Ormai la corsa a chi arriva prima, fatta di annunci su cui si litigano lo 0,5% in più o in meno, di un vaccino sull’altro si è scatenata! “Gli scienziati” italiani , sponsor dell’uno o dell’altro, hanno abbandonato qualsiasi prudenza, qualsiasi cautela nel lodare il “messia salvifico”! Altri annunci si susseguono a ritmi serati. Da poco si è appreso, da “QuiFinanza blog” che: 

Covid, e se la cura fosse un vaccino già in commercio dal 1979? L’incredibile scoperta

Il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia è stato collegato ai casi meno gravi di Covid-19: lo studio

Chi si è sottoposto al vaccino contro morbillo-parotite-rosolia (MMR) potrebbe avere meno probabilità di ammalarsi gravemente di Covid-19, questo è quello che suggerisce un nuovo studio pubblicato su mBio, una rivista ad accesso libero dell’American Society for Microbiology.

La scoperta ha dell’incredibile perché annovererebbe per la prima volta tra le cure valide contro il Coronavirus un vaccino che – di fatto – è in commercio dal 1979.——-Ed ancora; sempre da “quiFinanza” blog:

Covid, un vaccino dieci volte più efficace: la scoperta

I ricercatori americani dell’Università di medicina di Washington annunciano lo sviluppo di un vaccino più potente degli altri in circolazione Dieci volte più efficace dei vaccini attualmente in sperimentazione. È la scoperta fatta dagli scienziati della “University of Washington School of Medicine” che sostengono come il vaccino da loro prodotto fornisca una risposta immunitaria dieci volte più forte rispetto a quella osservata nell’infezione da Covid-19.

 

“Il vaccino inglese con un’origine italiana.” Dal blog “Start magazine” Maria Scopece  16 novembre 2020

“L’IRBM, azienda di Pomezia di proprietà di Pietro di Lorenzo, ha avuto un ruolo nello sviluppo del vaccino di AstraZeneca. Da circa una decina di anni l’IRBM, società operante nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedica e della chimica organica, ha una collaborazione con l’Università di Oxford. Nel corso degli anni l’IRBM ha sviluppato una riconosciuta expertise nello studio degli adenovirus, ovverosia i virus dell’influenza degli scimpanzé, tanto che è arrivata a individuarne 23 tipi. Perché è importante l’adenovirus dello scimpanzé per il vaccino contro il Covid? Perché gli adenovirus sono utilizzati come veicoli per traghettare all’interno del corpo umano la proteina Spike, quella scoperta a Oxford e responsabile della risposta immunitaria dell’organismo umano contro il Sars-Cov-2. Quando a giugno Oxford individuò la proteina Spike ci furono contatti con l’Irbm di Pomezia ma, secondo quanto detto dal presidente dell’Irbm Pietro di Lorenzo, le incertezze del Governo italiano e la mancanza di un deciso intervento economico – secondo la ricostruzione di Report – crearono uno spiraglio nel quale si inserì il governo inglese di Boris Johnson che mise sul piatto 130 milioni di euro garantendosi la possibilità di scegliere di affidare la produzione vaccinale all’inglese Astrazene”…Tenete ben presente cosa è specificato sopra; tenete ben presente cosa ci ha raccontato  nel suo insieme il video; anche in quest’ultima parte; seguite fino in fondo…ne vale la pena! Probabilmente è già accaduto che a giocare con gli scimpanzè ci si è scottati di brutto; nulla vieta che accada ancora! Buona giornata.

 

crisanti-virologo-600x410DA “IL TEMPO.IT”  Franco Bechis 20 novembre 2020 Incredibile: anche i gran capi di Moderna hanno venduto azioni annunciando il vaccino

