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SPETTATORI PASSIVI...

Post n°152 pubblicato il 19 Agosto 2017 da carloreomeo0
Foto di carloreomeo0

Vi osservo, siete lì con lo smartphone sempre acceso e il cervello perennemente spento, sempre connessi alla rete ma disconnessi dalla realtà. Siete attivi sui social e passivi nella società, estroversi a volte sfrontati e arroganti al riparo di uno schermo insultate, offendete, trasformando la rete in una discarica in cui riversate le frustrazioni che scaturiscono dalla vostra fantozziana quotidianità.

 

Vi rimpinzate di banalità dimenticandovi delle cose veramente importanti, vi siete trasformati in spettatori passivi di ciò che vi accade intorno, fotografate, filmate di tutto, le cose più strambe, sconcertanti, scioccanti, con l’unico fine di totalizzare più like o che il vostro video divenga virale, questo l’imperativo che vi spinge a filmare la morte in diretta, spettatori e cineasti allo stesso tempo, di una realtà che non vi appartiene, di cui con distaccato cinismo vi limitate a documentare una morte che potevate evitare. 

 
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"Non siamo impazienti di andare a votare, ma in democrazia capita di votare".

Post n°151 pubblicato il 31 Maggio 2017 da carloreomeo0

"Non siamo impazienti di andare a votare, ma in democrazia capita di votare".

Questa è la frase pronunciata dal segretario del PD Matteo Renzi, questa è la frase che tutti noi dovremmo avere bene impressa nella mente mentre ci accingeremo a festeggiare la festa della repubblica, a meno che tutti voi non abbiate dimenticato che repubblica e democrazia sono un binomio inscindibile. Renzi lo dice quasi come se votare fosse un incidente di percorso, un disguido tecnico, un inutile e malsana abitudine. Lo afferma quasi a voler sottolineare la consapevolezza che votare è una perdita di tempo sia per i politici, che per gli elettori, in quanto l’espressione del popolo non cambia le carte in tavola, cambia solo chi le distribuisce, che la musica non cambia, anche quando apparentemente sembra che siano cambiati i suonatori e chi come me ha un po’ di anni sulle spalle e non è fuorviato dai media, dalle ideologie partitiche o altro, ne è perfettamente consapevole. Ormai è evidente che di veramente democratico in Italia è rimasto ben poco, un’altra parola abusata e svuotata, derubata del suo valore, la democrazia in questo Paese è falsata, manipolata, usata come paravento per nascondere condizionamenti forti, perpetrati subdolamente. Questa frase e sintomatologicamente emblematica del malessere che affligge da anni questa repubblica che ripudia se stessa affidando nella mani di pochi il potere, una lobby che ha come unico scopo quello di arricchire i ricchi, impoverendo i poveri, questa è, che ne siate consapevoli o meno, la repubblica in cui tutti noi viviamo oggi, questa è la parvenza di democrazia che vige in questo Paese.

 

Buona festa della Repubblica!!! 

 
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ELETTORATO ITALIANO

Post n°150 pubblicato il 24 Maggio 2017 da carloreomeo0

 

Qualche tempo fa ho scritto un post sulla legge elettorale, di cui siamo tutt’ora in trepidante attesa, lamentandomi del fatto, che non solo i governi si succedono senza che vi siano elezioni, ma anche nel caso si decidessero a farci votare, non potremmo farlo, in quanto manca appunto la suddetta legge. Con questo non vorrei che voi pensaste che io mi illuda che votare faccia davvero la differenza, che votando si possa stravolgere in meglio il futuro di questa nostra nazione, che un governo eletto possa essere davvero meglio di quello attuale, ho visto troppe elezioni per potermi permettere simili illusioni e da che ho memoria non ricordo un governo che abbia davvero fatto progredire questo Paese, tutt’al più ce ne sono stati alcuni che hanno fatto meno danni di altri.

 

Non mi illudo perché a parte i meccanismi contorti con cui vengono elaborate le leggi elettorali, intricati contrappesi, equilibrismi e contorsionismi politici il cui unico fine è quello di non scardinare i poteri forti, conosco le varie mentalità dell’elettorato di questa nostra Italia. Ci sono quelli della filosofia, voto il male minore, giudicato tale non si sa bene su quali basi. Ci sono quelli che votano sempre lo stesso partito per fede, più che per ideologia, a prescindere dal programma di governo, tant’è vero che lo voterebbero anche se come programma presentasse la lista della spesa. Ci sono quelli lobotomizzati dai media, che accendono la TV mentre simultaneamente spengono il cervello, che faticano fino all’ultimo per decidere, attraverso i vari dibattiti politici, a chi dare il voto e che puntualmente finiscono per votare per il leader politico che ha più carisma, quello che gli è più simpatico, quello che meglio degli altri è riuscito a raggirarli con le parole.  Se questo è il panorama elettorale di questo nostro bel Paese e vista l’attuale classe politica, quali sorprese volete aspettarvi?

 
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SCRITTURA DIGITALE 2° Parte

Post n°149 pubblicato il 18 Maggio 2017 da carloreomeo0

La scrittura digitale è in grado di fissare le nostre parole, i pensieri e le emozioni che proviamo, come se fossero istantanee emozionali, cristallizzando il tempo e ciò che in quel tempo era il nostro pensiero, il nostro stato d’animo. Certo il supporto potrà essere o apparire effimero, poco affidabile, anche se molto fruibile, se paragonato alla carta, basterebbe la rottura dell’Hard Disk del nostro computer o la chiusura, oscuramento di un server, tipo quello di Libero su cui risiedono i nostri blog e la sequenza di bit che compongono ciò che abbiamo espresso attraverso la scrittura scomparirebbe di colpo, senza lasciare alcuna traccia.

Vediamola però da un altro punto di vista, ora anche la carta però ha la sua dose di effimerità: l’acqua la danneggia fortemente, il fuoco la distrugge, il tempo la logora, anche se è innegabile il fascino che il foglio cartaceo esercita su chi scrive o su chi legge.

