Creato da atapo il 15/09/2007
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LIBERTA'

Post n°1372 pubblicato il 20 Settembre 2016 da atapo
 

DI  DOMENICA

 


 

Vai Riccardo! Hai da poco imparato ad andare in bicicletta...

Una fortuna potersi allenare dietro casa in questa stradina che si perde tra le colline, attorno campi e boschi dietro alle ultime case del paese, tutto colorato delle tinte del primo autunno che brillano al sole, lontano passano alcuni cacciatori.

"La collina dei conigli" ha nominato la nonna il posto dove abiti e farà in modo che tu conosca la storia che ha questo titolo...

E' la tua prima domenica da scolaro di prima classe, ma non hai compiti a cui pensare e sei allegro per le tue nuove conquiste di equilibrio e di pedali!

Hai gli stivali verdi di gomma perchè abbiamo appena raccolto i fichi e i pomodori nel tuo giardino, hai il cappello da capitano trovato fra i vestiti da teatro della nonna: ti piace molto, lo tieni a portata di mano e lo indossi spesso.

I fiori gialli del topinambur sono tantissimi sul fianco della collina... se ne possono raccogliere un po' per rallegrare la cucina col loro giallo squillante.

Uno può finire anche a ornare il blog della nonna.


 
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CAMBIO

Post n°1371 pubblicato il 16 Settembre 2016 da atapo
 

FINE  STAGIONE


Mucha A., Autunno (1896)

 

Non è il calendario astronomico a indicarmi che l'estate è finita, ma qualcos'altro, più personale, che ogni anno me lo fa capire... e spesso è qualcosa differente ogni anno.
Stavolta è stato l'inizio della scuola. Dopo nove anni di pensione certe sensazioni mi parevano un po' sbiadite, invece sono stati i nipotini a risvegliare tutto... I loro preparativi, i grossi problemi degli insegnanti che ancora mancano, gli orari provvisori, la riorganizzazione delle giornate e lo svegliarsi presto, tutto ciò che mi raccontano...
Riccardo, dopo Martino già in terza, entra pure lui alla scuola primaria, fa più acuto il rimpianto del tempo che passa e, confesso, il dispiacere di averlo a Montelupo e così meno raggiungibile degli altri.
Nelle sistemazioni dopo il trasloco ho trovato alcuni quaderni e scatole di colori residui dalle mie attività e ora sono destinati ai nipotini, per far risparmiare qualche euro e fare spazio nei miei armadi. Forse è stato in questo riordino che ho cominciato a sentire il cambio di stagione.

L'estate è proprio finita, almeno quella dentro di me. Bene, in fondo non vedevo l'ora.
Un'estate da dimenticare, tranne poche giornate e qualche momento.
Una depressione sempre più forte e un'insofferenza sempre più soffocante in particolare nelle ultime settimane quando incontravo qualcuno che mi chiedeva:- Come è andata l'estate? Dove siete stati in vacanza? Sai, io sono stato... ho fatto...-
Argomento tabù. Mi sono scoperta invidiosa, non mi è piaciuto, ma è così. In effetti sono più di due anni che non ci concediamo una sosta e che i problemi si susseguono. Ed io non sono una santa, mai stata!
Almeno adesso gli argomenti di conversazione saranno anche altri.
Pian piano ci sarà la ripresa della piscina, degli incontri di teatro, qualche progetto nuovo in questo senso, la ricerca degli svuotacantine, forse qualche film in francese, i bus ripenderanno la frequenza normale e fare un giro in centro per mostre, librerie e mercati non sarà più un'impresa di attese eterne. Spero solo che la salute non mi faccia brutti scherzi: da così tanto tempo senza mare comincio a sentire segnali negativi per cui urge un tagliando medico quasi generale.
Forse col passare dei giorni allontanerò e quasi dimenticherò questa estate 2016, come se chiudessi un libro da riporre nelo scaffale più alto e scomodo dei miei ricordi, un libro da riaprire solo se strettamente necessario. Anche questa è una mia particolarità: chiudere certi "libri" della mia vita senza piangerci sopra per aprirne di nuovi sperando siano migliori.
E allora vai con l'autunno, con una settimana di anticipo sul calendario! Ha pure cominciato a piovere, tanto per rafforzare l'idea.

E vai anche col nono compleanno del mio blog, ieri: ragguardevole vero? Quanta strada... e quante persone trovate e perdute lungo questo cammino!
A volte mi domando se valga la pena continuare, non è più tanto "di moda", io ho diradato le visite agli altri, per vari motivi, e naturalmente ci sono meno visite e commenti nel mio. Però c'è la mia vita in queste pagine, c'è il fermare storie, impressioni, stati d'animo che trovano qui una collocazione "giusta" e lasciano una traccia di ciò che è stato, perchè ogni cosa che scrivo magari a chi legge piace oppure no, ma a me fa rivivere pure tanto altro nascosto tra queste righe... Fosse anche solo per me stessa resterebbe comunque importante, almeno per ora.
Credo che decisamente ora sia arrivato il momento di disfare quello zaino con costumi, ciabatte e asciugamani che dall'inizio di luglio avevo tenuto sempre pronto perchè... non si sa mai... una giornata al mare decisa all'ultimo momento... ora anche se accadrà non ci sarà più bisogno del costume, purtroppo.

 
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DOMANI

Post n°1370 pubblicato il 14 Settembre 2016 da atapo
 

Oggi lascio la parola a...

"Caro diario,
come sai domani sarà il primo giorno di scuola e come sempre sono emozionato. Ho stirato la camicia e i pantaloni e forse metto la cravatta, l'unica che ho, retaggio degli anni '70, che oggi fa tanto vintage. Per gli altri giorni mi vestirò sempre a casaccio che comunque so che ci sarà sempre un alunno o un'alunna che mi diranno "come sei bello".
E che mi regaleranno un disegno con i cuoricini. Forse è per questo che si dice che faccio "il più bel mestiere del mondo". Farò anche la doccia ma quella penso di farne anche altre durante l'anno scolastico. Sono abbastanza preparato. Quando suonerà la prima campanella e il portone si aprirà, 26 bambini entreranno nella mia classe. Con i loro materiali nuovi fiammanti e i ricordi delle vacanze. So che alcuni saranno felici di ricominciare e che altri invece avrebbero forse preferito rimanere a casa a farsi coccolare. Si siederanno dove e con chi vogliono, almeno il primo giorno, e poi qualcosa insieme faremo. Probabilmente una poesia. Mi piace cominciare alla grande.

Ma non c'è solo il primo giorno. Progetti e idee si affollano. Con l'esperienza so che non tutto sarà realizzato. Alcune cose verranno bene, altre meno. Altre ancora spunteranno inaspettate durante l'anno e magari saranno quelle che mi daranno più soddisfazioni. So che però non seguirò le mode del momento, quelle di cui parlano i giornali solo a inizio d'anno. Adesso sembra il momento del teatro, l'anno prossimo sarà forse il cinema o gli origami, chissà. E continuerò a essere diffidente dei "metodi" miracolosi e troppo rigorosi che improvvisamente salgono alla ribalta. Apprezzo molto ad esempio la scuola "senza zaino" ma scherzando con i colleghi mi è venuta in mente anche una "scuola senza riunioni" che talvolta se ne fanno di inutili.

L'inizio della scuola è anche il momento degli auspici. Questi sono alcuni dei miei. Vorrei continuare ad avere colleghi felici di quello che fanno con cui condividere il lavoro perché in tanti si può far meglio che da soli. E per lavorare insieme si devono evitare i "bonus", i premi agli insegnanti, che dividono. E vorrei aiutare i dirigenti, ai quali sono state demandate troppe responsabilità e poteri, a non sentirsi soli e a farsi aiutare da noi insegnanti, perché possiamo dare un nostro contributo a migliorare la scuola e per questo dovremmo essere ascoltati molto di più anche nelle alte sfere.

A scuola vorrei capire meglio perché alcune cose sono facili per alcuni bambini e diventano difficili per altri. Vorrei che nessuno si senta mai escluso e che ognuno si senta valorizzato per quello che sa offrire agli altri. Vorrei continuare a dare pochi voti e giudizi perché non mi piace misurare i bambini soprattutto quando serve a classificare.

Vorrei continuare a tenermi in disparte, ogni tanto, affinché i bambini possano avere momenti per fare da soli e diventare più autonomi. Vorrei continuare a sapere quando è il momento di chiudere il quaderno e andare fuori a giocare, anche se non abbiamo finito. Poi questo so che è impossibile ma vorrei davvero disegnare un po' meglio alla lavagna per evitare le risate di tutta la classe. Vorrei anche tanto essere più giovane ma non si può. Allora vorrei che a una certa età il mio lavoro possa essere meno pesante perché anche se c'è entusiasmo e passione la fatica si fa sentire.

Insomma vorrei continuare a imparare, tutti insieme, come diventare grandi, giusti, un po' meno egoisti e soprattutto felici."

l'autore è un maestro delle scuole elementari Longhena di Bologna

da Repubblica.it   

 
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NUOVO MESTIERE

Post n°1369 pubblicato il 12 Settembre 2016 da atapo
 

STORIE DA GIARDINO

 

Questa mattina mio marito ha dissodato e inumidito un pezzo di terreno secco e crepato in questo caldo settembre: entro la fine della settimana, finchè c'è luna crescente, ci sistemeremo i rizomi degli iris che ci hanno regalato, speriamo di fare bene e che la primavera prossima ci sia fioritura! Noi inesperti cittadini alle prese con terra e piante!

