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LA NEVE DEL '29
Oggi è stata quasi una bella giornata: un freddo normale, un po' di sole...Le previsioni dicono però che domani ricomincerà...
Qualche giorno fa, mentre ascoltavo alla radio le ricorrenti notizie sul maltempo, le interviste, le solite disquisizioni, distrattamente perchè ormai le parole spesso si ripetono, all'improvviso sono rimasta colpita da una frase: "...è come la nevicata del 1929..."
Ho sobbalzato perchè nella memoria e nel cuore mi è tornata la frase che tante volte avevo sentito dire dalla mia mamma, quando nevicava a Bologna e ci lamentavamo del freddo e dei disagi: "Cosa vuoi che sia! Non sarà mai come la nevicata del 1929!" e man mano, negli anni ed in seguito alle domande che io le facevo, o alla sua voglia di raccontare, venivano fuori particolari e fatti che ruotavano attorno a quella nevicata del '29, come tasselli di un mosaico ... forse troppo difficile da completare, fatto anche di pietre taglienti, di pietre scolorite o mancanti...che non si ritroveranno più. Perchè la storia non l'ha mai raccontata per intero, ogni tanto un pezzetto rispondendo alle mie domande, oppure, verso la fine della sua vita, in brevi racconti spontanei, come volesse liberarsi da ricordi troppo duri da sopportare...

Appennino bolognese
Sull' Appennino bolognese agli inizi del '900 c'era un piccolo paese abbarbicato su un cocuzzolo: le case, la chiesa, il cimitero, addirittura la scuola fino alla terza elementare. Una delle famiglie che vivevano lassù era composta da Augusto ed Amedea con i loro figli, lui era...non lo so esattamente, fattore credo, aiutava a gestire i campi e le stalle di qualcuno che attorno aveva possedimenti, qualcuno diceva che...fosse buono solo a fare figli, perchè la coppia ne aveva messi al mondo nove, più o meno uno all'anno, tranne nel periodo della grande guerra quando Augusto era partito per il fronte, riportandone, oltre all'incolumità, il suo pesante tabarro nero di soldato che era diventato la coperta per il letto in cui dormivano alcuni di quei figli. La mia mamma era la prima nata dopo il ritorno dalla guerra e le dicevano che era bella e sempre allegra perchè quando l'avevano fatta erano felici anche i suoi genitori...C'era una zia nubile che aiutava a tirar su tutta la brigata, le corse nei campi, i grandi letti in cui i bimbi si stringevano per farsi caldo d'inverno, le serate davanti al camino a raccontarsi fiabe e filastrocche in dialetto: "Din dan din don la campèna d'fra Simon, tot al dé la sonèva..., i viaggi in calesse col babbo a consegnare le merci, le rare visite in città a certi parenti ricchi e alla madrina del Battesimo, per far vedere come si cresceva e per riportare un bel regalo, una vita semplice e tranquilla, con le gioie e i dolori, come sempre: i bambini erano sempre all'aperto e un fratellino era morto annegato nello stagno...
Anche in quel paese sperduto arrivava la politica, l'inizio del fascismo, tutti dovevano prendere la tessera. Augusto si rifiutava, non perchè fosse un attivo antifascista, ma non accettava imposizioni e quelle nuove idee non lo convincevano...all'osteria le discussioni si facevano infuocate, forse correvano anche minacce. Nell'inverno del 1929 la neve continuava a cadere, faceva un freddo terribile, nel borgo ci si attrezzava per sopravvivere con la rassegnazione di chi è abituato ad ingegnarsi, Amedea aspettava il decimo figlio, ma era tranquilla, dopo averne fatti nove, in casa, senza problemi.
Una notte all'improvviso dalla strada qualcuno sparò contro la finestra della camera in cui la coppia dormiva insieme ai figli più piccoli, nessuno fu colpito, secondo la mia mamma era chiaro che si trattava di un'intimidazione per "convincere" Augusto ad iscriversi al partito. Grande spavento generale, nessun danno alle persone, pareva. Ma di lì a poco Amedea cominciò a star male, le morì il bambino che portava in grembo. Avrebbero voluto trasportarla con un carretto all'ospedale più vicino, nel paese più a valle, ma le strade erano impraticabili per la neve, lassù in quei giorni erano isolati. Quando finalmente riuscirono a partire, troppo tardi giunsero all'ospedale e la mia nonna morì così, lasciando in quel terribile inverno il marito solo con otto figlioli, la più grande aveva 18 anni, il più piccolo ne aveva 2.
Come se si fosse distrutto un nido felice, la primavera successiva tutti lasciarono il paese e scesero a Bologna, il babbo tenne con sè i figli più grandi, i più piccoli vennero affidati a vari parenti. Avrebbero potuto restare lassù? Non lo so. I rapporti, diciamo, economici mia mamma non me li ha mai spiegati chiaramente, forse non li aveva chiari nemmeno lei: quando partì di là aveva nove anni, lasciava definitivamente con grande dispiacere la scuola e nella città avrebbe presto cominciato a lavorare. La nonna Amedea restò sepolta nel paese lassù, forse la andavano a visitare ogni tanto, o forse no, perchè non c'erano auto, nè mezzi pubblici che ci arrivassero...
Venne di nuovo la guerra, il fronte passò per quelle terre d'Appennino e ne fece terra bruciata quando proprio lì si attestò la linea gotica: tra i parenti, chi visse per mesi nelle grotte, chi sparì nelle rappresaglie, chi fu ucciso mentre tentava di raggiungere la fontana...I cannonneggiamenti distrussero completamente quel paese sul cocuzzolo, nulla restò intatto, persino il cimitero fu buttato all'aria, tombe ed ossa disperse...Sulla quella cima negli anni crebbe un bosco che nascose tutto, la geografia, la storia, il passato, gli affetti...
La mia mamma soffriva quando mi raccontava questi ricordi, ogni tanto uno dei suoi fratelli più piccoli la veniva a prendere in auto ed insieme andavano su quel monte, passeggiavano in quel bosco, lei riportava a casa qualche fiore o un rametto verde...non voleva che la accompagnassimo...
Da ragazza cercai da sola sulle carte dove si trovava esattamente, perchè lo sentivo come appartenente alle mie radici e un giorno con il mio fidanzato ci andammo, senza dirglielo prima: fu per me un'emozione forte, quando ritornai a casa e glielo raccontai lei sembrò un po' fredda, come faceva spesso, perchè le emozioni si dovevano nascondere: "E allora? Non c'è niente da vedere..." Ma credo che ne fosse contenta.
Poi un suo fratello trovò, non so dove, una vecchissima foto di quel borgo, allora la mia mamma se la fece prestare e mi chiese se potevo copiarlo e farne un quadretto, visto che disegnavo bene. Lo tenne sempre appeso in camera, ora ce l'ho in camera mia...e forse, tra le foto che ho preso dalla sua casa svuotata, foto che ancora non ho sistemato, chissà che non ci sia anche l'originale...
Ma chi sale ora su quelle terre d'Appennino, chissà cosa troverà...chissà cosa sarà rimasto...se qualcosa è rimasto...

disegno di un tempo felice
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LA CENA PERFETTA

