad ogni prova...
A parte il mio diventare questo cattivo Demokos, mi è piaciuto questo testo molto ricco e profondo anche se con punti divertenti. Era suggestiva la scenografia essenziale: fondo nero, due altissime colonne ioniche di cartone bianco, tre panchetti bianchi su cui salivano alternandosi vari personaggi, una piccola sagoma di tempio che reggeva le due terribili "porte della guerra". Noi attori avevamo costumi molto creativi: abiti lunghi, o pantaloni e lunghe camicie, sandali, bracciali e collane, tutto giocato sui toni del bianco, argento, dorato e madreperla, come si conviene a personaggi regali, naturalmente tutto raccattato rovistando negli armadi! Di scuro solo due spade, da sguainare alla fine, quando purtroppo si arriva alla conclusione che ... la guerra si farà! 
Mio marito ha scattato foto, appena avremo un po' di calma le scaricheremo perchè i miei partner le aspettano, cercherò di postarne qualcuna anche qui, però non ci è semplice lavorare ai PC nella situazione attuale...

Così archivio con qualche nostalgia anche questo copione. Mi resta l'ultimo impegno, il corso al teatro delle Spiagge. Quello finirà circa a metà giugno, spero tanto di essere già ritornata ad una vita normale... Se avessi immaginato tutti i problemi di questo trasloco non mi sarei fatta convincere, a quel tempo, ad imbarcarmi anche in questo terzo anno di corso, ma ormai ci sono, non sarebbe serio abbandonare ora che tutto è già stato deciso e mettere in crisi gli altri compagni di corso...
Prepariamo "L'importanza di chiamarsi Ernesto", testo molto conosciuto, quasi inflazionato. Confesso che il lavoro che mi sta richiedendo la regista mi è molto difficile. Credo conti anche il fatto che non sono tranquilla, che le mie energie sono messe a dura prova in questo periodo... cercherò di fare del mio meglio, ancora devo partire con il lavoro intenso di memorizzazione, vedremo come andrà, ci sarà tempo per riparlarne.
Devo constatare che il tempo dedicato a questa mia passione è l'unico NORMALE in questo periodo. E per la mia salute psicofisica per fortuna che c'è.

 
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ADDIO ALBINO

Post n°1217 pubblicato il 15 Aprile 2015 da atapo
 

UN ALTRO AMICO SE NE VA

 

Conoscete questo signore? Probabilmente no, oggi voglio farvelo conoscere io.
Il 31 marzo, un piccolo articolo su un giornale annunciava la sua morte ed io ne sono rimasta profondamente rattristata.
E' stato infatti un amico nei miei anni lavorativi più belli ed entusiasmanti, lo scrittore Albino Bernardini, nato nel 1917 in Sardegna, dove ha vissuto a lungo, poi residente a Tivoli, ma legatissimo alla sua isola dove ritornava per l'estate.
Le nostre strade si incrociarono moltissimi anni fa...
Forse qualcuno ricorda il film per la TV "Diario di un maestro", dei primi anni '70, che raccontava l'esperienza in una scuola di frontiera nella periferia romana, in cui si applicavano i principi della scuola attiva e di Freinet, che erano alla base anche del mio modo di fare scuola. Quella era una storia vera, tratta da uno dei primi libri di Albino: "Un anno a Pietralata" , era lui che aveva davvero vissuto quell'esperienza, lui uno dei maestri che credevano in un modo nuovo di fare scuola e di vivere una comunità scolastica educativa. Anche lui era uno dei miei "guru", come Mario lodi, Gianni Rodari... ne leggevo con passione i suoi scritti, finchè...
Verso il 1985 sul quotidiano Paese Sera ogni settimana usciva una pagina curata da Albino, composta soltanto da scritti di bambini: poesie, racconti, storie di vita... Io le leggevo ai miei scolari e quando uscì un concorso di poesie anche la mia classe ne inviò una: "L'albero in città", che parlava della vita di un povero albero piantato lungo un viale cittadino... Fummo tra i vincitori, la premiazione era a Roma,una domenica, alla sede del giornale. I genitori di quella classe erano meravigliosi e in un batter d'occhio organizzarono la trasferta a Roma: chi in treno, chi in auto, chi aveva al seguito oltre il proprio figlio anche qualche compagno i cui genitori non potevano... Fu una giornata esaltante, naturalmente! Tornammo carichi di libri per la nostra biblioteca e trionfanti. Nei giorni successivi gli alunni scrissero ad Albino una letterina di ringraziamento... a questa lettera ne seguirono molte altre, dalla classe seconda fino alla quinta la nostra corrispondenza con Albino proseguì, diventando amicizia: letterine personali, storie inventate insieme, cronache delle esperienze scolastiche, disegni e foto... A volte la realtà diventava favola, da un fatto vero nasceva una storia di fantasia dove i bambini erano protagonisti. Anch'io gli scrivevo, il mio foglio partiva insieme agli altri. E Albino ci rispondeva sullo stesso tono, l'arrivo della posta era sempre una gioia. Eravamo in quarta quando Albino venne a Firenze e passò una giornata a scuola con noi: immaginate l'orgoglio dei suoi piccoli amici!
Quella classe passò alla scuola media ed io gli chiesi se aveva piacere di continuare la corrispondenza con i miei nuovi piccoletti di prima: lui ne era felice, così fu una motivazione allo scrivere mandare le prime piccole frasi ad uno SCRITTORE amico della maestra! E il gioco riprese, con sempre nuova fantasia e nuove invenzioni, avevamo anche le sue foto e quelle dei suoi nipotini di cui ci raccontava le prodezze, leggevamo i racconti che lui via via pubblicava per ragazzi..
Intanto io scoprivo un fatto curioso: leggendo un altro libro di Albino, "L'avventura di un povero soldato" in cui narrava di quando aveva combattuto in Grecia e in Albania, trovavo strane analogie con certi fatti sentiti in famiglia di uno zio nato anche lui nel 1917, che aveva combattuto negli stessi luoghi, poi rimpatriato perchè ferito. Ne parlai a questo zio, probabilmente i due si sono anche conosciuti perchè lui ricordava i Sardi suoi commilitoni...
L'anno successivo Albino ritornò a Firenze per un incontro con la nuova classe: lo trovai invecchiato, stanco... Stavolta non arrivammo alla quinta, le lettere pian piano diradarono finchè ci scrisse sua moglie, dicendoci che lui era ammalato e non riusciva a scriverci. Però ci pensava e conservava tutte le nostre lettere insieme a quelle di tante altre classi... I bambini capirono, ma che tristezza: sono momenti di dura crescita...
Anch'io conservo tutte le sue lettere, con tanto affetto e nostalgia: la storia di un caro amico insieme alla storia di anni belli e ricchi  di impegno e di soddisfazioni, in cui speravamo di dare contributi importanti alla crescita dei nostri ragazzi...
Quando ho saputo della sua morte ho provato dolore, anche se a 98 anni non si poteva sperare ancora molto... Avrei voluto farlo sapere a quegli scolari ormai adulti che lo avevano conosciuto, Facebook sarebbe stato il modo più rapido, ma ho questi problemi con internet... Ho mandato un SMS all'unica di cui ho il numero di telefono, pregandola di diffondere la notizia. Mi ha risposto con tristezza...
Addio ad un altro caro rappresentante di un mondo in cui ho creduto...

 
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IN CAMPER, GIORNO 13

Post n°1216 pubblicato il 09 Aprile 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

L' IMPRESA

Prima che la mediateca dell'Istituto francese chiuda un mese per restauri, mi sono presa una mattinata di libertà e sfrutto i suoi PC a disposizione degli iscritti.

Comincio lentamente ad abituarmi (o a rassegnarmi?) a questa nuova vita quasi da nomade.

Credo che questa situazione (chiamarla TRASLOCO è limitativo!) mi farà aumentare considerevolmente i capelli bianchi... non credo di esagerare, che i lettori giudichino...