Però, grazie al Lidl, con gli zoccoli di gomma, i guanti verdi e le cesoie in mano comincio ad entrare nel ruolo...

 


 

Intanto siamo riusciti a debellare le infestanti che l'estate scorsa erano cresciute alte un metro e avevano invaso tutto: un lavoro paziente, cominciato in primavera e non ancora concluso perchè qualcuna delle malefiche tenta di rispuntare ogni tanto. Io toglievo i fiori, mio marito con più forza le sradicava. Al loro posto si sono abbastanza diffusi dei ciuffi d'erba con piccole spighe morbide, credo siano un tipo di gramigna, ma non ho approfondito, le lasciamo perchè fanno qualche macchia verde dove c'è ancora tanta terra nuda.



 

Non abbiamo seminato l'erba come avremmo voluto dato che i muratori hanno continuato a venire a singhiozzo per i lavori e ad usare il giardino come deposito e a volte anche discarica. Quando pavimentarono lo spiazzo vicino alla casa spostarono il vaso col limone sotto il leccio: io temetti non fosse una buona idea, troppo vicino e completamente all'ombra. Mio marito faceva orecchie da mercante alle mie critiche, ma si dovette ricredere perchè il limone cominciò a ingiallire, così fu rispostato al sole. Ora ci sono diversi limoncini che crescono lentamente, chissà se arriveranno ad essere raccolti... Però le foglie nuove sono preda di piccole larve di farfalla che le deformano... mah!

Si è ambientata bene la yucca di mio figlio che ha un bel cappello di ciuffi di foglie dritte lunghe una trentina di centimetri... e due mini yucche sono spuntate accanto alla pianta madre!

Nella tarda primavera era quasi tutto ricoperto dalle campanelline bianche selvatiche striscianti, che si arrampicavano anche su alcuni ceppi rinsecchiti ed erano proprio graziose, ma in pochi giorni una strana patina bianca ha ricoperto le foglie e fatto appassire quasi tutto, forse era troppo umido, pioveva spesso a quel tempo. Peccato! Quelle rinate sono molte di meno e meno folte.

Margy dal suo castello mi aveva regalato due piccolissime piantine: al caprifoglio molto lentamente spuntano foglioline nuove, il pomodoro invece ci ha già donato diversi frutti... non tutti insieme però ed essendo un'unica pianta quando qualcosa matura va raccolto, così abbiamo periodicamente due o tre ciliegini da aggiungere all'insalata mista... Grazie Margy!

Mio marito aveva sentenziato:-Non si comprano piante per il giardino quest'anno, c'è ben altro a cui pensare!- Però in varie occasioni non aveva resistito alla sua passione per i gerani e le piante grasse...

Allora mi sono detta:-Perchè lui sì e io no?- E ad ogni pianta che lui comperava dopo poco ne portavo a casa a sorpresa una anch'io... che s' azzardasse a brontolare! Infatti incassava.

Così ho preso una piantina di fragole in vaso: quando sono fiorite i fiori erano ROSA! Li avevo sempre visti bianchi! Come per i pomodori, una pianta sola ci forniva due o tre fragole mature per volta, giusto da decorare una coppetta di gelato, però erano squisite, erano anni che non gustavo fragole così saporite! In queste ultime settimane la pianta è cresciuta molto, sono spuntati di nuovo molti altri fiori (rosa) ed ora stanno diventando fragole, tutte insieme! Se il caldo ci assiste ancora un po'...

Poi ho comperato tre piccoli ciuffi di lavanda: ora pare stiano crescendo, ma fino a poco fa ogni foglia che tentava di crescere veniva troncata in cima da qualche animale che non sono riuscita a scoprire, solo al mattino trovavo le foglie nuove spezzate: una rabbia! Chissà se ora si è stancato di fare indigestione di lavanda! Io che speravo aiutassero a tenere lontane le zanzare, ma così piccoli...

L'ultimo acquisto sono stati due vasetti di settembrini, che mi ricordano tanto i giardini e gli autunni della mia infanzia. Però hanno già perso quasi tutti i fiori e il ricambio è scarso... devo informarmi se c'è qualche problema di adattamento, o di acqua...

Ripeto, non è per nulla facile inventarsi girdinieri! Anche perchè io e mio marito pure in questo ambito ci ritroviamo idee molto diverse, spesso contrastanti, e visto che le attività manuali più pesanti le deve fare lui è assolutamente necessario trovare un punto di incontro!

Avremo invece, se continua così, una super produzione di melagrane! Quell'albero fa tutto da solo: i moltissimi fiori rossi della primavera stanno diventando moltissimi e grossissimi frutti, i rami sono tutti piegati, arriveranno a raccoglierne anche i nipotini senza bisogno di scala. Mi dovrò informare su come utilizzare tutte quelle melagrane, potrò regalarne in giro...

 


 

Poi c'è ancora tanto di selvaggio, che cresce un po' dove gli pare...

Il girdino è vivo, fa come vuole, puoi indirizzarlo, ma non dominarlo completamente, insegna la pazienza e la caducità della realtà: ciò che oggi è in un modo, non è detto che lo sia domani, ma domani ci sarà senz'altro qualche nuova sorpresa...

 
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SPIONAGGIO AL CACAO

Post n°1368 pubblicato il 08 Settembre 2016 da atapo
 
Tag: cronaca

PICCOLA STORIA AL CIOCCOLATO

 


 

Quando scoprii a Biarritz e dintorni (vedi post precedente) la cultura e le varietà del cioccolato, non era la prima di queste esperienze dolcissime. Infatti l'estate precedente eravamo stati in Belgio e lassù si sa che le delizie di cioccolato e cioccolatini sono un'attrattiva da non perdere...

In Italia, per lo meno a Firenze, a quel tempo la "moda" non si era ancora diffusa: si poteva andare, in autunno alla fiera del cioccolato a Perugia, sapevo che nel Pistoiese esiste un concentrato tale di fabbriche di cioccolato artigianale da far definire la zona "Chocolate Valley", dietro a casa mia aveva il laboratorio un rinomato cioccolatiere, da cui avevo portato più volte le mie classi in visita didattica (la più gradita di tutte...) finchè i regolamenti igienici comunali, sempre più rigidi, non ce lo impedirono.

Insomma, in quelle due estati mi ero avviata a diventare, come dice mio marito, "sommellier del cioccolato". Soprattutto ero rimasta colpita, a Biarritz, da un nuovo gusto, appena inventato, che avevo assaggiato nella visita al laboratorio artigianale: appena messo in bocca il cioccolatino si sentiva il cacao, fondente, ma non troppo forte... poi sfumava nella ciliegia e ad un tratto... il tocco finale di una puntina di salato, che mi aveva reso quel gusto perfetto e indimenticabile!

Negli anni successivi in Italia cominciarono a diffondersi i vari festival e fiere del cioccolato artigianale, la prima volta che fu a Firenze naturalmente non mancai: assaggi a non finire, per fortuna che il cioccolato non mi fa male, altrimenti...

Mi fermavo a parlare con qualche cioccolatiere, erano interessati a conoscere le preferenze del pubblico.

Con un giovane artigiano fiorentino, di cui avevo visto la bottega in una viuzza del centro di Firenze, la conversazione fu più lunga... Fra un assaggio e l'altro dei suoi squisiti prodotti gli raccontai delle mie esperienze in Belgio e in Francia e gli dissi di questo triplo gusto cacao-ciliegia-sale che per me era stato un vero colpo di fulmine. Era interessatissimo e alla fine della mia spiegazione gli si illuminarono gli occhi, mentre commentava quasi estasiato...

Beh, qualche tempo dopo nel catalogo dei suoi prodotti vidi la novità: cioccolatini cacao-ciliegia e puntina di sale!

Questo artigiano ha vinto diversi premi, ora è famoso, ha lasciato la viuzza nel centro e si è ingrandito...

 
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LA MIA FRANCIA 9

Post n°1367 pubblicato il 05 Settembre 2016 da atapo
 

BIARRITZ e oltre...

 


 

Dopo il caldo terribile dell'estate 2003 nelle Lande, mio marito decise che le estati successive avremmo viaggiato verso nord, ma nel nord prendemmo tanta acqua e tanta umidità... e non era molto da furbi continuare a sopportare in estate il clima che ci faceva già tribolare a Firenze per diversi mesi!

Resistette due anni finchè con mia grande soddisfazione disse: -Basta pioggia!- e tornammo verso l'oceano, il più a sud possibile.

Stavolta arrivammo a Biarritz.

Dalla gioia di essere di nuovo sull'oceano, appena fermati nell'area di sosta in periferia, tra il verde di un giardino pubblico prospicente la spiaggia della Milady, indossai il costume, uscii dal camper, corsi alla spiaggia e... mi tuffai in acqua! Tutto il resto poteva aspettare!

 

plage de la Milady

Nei giorni in cui rimanemmo, di spiagge ne conoscemmo parecchie... ed io mi divertii con le onde oceaniche e la mia tavola da surf..

