Creato da belf9 il 07/11/2004

Pensieri vaganti

Parole e immagini

 

 

Un vecchio ai tempi del coronavirus - quarta puntata

Post n°896 pubblicato il 06 Giugno 2020 da belf9
 

 

Ultimo giorno di scuola

Ci stiamo avvicinando all’ultimo giorno di scuola

A dire il vero, in alcune Regioni, l’ultimo giorno di scuola è stato ieri, ma in altre deve ancora venire.

Negli ultimi giorni se ne è parlato.

Sì, no, dove?

Ma non mi pare sia stata trovata una soluzione.

Perchè bisogna celebrare l’ultimo giorno di scuola e non lasciarlo passare come un giorno qualunque?

Perchè anche questo, come l’esame, è un rito di passaggio, ed è anche un rito importante.

Pensate ai nostri ragazzi, che in quest’anno di pandemia hanno condiviso solo sei mesi di scuola. Sei mesi in cui sono stati sempre insieme. Hanno sofferto, gioito, cazzeggiato insieme, si sono divertiti, si saranno anche divisi in gruppetti e presi reciprocamente a parolacce, ma il tutto nell’ambito della classe, loro piccola comunità di riferimento, con tutte le cose piacevole e spiacevoli che questo comporta.

Soprattutto quelli della quinta elementare e quelli della terza media non torneranno più nelle loro scuole e l’anno prossimo faranno parte di nuove comunità.

Vi pare giusto, alla fine dell’anno dire: “ragazzi, le cose sono andate come sono andate, la scuola è finita, arrivederci e grazie”?

Eh, no, proprio no!

Ci vuole un momento in cui questi ragazzi si possano di nuovo guardare in faccia e salutarsi. C’è bisogno di un momento che segni, in maniera visibile e concreta, il cambiamento di stato che ci sarà per loro l’anno prossimo.

E i professori?

I maestri e i professori hanno il diritto di guardare in faccia per l’ultima volta questi ragazzi. Dopo tutto sono stati quelli che li hanno visti, giorno dopo giorno, cambiare. Li hanno visti trasformarsi da bambini dell’asilo in preadolescenti e da preadolescenti in ragazzi e ragazze oramai autonomi e con una loro personalità.

Li hanno trasformati in giovani cittadini pronti ad affrontare la vita sociale e impegni sempre più importanti. Anche loro hanno diritto a vedere questi giovani che se ne vanno e prepararsi a quelli che verranno.

Ma deve essere necessariamente a scuola?

Direi proprio di no. Motivi di prudenza fanno propendere per un no alla celebrazione nel chiuso di un’aula scolastica.

Ma se questo incontro fosse in uno spazio aperto? Potrebbe essere il cortile della scuola, se sufficientemente ampio, o una palestra scoperta.

Potrebbe andar bene anche un’area verde, una piazza, un posto qualunque dove poter stare una mezz’ora, anche se con la mascherina e ad un metro di distanza uno dall’altro.

Un metro non è poi una distanza così grande per potersi guardare negli occhi e dire: “Ciao, non so se ci rivedremo ancora nella vita, ma questi anni vissuti con te sono stati comunque importanti”.

 
 
 

Un vecchio ai tempi del coronavirus - terza puntata

Post n°895 pubblicato il 01 Giugno 2020 da belf9
 

Gli esami al tempo del coronavirus

 

Per gli esami di maturità si è parlato di rito di passaggio e mi è sembrato giusto che la prova sia svolta di persona, faccia a faccia, anche se in forma molto, ma molto, ridotta.

Un vecchio che ha fatto l’esame di maturità nel 1967 (all’epoca si chiamava anche esame di Stato) lo ricorda ancora con una certa nostalgia. A cominciare dalla preparazione.

