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Un blog creato da nick60libri il 18/05/2008

Nicola D'Agostino

a che servono le parole ?

 
 

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PRESENTAZIONE ROMANZO "BACIAMI ANCORA" A BITONTO SABATO 20 MARZO 2010

Post n°24 pubblicato il 14 Marzo 2010 da nick60libri
 

La piccola “Libreria del Teatro” in quel di Bitonto (BA), prende il nome dal ristrutturato Teatro Traetta che gli è di fronte e che a sua volta è un piccolo Petruzzelli. Chi la gestice è Gianluca Rossiello, che  ha trasformato in professione una passione autentica e, udite udite, legge quel che vende, offrendo così informazioni vere sui testi che si accarezzano con gli sguardi e con le mani. E così mi ha organizzato la presentazione del mio Baciami ancora – thriller d'amore e musica, SABATO 20/03/2010, ORE 19,30 presso la piccola, accogliente struttura Arci di Via Labini (nei pressi della c.d. Piazza delle Croci), sempre a Bitonto. Se vi va, potremo vederci già intorno alle 18.00 in libreria e, prima  di raggiungere la sede della presentazione,  addentrarci nei vicoli del borgo antico e visitare gratuitamente il Museo “De Vanna”, un bellissimo palazzo tardocinquecentesco che ospita in numerose sale una collezione di dipinti di un periodo che va dal '500 in poi, tra cui alcuni Tiziano, Velasquez, i Gentileschi e molti altri. Una piccola “Capodimonte”. Da vedere.  

Una piccola libreria, un piccolo Teatro, una piccola struttura, una piccola Capodimonte. I personaggi pucciniani del mio “Baciami ancora” saranno felici.

Non è solo un mondo di ladri.

Vi aspetto.

Nick.

 
 
 

LA CIPRIA DEL MOSTRO

Post n°23 pubblicato il 14 Novembre 2009 da nick60libri
 

 Avete mai visto un mostro darci dentro con la cipria per apparire bello? Non siate frettolosi nel rispondere, pensateci bene. Va bene, ve lo dico (devo fare sempre tutto io....). Allora: il “sistema” è il mostro, la giustizia è la sua cipria. Mi spiego: la storia del crimine dimostra che lo stesso non è eliminabile completamente, e difatti, per quanto le pene siano severe o per buone che siano le condizioni di vita che fanno da cornice alle peggiori malefatte, vi sarà sempre un delitto per cui Rai e Mediaset andranno in brodo di giuggiole, o una truffa, o quant'altro vada a dare uno scossone violento alle serene abitudini delle persone “perbene”. Del resto si tratta di episodi eccezionali confinati in una cornice domestica - che pur stuzzica appetitose prurigini di varia natura - e contro i quali non v'è provvedimento che possa azzerarli. Ma le cose sono un po' diverse in ordine ai reati commessi dalla criminalità organizzata, perché una precisa volontà politica di debellare fenomeni come il traffico di droga, di armi, di sfruttamento dei più deboli, io non la vedo. Non dico che ogni singolo governante che si insedia nei posti di potere sia determinato a rendersi direttamente complice degli illeciti menzionati, questo no. E' il sistema nel suo complesso che reca in sé una sorta di infezione cronica, una specie di tumore che non è possibile estirpare completamente senza ledere organi vitali della economia mondiale. Una buona parte del prodotto interno lordo mondiale, sebbene non scritto (ovviamente) nei bilanci ufficiali, è costituito da una voce sicura ma nascosta: il crimine organizzato. Milioni (se non miliardi) di persone vivono grazie al danaro ricavato dal crimine organizzato, o direttamente da questa attività illecita (il che li rende vulnerabili perché complici), o, cosa ancor più interessante, inserendosi nella rete delle attività lecite create per il fenomeno a cui il crimine è costretto a ricorrere dopo aver prodotto danaro “sporco”: il riciclaggio. Ci sono negozi di ogni tipologia, (forse anche studi professionali?) dove i lavoratori che operano possono anche ignorare che ciò che gli ha consentito di sentir proferire la fatidica parola: assunto! sia stato il danaro proveniente dal meretricio di qualche nigeriana sfruttata per vendere il suo corpo (è solo un esempio: fate volare la fantasia per reperirne altri). Se ad un tratto fossero debellate tutte le attività del crimine organizzato, l'economia del mondo imploderebbe e per lungo tempo avremmo povertà e carestie. Altro che qualche innocua recessione! Insomma, una motivazione effettiva per eliminare il fenomeno non c'è. Non è questione di risorse, di collaborazioni internazionali, eccetera. E' un dilemma a sfondo economico: Senza crimine, non si mangia, o non si mangia così bene. Il bravo Magistrato, il bravo Carabiniere e chiunque altro soggetto chiamato a vario titolo a combattere, a reprimere ciò che in realtà non conviene eliminare, il sistema giustizia nel suo complesso, insomma, sembra usato più come una sorta di vasca del “troppo-pieno” per limitare gli eccessi della criminalità, il travalicamento di un perimetro non disegnato e pur presente, quello delle persone “perbene”, che non devono vedere, non devono sapere, non devono turbarsi. Il sistema delle persone “perbene” si è organizzato. Si organizza ogni giorno. Ogni giorno è una gran festa. La faccia del sistema, quella vera, è decisamente orribile. E' la faccia di un mostro, ma usa la buona giustizia per truccarsi, per nascondere gli orrori profondi e presentarsi “bello”. Ma è solo un po' di cipria sulla faccia del mostro.

Nick.

 
 
 

Quando esser forti è una debolezza

Post n°22 pubblicato il 18 Settembre 2009 da nick60libri
 

 