Degas, la famiglia Bellelli
Io e mio marito abbiamo tra i nostri conoscenti la famiglia perfetta, quasi da Mulino Bianco:
marito e moglie hanno qualche anno meno di noi, due figli, maschio e femmina, anche loro in proporzione di qualche anno minori dei nostri.
Lui ha fatto carriera ed è diventato dirigente, non sto a dire dove tanto non è importante per la storia, posto di alta responsabilità e ben remunerato. Lei sempre impeccabile nel vestire, mai un capello fuori posto, da giovane fu impiegata, ma è casalinga da quando nacquero i figli perchè dice che "l'orario del lavoro non si conciliava con l'allevare i bambini".
Abitano poco lontano da noi, in una graziosa villetta con giardino: tutto ordinatissimo, non cade una fogliolina di troppo dalle piante, in casa non c'è nulla fuori posto e tutto è tirato a lucido. Mi sono fatta l'idea che la polvere lì da loro non entri nemmeno, tanto sa che avrebbe vita breve, che invece preferisca rifugiarsi in casa mia, dove sa che può soffermarsi tranquillamente prima di essere "snidata"...
I figli belli, bravi, anche nell'adolescenza si sono "contenuti" a contestazioni assolutamente tranquille.
Una famiglia religiosissima, lui ricopre incarichi prestigiosi in una associazione di laici cattolici ed è molto impegnato in riunioni, ritiri, organizzazioni varie in parrocchia, lei lo segue e lo affianca, altrettanto impegnata. Il figlio segue la loro strada, dopo un percorso di formazione molto impegnativo ora è insegnante di religione, la figlia invece...si defila un poco, ma è ugualmente una brava ragazza. La loro conoscenza è dovuta alle assidue frequentazioni della parrocchia e delle sue iniziative da parte di mio marito. Loro hanno tentato negli anni di coinvolgerci ancora di più nell'associazionismo di cui fanno parte e nelle sue iniziative...di cui naturalmente mio marito era entusiasta. Io lo ero molto meno, non mi ci ritrovo in quelle scelte esclusive, soprattutto quando lavoravo e avevo figli e casa da gestire nei fine settimana, non era il massimo delle mie aspirazioni passare domeniche nei ritiri o serate in discussioni teologiche e morali...mentre crollavo dal sonno o si ammucchiava la biancheria da lavare e stirare e i compiti da correggere... Motivi di contrasto in famiglia...su cui lentamente si è più o meno trovato alla fine un punto d'incontro o di sopportazione...Comunque loro non hanno abbandonato verso di noi questo fervore missionario e ogni tanto ci propongono nuove iniziative ed impegni parrocchiali o di associazionismo religioso, mio marito si convince facilmente, ma non si arrendono nemmeno con me, che invece cerco di restarmene al di fuori perchè ci mancherebbero anche quelli agli impegni che mi ritrovo ad avere già...
Al di là di tutto questo, i nostri rapporti con loro sono piacevoli, i loro figli ci chiamano zii e ciò mi fa contenta, non lo nego.
Ogni tanto ci hanno invitato a cena: naturalmente anche le loro cene sono perfette, lui si dedica al barbecue (l'unica cosa che sa fare in cucina, perchè cucina sempre la moglie) lei a tutto il resto e prepara sempre di tutto e di più, portate sfiziose su cui lavora per ore e ore. Un'altra passione comune a lui e a mio marito sono i vini e queste cene sono l'occasione per scambiarsi gli assaggi delle ultime super-bottiglie trovate spesso durante i viaggi (naturalmente loro due ogni tanto partono per una piccola vacanza qua o là per il mondo..).
Mesi fa mio marito disse: "Una di queste sere li invitiamo da noi perchè dobbiamo assaggiare..."
Minaccia minacciosa! La loro perfezione, che a volte mi fa sentire inadeguata, mi metteva assolutamente in crisi...Qualche anno fa erano già venuti a cena da noi, ma...mi sentivo in ansia lo stesso! Poi rimanda, rimanda...le feste, i loro impegni, i miei impegni, i viaggi...questa cena vagava come una minaccia sull'organizzazione delle mie settimane...
Finchè si è deciso: sabato 4 febbraio! Che preparare per essere all'altezza? Chiedevo a mio marito e lui prima diceva "C'è tempo!", poi finalmente "Facciamo tutto pesce!" gettandomi nello sconforto perchè la faccenda mi pareva diventasse più impegnativa...
"Pesce e primo all'acqua pazza!" l'ultima sua pensata.
Ancora peggio...o forse meglio..."La prepari tu allora, io non la so fare..."
"Certo" ha detto lui, buttandosi su internet a cercare la ricetta perfetta dell'acqua pazza, che ogni tanto si diverte a preparare così alla buona, per noi due... Intanto scoprivamo che non sarebbe venuta solo la coppia dei genitori, ma anche i figli, con i rispettivi fidanzati, uno dei quali è stato un mio scolaro, molti anni fa...saremmo stati in otto! (e non voglio ironie su Lancillotto!)
Qui sorgeva un nuovo problema: quando i nostri figli uscirono di casa mio marito cominciò a dire: "Cosa ce ne facciamo di tutte queste stoviglie ora che siamo solo in due" e non voleva più sostituire i tegami grandi di vetro o terracotta o i piatti o i bicchieri che si rompevano, così oggi non abbiamo più nulla che serva ad un pranzo superiore alle sei persone...tranne un servizio col bordo d'oro che però in lavapiatti non va messo...e non mi sembrava proprio il caso di tirarlo fuori!
Avremmo avuto una tavola molto ...variegata e fantasiosa...bastava alternare armoniosamente i pezzi diversi...E nemmeno tutte le sedie erano uguali, per lo stesso motivo.
A fare la spesa per tutto ciò che serviva naturalmente ci siamo ridotti ad andare sabato mattina all'ora di punta: alle 11,30, in una bolgia infernale al supermercato, dove c'era caos perfino al reparto bricolage! E tutto sabato pomeriggio passato a cucinare, alternandoci e scontrandoci nella nostra stretta cucina...
Alle 20, quando hanno suonato il campanello, era tutto pronto, incrociando le dita...! La serata è trascorsa piacevolmente, tranne due piccoli inconvenienti: mio marito ha "sbagliato" un vino, credeva di averne messo uno bianco-super in frigo invece dalla cantinetta ne aveva preso un altro meno eccellente...quindi il super sarà per un'altra cena. E ad un tratto la sedia (di risulta) su cui ero seduta io...ha ceduto, per fortuna abbastanza lentamente per cui, sentendomi afflosciare, sono riusita ad aggrapparmi al tavolo appena in tempo...e senza trascinarmi addosso la tovaglia! Per recuperare un'altra sedia son dovuta salire in mansarda.
I piatti sono stati molto apprezzati, tanto che ci hanno chiesto anche le ricette, sia dell'acqua pazza, sia di ciò che avevo aggiunto io: crostoni con trito di calamari al pomodoro e peperoncino come antipasto, zuppa di arance al rhum come dessert.
E mi sembra che abbiamo preparato anche noi una quasi ...cena perfetta! Fino alla prossima volta...

zuppa d'arance al rhum
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STANNO TUTTI BENE ?!
E' finita la settimana, la settimana lavorativa intendo...
...e sono ormai quattro giorni che a casa di mia figlia stanno TUTTI bene!
Perchè dal 9 gennaio (io ero ancora a Tenerife e mi arrivavano sms), a turno o insieme, sono stati male tutti, grandi e piccoli: influenze, sinusiti, gastroenteriti, fino alla bronchite di Damiano.
E la nonna ha fatto un po' di straordinari, di quelli richiesti all'improvviso, da riorganizzare con gli altri impegni già presi, con impegni non indispensabili da annullare...e sperando di non venire contagiata a sua volta, proprio ora che si avvicina un nuovo spettacolo ...
I mestieri di nonna e di attrice non sono facilmente compatibili!
Mia figlia era molto avvilita, era rientrata al lavoro solo da pochi giorni...Io le raccontavo che quando lei e il fratello erano piccoli ho passato anch'io anni in cui facevo i salti mortali fra le loro malattie e quante volte a scuola iniziavo attività o progetti che poi dovevo lasciare a mezzo o affidare a supplenti non sempre adeguati, perchè dovevo prendere congedo per le malattie dei miei figli! Nel lavoro di insegnante, se fatto con passione, è un po' frustrante questo esserci-non esserci, tornare e dover riprendere spesso anche i comportamenti degli alunni che, si sa, con i supplenti...Forse non sarebbe male se gli insegnanti fossero senza figli...
Quando martedì scorso il pediatra ha visitato per l'ennesima volta Damiano e finalmente ha dato l'OK per il suo rientro all'asilo...confesso che ho tirato un sospiro di sollievo! Ora speriamo che duri per un po', ho fatto mille raccomandazioni a mia figlia, visto il freddo di questi giorni: "Copritevi bene sempre, TUTTI!"
A proposito di Damiano, che è diventato Dada per gli amici, perchè è la prima "parola" che ha detto, ora merita lui una foto in evidenza, è da un bel pezzo che non si fa vedere...eccolo che vi manda i suoi saluti...