Nella prima parte di questo post ho fortemente denigrato la scrittura digitale, definendola scrittura mordi e fuggi, di quella che difficilmente lascia il segno, sommersi come siamo da valanghe di scritti digitali dei più disparati generi. Senza la scrittura digitale però, e qui parlo in prima persona, avrei continuato a scrivere i miei pensieri, le mie opinioni su semplici fogli di carta, riuniti in un raccoglitore, quest’ultimo riposto in qualche cassetto, per poi essere puntualmente dimenticato o distrattamente da me riletto, quindi a mio solo uso e consumo, non ci sarebbe stata condivisione, non avrei ricevuto la vostra opinione sui miei scritti, attraverso la quale crescere, vedere situazioni e problematiche anche da altri punti di vista. I miei scritti in sintesi sarebbero stati fini a se stessi, non sarebbero stati costruttivi per me, non mi avrebbero in alcun modo arricchito, non mi avrebbero neanche dato la possibilità di conoscervi, seppur in questo inusuale modo, che però questa tecnologia rende possibile. Certo per voi sarebbe forse stato meglio non leggere mai nessun mio post, non ne avreste certamente sentito la mancanza, le vostre vite sarebbero andate avanti lo stesso, ma io vi confesso che provo un gran piacere nel condividere i miei pensieri, sapendo che essi vengono letti da voi, che vi reputo amici, pur non avendo mai visto il vostro viso, senza aver mai incrociato il vostro sguardo.

Sì, la scrittura digitale è uno strumento effimero, come effimera è la nostra esistenza, ma prima del suo avvento era quasi impossibile dare un po' di visibilità ai nostri scritti, entrando in contatto con altre conoscenze, per arricchire la propria, condividere, confrontare le proprie opinioni, la propria visione del mondo con quella degli altri, ottenendo una visione più vasta della società in cui viviamo.

Concludendo, la scrittura digitale potrà anche avere mille difetti ma per il fatto che mi ha permesso di essere presente in questa community, per il semplice fatto di rendere possibile l’esistenza di community come questa io gli devo essere grato, poi essendo appunto uno strumento potrà essere usata bene o male, ma quello dipende solo e unicamente da noi…

 
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MAMMA...

Post n°148 pubblicato il 13 Maggio 2017 da carloreomeo0

Cara Mamma, avevo ancora tante, troppe cose ancora da dirti, tanti erano ancora i momenti che avrei voluto trascorrere con te, invece mi mancano terribilmente le nostre chiacchierate, i tuoi consigli, il tuo modo di farmi vedere le cose nella giusta prospettiva, dando il giusto peso ad ogni situazione. E nonostante sia divenuto un uomo dai mille difetti, se qualche pregio in me vi è, lo devo sicuramente a te, che mi hai insegnato che per vivere non basta solo respirare, che l’aria da sola non basta, che il cuore non si deve solo limitare a pulsare, perché un cuore che pulsa ma che non è in grado di Amare è morto pur sembrando vivo, che l’Amore è un sentimento dalle mille sfumature è solo chi è in grado di vederle e di provarle tutte, potrà avere la certezza di non aver vissuto invano.

Cara Mamma, mi avevano illuso dicendomi che il tempo lenisce ogni dolore, invece il vuoto che mi hai lasciato dentro, mi fa compagnia dal giorno in cui ho dovuto dirti addio, ma io so che ci sei, che mi sei vicino, avverto a volte la tua presenza, l’avverto sulla pelle, come un alito di vento in una giornata particolarmente afosa, la sento ripercuotersi in me fino in fondo all’anima. Mi fanno compagnia i tanti ricordi che ho di te, le tue parole, che si affollano nella mia mente facendomi vibrare il cuore, come se fosse una corda che raggiunge tonalità che pensavo irraggiungibili.

Ora tu sei un angelo, il mio angelo e se davvero un paradiso esiste, tu te lo sei ampiamente meritato, perché il tuo inferno l’hai vissuto qui su questa terra, specialmente negli ultimi anni della tua esistenza. Ricordo la tua fede forte, incrollabile in Dio che continuavi a ringraziare attraverso le tue preghiere, anche quando la tua sofferenza era insopportabile, perché in esso trovavi conforto. Quello stesso Dio che disperato mi sono ritrovato a pregare anch’io, affinché ponesse fine alla tue sofferenze, portandoti via da me.

 

Ciao Mamma, tu vivi in me ogni volta che i miei pensieri, le mie emozioni mi riconducono a te e credimi capita spesso... 

 
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AZIENDE OSPIZIO O OSPIZIO AZIENDA?

Post n°147 pubblicato il 09 Maggio 2017 da carloreomeo0

Se l’età pensionabile continuerà ad innalzarsi, si potrebbero verificare due possibili dirette conseguenze: o le aziende si trasformeranno in ospizi o case di riposo che dir si voglia, o viceversa, saranno gli ospizi a trasformarsi in aziende, visto che sarà sempre volutamente più difficile maturare i requisiti, anche minimi, per ottenere la pensione da parte dell’INPS, vuoi perché i contributi richiesti saranno sempre maggiori, vuoi perché con il lavoro precario purtroppo ci sono spesso dei periodi di fermo medio lunghi in cui si rimane inattivi lavorativamente mentre freneticamente si ricerca una nuova occupazione e quindi conseguentemente non si versano contributi, dilatando in questo modo notevolmente e indefinitamente il tempo per l’acquisizione degli stessi. Inoltre la tendenza delle politiche del lavoro, per come sono orientate e regolamentate, tenderanno ad emarginare i lavoratori over sessanta, in quanto non più appetibili sul mercato del lavoro, quale azienda o cooperativa, tramite o meno agenzie interinali varie, vorrebbe assumere un sessantenne? E se a sessant’anni perdeste il lavoro, cosa sempre più facile, visto che le aziende, hanno mille armi legali per farlo, cosa pensate che accadrebbe? Semplicemente cadreste in quel limbo per cui da una parte sareste troppo vecchi per il mercato del lavoro e dall’altra troppo giovani per andare in pensione, sospesi in questa condizione e in mancanza di altra fonte di reddito, rischiereste la povertà. Proprio così, dopo una vita di lavoro e sacrifici, questo potrebbe essere il futuro che ci attende grazie alle riforme attuate negli ultimi anni sul fronte delle pensioni e del lavoro, che definire peggiorative sarebbe riduttivo, in quanto il termine esatto è punitive, viste le ripercussioni fortemente negative che esse hanno e avranno sui lavoratori e sugli aspiranti pensionati.