Bentrovati. Non so a quanti potrà interessare, ma ve lo dico lo stesso: ho smesso di fumare. Forse vi interesserà di più sapere che in Italia ci sono ottantamila morti all'anno per cause legate al fumo di sigarette. Ottantamila, ragazzi. Ah, per distrarmi e non pensare al fumo decido di farmi un bel giro sul mio capriccio: una Mercedes Cabrio. Bella, tutta nera. La guido, la tiro un po', giusto per. E non penso al fumo. Ma mi metto a pensare agli incidenti d'auto. In Italia muoiono 3.500 persone all'anno per gli incidenti stradali, i più dovuti alla velocità. I feriti sono 103.000, fra gravi e non. Mi passa la voglia di guidare. Lascio la macchina e torno a casa. Mi immagino di farmi una bevuta di qualcosa, almeno, così mi dimentico del fumo e non rischio di ammaccare la mia bella Mercedes. Ma penso che in Italia muoiono 30.000 persone all'anno per cause legate al consumo di alcol. Dunque dunque: per stare solo alle dipartite, tra fumo, auto e bere ci sono 113.500- morti ogni anno. Già. CENTOTREDICIMILAMILACINQUECENTO. Una cittadina all'anno. Via. Spazzata dall'Italia. Una media di 310 persone al giorno. Ogni giorno, chiaro? Lutti, dolori, difficoltà di tirare avanti per chi resta e costi sanitari e sociali infiniti. E a fronte di questa strage continua e progressiva c'è ogni tanto uno spot blando contro il fumo, un servizio su un incidente (chissà poi perché ne scelgono alcuni e altri no), e sull'alcol una tiratina d'orecchi appiccicosa come il miele. Praticamente il silenzio. Fa molta più notizia un singolo delitto morboso, con Rai e Mediaset che vanno in brodo di giuggiole per le oceaniche trasmissioni che ci tirano su. Già, si dirà, ma i 113.500 son matti, sfortunati ma colpevoli. Han fumato troppo, viaggiato troppo veloci, bevuto troppo. E' un troppo legato a una scelta personale. Uhmm, non è proprio così. Il fumo, ad esempio, dà dipendenza e si tende a fumare un numero sempre maggiore di sigarette. Per questo si fanno cause alle aziende produttrici e si vincono. Dunque non sono colpevoli i soli consumatori. E gli incidenti d'auto? Teniamo a mente i limiti massimi di velocità, che sono 130 in autostrada e guardiamo le pubblicità delle auto: mezzi scattanti, che con grinta mordono la strada. Alcune sono enormi e fanno paura. Se la velocità fosse contenuta entro i 130 all'ora perderebbero il loro charme. Si ritornerebbe alla cinquecento con le porte a vento da non cambiare mai. Dunque c'è un invito implicito ma chiarissimo che mi rivolgono: fregatene dei limiti di velocità e comprati questa super-macchina. Io me la compro, e sono un automobilista tutto sommato modello. Mi limito. Ma, tutti lo sanno, al momento opportuno, quando magari sei un po' su di giri e per strada non c'è traffico, ti dici che la macchina “soffre” e arriva puntale quel momento. Si affonda il piede sull'acceleratore. Che figata. Si fa, si fa. Si è complici. Insomma, si fabbricano cose sapendo che è impossibile evitarne l'abuso. Anzi, si fa finta di ignorare che l'abuso sia parte delle motivazioni più profonde che portano all'acquisto. Motivazioni sollecitate in via subliminale, come dimostra il fatto che si costruiscono auto che vanno a trecento all'ora nonostante il limite di velocità massimo sia di 130, sapendo che solo la possibilità di superare quel limite potrà determinarne l'acquisto. E come dimostra il fatto che si vendono pacchetti di sigarette da venti unità o, bontà loro, da dieci, e non da due o tre. E come dimostra il fatto che si vendono superalcolici a litrate e sono out le bottigliette da un goccetto “giusto per”. Ma consoliamoci: sul pacchetto di sigarette ci avvisano che il fumo uccide, così ogni volta che fumiamo e restiamo vivi ci convinciamo d'essere immuni e fumiamo ancora di più. E' il messaggio iniziale che è ambivalente, schizoide. Ti dicono contemporaneamente sia che una cosa non si fa e non si deve fare (viaggiare veloci o fumare o bere troppo) e sia che viaggiare veloci o fumare molto o ubriacarsi è bellissimo. A questo messaggio, puntualmente, si risponde nello stesso modo schizoide, e cioè ripromettendoci che quella cosa non la dobbiamo fare per poi puntualmente farla. Morale? Quella “macro”, di carattere sociale, è che va riconosciuto che, tranne rari casi che non possono far testo, purtroppo le umane capacità di autodeterminazione sono messe talmente a dura prova dalle sollecitazioni subliminali che forse un bel periodo di proibizionismo potrebbe far maturare un diverso atteggiamento verso ciò che è bello ma fa male. Naturalmente non accadrà mai. Troppo forti gli interessi economici che gravitano attorno ai 310 morti al giorno. Ogni morto avrà fruttato a chi produce e vende, Stato compreso, un bel po' di danaro. Pronti ad abbracciare quello che lo soppianterà. Chi potrebbe aver mai interesse vero a debellare il fenomeno dell'abuso? La morale “micro”, di carattere personale, è che nella decisione di smettere di fumare ho scoperto completamente la mia debolezza. Si, la mia debolezza. Perché tanto mi sarebbe piaciuto essere così forte da impormi di fumare due, tre sigarette al giorno, dopo un caffè, o dopo i pasti, e gustarmi in pace e senza rischi estremi un così morigerato e perciò dolce vizio (tanto non averne non ti fa vivere eternamente e senza malattie). Ma le alchimie per realizzare questo obiettivo sono miseramente naufragate. E' stato più facile smettere completamente. I primi giorni a guaire, ma poi, il tempo, ha distrutto persino il vizio. Non resiste nulla, al tempo. Nemmeno il nulla. Forse nemmeno il tempo. Il tempo distrugge il tempo? Mah, meglio non approfondire. Vi saluto. Vado a dormire. Spero di sognare d'essere un tabaccaio.

Nick.

 
 
 

Realtà e immaginazione non si escludono; sono amanti

Post n°21 pubblicato il 27 Giugno 2009 da nick60libri
 

 

