Shopping compulsivo a Bologna

13) Saranno luoghi comuni, ma quando ci vuole ci vuole. Bologna è il paradiso delle donne – che vengono travolte dallo shopping compulsivo – e l’inferno degli uomini, che già arrivando in via dell’Indipendenza vengono trascinati dalle rispettive partner, amiche o parenti dentro negozi di abbigliamento, di bigiotteria e profumerie di ogni brand. Se poi si ha la sventura (o la fortuna, secondo il genere femminile) di capitarci di venerdì o di sabato tra le 8 e le 18,30, è la fine, perché a metà della via c’è piazza 8 Agosto, che per le bolognesi significa una cosa sola: mercato della piazzola, un mercato delle pulci di 300 bancarelle con occasioni a prezzi stracciati, sullo stile di porta Portese a Roma, porta Palazzo a Torino o la Vuccirìa a Palermo. Se uno è sfortunatissimo può capitare una delle domeniche in cui nella stessa piazza ci sono i   mercanti Petroniani, meno numerosi ma sempre attraenti per le drogate di shopping. Dopo di che, è d’obbligo accompagnare la propria partner nei centri commerciali più grandi della città: il Centro Lame, proseguendo all’esterno di porta Lame fino a via Marco Polo, il Meraville lungo via San Donato, il Centro Borgo a Borgo Panigale, il Gran Reno a Casalecchio, il Pianeta uscendo da porta San Vitale e percorrendo tutta via Massarenti fino alla tangenziale, il Pilastro nell’omonimo quartiere, il Centronova a Villanova di Castenaso. Una visita meritano i mercati rionali della Bolognina, della Cirenaica, di via Toscana, di San Ruffillo. I maschietti possono rifarsi con Fico Eataly World, il gigantesco centro di esposizione, ristorazione e vendita di prodotti eno-gastronomici inaugurato recentemente nei pressi del centro Meraville e della facoltà universitaria di Agraria, 10 ettari di punti di vendita, bar e ristoranti tematici e regionali che vendono e servono ogni genere di prodotti alimentari italiani di eccellenza, dalla cioccolata piemontese ai confetti di Sulmona, al miele, al pesce alle birre e ai vini, circondato da orti, frutteti, dalla tartufaia e dagli allevamenti, tutto visitabile.

Vip watching a Bologna.

12) Come in ogni grande città, anche a Bologna capita spesso di effettuare involontariamente del Vip-watching addocchiando personaggi che compaiono più o meno spesso in TV. La regola del gioco è che devono essere incrociati del tutto casualmente e piuttosto da vicino, diciamo massimo 10 metri, se no non vale. E’ di ieri l’avvistamento in piazza Maggiore di Lodo Guenzi, frontman della band Stato Sociale, freschi di secondo posto al festival di Sanremo 2018, che ho incrociato mentre imboccava in bici e zainetto in spalla via degli Orefici. Conducono ex aequo la mia classifica personale con 2 avvistamenti Gaetano Curreri, leader degli Stadio, band bolognese vincitrice di Sanremo 2016, che bazzica spesso zona Ghetto, e Paolo Maria Veronica, comico novarese di nascita ma bolognese di adozione, noto per il personaggio di padre Buozzi in TV su Rai 3, avvistato all’evento podistico non competitivo Run Tune Up (ma con un panino gratuito in mano dopo la corsa, non come maratoneta) e come animatore sul Red-bus. Seguono con 1 Lodo de Lo Stato Sociale; Pierferdinando Casini, che percorreva i portici del Pavaglione in piena campagna elettorale 2018, con auricolare, cravatta rossoblù e ghigno torvo d’ordinanza; Ivan Zazzeroni, commentatore sportivo storico e giudice di ballo in TV, incrociato mentre voltava l’angolo di via Ugo Bassi proveniente dalla ex via Fieno e Paglia; Roberto Malandrino, il Marcolino del duo televisivo Malandrino & Veronica, anche lui ad animare il Red-bus estivi 2018 con Veronica; e Gianni Morandi, visto per caso lo scorso autunno al centro commerciale Centronova, ma non a fare spesa, bensì a presentare il suo CD, farsi fotografare coi fan e firmare autografi.

Alcune curiosità girando per Bologna.

