GIORNI
E infilerò i giorni in una collana,
 tra i fili di  pietruzze dei giorni inutili,
ci saranno piccole perle di dolcezza,
e quando riuscirò a chiuderla
con un fermaglio stretto ,
la metterò nel cassetto
quello dei ricordi belli,
insieme ai pezzetti
di anima graffiata.
Eli

 
Creato da: laancella il 17/08/2005
Scrivere come parlare. Come giocare.

 

 

Post N° 444

Post n°444 pubblicato il 17 Dicembre 2008 da laancella

Rispondo a Pippo, ed anche a me stessa.
Sì. Mi voglio bene. Anzi, MI VOGLIO BENE. Mi voglio bene e sto imparando a convivere con la mia ansia da fretta, e non venitemi a dire: "Era ora!!!", nel senso che sto imparando a fregarmene della fretta e riesco a ritagliarmi tempi e spazi in cui faccio le cose che voglio fare. E quando non ci riesco non mi faccio prendere da nessuno sconforto, non mi lamento e con un'alzata di spalle penso che lo farò domani. Una via di mezzo tra Rossella O'Hara ed una filosofa orientale. Niente male per una principiante.

 
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Post N° 443

Post n°443 pubblicato il 17 Novembre 2008 da laancella

"La volpe e l'uva" - Esopo (VI secolo A.C.)
Una volpe affamata vide dei grappoli d’uva
che pendevano da un pergolato e tentò d’afferrarli.
Ma non ci riuscì.
“Robaccia acerba!”,
disse allora fra sé e sé;
e se ne andò.

Così, anche fra gli uomini,
c’è chi, non riuscendo, per incapacità,
a raggiungere il suo intento,
ne dà la colpa alle circostanze.

Sì, che me lo sono chiesto. Sarei una stupida integrale se non mi fossi posta questa domanda, invece che una stupida e basta. Ma non mi sento la volpe. Semmai mi sento più simile all’uva (?). ma che cazzate sto scrivendo. Il discorso è serio. Non ho rinunciato per incapacità o per impossibilità, sono certa che in una maniera o in un'altra sarei riuscita, ma mi sono resa conto, PERFORTUNA, che il gioco non valeva la candela, che poi questo proverbio non l’ho mai capito forse una volta quando non c’era l’elettricità le candele erano un bene prezioso e tenerle accese per perdere tempo a giocare non ne valeva la pena. Dicevo che non me la sono sentita di rinunciare a questa me stessa che ho fatto un fatica dannata a rimettere insieme e che nonostante i baratri, le altalene, i mali umori, le solitudini, eccetera, la preferisco a qualunque altra cosa. Un po’ di narcisismo di domenica notte non guasta.

 

 

 
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Post N° 442

Post n°442 pubblicato il 14 Novembre 2008 da laancella

Quando piove per così tanto tempo e non so nemmeno dire da quando è iniziato, perché mi sembra che abbia sempre piovuto e ho dimenticato il caldo e l’afa dell’estate, non so nemmeno immaginare che non riuscivo a stare su questa tastiera perché sudavo troppo e i pensieri si scioglievano e non facevo in tempo ad afferrarne uno che già era diventato la goccia che sentivo scendere lungo il collo. Mi sento come il bambino piccolo che non ha cognizione del prima e del dopo e quel che sento è subito e tutto e nell’attimo stesso in cui lo sento è assoluto e universale. Tutto l’universo mondo è pioggia, grigio, foschia e nuvole basse. L’umido che entra sotto la pelle e la ghiaccia con un brivido che non si ferma e i pensieri seguono tristi e lenti le scie d’acqua sul vetro della finestra.

A me ‘sta pioggia m’ha rotto i coglioni.