Quando arrivarono gli operai per smontare i mobili, il 27 marzo, ebbi chiaro ciò che avevo sperato non si avverasse: mio marito aveva ancora molte e molte cose SUE da inscatolare e imballare! Lo temevo... nonostante lo avessi sollecitato spesso, fino a provocare litigi fra noi, lui non aveva abbandonato il suo stile... Non era certo comodo imballare in contemporanea agli smontaggi dei mobili e lui così non poteva certo controllare insieme a me il lavoro degli operai che avevano "attaccato" le stanze sia dal pianterreno che dal secondo piano. Loro, gli operai, si erano dimenticati di portarci il primo giorno le scatole guardaroba per metterci i vestiti più delicati sulle grucce, li avevano tolti dagli armadi e ammonticchiati alla rinfusa... insieme a quelli che avevo deciso di portare nel camper!

Ma le complicazioni abbondano ed io avevo in programma uno spettacolo nei due pomeriggi: prova generale il 27, spettacolo il 28: immaginate con quale stato d'animo! Non era stato possibile spostare le date...

Alla sera del 27, al rientro dalla prova, ho scoperto che le mie valigie con l'abbigliamento da tenere in camper erano rimaste DIETRO alle ante dell'armadio smontato. Il giorno dopo quelle ante sono rimaste ultime ad essere portate via, mio marito era sempre impegnato a fare i SUOI scatoloni: io prima di uscire per lo spettacolo (per fortuna gli abiti di scena erano al sicuro nel camper) l'ho MINACCIATO che se al ritorno le mie valigie fossero partite per il magazzino... mi sarei rifatta il guardaroba nuovo! Allora le ha controllate, però si è lasciato SCAPPARE una valigia con la sua biancheria, che poi abbiamo impiegato qualche giorno a recuperare...

Domenica 29 la casa era quasi vuota, restavano ancora molte cose da portare nella nuova casa e... l' abbaino da svuotare, territorio sempre di bricolage e varie cose "maritali". Pensavamo di avere tempo fino al 31 ("fine mese", ci pareva dicesse il contratto). Invece nel pomeriggio sono passati i nuovi padroni di casa, abbiamo scoperto che invece la data era il 30 e loro per il 30 avevano già chiamato i muratori che facessero il sopralluogo per iniziare i lavori il 31.

Mio marito era già distrutto, io pure, non ce l'avremmo mai fatta! Mio figlio ha preso un giorno di permesso dal lavoro, ho chiamato un mio amico del teatro che nonostante sia più anziano di noi come energia è una locomotiva, così con un lavoro improbo la sera del 31 abbiamo messo le chiavi nella buchetta delle lettere e siamo usciti definitivamente da quella casa. Restavano da spostare solo i vasi da fiori che si trovavano all'esterno. 

Io, dopo il lavoro fisico, l'ansia, i litigi continui col coniuge per i motivi più svariati, entrambi innervositi e stressati, non avevo più nemmeno la forza di piangere, benchè ne avessi una gran voglia...

Nel frattempo eravamo venuti a sapere che la ditta che avrebbe dovuto fornirci i termosifoni è fallita, quindi bisogna cercarne altri da altre parti...

...e che ugualmente è fallita la ditta da cui avevamo comperato e già pagato il nuovo mobile  per la sala (i vecchi li avevamo sfasciati il giorno prima, non trovando nessuno che li acquistasse): questo  nuovo ora è giacente nel loro magazzino che ce lo teneva in deposito, ma non è ritirabile perchè il fallimento non permette di movimentare la merce...

Che giornatine, vero?

Siamo poi stati qualche giorno col camper a Montelupo da mio figlio, così tenevamo Riccardo in vacanza da scuola mentre i suoi genitori erano al lavoro: vita quasi normale, ma mio marito tornava a Firenze per varie incombenze, non si poteva continuare così, sempre in viaggio.

Lunedì di Pasquetta, tornati a Firenze, abbiamo cominciato ad organizzarci la nuova vita: innanzitutto abbiamo passato molte ora nella nuova casa, sistemando materiale da bricolage nei casotti esterni e le piante in una zona del giardino in cui non "infieriscono" i muratori. Il lavoro all'aria aperta ho sentito che mi faceva bene, mi rilassava, anche a sera avevo mal di gola, perchè la terra era ancora bagnata dal diluvio pasquale e il vento freddo non dava tregua. In compenso mio marito, che sollevava cassette piene di vasi, ora ha mal di schiena.

Ancora: pareva dovessero mettere in funzione il telefono e il collegamento, ma poichè, come si è visto finora, la fortuna non ci aiuta, i tecnici hano scoperto che la cabina in cui dovrebbero lavorare è su un terreno privato di un circolo che ora ha chiuso e devono scoprire chi rintracciare per farsi aprire il cancello... quindi si rimanda a non si sa quando!

Come contorno, sono arrivate anche novità molto negative sul fronte dell'eredità, tanto per tirarci su di morale.

E' sufficiente?

Concludo con una piccola positività: una conoscente della parrocchia ci ha offerto ospitalità col camper nel suo cortile, dove ha una specie di stanza-magazzino attrezzato con lavello, fornelli, tavolo, doccia, lavatrice. dalla strada ci siamo spostati lì ieri sera, almeno avremo un minimo di comodità in più.

Ma ancora non se ne vede la fine... è meglio vivere un giorno dopo l'altro sperando che non arrivino novità troppo sgradevoli.

 

 

 

 

 

 
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IN CAMPER, GIORNO 11

Post n°1215 pubblicato il 07 Aprile 2015 da atapo

MA  SI  PUO'...

Ma si può scrivere con un occhio all'orologio, perchè tra poco dovrò andarmene da qui, su un vecchio computer della parrocchia, lentissimo e che si blocca ogni tre per due, dopo che l'Istituto francese su cui contavo per i collegamenti mi fa lo scherzo di CHIUDERE PER UN MESE la mediateca causa sistemazione dei locali ?

Direi che in questo periodo se qualcosa può andare storto ci va e alla grande, ne sono successe di tutti i colori, ormai a ogni telefonata imprevista penso "e adesso che succede?"

Prendo appunti sull'agenda perchè un'infilata di giorni simili sono da lasciare negli annali di famiglia... e chissà se riuscirò a scriverne anche qui...

Ecco, devo andare... a risentirci chissà quando...

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 10

Post n°1214 pubblicato il 26 Marzo 2015 da atapo
 

 

ADDIO

 

Christensen, pionieri che attraversano la pianura del Nebraska

 

Sarà l'ultima notte che passerò in questa casa. Domattina alle 7,30 arriveranno gli operai del trasloco e comincerà la nuova puntata di questa avventura incalzante.

Ormai queste stanze sono stravolte, irriconoscibili: ogni spazio è occupato dagli scatoloni, dentro e fuori dai mobili, si cammina di sbieco attraverso stretti passaggi stando attenti a non inciampare perché le misure sono ridotte all'osso. Stasera faremo molto tardi, perché ce n'è ancora da sistemare!


Sono contenta che alcune settimane fa mi sia venuta l'idea di scattare alcune foto di queste stanze da tenere per ricordo... ricordo dei 34 anni passati qui, una mezza vita, da giovane donna a quasi anziana signora, da mamma e maestra entusiasta ed energica a... beh, non è questo il momento in cui sarei generosa nell'autodefinirmi...

Se non fossi così stravolta dalla stanchezza e dalla tensione credo che piangerei, sento un magone grosso dentro di me, come sempre quando vivo i momenti degli addii, quando qualcosa nella mia vita finisce, io che vorrei sempre sperimentare il nuovo senza dover lasciare il vecchio.

Ciò che più mi pesa è questa prospettiva della vita in camper a tempo ancora indeterminato: cercherò di inventarmi delle positività, come cerco sempre di fare per trovarmi qualche soddisfazione, ma sarà dura: lo spazio stretto e le incombenze pressanti facilmente porteranno nervosismi e scintille...