11) A Bologna le curiosità sono ad ogni angolo, in centro come in periferia. Tra le più conosciute c’è l’eco sotto i portici del palazzo di re Enzo, attraverso cui ci si può parlare a distanza sotto due archi diagonalmente opposti sottostanti il palazzo. Appena più in là uscendo dalla biblioteca della Sala Borsa e guardando la statua del Nettuno, si ha l’effetto ottico di una sua dotazione virile veramente generosa, scherzo fatto dallo scultore Giambologna ai committenti per questioni economiche. All’incrocio tra via Andrea Costa e via Saragozza è ancora ben visibile il pilone della funivia, una funivia che non ci si aspetterebbe in piena pianura Padana. Fino agli anni ’70 collegava la città al santuario della Beata Vergine di San Luca. Ci sono poi le tre frecce conficcate sulle travi del portico della Corte Isolani (un suggestivo percorso interno che collega piazza Santo Stefano a strada Maggiore). Uscendo in strada Maggiore, tre faretti sul muro indicano le tre frecce conficcate in cima alle travi, anziché contro il destinatario, secondo la leggenda grazie alla sua procace consorte che li distrasse scoprendosi il seno. Di fronte alle due torri, in piazza di Porta Ravegnana, in una rientranza del muro di palazzo Francia Strazzaroli o dei Drappieri, sopra la libreria, appare il tendone rosso che ricopre la raffigurazione della Vergine del Campanello, che viene scoperta ed è visibile solo una settimana all’anno, a maggio, in occasione della discesa dell’effigie della B.V. di San Luca in cattedrale. Un’altra singolarità è il pavimentazione a vetri della biblioteca della Sala Borsa, che offre la visuale degli scavi archeologici rinvenuti nei sotterranei. In piazza Maggiore, oltre alla statua del papa Gregorio XIII spacciata per San Petronio sotto l’iscrizione “Divus Petronius” perché in epoca rivoluzionaria non erano consentite statue di papi, sono evidenti sul marciapiede ad est le tracce dei carri armati USA che liberarono la città. La basilica di San Petronio è visibilmente incompiuta all’esterno per problemi economici. Si nota l’asimmetria del rivestimento tra la parte destra e la sinistra. Dietro la basilica, in piazza Galvani, una statua dello scienziato con una ranocchia ricorda gli esperimenti fatti dallo studioso dell’elettricità usando gli anfibi come cavie. Da via Rizzoli, prendendo via Oberdan verso nord si arriva a palazzo Bersani, nel cui cortile fu eretta una statua del fedele cane caduto dal balcone per far festa al rientro del suo padrone. In via D’Azeglio, in direzione sud, sul muro esterno della chiesa di San Procolo compare la curiosa targa datata 1393: “Si procul a Proculo Proculi campana fuisset nunc procul a Proculo Procul ipse foret”. Tra porta Saragozza e l’arco del Meloncello troneggia la statua della Madonna grassa. Alcune curiosità della mia zona, alla periferia di San Vitale, al confine con Castenaso: lungo via Massarenti, fuori dall’ospedale Sant’Orsola, è presente un igloo in mattoni, mentre alla fine della stessa via, verso piazza dei Colori, dopo via Azzurra, via Verde, via Vermiglia e via Smeraldo, in prossimità della rotatoria, un dinosauro di 3 metri è di guardia dietro una rete. Lungo il fossato che taglia la parte trasversale di via Enrico Mattei, nelle nottate estive è tutto un viavai di rospetti. Ma presto mi trasferirò dalla parte opposta e scoprirò altro.

San Luca e la processione della Beata Vergine.

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10) Il patrono della città è San Petronio, in onore del quale sorge la basilica omonima, la cui ricorrenza cade il 4 ottobre, lo stesso giorno di San Francesco. La cattedrale invece, all’imbocco di via dell’Indipendenza, è dedicata a San Pietro. Ma la più amata dai bolognesi è indubbiamente la Beata Vergine di San Luca, il cui santuario è in cima al Colle della Guardia, visibile da qualsiasi punto delle autostrade e collegato alla città da una via crucis da un portico di 666 archi (a simboleggiare la Vergine che domina sul serpentone simboleggiato dal triplo 6) che iniziano da Porta Saragozza e decretano l’inizio della salita con il monumentale arco del Meloncello. Da poco tempo la cupola del santuario è visitabile ed è uno dei punti panoramici sulle valli e i monti dell’interno e sulla città. Ogni anno, per una settimana tra la fine di aprile e la metà di maggio (non ho capito il criterio con cui si decide la settimana), la raffigurazione della Beata Vergine di San Luca scende in città e viene portata in cattedrale con una processione per i quasi 5 km che separano i due punti, per poi ritornare nella sua sede dopo una settimana. Nel suo percorso l’immagine passa davanti alla statua della Madonna Grassa, in via Saragozza. Uno degli eventi curiosi che avvengono durante la settimana è la scopertura della Vergine del Campanello, la piccola statua che sorge sulla facciata di palazzo Francia Strazzaroli o dei Drappieri, in piazza di Porta Ravegnana, proprio sopra la libreria. Per tutto il resto dell’anno la statua rimane coperta da un telo.