 
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Post N° 441

Post n°441 pubblicato il 11 Novembre 2008 da laancella

Potrebbe essere come una riabilitazione, un riprendere un po’ per volta l’abitudine allo scrivere, invece che rifugiarmi in imponenti riletture di libri che amo fino allo sfinimento. Un pensiero al giorno leva il medico di torno. Forse non un solo pensiero, ma un piccola sequenza di pensieri, uno tira l’altro, come le ciliegie. Oggi posso iniziare da San Martino. L’Estate Indiana. La nebbia di mattina e poterla immaginare per tutto il giorno e non sentirmi depressa e triste, fregarmene del tempo perché il mio tempo è quello che decido al mattino quando con il dentifricio in bocca riesco a sorridere alla mia immagine che mi guarda dallo specchio e ancora stropicciata dal sonno stabilire che oggi sarà una buona allegra giornata. E riuscirci. La sana bella stanchezza di aver molto lavorato e di aver usato il cervello per decrittare circolari ministeriali. È stata una simpatica stancante giornata.

Buona notte.

 
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Post N° 440

Post n°440 pubblicato il 03 Novembre 2008 da laancella

come è facile essere tristi e lugubri quando piove e se piove da un tempo che mi pare eterno è ancora più facile ma SICCOME CHE a ME NON MI piacciono le cose facili allora sono allegra e me ne sbatto allegramente le palle che diluvia e che sono arrivata a casa che ero bagnata fino alle mutande e ho i capelli che sembrano un cespuglio e ho dovuto farmi una doccia bollente per sciogliere i muscoli duri come baccalà congelato e che è già buio adesso che sembra notte e la luce sempre accesa e come direbbe il mio idolo di questi giorni … me ne catafotto!

sono allegra alla facciazza del tempo

punto

.

 

 
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Post N° 439

Post n°439 pubblicato il 24 Ottobre 2008 da laancella

Cosa c’è di meglio che il bidone della roba sporca vuoto? Queste sono soddisfazioni. E d’altra parte alle mie latitudini il cielo ha il colore del latte rancido e l’aria puzza di muffa. Il sole è una palla opaca che appare e scompare e quello che potrebbe essere un autunno dorato e splendente si riduce ad essere un ibrido di stagione. Né caldo. Né freddo. Il neutro è il massimo che riesce a comunicare. Ed allora le soddisfazioni sono piccola cosa.

Non mi abituerò mai a questo paesaccio di pianura.

 
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Post N° 438

Post n°438 pubblicato il 08 Ottobre 2008 da laancella

Mi piace affacciarmi sulla notte e stare il tempo di una sigaretta ad ascoltarne il suono. Ad ascoltare il suono che produce in me. In me nel profondo come non ci riesco durante le ore chiare del giorno chè la luce mi distrae. Mi distrae da quello che inseguo e non colgo e sembra sfuggire perché potrebbe far male e anche far bene. Far bene all’insoddisfazione che mi porto attaccata addosso come fosse il colore degli occhi. Il colore degli occhi riflette il cielo dell’ottobre che non sai se è chiaro per la nebbia o per le luci della città e mi sento sollevata dai mali pensieri. Dai mali pensieri mi sono allontanata con un balzo di spavento per quello che stavo facendo. Stavo facendo qualcosa che non ero io e non ero me stessa ed ero un’altra sconosciuta che non mi è piaciuta per niente. Per niente al mondo rinuncerei a questa fottutissima libertà che indosso come l’abito della festa e mi fa sorridere senza motivo. Senza motivo mi tengo accanto l’allegrezza strana di questo periodo e ne faccio tesoro. Ne faccio tesoro chè il dolore se ne sta accucciato ai miei piedi e mi osserva con sguardo sornione pronto a saltarmi addosso.

Stanotte è una buona notte.