 

Altro scenario possibile, le case di riposo cogliendo e adeguandosi ai cambiamenti degli equilibri sociali sopradescritti, potrebbero dare il via alla nascita di veri e propri ospizi aziende, cioè strutture nelle quali persone over sessanta e soprattutto ancora abili o parzialmente tali, al lavoro, si potrebbero guadagnare letteralmente vitto, alloggio e eventuale assistenza in queste strutture, non attraverso il pagamento di una retta in denaro, di cui per i suddetti motivi probabilmente sarebbero sprovviste, ma attraverso lo svolgimento di lavorazioni semplici, tipo confezionamento, assemblaggio o preassambleggio di particolari di facile movimentazione, che alcune aziende per ridurre i costi potrebbero subappaltare alle case di riposo, sottopagando la mano d’opera ovviamente. Tanto è ormai consuetudine che appena si pensa a come si possano ridurre i costi di produzione, già si stiano tagliando gli stipendi dei lavoratori.  Ovviamente il tipo e il livello di trattamento e di assistenza fornito da questi ospizi azienda si adeguerà proporzionalmente al valore delle prestazioni che l’over sessantenne sarà in grado di fornire alla struttura. In sintesi più si farà guadagnare la struttura e più il trattamento sarà migliore e viceversa, il tutto si potrebbe definire soggiorno con prestazione d’opera. Anche questo ipotetico futuro mi sembra molto allettante e promettente per chi ha lavorato una vita, ma non preoccupatevi le mie non sono altro che le parole di un visionario che si diverte a dipingere questi scenari apocalittici e catastrofici, vedrete il futuro invece ci regalerà tante belle sorprese...

E voi, quali scenari immaginate, come pensate che evolverà la condizione degli operai over sessanta nel futuro? 

 
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LA COMMEMORAZIONE DEL LAVORO

Post n°146 pubblicato il 01 Maggio 2017 da carloreomeo0

Se andiamo avanti di questo passo, tra qualche anno il 1° Maggio non sarà più la festa dei lavoratori, ma diverrà la commemorazione del lavoro. La mia non è facile ironia, in quanto non c’è niente di ironico nelle mie parole, non è neanche sterile polemica, ma la semplice constatazione di ciò che sta avvenendo. Del resto come si fa a festeggiare qualcosa che è sempre più raro trovare, sempre più precario, sempre più inquietantemente simile allo schiavismo più che a quella ideologia del lavoro che nobilitava l’uomo, donandogli dignità? 

Mi chiedo con quale spirito si possa ancora festeggiare il lavoro, quando per la sua assenza sempre più persone si suicidano, morti così frequenti da essere entrate a far parte della nostra macabra quotidianità, tanto da non fare più notizia, tanto da non suscitare più alcuna reazione/emozione, distratti come siamo dal nulla che ci circonda, dalle mille futilità propinateci come se fossero importanti. Quando per la sua assenza sempre più persone cadono in depressione, o per trovarlo sono costrette a lasciare i loro affetti più cari e ad emigrare all’estero in cerca di miglior fortuna.

E mentre l’occupazione è in forte calo, aumentano le morti bianche, aumentano gli infortuni sul lavoro e anche se questi dati sembrano essere in controtendenza e inspiegabili, in realtà tali dati, che poi dati non sono, perché dietro i freddi numeri ci sono persone, esseri umani, che hanno perso la vita o che hanno subito infortuni invalidanti, per il semplice motivo che per aumentare i profitti le aziende, oltre a tagliare gli stipendi e ad aumentare le ore lavorative, oltre a togliere diritti e dignità ai lavoratori, hanno tagliato anche sulla sicurezza sul lavoro, complice uno stato volutamente assente, colpevole uno stato che legifera ma non controlla che le norme vengano rispettate.

Mi chiedo con quale spirito si possano ancora festeggiare i lavoratori, quando sempre più spesso ingrossano le fila del precariato, con l’ansia della scadenza del contratto, con l’angoscia dovuta all’incertezza del rinnovo dello stesso e per questo sempre più ricattabili, per questo sempre più merce di scambio tra agenzie e aziende che speculano parassitariamente su tali stati d’animo.

Per essere considerati dei buoni lavoratori oggi, infatti, bisogna trasformarsi in lavoratori a chiamata, diciamo pure in lavoratori a squillo, che si adattino in tempo zero ad ogni realtà lavorativa, ad ogni tipo di turnazione e mansione con stipendi al di sotto del minimo sindacale, sempre sani come un pesce, che non conoscano mutua, ferie ROL o PAR, quindi sempre presenti, che non rivendichino diritti ma che si sottomettano ai doveri e tutto questo chi parla bene la definisce flessibilità, sì una flessibilità a 90° sempre più inaccettabile, perché tendente a ledere la dignità dei lavoratori in quanto persone e non semplici strumenti di lavoro, da sfruttare al massimo per aumentare i profitti dei vari sciacalli travestiti da imprenditori. 

Cosa c'é da festeggiare in tutto questo???

 
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SCRITTURA DIGITALE 1° Parte

Post n°145 pubblicato il 27 Aprile 2017 da carloreomeo0

Io credo che l’atto dello scrivere, accomuni molti dei componenti di questa community, credo che ognuno di essi, come me, avverta il bisogno, senta la necessità di scrivere, lasciando traccia del proprio pensiero, cristallizzando le proprie emozioni. Di trasmettere, attraverso la scrittura, le proprie opinioni, di condividere con chi legge i propri stati d’animo. Direi che è quasi un esigenza mentale, spirituale la nostra, un esigenza che accompagna l’uomo dai tempi più remoti

In questa virtualità però, molti termini tanto cari alla scrittura non si possono utilizzare, non si può dire sono stati versati litri d’inchiostro, perché i nostri post, per quanto numerosi, per quanto ricchi di parole arzigogolate, non contengono neanche una goccia del suddetto liquido, in quanto sono composti da singoli bit che si riducono ad una successione di quegli uno e zero che compongono lo sterile sistema binario, che nonostante la sua apparente sterilità da vita a tutto quello che ci circonda in questa virtualità.

Non possiamo neanche dire abbiamo scritto pagine su pagine, in quanto i nostri post non risiedono su nessun foglio, che a loro volta non sono racchiusi in nessun raccoglitore, perché essi non occupano alcuno spazio fisico, sono immateriali, e come tali non possono essere sfogliati, non possono essere letti o visualizzati senza l’ausilio di un computer, di un tablet, di uno smartphone, o di qualsiasi altro tipo di diavoleria in grado di connettersi a internet. A ben pensarci senza la rete, noi stessi, i nostri nick non esisterebbero, la nostra esistenza virtuale scomparirebbe all’istante senza lasciare alcuna traccia e la morte, per quanto virtuale, fa sempre un certo effetto.