E da stasera qui sul blog comincerà il blackout. Spero ogni tanto di potermi collegare dall'Istituto Francese, oppure dalla parrocchia: mio marito, con tutte le disponibilità e gli impegni che si prende sempre, avrà pure il diritto di scroccare un po' di internet, ma bisogna vedere se di qualche briciola potrò goderne anch'io.

Che dire ancora?

Che saluto tutti e che spero di non dover attendere troppo per avere BELLE NOTIZIE da scrivere...

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 9

Post n°1213 pubblicato il 23 Marzo 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

 

MALEDETTO  CAPPOTTO

E' un'ottima cosa ricercare ogni forma di risparmio energetico: meno energia, meno inquinamento, riciclaggi, cerchiamo di preservare il futuro alla nostra Terra e a noi stessi... Così nella nuova casa stiamo cercando tutti gli accorgimenti possibili, cioè mio marito si è informato, ha calcolato, ha proposto e abbiamo scelto di conseguenza. Uno di questi accorgimenti è il CAPPOTTO: sarebbe un rivestimento particolare su tutti i muri esterni che li rende più spessi e resistenti al freddo, un vero cappottino che abbraccia la casa!

Naturalmente dalle istituzioni pubbliche tutto questo è auspicato e pareva che non ci fossero problemi, MA...

...la nostra solita poca fortuna ci ha colpito anche stavolta: il Comune di Firenze ha deliberato che dal 1° gennaio 2015 nei centri storici minori non si possano fare questi cappotti perché alterano i volumi degli edifici che devono rimanere, appunto, storici, cioè non cambiare di un millimetro, invece un cappotto aumenta il volume esterno di almeno 6-8 cm (noi lo volevamo fino a 12).

Da un lato quindi SI' all'ecologia e al risparmio, dall'altro NO perché le case antiche devono restare appunto antiche anche se col riscaldamento più dispendioso e più inquinante.

La nostra casa non sarebbe antica, è del 1957, però si trova in una zona di centro storico minore e ricade sotto questa norma. Poichè al 1° gennaio il cappotto ancora non l'avevamo iniziato, ora non si può più fare. Si può fare invece fare domanda di deroga, che il Comune esaminerà... con i suoi tempi tecnici (eterni). Naturalmente questa domanda l'abbiamopresentata immediatamente, pensando di fare gli altri lavori nell'attesa della risposta.

Purtroppo il dilemma cappotto /non cappotto abbiamo scoperto che porta delle TRISTI conseguenze:

non si possono mettere le persiane e le finestre perché non si sa quanto sarà spesso il muro a cui vanno ancorate,

non si possono nemmeno ordinarle, perché non si sa lo spessore che dovrà avere il telaio (e dopo l'ordine il tempo di attesa è di circa un mese),

se non ci sono le finestre non si può mettere e avviare il riscaldamento, che dovrebbe restare acceso almeno 10 giorni dopo la tinteggiatura delle pareti,

per asciugare perfettamente la stanza dove andrà montato il parquet, che quindi non si può montare se tutto il resto non è a posto...

Senza finestre naturalmente la casa è inabitabile!!!

Nel contratto di vendita con chi ha acquistato la nostra casa attuale c'è la data ultima del 31 marzo per rendergliela libera, dopo di che c'è una grossa penale per ogni giorno di ritardo.

Quando facemmo il contratto questa storia del cappotto ancora non si sapeva, i muratori avevano assicurato che l'interno della nuova casa sarebbe stato pronto a fine marzo, noi entravamo e loro avrebbero continuato i lavori all'esterno, un po' scomodo, ma sopportabile. Appena è partita la richiesta di deroga al comune i lavori all'interno sono rallentati, c'era da aspettare e più di tanto non si poteva procedere, sono iniziati invece i lavori di sistemazione degli spazi esterni, così che ora è davvero tutto per aria, dentro e fuori.

La fine di marzo è molto vicina, il Comune ha risposto NO da pochissimi giorni, ma appena dopo Pasqua c'è una seduta al Consiglio Comunale per rivedere questa norma perché le proteste e i ricorsi sono state moltissimi in nome del risparmio energetico, quindi aspettiamo ancora per vedere se si ottiene qualcosa.

E nel frattempo?

Nel frattempo mi è venuto mal di pancia quasi fisso dal nervoso.

A parte questo effetto collaterale, il trasloco abbiamo dovuto fissarlo, il 27 e 28 marzo verrà la ditta a svuotare la casa e porterà TUTTO in un magazzino affittato per un mese e speriamo che basti, sarebbe sufficiente riuscire ad avere montati almeno i vetri, che sono doppi, rafforzati ecc, anche se io ho sempre molte ansie per la sicurezza... Ci costa meno il magazzino che pagare la penale per un mese.

Noi... abbiamo il camper come rifugio, da parcheggiare non troppo lontano dalla casa nuova.

Chi mi segue da tempo sa che un'avventura simile, sempre per ristrutturazioni, la passai già anni fa: allora dovevano essere 10 giorni che diventarono un mese, ora si parte già con un mese sicuro... E stavolta non potremo nemmeno entrare di soppiatto in casa se ci serve qualcosa: tutto sarà chiuso nel magazzino della ditta traslochi. Quello che dimenticheremo, mancherà e basta.

Allora in questi giorni, mentre forsennatamente riempio e sigillo scatoloni, devo anche immaginare cosa potrebbe servirci, ma che sia il minimo indispensabile, per una vita quasi normale in camper, compresi documenti e materiali di vario tipo, perché non si tratta certo di andare in vacanza... In queste ultime settimane mi sembra di vivere in un incubo, ho un bel da pensare che c'è di peggio al mondo, ma anche così non mi è facile.

Mi mette anche tristezza il fatto che in camper non ci sarà il collegamento internet, ogni sera leggerò la posta dal mio cellulare all'antica e non potrò fare altro, forse riuscirò qualche volta ad andare ai PC dell'istituto francese, ma là tanti studenti se li contendono. Perchè c'è poco da dire, ormai gran parte del mondo di relazioni sociali e di informazioni passa da qui...

Era una casa molto carina
senza soffitto, senza cucina
non si poteva entrarci dentro
perchè non c'era il pavimento...




 

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 8

Post n°1212 pubblicato il 18 Marzo 2015 da atapo
 

QUALCOSINA...

Faccio un salto al cantiere della nuova casa, devo dire il mio parere su alcune questioni...

CANTIERE, sì, non si può ancora chiamare CASA, ma qualcosa di sistemato si comincia a vedere...

 



Ecco il famoso VETROCEMENTO che per un soffio non fu "perso" ormai molto tempo fa...

 



Ecco la "mia" stanza col pavimento già posato: un rosa chiarissimo con minuscoli punti dorati...

Ma non allarghiamoci troppo, le pareti ancora devono essere colorate!

E nel giardino, sconvolto da scavi e controscavi... meraviglia! Il pruno ha già qualche foglia e i fiorellini... e quanti ce ne sono!

 



In realtà questo albero andrà tagliato, ci vuole forse commuovere con l'offrirci così presto le sue bellezze? Ma chissà, se l'inverno ha fatto morire i bruchi che l'anno scorso gli mangiavano le foglie... magari riesco ad ottenere che sia risparmiato almeno per la prossima estate...

Così nascondo, per ora, gli enormi problemi che abbiamo ancora da risolvere in questa avventura!

 
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PRIMO COMPLEANNO

Post n°1211 pubblicato il 15 Marzo 2015 da atapo
 

 

LA FESTA


 

Ecco la nostra principessina ieri alla sua festa di compleanno.

Avrebbe dovuto tenere in testa questa coroncina di piume rosa, da festeggiata, ma la toglieva immediatamente quando tentavamo di mettergliela per scattare qualche foto e si dedicava con più entusiasmo all'apertura dei regali...

