Dopo quanto successo lo scorso 15 ottobre a Roma, il dibattito pubblico si è concentrato – con risultati discutibili – su quali siano i limiti del dissenso, su come sia giusto manifestare, su quali debbano e non debbano essere le pratiche da utilizzare per contrastare una terribile crisi economica e politica che tutti riconoscono. Dato il livello di scontro raggiunto alla manifestazione “degli indignados”, inevitabile che le narrazioni della giornata si concentrassero sul binomio manicheo “violenza/non violenza” e che si perdesse di vista il fatto che, giunti al punto di disagio sociale in cui siamo, l’azione avrebbe necessariamente preso il posto della semplice mobilitazione.
Si è speculato su infiltrati, black bloc e borgatari rimbecilliti e, nella corsa a prospettare il futuribile più nero, si è spesso tirato in ballo - La Repubblica su tutti – il movimento No Tav come possibilissimo ricettacolo di frange sovversive. Una settimana dopo, la coraggiosa sacca di resistenza che da 22 anni protesta contro l’Alta Velocità e la costosissima devastazione della Val di Susa, ha dimostrato la miopia di molte affermazioni.
Stando alla stampa mainstream, alla manifestazione di ieri si sarebbe dovuti arrivare con le peggiori intenzioni: tutti concordi nel dire che la protesta No Tav ammicca ai cosiddetti “violenti” perché, come afferma la redazione torinese di Repubblica “è convinta che le azioni estreme dell’ala dura possano utilmente garantire visibilità alla causa”. Durante la mattinata 419 no tav sono stati identificati, 286 il numero dei veicoli controllati e 3 le persone denunciate a piede libero; lo schieramento delle forze dell’ordine era imponente – circa 2000 unità a presidiare la zona rossa del cantiere – e le strade per raggiungere la valle pattugliatissime.
C’erano addirittura i lince (i superblindati in dotazione all’esercito) ma, probabilmente anche perché lo Stato deve oltre 30.000 ore di straordinari non pagati agli agenti impegnati a Chiomonte, i tanto attesi scontri tra manifestanti e polizia non si sono verificati. Il teatro di quello che molti avrebbero voluto fosse un secondo tempo di quanto visto a Roma, affollato per l’occasione da troupe giornalistiche eterogenee, non ha infatti regalato alle telecamere la “violenza” da tutti prospettata e le concitate dirette dalla valle hanno chiuso in fretta e mani vuote. Il perché si spiega facilmente con la cronaca di quello che è stato il 23 ottobre dei No Tav.
Concentrati nel piazzale del campo sportivo di Giaglione, gli almeno 2.000 manifestanti (secondo fonti interne, 1500 per la questura) hanno improvvisato un’assemblea per decidere come procedere nel perseguire l’obiettivo dichiarato da settimane e ribadito all’indomani dei fatti romani: tagliare le reti che circondano il cantiere ferroviario che sta letteralmente scippando preziose risorse alla collettività. Partiti con tenaglie e cesoie alla mano si dirigono verso la zona rossa, un’aria plurirecintata in località Maddalena, gridando che tagliare le reti non è un reato. Riescono a passare la prima recinzione grazie all’azione delle donne valsusine, si dividono in tre spezzoni per aggirare il blocco sulla strada principale e arrivati dinanzi alla seconda recinzione eludono anche quella senza provare a forzarla e raggiungono la baita Clarea – acquistata legittimamente dai No Tav un anno fa per intralciare i progetti dell’opera - dove pranzano tranquillamente e indicono un’ulteriore assemblea per tirare le somme della giornata.