 
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Post N° 437

Post n°437 pubblicato il 30 Agosto 2008 da laancella

Sembra che non scriva, ma scrivo. Su qualunque pezzo di carta e con una penna qualsiasi. E in ufficio su fogli di stampe sbagliate e con la Penna. La notte e nel silenzio sul quadernaccio con singhiozzi e lacrime e con la rabbia che mi devasta. Ma non sono cose che altri possano leggere e nemmeno io rileggere. Sono l’onda di piena di due ani e mezzo di omertà e vigliaccheria. È tanto il coraggio di cui ho bisogno per quello che voglio. Forse nemmeno è coraggio, ma irresponsabile incoscienza. L’apoteosi di tutti i vorrei che diventano voglio. Forse nemmeno sogno, ma irrazionale sentimento. Non posso consumare la vita evitando di volere quello che voglio perché non è logico. Troppo breve questa “vita pugnetta” per sprecarla nella ricerca di un equilibrio che non mi appartiene. Per stare bene l’unico modo che conosco è essere quello che sono nel momento in cui lo sono e fottermene del banale, inutile, sciocco parere comune che fa del proprio benessere e della pace interiore il sinonimo di felicità. Per me non potrà mai essere così, perché nella quiete mi fermo, annichilita dal nulla. Nella tempesta rimango viva, vigile, attenta.

 
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Post N° 436

Post n°436 pubblicato il 16 Agosto 2008 da laancella

Mi sembra impossibile di arrivare ad essere un unico pensiero, e sempre quello rivoltato e rivoltato nella mente fino a farne un ossessione. Un incubo. Una strada di cui non vedo la fine. Non è da me. Non so aspettare. Quello che mi succede si deve risolvere subito. Quello che voglio lo voglio subito. Senza attese. Senza dilazioni. Perché lo so che nel tempo dell’attesa costruisco infiniti scenari e poi non distinguo più quel che è vero da quel che è falso fantasia finzione. Adesso è solo tempo di attesa. Non una lunga attesa si tratta solo di pochi giorni, ma mi sgomentano. Eppure sono stata in silenzio per due anni e mezzo e solo ora ritrovo voce e passione? La verità quando ti arriva addosso come un treno in corsa ti uccide. È morta la titti silente e paziente ed è rinata quella che non sta zitta nemmeno se le tagliano la lingua. Qualunque cosa succederà sarà dolore, ne ho una cognizione così acuta che non mi spaventa. Forse la consapevolezza di avere una battaglia da affrontare mi rende più forte, anche se in questo momento mi sento uno stupido informe ammasso di confusione e su tutto prevale l’odio, viscerale e totalizzante, verso un fantasma che potrebbe essere la causa della mia sconfitta.

 

 
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Post N° 435

Post n°435 pubblicato il 12 Agosto 2008 da laancella

Ben tornata Rabbia. Quella bella corposa e sanguigna che mi manda l’adrenalina in circolo e mi fa respirare corto e brucia lo spazio lasciandomi senza fiato in una landa sconosciuta. La Rabbia velenosa e cattiva dell’odio e del rancore. Quella che avevo dimenticato esistesse ed oggi mi ha schiaffeggiato con la violenza della verità. Mi ha afferrato e stritolato nella sua morsa di acciaio e mi sono resa conto all’improvviso che il piccolo minuscolo e meschino angolo di vita che mi ero ritagliato non esisteva più. Affanculo le precarie certezze e le abitudini e i rituali con cui infiorettavo il vuoto che non volevo vedere. Ben tornata Rabbia. Ne avevo bisogno. Ne avevo bisogno come l’acqua fredda quando ho sete. Ne avevo bisogno per smuovere il fango che mi ricopriva come una corazza e attraverso cui non lasciavo passare le emozioni. Ne avevo bisogno per uscire dall’immobile staticità in cui appendevo i miei giorni e stavo a guardare scorrere la vita come non mi appartenesse. Sono confusa e frastornata e ancora nemmeno so che cosa farò. So solo che ci sono, che sono ancora dentro a me stessa, che lanciare coltelli è ancora possibile. Sono sicura che sarà anche dolore e non m’importa. Il dolore è un tributo che posso pagare alla battaglia. Sono stata silente per troppo tempo, senza spostare nemmeno un filo della matassa ingarbugliata che annodava i miei sentimenti. Questo amore che ho cercato di cancellare in tutte le maniere possibili ed anche in quelle impossibili della menzogna e dell’ipocrisia è indistruttibile e mi sogghigna beffardo graffiandomi con le sue lunghe unghie affilate. Sono troppo arrabbiata per avere una chiara visione di quello che farò, ma so solo che finalmente combatterò per me, unicamente per me stessa. Mi chiedo se è solo per rabbia che riparlo d’amore. Perché potrebbe essere l’opposto e la rabbia è la conseguenza inevitabile dell’amore. Nel momento in cui sento che questo amore mi sta scivolando dalle mani come sabbia spazzata via dal vento lo rivoglio. Stringo le mani per riaverlo. Non è diverso da altre volte nella mia vita, tranne che ho lasciato passare troppo tempo senza fare nulla. Ferma, nella stupida certezza del mio benessere ho dimenticato che un giorno dopo l’altro mi allontanavo nella stessa misura in cui anche lui si allontanava. Siamo lontani due modi interi. Il mio mondo. Il suo mondo. Quelli che ci siamo costruiti nella lontananza, forse solo per sopravvivere o forse perché è più facile stare bene se si pensa solo a se stessi. Ma è tornata la Rabbia e su quella costruisco. Non la uso come avevo fatto per distruggere, ma per orientarmi in questa nebbia che non mi fa vedere dove voglio andare. Ho un po’ di tempo prima della battaglia e lo userò per capire e capirmi, non per cercare certezze, che quelle mai le avrò, ma per riuscire di nuovo a sentire la vita pulsare ansiosa nelle vene dei polsi. E per avere di nuovo amore da inventare.