Non potrò mai dimenticare quel giorno. Doveva essere metà aprile. Eravamo tutti il fila sulle scale, in attesa di uscire. Ad in certo punto Titina mi chiese se volevo studiare con lei. Non ricordo esattamente quali parole usò, ma ancora oggi mi rendo conto dello sforzo immane che dovette fare per farle uscire di bocca. Lei era timidissima, così timida che, quando i professori la chiamavano a conferire, arrossiva immediatamente e si schiariva solo dopo alcuni minuti. Quel giorno il suo viso era rosso, ma proprio rosso rosso rosso!

Arrivare a casa di Titina non era per me facilissimo perché abitava lontano da casa mia e dovevo prendere ogni volta l’autobus. Durante quelle due/tre ore di studio preparavamo le lezioni del giorno e approfondivamo le parti di programma già svolto.

Nell’ultimo mese eravamo diventati in tre a ballare l’hully gully perché a noi si era aggiunto anche Giorgio, che non voleva prepararsi da solo per la grande prova.

Fu una sensazione strana trovare le aule vuote e i banchi nel corridoio: due file e una bella distanza tra un banco e l’altro. Alle nove in punto fu aperta la busta con le tracce dei tre temi di Italiano e iniziò la partita.

Col senno di poi posso dire che fu l’ultimo anno di esame “tradizionale” con tre prove scritte e tutte le materie all’orale. Dall’anno successivo saremmo passati alle due prove scritte e al colloquio orale. Anche con le date eravamo alla preistoria: si iniziava Il primo luglio e si finiva dopo una ventina abbondante di giorni.

Il giorno prima dell’esame orale di Titina terminammo di studiare all’una di notte e quella volta il fratello mi accompagnò a casa con la macchina.

Gli esami andarono bene, per tutti. Dopo tutto, eravamo una buona classe. Il nostro rapporto con i professori era corretto e costruttivo. Per noi il Professore era ancora un’Autorità, con la A maiuscola e ad ogni cambio di lezione la classe aspettava in piedi l’ingresso del professore. La contestazione non era ancora arrivata….

 

 
 
 

Un vecchio ai tempi del coronavirus - seconda puntata

Post n°894 pubblicato il 27 Maggio 2020 da belf9
 

Lezioni a distanza

C’è il coronavirus. Cosa si fa? Si fanno lezioni a distanza. Detto così sembra una cosa facile, ma nei fatti non lo è tanto.

Il primo a essere coinvolto è stato Andrea. Lui fa il terzo anno di scuola materna, cosa avrà da imparare a distanza? Beh, non ci crederete, ma le cose sono tante. Le maestre, avuti i numeri di telefono della mamma e della nonna, li hanno bersagliati giornalmente con messaggi su Wathsapp. Ma non erano solo messaggi, c’erano tante schede da stampare e riempire. La nonna è quasi impazzita. Lei cercava la scheda su internet e la stampava. Ci riusciva pure, ma ogni tanto si arrabbiava perché non aveva riferimenti sufficienti per stamparle.

Poi è arrivato il nonno telematico e ha trovato un sistema semplice per lanciare le schede sulla stampante wireless e stamparle. Le schede presentano lettere puntinate da completare, vocali da riconoscere e scrivere, il calendario del tempo e tante altre cosette. Ma non finisce qui.

Ogni giorno una delle maestre mandava un messaggio vocale che cominciava così: “cari bambini, ieri siete stati bravi; ho visto la poesia per la festa della mamma di Antonella, che l’ha recitata bene; poi ho visto quella di Giuseppe, ed è stato bravino; non ho ancora avuto la poesia di Michele e di Alessia….” [i nomi dei bambini sono di fantasia]. Poi continuava: “Oggi vi assegno un compitino da fare per tutta la settimana: sulla scheda c’è scritto il giorno della settimana…” In effetti il compitino consisteva nel riempire, giorno per giorno, quella scheda con il tempo: sole, pioggia, vento, caldo ecc..