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FRESCHI PENSIERI

Utrillo M., Neve a Montmartre
Da più di due giorni volteggiano quasi di continuo nell'aria piccoli fiocchi bianchi che qui in città si sono attaccati poco e sono stati prontamente ripuliti, nelle strade, dai mezzi del Comune impegnatosi a non fare la figuraccia del 2010. Ma siamo circondati dai monti imbiancati e appena fuori dal confine comunale la situazione è molto peggio. Il vento gelido però soffia forte e continuo dentro e fuori città, la temperatura scende sempre più...
Sono giorni di vita da riorganizzare: è saltata la prova del teatro, non mi fidavo a ritornare a casa verso le 21 con le strade ghiacciate; è saltato il corso di francese ai bambini: la bidella non si era presentata a scuola causa neve ed il riscaldamento era a rischio. Non è il caso che esca per le mie solite passeggiate a piedi al supermercato, tanto abbiamo provviste per diversi giorni...
In casa ho tutto il tempo per meditare e decidere quali dei lavori casalinghi da tempo rinviati finalmente potrò fare con calma in questi giorni quasi...di sosta. Accorciarmi un paio di pantaloni, riordinare uno scaffale e gettare qualcosa diventato inutile (quale gioia per mio marito!), stirare prima di tutto, per abbassare quell'alto monte di biancheria che mi aspetta nella stanza in cima alle scale così...lontano dagli occhi lontano dal cuore!
Ma ieri a mio marito è venuta una brillante idea: "Andiamo al cinema!" Voleva vedere l'ultimo film di Tom Cruise, Mission impossible 4, diceva che aveva letto buone critiche...A me non interessava proprio, nemmeno l'attore è fra i miei preferiti, nè come recitazione nè come aspetto fisico, anche se devo convenire che, invecchiando, un po' migliora...
Avevo però la sensazione che fosse soprattutto un invito e un desiderio di fare qualcosa insieme e considerando quanto di rado ciò accada ho lasciato da parte i buoni propositi casalinghi e siamo usciti, coperti come Esquimesi.
Come dicevo prima, a Firenze le strade erano pulite, ma il cinema che aveva scelto NON era a Firenze, troppo facile, bensì in un paese limitrofo, in cui ci siamo trovati fra cumuli di neve e lastre di ghiaccio sulla strada una volta scesi dall'auto. Così la nostra mission impossible è stata quella di entrare nella sala senza romperci prima una gamba, poi alla fine del film tornare a Firenze indenni...e il film non era nemmeno un capolavoro! Ma cosa si fa per amore...
Il pericolo superato ci aveva fatto venire voglia di pizza, e che fosse napoletana, quindi a Firenze abbiamo concluso la serata in una pizzeria capace di accontentarci...
Rientrati a casa, abbiamo trovato messaggi e chiamate da parte dei nostri amici bolognesi (quelli di Tenerife): "Richiamateci subito" dicevano. Nonostante l'ora, gli abbiamo telefonato: loro, semisommersi dalla neve caduta a Bologna, volevano semplicemente sapere come era la situazione da noi, ma non avendo risposta per tutto il pomeriggio e la serata cominciavano a preoccuparsi...
Certo che se la neve e il freddo polare a qualcuno fanno venire questa voglia di cinema, pizza, ristorante, ecc...quasi quasi li accetto volentieri...
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NEVE ... NON NEVE...
E' tutto il pomeriggio che nevischia, il cielo è ancora indeciso se sommergere la mia città con una abbondante nevicata, come da alcuni giorni ci viene predetto dalla metereologia. Come nell' '85, dicono, le caratteristiche climatiche sono simili...
Come nell' '85...brrr...mi ricordo!
Abitavo a Firenze da qualche anno, ma qui in città non avevo mai visto neve. Tant'è vero che i miei figli avevano nostalgia in inverno della neve che a Bologna li faceva divertire prima che traslocassimo, quindi più di una volta se i nonni ci dicevano che a Bologna aveva nevicato, il fine settimana in auto scavalcavamo l'Appennino per fare pallate e pupazzi di neve sulle colline bolognesi...da genitori un po' sconsiderati e avventurosi quali eravamo!
Ma nell' '85...Ricordo ancora quella mattina presto di gennaio, era tutto buio e nevicava fitto fitto, io accompagnavo i figli a scuola, poi sarei andata al lavoro nella mia scuola...e intorno vedevo tutto che si stava bloccando...i disagi e l'impreparazione di una città non abituata alla neve. A me all'inizio non sembrava nulla di eccezionale, ero abituata a ben peggio a nord dell'Appennino! Ma non finiva più, la neve sempre più alta, il freddo sempre più intenso...e chiusero le scuole per alcuni giorni. Intanto era tornato il sole e tutto brillava di bianco e d'argento ghiacciato, diversi gradi sotto zero anche nel primissimo pomeriggio, quando mi azzardavo ad uscire di casa con i miei bambini che giocavano tra i cumuli di neve nel giardino pubblico. Allungavamo la passeggiata fino alla riva dell'Arno per vederlo tutto ghiacciato, era un momento storico! E rientravamo a casa velocemente prima che il sole si abbassasse e sentissimo le mani e i piedi troppo congelati .

Arno ghiacciato nel gennaio 1985
Ma ricordo altra neve, più indietro nel tempo: 26 novembre 1977, a Bologna. Una nevicata terribile, una vera bufera con vento fortissimo sulla città e gran parte della provincia, per tutta la notte precedente, che bloccò tutto, fece saltare la corrente perchè erano stati abbattuti dal vento e dal peso della neve i grossi tralicci delle linee elettriche. Mio marito lavorava all'Enel e nei giorni seguenti fu in prima linea per ripristinare la corrente, scattò foto impressionanti, che abbiamo ancora da qualche parte in casa. Restammo alcuni giorni senza acqua, senza energia elettrica e senza riscaldamento, io temevo per mio figlio che aveva meno di due anni, invece non si prese nemmeno un raffreddore! Ricordo che avevamo spostato in terrazza il congelatore pieno di cibarie, così all'aperto si manteneva più al fresco, visto che non poteva funzionare...Dopo quasi un mese nei parchi pubblici c'erano ancora grossi rami a terra e parti di alberi abbattuti dalla neve: raccogliemmo una parte di abete e la usammo come albero di Natale! I Bolognesi chiamano ancora quella storica nevicata "la malaneve".
Decisamente ora con la neve non vado molto d'accordo...la nostra amicizia finì sui vent'anni, quando mentre camminavo per strada caddi sulla neve ghiacciata e mi ruppi un braccio...
Invece prima, da piccola, oh, come l'amavo! Come la amano tutti i bambini...Con i miei amici passavamo i pomeriggi fino a buio sulle colline innevate a scendere con le slitte. Io non ne ho mai posseduta una, ma chi ce l'aveva la prestava, si facevano i turni, o si scendeva in due...Mi ritrovavo a sera con le gambe e il fondo schiena pieni di lividi, perchè c'erano cunette, c'erano sassi, a volte avevo l'impressione di volare, a volte...volavo davvero in ruzzoloni astronomici che per fortuna non ebbero mai conseguenze serie! La velocità mi entusiasmava...e dimenticavo allegramente le raccomandazioni materne: "Vai piano! Stai attenta!"
Continuai queste prodezze per molti anni, qualche amico-quasi-corteggiatore in inverno doveva mostrarsi altrettanto spericolato se voleva sperare di aver fortuna ...uno lo era anche più di me, tant'è vero che dopo qualche anno si schiantò con la moto, uscendone piuttosto fratturato, ma vivo...
I ricordi mi portano lontano nel tempo, in questa serata d'attesa. Dalla finestra vedo che i fiocchi si vanno infittendo...chissà cosa troverò domattina...

dalle cronache del 1977
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MATRIMONIO NORDICO
Venerdì scorso non ho sentito la scossa di terremoto a Firenze, perchè a Firenze non c'ero. Partita in auto al mattino con marito e suocera, mi dirigevo verso il Nord-Est...
Una nipote, la figlia maggiore di un fratello di mio marito, si sarebbe sposata sabato 28 gennaio.
Ma, dico! Si può scegliere una data simile? A ridosso dei giorni della merla, i più freddi dell'anno, in una parte d'Italia, il Friuli, notoriamente tra le più fredde ed umide, dove in qualunque stagione io ci sia andata a trovare i parenti acquisiti ne sono quasi sempre ritornata con almeno un raffreddore. Così mi ero attrezzata con una cura preventiva di gocce di propoli.
Il freddo da giorni ha messo KO i miei nipotini, benchè i loro genitori, cioè i miei figli, sarebbero venuti volentieri al matrimonio di quella loro cugina di cui hanno bei ricordi di giorni passati insieme durante le vacanze dell'infanzia. Allora siamo partiti solo noi due, gli zii...insieme a mia suocera, che era salita dal Lazio il giorno prima. Quindi questo matrimonio ha avuto un prologo, perchè approfittando dell'occasione abbiamo organizzato in modo che mia suocera riuscisse ad incontrare i suoi tre bis-nipoti che non vedeva dalla primavera scorsa: una bella confusione e un bel movimento giovedì dalle parti di casa mia! L'importante è che siano stati tutti contenti, grandi e piccoli...ma giovedì sera ancora non avevo avuto il tempo di prendere fuori dall'armadio gli abiti per il matrimonio, li avevo solo "pensati" e mi auguravo di non avere poi brutte sorprese al momento della prova prima di metterli in valigia...
Ed ero già stanca...però ho fatto una bella dormita nel viaggio di andata: ho ceduto in auto il posto davanti alla suocera, in modo che potesse chiacchierare comodamente con suo figlio e proprio le loro chiacchiere mi hanno conciliato il sonno per gran parte della Pianura Padana!
Così all'arrivo ero pronta ad "affrontare" i parenti...ma sto scherzando, in realtà è andato tutto bene ed è stato tutto piacevole.
Le previsioni metereologiche minacciavano nevicate ed io avevo portato di riserva gli scarponcini alti, invece c'è stato il sole, anche se palliduccio, per tutto il tempo del matrimonio e del ricevimento, ed anche domenica per gran parte del viaggio di ritorno. In compenso l'aria era gelida, il vento scendeva dalle Alpi vicine, tutto nella norma, vista la stagione!
La sposa aveva un vestito...da sposa, che mi è piaciuto molto, ma non adatto ai rigori climatici, cosicchè all'aperto aggiungeva un largo scialle di lana, non certo compreso nel look nuziale, e lo toglieva solo per le foto. Tutti le facevano un augurio supplementare: che non si prendesse una polmonite!
Un matrimonio tranquillo ed abbastanza tradizionale, con le foto dei maxi gruppi di parenti dove il fotografo ufficiale fa eseguire le grandi manovre affinchè tutti riescano a comparire almeno con gli occhi e la punta del naso...senza le danze scatenate che, per esempio, avevano caratterizzato il matrimonio di mia figlia...senza i continui brindisi e qualche scherzo degli amici che c'erano stati al matrimonio di mio figlio...senza nemmeno il lancio del bouquet, che dai miei figli fu un momento abbastanza "caldo" per cercare di farlo arrivare all'amica giusta...
Mia nipote è una ragazza in gamba e molto aperta, ha un bel carattere; lei e sua sorella non hanno avuto una crescita facile perchè i genitori si sono separati, poi divorziati, proprio all'inizio della loro adolescenza, un divorzio burrascoso dopo anni di rapporti pessimi. E altri esempi di coppie più o meno scoppiate che ha avuto nella famiglia paterna non sono stati certo il massimo... Nonostante tutto lei ha mantenuto la fiducia nella vita a due e nell' impegno definitivo del matrimonio, religioso per di più. Suo marito mi sembra un tipo positivo e auguro con tutto il cuore una vita serena al loro amore...