Lo scorso 25 Giugno, durante la prima presentazione del mio “Baciami ancora”, l'intervistatrice di una emittente televisiva, particolarmente efficace  (le immagini del servizio sono su:http://www.youtube.com/watch?v=arij69ic_hI), mi pone una domanda sul rapporto che può esserci tra la realtà che mi tocca affrontare come Avvocato e la libertà di immaginare cose mentre scrivo un romanzo o un racconto. Era sottinteso, per quello che ho potuto avvertire, un implicito parallelismo di carattere freudiano tra i sogni,  che costituirebbero il soddisfacimento dei desideri inappagati relegati nell'inconscio,  e lo scrivere storie,  che rappresenterebbe una fuga dalla realtà, uno sfogo, per così dire. Ci penso. Potrebbe anche essere. Istintivamente si sarebbe portati a dire: si. Ma non è così banale, credo, in generale, perché quello che dirò vale per tutti. Infatti la realtà si prende lo spazio che vuole (senza chiedere: è permesso?) ma noi reagiamo, perché siamo colpiti da ciò che vediamo, dai suoni, da tutte le percezioni, creando immagini che però non si consumano per il loro solo interesse. Se restiamo affascinati da un oggetto o da uno sguardo o se siamo vittime di un abuso, creiamo immagini. Contrapponiamo alla realtà una nuova posizione esistenziale rispetto ad essa perché dopo averla subita la modifichiamo per quello che ci è possibile rispetto ad una situazione data, grazie alla nostra capacità di pensare, grazie alla nostra immaginazione, operando poi scelte pratiche sempre differenti. Dopo averlo fatto, la combinazione dei fattori di realtà e immaginazione si modifica. E poi si modifica ancora (quanto mi piace 'sta parola: ancora). Il meccanismo non è diverso quando si scrive, con un effetto di onde concentriche che si allontanano dal punto e dal momento in cui il libro viene scritto. Se nel vivere di ogni giorno incontro una persona e vedo un posto che si imprime nella memoria per un qualche particolare, immagino una storia e la scrivo. Questo mio scritto ha la capacità di modificare la mia stessa relazione con il mondo esterno. L'attenzione sul particolare accende la fantasia ed estende la percezione che ho di esso oltre il limite del sensibile. Ma non lo mortifica (il sensibile), non lo nega. Lo supera per crearne un altro, diverso, perché modifica il mio rapporto con le cose, con la realtà, modifica, cioè: il mio comportamento. Ed è vero anche per gli altri. Il mio libro, infatti, scritto grazie all'immaginazione, viene poi letto. La lettura accende la fantasia di chi mi regala la sua attenzione e dopo, il lettore, in un piccolo anfratto della sua mente manterrà il ricordo di quelle fantasie che esploderanno alla vista di un qualcosa del reale che le si avvicina. Sicché modificherà il proprio comportamento, anche se di poco, ma di quel tanto che il corso delle cose non sarà segnato dalla consecuzione a cui era destinato senza l'intervento di quelle immagini di fantasia, scegliendo, ad esempio, di assistere ad un Opera lirica, quindi di incontrare persone che non avrebbe mai visto, di intrecciare dunque altre relazioni, di..., in Uno: di fare “altre cose”. Ecco, la realtà è modificata. Un'altra vita nasce, pronta a sua volta ad essere ancora (e quanto cavolo mi piace 'sta parola: ancora) aggiunta a un'altra creatura che le è figlia, ma non è la stessa cosa. Un'altra “cosa”. Insomma, gli è che la realtà e l'immaginazione possono essere analizzate come esseri distinti solo per necessità descrittive, speculative, ma hanno la stessa sostanza. Si tratta di entità ermafrodite avvinghiate che fanno l'amore tra loro da sempre e per sempre, sempre feconde, sempre gravide, sempre in simbiosi, un corpo unico, non divisibile. Partoriscono in ogni istante della nostra esistenza. Amanti instancabili e fedelissime. Sarà questo, il vero Amore?

Dal vostro Nick, il domatore delle “cose”.

 
 
 

IL TEMPO SI DILATA

Post n°20 pubblicato il 22 Maggio 2009 da nick60libri
 

Atmosfera tipo "Eleganza del riccio". Stamani mi fermo presso l'abitazione di Giorgio Saponaro per consegnare in portineria la prima delle copie stampate che mi sono pervenute di "Baciami ancora". Glielo dovevo, visto che mi ha scritto la prefazione ed è stato prodigo di disinteressati complimenti per me (diversamente non avrebbe potuto essere). Il portiere, mentre dà di ramazza nell'androne con la testa china, solleva il capo,   butta uno sguardo sul mio libro e gli si illuminano ancor più del naturale i suoi occhi di smeraldo. Prende la copia come se fosse d'oro e mi trascina nel gabbiotto. Penso: "uhé, speriamo che non gli sia troppo simpatico,  va". Dice:

- lei è uno scrittore!

-già.

-capita a fagiolo! Vorrei un consiglio perché scrivo anch'io.

-urka! ma sei a contatto diretto con Saponaro. Chi meglio di lui...

-si, mi ha già dato dei consigli. Ora ti leggo qualcosa.

Prende una delle decine di agende che ha riempito di pensieri scritti a mano e inizia. Io guardo l'orologio e rimugino che non ho tempo per ascoltarlo. Mi dico che devo andare in Tribunale a sbrigare delle faccende. Non posso star lì  dietro alle astruserie letterarie di un portiere. Ma proprio allora, mentre lui legge con passione ciò che ha scritto, ecco che il tempo si ferma. Io avevo programmato la mia mattinata, fatta di incombenze, di atti da consegnare, di persone da incontrare,  e la letteratura si infila di forza negli interstizi temporali del reale,  facendomi sembrar vano, senza di essa, quel che dovevo fare. Quando mi capiterà  più di incontrare un portiere-scrittore? - mi domando-. E lo ascolto: la sua voce vibra seguendo le parole scritte, le osserva, le accarezza, mente i condomini lo salutano, salendo o scendendo le scale che portano all'ammezzato dove si trova la porta dell'ascensore. Lui risponde con cenni della mano quasi per dire: si, si, ciao, ma ora  non disturbatemi! Anch'io sento la pressione del lavoro che dovrei completare, dei minuti che trascorrono, e ne ho fastidio, perché so che di ciò che seguirà della giornata non serberò alcun ricordo preciso, perché l'attenzione sarà distribuita, polverizzata sul pratico accadimento dei fatti. Ma quel momento, quell'istante che sospinge fuori da sé ciò che non è il pensiero scritto dal portiere, è come se volesse dilatarsi con il ricordo di un episodio inconsueto che è già quasi trascorso ma che si forma e si fissa nella memoria. Quello lo terrò a mente. Ciò che ho fatto di diverso, no. Tempo dilatato, il ricordo di un portiere che scrive e legge sé stesso. Ottima cosa. Rende utile tutto il resto. Vi auguro che capiti un fatto simile anche a Voi. Buon w.e.. Nicola D'Agostino

 
 
 

i figli so' "piezz'e core", ma un poco pure "piezz'e ..."

Post n°19 pubblicato il 16 Maggio 2009 da nick60libri
 

Ma la vuoi finire? Ma ti rendi conto? Con quello che succede in Italia e nel mondo ti metti a piantar grane come questa? Con il Berlusca che vuol depenalizzare l'uxoricidio e Franceschini che è contrario ma sotto sotto ci spera per regolare i conti con la propria moglie? Con la crisi economica che c'è in giro?  Scusate, gentili Signore ed egregi Signori, ma non ne posso proprio più. Ho avuto l'infelice idea di omaggiare con un video "Baciami ancora", il mio "figlio" più piccolo, e sapete che è successo? Non ci crederete. Beh, "La caratteristica L", il mio "primogenito", s'è incazzato da morire e non passa giorno che non si lamenti. E "vuoi più bene a quello là", e "io sono il più grande", e via a menar frustate ai padiglioni auricolari. Insomma, per farvela breve, mi ha costretto a creare un video anche per lui. Non solo: s'è messo  pure a ridere a crepapelle quando ha visto quello girato per il germano, definendo l'autore, cioè io,  "il fratello scemo di mortimer" a causa dei toni cupi che caratterizzano il filmato. E quindi, dopo un "adagio",   mi toccherà  adesso esibirmi anche in un  "allegro", pur di assecondare questo impiastro di cellulosa!  Abbiate pazienza, per favore, tra qualche giorno realizzerò il nuovo video e mi raccomando: guardatelo e, anche se doveste trovarlo  disgustoso (come certamente sarà), commentate in modo entusiastico questa mia sortita con frasi del  tipo: splendido, altro che Muccino! Meraviglioso, altro che Fellini! e via discorrendo. E' l'unica maniera per togliercelo di torno, il mostriciattolo di carta (a parte quella di leggerlo, naturalmente). Si sa, del resto, che i figli so' piezz'e core, oltre che piezz'e....   Mah!      Nicola D'Agostino 