Bologna e i suoi autobus.

9) Mi è capitato di nuovo! Ieri. 14 minuti all’arrivo del bus. Mi incammino e appena son distante abbastanza mi passa davanti beffardo. Oppure il tabellone indica 4 minuti di atresa, ma li indica per un quarto d’ora. Oppure passano tre 14/C di fila e del mio 14/A neanche l’ombra. Bologna è molto ben servita dalle linee di autobus, frequenti e che portano in ogni parte della città, della periferia e dei paesi. Attenzione a fare il biglietto, perché i controllori passano spesso e sono inflessibili. Siccome, come in ogni metropoli, chi si serve del bus non è sempre una persona civile e urbana, capita a volte di assistere a ignobili risse e anche scazzottate con l’intervento di ambulanza e forze dell’ordine. Inspiegabilmente, le macchinette per fare il biglietto sul bus non danno il resto. Una delle prime cose che mi hanno colpito è l’assoluta imprevedibilità degli orari. Numerose fermate hanno cartelli elettronici che indicano il tempo di attesa. Quello di via Rizzoli non è sempre attendibile: può capitare che la tabella elettronica indichi solo 4 minuti di attesa, ma rimanga fissa sui 4 minuti per un quarto d’ora, probabilmente per l’autobus bloccato da un’auto posteggiata in doppia fila. O, viceversa, la tabella elettronica indica un quarto d’ora di attesa ma, non appena mi incammino per fare 2 passi, me lo vedo passar davanti beffardamente. Anche il punto di fermata è imponderabile.  In via Rizzoli e in via dell’Indipendenza ci sono fermate a 10 metri una dall’altra. In una fermano solo certi numeri, nell’altra i rimanenti. Inspiegabilmente il punto di fermata di solito è più avanzato rispetto alla pensilina, anche quando non ci sono altri bus in arrivo. Le porte per salire sono alle estremità, quelle per scendere al centro. Questo a volte dà luogo a incomprensioni perché i conducenti, normalmente gentilissimi nell’aspettare gli utenti che stanno arrivando di corsa affannati e scomposti, tuttavia non transigono sulle porte di discesa e, se vuoi scendere dietro, puoi chiamare quanto vuoi, ma mica ti aprono la porta. Una volta saliti, gli effluvi immagino siano gli stessi in qualsiasi città italiana, a seconda del tipo di compagni di viaggio. Ricordo un giorno d’estate in cui, in preda alla disperazione per l’insopportabilità dell’aroma, qualcuno aprì il finestrino e, al profumo di una porcilaia che evidentemente stavano ripulendo nei dintorni, inspirai pieno di gratitudine. Hanno ripristinato di recente le linee di filobus 13, per Borgo Panigale, e 14, per il Sant’Orsola e via Due Madonne, cheattraversano la città in orizzontale, meno inquinanti e per ora meno graveolenti.

Bologna e i suoi fiumi e canali.