un maxi brindisi come in Grecia, appena finita la cerimonia!
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...PERO'...
Prima del viaggio a Tenerife, dicevo che ero curiosa di come sarebbe andata l'esperienza, nuova per noi due, di "condividere" una settimana con altri, seppure nostri cari amici.
Curiosa soprattutto per mio marito, che aveva sempre rifiutato categoricamente di trascorrere vacanze con altri, non volendo cedere un briciolo di quella che lui chiama libertà, non volendo, dice, rovinarsi le giornate cambiando i suoi ritmi e i suoi tempi.
Come è andata dunque?
Siamo stati bene, ho intitolato il post precedente, e qui lo sottoscrivo.
LUI che durante le vacanze (e non solo purtroppo) al mattino se si deve uscire non è pronto prima delle 11...
in quei giorni alle 9,30 o alle 10, secondo gli accordi, era già con me all'incrocio in cima alla strada, dopo la colazione, armato e attrezzato per quelle gite nelle quali è intelligente partire di buon'ora, se si vuol vedere in un giorno più di una cosa interessante, ma lontanuccia.
LUI che in viaggio odia i panini e alle 13 o poco dopo non connette più dalla fame, ma prima di trovare il ristorante che lo ispiri ne deve esaminare almeno cinque o sei, finchè anch'io mi trascino con le budella attorcigliate, e scontando poi i tempi eterni delle scelte nel menu e del servizio, il pranzo ci porta via circa due ore di gita...
in quei giorni (non tutti, gli amici conoscendolo gli sono andati incontro, anche perchè non era male provare qualche ristorantino tipico a pranzo) quando gli hanno proposto i panini per sfruttare meglio i tempi e vedere più cose, non ha fiatato e se li è pappati anche con gusto, magari aggiungendoci qualcosa di street food locale.
LUI che dopo pranzo ha la pennichella sacra perchè dice che si stanca, anche quando siamo ad esplorare luoghi nuovi (ha "pennichellato" su tante panchine d'Italia, di Francia e delle Canarie...)...
in quei giorni mentre giravamo non ha mai chiesto di fermarsi nemmeno un minuto.
LUI che odia macinare molti chilometri in breve tempo per fare una gita, soprattutto su strade di montagna, quindi quando gli propongo "andiamo là..." è diffidentissimo e vuol sapere il perchè e il com'è ecc. ecc...
in quei giorni gli amici ci chiedevano informazioni sui luoghi, facevano proposte e esprimevano preferenze e a lui andavano bene tutte e non ha mai avanzato obiezioni, neppure quando alle mete iniziali se ne aggiungevano altre via via, cosa che di solito lo fa sommamente innervosire se io gli dico: "Già che ci siamo, potremmo fare un salto anche...".
Soprattutto LUI che dice di odiare lo stare in spiaggia a prendere il sole, tant'è vero che da anni io vado in spiaggia da sola, lui non viene mai con me, al massimo mi raggiunge per rientrare insieme poco dopo...
in quei giorni è stato in spiaggia insieme agli altri, è svicolato solo una volta, per poco tempo, a cercare il giornale.
Un giorno solo abbiamo rinunciato a passarlo tutto in una gita lunga con gli amici, ho rinunciato io per prima perchè mi pareva che effettivamente l'itinerario proposto andasse oltre le capacità di sopportazione di mio marito in quel momento e lui dopo mi ha ringraziato per questo.
Direte: ha voluto essere gentile con gli amici. E gentile con me, qualche volta di più?
Insomma, io sono stata contenta di come è andata, però dopo, a ripensarci, mi veniva il nervoso.
Se gli chiedo io certi "sforzi", è quasi sempre un NO, se non un "ma sei matta?! Io non mi voglio stancare!" Tant'è vero che io gli sto chiedendo sempre meno, per la pace familiare, ho perso anche la voglia di discutere, riservo le energie per ciò a cui tengo di più, per cui valga di più la pena di impuntarsi.
E meditavo su questa situazione e su quella settimana...finchè un giorno gli ho chiesto: "Sei stato bene con loro?"
"Certo!"
"Si potrebbe ripetere ancora, qualche volta, non sei mica morto..."
"Sì, ogni tanto."
Il discorso non lo considero chiuso: vorrei trovare il modo e il momento di chiedergli perchè non si sforza un pochino ogni tanto anche quando gli chiedo io qualche cosa che interessa o fa piacere a me, senza dover essere sempre convinto, sollecitato, supplicato fino allo sfinimento.
Ma bisogna intavolare il discorso in un certo modo, altrimenti apriti cielo!
O la sollecitudine e la partecipazione diventano meno importanti per il fatto che ...tanto sono sempre qui, da quarant'anni ormai sono qui...che l'aspetto sempre e che me lo tengo, nonostante tutto, con tutte le sue manie e le sue paturnie?
Insomma, confesso che questi pensieri hanno un po' intaccato i miei buoni e ottimisti propositi del nuovo anno...

Orotava, stelle di Natale nel parco pubblico
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SIAMO STATI BENE
Come speravo, la settimana in cui a Tenerife eravamo in compagnia dei nostri amici è stata molto piacevole. E' una coppia di nostri coetanei, ci conosciamo dai tempi dei fidanzamenti ed insieme abbiamo percorso e superato i punti cruciali e le mete di una vita a due: lavoro, matrimonio, crescita dei figli, problemi familiari ed infine...ora abbiamo iniziato lo status di pensionati e nonni. Non che ci vedessimo spesso, nel corso degli anni, però quel filo mantenuto da telefonate, da alcune ore insieme concordate a fatica tra gli impegni di tutti, nella città degli uni o degli altri, quel filo di amicizia, dicevo, non si è mai spezzato. Adesso abbiamo voluto provare l'esperienza di una settimana intera solo noi quattro, qualcosa di nuovo ma che a me ha ricordato un pochettino quei pomeriggi domenicali dei nostri vent' anni, quando oziavamo insieme tra i boschi dei colli bolognesi...non siamo più quegli ingenui spensierati, ma qualcosa è rimasto...e fa parte del legame che ci fa stare bene insieme.
In quella settimana qualche volta io e mio marito abbiamo fatto un po' da guida in luoghi che già noi avevamo visitato, altre volte abbiamo scelto mete nuove per tutti, per scoprire e stupirci insieme.
Oltre alla indimenticabile giornata sul Teide, di cui ho già ampiamente raccontato, siamo stati nella capitale Santa Cruz (che noi non vedevamo dall'anno 2000), grande città moderna che meriterebbe visite frequenti, peccato che si trovi a circa un centinaio di chilometri dalla zona turistica!

nella città antica...

...nella città moderna...

...al mercato
La mia amica non vedeva l'ora di trovarsi di fronte alle gigantesche statue dei re guanci a Candelaria (di cui ho raccontato qui), e mi pare abbia ammirato, come tutte le donne, del resto...

Siamo tornati nella graziosissima città La Laguna, che avevo visitato l'anno scorso (vedi qui) e che ho rivisto molto volentieri, con una buona dose di fortuna anche stavolta abbiamo goduto di una bella giornata.
Simile a La Laguna è Orotava, molto famosa per la Casa de los balcones, una casa tradizionale dove si trova una scuola di artigianato locale con annesso negozio.

patio nella casa de los balcones

artigianato
Abbiamo mangiato pesce squisito nel paesino di pescatori Los Abrigos, zona battuta da venti buoni per il surf e da forti onde sulle rocce.


Abbiamo visitato l'ALOE PARK, un parco aperte di recente che contiene, oltre alla piantagione di aloe, una bananera, un orto botanico con le piante del territorio, un mini-zoo con un dromedario amante della birra, un piccolo museo antropologico di oggetti usati localmente nel passato. La guida era una signora nata in Perù, vissuta in Francia, soprattutto in Bretagna ed ora abitante da anni a Tenerife: una donna eccezionalmente simpatica e coinvolgente, che ci ha spiegato e raccontato un sacco di cose sull'isola e sui suoi abitanti. Eravamo stati inseriti in una comitiva di turisti bretoni, la guida parlava francese in modo veloce e colorito, qualche parola ci è sfuggita, ma è stato lo stesso interessante e divertente, una visita che consiglio di fare anche se il luogo non è ancora molto pubblicizzato.

la guida ci mostra il cactus chiamato "belle mère" (suocera)

al pascolo tra l'aloe

il dromedario bevitore di birra

fiore del frangipane
Siamo arrivati sulle montagne di Anaga, all'estremo nord, tra boschi spesso seminascosti dalle nubi, ripromettendoci di ritornare, perchè quel giorno era già tardi e non era il caso di farci sorprendere dal buio lassù...