E' stata una bella festa allegra, piena di bambini e di confusione, in un asilo nido che noleggia i suoi locali e le sue attrezzature per queste occasioni. Così i bambini hanno di che divertirsi...

Tutte giovani famiglie amiche dei genitori di Diletta, molti di questi ragazzi li conosco anch'io da quando erano piccoli e amici dei miei figli: viviamo nello stesso quartiere, alcuni di loro sono stati miei scolari e sono contenta quando li rivedo adesso, adulti e genitori, e mi aggiornano sulle novità delle loro vite.

Notavo che dal primo compleanno, quello di Martino, il numero dei cuccioli è molto aumentato! Sono prolifici questi ragazzi: il figlio unico è un'eccezione, e per motivi seri, quasi tutti ne hanno almeno due e i TRIS sono parecchi... E' un bel segno, secondo me, è segno di entusiasmo, ottimismo verso la vita, nonostante le incertezze di questo nostro tempo...

I più grandi hanno circa l'età di Martino, gli ultimi arrivati sono come Diletta, insomma, si formavano i gruppetti più o meno di coetanei attorno alle varie proposte di giochi e giocattoli e nessuno si annoiava.

Alla torta ormai non ci stavano più tutti quanti attorno al tavolo, lo stesso tavolo di quando festeggiarono lì il loro primo compleanno sia Martino che Damiano. E loro due, da solerti fratelli maggiori, angeli custodi a destra e a sinistra di Diletta si sono impegnati moltissimo ad aiutarla nello spegnimento della candelina.

Di "vecchietti" c'eravamo solo noi quattro nonni. La mia consuocera mi ha detto che secondo lei Diletta mi assomiglia molto, che qualche giorno fa ha fatto un'espressione identica a me...

Non ci avevo mai pensato, che potesse essere una piccola Atapina... chissà!

 
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A DILETTA

Post n°1210 pubblicato il 12 Marzo 2015 da atapo
 

 

UN ANNO



 

Oggi compi un anno, cucciola.

Mi dispiace che capiti in questo periodo per me così tumultuoso, difficile, con la testa in mille pensieri e tanta stanchezza, perché vorrei gustarmi con calma e tenerezza questa ricorrenza, anche se è ormai la quarta volta che un cucciolo di famiglia arriva a questo traguardo importante. Tu oggi festeggerai coi piccoli compagni dell'asilo nido, poi la tua mamma, che ha preso un giorno di permesso dal lavoro, vuole stare con te e fare qualcosa insieme, voi due solamente, forse andrete in piscina e per te sarà la prima volta. Una giornata solo vostra, mamma e figlia! Per godersi quel rapporto speciale che si costruisce fra donne...

E sabato ci sarà la festa importante, quella con grandi e piccoli parenti e amici, quasi la tua presentazione in società, come è già stato per i tuoi fratelli.

Come sei ora, dopo un anno di vita e di esperienze, mia piccola Diletta? Si cercano somiglianze nei bambini, di te la tua mamma dice: -Agitata come Martino, cocciuta come Damiano!-

In effetti mostri un caratterino ben determinato, ma forse è anche l'istinto di sopravvivenza e di emulazione della terzogenita in famiglia! Sei una bimba simpatica e sorridente, a volte mutevole e ombrosa come le giornate del tuo mese di nascita; ridi di un niente, ti offendi e strilli con grandi sceneggiate se qualcosa non funziona come vorresti tu. Sei piuttosto selettiva tra le persone, mostri con chiarezza chi ti piace e chi no, per cui a qualche baby sitter hai dato del filo da torcere... per fortuna io, nonna, rientro nelle tue simpatie!

Hai le manine grassocce sempre in movimento per cercare di prendere e stropicciare di tutto, ne fa le spese anche il gatto Beto, a cui afferri le orecchie o la coda, oppure dai grandi manate sulla schiena. Lui ormai, dopo tre piccoli coinquilini, ha perso ogni velleità, ti fulmina con lo sguardo, poi si sposta con aria di sufficienza... sa che se accennasse a graffiare sarebbe relegato per ore in terrazza!

Da pochi giorni muovi qualche passo senza appoggiarti, prima sembravi un'equilibrista a spenzolarti per cercare appigli dappertutto e se non ne trovavi... a gattonare sei velocissima, purtroppo non sono mai riuscita a fotografarti durante una delle tue gattonate a fianco di Beto in marcia... siete grandi uguali!

Dopo tre nipotini biondi, tu hai i capelli scuri. E sono dritti, disperatamente dritti! Mia suocera li aveva dritti e indomabili, ha lottato tutta la vita con lacche, schiume e permanenti per farsi qualche onda, qualche accenno di ricciolo che durava pochissimo... Diceva che io avevo dei capelli mossi bellissimi, che me li invidiava, e restò sconvolta quando, per un matrimonio di famiglia, io me li feci lisciare dalla parrucchiera, tanto sapevo che sarebbero rimasti lisci per poco tempo, ribelli come sono.

Così abbiamo il sospetto che Diletta abbia ereditando i capelli dalla bisnonna... ma speriamo che nel crescere si ammorbidiscano...

Per il tuo compleanno ti regalerò un bambolotto, tutto per te: i tuoi fratellini ne hanno uno per ciascuno, di quelli con cui giocava la loro mamma, tu da qualche settimana li ha adocchiati e ne sei rimasta affascinata. Ma non parliamo di “giochi da femmina” per carità, tu usi implacabilmente anche tutti i giocattoli “maschili” che abbondano per casa...

 

 
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CAMPER

Post n°1209 pubblicato il 11 Marzo 2015 da atapo
 

 

PENSANDO ALL' ESTATE

 

Monet, Passeggiata sulla scogliera

 

La famiglia di mia figlia si è fatta “ingombrante”, tre bambini così piccoli non sono uno scherzo e si è posto il problema delle vacanze e dei viaggi d'ora in poi. A loro piace viaggiare, una ventina di giorni d'estate e qualche fine settimana abbondante negli altri periodi dell'anno finché c'è bella stagione: fissano su internet appartamentini in bed&breakfast e via! Ora però stanno scoprendo che la loro auto è insufficiente per tutto questo: i tre figli comportano un quantitativo di bagagli che supera la capienza, soprattutto se il periodo fuori casa è un po' più lungo! O comprare una macchina più grande, che però sarebbe ingombrante e dispendiosa per i viaggi quotidiani in città, oppure... hanno pensato al camper.

C'è già il nostro di camper, ma cinque persone (più bagagli) non ci stanno, fa gola invece a mio figlio (loro sono in tre e già l'ha collaudato tre anni fa) che esterna questi pensieri: - Se va a buon fine l'eredità della casetta in montagna, quando voi nonni state lassù il camper è libero...- Giusto, ma la strada per quella casetta è ancora lunga e molto in salita comunque...

Insomma, tramite conoscenze mia figlia ha saputo di un camper in vendita a buon prezzo parcheggiato in una casa colonica vicino a Montelupo. Così domenica scorsa ci siamo ritrovati tutti a pranzo da mio figlio, anche per festeggiare il compleanno di mio marito che era stato due giorni prima: con quale impegno i nipotini tre moschettieri hanno aiutato il nonno a spegnere le candeline sulla torta! Solo due candeline molto riassuntive, ognuna piantata su una cifra, decine e unità di un numero parecchio alto...

Dopo pranzo tutti verso la casa colonica e il suo camper, una mezz'ora di auto nelle campagne con i primi segni della bella stagione. Riccardo è già esperto di camper, ci andò tre anni fa, gli altri due erano eccitatissimi, chissà cosa si aspettavano, credo una vera e propria casa. Infatti Martino appena ha messo il naso all'interno ha esclamato un po' deluso: -Tutto qui?-

Poi la curiosità ha avuto il sopravvento e mentre gli uomini parlavano di aspetti tecnici, io e mia figlia consideravamo gli spazi interni e le attrezzature “domestiche” e i due fratellini esploravano ogni angolo, provavano letti e poltroncine, per concludere con: - Possiamo togliere le scarpe?- Segno che si sentivano a loro agio, ormai a casa propria.