Biarritz è soprattutto spiagge, chilometri e chilometri, grandi, piccole, sabbiose, sassose, circondate dalle rocce, tutte paradiso dei surfisti e vi si svolgono anche gare a livello internazionale. Io mi divertivo tanto anche solo a guardarli. Ogni spiaggia ha un nome: la più romantica è La chambre d'amour (c'è dietro una leggenda di amanti trascinati via dalle onde), quella che mi lasciò a bocca aperta è la Grande Plage, la più centrale, davanti ai palazzi più importanti. E sapete perchè? Perchè lì, in pieno centro città, si pagavano 8 euro al giorno per un ombrellone con la tenda ripara vento, ma se ti accontentavi di un ombrellone e due sdraie non in prima fila per mezza giornata pagavi 1 euro!!! Roba che in Italia non si sogna nemmeno...

 


 

La fortuna di Biarritz come città balneare nacque sotto l'imperatore Napoleone III che veniva qui con sua moglie, continuò senza sosta e negli anni 60 del secolo scorso aumentò ancora da quando il surf si diffuse in Francia. E' quindi una città balneare, con tanto verde, ville graziose dagli stili eclettici e fantasiosi. Pensare che in origine era il porto da cui partivano i pescatori di balene! Si possono visitare diversi musei: della storia della città, del mare, dell'arte asiatica, del cioccolato...

Attaccata a Biarritz c'è Anglet, anch'essa molto verde, e dopo Anglet c'è Bayonne, lungo il fiume Adour: quest'ultima è la capitale dei Paesi Baschi di Francia. Praticamente le tre formano un unico agglomerato cittadino.

Non mi ero informata prima e imparai laggiù di questi Paesi Baschi francesi, parenti stretti di quelli Spagnoli subito oltre il vicinissimo confine. Un mondo a parte a cavallo dei Pirenei fino alla costa, una cultura diversa e fierissima che scoprii in quel viaggio: una lingua propria, l'euskera, complicatissima, dicono sia una delle più difficili al mondo. Euskal Herria è il nome che danno alla loro terra.

Così un soggiorno che era partito solo di mare diventò un'esplorazione di un territorio e della sua cultura, nei paesi fin sui Pirenei.

Il costume tipico: camicia e pantaloni bianchi, rossi la cintura, il fazzoletto al collo e il cappello (il basco!). Tutti si vestono così nelle grandi feste paesane, spesso con corse ad acchiappare (o a scansare) le mucche in libertà, feste che purtroppo vedemmo solo in foto... Però non ci perdemmo uno spettacolo di danze popolari.


 

La pelota basca, un gioco con la palla e una racchetta che è quasi un cucchiaio: ogni paese ha almeno un muro contro cui bisogna battere la palla nelle partite.

Le espadrilles: costavano una sciocchezza, erano di tutti i colori e le fantasie, te le facevano a mano su misura e potevi scegliere la stoffa... Io scelsi una stoffa a righine multicolori, in Italia non ne ho mai viste così e cerco di farle durare il più a lungo possibile.

La croce basca, che ricorda un po' la svastica, dal significato di vita o di morte secondo come è girata, ricordo un piccolo cimitero di paese con lapidi di fattura antica e su ognuna scolpita questa croce. Io mi comperai un ciondolo che la raffigura.

 


 

Il formaggio di pecora (non di mucca o di capra come nel resto della Francia) buonissimo, dai Pirenei, ora ne ritrovo una marca al Lidl quando offrono i prodotti francesi.


 

Il peperoncino rosso, tipico prodotto soprattutto della cittadina di Espelette dove, messo ad essiccare, ricopre i muri di tutte le case. Ha un sapore vivace, ma non piccante, caratterizza molti piatti, soprattutto il favoloso pollo alla basca, tipo alla cacciatora, ma reso unico dal peperoncino.

 


 

Il gateau basque, una torta squisita farcita di crema, cioccolata o marmellata: andai ad una lezione di cucina in cui veniva preparata...

 


 

E il cioccolato! Biarritz fu uno dei primi porti in cui arrivò il cacao dall'America ed è rimasto specialista nella sua lavorazione: dovreste sentire che squisitezze e che varietà di gusti... Non mi negai una visita guidata ad un laboratorio, dove assaggiai il cioccolato col sale, gusto che poi svelai tempo dopo a un cioccolatiere italiano... ma questa è un'altra storia...

Quell'anno il progetto era di entrare in Spagna, fare tutta la costa nord fino a San Giacomo di Compostella, ma non ci arrivammo mai: passammo con grande soddisfazione tutta la vacanza nei Paesi Baschi Francesi.

 

 

 

 
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NOI DUE

Post n°1366 pubblicato il 01 Settembre 2016 da atapo
 
Tag: memoria

MIO CUGINO

Una delle sorelle del mio papà fece "un buon matrimonio" (come si diceva in famiglia): sposò uno che aveva un negozio di mobili in centro a Bologna e in quegli anni subito dopo la guerra si era ben avviato e stava facendo fortuna. Lei lasciò la periferia e la casa di famiglia, quella col giardino meraviglioso e selvaggio, si trasferì in centro città.

Il suo primo figlio nacque pochi mesi dopo di me e da subito diventammo amici inseparabili.

Lei tornava spesso da noi dove l'aria era migliore e passava molte ore nella casa paterna coi genitori e gli altri di famiglia. Io ero sempre entusiasta di giocare con mio cugino, un bel bambino robusto mentre io ero delicata e spesso malaticcia.

Era molto vivace, irrequieto, sempre in movimento e a combinare birbonate, io diventavo la sua degna compare, ci divertivamo moltissimo anche se spesso finivamo a rimproveri o in castigo. Figuriamoci, in quegli anni '50 i bambini dovevano essere "inquadrati" il più rapidamente possibile, con noi due l'impresa era molto difficile. Quando sapevo che lui sarebbe venuto in visita non c'erano altri impegni al mondo, lo aspettavo con gioia. Il giardino del nonno era il regno delle nostre imprese, poi un po' cresciuti veniva con me nelle scorribande tra i prati e i boschi delle colline dietro casa.

Anche al mare andammo insieme per diversi anni, lui in una delle migliori pensioni del paese, io in casa d'affitto, però le nostre mamme si facevano compagnia in spiaggia e nelle serate e noi due... beh, si può immaginare!

Quando cominciai ad andare in centro da sola (presto, a 7-8 anni) d'estate a volte andavo io a passare una giornata a casa sua: si erano trasferiti in un attico elegante in una delle strade principali di Bologna, avevano un enorme terrazzo che si affacciava sul panorama dei tetti rossi. Ma per noi non era abbastanza, allora mia zia ci accompagnava a dei giardini pubblici abbastanza distanti, una lunga passeggiata a piedi prima di arrivare e così al ritorno, poi là avevamo tutto lo spazio per noi... Ora, da adulta, penso che lo facesse anche nel tentativo di... stancarci un poco con quelle lunghe passeggiate, ma non ci riusciva.

Direi che le marachelle che abbiamo combinato, a casa sua e a casa mia, talvolta rasentavano imprese da teppisti ed è più saggio che non le scriva... però fanno parte, indimenticabili, della storia "orale" di famiglia.

Immagino quanto fosse difficile per i suoi genitori la gestione di un bambino così... per me era l'amico ideale, quasi un alter ego, ammiravo in lui quella sfrontatezza che io non riuscivo a raggiungere, ma ero una sua degna socia a delinquere...

Con le scuole medie e lo studio le visite si diradarono un poco, ci accomunava ora la passione per la musica, i cantanti, i beat... ascoltavamo dischi per ore e ore... Lui era benestante e appena ebbe l'età gli comperarono la moto, così i suoi orizzonti si allargarono e il nostro giardino gli diventò stretto... Ho una foto in cui ci era venuto a trovare in moto e noi tutti cugini siamo in posa attorno a lui e alla moto all'entrata del famoso giardino.

Sempre meno ci vedevamo... in famiglia sentivo dire che dava problemi per il suo comportamento, si scontrava soprattutto col padre, uomo rigido e severo anche se di cuore generoso... ma in adolescenza chi non dà problemi ai suoi genitori? Non veniva nemmeno quando per Natale o in altre occasioni si facevano riunioni di famiglia... era la sua contestazione...

Le nostre vite diventavano sempre più diverse.

Dopo il liceo scientifico e l'università si inserì nell'azienda di famiglia, non si è mai sposato. Io, cambiando città, non lo vedevo più, ne avevo notizie vaghe dalla sua mamma, la zia a cui sono rimasta più affezionata: pareva che fosse un po' considerato come una pecora nera di famiglia, forse continuava ad essere molto autonomo e un po' originale... A qualche matrimonio di parenti l'ho rivisto nel corso degli anni, poche parole in quei pranzi interminabili in cui si incontrano tanti...Mi dispiaceva molto aver perso i contatti, ma le nostre vite ormai erano troppo lontane, la famiglia di origine si era sfaldata e dispersa, certi caratteri erano sempre un po' chiusi...

