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Nicola D'Agostino

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« PER SORRIDERE UN PO'Baciami ancora Prefazio... »

ANCORA LE "MALEDETTE COSE"

Post n°15 pubblicato il 11 Ottobre 2008 da nick60libri
 

 

Che avvilimento, ragazzi.

Ero un romantico; pensate che, fino a poco tempo fa, ritenevo che l'Autore di un romanzo dovesse scriverlo e poi inviarlo a un Editore che, esaminato lo scritto, decidesse eventualmente di pubblicarlo e quindi promuoverlo al meglio.

  Ahi, ahi, non sono più romantico. Un'arcinota casa Editrice mi ha rispedito indietro la bozza del mio secondo libro, con un rifiuto motivato dal fatto che la pubblicazione della narrativa è attualmente “problematica”, non mancando di rivolgermi i migliori auguri per il futuro.

Grazie!

Tutto avrebbe avuto un senso, però, se a questo rifiuto avessi potuto attribuire, sia pure implicitamente, un qualche apprezzamento negativo esposto con garbo, tanto per non urtare la mia suscettibilità. Giuro, l'avrei mandata giù, con un certo dolore, forse, ma l'avrei fatto. Nulla di tutto ciò, cari amici, perché la bozza mi è stata restituita assolutamente intatta, intonza, immacolata, vergine, come se l'avessi appena imbustata per la spedizione. Dunque nessuno l'ha mai letta!

Ecco, mi chiedo allora: possibile che non sia la semplice logica aristotelica a condurre il viaggio di un manoscritto sino alla pubblicazione, sia pure eventuale, con il necessario presupposto che l'Editore faccia quel per cui esiste, cioè leggersi almeno quanto gli giunge tra le mani? Invece no, c'è una forza misteriosa, potente, figlia dell'abitudine,  che lo impedisce.

Capite, adesso, quel che voglio dire quando incito alla rivolta contro le “maledette cose”?

Continuerò, e non dimenticherò. Non dimentico mai. Prima o poi....

Felice week-end. Nicola D'Agostino

 
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L'INCIPIT DI BACIAMI ANCORA

 

Nonostante la minaccia di un imminente temporale, alle sette del mattino i primi ambulanti, mestamente, collocavano le loro mercanzie lungo il Viale dei Fori Imperiali. Era Novembre e faceva freddo. Athor era giunto da poco a Roma a bordo del suo vecchio ma ben tenuto furgone westfalia rosso, allestito come un mini camper. Lo parcheggiò alla meno peggio nei pressi della Domus Aurea. Tentò di avviare la piccola stufa a gas, sfregandosi le mani, ma l'aggeggio stentò a partire. Provò ancora mentre intonava:

 

Nei cieli bigi vedo fumar dai mille comignoli

Parigi, e penso a quel poltrone di un vecchio

caminetto ingannatore,

che vive in ozio come un gran signore.

 

Proveniva da Sorrento. Le prime ore della notte le aveva trascorse guidando. In autostrada si era fermato un paio di volte presso gli autogrill a bere caffè per restare sveglio. Per esibirsi preferiva giungere sul posto con molto anticipo, così da avere il tempo per il disbrigo delle formalità e riposarsi prima di lavorare. Gli piaceva viaggiare di notte. A notte fonda, quando accedeva nei punti di ristoro delle stazioni di servizio più piccole, un po' stordito dalla musica e dalle vibrazioni della vettura, viveva come in un sogno l'atmosfera piatta che aleggiava nei bar quasi deserti dove i clienti consumavano piano, in silenzio, le loro bevande. Si sentiva come un personaggio del quadro di Edward Hopper più noto: Nighthawaks.

Restò nel camper circa una mezz'ora. Poi scese e raggiunse il Viale. - Qui potrebbe andare bene. - si disse strisciando il piede sulle basole per liberare la zona che aveva scelto dalle cicche.

La presenza del Colosseo garantiva un via vai sufficiente di turisti e la muraglia ad una trentina di metri dinanzi a sé avrebbe consentito un effetto acustico accettabile. Lo spazio era ampio abbastanza per farvi sostare chiunque avesse voluto farlo. Quel posto era proprio l'ideale per ciò che doveva fare Athor.

 

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