Purtroppo così non sarà, perché quel camper all'interno è molto funzionale, ma è un po' datato e la parte meccanica ...accusa la vecchiaia! Soprattutto, nonostante vi possano (in teoria) dormire sei persone, le cinture di sicurezza ci sono per quattro e per aumentarle a cinque occorrono permessi e pagamenti... Nulla da fare e Martino è rimasto molto deluso, lui che è così facile agli entusiasmi e già supplicava i genitori:-E' bello! Compriamolo!-

E abbiamo scoperto che non è facile trovare camper adatti a una famiglia di cinque persone, soprattutto se non si vuole spendere una follia... Aspettiamo la prossima occasione...

 
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DEL GIARDINO

Post n°1208 pubblicato il 06 Marzo 2015 da atapo
 

 

LE FORZE DELLA NATURA

Dei sei alberi nel giardino della nuova casa, quattro sono da tagliare. Detta così, brutalmente, fa tristezza, ma i motivi ci sono.

Si tratta di tre alberi da frutto (melo, fico, pruno) molto vecchi, uno anche malato, piantati in posizioni poco felici per cui le radici stanno sollevando sia la pavimentazione a ridosso della casa che il muro di confine col vicino. Verranno sostituiti da nuovi alberi da frutto piantati in posizioni più adatte.

Il quarto è un enorme abete (anche questo troppo accostato al muro di cui sopra ), che però ha radici poco profonde e poco sicure dato che proviene chiaramente da un albero di Natale trapiantato. Per tagliare questo abete è un po' più complicato: visto che apparentemente non è in condizioni di pericolo occorre un permesso da richiedere al Comune che... ha i suoi tempi tecnici.

Tutte queste informazioni le abbiamo avute dal giardiniere che ha fatto il sopralluogo.

Si tratta di un mio collega di teatro, S. che di mestiere "serio" nella vita fa proprio questo: parlandone insieme ci eravamo trovati d'accordo sui principi generali da attuare nel mio spazio verde e referenze positive su di lui me le aveva date un'altra "attrice" dei miei gruppi, che lo impiega per il suo giardino.

Così lunedì e martedì si è fatto largo con i suoi macchinari tra tutto l'arsenale dei muratori, ha tagliato due alberi e portato via, oltre a questi ridotti in briciole, anche una montagna enorme di rami secchi e avanzi vegetali di ogni tipo, lì da chissà quanto. Ci raccontava il vicino che tempo addietro c'era anche una palma, caduta in un temporale, ed era ancora tutta ammucchiata in un angolo.

Il secondo giorno sono andata anch'io con mio marito, a vedere.

 


 

La primavera, nonostante tutto, arriva: tra macchinari e sacchi di cemento l'erba è bellissima (vorrei tenere, "dopo", proprio quel tipo di erba un po' selvaggia), si vedono già margheritine, violette e nontiscordardime.Dove prima c'era il mucchio di ramaglie ora è allo scoperto la terra, scura, profumata... Mi piaceva respirarla.

S. stava spargendovi sopra le foglie secche per creare humus, ha preso un pugno di terra e ce l'ha mostrata dicendo: -E' terra buona, è di bosco, guarda che lombrichi grossi!- Infatti un po' di scuro si stava agitando nella sua mano... e non era la zolla...-Poi vedremo cosa è meglio piantare e dove...-

E io già cominciavo a vederci certe mie piante preferite...

Dopo c'è stata la notte del terremoto, poi ieri notte la natura si è scatenata in quella specie di uragano che ha sconvolto Firenze e dintorni, soprattutto nella nostra zona nord-ovest, e il resto della Toscana. Il vento terribile mi ha svegliato prestissimo, quando ho aperto la finestra, oltre agli alberi piegati fin quasi a essere orizzontali, ho visto con terrore volare lungo la strada delle grandi lamiere di ferro, come ghigliottine se qualcuno si fosse trovato sulla traiettoria. Per fortuna non passava nessuno, anche le rare macchine sono riuscite a scansarle, finchè si sono abbattute con fragore aggrovigliate ai pali della luce o schiantate contro i muri. Tutto il resto è cronaca sui giornali...

E noi pensavamo alla nuova casa e al suo giardino, a quanto poteva essere rimasto in piedi: vuoi vedere, ci dicevamo, che con la nostra solita scarsa fortuna l'uragano ha abbattuto proprio i due alberi buoni?

Però i muratori non telefonavano, buon segno... Più tardi mio marito è andato a vedere. Tutti gli alberi residui erano ancora in piedi, il vento ha SOLTANTO divelto dai cardini, rompendo il muro, parte del cancello di ferro dell'entrata: poco male, dovevamo toglierlo in ogni caso, un lavoro risparmiato.

E il muratore ci ha dato un suggerimento: questo abete che deve aspettare a lungo il permesso del Comune, se dicessimo che la tempesta lo ha reso pericolante potremmo abbatterlo subito, senza aspettare chissà quanto... Ne parleremo al giardiniere.

 

 

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 7

Post n°1207 pubblicato il 03 Marzo 2015 da atapo
 
Tag: memoria

LA FINESTRA PIU' VICINA AL CIELO

 

periferia nord di Firenze, dalla mia finestra

 

Quando visitai per la prima volta la casa in cui abito attualmente (era il 1980, dovevamo decidere se acquistarla o meno, con pochissimi contanti e la prospettiva di un mutuo sanguisuga) salii fino all'ultimo piano con molta curiosità per quello che pareva più una torre abbastanza in disfacimento piuttosto che un edificio abitabile da una giovane coppia con due figli piccoli. Lassù in cima era tutto un unico stanzone, chiamata pomposamente mansarda, con il soffitto altissimo, le tegole a vista e il pavimento sconnesso di vecchie pianelle grezze. E due finestre: una aveva proprio davanti i rami alti di un platano della strada, ma l'altra!

La vista mi lasciò senza fiato e l'impressione che ne ebbi quella prima volta non l'ho più dimenticata: una marea ondulata di tetti rossi inframmezzati da alberi, tutta la periferia nord fiorentina era a disposizione del mio sguardo... Oltre a questa, la corona di monti che cingono la città a nord, con quelle località lontane, piccole macchie più chiare sul verde, che avrei imparato a riconoscere negli anni successivi. Monte Morello il più alto, anche perché è il più vicino: il suo nome deriva dal verde scuro dei suoi fianchi, in cima ha zone più chiare di prati e terra brulla, queste zone sono le prime che la neve imbianca quando a Firenze arrivano venti gelidi di tramontana o grecale.

Presto mi insegnarono un detto locale, più o meno questo: “Se Monte Morello ha il cappello, quando esci di casa prendi l'ombrello”. Saggezza popolare e veritiera: l'esperienza mi ha insegnato che se le nuvole ricoprono la cima di questa montagna, anche se c'è il sole, nel giro di qualche ora quasi di sicuro pioverà...

Oltre i monti, il cielo... tanto cielo! Io venivo da un appartamento al quinto piano a Bologna, non avrei potuto fare a meno del cielo! La finestra guarda a est, il sole che sorge l'ho potuto ammirare in quasi tutte le stagioni, d'estate non mi alzavo certo all'alba... Ho goduto soprattutto del cielo stellato, nei primi anni in cui abitavo a Firenze e un collega mi trasmise la sua passione per l'astronomia, avevo comperato un binocolo potente, ho ammirato costellazioni e pianeti, la luna, la cometa che per diversi giorni stette giusto davanti alla mia finestra...

Ma l'urbanizzazione procede imperterrita, così prima costruirono un palazzo alto che interruppe la sequenza di quei tetti di periferia, poi il cambio di illuminazione stradale mi piazzò un fanale proprio accanto, così ora il cielo è un po' meno affascinante e misterioso.