 
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Post N° 434

Post n°434 pubblicato il 07 Agosto 2008 da laancella

Silenzio.

Ho spento anche la radio.

Silenzio.

Fuori di me per fingere che sia silenzio anche dentro di me.

Silenzio.

 
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Post N° 433

Post n°433 pubblicato il 03 Agosto 2008 da laancella

Dopo i giorni dell’afa e del nulla il cielo limpido e la calda estate mi hanno rimesso in equilibrio, che poi il mio è un equilibrio squilibrato e basta un’inezia per farmi esplodere in scintille di felicità e nell’attimo successivo profondare nel piombo dei pensieri più cupi. Sono stanca di non avere un percorso segnato dai paletti delle aspettative attese. Sono stanca davvero di non sapere cosa farò da grande e sembra una barzelletta detta da una vecchietta come me, eppure mi sento di non essere ancora in grado di dire chi e cosa sono. So molto bene cosa non sono. Sarà che la negazione è più facile dell’affermazione quando le certezze sono limitate al qui ed ora. Non sono serena e nemmeno tranquilla e quieta come sembra. Il serpente velenoso che avvelena la parte più nascosta di me è l’insoddisfazione. Non mi accontento. Non mi basta quello che ho. Voglio quello che è la, oltre l’orizzonte del desiderio. Voglio la realizzazione del sogno.

E dopo questa perla di saggezza mi guardo Jonny Zero che è un bel telefilm, molto fuori dalle regole e molto fuori orario, e lui è un gran bel pezzo di maschione, lustrarsi gli occhi fa bene prima di andare a nanna.

 
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Post N° 432

Post n°432 pubblicato il 27 Luglio 2008 da laancella

Fine settimana lungo, nel senso che ho preso il venerdì di ferie, scivolato via leggero tra tante cose fatte e senza intoppi vari. Direi senza incazzature se non quelle ovvie se ascolto un tg. Mi sembra quasi impossibile. Il clima clemente. Un’estate così mi andrebbe bene tutto l’anno. Cielo di un azzurro bello e pulito con piccole belle nubi alte e sfilacciate. Sole caldo di quel caldo buono che fa bene e senti la differenza quando vai all’ombra. Il sudore giusto della fatica e del lavoro da stemperare con una sigaretta e un bicchiere di acqua fredda. La notte fresca da dormire sotto al lenzuolo. Niente afa. In questa terra di pianura sembra quasi impossibile. Resto sopra e al di fuori dei miei malcontenti. Non è il momento e non ne ho voglia. Mi piace pensare che questo starmene bene nel mio angolino di vita non sia una finzione.