Mentre i nostri antenati incidevano sulla pietra prima, poi successivamente su tavolette d’argilla, su pergamene, papiri e carta il loro pensiero, i loro messaggi, tramandandoci la loro cultura, che attraversando i secoli è arrivata intatta fino a noi, noi affidiamo alla virtualità,  a questo mezzo etereo, inconsistente i nostri scritti, in cui cerchiamo di infondere il nostro essere, alla ricerca forse di quell’immortalità a cui aneliamo da sempre ma che non riusciamo a raggiungere o più semplicemente per far sentire al mondo la nostra esistenza, le nostre idee, per appagare il bisogno di apparire, di esternare ciò che prepotentemente ci pulsa dentro.   

Del resto siamo nell’era della scrittura digitale che sicuramente avrà mille vantaggi ma allo stesso tempo io credo che questo sia il mezzo più fugace, più precario e incerto se il nostro fine è quello di tramandare nel tempo il nostro pensiero, per fare in modo che esso ci sopravviva, raggiungendo generazioni e civiltà molto lontane dalla nostra, ma in fondo noi siamo solo dei blogger e non nutriamo di certo queste ambizioni, siamo perfettamente in sintonia con questi tempi, in cui si legge e ci si dimentica quasi contemporaneamente di ciò che si è letto, in sintonia con la filosofia del mordi e fuggi, del vivi l’attimo senza pensare al domani. Se vi riconoscete in tutto questo, allora questo è il vostro mondo, il vostro tempo, la vostra realtà ideale.

 

Continua >>> 

 
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ELEZIONI???

Post n°144 pubblicato il 18 Aprile 2017 da carloreomeo0

Mentre la Francia si prepara alle imminenti elezioni presidenziali (23 Aprile 2017) e la premier britannica Theresa May ha annunciato a sorpresa, elezioni anticipate per l’8 Giugno 2017, in Italia, dove non si vota da ben quattro anni, nonostante si siano succeduti 3 governi, senza che questo abbia minimamente intaccato l’italico concetto di democrazia, ne abbia violato l’altrettanto italica costituzione, grazie al sapiente uso e abuso dei giochi di potere borderline così cari alla casta, con la complicità a mio avviso degli inquilini del Quirinale, sia l’attuale che il predecessore, che si sono rivelati essere arbitri di parte, insomma mentre tutto lo scenario politico non solo Europeo, ma del mondo intero sta cambiando grazie a delle elezioni, noi in Italia non abbiamo ancora una legge elettorale. Abbiamo l’ennesimo governo che si è insediato senza che ci scomodassimo a votare, formato da una forza politica, che credo sia unica al mondo, ad avere l’opposizione incorporata e per questo perennemente in lotta con se stessa e i risultati di questo governo schizofrenico sono sotto gli occhi di tutti, pardon, sotto gli occhi di chi è ancora in grado di discernere la realtà dalla finzione ovviamente, di chi non è accecato dalla “fede” politica, neanche si trattasse di una squadra di calcio, perché qui non è in gioco il campionato, ma il futuro di questa nazione e del suo non popolo.

Mentre ciclicamente ci raccontano, come se fosse la fiaba della buona notte, che stiamo uscendo dalla crisi, che c’è l’ennesima ripresa o ripresina che dir si voglia, che l’occupazione sale e l’inflazione scende, intanto continuiamo ad essere il fanalino di coda di questa tanto amata/odiata Europa.

Tornando alla legge elettorale, è chiaro che negli ultimi tempi abbiamo avuto qualche problema su questo scottante tema, tanto per cominciare la legge elettorale applicata alle ultime elezioni (24-25 Febbraio 2013) “Il Porcellum”, già dal nome si poteva intuire che fosse una porcata, tant’è vero che è stata bocciata come anticostituzionale, a seguire la precedente legge elettorale, “L’Italicum”, legge emanata e mai applicata,  un po’ come la storia di una nave varata e affondata ancora prima di uscire dal porto, altro primato tutto italiano, poi perché proprio quel nome, forse per far leva su quel senso patriottico di cui questo non popolo è ovviamente privo? Pensare che quando venne approvata Matteo Renzi, allora presidente del consiglio, la descrisse come la migliore legge elettorale di sempre, tanto che temeva che addirittura ce l’avrebbero imitata all’estero. Questo nella sua fantasia, nella realtà, la legge fu bocciata dalla consulta, riveduta e corretta dalla corte costituzionale e venne riproposta come “Il Legalicum”. Forse per richiamare quel senso di legalità che da troppo tempo è assente sia in senato che in parlamento? Si sono poi succedute varie proposte di legge tra cui “Il Mattarellum” e il “Il Democratellum”. Una domanda più di tutte le altre mi assilla, ma perché tutte le leggi elettorali o proposte della suddetta, hanno nomi latini, guarda caso una lingua morta, morta forse come vorrebbero che fosse la nostra volontà elettorale? 

Del resto mi rendo perfettamente conto che non è affatto facile varare una legge elettorale in tempi così brevi, sono anni che se ne parla,  anche perché bisogna che essa sia concepita in modo tale da far illudere l’elettore medio, che il suo voto abbia realmente il potere di cambiare radicalmente questo Paese, mentre il fine ultimo è proprio l’opposto, fare in modo che nulla cambi, che qualunque sia l’esito che venga fuori dalle urne, non comprometta quell’equilibrio di poteri forti che governa e deve governare l’Italia.  

 
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BUONA PASQUA

Post n°143 pubblicato il 15 Aprile 2017 da carloreomeo0

Buona Pasqua a chi crede fermamente nel mistero profondo di questa ricorrenza.

Buona Pasqua a chi invece pensa che l’unico mistero stia semplicemente nella sorpresa racchiusa nell’uovo pasquale.

Buona Pasqua a chi riesce ancora a sorprendersi ogni giorno per quel meraviglioso dono che è la vita.

Buona Pasqua a chi ritiene che nessuno gli abbia mai regalato niente, perché pensa che tutto gli sia dovuto.

Buona Pasqua a chi fortemente crede in Dio, trovando nella fede la sua forza.

Buona Pasqua anche a chi crede solo a ciò che può toccare con mano, a chi ha brame di potere e sete di successo.

Buona Pasqua a chi essendo assetato di giustizia cerca, pur nella sua imperfezione, di essere un uomo giusto.

 

Buona Pasqua ai lupi che si fingono agnelli e agli agnelli che sono stanchi di essere sempre le vittime sacrificali.

