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« LIBERO PIRLA IN LIBERO STATOLA SINDROME DI ANNA KARENINA »

ANNA KARENINA

Post n°103 pubblicato il 05 Aprile 2011 da giginosco
 
Tag: cultura

L'avete presente Anna Karenina, il romanzo di Lev Tolstoj?
Beh, se non l'avete letto, perché è troppo lungo, ve lo racconto io.

Anna Karenina, gnocca altolocata di San Pietroburgo, sposata e con un figlio, arriva alla stazione di Mosca e perde la brocca per un ufficiale fustacchione (che, tra l'altro, doveva sposarsi con la sorella di sua cognata, o qualcosa del genere).
Il marito di Anna scopre la tresca e, invece di essere commosso per questo nuovo amore, benedetto da un figlio in arrivo, si incazza e le fa una scenata
"E tu, la mia signora, si fa ingravidare nel bagno di un treno?"
"E' che lui, Aleksej Kirillovič Vronskij, mi ha cantato Il cuore è uno zingaro."
"Ma Anna, ma che minchia di tradimento è? Mi fai proprio cascare le braccia! Con uno che fa l'ufficiale, che è fidanzato con la sorella di tua cognata, nel bagno di un treno, e che si chiama pure Aleksej Kirillovič Vronskij!"
Lei, invaghita ed ingrifata com'è, non molla il manzo. Il marito, tuttavia, perdona i due fedifraghi, quando, a causa del parto (è una bellissima bimba di tre chili e settecento, auguri a tutti quanti i genitori!), sembra che Anna stia per morire.
Appena ottenuto il perdono, però, lei si alza vispa come un grillo, e scappa all'estero col fustacchione, che nel frattempo aveva pure fatto finta di tentare il suicidio, tanto per fare un po' di scena.
Sono innamoratissimi, roba che non vi dico. Lei, però, ha qualcosa che la turba
"Eppure mi sa che ho dimenticato qualcosa, a casa, oltre alle mutande."
"Forse la patente, cara? Lo spazzolino? Spero non sia il libretto degli assegni."
Niente, non le viene proprio in mente, finché lui, durante l'amplesso, non le dice
"Hai preso la pillola? Non vorrei che restassi incinta anche stavolta".
"Porca miseria, ecco cos'ho dimenticato a casa: mio figlio. Ti ricordi se la bimba, invece, è con noi? Mi sa che devo proprio cominciare a segnarmele, le cose!"
Così, quando ritorna in Russia (con calma, eh!), Anna lo va a trovare. Il marito la scopre, le fa un cazziatone epocale e le scioglie dietro i cani (permaloso, però!). Dopodiché torna dal figlio e lo consola "Eppure mi avevano detto che era morta. Mah! Figlio mio, trai insegnamento, non dar mai retta ai pettegolezzi!"
Vabbè, mi sto dilungando troppo anch'io, do una sforbiciata.
La storia prosegue, è tutto un turbinio di amore, risentimento, gelosia, e chi più ne ha, più ne metta. Anna e il fustacchione cominciano a litigare spesso, lui le rimprovera di non saper cucinare manco un uovo fritto, lei gli dice che a casa sta sempre in ciabatte e poi fuori fa il galletto con le donnacce, e litighiamo qua, e amiamoci là, e voglio il divorzio, e te lo concederei volentieri peccato che non siamo sposati, e bestia che non sei altro dicevo da mio marito, e scusa non avevo capito, e scusami un par de ciufoli, e modera i termini, e perché se no che mi fai..... insomma, una rottura di maroni senza precedenti, che termina solo quando lei, gnocca sì ma rompiballe di più, si butta sotto un treno e muore, pur di fargli un dispetto. Secondo me, sperava che incolpassero lui. Che, però, aveva un alibi di ferro, e così ciccia, un nuovo caso irrisolto per Carlo Lucarelli. 

Ora, dopo la trama, eccovi la mia personale critica.
La coraggiosa sfida alle convenzioni della società dell'epoca, la vita rurale e la vita urbana, il maestoso impianto narrativo, la contrapposizione tra i destini delle coppie, la connotazione psicologica dei personaggi, la rava e la fava.

 
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