 

 
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Post N° 431

Post n°431 pubblicato il 23 Luglio 2008 da laancella

Stanchezza, il cervello si rifiuta di pensare. Che poi è una balla. Il pensiero non si ferma. Magari riuscissi per un po’ a fare a meno di questo continuo vorticare di cose che non so tradurre in parole e discorsi di senso compiuto. Assomigliano agli straccetti sfilacciati di nuvole che erano sparsi per quel cielo così azzurro. Ognuna aveva una sua forma misteriosa che potevo far finta fosse un muso di gatto, una penna di gabbiano, un vestito da sposa, una marmitta d’insalata, un lenzuolo stropicciato, una qualunque cose mi fosse venuta in mente. Cerco di tacere ed in realtà dentro parlo fino a restare senza fiato. Ma non c’è un filo logico. Mi chiedo spesso come riesco ad arrivare a determinate emozioni partendo dal nulla. È come sgrovigliare un filo annodato. Ci vuole pazienza e di quella non ne ho. Di solito strappo il filo e butto via. Stupisco anzi di me in questo periodo che riesco ad aspettare che succeda qualcosa. Non saprei come dirlo in altra maniera. Mi sento sull’orlo di un cambiamento. Radicale e totale. Uno stravolgimento del mio mondo conosciuto. Non ne ho paura. Lo aspetto. Non faccio alcunché per provocarlo e nemmeno per evitarlo. So con la certezza delle mie ambiguità che saprò riconoscerlo ed accettarlo. Per ora è tutto in pausa. Ferma. Immobile. Prigioniera della mia libertà.

 

 
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Post N° 430

Post n°430 pubblicato il 21 Luglio 2008 da laancella

È la sindrome da domenica sera, anzi notte in questo caso. Non posso dire che il mio lavoro faccia schifo e nemmeno che mi rompa davvero così tanto i coglioni, ma l’idea che domani è lunedì mi appiccica come quando scarto un ghiacciolo e le dita si sporcano con la carta. Fastidio. Non un vero e proprio malumore o sofferenza. Un piccolo innocuo fastidio. Una mosca che mi ronza intorno. Ecco. Il tempo si restringe dal lunedì al venerdì, preme addosso come una corazza e rende molesto il fare le cose che invece al sabato ed alla domenica faccio con leggerezza ed allegria. Il fatto che vivere con il demone tempo appollaiato sulle spalle sia una gran rottura è l’unico motivo per cui non mi piace lavorare. Ho anche pensato che se potessi fare le mie canoniche 36 ore settimanali di lavoro con gli orari che voglio io sarebbe un’altra cosa. Ma non è così.

 
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Post N° 429

Post n°429 pubblicato il 17 Luglio 2008 da laancella

Giornata difficile. Pesante. Di quelle che non vedi l’ora sia finita e non finisce mai. L’ufficio oggi mi stava stretto come un paio di scarpe nuove di un numero in meno del mio. Lavori noiosi, ripetitivi, che lasciavano la mente libera di vagolare tra le schifezze che riesco sempre a cavare fuori dal nulla. Il tempo altalenava l’afa al vento freddo, il cielo bianchiccio di nuvolaglia bassa a quello grigio pesto di una pioggia implosa. Nemmeno il vestito rosso corallo mi rallegrava abbastanza da grattarmi via il fastidio. Sono stata meglio a casa. Dopo la doccia. A lessare zucchine. A leggere parole. A pensare distrattamente che se spengo la televisione riesco ad ascoltarmi. L’ho spenta, ma l’ho riaccesa quasi subito. Non mi piaceva quello che sentivo da me. Adesso sento musica. Una qualunque. Non so bene perché, e non é poi così importante, mi ritrovo a pensare che quello che mi manca di più è la sua capacità di darmi certezza. Che assurdo pensare una cosa così, se quando ho sfasciato tutto sono partita proprio dal rifiuto delle certezze calcificate come escrescenze maligne e malate di un modo di vivere sbagliato. Eppure non è così assurdo perché non è la certezza che mi manca è quello che viene prima della certezza. La forza. La presunzione di essere forte perché sapevo che avevo le spalle coperte, che c’era qualcuno a raccogliere i brandelli dei miei sbagli. Adesso sono sul trapezio più alto e volteggio senza rete di protezione, se cado vado in mille pezzi. E i giochi di equilibrismi a lungo andare stancano. Da quassù anche solo un piccolo movimento sbagliato diventa una irrecuperabile caduta nel vuoto con tonfo fatale a fine volo. Prima avevo la rete di protezione, cadevo e non mi facevo male. Adesso cado e mi faccio male. Tanto.

