
Finalmente ho il tempo di scrivere sul mio blog, ultimamente il ritmo incalzante degli eventi che stanno attrevrsando la mia vita non mi danno possibilità di fermarmi un attimo. Lo scorso 29 giugno
ho finalmente concluso il mio corso quinquennale di studi in Sacra Teologia ed ho conseguito il titolo di Baccelliere. Dopo quella data sono subito iniziate i vari impegni pastorali che di solito arrivano in questo periodo.
Attualmente mi trovo all'Aquila in una tendopoli. Condivido la mia esperienza con un mio confratello, fra Luca.
Questa esperienza durerà un mese, dal 13 luglio al 13 Agosto. Vi confesso che era da molto tempo che desideravo venire qui. Non so perchè ma ho sentito subito il richiamo di venire qui, questo nonostante tenti impedimenti rendessero questo proposito di difficile realizzazione.
Ci siamo subito accorti che l'impatto con il luogo ci ha subito proiettato in una percezione della realtà ben diversa da quella che si intuisce nell' universo mediatico. Molta gente qui è senza punti di riferimento. E'difficile averne quando si è perso nel giro di pochi minuti contemporaneamente casa e lavoro. I campi della protezione civile e i volontari che si prodigano ogni giorno sono l'appiglio a cui questo popolo si sta sostenendo. Non è affatto facile tornare nelle case, fare una vita normale,
persino cucinare e fare i servizi domestici sentendo continuatamente la terra che ti trema sotto i piedi. Questa è stata l'espereinza che abiamo avuto appena arrivati all'Aquila. C'è stata infatti subito una scossa, la gente del luogo vedendoci preoccupati ha subito sorriso, proprio come farebbe una persona abituata ad una routine che ad un nuovo arrivato appare qualcosa di sbalorditivo.
Il lavoro che ci hanno assegnato subito è stato quello di animare le serate e organizzare momenti di gioco per i bambini, ma in realtà il nostri impegni sono numerosi. Quello che in genere cerchiamo di fare è comunicare Speranza. Molta gente attirata dal Saio e dall' eredità di Francesco si confida con noi. Questo ci ha messo subito in contatto con la realtà drammatica che questa gente sta vivendo, senza nessun filtro.
La vita nei campi non è facile, vi assicuro che non si tratta di un campeggio, di giorno non si può stare in tenda, nel senso letterale del termine, mentre di notte si muore dal freddo. Il Nostro campo è situato a San Giacomo, una frazione attaccata al Aquila, qui siamo a 850 metri di altezza!
Facciamo di tutto per farli sorridere e per grazia di Dio spesso ci riusciamo, speriamo solo che questo faccia nascere in loro un maggior ottimismo e fiducia nel futuro. La fascia di età che senbra più colpita è al mio avviso quella dei giovani fra i sedici e i 30 anni, sono, a differenza degli altri, praticamente inavvicinabili e, da quello che ho capito, poco propensi a restare.
Che dire... questa gente ha voglia di rinascere. Ce la farà, lo si percepisce dai loro occhi, ma sia loro che noi sappiamo che questo non sarà possibile senza il nostro concreto aiuto.
Umberto Panipucci
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il 03/05/2013 alle 06:51
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