Però è sempre rimasta la mia finestra preferita.

Quando abbiamo diviso l'enorme mansarda per ricavarne due camere per i figli, quella stanza è stata scelta dal maschio.

Adulti, prima è uscita di casa la femmina e la sua stanza è diventata il laboratorio di bricolage per mio marito. Quando se ne è andato il maschio io mi sono appropriata della mia stanza preferita. Dopo pochi mesi morì la mia mamma e i mobili della mia infanzia che ho ereditato l'hanno riempita: ho ricreato così un mondo tutto mio, dove in pochi metri quadrati c'era la storia della mia vita, dove mi piaceva sostare a meditare, ricordare, sentire la mia mamma ancora così vicina, perché la stanza era così vicina al cielo: anche lei era rimasta incantata dal panorama, affacciandosi a quella finestra quando mi era venuta a trovare...

Poi all'improvviso ho dovuto cedere la stanza a mia suocera, a lungo e in modo drammatico, come sa chi mi conosce da tempo... esproprio che per me è stato un dolore, una mancanza che mi ha fatto soffrire insieme a tutta la situazione che stavo vivendo: l'elaborazione interrotta del mio lutto personale aggiungeva in me sofferenza a sofferenza. Terminato finalmente questo orribile periodo la stanza è tornata mia, diventando lo spazio dove preparare le mie attività teatrali, sistemare abiti e materiali di scena per me e per i miei scolari.

Ma fra poco dovrò lasciarla. Nella casa nuova avrò ancora una stanza tutta per me, praticamente sarà la fotocopia di questa, sempre verso est, solo... a un piano più in basso. Aprirò la finestra e non sarò più inondata dal cielo perché davanti oltre la strada c'è un altro edificio e di cielo ne resta solo una striscia. Però... l'ultima volta affacciandomi mi sono un po' rincuorata: se guardo verso nord... ecco che vedo ancora laggiù in fondo il versante scuro e la cima di Monte Morello! La scoperta mi ha reso felice... e non soltanto perché così saprò se devo prendere l'ombrello quando esco!

E oggi, nel pomeriggio, dalla mia finestra più vicina al cielo una volta ancora ho visto sorgere la luna illuminata dal sole...

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 6

Post n°1206 pubblicato il 27 Febbraio 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

 

AI LAVORI FORZATI

Bouttats J., Grande paesaggio fluviale con l'entrata ad un villaggio


Poche ore dopo aver scritto la volta precedente, al ritorno da un giro in centro, svoltando nella stradina in cui abito ho visto, in fondo, i lampeggianti dei camion dei pompieri. E la strada, là in fondo, non esisteva più, ma era diventata un lago luccicante che rifletteva e raddoppiava le luci dei pompieri. Che era successo? Uno dei periodici inconvenienti del quartiere, centro storico minore, dove tutto è vecchio, pardon, ANTICO, anche le tubature che poi si rompono, perché è tutto intoccabile... finché non avvengono disastri... ed è già tanto se non ci rimette qualcuno anche fisicamente! Così strada chiusa e giorni di lavori.

Forse per l'annacquamento, forse perché gli operai hanno sbancato di brutto, in zona è saltata anche la linea telefonica con annesso internet, che è stata ripristinata solo ieri sera tardi e ci è andata bene perché avevano preventivato tempi più lunghi...

-Là sotto è tutto un colabrodo!- ha sentenziato mio marito, ma il colabrodo della attuale strada non durerà ancora molto perché il trasloco si avvicina...

Non avere internet e sbirciare solo la posta nel mio mini cellulare, “storico” pure lui, mi è mancato molto, perché i tempi di interazione col PC, insieme ai tempi in cui mi siedo a studiare i nuovi copioni, sono i pochi relax che mi concedo in questo periodo, per non stroncarmi del tutto.

Siamo ai LAVORI FORZATI.

Ho deciso che ricorderò con questo nome i giorni che mi separano dal trasloco, perché dobbiamo inscatolare TUTTA la nostra attuale casa. Per risparmiare, anche per riordinare nel frattempo, magari per buttare qualcosa che non serve più e restituire ai figli ciò che di loro è ancora giacente negli anfratti di casa nostra.

Gli scatoloni ce li fornisce mio genero: la ditta in cui lavora ne ha a bizzeffe e li butterebbe, abbiamo cominciato da alcune settimane in modo soft, ma ora il gioco si fa duro! Ho fatto un po' di conti, calendario alla mano: bisogna accelerare e molto! Così, tranne la piscina, le ore di babysitter da mia figlia e gli incontri irrinunciabili dei gruppi di teatro, ho tolto tutto, ma proprio tutto: cinema, passeggiate, chiacchiere al telefono... Niente più manicaretti, pizza o dolci fatti in casa, resta solo l'essenziale per la sopravvivenza!

Il tempo è soltanto per riempire scatoloni! Mio marito si stanca più in fretta di me, ma io gli ho detto che molte cose sue se le deve mettere via lui, tipo riviste, aggeggi di elettronica o di bricolage di cui io capisco poco e rischierei di far danni (e mi viene la voglia di buttare via tutto...).

Quando, in questo immenso lavoro, la schiena o le spalle cominciano a lanciarmi segnali inequivocabili... mi fermo un po', leggiucchio un copione, passo dal PC a vedere cosa combina il resto del mondo...

Il fatto è che a tutt'oggi non sappiamo ancora quando esattamente ci sarà il trasloco... e anche un'altra cosa essenziale non è ancora definita... ma di questo sarà meglio parlarne un'altra volta, sperando che nel frattempo certi nodi si sciolgano...

 
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UN POSTO NEL MONDO

Post n°1205 pubblicato il 23 Febbraio 2015 da atapo
 

 

IL MEDIO

NO, non pensate a un certo gestaccio... Parlo di tutt'altro!

Parlo di colui che per sorte è nato tra due fratelli, un maggiore e un minore ed è quindi QUELLO di MEZZO.

La psicologia dice che non è una posizione facile: dall'inizio ha avuto qualcuno che gli ha "tolto" un po' di genitori, qualcuno che magari ha tentato di sfogare la gelosia e di affermare la primogenitura in qualche maniera anche poco ortodossa... Poi, dopo un po', un nuovo intruso gli ha occupato un'altra parte di quello spazio, sia nei luoghi che negli affetti familiari, che si stava organizzando, forse anche a fatica...

Damiano è il MEDIO ed è un bambino completamente diverso dagli altri due. Ha un carattere introverso, riservato, difficilmente grida, quasi mai piange strepitando, parla con voce tranquilla, pacata e non sempre parla o risponde quando viene interpellato, se non si sente a suo agio. Però sorride spesso e comunica con gli occhi la sua partecipazione e il suo interesse, perchè lui, dentro di sè, è sempre molto interessato a tutto, assorbe tutto e lo rielabora facendosi teorie e arrivando a conclusioni personali sul mondo che lo circonda. Il suo ricco mondo interiore però lo fa sognare spesso anche con incubi e risvegli dopo sogni strani.

Testardo come solo un piccolo Toro riesce ad essere, se una cosa non gli va si chiude muto gettandosi a terra e fingendo di pensare a tutt'altro. Ci stiamo accorgendo che ha un'intelligenza superiore alla sua età, lo dicono anche alla materna che sta al pari dei bambini di cinque anni, ma la sua riservatezza lo fa sembrare tonto a chi non lo conosce bene. E' perfezionista e insicuro, può rifiutare di fare qualcosa se non ritiene di saperla fare al meglio e va incoraggiato con un poco di pazienza, evitando, se possibile, di prenderlo di petto. Per questo ha qualche problema alla scuola materna, dove una delle maestre invece ha modi bruschi e impositivi davanti ai quali lui spesso chiude la comunicazione. Per diversi mesi si è rifiutato di disegnare, da poco ha incominciato: diceva di non esserne capace, si confrontava con i disegni dei bambini più grandi, in primis quelli di suo fratello Martino, che è tutto diverso da lui: esuberante, chiassoso, estroverso, a volte dispettoso, diventa una figura ingombrante per Damiano che tende a ritirarsi in buon ordine e se fa dispetti o birbonate, è in modo molto silenzioso e nascosto... Diletta invece assomiglia molto a Martino: a nemmeno un anno è già molto chiassosa e agitata, tutto il contrario di come era Damiano, il quale pare proprio che si troverà come vaso di coccio tra due vasi di ferro...