 
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Post N° 428

Post n°428 pubblicato il 16 Luglio 2008 da laancella

Non riuscivo a dormire e le lenzuola mi si attorcigliavano addosso come corde troppo tese. Le buttavo all’aria con un respiro più fondo e le sentivo lisce cadermi addosso. Stavo stesa a sentire il fresco della tela e dopo un poco mi sembrava ci fosse sabbia a grattarmi la pelle. Il sonno non era dietro alle palpebre chiuse anche se lo cercavo con accanimento e fissando la mente su bucolici paesaggi di verdi prati e bianche pecore. E le contavo. Le visualizzavo. Bianchi ciuffi di cotone con quattro gambette saltellanti oltre la staccionata di legno. Tutte in fila pecorelle, una dopo l’altra dentro l’ovile. Non ricordo a che numero ero arrivata quando mi resi conto che le pecore erano così tante che non si vedeva nemmeno più il prato verde ed io ero sveglia che mi sarei vestita e sarei uscita se non fossero state le quattro del mattino, o si dice le quattro di notte, forse dipende dal fatto che siccome non ho ancora dormito è ancora notte e quindi è più giusto le quattro di notte, mentre se mi fossi svegliata dopo un bel sonno sarebbe stato giusto dire le quattro del mattino. Allora mi misi seduta sul letto e ad alta voce:

“Ma andate affanculo gregge di pecore che vi faccio sparire tutte!”

Mi sdraiai incazzata nera e mi addormentai di colpo.

 
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Post N° 427

Post n°427 pubblicato il 14 Luglio 2008 da laancella

Non bisognerebbe chiedere cambiamenti alle persone che si amano. Se voglio cambiare chi amo vuol dire che non amo abbastanza. Non lo so. In tutti i modi che ho avuto di amare ho sempre amato cercando qualcosa che non c’era. Ho quindi amato nel modo sbagliato. Ad ognuna di queste affermazioni vorrei mettere un punto interrogativo, perché non sono sicura che siano vere. Non sono sicura. E d’altra parte le mie certezze sono più effimere del fumo e quindi è inutile pormi ora queste domande. Avrei dovuto pensarci quando volevo rendere simile a me chi simile non era e proprio in questo essere differente da me trovavo il punto di unione. Nell’amicizia cerco affinità e comunanza, ma nell’amore sono sempre stata attratta da chi era quello che non ero io. La forza e la sicurezza e anche una certa durezza. Chi riusciva a tenermi stretta nel pugno della sua volontà. Mi adattavo e mi facevo pelle su pelle. E poi mi incazzavo perché non avevo le cose che io avrei dato se fossi stata lui. Contorta. Lo sono sempre stata. I percorsi lisci e facili non mi sono mai piaciuti. Devo arrampicarmi sul duro granito fino a spellarmi le mani e quando mi sembra di avere il mondo ai miei piedi con un piccolo calcio buttarlo via. E poi rimpiangerlo. No, rimpiangere no, il rimpianto è inutile quanto un fazzoletto bagnato quando piango. Il rimpianto presuppone un pentirmi di quello che ho fatto, mentre non cambierei un apostrofo di quello che ho fatto. Forse vorrei vivere oggi quello che non ho vissuto. La leggerezza di un sentimento che diventa complicità e tolleranza, amicizia. L’amore che in una metamorfosi estrema diventa un’amicizia eccelsa. Sarebbe sublime perfezione. Utopia.

