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« Messaggio #365botteghe veronesi »

fantozzi mi fa una pippa

Post n°366 pubblicato il 25 Giugno 2007 da poison.dee
 

l’ho rifatto. sabato ho partecipato ad un’altra gita organizzata dal mio cral.

destinazione: verona.
motivazione: l’aida.

ritrovo al casello autostradale di santhià. h. 9.25.  il programma recita “si raccomanda la massima puntualità”. io, la paola, una mia collega e la figlia alle 9.15 eravamo lì. in perfetto anticipo sulla massima puntualità. il torpedone è arrivato alle 10.05, minuto più minuto meno.

saliamo e prendiamo posto. bus affollatissimo. stranamente, 2 posti liberi di fianco ad un ex collega, ormai in pensione, con la fama (non immeritata) di portare jella. sfidiamo la sorte e ci sediamo. tralasciando particolari su traffico, code, sosta autogrill e quant’altro, un po’ prima delle 14.00 facciamo il nostro trionfale ingresso in verona. il pullman ci fa scendere una cinquantina di metri prima di piazza bra, dicendo che il luogo di ritrovo per il ritorno NON sarà quello, ma da un’altra parte ecc.ecc. [cosa che ovviamente non tutti recepiranno. alle ore dueezerozero, dopo un’ora di attesa gli ultimi 4 partecipanti prenderanno posto sul bus (dicendo che stavano aspettando esattamente dove ci eravamo fermati la mattina) e si potrà finalmente lasciare verona].

l’allegra comitiva va al ristorante prenotato, dove con 20€ avranno in cambio 2 primi 2 secondi acqua vino caffè ammazzacaffè e, a scelta, maalox o alkaseltzer. io e la socia cerchiamo l’ufficio turistico, ci muniamo di piantina della città e chiediamo dov’è vicolo scudo di francia, per andare a mangiare all’antica bottega del vino.

il  locale è storico (1890) ed il risotto all’amarone che ordiniamo è semplicemen- te perfetto. mando un messaggio al mio amico giotto per dirgli che sono a pranzo lì, e lui, da buon indigeno, mi suggerisce di farmi portare a visitare la cantina. cosa che facciamo alla fine del pranzo, con non poca soddisfazione: 40.000 bottiglie, valore stimato 4milionidieuro, la bottiglia più preziosa un recioto del 1928, valore 9800euro. lasciamo il ristorante e iniziamo ad andare un po’ in giro per la città. la chiesa di  santa anastasia  è per buona parte in fase di restauro, quindi la visita si riduce ad un’occhiata veloce, giro in duomole arche scaligere, piazza delle erbe, piazza dei signori, e, immancabile, la casa di quella sfigata di giulietta.
verso le 19.00 ci mettiamo sapientemente in coda all’arena  per prendere posto nelle gradinate. i cancelli aprono alle 19.30, la paola scatta e si accaparra 2 posti niente male, se si esclude il fatto che la pietra ha mantenuto il suo calore fino alle 22.00 passate e sembrava di essere seduti su una termocoperta.

la scenografia è scarna ed essenziale, ma l’effetto è suggestivo. non essendo né un’esperta né un’appassionata tralascio i giudizi a chi è più competente, mentre per tutti i dettagli  potete leggere qui.  taccio per pudore ogni particolare sul viaggio di ritorno. dirò soltanto che ho toccato il letto alle 7.30 di domenica mattina.

 
 
 
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