L’hanno rifatto. Poche ore dopo l’annuncio dell’efficacia della sperimentazione del vaccino anche i massimi vertici di Moderna (come è accaduto con la Pfizer) hanno trasmesso alla Sec- la Consob americana- l’avvenuta vendita di azioni della società farmaceutica quotata a New York. L’annuncio è stato fatto il 16 novembre e il report Moderna destinato non solo alla comunità scientifica ma anche agli investitori è stato caricato sul sito della Sec immediatamente. Un’ora dopo è stato caricato un altro file: quello che riportava la vendita di 21.046 azioni Moderna con un incasso di circa 1,8 milioni di dollari da parte dell’amministratore delegato di Moderna, Stephane Bancel. Passa mezz’ora è arriva un nuovo file: questas volta è il presidente di Moderna, Stephen Hoge, a comunicare l’avvenuta cessione sul mercato in cinque tranche di circa 20 mila azioni con un incasso di poco superiore a 1,7 milioni di dollari. Tutto mentre da Cambridge il capo ricercatore medico di Moderna, dottore Zvi Tal Zacks, stava comunicando in video conferenza al mondo i confortanti risultati della sperimentazione nella fase 3 del vaccino americano. Lui era in diretta, il suo consulente finanziario invece stava cedendo per lui in borsa in 5 mini pacchetti circa 15 mila azioni di Moderna. La comunicazione alla Sec è arrivata il giorno successivo, 17 novembre e in quella data si trova caricata sul sito della Consob americana. Il dottore Zvi Tal Zacks ha incassato dalla vendita circa 1,4 milioni di dollari. Tutte le azioni da loro possedute erano state loro date con un piano di incentivazione ai manager adottato il 13 marzo 2020.

Dopo Pfizer, anche i manager Moderna dunque sembrano credere poco al successo di quel vaccino nei prossimi mesi e al possibile rialzo in borsa del titolo, tanto da avere venduto subito. E proprio questa scelta sta originando anche nella comunità scientifica più di una perplessità sulla reale efficacia di quei vaccini, come ha spiegato attirandosi l’ira addosso di tutti gli altri il professore Andrea Crisanti.

“Senza i dati non mi vaccino”. Troppa velocità, fasi saltate, conoscenze insufficienti. “Per fare un vaccino, io personalmente, voglio che sia approvato e voglio vedere i dati”, dice Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia all’Università di Padova. Parole che hanno scatenato una lunga scia di polemiche e contro-dichiarazioni.”—–Ma chi si scatena contro Crisanti? Si scatena l’accozzaglia di burocrati da scrivania, che di scientifico hanno solo i soldi versati nelle loro tasche dalle società farmaceutiche, che hanno “magnanimamente” finanziato la pubblicazione  dei loro studi; imageministero_della_salute5219427_1204_giuseppe_conte_supertag20200918_051949-1 a cui si aggiunge un’accozzaglia di politici che si atteggia a “pseudostatisti! Eccoli. Ma possibile che le vendite precipitose, delle proprie azioni, dei vertici delle due case produttrici del “vaccino-messia” non abbiano destato sospetti nelle menti, non dico dei “3 moschettieri + D’artagnan”, ma almeno nel cranio dei due “rinomati statisti”? Io in questa storia stò con il prof. Crisanti; il quale, dopo  queste semplici e logiche dichiarazioni, da star delle tv di stato, conteso da tutti i “conduttori” che si riempiono la bocca di “curve” ed amenerie del genere, è passato ad essere  uno scienziato fuori controllo e non credibile! Ma gli stessi “scienziati” che nella foto sembrano “il gatto e la volpe con l’aggiunta di diabolik”…pinocchio chiaramente è lui: Speranza; gli stessi “scienziati” dicevo, hanno condannato il vaccino russo perché non hanno pubblicato gli studi “scientifici”, come inaffidabile…così come quello dei cinesi. Ma Crisanti non ha chiesto la stessa cosa per i due vaccini euro-americani, si o no? Ed ometto di dire di Fauci:  quando comandava Trump, affermava che il vaccino non poteva essere formulato prima della fine del 2021; “improvvisamente” si rallegra per la lieta novella! Chissà perché…ed   ora vi lascio al quinto episodio del video proposto: “alle origini del male”. Ha una sua morale la storia che stiamo raccontando con i video: col vaccino non si scherza se hai in mano le sorti dell’umanità!…Buon inizio settimana per tutti voi. POST Scriptum: ricordatevi che questa sera torna “REPORT”.

Prima del quarto episodio del video “alle origini del male” proponiamo il successivo articolo del “Tempo” che getta “luce” sulle “ombre” che avvolgono il fantomatico vaccino tutto italiano…buona lettura, buona visione, e…buona domenica!                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Da “Il Tempo.it” 

Francesco Storace 18 settembre 2020—– Il governo di Giuseppe Conte suona la grancassa del vaccino tutto italiano, ma dimentica di svelare che i soldi i soldi dei contribuenti italiani finiscono in realtà a beneficio di una società  svizzera anonima (non svela i suoi proprietari), molto vicina ad una multinazionale come la Glaxo, che le ha pagato finanche la costruzione dei laboratori.Quattrini pubblici spesi quindi senza dire la verità ai cittadini. Nessuna verifica, e una corsa contro il tempo dovuta all’ansia da prestazione del Pd e dei suoi uomini che nella migliore delle ipotesi con milioni di euro dello Stato italiano per il fantomatico vaccino tricolore, faranno avere a misteriosi azionisti utili e dividendi tassati dall’erario svizzero.