 

 
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Post N° 426

Post n°426 pubblicato il 11 Luglio 2008 da laancella

Non è che oggi sia diverso da ieri e non credo sarà diverso da domani. Anche se oggi è il mio compleanno e mi sono regalata il sonno del mattino fino a non avere più sonno che è una cosa che mi piace assai. E poi ci sono state le amicizie, mie, belle che mi hanno fatto auguri e chiacchiere e la loro presenza ha attenuato il senso di delusione prevedibile per quelle quattro parole sintetiche e d’educazione più che d’affetto che mi hanno trapassato come un punteruolo come prima cosa della mattina. Ma ci passo sopra, calpesto e lascio indietro. Non voglio un momento di bilancio chè i conti miei quadrano mai, ma un attimo di ripensamento su me stessa è un debito alle verità che troppo spesso in questo periodo ignoro. E resto ferma, con le mani sopra alla tastiera per capire da quale punto iniziare la discesa agli inferi. Ci sono porte che non vorrei aprire, dietro cui romba il dolore con voce sonora. Questo amore che mi porto appresso sarebbe anche ora lo lasciassi cadere, sarebbe ora lo buttassi oltre l’orizzonte noto dei miei pensieri e farne un pacchettino piccino da tenere nello scrigno chiuso delle cose già vissute. È la solita storia di tutti i miei percorsi. So benissimo cosa dovrei fare e non lo faccio. La scusa stupida ed inutile è il “non ci riesco” che invece mi riesce benissimo, e non ci riesco perché fondamentalmente non voglio. Non voglio restare senza la certezza poderosa di questo amore che mi sostiene in questi giorni di annebbiamento e noia. Come potrei tollerare la solitudine in cui mi sono rinchiusa se non avessi la compagnia utopica di questo amore che oggi compie assieme a me 34 anni? La terrazza del corso Lodi e la notte del mio compleanno, 34 anni fa, lui era il ragazzo più bello che avessi conosciuto e lo volevo e come ho sempre fatto l’ho avuto, con la capricciosa ostinazione della bambina viziata, che vuole quella cosa e nel momento in cui la vuole, deve averla. Non riesco a considerare non amore questo sentimento che mi lega a lui da 34 anni. Sarebbe tagliare via un pezzo di me. Ecco. Non ci riesco e non voglio. La mia rovina sono io. L’unica battaglia che devo fare è quella contro me stessa. Pigra ed inutile in questi giorni di nulla e di vuoto devo ritornare alla dissacrante pulizia della rabbia. Rabbia più difficile perché deve essere contro di me. Anzi, per me. Per aver potuto rovinare e distruggere tutto il bene che mi ero fatta. Dimagrire era stato una conquista di quelle di cui andare orgogliosa. Ingrassare di nuovo è la sconfitta di cui vergognarsi. E la colpa è solo mia. L’aver accettato questo benessere fittizio come assioma della mia vita è stato l’errore. C’è benessere è vero ed è quello del mio riuscire a fare quello che pensavo impensabile. Stare da sola. Essere sola a decidere per me e di me, fino al limite estremo di essere certa che quando sarà il momento riuscirò perfino a decidere di lasciare questa casa e questo mio paese di pianura per andare in un altrove dove il mare guarirà le mie ferite. Sogno e illusione per carezzare con affetto il non buono di questo vivere di adesso? Forse. Di certo in questo sogno impegno la mia volontà ed è il respiro che mi manca quando sento di soffocare sepolta dalla mia ignavia. Parliamone di questa ignavia. È il guscio di casa che mi dà la sicurezza che non ho fuori di qui. Nella casa mi rinchiudo e ho tutto quello che mi serve. La pulisco. La coccolo. La vivo. E non faccio nulla. Ma è l’inganno con cui inganno me stessa. Ignavia. E la stessa cosa è il grasso che mi sono messa addosso. Sono grassa e non mi devo impegnare per piacere. Chi mi conosce e mi vuole bene mi accetta come sono e quindi per quale motivo impegnarsi e rimettersi in gioco. Farsi attraversare da tentazioni e passioni che poi mi lasciano stranita e dolente a leccarmi le ferite, e da sola, senza nessun porto a cui tornare. Ignavia. Pura