Ora Martino ha imparato a leggere: quando ancora sillabava a voce alta, spesso era Damiano che gli diceva più velocemente la parola completata ascoltando dal fratello la sequenza dei suoni... Questa meta della lettura è molto ambita da Damiano: "Fra poco imparo anch'io a leggere e a scrivere", dice e per lui è come una magia che gli aprirà chissà quali mondi stupendi...

Diceva anche "io so disegnare solo la faccia, il corpo lo disegno quando ho imparato a leggere" . In questo ultimo periodo quando vado da loro a fare la babysitter sto con lui e Diletta, perchè Martino quel giorno va a un corso di arte (così si spera che si stanchi un poco e stia tranquillo in serata). La settimana scorsa gli avevo scritto il suo nome, quello del fratello, del babbo e altre paroline a sua richiesta: lui cominciava a sillabare le lettere, a scoprire sillabe uguali... ciò che si fa all'inizio della prima classe (e deve ancora compiere i quattro anni!)... Subito dopo ha voluto disegnare me, la nonna e, spontaneamente, dopo aver completato la testa come al solito, ha aggiunto gambe, piedi, braccia e mani : il primo disegno così completo! Merito della sua "lettura " di pochi minuti prima, ora si sentiva più sicuro delle sue possibilità...

Racconta mia figlia che una sera, nella confusione dei preparativi per metterli a dormire, improvvisamente Damiano si è fermato, dicendo a voce alta: "L'acqua non ha forma propria, ma assume quella del recipiente che la contiene!" spiegando poi che l'aveva detto la maestra a scuola. Insomma, tra un pigiama e un lavaggio di denti, era importante trasmettere questa verità scientifica!

Mio marito ha già sentenziato, col suo solito ottimismo: "Quel bambino ha grossi problemi!" Proprio grossi non direi, certo non è un bimbo facile e la posizione di MEDIO credo che non lo aiuti...Però, lo dico sottovoce, è molto bello, ha una bellezza matura, particolare, una volta ho detto a mia figlia che è ...sexi e lei ha convenuto che... effettivamente...

  

la nonna e l'artista

 
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VALUTAZIONE

Post n°1204 pubblicato il 19 Febbraio 2015 da atapo
 

TEMPO DI PAGELLE

 

 

Martino ha ricevuto la sua prima pagella!

Ma è quasi completamente vuota, le sue insegnanti non hanno messo i VOTI in numeri, come di regola. C'è solamente, in fondo, un giudizio discorsivo generale che nel caso di Martino è molto positivo: "...si è inserito bene, si impegna, ha buoni rapporti con tutti, è vivace,rispettoso delle regole, ecc..."

Probabilmente è così perchè siamo all'inizio della prima classe, forse a fine anno quei numeri arriveranno, ma non avranno molto senso per bambini di 6 anni, visto che nei compiti sui quaderni i numeri come voto non si vedono, ma ci sono giudizi tipo Bravo, Benino ...

Sono stata contenta di questa scelta, io che quando iniziai a fare la maestra potei abbandonare presto l'obbligo di quei NUMERI su compiti e pagelle, all'inizio degli anni '70, e per fortuna sono scappata in pensione prima che questi tornassero obbligatori... mi sono sempre trovata benissimo, e con me gli scolari e le famiglie, con altri sistemi di valutazione per il lavoro e l'impegno molto più esaurienti e comprensibili per tutti.

Nota sull'immaginetrovata in rete: conservo in casa una pagella uguale a quella, l'ultima della mia mamma che poi dopo la terza elementare smise di frequentare la scuola, proprio in quell'anno che potere leggere...

 

 
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SAN VALENTINO 2

Post n°1203 pubblicato il 16 Febbraio 2015 da atapo
 
Tag: memoria

 

STORIA  QUASI  D' AMORE 2

(è la prosecuzione del post precedente, che sarebbe meglio leggere prima di questo)


Un giorno A. credo che raccolse tutto il coraggio di cui era capace e mi chiese:- Vorrei che un pomeriggio uscissimo insieme io e te per una passeggiata...- forse lo colpì il mio sguardo sbalordito perché immediatamente aggiunse: -Ma stai tranquilla, verrà anche mia sorella con noi.-

Ecco, se poteva dire o fare qualcosa per precipitare ai minimi storici del mio gradimento... fu proprio questa frase che secondo lui avrebbe dovuto invece convincermi e rassicurarmi della serietà delle sue intenzioni. Già a quell'epoca... chi mai sarebbe uscito con una ragazza che gli piaceva... insieme alla SORELLA?!

Io tergiversai e presi tempo:-Vedremo, ci penserò...-

Ma dovevo pensare invece a come uscire da quella situazione infausta.

Avevo conosciuto da poco nella mia scuola una ragazza che era appena venuta ad abitare nel mio quartiere, ci incontravamo in autobus, una tipa che più la conoscevo più mi pareva assomigliasse ad A.: la stessa serietà, timidezza, ecc. ecc. Mi venne un'idea...

La invitai alle iniziative parrocchiali e la presentai al mio corteggiatore: vidi subito che c'era feeling, da allora li avevo entrambi appiccicati a me...

Dopo qualche tempo, lei mi confidò:- Sai, A. mi piace proprio tanto, però so che a lui piaci tu, io sono molto imbarazzata perché non vorrei darti un dispiacere e soffiartelo...-

Ah, come mi sentii sollevata! La manovra stava riuscendo, così le confessai che non mi dispiaceva affatto, che io non avevo interessi particolari su di lui, che poteva e doveva darsi da fare, anzi le facevo tanti auguri ... E da quel momento pian piano cercai di essere meno presente in parrocchia e di più alle riunioni studentesche...

Li vidi insieme, un giorno, passeggiare per strada... insieme anche alla famosa sorella... e ne fui molto contenta... erano proprio due anime gemelle!

Mi pare che poi si siano sposati, a tempo debito, e me ne attribuivo il merito, ma le mie strade ormai andavano in altre direzioni...


(E' stato complicatissimo pubblicare questo e ancora non tutto funziona come dovrebbe: ma che succede a LIBERO?)

 
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SAN VALENTINO 1

Post n°1202 pubblicato il 15 Febbraio 2015 da atapo
 
Tag: memoria

STORIA QUASI D' AMORE

Questo san Valentino mi ha fatto ripescare dalla memoria di anni lontani una storia... io come Cupido... peccato che Libero ieri sera mi facesse strani scherzi  e non pubblicava...




Avevo quasi 17 anni, frequentavo la parrocchia per il catechismo d'ordinanza, che a quell'età consisteva in incontri di formazione per “tenere sotto controllo” le nostre turbolenze adolescenziali, avevo lì un gruppo di amici e amiche circa della mia età con cui ci incontravamo quasi quotidianamente sotto il campanile per momenti di chiacchiere e svago, verso sera prima di cena.

Lì conobbi A., che invece aveva diversi anni più di me, studente di ingegneria quasi alla laurea, con fama di grande studioso (secchione) e serissima persona. Tutti lo chiamavano “A.*****ino”, diminutivo che farebbe pensare ad una statura minuscola, in realtà era tutto il contrario: magro e allampanato, con un ciuffo di capelli dritto sulla testa che lo faceva sembrare ancora più alto. Forse il diminutivo era suggerito dalla sua estrema riservatezza, gentilezza, timidezza: studiava, aveva impegni in parrocchia tra cui quello di tenere aperta la biblioteca parrocchiale, ma non partecipava alle nostre riunioni serali chiassose o ad altri momenti di divertimento. Io conoscevo già sua sorella maggiore che era molto simpatica e faceva attività di coordinamento negli incontri di formazione per noi ragazzetti.