 

 
 
 

Ci si mette pure Muccino

Post n°18 pubblicato il 20 Aprile 2009 da nick60libri
 

Che pizza! Come se non bastassero le difficoltà che mi creano gli Editori indolenti, adesso mi toccherà pure sorbirmi commenti poco onorevoli sul fatto che Muccino, dopo che ho scritto il mio "Baciami ancora",  s'è messo a girare un film che ha lo stesso titolo. Non facciamo confusione! Il mio è un romanzo, un thriller d'amore e musica, è precedente al film e non ha nulla a che "vedere" con esso. Ma nessuno mi crederà, temo. Si penserà che ho voluto scimmiottare il regista o, peggio, usurpare il titolo. Se incontro Muccino... 

Nicola D'Agostino

p.s. ma che è il "trackback"?

 
 
 

Baciami ancora Prefazione di Giorgio Saponaro

Post n°17 pubblicato il 22 Febbraio 2009 da nick60libri
 
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Prefazione

di Giorgio Saponaro


Prima di tutto la necessità inderogabile che una storia credibile venga rappresentata, raccontata nella maniera che l'Autore si è scelto (o è stato scelto) per narrare le vicende che ora più gli stanno a cuore, per tentare di trascinare così il lettore in un mondo certamente più reale di quello che vive, nonostante tutto, ogni giorno. Una realtà viva, vera e credibile, immortale, dunque, com'è quella dell'arte.

Allora, dov'è il cuore che batte sicuro, sostenendo e dando vita al libro di Nicola D'Agostino “Baciami ancora”? Certamente ed inequivocabilmente nella musica di Puccini (Gianni Schicchi, Manon, Bohéme) che fa da colonna sonora alla storia di Athor Zicowsky, artista di strada.

Come Athor, siamo tutti “artisti di strada”, con più o meno fortuna. Parenti, amici, conoscenti, lettori, in questo caso, formano il nostro pubblico -folto o meno folto- per il quale ci esibiamo.

E per i lettori di questo secondo, felicissimo libro di Nicola D'Agostino, anche il suo Autore è, certamente, un “artista di strada” che canta e narra una storia onnicoinvolgente in cui l'atmosfera è quella di un George Simmenon.

Dunque la musica, il melodramma di Giacomo Puccini e la poesia del Vate (Gabriele D'Annunzio), in una visita con la bella Caterina Vinci nel museo pescarese dedicato al poeta.

Athor canta e scherza con il suo pubblico di bambini e adulti e con il suo fare affascina e seduce la bella Caterina.

Una storia che affascina con immediatezza per la sua atmosfera, appunto alla Simmenon; dove tutto è chiaro, tutto è vero, tutto è inventato. E ogni cosa, personaggi e vicende, funzionano alla perfezione.

E qui le parole, che sono solo dei simboli, si trasformano in sapiente scrittura che narra la storia e che, inequivocabilmente, non potrebbe essere diversa da quella che è e che con tanta strabiliante chiarezza Nicola D'Agostino narra, racconta. Una scrittura piana che prende le mosse da una personale cultura che tutto tramanda e che si trasforma, prontamente, in una realtà concreta che tutto rappresenta. Per l'Amministratore, il socio della “Sempresorrisi”, nonché per la segretaria Anna Solaris, la vicenda s'intrica e ci sono anche le intercettazioni telefoniche, oggi, in Italia, di gran moda.

Intanto Puccini con la sua musica continua a tenere a bada il vecchio Verdi e con la musica ammalia sia Caterina Vinci che la stessa Anna Solaris: ha ragione Athor ad amare tanto Caterina. Ma sono sempre gli innocenti a pagare per primi.

Per quanto riguarda il secondo libro, questo “Baciami ancora” di Nicola D'Agostino è la prova più difficile da superare, e l'Autore ce la fa, ampiamente.

Allora non sono nove personaggi in cerca di Autore (in luogo dei sei pirandelliani) ma Athor Zicowsky, Caterina Vinci, Remo Costa, Mario Tosches, Anna Solaris, Patrizia detta “Patti”, Conte, Armenti e Bardi, che hanno trovato in Nicola D'Agostino il loro Autore, il loro regista, il loro musicista.

                                                                              Giorgio Saponaro

 
 
 

ANCORA LE "MALEDETTE COSE"

Post n°15 pubblicato il 11 Ottobre 2008 da nick60libri
 

 

Che avvilimento, ragazzi.

Ero un romantico; pensate che, fino a poco tempo fa, ritenevo che l'Autore di un romanzo dovesse scriverlo e poi inviarlo a un Editore che, esaminato lo scritto, decidesse eventualmente di pubblicarlo e quindi promuoverlo al meglio.

  Ahi, ahi, non sono più romantico. Un'arcinota casa Editrice mi ha rispedito indietro la bozza del mio secondo libro, con un rifiuto motivato dal fatto che la pubblicazione della narrativa è attualmente “problematica”, non mancando di rivolgermi i migliori auguri per il futuro.

Grazie!

Tutto avrebbe avuto un senso, però, se a questo rifiuto avessi potuto attribuire, sia pure implicitamente, un qualche apprezzamento negativo esposto con garbo, tanto per non urtare la mia suscettibilità. Giuro, l'avrei mandata giù, con un certo dolore, forse, ma l'avrei fatto. Nulla di tutto ciò, cari amici, perché la bozza mi è stata restituita assolutamente intatta, intonza, immacolata, vergine, come se l'avessi appena imbustata per la spedizione. Dunque nessuno l'ha mai letta!

Ecco, mi chiedo allora: possibile che non sia la semplice logica aristotelica a condurre il viaggio di un manoscritto sino alla pubblicazione, sia pure eventuale, con il necessario presupposto che l'Editore faccia quel per cui esiste, cioè leggersi almeno quanto gli giunge tra le mani? Invece no, c'è una forza misteriosa, potente, figlia dell'abitudine,  che lo impedisce.

Capite, adesso, quel che voglio dire quando incito alla rivolta contro le “maledette cose”?

Continuerò, e non dimenticherò. Non dimentico mai. Prima o poi....

Felice week-end. Nicola D'Agostino

 
 
 

PER SORRIDERE UN PO'

Post n°14 pubblicato il 05 Agosto 2008 da nick60libri
 

 

Fratelli carissimi. Mio padre, ovviamente, aveva il mio stesso cognome (D'Agostino) ed insegnava matematica e fisica. Sull'elenco telefonico, quindi, appariva: Prof. D'Agostino.