e grassa schifosa lurida ignavia. Ed è uguale la paura sottesa a tutte le mia azioni, non azioni, non fare nulla per paura delle conseguenza. Eccheccazzo. Non è da me avere paura di fare una cosa per le conseguenze che potrebbero esserci, ma anche no. Ma l’ignavia comanda alla paura e faccio nulla. Non combatto, non rischio, non mi espongo. NON SCRIVO. Scrivere come dici tu, amico mio, è il vomito dell’anima e se ho paura di quello che potrei trovare nella mia anima gretta e inadeguata non scrivo. Solo piccole frasi e raccontini che nulla dicono di me. Scrivere è lasciare che le dita corrano dietro ai pensieri che si accavallano nella mente e confusi diventano parole e nel momento in cui formano frasi sono già il risultato positivo del mio male di essere. Di tutto il mio decantato benessere, di questa quiete di cui mi faccio vanto e metto in vetrina come una conquista eccellente di un percorso virtuoso di pulizia e di sincerità, nulla c’è di vero. È una maschera talmente attaccata alla mia pelle che staccarla mi fa sanguinare. Il mio volto pubblico è quello dell’equilibrio e della serenità, ma come sono brava a mentire e per prima a me stessa e di conseguenza all’universo mondo che mi vede nella mia aureola di facilità e tranquillità. Niente di più falso. La mia anima è scura. È ombra. È palude e fango. Schifezza di retaggi vecchi come me, di mancanze che non si saneranno. È solitudine cercata voluta idolatrata come l’unica compagnia possibile. Di ricordi mascherati da sogni e di sogni ingannatori della razionalità. La ragione è lontana da questo miscuglio di confusione e rancore. Gli alibi si frantumano nella consapevolezza che il centro del mondo sono io ed è un ramingo solitario che scatena la guerra. Stamattina mi sono urlata allo specchio che non esiste nulla al mondo che mi può sconfiggere se non me stessa. È facile combattere un nemico esterno, ne vedo il profilo, so valutare la sua forza e la sua debolezza, so fare della rabbia e del rancore l’affilata mortale spada con cui colpire a morte. Combattere i miei demoni è la battaglia di una vita intera ed ancora non basta. Eppure in questo giorno in cui compio, finisco, i miei 57 anni vorrei iniziare la guerra. Non “vorrei” che assomiglia troppo alle maschere che so usare così bene. Voglio. VOGLIO. Voglio essere arrabbiata con me, voglio odiarmi per il male che riesco a farmi, voglio non perdonarmi con la facilità con cui bevo un bicchiere d’acqua. Voglio provare ripugnanza per l’ignavia con cui tappezzo le mie ore. Voglio il rancore, il rimpianto e il dolore. Niente più anestesie da belle parole e pacifici pensieri. Voglio riprendermi la parte brutta e tetra di me e usarla come stendardo della battaglia. Voglio massacrare i rituali e le abitudini. Voglio scavare ancora nel fondo più profondo di me, e ancora, e ancora.

Buon compleanno, titti.

 
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Post N° 425

Post n°425 pubblicato il 08 Luglio 2008 da laancella

Cerco dentro di me il sottile filo che mi riconduca a toccare con mani ingorde l’abbagliante ricchezza del mio mondo parallelo. Ci sono giorni in cui nemmeno so se sono passati e mi ritrovo ad addormentarmi con nessun pensiero che non sia la banalità del sonno. Ci sono giorni in cui il mio fuori è gesti e rituali, abitudini e banalità, il solito mucchio di tante cose che non ne fanno una ed in cui non serve la costante attenzione, mentre il mio dentro è un oceano in burrasca. Onde caotiche di pensieri mescolati con ricordi e fantasie e poi storie ed invenzioni, dialoghi inesistenti eppure scanditi con parole e toni di voce e pianti e risate. E nessun silenzio esiste che può far tacere questo convulso e ininterrotto fluire di parole. Dentro di me. Ci sono giorni che se potessi stare davanti a questa tastiera scriverei tutto il giorno e non solo in questo scampolo di notte e per queste stupide quattro righe inutili.

 
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