Credo che fu proprio lei a suggerirmi di andare in biblioteca e prendere libri in prestito per la mia insaziabile fame di letture, così in biblioteca incontrai A. Aveva due immensi occhi azzurri, io sempre curiosa di conoscere le persone parlavo volentieri con lui. E lui cominciò a uscire dalla sua “tana”, a fermarsi la sera insieme a noi, a mettersi sempre vicino a me, a fare con me un tratto di strada al ritorno verso le nostre case, poi io svoltavo, lui proseguiva... mai che mi accompagnasse fino a casa mia.

Gli piacevo, era chiaro, forse si stava innamorando di me. A me stava simpatico, ma a volte mi annoiava: così serio, così compìto, così timido... Non provavo fremiti né forti emozioni alla sua presenza, era tutto così tranquillo, ero sicura che da parte mia non ci fosse nulla di vagamente assomigliante all'amore. In quel periodo poi (era la primavera del 1968) mi impegnavo anche nei collettivi studenteschi, conoscevo ragazzi dal carattere forte, un po' ribelli con impegni sociali e ideali rivoluzionari che mi attiravano molto di più. Però trovavo piacevole rilassarmi con A..

Parlai di lui alla mia mamma: lei conosceva la sua famiglia e fu contentissima di questo corteggiamento: -E' un ottimo ragazzo, serio, quasi laureato, comportati bene con lui, non fare la matta!- Naturalmente questa sua entusiastica approvazione, per bastian contrario adolescenziale, mi rese ancora più diffidente nei suoi confronti mentre lui si faceva sempre più appiccicoso: se piaceva tanto alla mamma senz'altro non era l'uomo giusto per me!     

...continua in una seconda puntata...

perchè Libero dice che il messaggio è troppo lungo, boh?! E non mi lascia fare nemmeno altre cose, che sta succedendo?

 

 
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CAMBIO DI STAGIONE

Post n°1201 pubblicato il 13 Febbraio 2015 da atapo
 

 

FALSA PRIMAVERA


Firenze, a specchiarsi nel fiume

 

Da alcuni giorni il clima è cambiato: il cielo è limpido e terso, niente vento e la temperatura si è alzata. Tranne al mattino presto, la sciarpa e il cappello sono inutili.

Un accenno di primavera imminente che mette subito allegria, porta energia nuova e voglia di fare, di uscire, di respirare a fondo... Io scalpito e ne approfitto, penso e scopro delle incombenze che mi costringono ad uscire, a prendere il bus per andare di qua e di là, faccio anche lunghi tratti a piedi per scoprire le tracce della bella stagione in arrivo e sentire finalmente il sole che scalda... Prolungo i miei giri per il gusto di stare all'aperto, anche se vado nel centro della città qualcosa di nuovo me lo sento addosso ugualmente. Per non parlare dei turisti che aumentano giorno per giorno, quasi impercettibilmente. E camminando in certa periferia, con i giardini e i piccoli quadrati di terreno, scopro finestre più aperte, piccole punte di gemme sugli alberi e i merli che fischiano melodie di corteggiamento.

Ho accettato ben volentieri inviti di amici per qualche serata fuori casa, meravigliandomi che poi al ritorno la notte fosse quasi tiepida, in confronto a poco tempo fa.

Non durerà, febbraio è dispettoso in questo e di certo piogge e maltempo sono in agguato, forse già da domani: questa è la “falsa primavera”  descritta da Hemingway in “Festa mobile”, che però ci mette l'allegria della vita che rinasce e che continua e ci fa cercare di essere felici, anche se tornerà il freddo... la nuova stagione ha già preso il via fuori e dentro di noi. Le parole dello scrittore mi vengono sempre in mente in giornate come queste:

Quando giungeva la primavera, anche la falsa primavera, non restava che da risolvere il problema del posto in cui sentirsi più felici." (Festa mobile, E.Hemingway)

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 5

Post n°1200 pubblicato il 10 Febbraio 2015 da atapo
 

 

SOGNO e REALTA'

Ho esplorato a lungo le ambientazioni di interni, sulle riviste di arredamento e qui sul web: infine ho scelto! Ho deciso quali colori vorrei nella mia nuova casa, colori che mi diano serenità e voglia di starci a lungo in quelle stanze, alla faccia delle mode e del signor Marroncini! Ho scaricato immagini che mi permettono di visualizzare un poco i risultati e alcune di queste oggi mi aiuteranno a farvi partecipi delle mie scelte, visto che qualcuno è curioso...

 


Questa cucina dà un'idea di come sarà la mia: il pavimento è quasi uguale, dalla porta finestra si vede il giardino, alcuni dei miei mobili hanno lo stesso colore di questi... e allora pareti GIALLE, solari! C'è già in preparazione anche un paraschizzi a mattonelle verdi, ma questa è un'altra storia...

 


Al piano terreno ho un soggiorno: mi piace l'idea di una parete diversa dalle altre e più vivace: il ROSSO lo vedo molto bene, avremo un mobile che ricorda questo della foto. E le altre pareti? Più chiare, pensavo a qualcosa tipo albicocca rosato...

A pianterreno c'è anche un piccolo bagno con mattonelle bianche e blu: la negoziante ci aveva suggerito di riprendere con una parete BLU: sono d'accordo!

Saliamo al primo piano.

 


In camera nostra starei sull'AZZURRO, ma anche qui vorrei la parete dietro al letto più scura, quasi blu. La chicca sarebbe per me dipingere il soffitto celeste chiarissimo. In tutto, cioè, tre sfumature di azzurro.

Nel bagno grande non mi pongo problemi per le pareti, potrebbero essere bianche perchè la decorazione verrà da... sorpresa! Abbiamo osato, ne metterò una foto al momento opportuno...

 


C'è una stanza degli ospiti, dove metterò soprattutto i mobili ereditati dalla mia mamma: qui vedo un ROSA ANTICO (dicono che favorisca il rilassamento e la meditazione), ma non troppo scuro. Col soffitto GRIGIO PERLA, per completare. Credo che diventerà il mio regno.

 


La camera-studio è una stanza più lunga che larga, sarà il regno di mio marito e dei suoi computer, lui aveva lanciato l'idea delle pareti VERDI ed io vedrei anche qui una parete più scura delle altre, magari quella attorno alla finestra..

Avevo già cominciato a illustrare queste mie idee al marito, a piccole dosi per non sconvolgerlo troppo,

MA ...  ALTOLA' !

Lui ha saputo dall'imbianchino che, volendo noi usare vernici naturali, antimuffa, antiumido, anti-tutto, pare che le ditte produttrici di queste meraviglie non abbiano una scelta di colori molto assortita e ci aveva già preannunciato che sarebbero stati colori "pastello"... Ci abbiamo messo parecchi giorni per avere dall'imbianchino il catalogo della ditta scelta (che sembra la migliore), se ne dimenticava sempre ed io continuavo a immaginarmi la mia casetta così colorata e a crogiolarmi nel sogno.

Quando finalmente ieri l'altro ce l'ha portato...CHE DELUSIONE! Circa la metà delle tinte sono quelle famose sfumature marroncine, grigine ecc. che io non sopporto (hanno seguito la moda?), ciò che resta non brilla affatto per vivacità... sembrano i colori della casa della Barbie!

Neppure mio marito ne è soddisfatto, anche se prima, davanti alle mie proposte, qualche perplessità ce l'aveva, pur desiderando anche lui un po' di colore... Ma la scelta pare obbligata, se si vuole una super tintura "antitutto" per risovere altri problemi di abitabilità...


 
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