Buona Pasqua a tutti gli amici della Community, estendendo gli auguri alle reciproche famiglie, che possiate passare una serena Pasqua, qualunque cosa essa rappresenti per voi.

 
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TESSERA SANITARIA E SIGARETTE

Post n°142 pubblicato il 12 Aprile 2017 da carloreomeo0

Cari amici, sapete qual è la funzione per cui viene più utilizzata la tessera sanitaria?

La tessera sanitaria viene utilizzata maggiormente per comprare le sigarette.

Vi rendete conto! Utilizzare la tessera sanitaria per comprare ai distributori automatici le sigarette, cioè il tabacco che è dichiaratamente, pesantemente nocivo alla salute, un prodotto che nella sua confezione riporta chiaramente attraverso immagini scioccanti e messaggi testuali allarmanti, che il fumo crea dipendenza e che è la causa principale di patologie che conducono alla morte. Un prodotto il cui uso a ripercussioni molti forti sui costi del servizio sanitario nazionale.  

E’ solo una mia impressione o vi è un forte controsenso in tutto questo?

Quale mente malata o diabolicamente perversa avrà mai potuto concepire un simile abbinamento?

E non venite a dirmi che l’uso della tessera sanitaria per comprare le sigarette ai distributori automatici serve solo come deterrente per impedire ai giovani di cadere vittime del tabagismo, in quanto attraverso la sua lettura si risale alla data di nascita del suo titolare e che se il suddetto risultasse essere minorenne, il software presente nel distributore gli impedirebbe di procedere nell’acquisto, perché un simile ragionamento sarebbe ipocrita, ipocrita come lo stato che ha messo in atto questo stratagemma per tutelarsi legalmente, per non essere perseguibile penalmente, per fingere ancora una volta di possedere una correttezza morale, che invece non gli appartiene, nell’ennesimo tentativo di ripulirsi una coscienza che si è dimenticato di avere.

Di pseudo deterrenti ipocriti lo stato ne ha messi in atto molti per combattere il tabagismo, uno fra tutti? Il rincaro graduale, sapientemente bilanciato e cadenzato, delle sigarette, finemente studiato per non dissuadere nessuno ma per incrementare notevolmente gli introti dello stato.  

Non avete diritto di indignarvi o di scandalizzarvi neanche voi però, genitori tabagisti, che prestate la vostra tessera sanitaria ai vostri figli, affinché possano bypassare quell’odioso software e riuscire così finalmente ad acquistare le tante agognate sigarette, o peggio le sigarette andate a comprargliele direttamente voi, tanto per rendergli più agevole rovinarsi la salute.

 

Del resto una predica sui danni causati dal tabagismo, fatta da voi fumatori incalliti, non avrebbe molto senso per i vostri figli, visto che gli stessi sono cresciuti intossicandosi con il fumo passivo emanato dalle vostre sigarette.    

 
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EFFETTI COLLATERALI DELL'EVOLUZIONE

Post n°141 pubblicato il 03 Aprile 2017 da carloreomeo0

Viviamo in una delle epoche più straordinarie, per scoperte tecnologiche, per cultura, in cui la scienza, la medicina hanno fatto passi da gigante, incrementando le nostre aspettative di vita, rendendo più agevole la nostra esistenza. Abbiamo mezzi di comunicazione potentissimi, grazie ai quali possiamo metterci facilmente in contatto con persone che vivono a migliaia di chilometri di distanza da noi, mai come in quest’epoca è stato così facile e veloce viaggiare, eppure spesso, troppo spesso c’è chi si sente ingabbiato in questa società in cui non riesce a trovare un ruolo, perennemente dibattuto tra realtà e virtualità, affetto da crisi di identità tali da sentirsi estraneo nel proprio corpo, straniero nel proprio paese, mai come in quest’epoca l’uomo ha sentito la necessità di ricorrere a maschere comportamentali per nascondere se stesso agli altri, mentre allo stesso tempo sente l’impellente, contraddittoria necessità di apparire, dettata da un esibizionismo estremo, grazie al quale dare libero sfogo al suo super Io, attraverso il quale creare una immagine fortemente idealizzata, stereotipata di se, in cui si riflette per esorcizzare le sue frustrazioni, le sue paure.  Forse tutto questo è dovuto al fatto che mai come in questa nostra epoca l’evoluzione è stata così rapida che certe mentalità non sono riuscite a stare al passo con i tempi e sono andate fuori sincrono, condannate a rincorrere un tempo il cui senso continua a sfuggirgli, dove continuano a confondere ciò che realmente sono con ciò che vorrebbero essere, finendo per interpretare un ruolo che non è il loro, come un attore che non uscendo mai dal personaggio che invece dovrebbe solo temporaneamente interpretare, finisce per annullare la sua personalità in esso, è così succede per assurdo che il personaggio prende vita, mentre l’attore muore…

 

Scusate stavo solo filosofeggiando, mentre le mie dita correndo sulla tastiera, davano vita a frasi e pensieri senza un’apparente senso logico, proprio come ci appaiono ogni tanto le nostre esistenze, in perenne balia del tempestoso mare del destino, ma cosa succederebbe se rimettendoci al timone provassimo a seguire una rotta invece di lasciarci guidare semplicemente dalla corrente? Forse scopriremmo che altri destini sono possibili… 

 
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SIAMO DAVVERO PRONTI PER UNA SOCIETA' BASATA SULLA LEGALITA' E SULL'ONESTA'???

Post n°140 pubblicato il 27 Marzo 2017 da carloreomeo0

Io più volte, nei miei post, ho auspicato che finalmente nella nostra società predominino nuovamente quei valori di onestà, integrità, legalità, che sono la massima espressione della civiltà umana, ma riflettendoci bene mi chiedo, ma siamo davvero sicuri che questo non popolo italico, fatto di furbetti e furboni, quelli del cartellino, dei falsi invalidi, degli evasori, dei corrotti e dei corruttori, dei truffatori, di quelli cercano di saltare la fila, di quelli che parcheggiano in doppia fila, o peggio parcheggiano consapevolmente nei parcheggi degli invalidi, nonostante la loro unica invalidità sia quella di non avere alcun rispetto per il prossimo, di pensare solo al proprio  benessere, sia davvero pronto a tutto questo, sia davvero pronto a rinunciare a questa italica mentalità?

 Siano davvero pronti a rispettare le regole, la legge, anche quando questo vuol dire andare contro i propri interessi per il bene della collettività?