E per finire...come dimenticare le ore passate ad oziare e a prendere il sole su certe spiagge incantevoli?

playa Las Teresitas

playa Tejita, alla montana Roja
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IL RAGGIO VERDE
Il commento di Ody nel post precedente mi ha stuzzicato...Quando guardavo i tramonti sull'oceano tante volte ho pensato al raggio verde...sarò mai così fortunata da vederlo?
Ho cercato notizie del fenomeno, ho concluso che difficilmente lo vedrò a Tenerife, dove le frequenti nuvole, benchè molto suggestive, creano condizioni poco favorevoli: il raggio verde vuole il cielo molto limpido.
Sapevo di un film con questo titolo, ho scoperto che Jules Verne ci ha scritto un romanzo...
Riporto qui alcune parti di questo romanzo, l'incontro con un raggio verde...e con altro...(ripreso da qui)
Avete osservato qualche volta il sole che tramonta su un orizzonte marino? L'avete seguito fino al momento in cui il disco sfiorando la linea del mare sta per scomparire? E' probabile. Ma avete percepito il fenomeno che si produce nell'istante preciso in cui l'astro radioso lancia il suo ultimo raggio, se il cielo, sgombro da brume, è allora di una perfetta purezza?
No! forse no.
Ebbene, la prima volta che avrete l'occasione - capita raramente - di fare questa osservazione, non sarà, come si potrebbe credere, un raggio rosso che colpirà la retina del vostro occhio, sarà invece un raggio verde, ma di un verde meraviglioso, di un verde che nessun pittore può ottenere sulla sua tavolozza, un verde di cui la natura nè nella varietà dei vegetali, nè nel colore del mare più limpido, ha mai riprodotto la sfumatura!
Se c'è del verde in paradiso, non può essere che quel verde, il vero colore della speranza.
(...) Ciò che Miss Campbell non disse loro, è che per la precisione questo raggio verde si riferisce a una vecchia leggenda di cui le era sfuggito il senso fino a quel momento, leggenda misteriosa tra tante altre, nate nel paese delle Higlands, che racconta: questo raggio ha la virtù di far sì che chi l'abbia veduto non possa più ingannarsi nelle vicende sentimentali; la sua apparizione distrugge illusioni e menzogne; chi avesse avuto il privilegio di scorgerlo una volta, vedrebbe chiaro nel suo cuore e in quello degli altri.
(...) E - per esempio, quel raggio verde che mi ostino a perseguitare , perchè non potrebbe essere la sciarpa di qualche Walkyrie, la cui frangia strascicasse nelle acque dell'orizzonte?
- Ah! No, esclamò Aristobulos Ursiclos, questo poi no!
Io ve lo dirò cos'è questo raggio verde!...
- Non me lo dite, non lo voglio sapere!
- Ma sì, rispose Aristobulos Ursiclos, risolutamente riscaldato dalla discussione.
- Ve lo proibisco...
- Lo dirò lo stesso, Miss Campbell. L'ultimo raggio che lancia il sole nel momento in cui il margine superiore del suo disco sfiora l'orizzonte, se è verde, è forse perchè nell'istante in cui attraversa il sottile strato d'acqua, si impregna del suo colore ..
- Tacete signor Ursiclos!
- Se pure questo verde non succede affatto naturalmente al rosso del disco, scomparso repentinamente , ma di cui il nostro occhio ha conservato l'impressione, perchè in ottica il verde ne è il colore complementare!
- Ah! signore! I vostri ragionamenti fisici...
- I miei ragionamenti, Miss Campbell, sono d'accordo colla natura delle cose, rispose Aristobulos Ursiclos, e per l'appunto io mi propongo di pubblicare una memoria in proposito.
- Partiamo zii miei! esclamò Miss Campbell, propriamente irritata. Il signor Ursiclos, colle sue spiegazioni finirebbe per guastare il mio raggio verde!
(...) Essi guardavano, chiudendo a mezzo le palpebre, quel disco che si deformava, che si gonfiava parallelamente alla linea d'acqua, e pigliava la forma d'un enorme pallone scarlatto. Non vi era un sol vapore al largo.
- Io credo che l'abbiamo stavolta! ripetè il fratello Sam.
- lo credo anch'io! rispose il fratello Sib.
- Silenzio, zii miei! esclamò Miss Campbell.
Ed essi tacquero, trattenendo la respirazione, come se avesero temuto che esse si condensassero in forma di una leggera nube, capace di velare il disco del sole.
L'astro aveva finalmente morso l'orizzonte con suo orlo inferiore. Esso si allargava, si allargava ancora come se fosse empito internamente d'un fluido luminoso. Tutti aspiravano cogli occhi i suoi ultimi raggi. Così Arago, stando nei deserti di Palma, nella costa di Spagna, spiava il segnale di fuoco che doveva apparire sulla vetta dell'isola Ivice, e permettergli di chiudere l'ultimo triangolo della sua meridiana.
Finalmente un leggero segmento dell'arco superiore fu tutto ciò che rimase del disco sfiorante le acque. In meno di 15 secondi l'ultimo raggio doveva essere lanciato nello spazio, e dare agli occhi pronti a riceverla quell'impressione di un verde paradisiaco! Ad un tratto due spari rimbombarono fra le rupi del litorale, al di sotto della collina. Sorse un fumo, e fra le sue volute si stese tutto un nugolo di uccelli di mare, gabbiani, gabbianelli, procellarie, spaventati da quelle schioppettate intempestive. Quel nugolo salì diritto, poi interponendosi come una cortina fra l'orizzonte e l'isola, passò dinanzi all'astro morente, nel momento in cui esso mandava alla superficie delle acque il suo ultimo sprazzo di luce.
(...) In verità quella sera il tramonto del sole prometteva di essere così bello, che il più insensibile, il più positivo, il più prosaico dei mercanti della Citè , o dei negozianti della Canongate, avrebbe ammirato il panorama di mare.
Miss Campbell si era sentita rinascere in quell'atmosfera impregnata di emanazioni saline distillate da una leggera brezza venuta dal largo. I suoi begli occhi si aprivano sui primi piani dell'Atlantico. Alle sue guance pallide per la stanchezza ritornavano i colori resei della sua tinta scozzese. Quanto era bella così! Che fascino nella sua persona! Oliviero Sinclair camminava un po' indietro, contemplandola in silenzio, e lui, che fino allora l'accompagnava nelle sue lunghe passeggiate, ora turbato, coll'angoscia in cuore, osava appena guardarla!
Quanto ai fratelli Melvill essi erano così positivamente radiosi, come il sole. Essi gli parlavano con entusiasmo, lo invitavano a tramontare sopra un orizzonte senza brume: lo supplicavano di mandar loro il suo ultimo raggio alla fine di quel bel giorno. E le ricordanze delle poesie ossianesche si frammischiavano alle loro parole.
" O tu che rotoli sopra le nostre teste, tondo come lo scudo dei nostri padri, dimmi donde partono i tuoi raggi, o divino sole! Donde viene la tua luce eterna?"
"Tu ti avanzi nella tua bellezza maestosa! Le stelle compaiono nel firmamento! La luna pallida e fredda si nasconde nelle onde dell'Occidente, Tu solo ti muovi o sole!
" Chi potrebbe esserti compagno nella tua corsa? La luna si perde nei cieli; tu solo sei sempre lo stesso! Tu rallegri di continuo, nella tua carriera splendida!
Il sole si abbassava. Alla superficie delle acque tremolava una larga striscia d’argento, lasciata dal disco, la cui irradiazione era ancora insopportabile alla vista.
Bentosto da quella tinta di vecchio oro che esso pigliava cadendo, passava all’oro rossiccio.
Dinanzi agli occhi, velandoli con le palpebre, lampeggiavano dei rombi rossi, dei circoli gialli, che s’incrociavano come i colori fuggevoli del caleidoscopio. Leggere strisce ondulate rigavano quella specie di coda di cometa che il riflesso tracciava sulla superficie delle acque.
Era come un fascio di pagliuzze inargentate, il cui splendore impallidiva avvicinandosi alla spiaggia.
Di nubi, di nebbia, di vapori, per quanto tenui, non ce n’era apparenza su tutto il perimetro dell’orizzonte. Nulla turbava la purezza di quella linea circolare che un compasso non avrebbe tracciato più nettamente.
Tutti, immobili, più commossi che non si potrebbe credere, guardavano il globo che movendosi obliquamente all’orizzonte, discese ancora e rimase come sospeso un istante sull’abisso. Poi, la deformazione del disco, modificata dalla rifrazione , si fece a poco a poco sentire, esso si allargò a detrimento del suo diametro verticale, e ricordò la forma di un vaso etrusco, dai fianchi rigonfi, il cui piede si tuffava nell’acqua. Non vi era più dubbio sull’apparizione del fenomeno. Nulla turberebbe quello stupendo tramonto dell’astro radioso!
Nulla verrebbe ad intercettare l’ultimo dei suoi raggi!
Poco stante, il sole sparve a mezzo dietro la linea dell’orizzonte. Alcuni getti luminosi, lanciati come frecce d’oro, vennero a colpire le prime rupi di Staffa. Le rupi di Mull e le vette del Ben Nore, si tinsero d’una pennellata di fuoco. Infine non fu più che un sottile segmento dell’arco superiore allo sfioramento del mare.
”Il raggio verde! Il raggio verde! Esclamarono ad una voce i fratelli Melvill. Bets e Partridge, i cui sguardi per un quarto di secondo avevano afferrato quella impareggiabile tinta di diaspro liquido.
Soli, Oliviero ed Helena non avevano visto nulla del fenomeno apparso finalmente dopo tante vane osservazioni! Al momento in cui il sole dardeggiava il suo ultimo raggio attraverso lo spazio, i loro sguardi si incrociavano ed essi si dimenticavano entrambi nella medesima contemplazione.
Ma Helena aveva veduto il raggio nero che lanciavano gli occhi del giovinotto; Oliviero, il raggio azzurro che sfuggiva dagli occhi della fanciulla.
Il sole era interamente scomparso, Oliviero ed Helena non avevano veduto il raggio verde.
Tratto da "Le rayon vert – Il raggio verde" di Jules Verne