Quattro anni fa, l'ultima volta in cui andai a Bologna per una giornata da sola e passai a salutare mia zia, capitarono all'improvviso anche lui e sua sorella e ci rivedemmo con calma, dopo tanti anni. Sentii che l'affetto e la complicità non erano diminuiti, mi parve molto dolce e sensibile, premuroso verso la sua mamma che invecchiava sempre più...

Promesse di rivederci, ma... il tempo scorre troppo veloce...

Ecco, qualche giorno fa il mio cuginone ci ha lasciati.

Da poco avevo saputo della sua grave malattia, poi la situazione è precipitata improvvisamente...

Non immaginavo che avrei provato un dolore così forte, è venuto a mancare qualcuno e qualcosa che era legato fortemente alla mia vita e alla mia storia.

Non c'è più nulla da dire ormai, solo da ricordare le nostre avventure e da sopportare il rimpianto di non aver continuato negli anni la nostra grande amicizia. E ora lui, da dove è, saprà anche questo.

 
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CHE FARE

Post n°1365 pubblicato il 26 Agosto 2016 da atapo
 

QUALCOSA

 


 

Siamo riusciti ad andare al mare da mio figlio. Neppure una giornata intera, se si considera che il consorte odia alzarsi di buon'ora, partire velocemente ed arrivare presto. Così mio figlio, che conosce bene suo padre, ci aveva dato appuntamento a mezzogiorno a Vada all'ingresso del suo campeggio; almeno siamo arrivati in orario, ed è già molto!

Il pranzo a Cecina a collaudare una nuova trattoria che cucina anche per i celiaci: collaudo ottimamente superato!

E un lungo pomeriggio tra pineta e spiaggia, a sonnecchiare sotto gli alberi, a costruire con Riccardo improbabili piccole capanne con i rametti di pino per i topolini della pineta, poi quando il sole si è fatto meno bruciante ci siamo affacciati in spiaggia e sugli scogli. Peccato ci fosse il vento abbastanza forte e ho rinunciato a fare il bagno, ma non a entrare in acqua con Riccardo, tanto avevo messo una gonna corta e leggera che poteva bagnarsi senza danno. E l'ora del ritorno è arrivata troppo presto, come al solito quando si sta bene.

Così almeno per qualche ora le tristi notizie di cronaca del terremoto le abbiamo dimenticate. Appena si getta l'occhio ai giornali o si apre la televisione l'angoscia e la tristezza assalgono: vorrei fare qualcosa...Sì, parteciperemo alle raccolte di denaro della Caritas attraverso la parrocchia, come le altre volte, ma ho sempre la sensazione che forse si potrebbe fare di più. Ci sono sottoscrizioni di ogni tipo, raccolte di materiali da molte associazioni… ma vengono in mente i fattacci del passato quando ciò che fu raccolto prese poi altre vie, allora mi chiedo: di chi fidarsi? Ed è una vergogna che si debba pensare a questo.

Alla tv avevo sentito parlare dei bambini e della necessità di distrarli, tranquillizzarli, c'erano richieste di giocattoli semplici e piccoli e materiali da disegno e simili, allora mi era venuta un'idea… e da stamattina ho cercato se era realizzabile. Ho tentato inutilmente alcune telefonate, poi ho trovato su facebook un centro sociale che stava raccogliendo… ma nell'elenco delle necessità non aveva inserito giocattoli…però in un commento qualcuno chiedeva se poteva portarne…

Così appena nel primo pomeriggio ho letto la risposta. “Certo, ma non ingombranti”, ho capito che potevo procedere: ho preparato una grande borsa piena di peluches, perché ne ho tanti, di tanti animali diversi, ancora rimasti da quando li usavo per il teatro con gli scolari. Sono a disposizione dei nipotini, ma non tutti sono preferiti, alcuni ho notato che non li scelgono mai, inutile tenerli! Ne avevo anche che portavo con me ai mercatini per venderli a 1 euro… Via tutti! Ora ci sono piccoli che forse si sentiranno meglio stringendo un nuovo peluche…

Alle ragazze del centro sociale a cui ho consegnato la borsa si sono illuminati gli occhi: “Che bello! I peluches per i bimbi!” Ed io mi sono sentita finalmente soddisfatta.

Così mi sono premiata da sola mentre tornavo a casa, tra un bus e l'altro mi sono regalata un ottimo gelato in una gelateria che dicono sia tra le cinque migliori di Firenze.

 
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CHE NOTTE

Post n°1364 pubblicato il 24 Agosto 2016 da atapo
 
Tag: cronaca

DOWN

Una notte dai cento risvegli per dare la caccia alle zanzare che su di me hanno fatto cena di gala e anche qualcosa di più ...

...ogni risveglio con forte mal di testa a causa di un raffreddore estivo (grazie all'aria condizionata di bus e supermercati) che non riesce a sfogarsi, sfido io! Il rimedio sarebbe aria di mare per almeno dieci giorni...


Poi, quando finalmente dormo profondamente, ma sono già le 7,30, la radio-sveglia mi fa iniziare la giornata con la notizia del terremoto sugli Appennini, dalle parti dove viaggiammo nel 2012 tra i monti Sibillini.

Forse nel mio dormire male avevo inconsciamente "sentito" qualcosa delle scosse che molti hanno avvertito anche qui a Firenze?

Ed ho subito un brivido e il cuore in gola, il terremoto è quanto di più subdolo e angoscioso ci possa essere e dopo averlo provato forte a Ferrara mi fa ancora più impressione. E le notizie dei disastri e dei morti che aumentano si susseguono...

Come inizio di giornata non c'è male.

 
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GITE

Post n°1363 pubblicato il 21 Agosto 2016 da atapo
 

MA DOVE VAI...

 

Siamo tornati a Monte Senario. Stavolta ci abbiamo accompagnato la coppia di nostri amici bolognesi con cui ci incontriamo per una giornata ogni tanto, visto che da un po' le vacanze alle Canarie con loro non riusciamo a farle più...

Abbiamo notato che in tanti anni che abitiamo a Firenze, in tante volte che li abbiamo ospitati, fra i tanti luoghi belli fiorentini che gli abbiamo fatto conoscere... Monte Senario ci mancava!

E così eccoci lassù per qualche ora al fresco. Sono rimasti anche loro colpiti da quel luogo, abbiamo scoperto che c'è un nuovo sentiero (oltre a quello che percorrevo con i miei alunni) che attraversa altre zone di quel monte, forse una prossima volta lo collauderemo. Lassù in un giorno di metà settimana non c'è il pienone del weekend e l'atmosfera della foresta cupa e solitaria è ancora più affascinante: le pochissime persone che abbiamo incrociato ci salutavano, come si fa per i sentieri di montagna.

 

bosco a monte Senario

 

Quel giorno siamo rientrati a casa soddisfatti e ritemprati. Appena a casa ha telefonato mio figlio, ci invitava a passare una giornata al mare da loro il giorno dopo...

Tutta vita! Pensavo. Finalmente ci si movimenta un po'!

Ma la mattina successiva, già con lo zaino dei costumi pronto, sul piede di partenza, ecco una nuova telefonata di mio figlio: al mare aveva piovuto la notte, c'era vento forte e nuvoloni neri all'interno... chissà se sarebbero tornati sulla costa? Fare 150 Km e rischiare di trovarsi a prendere freddo e forse pioggia non ci sembrava intelligente, così abbiamo rinunciato. Sì, ci sono rimasta male, mi sono sentita un po'...xxx... una volta tanto che... Quel giorno è stato il giorno col tempo peggiore di tutta la settimana passata.

Abbiamo rimandato alla settimana prossima, vedremo se nella data scelta la sorte metereologica ci sarà più benevola.

 
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GATTI & C.

Post n°1362 pubblicato il 16 Agosto 2016 da atapo
 

THE DAY AFTER

Ferragosto alternativo... potrei chiamarlo con un po' di sarcasmo... dedicato principalmente ai gatti.

I figli con le rispettive famiglie sono partiti in vacanza, ogni figlio ha un gatto. Con Beto è ormai un'abitudine che tocchi a noi (me) accudirlo, una passeggiata quotidiana di 10 minuti fino a casa sua e l'ora d'aria per lui con pulizia della lettiera, rinnovo della pappa, razione di carezze e grattatine.

Chilly è "nuovo" e anche se l'organizzazione familiare prevede che mentre i padroni sono in vacanza lui vada in trasferta presso i suoceri pistoiesi, restava un "buco" di due giorni . Dato che noi siamo qui... in fondo una gitarella a Montelupo poteva essere un diversivo: avremmo anche innaffiato il loro giardino e raccolto per noi l'abbondanza dei pomodori ciliegini che sono cresciuti sulle loro piante. Chilly è timidissimo e quando ci sono ospiti si rintana sempre nel suo spazio preferito e irraggiungibile, un pertugio tra le valigie. Invece quando siamo arrivati la sua curiosità e forse la solitudine che sentiva lo ha fatto comparire, avvicinarsi, ha accettato una fugace carezza e si è installato ad osservarci da una distanza ragionevole. Si è lasciato perfino fotografare, mia nuora ha detto che è un grosso progresso.


 

E il giro a Montelupo è stata l'unica uscita di questo ferragosto, se si eccettuano le due messe quasi deserte dove perfino il prete era in vacanza e c'era un supplente.