Siamo davvero sicuri che sia davvero una società onesta quella che noi tutti vogliamo? Siamo davvero sicuri che tutti noi nutriamo la stessa identica sete di giustizia e di verità? Siamo davvero sicuri che sia nell’interesse comune raggiungere una soglia di altruismo tale da cancellare per sempre ogni forma di discriminazione? Che si instauri un sistema meritocratico con il quale giudicare imparzialmente il nostro operato, redendo vane le raccomandazioni e il lecchinaggio? Siamo davvero sicuri che tutti, ma proprio tutti noi vogliamo ardentemente sconfiggere la mafia e ogni altra sorta di criminalità organizzata?

Non è forse negli interessi della maggioranza di noi il fine che tutto questo resti solo pura utopia? Immaginate per un attimo una società così idilliaca, pensate davvero che questo sia il vostro più grande desiderio?

Forse lo diciamo, ce lo ripetiamo mentendo per primi a noi stessi, ma in realtà ci fa comodo questa società in cui i nostri piccoli atti di disonestà quotidiana, si confondono e si nascondono all’ombra della disonestà collettiva, come se questo in qualche modo ci giustificasse, come a dire non siamo noi i disonesti, è il sistema ad esserlo, e noi ci stiamo solo adeguando ad esso, per poter sopravvivere in questo mondo di furbi, dove è risaputo che l’onestà non paga, mentre la disonestà da sempre buoni frutti.

No, io credo che molti di noi italiani e non, non siano pronti all'onestà, sono pronti a invocare la legalità, l'onestà quando essa non riguarda loro, quando ad essere giudicato non è il loro comportamento, ecco perché è facile pretendere invece che gli altri siano onesti, specie i potenti, è facile puntare il dito, piuttosto che essere i primi a conformarsi all'onestà, dando l'esempio.

Se questo sistema prospera ormai da troppi anni, forse è perché in fin dei conti all’italiano medio fa comodo alimentarlo, piuttosto che provare a combatterlo, rendendo ogni alternativa ad esso pura utopia.

 

Voi cosa ne pensate? 

 
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STOP AL FANCAZZISMO!

Post n°139 pubblicato il 20 Marzo 2017 da carloreomeo0

In alcuni precedenti post ho difeso a spada tratta la classe operaia, per me oggi più che mai vessata e sfruttata, ma non vorrei essere frainteso, io difendo la classe “operaia”, chi per l’appunto opera, lavora e si impegna nello svolgimento delle proprie mansioni lavorative, chi tenta di migliorarsi sempre, aumentando le sue competenze e conoscenze, cercando di essere sempre professionalmente preparato. Chi non si sente svilito nello svolgere certi tipi di mansioni, in quanto convinto che non esistano lavori umilianti se svolti dignitosamente. Chi non si tira mai indietro quando è il momento di mettersi in gioco, chi non vede i cambiamenti come degli ostacoli ma come delle opportunità. Chi ha senso del dovere e integrità tali da non aver bisogno di essere controllato a vista per svolgere al meglio gli incarichi che gli sono affidati.

Non difendo, anzi combatto da sempre contro i fancazzisti, i furbetti, non solo quelli del cartellino, i disfattisti, menefreghisti, incompetenti, insofferenti, ecc e li invito tutti a restarsene a casa se non hanno voglia di lavorare facendosi da parte, perché in questo periodo di forte disoccupazione, non sappiamo cosa farcene di tipi come loro, abbiamo l’urgente bisogno che le poche opportunità di lavoro rimaste vengano affidate a persone volenterose, disponibili, costruttive, perché dobbiamo ricostruire un Paese che è alla deriva, dobbiamo ridare credibilità alla nostra italianità, troppe volte messa in ridicolo non solo dai politici ma anche da chi come loro, contribuiscono a dare una cattiva immagine a questo Paese, sia a livello nazionale che internazionale. Gli italiani onesti e laboriosi sono stanchi di essere messi in cattiva luce da questa gente, sono stanchi di essere prevaricati, dagli opportunisti, dai leccaculo patentati, dai raccomandati che pur non avendo competenza alcuna ricoprono ruoli di prestigio, oltre che strategici.

Oggi più che mai c’è bisogno di gente che abbia voglia di rimboccarsi le maniche, è tempo che i fancazzisti emigrino verso altri Paesi e che i giovani di talento ritornino in Italia, perché abbiamo fortemente bisogno di loro, della loro creatività, delle loro competenze, per costruire insieme con loro un futuro che non sembri sempre di più ad un incubo o alla pessima sceneggiatura di un film surrealista.

 

E voi di cosa credete che questo nostro Paese abbia fortemente bisogno? 

 
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RAZZISMO???

Post n°138 pubblicato il 14 Marzo 2017 da carloreomeo0

Mentre mi accingevo a riporre il carrello della spesa, l’immigrato che se ne stava seduto placidamente sul muretto del supermercato, alzando stancamente gli occhi dal display del suo IPhone 6 mi disse: “Dammi Euro, io ho fame”. Lo conoscevo bene era l’immigrato che aveva chiesto  e ottenuto asilo politico per non dover combattere la guerra che affliggeva il suo Paese, lo stesso che, insieme ai suoi connazionali arrivati in Italia, non avevano disdegnato però di combattere, distruggendo letteralmente gli appartamenti di nuova costruzione assegnatigli ad uso gratuito dal nostro Stato e inizialmente destinati a divenire case popolari per aiutare gli italiani più bisognosi in lista d’attesa da anni, pur di ottenere una connessione WI-FI veloce ed affidabile, ma soprattutto gratuita, che per ottenerla si erano anche violentemente scontrati con le forze dell’ordine, senza per questo venire in alcun modo perseguiti dalla legge, ma al contrario ottenendo ciò che violentemente avevano richiesto, come se la legge italiana fosse impotente nei loro confronti, come se anche loro godessero dell’impunità, la stessa che protegge i politici che a braccetto con la mafia gestiscono e speculano sull’immigrazione, che nascondendosi dietro il paravento dell’altruismo, della solidarietà e dei diritti umani, mirano unicamente ai propri interessi, che mentre si intascano i proventi di quello che per loro è solo un business, allo Stato, in questo caso a noi onesti cittadini, accollano le spese. 