Perchè sto raccontando questo? Perchè la nonna metteva il messaggio in vivavoce e quindi lo ascoltavo anche io. Il tono era calmo, l’esposizione lenta e dettagliata, il ritmo sempre uguale. Sembrava di stare su un treno, uno di quei vecchi treni senza aria condizionata e con i finestrini che si aprono. Uno di quei treni che marcia a sessanta chilometri all’ora e ti fa sentire il canto delle traversine: lo stesso monotono motivo che si ripete costantemente e induce ad una sonnolenza mortale. Proprio come quella che scaturiva dalla voce della maestra!

Per la Puppa [Martina] le cose sono state un po’ più complicate. Ai primi di aprile è arrivata una mail alla mamma con il link ad una autorizzazione all’uso di piattaforme didattico – digitali. La pratica è stata affidata al nonno. Il solerte nonno ha provveduto a stampare l’allegato, farlo firmare dalla figlia, allegarvi il documento di identità e spedirla.

Dopo un ventina di giorni è arrivata un’altra mail nella quale era richiesta la sottoscrizione dell’altro genitore. Il nonno ha guardato il documento e vi era scritto: “Qualora l’autorizzazione sia firmata da un solo genitore, si intenderà che l’autorizzazione sia stata condivisa dai genitori”. Ma per la scuola evidentemente una firma sola non era sufficiente. Senza protestare ci siamo sollecitamente piegati alla burocrazia.

Burocrazia a parte il sistema si è avviato con una certa lentezza. Si e no una lezione a distanza ogni paio di giorni. Poi le cose si sono normalizzate e ora ci sono almeno un paio di lezioni ogni giorno.

Tutto ok? No! La puppa durante le lezioni si chiudeva nella stanza e pretendeva silenzio assoluto. Se il fratello o il nonno facevano una risata, uno strillo o uno starnuto, apriti cielo! Usciva dalla stampa e rampognava severamente i malcapitati.

E poi venne la tesina. Ma di questo parleremo un’altra volta…..

 

 
 
 

Un vecchio ai tempi del coronavirus - prima puntata

Post n°893 pubblicato il 27 Aprile 2020 da belf9
 

Era da parecchio che volevo  fare un nuovo post, almeno da quando è iniziata questa "prigionia" da cornoavirus che ci tiene tutti relegati in casa. Spesso mi dicevo: "Entra", ma poi mi fermavo, quasi quasi non ricordavo nemmeno più come si scrive un post. L'ultimo  che avevo fatto risale al  31 dicembre 2016.

Perchè sono entrato? beh, sentivo un po' di nostalgia del mio bloghetto che era rimasto orfano delle mie elucubrazioni verbali, ma anche perchè, col perdurare dello stato di confino, ogni tanto mi veniva in mente di raccontare quello che mi sta succedendo.

Volevo mettere a questo post il titolo: "la vita al tempo del coronavirus", ma poi ho ripiegato sul più triste titolo che leggete sopra.

Ecco, improvvisamente mi sono accorto di essere diventato vecchio, di far parte di quella fascia di popolazione "fragile" che va protetta e deve restare chiusa in casa per evitare danni maggiori.

Tecnicamente sarei un soggetto a rischio: over 70, doppio infarto, polmonite nel 2018, ma non mi sento per niente vecchio e il leone che c'è in me ruggisce ancora. Circa la prigionia, devo dire che non mi pesa. Mi sono autoimprigionato due giorni prima del decreto ufficiale e non mi sento prigioniero. Forse perchè la mia vita non è così triste come potrebbe sembrare a prima vista.

In casa, da qualche giorno dopo il decreto, ho i miei due nipotini napoletani: Martina e Andrea. Qelli che leggevano i miei post antichi li ricorderanno con il loro nome di affetto: "Puppa" e "Orsacchiotto". I genitori appartengono a uan delle categorie che non è stata fermata dal decreto e, per non esporli a potenziale contagio, li hanno esportati dai nonni. E con loro passo le giornate.

Andrea ogni tanto mi chiede qualcosa da ricercare su internet e da stampare. La richiesta di oggi era di uno sparazombie.

Sapete voi cos' è  uno sparazombie? Neppure io, ....e neppure Google! Nella sua testolina di bambino fantasioso  dovrebbe essere un'arma superpotente che rade al suolo  gli zombie.