Un ferragosto doppio, col fatto che domenica e lunedì sono stati due squallidi festivi che mi hanno rigirato il coltello nella piaga.

Se avessimo goduto ogni tanto di qualche distrazione, una pizza, una serata al cinema, una sagra, una gita, qualche altra scappata al mare, un'uscita a cercare le stelle cadenti, avrei sopportato come gli altri anni l'abitudine del marito al RINTANAMENTO perchè si sa che a Ferragosto c'è l'odiata confusione dappertutto, ma adesso che il mese di agosto è stato ancora più solitario e tristone del mese di luglio, io non ce l'ho più fatta!!!

Gli avevo proposto qualcosa... non mi risponde nemmeno, mi sono stancata di chiedergli. Lavoro, LAVORO, LAVORO: "Devo fare, devo fare..."

Poi alla fine delle giornate mal di schiena, mali dappertutto, insonnia notturna alle stelle e per recuperare dormite nelle ore più improbabili. Per riposarsi c'è la TV, i suoi amati telefilm sono stati sostituiti dalle olimpiadi, sacre perchè vengono ogni quattro anni e non si possono perdere.

Insomma, io ieri ho avuto un attacco di depressione spaventoso, non mi serviva cercare di ragionare sui soliti argomenti ragionevoli, non ne avevo proprio più voglia, anzi non avevo voglia di nulla, anche il cucinare una cena leggermente più elaborata del solito non mi ha dato alcuna soddisfazione. Avrei potuto approfittare per fare anch'io qualcosa qui in casa, e ce ne sarebbe, ma ora mi fa solo innervosire ancora di più. L'insonnia sta attaccando anche me.

Non vedevo l'ora che il nulla di queste giornate festive finisse.

E oggi... non è che sia cambiato molto, ma almeno c'è qualche autobus in più, anche se pochi, posso cercare di raccogliere le forze, se riesco, e andarmene a fare un giro oltre la casa di Beto...

 

 
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SULL' ALBERO

Post n°1361 pubblicato il 13 Agosto 2016 da atapo
 

PICCOLI INQUILINI

Tra i rami del leccio del mio giardino, quello che arriva all'altezza della finestra della mia camera da letto, l'estate scorsa scoprii il nido di tortore e i due "tortorini", così li chiamavo, prima di imparare a volare passeggiavano sui ponteggi dei muratori proprio davanti alla mia finestra.

A fine estate se ne andò tutta la famiglia alata, con la nuova primavera mi chiedevo se qualcuno sarebbe ritornato. Una coppia di tortore si fece vedere sui rami per alcuni giorni, mi sembravano giovani e pensavo che fossero i pulcini dell'anno prima venuti a rivedere la casa natia... Sparirono dopo poco.

Peccato! Mi dicevo che ormai per quest'anno niente ospiti sul leccio.

Invece una mattina si sentì un grande svolazzare tra le foglie, dal mio osservatorio nascosto della camera vidi che qualcuno era arrivato ed era deciso a restare: una coppia di colombacci, quelli che io definisco "da arrosto" si erano installati ed avevano iniziato a fare il nido, o meglio a sistemare, restaurare e ingrandire quel po' che era rimasto dall'anno scorso. Due bellissimi esemplari, grandi, dai colori vivaci e cangianti, con un bel collare di piume bianche e brillanti.

Per tutto quel giorno fu un'attività frenetica: lui andava e veniva con rametti nel becco e li trovava facilmente attorno al leccio in ciò che pomposamente chiamo giardino, lei li sistemava, li intrecciava nell'incavo tra i rami. Proprio quel giorno c'erano i nipotini a casa nostra ed erano eccitati a spiare da dietro le persiane... e dovevano fare silenzio per non disturbare...

Nei giorni successivi, calma assoluta: si intravedeva una sagoma grigia immobile, era in cova...

Non so dopo quanto si schiudano le uova, ma finalmente la sagoma grigia ha ricominciato a muoversi...

Ogni giorno controllavo dalla mia postazione e finalmente ogni tanto si intravedeva una pallottola piumosa che si agitava. Una o due? Non si capiva ancora, finchè, cresciuti velocemente, sono diventati ingombranti e due testoline ogni tanto si allungavano insieme al di sopra del bordo del nido.

Naturalmente ad ogni arrivo dei nipotini era prioritario un controllo silenzioso dietro le persiane e fu proprio Martino, che ci vede meglio di me, a scoprire che erano due!

Pochi giorni fa sono usciti da nido ed hanno cominciato a passeggiare lungo i rami, allargando ogni tanto le ali. I ponteggi non ci sono più, si devono accontentare. Ogni tanto arriva un genitore per nutrirli sul ramo: pescano col becco il cibo rigurgitato all'interno del becco dell'adulto.

Ed io spiavo e scattavo foto...

Peccato che i nipotini ora siano partiti per il mare, sarebbe stato interessante per loro vedere anche i pasti.

Stamattina... sorpresa! Non c'è più nessuno! Nido vuoto, rami vuoti. Hanno preso il volo! Chissà se stasera ritorneranno almeno a dormire o se la loro vita sarà vagabonda?

Ma ho letto che i colombacci possono fare anche tre covate prima del freddo... forse i genitori ci riproveranno nel nido sul mio leccio, la buona stagione è ancora lunga...

 

AGGIORNAMENTO SERALE:

poco prima del tramonto sono tornati e fino a buio hanno svolazzato sui rami degli alberi nella serie di giardinetti delle case a schiera o sulle tettoie, con molto impegno ma ancora con poco stile.

MA... uno dei gatti più o meno randagi che bazzicano per i nostri giardinetti li seguiva sotto gli alberi, col muso all'insù sperando di poter cenare con un piccioncino! Gli è andata male...

due nel nido

due sul ramo

l'ora della pappa


 

 

 
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NATURA o CULTURA ?

Post n°1360 pubblicato il 10 Agosto 2016 da atapo
 

ROSA



In questo periodo io e mia figlia ci siamo spesso scambiate informazioni e impressioni su Diletta e ci poniamo domande…

Fino a poco prima del suo secondo compleanno nel marzo scorso Diletta usava i giocattoli dei suoi fratelli: palle, macchinine, costruzioni, pupazzi di personaggi fantastici. A casa loro c'erano alcuni bambolotti, quelli che erano stati di mia figlia bambina: né Diletta né i fratellini ci prestavano particolari attenzioni, erano usati come gli altri.

Ricordo che quando Diletta compì un anno e qualcuno le regalò un servizio di piattini per bambole mia figlia mi sussurrò sbuffando:-Ecco, adesso si comincia con i giochi da femmina!- Ma i piattini non avevano avuto successo ed erano finiti in un cestone insieme ad altri oggetti.

Alla fine dell'inverno passato Diletta cominciò ad usare le “bamboline”, alcune piccole che avevano in casa, ma queste bamboline andavano a cavallo, salivano sui castelli o sulla nave dei pirati… Anche a casa mia toglieva le bamboline etniche che tengo nel mobile coi libri e giochi per loro, le voleva tenere tutte fra le braccia portandole in giro qua e là. -Così piccole sono alla sua portata-commentava mia figlia.

Poi ci fu la fase del Cicciobello, il pupazzo senza gambe, mezzo orsetto mezzo umano, che era stato di sua mamma: le avevano regalato un passeggino rosa con cui portava sempre con sé il povero mutilato.

Ma la svolta ci fu quando per il secondo compleanno le fu regalata una buffa torta di legno, tutta rosa, già divisa in spicchi: li poteva riunire per ricomporre la torta, metterci le candeline di legno, suddividere le porzioni e offrirle a… bambole o umani che giocavano con lei. Ecco che riscoprì i piattini dell'anno prima e da lì a diventare una premurosa “mammina” per i bambolotti di casa sua il passo è stato brevissimo. Ora è una perfetta mamma e donnina di casa, cura i bambolotti come figli, è molto accudente, ogni tanto:-Io puliscio.-e parte con strofinacci e acqua, fra la costernazione mia e di mia figlia che mai l'abbiamo indirizzata…

I giocattoli dei fratelli ormai non li considera più.

-Forse imita ciò che fanno all'asilo nido- ho ipotizzato, mia figlia mi ha risposto che all'asilo hanno giochi di tutti i generi e non è certo l'ambiente in cui indirizzino le bimbe verso certi comportamenti…

Contemporaneamente è scoppiata la passione per il colore rosa (“il losa”): sceglie sempre quello per primo, a cominciare dalle matite colorate e le brillano gli occhi al vederlo. Da un gelataio perse la testa per il gusto “pompelmo rosa” , che è molto raro a trovarsi, anche la fragola può andare, ma quel pompelmo continua a richiederlo ad ogni gelateria… Nel mio frigorifero scoprì una bottiglia di yogurt alla melagrana (colore: rosa!) che avevo trovato in un negozio marocchino e le piacque moltissimo, tanto che me lo richiede sempre (lei dice che è un succo di frutta), ma purtroppo non è proprio facile procurarlo. Naturalmente da me ha subito individuato un bicchiere di plastica ROSA e si raccomanda:-Nonna, il MIO bicchiere rosa.-

La bambola preferita di questo periodo è enorme, fatica a portarla in braccio, per cui ha preso il posto del Cicciobello nel passeggino, non aveva nome, io gliene suggerii diversi ma non le piacevano, poi proposi ROSA e… indovinate un po' come si chiama ora la bambola?