A Bari, coincidenza, esercitava la propria attività di cardiologo il Prof. D'Agostino, molto rinomato. Capitò, un giorno di Maggio di molti anni fa, che a casa mia giungesse la telefonata della Sig.ra.....(non mi ricordo più) e che rispondesse mio padre, il quale aveva un alunno nella sua classe che portava proprio il cognome della Signora. Questo il tenore della telefonata, più o meno.

  • Buonasera, sono la Sig.ra...........

  • Ah, Buonasera, Signora, e io proprio con lei volevo parlare...

  • Si? Allora ci sono novità per mio figlio?

  • E chiamiamole novità!

  • In che senso, professore?

  • Nel senso che stiamo andando di male in peggio!

  • Ma Professore, lei l'ultima volta mi ha detto che c'erano ottime speranze...

  • Signora, io quella volta le ho solo detto che se fossimo riusciti a vedere una qualche ripresa da parte di suo figlio gli avrei dato volentieri una mano. Ma ormai, adesso....

  • Professore, lei mi sta facendo sentire male!

  • E che esagerazione!

    La telefonata andrò avanti ancora per un pezzo, tra i pianti e singhiozzi della povera donna, fino a quando lei, con la voce strozzata, domandò:

  • Professore, allora me lo dica sino in fondo: mio figlio ce la farà o no? 

  • Cosa vuole che le dica, Signora, per Giugno certamente no; per Settembre, forse si....

    Solo a quel punto la Signora e mio padre si resero conto ell'equivoco e, dopo i primi momenti di incredulità, esplosero in una risata la cui eco ancora odo ogni volta che rimetto piede in casa di mia madre.

    Fratelli, dalla vita si traggono spunti di amarezza e di gioia che nessun romanziere sarebbe in grado di inventare (a parte me, naturalmente). Buone ferie a tutti. N.D.

 
 
 

IL DA-DA-DA

Post n°13 pubblicato il 31 Luglio 2008 da nick60libri
 
Tag: dada, Libri

 

Gentilissimi Fratelli. Io sono giunto a questa conclusione, frutto di una geniale intuizione: se in Italia c'è così poca gente che legge i libri, non è perché si è una massa di incolti lecca-tv. La verità, io dico, è che la maggior parte dei libri è una vera chiavica e chi ci mette le mani su, il più delle volte, si addormenta prima della fine della prima pagina per la noia e un vago senso di disgusto. Proprio così, premi vari compresi. Anzi, soprattutto quelli. Perché? E me lo chiedete? Va bene, vi rispondo: così come in tutti gli altri settori, anche in questo il mercato è assolutamente bloccato ed appannaggio di Editori senza fantasia che vendono cultura come si trattasse di preservativi Meno male, fratelli, che un po' ci salva Internet, ma solo un po', credetemi. Che fare? Continuare, insistere, e, soprattutto, affidarci al DA-DA-DA. E che è 'sto DA-DA-DA? Volete proprio farmelo dire? Va bene, risponderò anche a questa vostra domanda. CURIOSI !!! Dunque, dovremmo tutti quanti andare nelle librerie d'Italia e fare una specie di sit-in, una protesta, una astensione dall'acquisto e costringere ad eliminare dagli scaffali tutti i libri per far restare solo quelli di Dante, d'Annunzio e ... D'Agostino. Sissignore, il DA-DA-DA, per qualche mese unici libri rintracciabili. Dopo, la gente si sarà riavvicinata con gusto alla bellezza della lettura, gli Editori avranno capito l'antifona e vedrete che daranno spazio ai libri buoni e che si venderanno per questo, solo per questo. Il DA-DA-DA salverà l'Italia dalla rovina, dalle fiction e dai reality show. Fatemi sapere qualcosa in proposito, eh? Ciao a tutti, “grandi fratelli”.

 

 
 
 

LA STORIA DI ECO

Post n°12 pubblicato il 21 Luglio 2008 da nick60libri
 
Tag: Eco, mito, ninfa

 

Leggete o rileggete la storia di Eco.

Eco era una ninfa dei boschi dalla voce incantevole, soave, ingenuamente ammaliatrice. Zeus se ne servì per intrattenere Era, la sua consorte, mentre lui andava in giro ad amoreggiare con belle dee, ninfe e comuni mortali. Era, dopo qualche tempo, si avvide che il marito se la filava quando Eco cantava e scoprì il trucco. A Zeus gliene disse quattro (altro non poteva fare) ma si vendicò con cattiveria nei confronti della incolpevole Eco, togliendole il dono della parola. Da quel momento Eco poté solo ripetere l'ultima parola del suo interlocutore. La povera Eco vagò per i boschi ed incontrò Narciso, di cui si innamorò perdutamente. Le sue labbra di rosa si schiudevano dolcemente ai baci di lui. Ma presto Narciso si stancò di lei, perché si limitava a ripetere sempre l'ultima parola di lui, e si innamorò di sé stesso. Eco, avvilita, si lasciò morire per la tristezza e gli stenti. Zeus ne ebbe pietà e la trasformò in una roccia. Per questo, e non certo per una questione fisica, la nostra voce torna al mittente quando gridiamo in una valle. Ricordiamocelo, quando capita. Buona serata a tutti voi.

 
 
 

E ADESSO PRENDO A SASSATE ANCHE LA SINCERITA'. CON UN ALTRO PASSO DEL LIBRO.

Post n°11 pubblicato il 18 Luglio 2008 da nick60libri
 

 

  • Lei -disse poi rivolgendosi a me-, lei per tutto il tempo che è stato al mio servizio ha serbato odio e rancore, e mi ha ingannato fingendo di collaborare attivamente alla stesura della relazione. Grande interpretazione. I miei complimenti. Soddisfi una mia curiosità: mai stato sincero in vita sua?

Strano modo di dire comunque l'ultima, pensai, e da che pulpito veniva la predica!

  • La sincerità è un dire ciò che si pensa: per puro amore di questa verità diresti ad uno storpio che è storpio? Ad un malato di cancro che sta per morire? A tua moglie che hai un'erezione se vedi un bel maschietto? - intervenne Andrea nuovamente in mia difesa-. No, perché un modello assoluto di sincerità non esiste e se davvero tutti fossero sinceri in ogni circostanza il mondo non esisterebbe più. La civiltà intera si è evoluta, non so se in bene o in male, più grazie alle menzogne che alla sincerità. Non puoi fare affidamento sulla sincerità in senso assoluto perché questo falso baluardo di virtù prima o poi vacilla e cade sotto i colpi della necessità o della debolezza, trascinando tutte le aspettative che la presuppongono. In verità è un elastico che si deforma per adattarsi alle convenienze del momento perché si è sinceri solo quando si pensa che ciò porti un vantaggio, per sé o per il prossimo. Non è detto che sia un male l'assenza di sincerità. La sincerità non è un sentimento che da solo si impone. E' solo una scelta che si propone. Un mero atto della volontà.