Inserendo quella parola strana come chiave di ricerca  non usciva niente.

A questo punto, come deve fare un nonno che non vuole che il suo nipotino si dispiaccia quando non escono i risultati attesi? Si arrangia.  

Visto che lui non sa ancora leggere, ho digitato  come chiave di ricerca "armi". Mi è uscita una serie di pistole, che lui ha immediatamente bocciato, asserendo convinto che quelle erano pistole e non sparazombie. 

Dopo lunga ricerca ho trovato delle immagini di  cannoni a forma di fiore, che hanno attirato la sua attenzione  e che ho immediatamente stampato. Poi però non era ancora soddisfatto e mi ha chiesto lo zombie.

Ne ho trovato uno davvero terribile e glielo ho stampato. Ora, ogni tanto, si avvicina a me col viso coperto dall'immagine dello zombie. Io lo vedo e lancio un grido di paura e scappo via. Lui ride e si diverte come un matto.

Ecco, vi ho raccontato l'avventura di oggi.

Oggi ho anche scoperto che esistono parecchie risorse per la didattica a distanza, tra   cui una bacheca condivisa che si chiama PADLET. Domani vi racconto come si organizza un lavoro di gruppo sul Fauvismo. E' il compito che è stato assegnato a Martina e nel quale sono stato coinvolto.

 
 
 

Letterina all'anno nuovo

Post n°892 pubblicato il 31 Dicembre 2016 da belf9

Buon anno

 

Caro anno nuovo,

manca oramai poco al tuo arrivo e tutti ti stanno aspettando con ansia, pronti a buttare alle ortiche questo vecchio 2016.

Cominciamo col dire una cosa: già il nome non ti aiuta. 17 è per tanti sinonimo di guai, quindi parti già in svantaggio, e se non ti impegni abbastanza difficilmente arriverai ai vertici di gradimento che consentirebbero di superare questa superstizione. Sta solo a te.

Cosa ci porterai?

Nessuno lo sa.

Sono in molti quelli che si aspettano da te più soldi, più salute, più lavoro, più sicurezza, più serenità.

I più buoni sperano pure che tu possa portare una abbondante dose di tolleranza e amore verso il prossimo.

Tu -ne sono sicuro- ti comporterai come tutti gli anni che ti hanno preceduto e come tutti quelli che ti seguiranno: starai lì buono buono e osserverai con olimpico distacco il comportamento di questi quattro imbecilli che stanno sulla Terra e sono convinti di trovarsi al centro dell'Universo e di contare qualcosa.

Osserverai, senza poter intervenire, le guerre, le stragi, le violenze che quotidianamente ci sono.

Con uguale distacco ammirerai  la bellezza, la bontà e le meraviglie di cui sono capaci gli uomini.

Lo so, le cose brutte sono quelle più evidenti e che fanno più male e purtroppo sono la maggioranza.

Ma tu, caro anno nuovo, non perdere la speranza che qualcosa possa migliorare e farci vivere tutti meglio.

La vedo dura, e perciò ti voglio fare il mio più caloroso augurio di Buon lavoro, caro 2017.

Tuo affezionatissimo belf9.

 

P.s.

In questo 2016 che si sta per chiudere mi sono proprio sprecato: solo tre post!

Come sarà il 2017?

Più prolifico, spero. Oggi mi è capitato di rileggere alcuni post di cinque anni fa. Quanta gente se ne è andata e si è buttata sui Social!

Io resto fedele a questa piattaforma.

"Tra le stelle", il mio racconto arrivato alla centonovantanovesima puntata serba ancora molte avventure da farvi vivere, anche se negli ultimi due anni è stato fermo e forse avete dimenticato tutta la storia precedente.

Il 2017 sarà un anno buono per questo blog? Spero di si.

Ma spero soprattutto che sia un anno buono per tutti voi, frequentatori di Libero.

Auguri a tutti!

 

 
 
 

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