Se va con la mamma a comperarsi vestiti o biancheria naturalmente preferisce dove c'è almeno un po' di rosa quando la mamma le dice:-Scegli.- e lei risponde:-Sceglio io!-

Così un giorno che andammo tutti insieme ad un mercato, ma avevamo un po' fretta e non ci fermavamo alle bancarelle dei vestiti e simili, ad un tratto ha domandato un po' spazientita:-Ma quand'è che scegliamo?-

-Bene! Ci siamo dette, è già avviata sulla via tutta femminile dello shopping!-

Ci chiediamo allora, io e mia figlia, quanto di tutto questo venga dalle suggestioni di ciò che le sta attorno anche se noi non la indirizziamo, o quanto invece sia connaturato alla sua essenza femminile, qualcosa che c'è già innato… Vedremo gli sviluppi.

 
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LA MIA FRANCIA 8

Post n°1359 pubblicato il 05 Agosto 2016 da atapo
 

LES LANDES

 


Dopo La Rochelle, dovetti rimandare di qualche anno il mio appuntamento con l'Oceano.

Ci riprovammo nell'estate del 2003, in un viaggio in camper che ci avrebbe condotto laggiù, ma un po' più a sud..

Primo assaggio fu Bordeaux, visitata rapidamente e con difficoltà perchè il centro era sventrato dai lavori per la tramvia (toh, guarda, ora a Firenze c'è lo stesso problema...), lasciata con la solita promessa finora vana:. "Ci torneremo in un momento migliore".

Comunque in quell'estate non erano le città importanti ad attirarci...

Mio marito era attirato, come sempre, dagli "chateaux" vinicoli e conseguenti acquisti e se ne tolse la voglia attorno a Bordeaux, nella zona del Medoc che dopo la città dovemmo attraversare per arrivare finalmente all'oceano.

 


 

Così scoprimmo Les Landes, una regione naturale talmente bella da togliermi il fiato.

Immaginate un territorio grande all'incirca come la Toscana, confrontai sull'atlante, ricoperto quasi completamente da pinete, poi laghi costieri, spiagge infinite, dune altissime che separano dall'oceano.

Un territorio che nel passato era paludoso, poi bonificato attraverso queste immense foreste di pini marittimi che hanno permesso nell'interno lo sviluppo dell'agricoltura.


 

Ma i turisti, come eravamo noi in quell'inizio di agosto, apprezzano soprattutto la costa...Vi sono centri balneari molto ricercati: Lacanau, Cap Ferret, Biganos, Mimizan, Biscarrosse... I due luoghi più famosi della costa sono il Bassin d'Arcachon, una enorme laguna famosa per gli allevamenti di ostriche e la Dune du Pilat, uno dei siti naturali più affascinanti di Francia, dicono: è una duna costiera lunga quasi tre chilometri, larga 500 metri, alta sui 100 metri... Da lassù il panorama su tutta la zona è unico... dicono, perchè purtroppo noi non ci salimmo ed è stata una delle rinunce che mi è dispiaciuta di più.

Nei giorni del nostro arrivo laggù, ad inizio agosto del 2003, ci fu in tutta Europa quella terribile esplosione di calore... che poi iniziò a diventare più frequente nelle estati successive. Ogni giorno le temperature arrivavano a 40°, mai successo in quel clima oceanico, nel nostro camper senza aria condizionata era un problema, mio marito stava peggio di me, dovevamo assolutamente sostare in luoghi ombreggiati... che non era semplice trovare nè in campeggio nè in aree attrezzate per camper, perchè in pieno periodo turistico tutti i posti buoni erano occupati.

Ricordo che facemmo il giro del Bassin d'Arcachon, termometro fisso sui 40°, senza trovar da fermarci fino alla cittadina di Arcachon, dove parcheggiammo alla meglio e scappammo letteralmente dal camper, passammo il resto del pomeriggio spossati su una panchina all'ombra nel giardino pubblico, mangiando gelati e bevendo acqua dalla fontanella. Poi costeggiammo la duna del Pilat: non c'era da fermarsi, strapieno di turisti, proseguimmo fino al primo campeggio in pineta che aveva un posto ancora libero, pagato come l'oro, ma finalmente all'ombra.

-Torneremo alla duna uno dei prossimi giorni- dicevamo, ma quel giorno deve ancora arrivare... continuava a fare troppo caldo per affrontare quella scalata...

bassin d'Arcachon

dune du Pilat

A parte queste disavventure, ricordo quei giorni e le soste in vari punti della regione con tanto piacere: le onnipresenti piste ciclabili attraverso la pineta ci conducevano alle spiagge oppure dalla parte opposta sulle rive ombreggiate dei tranquilli laghi costieri. Ogni mattina ci svegliavamo immersi in una nebbiolina che nei primi giorni ci faceva temere il maltempo, ma poi capimmo che era l'umidità dell'oceano, si dissolveva in poco tempo sciolta dal sole che si alzava tra i pini con riflessi quasi da sogno...

 

Le cittadine erano molto piacevoli anche se un po' invase dai villeggianti (perfino qualche Italiano), costruite sulle antiche dune costiere, per cui alcuni quartieri hanno strade... in salita, prima di arrivare a vedere l'Oceano.

Già, finalmente l'Oceano: mi piaceva fermarmi prima di scendere alla spiaggia, lungo i sentieri tra gli arbusti delle dune, per abbracciarne con lo sguardo tutta la vastità, o per vederlo scintillare molto in fondo ad una specie di deserto paludoso nella bassa marea...


 

Le maree infatti la fanno da padrone e regolano le attività marittime e balneari: dappertutto si trovano affissi gli orari delle maree e su questi è bene decidere quando scendere in spiaggia o fare il bagno. Scoprii che in certi orari è proibito perchè pericolosissimo: ci sono le baïnes, delle specie di gorghi che si formano in momenti ben precisi dell'alzarsi e abbassarsi dell'acqua e i bagnini con i loro potenti fischietti fanno uscire tutti dall'acqua quando arriva l'ora x.

Laggiù mi innamorai del surf: ammiravo per ore le evoluzioni dei surfisti, scoprii il bodyboard in cui sono esperti tutti i bambini francesi e la possibilità anche per me di scivolare sulle onde stesa sulla tavola... Nelle librerie dei paesi c'erano tantissimi libri sul surf e mi piaceva leggiucchiarne ... la teoria, finchè presi il coraggio a quattro mani e passai... alla pratica: sotto lo sguardo tra lo scettico e il compassionevole di mio marito mi comprai la tavola da bodyboard adatta a me e... mi divertii ancora di più!!!


 

Insomma, peccato che Les Landes siano così lontane, ci tornerei al mare ad ogni estate!

Qualche anno fa uscì un film francese: "Les petits mouchoirs", in italiano tradotto in "Piccole bugie tra amici". Lo andai a vedere ed ebbi letteralmente un tuffo al cuore quando mi accorsi che la storia del gruppo di amici in vacanza era ambientata proprio nelle Lande, rividi le pinete, le spiagge, la luminosità, risentii dentro di me la bellezza di quegli spazi e tanta, tanta nostalgia...


 
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SACRO E PROFANO

Post n°1358 pubblicato il 01 Agosto 2016 da atapo
 

DAI  SANTI   AI  GITANTI

Circa alla metà del 1200, sette giovani nobili fiorentini dopo aver dato ai poveri i loro beni, come san Francesco, decisero di ritirarsi a fare vita da eremiti e si stabilirono in alcune grotte tra i boschi di una collina quasi montagna, a circa 20 chilometri a nord di Firenze. La loro fama di santità faceva salire lassù i devoti, venne costruita una prima chiesetta, poi un convento che nei secolì subì danni, traversie, rifacimenti con stili e ambienti aggiunti e sovrapposti. I sette santi fondatori dell'ordine dei Servi di Maria sono molto popolari tra i cattolici fiorentini e molto amato è questo loro primo convento di Monte Senario che ancora oggi è aperto e abitato dai frati dell'ordine. Pellegrinaggi e passeggiate lassù in mezzo a folti boschi di macchia, di abeti e di agrifogli sono una abitudine di molti Fiorentini.Dallo spiazzo del convento esposto a nord si ammira tutta la vallata del Mugello.

 



Tutto questo me lo raccontava, nei primi anni del mio stare a Firenze, il collega insegnante che lavorò con me per otto anni e con pazienza ed entusiasmo mi aiutò ad ambientarmi nella nuova città. Diceva che d'estate quando aveva troppo caldo a Firenze lui saliva a Monte Senario e passava qualche ora al fresco, leggendo un libro o conversando col priore. Lui, ateo incallito, trovava lassù una pace speciale. Questo luogo per me divenne un po' mitico e gli chiesi dopo qualche anno di organizzare lassù una gita di classe. Ne fu felicissimo, un bel mattino di maggio partimmo in due classi da Firenze, la corriera di linea ci avrebbe portato fino all'ultimo paese (Bivigliano), poi saremmo saliti a piedi per alcuni chilometri fino al convento, lassù spiegazioni, pic nic, giochi e ritorno di nuovo con la corriera.