Nel vedere che tentennavo, me lo chiese più insistentemente, fino ad arrivare in breve a pretenderlo, come se quell’Euro gli appartenesse, quale giusto compenso per non so bene quale servizio egli pensasse di aver svolto nei miei confronti, come se esigerlo fosse un suo diritto e di conseguenza un mio dovere darglielo. La sua risolutezza fu tale che per un attimo, quell’interminabile attimo in cui le tue certezze vacillano e cominci a pensare che ciò che credevi fosse giusto, possa essere in realtà sbagliato, esitai.  

Nel frattempo mi ritrovai a riflettere, che il suo atteggiamento era più che giustificato in quanto aveva imparato per esperienza diretta che in questo Paese, bastava chiedere, anzi pretendere, anche ricorrendo alla violenza per ottenere. In netto contrasto con la convinzione che ogni cosa va guadagnata perché nulla ci è dovuto, che le mie esperienze di vita mi avevano insegnato. Lo confesso questa mia riflessione, come la sua prepotenza urtarono i miei nervi, tanto che in un attimo il mio tentennamento iniziale svanì lasciando il posto alla rabbia e rabbiosamente gli urlai in faccia il mio dissenso.

Ora io vi chiedo è stato un comportamento razzista il mio?

E’ da razzisti incazzarsi nel vedere immigrati di cui non si ha la certezza della provenienza richiedere e ottenere asilo politico con estrema facilità nel nostro Paese, ottenendo gratuitamente vitto e alloggio, il tutto esentasse, mentre sempre più italiani per pagare le onerose tasse imposte da uno stato sempre più esoso e grazie ad una riforma del lavoro che ha incentivato la disoccupazione sono ridotti in miseria, costretti a vivere per strada, morendo a volte per assideramento nelle fredde notti invernali, mentre i “rifugiati politici” scendono in strada, spesso in modo violento distruggendo tutto ciò che incontrano, se il cibo o gli alloggi non sono di loro gradimento?

E’ da razzisti pretendere equità, ossia che tutti, sia italiani che immigrati abbiano gli stessi doveri e gli stessi diritti?

 Per correttezza preciso, che non tollero la prepotenza e l’arroganza, di qualunque colore abbia la pelle il prepotente e l’arrogante, che un conto è rivendicare i propri diritti mentre altra faccenda è credere che tutto sia dovuto.

E’ da razzisti incazzarsi nel vedere immigrati di qualsiasi nazionalità ricevuti a braccia aperte da quello stesso Stato che costringe i nostri giovani e non solo a emigrare all’estero in cerca di una dignità che il loro Paese gli nega, essendo totalmente incapace di giudicare e valorizzare il loro talento, le loro capacità, mettendole a frutto per rilanciare la sua economia? Come se avesse avuto ragione l’ex ministro del lavoro Poletti nell’affermare che: “Certi giovani è meglio non averli tra i piedi”? Io ho qualche dubbio in proposito, mentre non ho dubbio alcuno nell’affermare che questo Paese vivrebbe meglio senza avere tra i piedi certi politici.

 

Qui rimangono solo gli incapaci raccomandati, i figli di papà, i leccaculo patentati, qui fanno carriera e prosperano solo gli sciacalli dell’imprenditoria, capaci unicamente di sfruttare per i loro fini la disperazione della classe operaia, privata di diritti e oberata dai doveri. Quale futuro quindi potrà avere questa nostra Italia?

 
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A TUTTE LE DONNE...

Post n°137 pubblicato il 07 Marzo 2017 da carloreomeo0

Cari uomini, Le Donne, che siano madri, figlie, amiche, fidanzate o mogli, colorano il nostro mondo di mille indescrivibili sfumature, perché senza di esse la nostra vita sarebbe solo monocromatica, senza di esse a dire il vero non si spiegherebbe nemmeno la nostra esistenza.

Cari uomini non iniziate con i soliti luoghi comuni, mettiamo da parte l’orgoglio e ammettiamo una volta per tutte, che senza di esse ci sentiremmo persi, incompleti, le nostre stesse emozioni, i nostri stessi sentimenti perderebbero gran parte della loro intensità, che le nostre anime diverrebbero più inquiete.

Lo so a volte ci appaiono come esseri incomprensibili, lontane anni luce da noi, tanto che trovare punti di contatto ci sembra impossibile, ma sono solo apparenze, false distanze che in realtà ci uniscono, intrecciandoci, legandoci indissolubilmente a loro, perché proprio nell’essere così diverse da noi, sta la loro forza, la loro innegabile attrazione che esercitano su di noi. Sono come pianeti con un moto di rotazione opposto al nostro, ma la cui forza gravitazionale ci attrae inesorabilmente.

No, non parlo solo di attrazione fisica, perché la femminilità è racchiusa in ogni loro singolo, semplice gesto, in uno sguardo, un sorriso, un bisbiglio, in ogni loro frase urlata o sussurrata. Le Donne, sanno sedurci, conquistarci, ammaliarci, stregarci, stupirci, sanno essere contemporaneamente sensuali e perfide, accarezzarci e graffiarci, con la stessa dolce fierezza, con la stessa delicata forza. Ammettiamolo, sono questi contrasti, è per queste apparenti contraddizioni che ci innamoriamo follemente delle donne. Di quelle svariate sfaccettature che sono proprie dell’Amore:

La prima Donna che abbiamo amato è nostra madre, colei che ci ha amato ancora prima che il suo sguardo ci sfiorasse, colei che ci ha amati appena ha percepito dentro di se il battito del nostro cuore, insegnandoci la travolgente forza dell’Amore incondizionato, che è prerogativa unica dell’essere madre.

Altro tipo d’amore è quello che proviamo verso la Donna, moglie o compagna che essa sia, che ci ha conquistato a tal punto da voler condividere la nostra vita con lei, perché sentiamo che senza di lei la nostra vita non avrebbe senso, in quanto essa non si potrebbe considerare tale. Al fianco della quale ci sentiamo così forti e sicuri da affrontare e superare qualsiasi difficoltà, da poter condividere, in simbiosi ogni gioia, ogni emozione.

L’Amore poi di un Padre verso una figlia è qualcosa di indescrivibile, che valica ogni confine della percezione umana, che rende vana ogni definizione, così dirompente da sfuggire ad ogni tipo di descrizione, un continuo alternarsi d’Amore e il timore che la vita possa ferirla, l’istinto di proteggerla e allo stesso tempo la consapevolezza di doverla lasciare andare, affinché possa trovare la sua strada. Il dolore straziante nel vederla soffrire e l’indescrivibile felicità nel vederla sorridere.