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AMANTI DEI TRAMONTI
Vi ho già parlato l'anno scorso dei tramonti di Tenerife, qui. Ad un amico che prima della mia partenza mi chiedeva: "L'anno scorso hai fatto un servizio fotografico sui tramonti, quest'anno a cosa ti dedicherai?" non avevo saputo rispondere perchè...si potrebbe stare una vita a fotografare tramonti, difficilmente se ne vedono due uguali, soprattutto a Tenerife!
Quest'anno il mio albergo si affacciava su una strada che scendeva dritta al lungomare, esattamente verso ovest...la tentazione era grande: nelle serate in cui non eravamo in gita, mi bastava uscire verso le 18 e 15, percorrere qualche decina di metri e mi trovavo di fronte al mare in prima fila per lo spettacolo che durava circa una mezz'ora. Una ringhiera a cui appoggiarmi protesa sulle rocce, oppure, poco più in là, un piccolo piazzale tra le palme con qualche panchina: scrutavo il cielo e non sentivo neppure l'aria che si rinfrescava un po' troppo velocemente, il vento a volte un po' troppo sgarbato.

Passavano molte persone in passeggiata, la maggior parte faceva una sosta guardando il mare, non era possibile restare insensibili...alcuni scattavano qualche foto, poi continuavano la loro strada...
Purtroppo il caldo un po' anomalo di quest'inverno strano ha portato laggù diverse giornate di kalima, una foschia calda e un po' afosa proveniente dall'Africa che vela il sole e ingrigisce il tramonto, ma altre volte...era uno spettacolo da sogno! Tanto che una sera, appena l'ultimo raggio di sole è sceso sotto l'orizzonte, un gruppo di spettatori accanto a me si è messo ad applaudire e tutti i presenti si sono uniti all'applauso...

Una sera, arrivata allo spiazzo delle panchine, avevo notato che alcune erano occupate: spesso succedeva, ma quella volta mi pareva che la signora e il ragazzo seduti, ognuno per conto proprio, si comportassero in modo diverso da chi prende qualche minuto di riposo durante la passeggiata...Leggevano, ma tenevano vicino la macchina fotografica e ogni tanto alzavano gli occhi dalla pagina e guardavano il mare e il sole, come se aspettassero...quello che aspettavo anch'io...
Al momento giusto abbiamo tutti e tre cominciato a scattare, scattare...cambiando le nostre posizioni, per scoprire se dove stava l'altro l'inquadratura era migliore, lanciandoci rapide occhiate di condivisione per quella passione comune che ci aveva portato lì in attesa. Quando tutto è finito ognuno è andato per la sua strada, ma prima ci siamo salutati con un sorriso di complicità...


Anche loro, come me, avevavo scoperto un segreto: la maggior parte di chi si fermava ad ammirare il tramonto se ne andava appena il sole era scomparso nell'oceano, ma noi no, perchè sapevamo che dopo pochi minuti di semioscurità, per non so bene quale riflesso di luce, da sotto l'orizzonte sarebbero partiti dei raggi che avrebbero illuminato in modo strano, inquietante, ma affascinante il di sotto delle nuvole e avrebbero colorato il cielo e il mare in modo sorprendente ed ogni volta diverso...il gran finale dello spettacolo per chi aveva saputo attendere. Un altro regalo di Tenerife e del suo mare di nuvole.



Avrei però voluto anche qualcun altro insieme a me, a guardare quelle meraviglie...

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FREDDO !!!
Courbet G., Paesaggio nevoso
In mezza giornata, da 25° di Tenerife al momento della mia partenza... a 0° di Bologna aereoporto, a 0° di Firenze...per finire agli 8° che abbiamo trovato all'interno di casa nostra quando, a sera, abbiamo aperto la porta: ci eravamo dimenticati di chiedere a nostra figlia di accendere il riscaldamento il giorno prima! BRRR!!!
Così la prima notte e tutto ieri mi sono sentita IBERNATA, direi che solo stamattina le cose cominciano ad andare meglio. Per riscaldarmi un poco niente di meglio che disfare le valigie e sistemare il più possibile, ma non ho certo finito!
Ultravestita, qualche starnuto c'è stato... spero non mi venga un malanno, visto che attorno a noi è una strage: amici, figli e nipoti con l'influenza.
A pensarci bene, anche gli anni scorsi dopo la vacanza invernale ho spesso avuto un fortissimo raffreddore...non mi resta che aspettare e ingurgitare propoli a scopo preventivo...
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PARTENZA
Siamo alla fine della vacanza. Domani nel primo pomeriggio partiremo per tornare in Italia, con un po' di maliconia per le belle giornate vissute e per la compagnia e l'amicizia di questa ultima settimana, ritrovata e goduta dopo molti anni. Anche stavolta bei ricordi da Tenerife...![]()
Ho scritto subito del Teide perchè era stata un'esperienza troppo viva per non fissarla immediatamente, con parole e immagini, ma ho altro da raccontare...
Lo rimando a fra qualche giorno, con calma a casa, quando il ricordare sarà ancora più piacevole e mi aiuterà ad affrontare il resto dell'inverno, quando ogni foto riordinata e scelta avrà per me il significato di un momento piacevole e per chi le guarda, spero, il piacere di scoprire o ritrovare qualcosa di bello.
Per ora vi saluto, devo affrettarmi all'ingrato compito di preparare le valigie...e speriamo di farci stare tutto...e di non sballare troppo il peso al controllo dell'aereoporto...![]()
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DAL MARE AL CIELO
e ritorno
Tenerife è terra di giganti: delle scogliere enormi si chiamano proprio Los Gigantes, ci sono alberi giganteschi, hotel enormi che deturpano il paesaggio, le alte statue degli antichi re Guanci di fronte al mare di Candelaria...ma il più gigante di tutti è senza dubbio il vulcano TEIDE, visibile da ogni punto del'isola, è la montagna più alta della Spagna con i suoi 3718 metri. E l'escursione sul Teide è, insieme alla crociera per vedere le balene, il top delle emozioni naturalistiche da vivere sull'isola. Ma è più facile a dirsi che a farsi: per non restare delusi bisogna innanzitutto scegliere la giornata giusta. Perchè mentre sulle coste c'è quasi sempre il sole, su quella cima è facilissimo trovare nuvole, vento forte ed anche nevicate d'inverno. Oppure lassù c'è il sole, ma appena sotto tutto è avvolto da nubi quindi non si vede alcun panorama.
Noi eravamo già stati lassù in una delle prime vacanze a Tenerife, solo una rapida escursione in pullman col tour operator, in una giornata abbastanza decente.Ora che siamo con i nostri amici, ci saremmo tornati volentieri e da soli avremmo avuto più tempo, allora da qualche giorno tenevamo sotto controllo, grazie a internet, le previsioni meteo sulla costa e sulla cima del vulcano. E finalmente mercoledì ci è parso il giorno giusto, anche se non perfetto, abbiamo incrociato le dita e siamo partiti, in Tshirt, ma con giacche e maglioni nel bagagliaio dell'auto. Una leggerissima foschia mattutina speravamo si dissolvesse...
Da Adeje la strada sale ripida e presto si vedono i primi pini canari, conifera tipica, che diventano sempre più fitti e più imponenti; si arriva a Vilaflor, il paese più in alto dell'isola, che avevamo visitato l'anno scorso. Qui prima sosta per ammirare il pino gordo, significa gigantesco, alto circa 45 metri, la circonferenza del suo tronco è sui 9 metri. Ammiriamo anche dei bellissimi mandorli già fioriti.


Presto entriamo nel Parque National del Teide e si arriva nella zona della caldera, i crateri più antichi, si attraversano zone di rocce incredibili, dalle mille forme e dai tanti colori, cupi o brillanti, che ci parlano di spaventose eruzioni di tempi diversi, dalle ere preistoriche fino alle più recenti: una importante di cui si attraversano tracce imponenti fu nel 1798 (ieri l'abbiamo chiamata "quella di Napoleone"), l'ultima, piccola, avvenne verso il 1960, ma il Teide ora è solo addormentato...