Ma non andò tutto come previsto.

Il viaggio in corriera di mattina presto provocò un forte malessere in una bambina e arrivati a Bivigliano capimmo che non si sarebbe ripresa per continuare la gita a piedi. Il maestro telefonò (dal posto pubblico, erano gli anni '80, niente cellulari) ai genitori che sarebbero venuti a riprenderla.

-Nel frattempo, ci disse, io resto con lei, ma voi potete cominciare a salire lentamente con gli altri, poi vi raggiungerò.- Lungo il tragitto, poco sotto la strada, un breve sentiero ci avrebbe condotto ad una ghiacciaia rinascimentale, una specie di grotta metà naturale metà artificiale dove si raccoglieva la neve d'inverno, da cui i Medici prelevavano ghiaccio che veniva portato nelle loro ville di Firenze e del contado per stupire gli ospiti ai banchetti principeschi. C'era in programma di farci una piccola sosta per mostrarla agli alunni.

Il maestro diceva che era tutto molto facile, potevamo fare anche senza di lui... così partimmo, arrivammo alla ghiacciaia in mezzo al bosco... stupore, racconti, domande...

Poi continuammo per il sentiero che avrebbe dovuto farci ritornare sulla strada carrabile e salire al monte. All'inizio fu un grande entusiasmo, in mezzo al bosco fitto era un'esperienza nuova per molti bambini, arrivammo a una radura che a tutti ricordò quella descritta in un romanzo per ragazzi, "PelleRossa" che stavamo leggendo proprio in quel periodo e ci pareva di essere entrati nella storia, ma dopo il percorso non finiva mai, il sentiero diventava più impervio, i bambini erano affaticati e iniziavano a lamentarsi... io e le colleghe dell'altra classe cominciammo a temere di aver capito male le spiegazioni del maestro sul cammino da seguire e... dove saremmo finiti? Niente cellulari all'epoca, già immaginavo la cronaca: "due classi disperse ..." e le nostre responsabilità di adulti... Io, come faccio nei casi disperati, tentai di orientarmi col sole e intuii che anzichè salire diretti stavamo lentamente salendo ma facendo il giro intorno al monte... sperai con tutto il cuore di incrociare al più presto una strada di qualsiasi genere che arrivasse al santuario dal lato opposto... Infatti, dopo circa due ore di cammino nel bosco fitto, fu così e quando tornammo a mettere i piedi sull'asfalto e a vedere di nuovo la costruzione in alto, molto in alto... ringraziai sentitamente i Sette Santi Fondatori! Lassù in cima c'era il maestro che scrutava preoccupato la vallata e quando ci vide si mise ad agitare le braccia prima di correrci incontro lungo l'ultimo tratto che, manco a dirlo, era tutto al sole! Il resto della gita andò splendidamente, ai bambini facemmo credere che il giro nel bosco fosse stato programmato e per loro fu l'esperienza più emozionante della giornata...

 


 

Anni dopo, quando il maestro non lavorava più con me, pensai di riportare a Monte Senario la classe quinta che avevo, rifacendo quel percorso emozionante in mezzo al bosco. Stavolta però per sicurezza mi accordai con una guida del WWF: lui disse che era una buona idea, il giro era molto interessante e lui ci avrebbe spiegato notizie naturalistiche sull'ambiente... Così stavolta potei godermelo senza preoccupazioni, nei bambini ritrovai lo stesso piacere e le stesse emozioni di quelli che c'erano stati cinque anni prima...

In quegli anni presi anch'io l'abitudine d'estate di salire qualche volta con la corriera al mattino, fare la strada a piedi (quella breve, senza sbagliare), restare lassù al fresco fino al pomeriggio, rincasare per cena... A volte andai con i miei figli, più spesso da sola. E' un luogo che ristora, lassù sei portato a incontrare te stesso, a ripensare alla tua vita, si torna a Firenze e si sta meglio non solo fisicamente... So che anche per altri conoscenti è così...

Forse un piccolo miracolo i Sette Santi lo hanno fatto anche ieri: mio marito si è convinto a sfuggire per qualche ora il caldo insopportabile della città e a salire lassù, a rifugiarci in pineta fino al tramonto. La pineta, come sempre nelle domeniche estive, era affollatissima di persone che cercavano il fresco come noi.


 
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CASANOVELAS ESTIVE

Post n°1357 pubblicato il 30 Luglio 2016 da atapo
 

GODOT  DI  MEZZ' ESTATE

 

 

E' la fine del mese di luglio e non me ne sono nemmeno accorta.

L'estate è arrivata al suo giro di boa in questa atmosfera appiccicosa e come sospesa in giorni più o meno tutti uguali, che non sanno quasi di nulla, con ben poco da segnalare.

Aspettando… Godot e…

... il ciclo giornaliero della calura insopportabile che blocca dalle 10 del mattino fino a tarda sera quando si possono riaprire porte e finestre, innaffiare le piante esauste nel cosiddetto giardino, fare l'ultima doccia per affrontare la notte sempre troppo calda...

... le telefonate di varie maestranze che dovevano finire alcuni lavoretti alla casa, promettendo vagamente “Verremo appena possibile”, quando chiamano dicono che è possibile proprio nei giorni in cui noi avevamo tentato di fare altri progetti…

...tipo andare al mare: una nostra amica che ha preso l'ombrellone per tutta la stagione a Lido di Camaiore era partita in viaggio e ci aveva offerto di utilizzarlo nei giorni in cui lei era via… solo due volte abbiamo potuto farlo, perché naturalmente i muratori erano liberi proprio in quel periodo, se non si “accoglievano” chissà quando li avremmo rivisti...

... i lavori alla casa che ora fa mio marito, impianti elettrici, spostamenti di cose sue che devono tornare nel casotto esterno regno del bricolage: quindi fili e attrezzature sparsi dappertutto, gli orari dei pasti variabilissimi perché “aspetta che devo finire”. Così guai a parlare di gite fuori porta! In altre stagioni avrei cercato di fuggire, uscire di casa il più spesso possibile, ma ora con questo caldo sarebbe un suicidio, mi sono accorta che l'età mi sta regalando che non mi senta bene fuori se fa troppo caldo e allora ecco la convivenza forzata che arriva anche a esasperarmi tra le stanze-cantiere, la TV sempre accesa su ogni genere di telefilm, soprattutto serie americane dai gialli ai revival di decine di anni fa…uguale a sua madre in questo e mi tornano in mente i mesi passati con la suocera e i suoi telefilm… Arriva alla sera che naturalmente è distrutto, talvolta gli ho proposto di uscire col fresco per un gelato o un film nelle arene, come succedeva (di rado, ma almeno…) gli altri anni, ma è troppo stanco e non gli va, allora ancora telefilm o computer fino a notte fonda visto che la sua insonnia è aumentata…

...insieme al nervosismo perché dopo mesi di silenzio si è “riattivata” la questione eredità, ma non in senso positivo, che diamine! Intrecci di mail di fuoco, telefonate eterne coi cognati, proposte, controproposte… si mangeranno tutto gli avvocati, credo io, altrochè contare sull'eredità per completare casa nostra, sarà già molto se non ci rimetteremo di tasca nostra!

Io invece dormo molto, sia al pomeriggio sia alla notte, nonostante il caldo: non ho molto altro di interessante da fare, a parte i lavori domestici che detesto e lo svuotamento di qualche scatolone residuo, sempre che per il contenuto si intraveda già un minimo di possibilità di sistemazione, cosa per nulla sicura. Dormire è dimenticare la realtà, sperare in bei sogni che non sempre arrivano o non sempre ricordo… Credo di essere esaurita anch'io.

Gestisco i due PC, collaudando le novità che ogni tanto a sorpresa mio marito continua a installare nel mio con la speranza di dargli un “elisir di giovinezza”, ma i risultati sono minimi.

E leggo, leggo tanto: rimettendo i libri negli armadi ho realizzato che per leggere tutti quelli che ho dovrei arrivare ad essere centenaria e non è affatto la mia aspirazione. Leggere è vivere molte vite, ha detto qualcuno, per me ora leggere è anche colorare un po' un'estate così scialba…


Uno scossone lo danno i nipotini: ogni tanto vengono da noi, poco perché causa i lavori in atto del marito la casa non è proprio a misura di bambino. Mia figlia li porta al mattino e se ne va per qualche incombenza o per fare la spesa. Al mattino il giardino è ancora in ombra e loro si possono scatenare all'aperto, stanno fuori anche a fare i giochi di società che scoprono nell'armadio che ho allestito per loro. Gli abbiamo montato uno scivolo di plastica che qualcuno ci aveva donato, dopo che con grande impegno i tre avevano pulito e lavato tutti i pezzi. Non dobbiamo perderli di vista, in quelle mattine il nostro compito è stare con loro, poi pranziamo tutti insieme quando torna mia figlia, insalatone di pasta fredda e succhi di frutta che corrono a fiumi… Dopo pranzo se ne vanno a casa per il riposino e anche noi nonni abbiamo bisogno di riposo, prima di affrontare il riordino e il riempimento della lavapiatti. Però, devo dire, per fortuna che ci sono loro a movimentare un po'! Fra poco andranno al mare, agosto per noi sarà ancora più solitario.

