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i moti dell'anima

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" ADDIO "da tutte le poesie di Arthur RIMBAUD

Post n°1181 pubblicato il 08 Novembre 2012 da gradiva1940
Foto di gradiva1940

   Già l'autunno! - Ma perchè rimpiangere un eterno

sole, se siamo impegnati nella scoperta della luce di-

vina, - lontano dalla gente che muore sulle stagioni?

   L'autunno. La nostra barca, alta nelle nebbie immobili,

punta verso il porto della miseria, verso la città enorme

dal cielo chiazzato di fuoco e di fango. Ah! gli stracci im-

putriditi, il pane inzuppato di pioggia, l'ebrezza, i mille

amori che mi hanno crocifisso! Non la smetterà dunque

mai questa lamia, regina di milioni di anime e di corpi

morti che saranno giudicati? Mi rivedo con la pelle corro-

sa dal fango e dalla peste, coi capelli e le ascelle piene

di vermi, e con dei vermi ancora più grossi nel cuore, di-

steso fra gli sconosciuti senza età, senza sentimenti...

Avrei potuto morirci... Spaventosa evocazione! Aborro

la miseria.

   E temo l'inverno perchè è la stagione delle comodità!

   - Talvolta vedo in cielo plaghe sconfinate coperte

 di bianche nazioni festanti. Un grande vascello d'oro,

sopra di me, sventola le sue bandiere variopinte alla brez-

za del mattino. Ho creato tutte le feste, tutti i trionfi, tut-

ti i drammi. Ho cercato d'inventare nuovi fiori, nuovi astri,

nuove carni, nuove lingue. Ho creduto d'acquistare poteri

soprannaturali. Ebbene! Devo seppellire la mia immagina-

zione e i miei ricordi! Una bella gloria d'artista e di narrato-

re andata a monte!

   Io! io che mi sono detto mago o angelo, dispensato da

ogni morale, sono restituito alla terra, con un dovere  da

cercare, e la rugosa realtà da stringere! Bifolco!

   Sono stato ingannato? la carità sarebbe dunque sorella

della morte, per me?

   Insomma, chiederò perdono per essermi nutrito di men-

zogne. E andiamo.

   Ma neppure una mano amica! e dove trovare aiuto?

                                * * *

   Sì, l'ora nuova è almeno molto severa.

   Posso dire comunque che la vittoria è mia: il digrignar

di denti, i sibili del fuoco, i sospiri appestati si moderano.

Tutti i ricordi immondi svaniscono. I miei ultimi rimpianti

fuggono via, - qualche invidia per i mendicanti, i briganti,

gli amici della morte, i ritardati d'ogni specie. - Dannati ,

e se mi vendicassi?

   Bisogna essere assolutamente moderni.

   Niente cantici: conservare il passo conquistato. Dura

notte! Il sangue disseccato mi fuma sulla faccia e non

ho nient'altro dietro a me che quell'orribile alberello!...

La lotta spirituale è brutale quanto una battaglia fra uo-

mini; ma la visione della giustizia è un piacere conces-

so solo a Dio.

   Intanto è la vigilia. Accogliamo tutti gli influssi di vi-

gore e di tenerezza vera. E all'aurora, armati di un'ar -

dente pazienza, entreremo nelle splendide città.

   Cho cosa mai dicevo di una mano amica! E' un bel

vantaggio che io possa ridere dei vecchi amori menzo-

gneri, e coprire di vergogna quelle coppie bugiarde, - ho

visto l'nferno delle donne, laggiù; - e mi sarà lecito pos-

sedere la verità in un'anima e in un corpo.

                        ARTHUR RIMBAUD

                      aprile - agosto 1873

 
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