  • Mi fate paura. Per quello che dite e per quello che fate -il Comandante così rispose sbuffando lievemente e chiuse l’uscio appena fummo fuori dalla sua alcova. Erano le 12.00-.

 
 
 

E ADESSO TOCCA ALL'AMICIZIA E ALLA FAMIGLIA

Post n°10 pubblicato il 17 Luglio 2008 da nick60libri
 

 

Credo sia stato Kant, per primo, ad affermare che è la struttura stessa del linguaggio a rendere impossibile il parlare sensatamente di concetti che rasentano l'infinito. La riprova? Chiedete al miglior pensatore che cos'è l'Amore, o Dio, e vi ritroverete avviluppati in articolate, stucchevoli, retoriche arrampicate sulle parole. Ma mentre l'Amore o Dio (che forse sono la stessa cosa) ce li sentiamo come parte del nostro essere, non è così per l'Amicizia, che è certamente un acquisto più recente della ragione. Anche su questo concetto, peraltro, non mancano improbabili virate teoriche che non mi hanno mai convinto del tutto, Cicerone in primis. Vediamo cosa si può fare per capire che cavolo è l'Amicizia (la struttura del linguaggio dovrebbe consentirlo). Ahimé, temo che, ormai, per “amico” si intenda più che altro qualcuno a cui chiedere aiuto nel momento del bisogno, di solito a scapito di qualcun altro, come accade quando, ad esempio, nella pubblica amministrazione o negli ambienti di lavoro in genere, una pratica dell'Amico viene trattata prima rispetto a quella di qualche poveraccio che, senza l'intervento della “amicizia”, sarebbe stata istruita naturalmente prima. Così si fa a gara a chi c'ha più amici. Il Notaio, l'Ingegnere del Comune e così via. Chi più ne ha, tanto meglio vive. La degenerazione a cui si è pervenuti trova la sua massima espressione nel linguaggio dei mafiosi, quando si rivolgono enfaticamente ai loro “AMICI”. E vi dirò di più. La stessa matrice egoistica permea completamente il concetto di “famiglia”, perché è generalmente intesa come nucleo assolutamente chiuso dove i componenti pattuiscono una mutua assistenza e allevano guerrieri contro il resto del mondo, vissuto come un nemico da fronteggiare e da combattere per carpirne quanto di buono è possibile, arricchendo il proprio nucleo a scapito degli altri che, a loro volta, replicheranno lo stesso comportamento. Quando poi la famiglia si sfascia, per separazioni o perché i figli si sposano, le lotte diventano tra i sottosistemi (vedi le cause in materia di famiglia e in materia di eredità). Un ruba-ruba generale. Anche qui i mafiosi fanno scuola: “LA FAMIGLIA!”. Io credo che se il mondo fa così schifo è proprio per questo modo di intendere l'Amicizia e la Famiglia. Certo, non è così per tutti, ma temo che così sia per i più. Propongo quindi di abolire i termini di “Amicizia” e “Famiglia”, sostituendoli con l'unico, più antico e nobile, di “Fratellanza”. Questo dovrebbe dare uno scossone alle abitudini, almeno per un po', e consentire un'ottica diversa e più appagante. Qualora poi anche la fratellanza, dopo questo primo periodo, dovesse soccombere agli istinti, ne troveremo un altro in grado di ingannarli. E così via. Per questo voglio salutarvi così: a presto, Fratelli.

 
 
 

ANCORA SULL'ESPERIENZA Vi voglio tediare un pò riportando un passo del mio libro

Post n°9 pubblicato il 16 Luglio 2008 da nick60libri
 

....

Un Lunedì l'Ufficiale responsabile del reparto chiamò noi reclute a rapporto. Questi aveva un viso tondo e paffuto, occhi ben dentro le orbite, naso a patata, labbra sottili ed un'ampia pelata. Era sul bassino, quarant'anni circa, con una pancia che lo invecchiava non poco. Da vomito.

  • ragazzi, sarà meglio chiarire subito una cosa -esordì- voi siete qui per conseguire la patente alla guida dei mezzi militari sino a 35 quintali. Io sono il responsabile della vostra formazione. A fine corso dovrò dare il mio parere sul vostro lavoro e sul vostro comportamento. Da me dipende anche la vostra destinazione finale. Se vi comporterete bene avrete buone possibilità di andare vicino casa; se vi comporterete male vi dò la certezza che sarete sbattuti definitivamente a mille chilometri dalle vostre ragazze che si faranno a loro volta sbattere da qualcun altro. Non è colpa mia se siete qui, se siete dei vecchietti rispetto agli altri e se avete titoli che vengono mortificati da ciò che dovete effettivamente fare. Qui siete e qui dovete restare sino allo scadere dei due mesi e mezzo. Dovete fare per filo e per segno quello che vi si dice, altrimenti.... Mi è stato riferito che qualcuno si è intrufolato nella mensa ed ha rubato le conserve. Chi è stato si faccia avanti immediatamente. -Comparve in quel momento il geloso amministratore di sgombri sottolio, con aria soddisfatta, ed a braccia conserte si posizionò alla sinistra del Capitano. Sembrava il Cancelliere di una Corte di Assise formatasi lì per lì. Di farci avanti a confessare il furto di pesce, che tra l'altro era anche nostro, non se ne parlava nemmeno-. Come volete, a questo punto i permessi sono sospesi per tutti. Ci sono tre camion e due Jeep da lavare, muovetevi!-.

Ecco, quest'uomo, che di suo non pareva particolarmente cattivo, mi fece comprendere che erano le “cose” a comandare e non le persone. Era come se egli stesso fosse solo una piccola cellula inanimata di un organismo in frantumi che doveva andare avanti in un certo modo e basta. Se fosse giusto, utile, era irrilevante. Ognuno doveva solo ricoprire un ruolo che era lo stesso da molto tempo e che prescindeva dalle menti che lo interpretavano. Tutti sapevano che si stava solo perdendo un sacco di tempo, che non c'era niente di vero da fare, ma si doveva fare. Tutti rubavano tutto, a tutti i livelli, forse anche per noia. Così come per noia si litigava o si andava al mare alle Cinque Terre o a Viareggio o ci si drogava. Doveva solo passare il tempo, consumarsi su stesso. Il Capitano certamente quel discorso lo aveva fatto già mille volte ad altrettante reclute. Già conosceva ciò che le nuove reclute pensavano, sapeva cosa dire, come minacciare e gli effetti delle proprie ramanzine. Queste false abilità probabilmente le avrà ritenute, con orgoglio, frutto della sua “esperienza”.

 
 
 

Non ci siamo, non ci siamo. Non ci siamo proprio.