 
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IL NOME

Post n°1356 pubblicato il 26 Luglio 2016 da atapo
 

FLASH

 


 

Quando i nipotini ci telefonano l'inizio della telefonata è sempre una confusione di voci e di saluti, poi è Martino il primo interlocutore comprensibile, un po' il diritto di primogenitura un po' che lui è in tutti i casi quello che grida più forte e che fa più confusione. Poi ci passa anche gli altri due e le telefonate sono sempre molto lunghe.

Allora è da Martino che abbiamo avuto la notizia:

-E' un maschio! Abbiamo visto la fotografia!-

Traduzione: siamo andati con la mamma a fare l'ecografia e abbiamo visto che sarà un maschio.

Così 3 a 1, Diletta resta unica. Per il resto tutto a posto, pare che il nuovo cucciolo abbia la testa tonda come Martino e Diletta, le gambe lunghe come Damiano.

Mia figlia commenta che almeno c'è Diletta per scoprire e costruire un rapporto e una complicità tra madre e figlia.

Hanno tempo fino a dicembre per decidere il nome, nemmeno con gli altri fu una scelta veloce...

Ho chiesto ai due fratelli maggiori se avevano in mente qualche nome per il fratellino, Martino ha risposto: -Batman, Superman oppure Flash.-

Damiano più concreto vorrebbe Federico.

Ci hanno confessato che però questi nomi ai loro genitori non piacciono...

Per scherzo, quando parlo del nuovo bimbo a volte lo chiamo Flash: mi piace, mi fa allegria..

-Come sta oggi Flash?- Chiedo agli altri due e loro ridono.

 
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SCHIZOFRENIA DA PC

Post n°1355 pubblicato il 22 Luglio 2016 da atapo
 
Tag: cronaca

DUE

 

 

Qui ho scritto qualcosa, ma ciò non vuol dire che la situazione del mio computer si sia normalizzata....

Mio marito ha continuato ogni tanto a fare prove, tentativi, cambiamenti, ma senza risultati. La conclusione è che il mio PC è vecchio, sarebbe ora di cambiarlo, cioè mio marito rinnoverebbe il suo e quello che usa ora lo passerebbe a me... insomma, come al solito, per me di seconda mano.

Questo in teoria, perchè in realtà in questo momento i soldi per un nuovo computer non ci sono... Abbiamo ancora una marea di fatture da pagare, non si può andare in vacanza e si incrociano le dita perchè non capitino spese straordinarie inderogabili...

In pratica in casa ora ho "a disposizione" due computer e me li devo giostrare così:

quello di mio marito, se lui non deve usarlo, funziona abbastanza normalmente. Lì posso collegarmi a internet, leggere, rispondere, MA... non posso accedere a nulla delle mie cartelle, foto, documenti, nè scrivere file o scaricare foto da salvare in cartelle mie.

In questo caso devo per forza usare il mio computer, dove per fortuna il marito ha reso accessibili tutti i miei documenti dopo che erano diventati irraggiungibili nei primi tentativi di cure, MA... devo armarmi della santa pazienza di Giobbe per la lentezza esasperante, i blocchi continui ecc. di cui ho già parlato. Mi conviene tenermi accanto un libro da leggere nell'attesa dei tempi lunghissimi di reazione... E se aggiungo che il mio PC è in una delle stanze che ancora non hanno le persiane ed è rivolta a sud, restare seduta lì davanti a lungo con questa calura diventa proprio infernale in tutti i sensi. Mi fa passare ogni velleità.


Anche col cellulare non ho maggiore fortuna: dopo l'annegamento del mio storico ho tenuto per un po' quello che era di mia suocera, un modello preistorico che comperammo apposta per lei, con solo le funzioni essenziali: telefonate, messaggeria, rubrica. Eravamo in attesa di uno smartphone che avevamo ottenuto in omaggio con un abbonamento... Finalmente è arrivato, ma si sta rivelando un cesso: si scollega improvvisamente da tutto, i messaggi arrivano e partono quando gli pare, i modi per collegarsi a internet funzionano a singhiozzo, in compenso funzionano benissimo le pubblicità che riempiono metà schermo. Prima mio marito diceva che ero io la solita incapace, ora si sta convincendo che dovrà proprio comperarne uno decente e ha iniziato i confronti fra le innumerevoli proposte sul mercato. L'unica cosa che ho imparato e che funziona nell'attuale cesso sono le foto, compresi i selfie che ho provato per curiosità, e che posso subito inviarmi tramite mail, quando questa funziona.

Insomma, continua a non essere un periodo tecnologicamente facile per me...

 
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QUOTIDIANITA'

Post n°1354 pubblicato il 19 Luglio 2016 da atapo
 

PENSIERI



 

La sera del 14 luglio, quando stavo seduta ad un tavolino sulla piazza davanti all'Istituto Francese di Firenze e godevo della musica e del buon sapore di una crepe bretone, ad un tratto mi aveva attraversato la mente un pensiero:

"Ecco, questa è una situazione da attentati... Si festeggia proprio tutto ciò che QUELLI vogliono annientare... In ogni città della Francia si festeggia... chissà in quale potrebbe capitare...

Anche qui, è la stessa cosa, stiamo festeggiando uguale... ma forse non è così importante questo piccolo ballo in questa piccola piazza italiana..."

Avevo provato un brivido e mi ero guardata attorno in modo diverso da come facevo fino a un attimo prima: notavo che eravamo seduti verso il bordo della piazza, un amico ci aveva detto: -Perchè qui in fondo? Venite più in mezzo!-

-Perchè quando siamo arrivati in mezzo era tutto occupato!-

Ora invece ecco l'idea che se fosse successo qualcosa avremmo avuto una via di fuga più facile e ho controllato l'accesso alle strade che sbucano sulla piazza...

Poi avevo cancellato questi pensieri, ma al ritorno avevo ascoltato e visto in televisione la tragedia di Nizza... tutto mi è ritornato in mente nei giorni successivi e mi ha angosciato a lungo ancora di più.

Un caso, certo, ma casi simili mi erano già capitati, molti anni fa quando ero giovane, in seguito ad uno che mi colpì più di altri che avevo etichettato come "coincidenze" avevo deciso di non coltivare più certe mie sensibilità...


Comunque ci siamo dentro tutti, nessuno è al sicuro, me lo ricorda tristemente la quotidianità dei militari armati che pattugliano il centro di Firenze...

 
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NIZZA

Post n°1353 pubblicato il 15 Luglio 2016 da atapo
 

SE...

 

spiaggia di Nizza, foto scattata da me durante una passeggiata

 

Se questa fosse un'estate normale, è facile che saremmo andati col camper in Francia da cui manchiamo già da diverse estati.

Probabilmente saremmo partiti all'inizio di luglio pensando di fare un po' di soggiorno rilassante sul mar Mediterraneo in quel bel campeggino tranquillo poco dopo Nizza dove siamo già stati varie volte.

Poichè ormai conosciamo le abitudini degli abitanti d'oltralpe, sappiamo che il luogo resta tranquillo fino al 14 luglio perché è dopo la loro festa nazionale che i Francesi partono in massa per le ferie e affollano soprattutto le spiagge mediterranee, loro che per la maggior parte vivono in regioni più “nordiche” e fredde. Noi invece dopo il 14 luglio gli avremmo ceduto il posto e saremmo partiti verso nuove contrade dell'interno, come è già successo altre volte.

Però i fuochi della sera del 14 luglio saremmo andati a vederli: ne abbiamo ammirati tanti in tante città in cui abbiamo passato questa serata durante i nostri viaggi...

Quasi di sicuro avremmo scelto Nizza, così vicina, con quella lunghissima “promenade” dove c'è spazio per tutti a guardare i fuochi artificiali magari mangiando un gelato molto... italiano, perché Nizza resta italiana anche per quello.

Oppure mio marito avrebbe sbuffato: “Ancora i fuochi? Ma ne abbiamo visti tanti... E poi quelli Italiani restano sempre i migliori.”

Allora quasi di sicuro lui sarebbe rimasto in camper ed io avrei preso da sola il piccolo autobus che già altre volte mi ha portato a Nizza per delle passeggiate solitarie. Tanto i fuochi li fanno presto, verso le 22, e il servizio dei bus c'è anche per il ritorno e senz'altro ne approfitteranno molti turisti...

Se... e il destino è in attesa.

Ecco, oltre al dolore, i miei pensieri di stanotte, di stamattina.

Invece ieri sera ero a Firenze a festeggiare come l'anno scorso il 14 luglio nella piazza davanti all'Istituto Francese: c'erano musica, balli, vino, crepes e qualche amico ancora in città da salutare. Ce ne siamo andati prima che si diffondessero le notizie tragiche, abbiamo appreso a casa, dalla televisione.

E un'angoscia in più: l'amica regista che ha la mamma francese era partita una decina di giorni fa, mi aveva detto: “Sto un po' a Nizza dai miei parenti, poi vado in Lussemburgo da mia figlia.”

Dove si trovava ora? Come stava?

Stamattina presto le ho mandato un messaggio e non sono stata tranquilla finché non ho ricevuto la risposta: “Sono in Lussemburgo, ma triste.”

 

 
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