LETTERA ALL'INTER
di Luciano Moggi

Io penso, cari amici lettori, che conosciate perfettamente il cosiddetto "senso del ridicolo". Al punto di saper bene come evitare di cadervi. Non altrettanta conoscenza e consapevolezza sul tema deve essere in possesso di chi si ostina, sulle colonne di un diffuso quotidiano sportivo, ad attribuire le colpe di qualunque cosa accada (in serie A come in Champions League) esclusivamente e direttamente agli "effetti" di Calciopoli o, come da quelle parti si continua a dire, di "Moggiopoli". Insomma tutte le chiavi di lettura per capire il campionato rimanderebbero sempre a Calciopoli, salvo poi essere puntualmente smentite, com'è inevitabile a causa dell'inconsistenza assoluta del dogma che si vorrebbe dimostrare. Il diffuso quotidiano che - sia detto per inciso - ha "scoperto" con molto ritardo le magagne del caso Telecom-Inter, ha cominciato a raccontare con toni e scenari suggestivi (ma in definitiva tutt'altro che verosimili), la favola di un campionato "libero" (esagerato!), saturo di arbitri immacolati e in cui si respira un'aria nuova. La verità è che sono aumentati gli errori dei fischietti e anche le proteste dei club: l'Inter da una parte (come ha sempre fatto), il Milan dall'altra (i rossoneri - a ragione - si sono lamentati per alcune decisioni prese nella gara contro il Siena). Ed infatti il bravo articolista del noto quotidiano scrive che «le due milanesi, sia pure in maniera diversa, patiscono gli effetti di Moggiopoli» (!?): l'esclamativo e l'interrogativo sono miei. Ed ancora si legge che «al di là dello sviluppo dell'inchiesta sul ramo calcistico dell'affaire Telecom (e così con questa fuggevole citazione l'articolista ha ritenuto di essersi messo a posto la coscienza) l'Inter è in perenne crisi di nervi perché ha gestito male la "vittoria" di Moggiopoli». Avete letto bene, è scritto proprio "la vittoria di Moggiopoli". Ma, per favore, siamo seri! Che vuol dire "vittoria di Moggiopoli"? Non sarà mica che la lingua batte dove il dente duole? Il vero flop è solo dell'Inter e Mancini farebbe bene a recitare il mea culpa per aver sbagliato in toto l'interpretazione della gara contro il Bayern Monaco; i tedeschi facendo possesso palla sono riusciti a tenere Figo e compagnia lontano dalla loro porta. Di contro i nerazzurri non sono riusciti a combinare nulla di buono. E ancora: il quotidiano di cui sopra parla dell'avanzata dei "nuovi padroni", confondendo il buon inizio della stagione da parte dei "non soliti" noti (tra cui il Palermo dell'ottimo Guidolin) e dimenticando che le penalizzazioni hanno disegnato un nuovo panorama iniziale, destinato, a mio parere, a cedere il passo a quello solito, con la Roma, l'Inter e - vedrete anche il Milan, destinate a primeggiare. E meno male che la Lazio e la Fiorentina hanno vinto (e molto bene), perché diversamente (e molto facilmente) anche il cammino dei biancocelesti e dei gigliati sarebbe stato visto come un "effetto" negativo di Calciopoli. A proposito della Roma, i giallorossi hanno vinto senza Taddei, Mexes, Mancini, ma con un ritrovato, vitalissimo Montella, autore del gol vincente. Onore a Spalletti per la capacità di cavarsela in situazioni assolutamente non ottimali. Tra le altre vorrei sottolineare il passo falso fatto in casa dall'Udinese con l'Ascoli. Galeone però, da ottimo allenatore qual è, saprà trarre le conclusioni e le ragioni di giusto pareggio casalingo e sicuramente riuscirà a tenere i friulani nelle posizioni alte di classifica. Intanto torneo di serie A resta in attesa dei servizi di un allenatore come Mazzone, il quale - così come Galeone - ha capacità, buon senso ed esperienza da poter mettere al servizio del calcio che, in questo momento, ha più bisogno di gente che lavora al posto di coloro che sanno solo parlare a vanvera. Chiacchiere dovute, ma assolutamente superflue se paragonate ai brividi generati dal caso Telecom: l'inghippo che interessa tanto l'Inter, e affrontato da "quel giornale" con grave ritardo rispetto alle altre testate e - mi sia concesso - con estrema capacità di sintesi. D'altra parte dopo lo scoop di "Repubblica" secondo cui - sulla base di quanto affermato ai magistrati da un testimone - anche il traffico telefonico in entrata e in uscita di Juve, Federcalcio, Gea, delle due figlie di Geronzi e del guardalinee Ceniccola era controllato dalla task force di Telecom, era difficile non occuparsene. E, anzi, quelli della Rosea hanno anche azzardato che «se Tavaroli dice il vero, si può tranquillamente affermare che un alto dirigente dell'Inter come minimo sapeva quel che stava accadendo» e «al massimo, visto che in Telecom sembra proprio che non se ne facessero un problema, poteva, volendo, conoscere anche il contenuto di quelle telefonate». A questo punto debbo ricordare che a suo tempo parlai di spionaggio telefonico industriale tra la generale incredulità. Credo che adesso chiunque può valutare in ben altro modo la mia dichiarazione. Del resto non sempre una maggiore, pur cinquantennale esperienza, può bastare ad inquadrare in maniera obiettiva una vicenda complessa, specie quando si ritiene di essere comunque depositari di una sorta di verità rivelata. Vero Candido (già, proprio quello che mi vuole querelare dopo avermi definito "un mostro")? A tal proposito permettetemi adesso di citare anche un'intervista rilasciata dall'ex procuratore federale Corrado De Biase a "Tuttosport" e pubblicata il 29 settembre. Molte delle considerazioni fatte dal magistrato che - come ricorda lo stesso giornale - al tempo del primo calcio scommesse spedì il Milan in B e comminò pesanti squalifiche, collimano con le mie. De Biase sottolinea che «Calciopoli si riduce a tanti Articoli 1 e le pene inflitte sono del tutto esagerate». L'ex procuratore, al di là di alcune severe considerazioni ha anche affermato che «per quello che è emerso, le sanzioni avrebbero dovuto essere di uno o due punti di penalizzazione, accompagnate da una grossa multa. Altro che -20 e 30». Del resto già il professor Andrea Manzella, docente di diritto costituzionale alla Luiss di Roma, in un'intervista a La Stampa del 28 agosto, aveva affermato che le sentenze avevano confuso il concetto di "slealtà" (articolo 1 del Codice di Giustizia sportiva) e "illecito" (articolo 6 stesso codice): «Penso a quando ho cercato di spiegare Calciopoli a un cronista dell'"Observer" - raccontava Manzella -, che mi disse: "No money, no girls". Niente soldi, niente ragazze. Dov'è la corruzione? Mi chiedeva». Appunto finale alla Melandri. Il ministro si ostina a ritenere inopportuno dare a Moggi la possibilità di essere intervistato. Forse il ministro non sa che il 10 dicembre 1948 l'assemblea delle Nazioni Unite approvò la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo in cui l'art. 19 recita: «Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato quando la esprime». Tenendo conto anche di ciò che sta accadendo, con contorni che riguardano la salvaguardia dei diritti di ogni cittadino (nazione compresa), sarebbe ragionevole ipotizzare un intervento del ministro, chiamato a dare spiegazioni adeguate in merito a un guazzabuglio che riguarda sì il calcio, ma anche la sicurezza dell'intera nazione. (da Libero di Vittorio Feltri)
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il 14/05/2026 alle 08:05
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