Post n°7 pubblicato il 09 Luglio 2008 da nick60libri

Giro per i blog. Tutti bellissimi, devo ammetterlo. Al confronto, il mio sembra la stalla maleodorante di un meraviglioso castello. Ma c'è qualcosa che non mi convince. Ho la stessa sensazione di quando leggo,  per strada, sui manifesti funebri, i riferimenti ai vari N.H. o N.D.. All'invito: "una prece", non riesco proprio a farmi coinvolgere. Se tutti, in vita, sono stati bravi e integerrimi, perché pregare per loro? Non ne hanno bisogno. Ma se sugli stessi manifesti fossero descritte tutte le nefandezze di cui si sono macchiati, le piccole o grandi truffe, le invidie perniciose, gli egoismi, allora si, tutto mi sembrerebbe più umano ed effettivamente pregherei. Avrebbe un senso.Li sentirei più vicini a me.... Nei blog è un pò la stessa cosa: persone senza difetti. Immagini spettacolari. Maschere? Mica è sempre carnevale! Chi vuol giocare con me ad essere sincero? E' pericoloso, lo so, ma è anche tanto, tanto più entusiasmante! Una prece; cioè, volevo dire, cari saluti. 

 
 
 

PICCOLE LIBRERIE, GRANDI TESORI

Post n°6 pubblicato il 08 Luglio 2008 da nick60libri

Nelle librerie mega store hanno tutto (o quasi), ma ci propinano per bene solo ciò che interessa a loro, grazie agli accordi con gli Editori che investono solo su alcuni nomi. Di solito, sempre gli stessi. Da cosa siamo attratti? Da quello che vogliono loro. Loro non leggono ciò che vendono. Forse non leggono affatto. Così la cultura si massifica (e a me viene da vomitare...).

Nelle piccole librerie troviamo i best-seller, e va bene comprarli (perché no?). In più, i titolari, mediamente,  sono appassionati del loro lavoro e leggono i prodotti che commercializzano. Qui possiamo chiedere quali sono i libri interessanti che non vederemo mai pubblicizzati come meriterebbero e che spesso hanno contenuti di gran lunga più stimolanti delle tante porcherie che nei mega store vengono messe in grande evidenza negli spazi affittati dagli Editori per far cassa. Basta un nome famoso, che sappia scrivere o meno non ha importanza (tanto ci pensa l'Editor). E noi compriamo. Volete far qualcosa anche voi per combattere le "maledette cose" che anche in questo settore si vuole che vadano in un certo modo e basta?

Andate nelle piccole librerie. Compriamo meno best-seller e più libri di qualità. Chi lo giudica? Il vostro cuore, dopo aver letto ciò che può consigliarvi il titolare (meglio se è giovane e senza tessere di partito, almeno dichiarate e/o visibili). Buona lettura.

 
 
 

APPENA BERLUSCONI DEPENALIZZERA' L'OMICIDIO...

Post n°5 pubblicato il 03 Luglio 2008 da nick60libri
 

...CHI INVITERETE A CENA PER UNA GRAN MANGIATA DI FUNGHI?

  DITEMELO !!! 

 
 
 

POI C'HO CREDUTO PER DAVVERO

Post n°4 pubblicato il 30 Giugno 2008 da nick60libri

      Sentite questa.

      Il giorno prima della presentazione del libro ricevo una telefonata da un noto scrittore:

-pronto, parlo con l'Avvocato D'Agostino?

-si.

-quello che ha scritto "la caratteristica l"

 (Ahi, penso, sta per arrivare la prima querela...)

-si.

-sono Giorgio S.

-davvero? No, non ci credo, il direttore della collana dove è pubblicato il romanzo?

-si, io. Volevo dirle che è bellissimo. Forse il più bello della collana, per la freschezza, i toni, il modo......

 (io andavo in brodo di giuggiole)

-... e guardi che io non chiamo mai gli autori, specie se esordienti.

-grazie, grazie di cuore.

   Il giorno dopo, presso la libreria dove presentavo, trovo anche un regalo del mio inaspettato ammiratore: un suo libro.

  Per sdebitarmi gli scrivo questa lettera:

 

Caro Giorgio S.,

voglio metterLa a parte di una confidenza.

Schh..., per carità, la tenga per sé!

La cosa che mi affascinava di più della mia professione era l'uso delle parole. Amavo trascorrere il tempo nella stesura degli atti che poi leggevo e rileggevo, arricchendoli sempre di ficcanti metafore finalizzate a sfiancare gli avversari con la precisione dei termini giuridici ma anche con la dissacrante ironia, colpendo l'immaginazione dei Giudici.

Ho perso l'entusiasmo, ahimé, perché ho compreso che quest'arte serve davvero a poco (però un giorno le farò pervenire una delle mie comparse conclusionali, tanto per gradire).

I meccanismi per cui si vince o si perde una causa sono insondabili”, mi dicevo, sino a quando ho scoperto che, invece, sono molto semplici.

Avrà saputo che di recente (troppo tardi) sono stati arrestati vari Giudici a Bari che ci mancava poco a vederli in giro come “uomini sandwich” a proporre le tariffe per vendere le loro sentenze.

Non tutti sono così, è vero, ma il sistema è talmente marcio che l'onestà è un optional che dipende dalla fortuna, dalle “maledette cose”.

Così l'energia che avevo dentro non poteva più consumarsi.

Che fare? Mi sono rifugiato nel vizio capitale della scrittura; temo che l'emorragia continuerà.

Almeno sino a quando non avrò capito se sono un vero scrittore, cioè se qualcuno i miei libri se li compra, o se sono semplicemente “uno che scrive”, cioè qualcuno che sporca i fogli e se li guarda come un Narciso, fregandosene di un minimo riscontro.

E così, per saperlo, sono costretto per il momento a leccare le palle e/o il culo di chiunque possa promuovere il mio esperimento: La Caratteristica L.

Lecco di tutto: librai, editori, giornalisti, titolari di emittenti, attori, distributori e potenziali lettori. Mi è venuta talmente l'abitudine a leccare che ho una lingua sempre più irritata e vado in giro con una bottiglietta d'acqua che di tanto in tanto mi faccio gocciolare sulla punta per lubrificare il muscolo sempre più consumato, un po' come fa ancora qualche arrotino con il suo arnese mentre affila i coltelli per strada.

Dopo tutte queste slinguazzate mi è capitata una “cosa” bellissima, però: la Sua telefonata di Lunedì, vera, disinteressata, spontanea, ed il racconto di Renato che mi ha parlato del Suo acquisto e che mi ha consegnato il Suo regalo. Grazie per tutto.

Ho letto il Suo affascinante libro e ho capito perché è rimasto colpito dalle descrizioni del pranzo a Polignano e dalla sortita sulla sincerità contenute nel mio.