Ci sono vari spiazzi di osservazione e in tutti vale la pena di fermarsi, in uno per esempio si vede la scarpetta della regina , una roccia di questa strana forma:

Ci fermiamo a fare pic-nic in un Parador, uno dei rifugi con piccolo self-service e negozietto, mangiamo all'aperto perchè il cielo è limpidissimo, il vento delicato e il sole caldo: una meraviglia!
Ancora pochi minuti d'auto e arriviamo a 2356 metri, alla stazione di salita della teleferica che in 8 minuti porta quasi in cima al vulcano, a 3555 metri. Naturalmente vogliamo fare anche questa esperienza e ci imbarchiamo; sullo sportello della biglietteria un cartello avvisa che all'arrivo troveremo 2 gradi sotto zero! Io aggiungo alla Tshirt una maglietta a maniche lunghe e un pesante golf di alpaca, oltre al foulard al collo e al cappello di paglia ben calcato in testa, anche gli altri aumentano la copertura...


Lassù ci sarebbero ancora 200 metri per arrivare in vetta, ma occorre un permesso speciale per salirvi e noi ci accontentiamo di avviarci lungo i sentieri panoramici che consentono di ammirare panorami mozzafiato di terra e di mare. Una leggera foschia vela un poco la visione della costa e delle isole intorno, ma rimane ugualmente tantissimo da vedere e da emozionarci in tutto quel marasma di rocce e di colori, è davvero una buona giornata! La forza del vento non è insostenibile, il freddo, a causa della mancanza di umidità, non mi pare così terribile...tranne che nelle mani, che col vento mi si congelano quando le alzo per reggere la macchina fotografica mentre scatto. Ma trovo un rimedio: scopro che certe pietre nere, se esposte al sole, sono più calde delle altre così quando sento, anzi, non sento più le mani, basta che trovi una di queste pietre, ci appoggio le mani sopra e va subito meglio...mi sento molto donna di Neanderthal...ma così riesco a continuare la passeggiata e a scattare foto...


Mi vengono in mente le altre mie ascensioni sui vulcani italiani: il Teide, per la sua imponenza, mi ricorda soprattutto l'Etna...
Poi la discesa, una sosta nel negozio di artigianato e riprendiamo la via del ritorno, facendo un percorso in auto diverso rispetto all'andata. Questo attraversa varie volte la colata del 1798, ai lati della strada il paesaggio è soprattutto nero di rocce laviche, un po' spettrale, e quando vediamo di nuovo i pini canari, dapprima isolati poi in boschi sempre più fitti, notiamo che crescono quasi sempre su questi terreni neri di lava ormai sbriciolata, che fa un bel contrasto col verde brillante dei pini.


La strada che percorriamo, verso la costa ovest, attraversa una zona ricca di coltivazioni di banane, quasi sempre circondate da muri e ricoperte da teli di garza che proteggono dal vento: le palme si intravedono soltanto. Però siamo fortunati: c'è una bananera recintata solo da pali e fili di ferro, con aperture da cui entriamo per osservare da vicino le piante e scattarci foto, io improvviso una specie di danza attorno ad una palma canticchiando la famosa:"Ma n'do vai se la banana non ce l'hai...". Siamo tutti allegri, la giornata è stata piacevole, l'escursione emozionante, il bel tempo ci ha favorito. La strada termina alle scogliere di Los Gigantes, che i nostri amici non hanno mai visto. Poi si gira verso sud, verso gli alberghi.

Ma prima dell'arrivo è necessaria un'ultima sosta: ad Armenime c'è la famosa Tenerife Pearl, dove si lavorano perle provenienti da tutto il mondo e di tutti i prezzi.E qui io e la mia amica ci facciamo fare un regaluccio dai signori mariti, che in fondo sono contenti di vederci sempre più belle, anche per merito di una nuova collanina di perle...
Sì, direi che è stata una giornata da promuovere col massimo dei voti, il vecchio Teide signore dell'isola non ci ha deluso!
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IMPREVISTO
Stavo giusto pensando, nei giorni scorsi, che in fondo questa vacanza è molto tranquilla per ora, il conoscere già luoghi e abitudini locali, il non aver preso l'auto a noleggio, fa sì che le giornate passino abbastanza simili l'una all'altra...relax...mare...passeggiate...tramonti...letture e studio del prossimo copione...
Ed ecco che ieri tutto si è...movimentato, perchè
mio marito ha perso il portafoglio!!!
Dopo aver comprato il giornale, credeva di averlo infilato in tasca, ma quando l'ha cercato, proseguendo la passeggiata, per pagare un altro acquisto...non l'ha più trovato!!!
Naturalmente è tornato indietro, ha cercato, ha chiesto...nulla! il giornalaio gli ha dato poche speranze...
Non commento la sua distrazione...per pietà cristiana e...coniugale...
Entità del danno: perdita di 100 euro circa, ma soprattutto di carta d'identità, patente, tesserino universitario, tessere varie più o meno importanti...Con l'aiuto dell'operatrice del tour operator abbiamo fatto la denuncia, per telefono, che comodità! E subito ieri sera dopo cena alla polizia era pronto il foglio sostitutivo che consente a mio marito di non essere...clandestino sul suolo spagnolo.E ci siamo meravigliati della rapidità e dell'efficienza... Così siamo andati a ritirarlo subito, per evitare altri guai.E sembra che vada bene anche per il rimpatrio, non occorre recarci all'ambasciata, nella capitale a 100Km da qui.
Volevo un'emozione...ma non pensavo a questa!
Per finire, domani pomeriggio arrivano i nostri amici. Sono in un altro hotel e sarà tutto uno scambio di sms per trovarci e organizzare...
Ecco, queste sarebbero le emozioni che preferisco!
Vi lascio con il primo tramonto di quest'anno: Tenerife non mi ha tradito, ogni tramonto è una sorpresa, ci vorrà anche quest'anno un post...

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LOS REYES
Anche quest'anno non abbiamo voluto mancare di mescolarci agli indigeni per la Fiesta de los reyes, cioè l'Epifania, che qui è soprattutto la sera del 5 gennaio, ed è una festa dedicata particolarmente ai bambini...che aspettano i regali portati dai Re Magi.
Tutta la giornata del 5 si vedono in giro molte persone che portano a casa la grande scatola col dolce tipico, el roscon de Reyes, noi non lo compriamo perchè solo in due ci durerebbe un'eternità, io lo fotografo e...lo assaggio al supemercato!

Alla sera, in vari paesi arrivano i Re Magi, come raccontai anche l'anno scorso.
Vicino a dove abitiamo, arrivano ad Adeje e a Los Cristianos. L'anno scorso partecipammo alla festa ad Adeje, quest'anno siamo andati a LOS CRISTIANOS, che è una cittadina molto turistica sulla costa. E questo ha fatto la differenza, secondo me: mentre l'anno scorso era una festa tutta locale con uno scatenamento incredibile di adulti e bambini, a Los Cristianos i turisti, provenienti da tanti paesi europei, erano la maggior parte degli spettatori alla sfilata, quindi c'erano entusiasmo, grida, applausi, ma tutto più...contenuto. Anche i bambini erano più tranquilli, anche se tutti impegnatissimi a raccogliere le caramelle lanciate dai personaggi del corteo, tranne quelli che erano stati issati dai genitori sui rami delle acacie lungo il percorso, per vedere meglio.
Sembra un Carnevale: sfilano i personaggi miti dei bambini, dai Simpson a Biancaneve, le bande musicali, gruppi danzanti e di majorettes, equilibristi, i costumi locali, gruppi di bambini travestiti da angioletti, da fiocchi di neve, da rossi folletti aiutanti di Babbo Natale, graziosissimi, ognuno con la sua scatola-regalo usata per lanci e balletti...


C'era il furgone della posta e lungo il percorso raccoglieva le letterine che i bambini consegnavano per i Re Magi...
...e questi concludevano il corteo, cavalcando cammelli VERI, anche piuttosto agitati dalla confusione, trattenuti a stento dai palafrenieri. Qualcuno si lanciava a raccogliere caramelle quasi tra le zampe dei cammelli, nonostante lo sbracciarsi della guardia civil.

Quando il Re Mago nero mi è passato vicino, sono stata investita letteralmente da un suo lancio di caramelle...e mi sono sorpresa a pensare: "Non è che porterà fortuna?..." intanto però mi é sfuggito il momento buono per scattare la foto... e col fatto che era già buio pesto mi devo proprio accontentare: ho una discreta macchina fotografica, ma i miracoli ancora non è capace di farli!