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8) Bologna è una piccola Venezia che si snoda tra innumerevoli corsi d’acqua, visibili e invisibili. Posta tra il Sàvena a est, che separa il quartiere Sàvena da San Lazzaro, e il Reno ad ovest, che la divide da Casalecchio, è percorsa da un labirinto di canali in parte sotterranei e in parte alla luce del sole. A due passi da via dell’indipendenza il canale delle Moline, con la celebre finestrella di via Piella, è uno dei punti più fotografati dai turisti, attraversato anche da via Malcontenti ad est e dal ponte di via Oberdan ad ovest, dove fa un deciso angolo retto verso nord scorrendo ancora in superficie lungo via Capo di Lucca. Sempre sotto al centro città, proviene da sud il rio Aposa, che attraversa in diagonale, interamente sotterraneo, piazza Minghetti. Il Navile punta dritto verso nord dietro la stazione centrale. Il Reno è collegato al Navile dal Canale di Reno, che li unisce correndo da Casalecchio al cimitero monumentale della Certosa lungo 3 km di Porrettana con due belle piste ciclopedonali immerse nel vrrde su entrambe le sponde, interrandosi lungo tutta la parte ovest dei viali in direzione nord. Qui incrocia il canale della Grada che, all’esterno di via della Grada, dove via Sabotino interseca i viali, ha il suo unico incantevole punto scoperto. Il Canale di Reno confluisce nel navile quando arriva alla suggestiva vecchia galleria che passa sotto la ferrovia in via Carracci, poco prima della stazione, e attraversa il parco di villa Angeletti, per puntare dritto a nord in un suggestivo percorso pedonale di quasi 9 km, oltre il centro commerciale Navile e il ponte della Bionda, fino a Castel Maggiore. La canaletta Ghisliera percorre via del Chiù (che prende il nome dall’assiolo, un uccello chiamato anche chiù per il suo verso) dietro l’ospedale Maggiore. In via Corelli, adiacente al centro commerciale di San Ruffillo, passa il Canale di Savena, una diramazione del Savena che, attraversata via Foscherara sotto il suolo, ricompare lungo via delle Armi. La vocazione fluviale della città e i numerosi corsi d’acqua, un tempo navigabili a beneficio delle fiorenti attività commerciali, danno nome ad alcune zone cittadine di primaria importanza, come il quartiere Porto, via della Barca e via Riva di Reno. Dietro al museo di arte moderna MamBo, in via Don Minzoni, c’è il parco del Cavaticcio, dove emerge il torrente omonimo. Lungo i corsi sotterranei sono molte e frequenti le visite guidate dalle associazioni locali. Un accesso è ad esempio di fronte all’ingresso del parcheggio (quasi “ex” parcheggio, visto che la concessione sembra in scadenza) Staveco. Nel nucleo urbano ci sono anche i due leghetti dei guardini Margherita e della Ca’Buia (i Giardini dell’Arcoveggio), entrambe oasi di fauna acquatica protette.

Bologna: le porte e le mura.

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7) Tutte le guide on-line di Bologna citano le 3 cerchie di mura concentriche che hanno delimitato il centro urbano via via che andava espandendosi. Il 1° nucleo era il più antico e interno, in realtà non dotato di mura. Ne rimane il ricordo nella toponomastica: piazza di porta Ravegnana, ossia quella delle 2 torri, rivolta verso Ravenna. La 2^ cerchia muraria è quella di cui rimangono ben visibili i 4 “torresotti” superstiti, ai 4 punti cardinali: via Piella a nord, via San Vitale a est, via Castiglione a sud e piazza Malpighi ad ovest. Oltre ad essi ne rimangono pochissime tracce, ad esempio sul retro della chiesa di San Giacomo Maggiore in piazza Verdi, e nella lunga curva di via Petroni e piazza Aldrovandi. La 3^ cerchia, che è la più recente, coincide con gli 8,5 km dei viali di circonvallazione (dai felsinei chiamati semplicemente “i viali”). Anche di queste mura rimangono pochissimi tratti, quasi esclusivamente ad est, tra porta Mascarella e porta Maggiore, oltre a un mozzicone pendente ad ovest, tra porta San Felice e porta Lame. Rimane anche quasi intatta e perfettamente merlada una trentina di metri di mura dietro alla chiesa del Baraccano. Il motivo di questa strage non mi è noto, se siano stati i bombardamenti nemici o gli stessi bolognesi ad inizio ‘900 per l’intensificarsi delle carrozze o nel primo dopoguerra per l’intensificarsi delle automobili. Anche delle 12 porte (alcune veramente belle e monumentali), che secondo alcuni erano collegate all’esoterismo e ai segni zodiacali, ne rimangono solo 9, essendo state abbattute Santo Stefano (l’unica di cui non rimangano neppure antiche foto sbiadite), San Mamolo e Sant’Isaia. Porta San Felice e porta Maggiore sono i due ingressi della via Emilia, rispettivamente da ovest e da est. Delle altre 7 superstiti merita un cenno particolare porta Saragozza, per me la più bella (anche se “finta, perché ricostruita dopo le altre), che ha subito una inusuale redenzione da casa di appuntamenti a museo della Beata Vergine di San Luca. Porta Lame fu teatro di una storica battaglia della Resistenza. Porta Galliera è l’ingresso al centro per chi viene dalla stazione, mentre San Donato è l’accesso al cuore della città universitaria e del ghetto. Porta Castiglione è ai cancelli del polmone verde della città: i Giardini Margherita.