Mi dica: lo scrittore maturo è nel Suo libro? Si svincola dalle arie chiuse e veleggia con un languore esistenziale in un mare di melodia continua tenuta insieme dai leitv-motive ? E' Wagner? Non più Puccini? Niente più Verdi?

Eh, lo so, non mi risponderà.

Pazienza, anche se non mi vuole incontrare io Le allego un dvd che contiene una mia breve intervista, così potrà guardare comunque la mia fantastica faccia che altrimenti non vedrebbe mai.

Come vede, con me, le “maledette cose” hanno proprio filo da torcere.

Fin quando riuscirò a respirare e... lingua permettendo!

Una leccata, cioè, volevo dire: un caro saluto.

Il Suo già affezionatissimo

Nicola D'Agostino

    Il giorno dopo rientro in Studio e la segretaria mi dice che ha chiamto Girogio S. e le ha dettato il testo di un telegramma che non riusciva a spedire da casa. Il testo non lo posso rivelare perché contiene riferimenti ad altri scrittori, ma comunque era ulteriore elogio per il mio lavoro. Morale? Nessuna, mi ha solo fatto piacere, e anche se il mio libro non dovesse andare  in cima alle classifiche dei più venduti, pazienza!  Chi se ne frega.   

 
 
 

MALEDETTA "ESPERIENZA"

Post n°3 pubblicato il 30 Maggio 2008 da nick60libri
 

Ragazzi, c'è un modo davvero deleterio di intendere la "esperienza".

Giorni fa mi sono recato in una filiale di una nota catena di librerie (capite quale)  a lamentarmi del fatto che alcuni potenziali lettori del mio romanzo (La caratteristica L) avevano chiesto di poter acquistare il libro  e di aver ricevuto dal personale un fantastico: boh, e chi è Nicola D'Agostino?    Il responsabile ha negato il fatto, sostenendo che il mio romanzo (una sola copia!) fosse inserito nello scaffale apposito (come lo si tiene in casa) secondo un ordine alfabetico, accanto a D'Annunzio.

Questo, più o meno, il contenuto del colloquio:

-sono onorato di giacere da vivo accanto al Vate, ormai scomparso, ma solo chi mi conosce richiederà il libro, altrimenti nessuno lo noterà. La vostra libreria è una vetrina irrinunciabile, ma se chi vuole acquistare il romanzo ha problemi a vederlo rischia di diventare un danno indirizzarlo da voi.

- io faccio il mio lavoro e lei fa il suo. Qui comandiamo noi. Io voglio dirle che sono molto duro con gli Autori, specie se esordienti, a costo di sembrare scortese.

- ci riesce splendidamente, senza sforzo alcuno. Però mi dica: io non chiedo tutta la vetrina, ma possibile che una minima visibilità, anche all'uscita dei bagni, sia irrealizzabile? Si rende conto che rischia di essere più conveniente, per me, indirizzare i lettori presso le librerie più piccole, dove mi riservano un minimo di dignità?

- ah, allora non la vuol capire: io ho ESPERIENZA in queste cose, se dovessi dare spazio a tutte le novità che escono sarei sommerso da schifezze. Io faccio questo lavoro da 25 anni. Quella impiegata da 15, chieda conferma a lei.  Le cose devono andare così e basta. Quando e se lei sarà più famoso, allora le daremo uno spazio in più.

- ma come faccio a diventare famoso se non mi date visibilità?

L'incaricato, quasi mosso a compassione, abbassa il tono e mi dice:

- guardi, l'unica cosa che posso fare è richiedere qualche copia in più al distributore, da mettere sempre nello scaffale, ed avvisare il personale di essere più preciso quando qualcuno richiede il libro.

Ho dovuto anche ringraziarlo e me ne sono andato.

Ora, simpatici navigatori, io una cosa l'ho capita: la "esperienza", spesso, è un vero limite al fare umano. Si va avanti per abitudini consolidate,  spacciandole per sapienza storica, mentre altro non è che rigidità, vecchiezza,  sordomutismo mentale. Tutto ciò che è nuovo è visto con sospetto, perché minaccia l'equlibrio preesitente. Così anche una cosa interessante viene sacrificata in nome della "esperienza". Ma esperienza di che, visto che, in questo caso, il solerte funzionario non aveva letto il mio libro? E se fosse un gran romanzo e vendesse tanto in altre librerie, e se io per questo mi mettessi di traverso e per ripicca imponessi all'editore di non fornire la nota catena? A che sarebbe servita quella "esperienza"? Vi farò sapere, perché quando mi metto di traverso per davvero non passano più nemmeno i caterpillar! Ve lo dico per "esperienza". Tszè!

Felicità a tutti voi.

Nicola D'Agostino

 
 
 
 

L'INCIPIT DI BACIAMI ANCORA

 

Nonostante la minaccia di un imminente temporale, alle sette del mattino i primi ambulanti, mestamente, collocavano le loro mercanzie lungo il Viale dei Fori Imperiali. Era Novembre e faceva freddo. Athor era giunto da poco a Roma a bordo del suo vecchio ma ben tenuto furgone westfalia rosso, allestito come un mini camper. Lo parcheggiò alla meno peggio nei pressi della Domus Aurea. Tentò di avviare la piccola stufa a gas, sfregandosi le mani, ma l'aggeggio stentò a partire. Provò ancora mentre intonava:

 

Nei cieli bigi vedo fumar dai mille comignoli

Parigi, e penso a quel poltrone di un vecchio

caminetto ingannatore,

che vive in ozio come un gran signore.

 

Proveniva da Sorrento. Le prime ore della notte le aveva trascorse guidando. In autostrada si era fermato un paio di volte presso gli autogrill a bere caffè per restare sveglio. Per esibirsi preferiva giungere sul posto con molto anticipo, così da avere il tempo per il disbrigo delle formalità e riposarsi prima di lavorare. Gli piaceva viaggiare di notte. A notte fonda, quando accedeva nei punti di ristoro delle stazioni di servizio più piccole, un po' stordito dalla musica e dalle vibrazioni della vettura, viveva come in un sogno l'atmosfera piatta che aleggiava nei bar quasi deserti dove i clienti consumavano piano, in silenzio, le loro bevande. Si sentiva come un personaggio del quadro di Edward Hopper più noto: Nighthawaks.

Restò nel camper circa una mezz'ora. Poi scese e raggiunse il Viale. - Qui potrebbe andare bene. - si disse strisciando il piede sulle basole per liberare la zona che aveva scelto dalle cicche.

La presenza del Colosseo garantiva un via vai sufficiente di turisti e la muraglia ad una trentina di metri dinanzi a sé avrebbe consentito un effetto acustico accettabile. Lo spazio era ampio abbastanza per farvi sostare chiunque avesse voluto farlo. Quel posto era proprio l'ideale per ciò che doveva fare Athor.

 

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