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i moti dell'anima

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da ''Il nuovo Spoon River'' di Edgar Lee MASTER

Post n°410 pubblicato il 18 Maggio 2011 da gradiva1940

PHILIP EARLING

Ogni mia bellezza avvizzì alla fine,

di tutti i miei doni rimase la misera consolazione

di raccontare dei giorni della vita passata e dei sogni svaniti,

dolci come il miele selvatico, dicevano con la saggezza della

        vecchiaia.

A che fine, Dei di misteri lungisaettanti,

udii una musica grandiosa prima di questa nascita in Spoon

        River

e mai potei sulla terra sopportare la musica terrena?

E perchè il ricordo di visioni di catene di cristalli

e di pascoli di luce

che tornavano alla mia mente nella mia misera vita di doveri.

Io , il sognatore di volte proiettate nel futuro, il possente,

intrappolato in un Karma di sacrificio e di sudore

per guadagnare il pane per la prole, in lotta con l'Avidità  e

        L'Invidia?

Ero un serpente cacciato dal paradiso?

O un uomo predestinato ad essere il fratello di Michele,

tratto dal fango alle stelle della musica e dai sogni?

Che sempre mi chiamavano e mai mi davano pace?

Alla fine ero cieco, ma l'occhio interiore penetrava

le nebbie terrene fino al cielo! E che musica allora!

Al di sopra di qualsiasi musica mai udita in terra,

in accordo con le maree e la campana della boa,

che s'innalzava e s'abbassava con onde lunghe un miglio e

           raccoglieva

nel suono e nel ribollire la luce del sole che affondava.

                       EDGAR LEE MASTER

 
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