Bologna, la musica e il canto.

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6) Si sa che i bolognesi sono un popolo di melomani. Tutti musicisti, tutti suonano, e chi non sa suonare canta. La musica viene insegnata fin da piccini. Non per niente quella fucina di cantanti in erba che è il Piccolo Coro dell’Antoniano è nato qui, appena fuori dal circolo anarchico di porta Santo Stefano, zona sudest. Il Mago Zurlì Cino Tortorella si è dovuto trasferire qui per poter lanciare lo Zecchino d’Oro nel 1959. In via D’Azeglio, di fianco a San Petronio, è la casa di Lucio Dalla, oggi sede dell’omonima fondazione e in alcune giornate visitabile, con un grande affresco stilizzato del cantante sul muro esterno. Nell’adiacente piazzetta dei Celestini, meta di pellegrinaggi degli ammiratori, la fondazione aveva collocato una bella statua bronzea del cantante seduto su una panchina. I turisti si sedevano a turno per farsi una foto col cantante. Dopo qualche mese la fondazione se l’è ripresa con gran disappunto di tutti. Peccato. E’ dubbio se la piazza grande cantata da Dalla fosse questa o, piuttosto, piazza Cavour in cui ha vissuto per qualche tempo. Di certo non è la vicina piazza Maggiore, che da bolognese non avrebbe mai chiamato come la modenese piazza Grande. Altro big della musica bolognese è Francesco Guccini da Pavana (in cima all’Appenino, al confine con la Toscana, oltre Porretta Terme), ma da ragazzo abitante in quella via Paolo Fabbri 43 che parte di fronte all’ospedale Sant’Orsola e si addentra nello storico quartiere della Cirenaica. I festival di Sanremo degli ultimi anni hanno dato gloria alla musica bolognese negli ultimi anni, con gli Stadio, vincitori nel 2016 (il leader Gaetano Curreri si vede spesso aggirarsi dalle parti di via Oberdan, via delle Moline e via Righi) e Lo Stato sociale, secondi nel 2018. Come dimenticare, tra i vecchietti terribili, gli eternamente giovani Gianni Morandi da Monghidoro (BO) e i Pooh, gruppo formatosi a Bologna, città di Dodi Battaglia, che facevano le prove in uno studio di registrazione a San Lazzaro di Savena, dove ha ancora casa Riccardo Fogli? E Cesare Cremonini,  ex frontman dei Lunapop, che cantava com’è bello andare in giro per i colli bolognesi. E’ recente il brano “Bologna è una regola” del bolognese Luca Carboni, che già agli esordi cantava “son partito da Bologna con le luci della sera”. Il romano De Gregori chiosava la sua canzone “Viaggi e miraggi” rendendo omaggio a “Bologna coi suoi orchestrali”. Questi sono professionisti. In un altra occasione racconterò gli artisti di strada e gli improvvisatori, che fanno sì che chiunque raggiunga in centro della città senta sempre qualcuno che suona o canta ad un angolo.