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UN SALUTO
Bene! Abbiamo preso il collegamento internet per una settimana, così forse passerò di qua...se mio marito mi assiste, perchè lavorare sul SUO computer con le SUE configurazioni è più estenuante che navigare su un mare in tempesta schivando gli scogli, tanto per fare un paragone ispiratomi da queste isole...
Intanto posso dire che il tempo è stupendo, sole caldo e quasi niente vento, quindi molta spiaggia ed oggi anche un accenno di bagno...diciamo che sono entrata nell'oceano per bagnarmi i piedi, ma le onde hanno fatto il resto...e mi hanno molto rinfrescata!
Quest'anno siamo a mezza pensione, il pranzo dobbiamo farlo autonomamente, ieri abbiamo cucinato nell'angolo cottura dello studio in cui abitiamo, ma ci sono ristorantini così invitanti che penso ne collauderemo parecchi!
Io conto di stare fuori il più possibile, mentre mio marito studia, perchè...
...lui sente allergia alle piante di questi giardini tropicali e gli altri anni chiedevamo sempre una camera ai piani alti: quest'anno il residence ha solo due piani e per evitare la camera che dà sul giardino abbiamo dovuto accettarne una che dà sul retro, quindi uscendo in terrazza si ha davanti al naso lo splendido panorama del...muro del retro di un altro albergo! Al marito non importa, tanto in terrazza ci studia, io mi sento soffocare e allora...esco!
Insomma ho già ritrovato le mie montagne

i miei fiori

le mie spiagge

il mio oceano...

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...da FIRENZE...
Passo queste prime ore dell'anno a far valigie (che sia di buon auspicio: chi viaggia a capodanno viaggia tutto l'anno...?), perchè stasera io e il marito partiremo e dopo auto, aereo, bus...arriveremo domani

...a TENERIFE !!!
I nostri 15 giorni di vacanza invernale! Veramente questa volta avremmo dovuto scegliere un'altra meta, visto che a Tenerife eravamo andati l'anno scorso, ma ci ritorniamo, e volentieri, perchè c'è una novità stavolta:
nella seconda settimana sarà con noi anche la coppia dei nostri amici di Bologna, quelli del raduno in Romagna, e la scelta della destinazione l'abbiamo concordata insieme.
E' la prima volta che stiamo in viaggio con altri e...confesso che sono proprio curiosa di vedere come andrà a finire!
E' la prima volta che mio marito accetta di condividere un viaggio con altri (ma sono carissimi amici), che accetta il rischio di concordare con altri fuori dalla famiglia uscite ed orari...
Loro conoscono le sue idee e la sua pigrizia (spero abbastanza!) e quando ci siamo incontrati nei giorni scorsi gli hanno detto: "Cerca di riposarti e di studiare tutto nella prima settimana perchè quando arriveremo noi vogliamo andare ad esplorare l'isola!" e loro sono viaggiatori ed esploratori molto più di lui!
Le novità ci saranno quindi, anche se la meta è conosciuta.
Ma io non so se riuscirò a farmi viva da Tenerife: nell'albergo internet gratuito non c'è e di solito gli hotels fanno prezzi da rapina per i collegamenti, avremo il portatile che prioritariamente serve per gli esercizi di matematica del marito: lui dice che si vuole informare in loco per una chiavetta spagnola, oppure cercheremo un internet point (con tastiera spagnola!!!), ma tutto molto sul vago. A sorpresa, come sempre...
Allora vi saluto, vi auguro che questi primi giorni dell'anno siano positivi per tutti...
statemi bene!
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BILANCI
E' come scendere per una discesa ripida: dopo il Natale si scivola velocemente verso la fine dell'anno, cosa si può fare di carino in quella nottata che giustifichi lo stare alzati fino a tardi per un brindisi? ... forse un cappellino buffo in testa, baci a chi ti è vicino e auguri messaggiati sparsi ai quattro punti cardinali tutti nello stesso pugno di minuti, così da ingorgare il traffico telefonico e magari riceverli poi, lentamente, nel corso di quel 1° gennaio che sa di nuovo, carico di attese tanto che ogni gesto di quel giorno, ogni azione, ogni decisione sembra quasi un presagio per i 364 giorni che seguiranno, anzi 365 stavolta visto che il 2012 è bisestile...chi ben comincia ecc. ecc. , come dice Pablo Neruda nella sua poesia.
Rapidissimi sono volati per me i giorni scorsi e abbastanza faticosi anche se non avrei mai rinunciato a viverli così: giorni di viaggi, di ore trascorse fra amici e parenti con i quali avevamo tanto da raccontarci, lunghe passeggiate in città illuminate dai festoni natalizi, scambi di regalini, foto su foto, incontri che avevamo rimandato, rimandato...perchè gli impegni di tutti sono stati vinti solo dall'atmosfera natalizia!
E adesso...di nuovo silenzio.
Butto le carte dei regali, controllo e congelo gli avanzi alimentari dei giorni precedenti, ripongo le sedie in più che avevamo aperto, aggiungo qualche cioccolatino nell'alzata di ceramica perchè gli ospiti l'hanno svuotata, ripenso alle conversazioni in compagnia, alle ultime novità, all'allegra confusione dei miei piccoli tre moschettieri...la casa è tornata solo per noi due, ora, anche il piccolo pipistrello non si fa più vedere!
Allora riprendo il filo di un pensiero che mi ha accompagnato ultimamente, quando mi guardo dentro: è la fine dell'anno che spinge a fare bilanci, anche senza volerlo.
"Changer" era il mio ultimo spettacolo, diceva: "...qualcuno cambia in meglio, qualcuno cambia in peggio, qualcuno cambia e non se ne accorge..."
Io credo che questo 2011 mi abbia cambiata, e molto. Mi ha portato così tante esperienze e sensazioni importanti, tali che non avrei mai immaginato all'inizio dell'anno, che hanno inciso fortemente su di me e sul modo di vivere i miei giorni...ora mi sento davvero cambiata.
In verità, a ben guardare, non è che i problemi che c'erano prima siano stati risolti, restano eccome, ma adesso mi paiono più sopportabili, o riesco a metterli un po' da parte se cercano di farmi troppo male, mi è più facile cercare in altro la soddisfazione di vivere che mi fa sentire bene e sicura. Il merito di tutto questo sta in fatti e persone che ho avuto accanto in questi mesi, tanti piccoli contributi che mi hanno aiutato e mi stanno ancora aiutando...
Ecco, io di essere cambiata me ne sono accorta, qualcuno me lo ha pure fatto notare che sono diversa ...non so ancora se sono cambiata in meglio o in peggio, ma questo credo che saranno altri a deciderlo, io per ora mi sento bene così.
Negli ultimi anni spesso dicevo di non voler fare pensieri e desideri per il futuro, mi accontentavo di vivere un giorno dopo l'altro e non mi aspettavo più tanto dalla vita. Ora invece mi sono sorpresa a pensare di nuovo al futuro, a immaginare qualcosa, a fare progetti, quasi a sognare...senza provare più quella paura della disillusione che prima mi bloccava e mi rattristava...
Spero di continuare su questa strada...
in Grecia, giugno 2011
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SVOLAZZANTE
In una certa capanna di Betlemme molto tempo fa volavano gli angeli...e in questi giorni continuano a volare angeli in ogni presepio, compreso quello di casa mia...
Però in casa mia vola un angelo in più... un po' particolare: un pipistrello!
Abito in una casa vecchia, su tre piani, con le travi a vista: sarà entrato chissà quando e ne ha di nascondigli fra le travi in cui rintanarsi. Ieri sera l'abbiamo scoperto, perchè si è lanciato a svolazzare da un piano all'altro, da una stanza all'altra. Mio marito era riuscito a prenderlo, l'aveva chiuso in una scatola, siamo usciti all'aperto per fotografarlo: lui stava immobile, pareva morto...
"Muore di freddo!" ho ricordato che temono il freddo, che vanno in letargo...
Beh, ci siamo inteneriti, siamo rientrati in casa e lui...si è subito ripreso e si è lanciato in volo. Ogni tanto si ferma su una trave, poi sparisce per molte ore, poi fa un voletto...
"Se non muore di freddo fuori, muore di fame qui in casa" dice mio marito, però qui ci sono ancora zanzare e chissà quanti altri insettini misteriosi staranno fra quelle travi...lui è insettivoro...secondo me non ha problemi per questo, anzi, ci disinfesterebbe gli ambienti.
Non mi fa paura. Una volta, quando i figli erano bambini, al mare ne trovammo uno piccolo, lo chiamammo Capitan Uncino e lo allevammo a gocce di latte per qualche tempo, poi morì proprio per il freddo, perchè stava in una scatola in terrazza e venne un forte temporale che lo bagnò tutto, mentre noi eravamo fuori.
Insomma, che si fa? Lo accettiamo come membro della famiglia fino a primavera? Anche perchè non credo che si faccia riacchiappare una seconda volta...
Pochi minuti fa ha fatto il suo primo voletto serale di oggi, tanto per sgranchirsi le ali: mi sa che al calduccio di casa non ci pensa proprio ad andare in letargo!
Si accettano consigli...

immagine di repertorio
il mio ospite non si è fatto ancora fotografare
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...vicino a casa mia,
all'ombra della torre...
...gli antichi mestieri...



...le antiche nonne...


...il pastore molto impegnato...

...lui ha avuto grande successo...

...i re magi erano un po' in anticipo...

...verso il protagonista della festa!

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