L’operazione ha firme di primo livello: i ministri Gaetano Manfredi e Roberto Speranza; il governatore e segretario del Pd Nicola Zingaretti con il suo fido assessore Alessio D’Amato; il presidente dell’istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro e il direttore generale dell’agenzia del farmaco Nicola Magrini; il direttore del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli e il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito; hanno capito o no che dietro la bufala del vaccino italiano c’è chi corre per fare cassa in Svizzera?

Le mani lunghe sul Covid-19 rischiano di far ingrassare qualcuno e chi ha incarichi istituzionali farebbe bene a prestare attenzione a quello che succede anziché lanciarsi a capofitto in improbabili campagne patriottiche. Perché i soldi degli italiani – i primi otto milioni già stanziati da regione e governo – non meritano di finire in terra elvetica, non si sa a chi…

Riunitevi senza telecamere e taccuini dei cronisti, onorevoli della Regione Lazio e ministri del governo Conte. Fatevi portare le carte vere e chiedete a questa società “italiana” che ci promette il vaccino tricolore – la Reithera – se la sua proprietà abbia sede proprio in Svizzera. Già, dalle carte risulta che Reithera sia di proprietà della società anonima di diritto svizzero Keires Ag. In pratica i quattrini che lo Stato versa alla società di Castel Romano si trasformano in utili che incassa una società che le tasse le paga in Svizzera. Nel Cda anche tre ricercatori italiani che preferiscono altri lidi alla tanto amata Patria. E soprattutto madame Jamila Louahed, vicepresidente della Glaxo con delega alla ricerca… Che con Reithera avrebbe sottoscritto un accordo, ai tempi in cui era in vita il compianto professor Riccardo Cortese proprio per la disponibilità dei laboratori di Castel Romano.

La Keires risulta accreditata nella sua natura giuridica presso il Registro di Commercio del Cantone di Basilea come “società anonima”. Non si potrà mai sapere chi incassa i profitti. Meno fanfare e più attenzione. Di più, la partnership sarebbe tedesca e belga. Via le coccarde tricolori.

Appare anche un professore napoletano, Alfredo Nicosia, che un tempo era amministratore della società in questione. Poi, in un certo momento dell’anno di grazia 2017, “decise” di lasciare tutte le cariche che ricopriva all’interno della stessa. Quasi una fuga. Nessuno sa perché.

Salvo rispuntare all’importante riunione del 17 marzo 2020, con ministri e compagnia varia, quasi per parlare di nuovo a nome di Reithera, senza che si siano registrate novità nella compagine sociale e /o scientifica. Nicosia, napoletano come il ministro Manfredi. Di cui è un autorevole collega universitario nella loro città. In quella riunione si sottoscrive un protocollo che assegna tre milioni alla ditta e cinque allo Spallanzani.

Infatti il tutto ha come palcoscenico proprio l’importante ospedale di Roma. Lo dirige la dottoressa Marta Branca, molto apprezzata dall’assessore Alessio D’Amato, accanito fan del fantomatico vaccino tutto italiano. Tra loro due ogni tanto si fa spazio anche il direttore scientifico Giuseppe Ippolito. Eppure, tutti e tre sanno che in quell’ospedale è la prima volta che si fa sperimentazione clinica di un candidato vaccino, e risulta che ci siano state anche difficoltà a  presentare i protocolli  prescritti.

Tanto per capirci, malgrado la grancassa mediatica enorme su stampa e tv, la fase uno della ricerca allo Spallanzani ha riguardato finora un numero irrisorio di volontari. Nel mondo ben otto vaccini sono già in sperimentazione alla fase 3, vaccinando decine di migliaia di volontari e sono in dirittura d’arrivo mancando una manciata di settimane alla validazione finale.