“Il popolo No Tav, con una partecipazione enorme, è riuscito ad entrare nella zona rossa, bypassando i divieti e tagliando le reti poste da un’imponente dispositivo di sicurezza. La Val di Susa si è ripresa la sua terra impartendo lezioni a tutto l’apparato politico e mediatico che nei giorni scorsi aveva cercato di screditare in tutti i modi possibili il movimento”, questo il riassunto della giornata assolutamente pacifica di ieri che fa il sito ufficiale www.notav.info
Esercitando la semplice disobbedienza civile, i valsusini sono riusciti a dimostrare all’Italia come imporsi sulle politiche che si considerano sbagliate e verso cui si sente il dovere di ribellarsi. Una ribellione che pur comportando azioni concrete verso obiettivi materiali, può raccogliere il plauso e l’appoggio di cui quest’embrione di movimento anticapitalista necessita dopo il 15 ottobre. Come recita la definizione di wikipedia, infatti: “Se si parte dal presupposto che lo stato è una costruzione umana, che non è infallibile, e che è diritto dovere dei cittadini di vigilare affinché esso non abusi del suo potere, la disobbedienza civile appare salvifica e meritoria”.
Ed è da questa meritorietà che il movimento civile dovrebbe partire per ridiscutere le sue pratiche e organizzarsi per essere realmente incisivi sull’andamento socioeconomico e politico nazionale. Nessuno dei presenti ieri al corteo ha dimenticato la battaglia del 3 luglio scorso, quando i poliziotti lanciarono centinaia di lacrimogeni e i manifestanti si difesero con centinaia di pietre, ma i No Tav stavolta hanno scelto di dialogare con gli agenti, di non dar loro alcun pretesto per esercitare la forza, hanno optato per il buon senso. Senza rinunciare all’azione diretta e concreta che in molti avocano per dare una risposta efficace allo stato di degrado in cui il Pese è scivolato.
Raid notturno ad Avigliana: devastato ostello vicino al movimento No Tav [leggi comunicato stampa A.N.P.I.]
ottobre 25, 2011 Tony

Ricordiamo l’appuntamento per un Happening con l’apericena per domani mercoledì 26 ottobre alle 18 (ndlvcr).
Portate la musica se suonate, testi da leggere se avete voglia di leggere ad alta voce, mente aperta per ascoltare. Fuoco per scaldare e cuocere castagne.
di Giorgio Cattaneo – 25 Ottobre 2011
Ad Avigliana è stato attaccato l’ostello comunale di piazza Conte Rosso
Valle di Susa ancora sotto tiro, “per colpa dell’adesione di massa al movimento popolare No-Tav”. Non aveva fatto in tempo a spegnersi l’entusiasmo per la trionfale manifestazione di Giaglione, conclusasi il 23 ottobre senza i temuti incidenti col simbolico taglio delle reti della ‘zona rossa’ attorno al futuro cantiere della Torino-Lione, che – nella notte – ad Avigliana è stato attaccato l’ostello comunale di piazza Conte Rosso, nel cuore medievale del più importante centro della valle.
Nell’incursione sono andati distrutti documenti relativi al movimento No-Tav e testimonianze storiche della Resistenza partigiana. “Questo gesto tradisce la vera matrice ideologica dei suoi autori”, accusa Nicoletta Molinero, che gestisce la struttura ricettiva che aveva appena ospitato Giulietto Chiesa, intervenuto a sostegno dei No-Tav.
Chiesa aveva animato ad Avigliana una gremitissima conferenza il 21 ottobre sul debito pubblico, invitato dall’amministrazione comunale guidata da Carla Mattioli: “Già nei mesi scorsi – denunciano i responsabili del Comune – l’ostello era stato fatto oggetto di strumentali attacchi politici e giornalistici, e questo è il risultato”. Il piccolo centro ricettivo aveva ospitato anche manifestanti provenienti da altre regioni, saliti in valle di Susa per contestare il progetto di alta velocità ferroviaria.
“L’esempio di democrazia e di civiltà dimostrato a Giaglione dal movimento No-Tav e dai valsusini ha scatenato questa reazione mafiosa e fascista”, afferma in un comunicato la compagine ambientalista che governa la cittadina: “Chiediamo una risposta democratica e di civiltà da parte di tutte le persone libere di questo paese”.