Il centro del centro di Bologna

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5) Per entrare nel cuore del centro storico dalla stazione o comunque da nord, si percorre via dell’indipendenza, i cui ultimi 500 metri costituiscono la gamba della zona T, così chiamata dalla forma delle tre vie più interdette al traffico: Indipendenza, Rizzoli e Ugo Bassi (nei T-days non possono passare nemmeno i bus né i taxi e ora vengono anche transennate ai veicoli). Se si riesce a superare indenni il terribile chilometro dello shopping low cost di via dell’Indipendenza, che è il km più rassegnato per gli uomini e più coinvolgente per le donne (differenze di genere), si aprono davanti agli occhi le tre piazze divise dal palazzo merlato di re Enzo (figlio di Federico II di Svevia, che vi finì i suoi giorni regalmente imprigionato). La piazza di re Enzo, appunto, a est verso le torri. Piazza del Nettuno a ovest, con l’omonima corpulenta statua (“al zigànt”) scolpita dal Giambologna, che sovrasta la fontana, restaurata di recente. Per uno scherzo prospettico non proprio involontario dello scultore, il nume, visto avvicinandosi dall’ingresso della sala-borsa, svela un generoso attributo. Di sera l’illuminazione posta sul palazzo di re Enzo proietta la sinistra ombra del Nettuno sul muro di palazzo d’Accursio. A sud c’è la magnifica piazza Maggiore, dominata dalla basilica di San Petronio, il palazzo dei Banchi, il palazzo del Podestà e palazzo Accursio (sede municipale con la torre dell’orologio e la statua di papa Gregorio VIII, ancorché sormontata dalla lapide “Divus Petronius” perché l’invasore Napoleone non voleva statue di papi). Attenzione! Non è la “piazza grande” cantata da Lucio Dalla: gaffe doppia, perché una piazza Grande si trova a Modena. Una nota curiosità del palazzo di re Enzo sono gli echi che, mettendosi sotto due dei cantoni sovrastati da statuine diagonalmente opposti, permettono di parlarsi a distanza anche sottovoce. Piazza Maggiore è la più ampia delle tre. Vi si effettuano eventi popolari, come il “rogo del vecchione” a capodanno e la rassegna di cinema gratuito all’aperto in estate. Il bordo est del grande marciapiede quadrato che occupa l’intera piazza, chiamato affettuosamente “il crescentone” (la grossa focaccia), verso i portici del Pavaglione e l’ingresso affrescato della biblioteca dell’Archiginnasio, porta ancora i segni di sfondamento lasciati dai cingoli dei carri armati USA nei giorni della Liberazione. La splendida biblioteca della Sala borsa ha la pavimentazione trasparente sotto cui si snodano gli scavi archeologici dei reperti romani, il soffitto finemente affrescato e, al terzo piano, una cyclette con cui simulare una pedalata per le vie del centro. E in fondo a via degli Orefici compare uno scorcio di autentico mrdioevo. Piazza della Mercanzia è un vero gioiello, con l’inconfondibile facciata del palazzo della Mercanzia (o loggia dei Mercanti, o palazzo del Carrobbio), dove avevano sede le arti (corporazioni) e la medievale struttura su travi in legno del palazzo dei Gabellieri, affiancata dalla torre degli Alberici.

Le chiese di Bologna

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4) Bologna la rossa, chiamata così per i suoi colori, visibili soprattutto nei tendaggi ormai lisi e sbiaditi dei finestroni dei palazzi, ha una tradizione politica di sinistra, ma non per questo è atea. Tra gli edifici di culto bolognesi la più conosciuta, la basilica di San Petronio, visibilmente incompiuta all’esterno (è stata rivestita di marmo solo parzialmente), custodisce al suo interno una meridiana solare che corre lungo il pavimento, e il dipinto di Maometto dannato, occultato dietro un tendone per non offendere la sensibilità di altre religioni. Per questo è costantemente pattugliata da esercito e polizia, in quanto obiettivo sensibile. L’altra chiesa famosissima è il santuario della Beata Vergine di San Luca, che svetta in cima al colle della Guardia, visibile anche da chi percorre le autostrade, ed è meta dei pellegrini al termine dei 3 km di percorso interamente coperto da portici lungo 666 archi, che simboleggiano il maligno che si arrende quando arriva davanti alla Madonna. Per chi non vuole camminare c’è il trenino turistico che parte di fianco a San Petronio, ma qualche volte fonde il motore lungo il ripidissimo curvone delle Orfanelle (così chiamato perché c’era un orfanotrofio). Lungo via dell’indipendenza la cattedrale di San Pietro offre la possibilità di salire in cima al campanile,  panoramico ma dalle scale strettissime. Forse la più scenografica e ricca di storia è la chiesa di Santo Stefano, conosciuta anche come “le sette chiese”, perché lo stesso sito ha inglobato via via il primo tempio paleocristiano e, poi le chiese successive, fino all’attuale struttura, che chiude la bellissima piazza triangolare di Santo Stefano, dalla caratteristica pavimentazione a ciottoli. Visibile dietro la stazione con la sua splendida cupola appare la chiesa del Sacro Cuore, monumentale porta d’accesso allo storico quartiere della Bolognina, mentre visibile dell’autostrada, all’altezza dell’uscita 8 della tangenziale, è il campanile della chiesa di San Donnino (quartiere San Donato), con la statua di San Rocco e il cane. Grandiose sono le chiese di San Domenico e San Francesco con i loro sarcofaghi nei piazzali esterni. imponenti sono le chiese di San Giacomo Maggiore e di Santa Maria dei Servi (in cui Pasolini girò una scena). Poco dietro a Santo Stefano c’è San Giovanni in Monte, l’unica chiesa in cima a un’altura, in pieno centro città.