Non si capisce allora come si faccia a vantare successo per una sperimentazione già guardata con scetticismo da larga parte del mondo scientifico. Su questo si spende persino Domenico Arcuri, super commissario praticamente a tutto, che già applaude – pure lui – al “vaccino italiano” di Basilea. Ma non è che nel nome degli “interessi strategici” dell’Italia si sta pensando a far spendere una decina di milioni di euro pubblici per entrare in Reithera a beneficio di chissà quali soci anonimi della società svizzera? Voci maligne circolano dalle parti di Invitalia. E di sicuro la storia avrà molte  puntate…

20121105_notizie_vaccino_antinfluenzale_ecco_come_fare“IN HOC SIGNO VINCES”  MA SOLO SE TI FIDI DI SPERANZA!…                                                                                                                                                       Oggi proponiamo il terzo episodio del video “alle origini del male”. La tesi che la corsa al vaccino per la polio abbia innescato l’AIDS, attraverso i reni dello scimpanzè appare sempre più corposa e probabile. Oggi si corre a caccia di un vaccino contro il covid-19…ed ancora una volta sentiamo parlare di usare un virus dello scimpanzè per veicolare la proteina che dovrebbe poi inbire il coronavirus.  La proteina “spike” che dovrebbe essere il killer del covid, a sentir loro è stata scoperta o creata in marzo di questo anno, mentre cercavano di sviluppare un vaccino fatto ancora una volta con un adenovirus di animale…e poi si va a caccia di come un virus possa fare il salto di specie!  Ma voi ci credete che ad Oxford abbiano creato o scoperta la proteina spike solo in marzo di quest’anno?…io no. E credo  ragionevole supporre, sia accaduto molto tempo prima…con tutti i risvolti che questo, se vero, potrebbe avere. Prima di passare al video, vi propongo un intervista del prof. Crisanti in merito al “messia” vaccino di Speranza  e compagnia…molto interessante. Buona visione.               OME CRONACA da Virgilio notizie 20 novembre 2011

 Vaccino, “io non lo farei”: Crisanti spiega il senso della frase

Andrea Crisanti, docente di Microbiologia all’Università di Padova, è tornato sulla frase che ha scatenato le polemiche: “Il vaccino? Io non lo farei” “Il vaccino a gennaio? Io non lo farei”. Le parole di Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia all’Università di Padova, hanno aperto un vero e proprio dibattito tra gli esperti e scatenato le fantasie, soprattutto dei NoVax. Il virologo è quindi tornato sulla frase incriminata, spiegando il concetto in un’intervista concessa al Corriere della Sera. Crisanti e il vaccino: “Io non lo farei”. E spiega perché

“Ho solo detto che per farlo vorrei vedere prima i dati – ha detto Crisanti – perché vorrei per essere convinto devo leggere una pubblicazione che sia certificata dalla comunità scientifica. La validità non la può decidere un’azienda o la politica. E poi si lamentano che la gente è diffidente“.

Intanto il commissario Arcuri ha già preannunciato che 1,7 milioni di italiani potranno essere vaccinati nella seconda metà di gennaio con la somministrazione di 3,4 milioni di dosi.

L’Italia tra l’altro ha opzionato 27 milioni di dosi di vaccino Pfizer: “Per me non ha senso – ha detto Crisanti – se non c’è il timbro della scienza. Non sono un no-vax ma penso che comportamenti così poco ortodossi nella distribuzione di un prodotto importante possano favorire proprio l’approccio di chi è contrario ai vaccini”.

“Quando uscirà una pubblicazione scientifica – ha ribadito – andrò a vaccinarmi e mi farò pure fotografare”.

Secondo Crisanti “normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino“, ma “è anche vero che questo è il tempo che impiegano le aziende per fare le varie fasi, la 1, la 2 e la 3, in sequenza. In questo caso si è andati veloci e le tre fasi sono andate in parallelo”.

Questo significa prendersi dei rischi “perché se c’è un problema nelle fasi 1 e 2 devi tornare indietro per verificare quello che è successo e quello che è successo al momento lo sanno solo i produttori”.

Crisanti sul vaccino: “Tanti sono stati ritirati dopo la produzione”

Perché aziende leader come Pfizer, Moderna e AstraZeneca dovrebbero esporsi a un clamoroso rischio di insuccesso? “Tanti vaccini sono stati ritirati dopo essere entrati in produzione perché magari è stato dimostrato che non funzionavano o perché sono comparse delle complicazioni”.

“Un vaccino è tale quando – ha aggiunto – chi l’ha prodotto ha convinto la comunità scientifica, non quando decidono loro“.— Bravo il prof.! e pensare che non lo digerisco neanche tanto. Comunque ha fatto delle affermazioni nitide e valide. Con buona pace di Conte, Speranza ed il “povero” Arcuri Che porta sulle spalle la croce che toccherebbe a quei due!