L’ostello devastato in passato aveva ospitato attivisti del movimento No Tav
Sul raid notturno nella struttura ricettiva stanno ora indagando i carabinieri: i vandali penetrati in piena notte nell’edificio, situato proprio di fronte al municipio, si sono accaniti su libri, riviste e manifesti del movimento No-Tav, insieme a opere di documentazione sulla guerra partigiana, a disposizione all’interno della reception. I teppisti hanno rubato duecento euro, distrutto gli arredi e tagliuzzato e imbrattato il materiale informativo.
“Questi fatti però non solo non ci spaventano, ma sono degli autogol che rafforzano ancora di più i
nostri propositi”, dice Nicoletta Molinero, convinta che gli incursori notturni abbiano voluto colpire il movimento valsusino: “Evidentemente la nonviolenza fa paura”. Anche per Mauro Sonzini, dell’A.N.P.I., “è possibile che ci sia una connessione con le tante iniziative legate al movimento che si oppone all’alta velocità”.
‘Rappresaglia’ teppistica dopo il successo popolare di una manifestazione contro la Torino-Lione? È già successo, coi roghi degli storici ‘presidi’ No-Tav di Borgone e Bruzolo, dati alle fiamme a poche ore da cortei e fiaccolate. E Alberto Perino, popolare portavoce del movimento della Valle di Susa, nel marzo 2010 ha ricevuto esplicite minacce di morte: “Vi scanniamo come maiali e vi squagliamo nell’acido”, recitava una lettera anonima recapitata all’indomani dell’incendio di un ‘presidio’, divampato dopo manifestazioni nelle quali i No-Tav non hanno mai cessato di scandire slogan come “Via la mafia dalla val Susa”.
Tra le voci di condanna anche L’A.N.P.I. di Valle, da sempre attento e presente accanto al Movimento. A tal proposito ecco il Comunicato stampa del Coordinamento A.N.P.I. Valli Susa e Sangone.
Comunicato Stampa
Alla luce della devastazione occorsa nella notte di domenica alla Casa Ostello del Conte Rosso di Avigliana durante la quale, tra il resto, son stati imbrattati libri e immagini relativi alla storia della Resistenza locale e nazionale.
tenuto conto che l’Ostello di Avigliana ha rappresentato un luogo di accoglienza, d’incontro e di partecipazione per tanti, non solo italiani e non solo giovani, che in questi anni hanno voluto avvicinarsi per le più svariate ragioni all’articolata realtà di Avigliana e della valle di Susa,
il Coordinamento ANPI della zona Valli Susa e Sangone
afferma
che, in attesa che le indagini chiariscano le matrici dei devastatori, tale atto di teppismo si può facilmente ricondurre a criminali pratiche di inciviltà e di deliberato rifiuto della libertà d’opinione e della democrazia che, sulla base della Costituzione, non hanno diritto di cittadinanza nella nostra vita.
che la distruzione da parte di fuorilegge di oggetti e simboli della Resistenza locale e nazionale è atto stupido perché nulla e nessuno potrà mai cancellare la vittoria della conoscenza, della civiltà e della democrazia sulle logiche di sopraffazione, codardia, razzismo e morte, che oltre 65 anni fa i nostri partigiani ci hanno offerto e hanno posto a fondamento della nostra attuale vita democratica.
esprime
piena e totale solidarietà alla nostra iscritta Nicoletta Molinero alla quale rinnoviamo gratitudine e stima per il continuo impegno di divulgazione dei valori profondi della lotta partigiana e per la pervicacia nell’applicazione di pratiche non violente nella lotta contro la T.A.V. come in altre mobilitazioni civili.
sincera vicinanza all’amministrazione di Avigliana, profusasi in questi anni in campagne per il progresso civile e sociale della nostra società, quali il contrasto alla cementificazione, la raccolta differenziata, il risparmio energetico, la salvaguardia dell’assistenza sanitaria e sociale, l’inserimento nella vita sociale delle giovani generazioni, lo sviluppo dell’arte e della cultura
dichiara
la propria fedeltà e determinazione a perseguire e proseguire, senza remore e con rinnovato impegno, la strada verso la costruzione della democrazia già avviata dalla Resistenza e sancita dalla Costituzione.
Martedì 25 ottobre 2011






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