Si noti bene, non un Amore più forte o più tenue rispetto a quello materno, in quanto non in competizione con esso, ma semplicemente diverso, che insieme con esso completa quel legame forte, d’Amore, di rispetto e di condivisione che dovrebbe unire sempre la famiglia.

 

Tanti Auguri a tutte le donne della mia vita a quelle che ho conosciuto e a quelle che non conoscerò mai, siete tutte stelle del mio universo. 

 
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L'AMORE OGGI...

Post n°136 pubblicato il 28 Febbraio 2017 da carloreomeo0

Qualche settimana si è festeggiato “San Valentino”, la festa di tutti gli innamorati, e come capita puntualmente, pilotati come siamo dalle ricorrenze, molti si sono sentiti in dovere di rispolverare il loro romanticismo, con pensieri ed opere il più delle volte dettate unicamente dalla voglia di conformarsi al rito della festività riportata sul calendario, lontani quindi anni luce da quel sentimento che andrebbe celebrato in ogni istante della nostra vita e non di certo ricordato a scadenze programmate.

Tutto questo mi spinge a chiedermi quale sia oggi il significato profondo della parola Amore, quale posto dedichiamo a questo sentimento nella quotidianità delle nostre vite?

Io vedo coppie, che convivono sotto lo stesso tetto, che dichiarano di amarsi, composte da persone talmente prese da se stesse, dalla loro egocentricità, da non essere capaci di sacrificare nulla per il proprio partner, da non essere disposti a rinunciare a nulla per il bene della persona che dichiarano di amare.

 

Tanto che mi viene il dubbio che in questi nostri tempi non ci sia più spazio per l’Amore classico, per quel sentimento vero profondo, tramite cui si è capaci di combattere e vincere ogni avversità, tramite cui si è disposti a sacrificare se stessi, senza tuttavia sentire il peso del sacrificio, per il bene della persona amata, essendo in grado di vivere talmente in simbiosi con lei da far divenire nostra la sua felicità, condividendo ogni emozione.

 

 
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IL BUSINESS PERFETTO!

Post n°135 pubblicato il 24 Febbraio 2017 da carloreomeo0

Sapete cosa serve per realizzare un business di successo? Normalmente un business di successo si ottiene quando si mette sul mercato un servizio o un prodotto molto richiesto essendo in grado di soddisfare le richieste ricavandone un netto margine di guadagno restando concorrenziali.  

Lo sapete come si ottiene il Business Perfetto? Quando chi mette sul mercato un prodotto o un servizio è in grado di farne aumentare, direttamente o indirettamente la richiesta, essendo sempre in grado di soddisfarla, detenendo allo stesso tempo l’esclusiva su tale tipo di commercio.

Ora tenendo conto di questa premessa, tenterò, estremizzando, ma neanche più di tanto la realtà, di fornirvi un esempio pratico di Business Perfetto:

Per far questo immaginatevi che lo Stato sia una grande azienda, che pur non producendo nulla e quindi senza accollarsi nessun costo di produzione, immette sul mercato dei prodotti dalla vendita dei quali quindi può solo ottenere degli utili, essendo allo stesso tempo in grado di controllare, manipolare, incrementare sia la richiesta che l’offerta, senza neanche doversi preoccupare della concorrenza in quanto esercita su di essi un diritto di monopolio.

I prodotti che lo Stato immette sul mercato si chiamano: Tabacco, alcolici e gioco d’azzardo che direttamente generano dipendenze quali: tabagismo, alcolismo, ludopatia. Pensate che fortuna, guadagnare attraverso la vendita di prodotti che generano dipendenza, spingendo quindi chi ne fa uso a non poterne più fare a meno, quando si dice la fidelizzazione del cliente, il sogno di ogni imprenditore.  

Ma in quale modo lo Stato riesce a incrementare la richiesta dei suoi prodotti? Imponendo tassazioni assurde e sempre più onerose, che abbassano drasticamente il potere economico delle famiglie italiane, fino a raggiungere soglie che rasentano la dignità. Attraverso riforme del lavoro che invece di incrementare l’occupazione incrementano tragicamente la disoccupazione, facendo vivere molti individui nell’incertezza del domani, con l’angoscia di come far fronte alle proprie necessità. Tutto questo ha come risultato preponderante la disperazione ed è scientificamente provato che più un soggetto è disperato più è incline a cedere alle dipendenze: gioco d’azzardo per tentare di sopperire ai problemi economici derivanti da uno stipendio ormai inesistente. Abuso di alcolici in cui affogare i problemi e lo stress che deriva da tutto questo fa aumentare esponenzialmente il consumo di sigarette. In sintesi si è innescato un circolo vizioso attraverso il quale lo Stato si nutre e si arricchisce della nostra disperazione, di quella stessa disperazione che egli stesso contribuisce a generare in noi. Vi basti pensare che lo Stato guadagna mediamente ogni anno circa 8 miliardi di Euro attraverso il solo settore del gioco d’azzardo e altri 8 miliardi di Euro circa dalla vendita delle sigarette, al netto dei costi sostenuti dal sistema sanitario per curare le patologie legate al tabagismo. Un business che continua ad avere un trend positivo nonostante la crisi, anzi grazie alla crisi che favorisce l’incremento del suo fatturato.

Non fatevi ingannare dalle campagne dissuasorie che lo Stato ha messo in atto per, a suo dire, ridurre l’abuso di alcolici, il gioco d’azzardo e il fumo, in realtà ha tutti gli interessi, e quanto sopra scritto lo dimostra ampiamente, per fare in modo che tali dipendenze dilaghino sempre di più. In quanto lo Stato è allo stesso tempo, ipocritamente, repressore e spacciatore. Ipocrita quanto chi, vittima delle suddette dipendenze, continua a negare l’evidenza, ripetendosi la bugia perfetta: “Posso smettere quando voglio” mentre in realtà non ha abbastanza forza di volontà per mettere in pratica questo suo intento e con questo atteggiamento finisce solo per oliare gli ingranaggi di questo business perfetto, di questo meccanismo diabolico che lo trita e lo sputa a suo piacimento.

Io chiedo a tutti coloro che sono vittime di dipendenze di fare il primo passo, di mettere da parte l’orgoglio e di usare la ragione ammettendo di avere un problema perché solo così potranno iniziare a cercare una soluzione, solo così potranno essere aiutati ad uscire da un tunnel in cui neanche sapevano di essere entrati. Chiedo a loro di raccogliere la dignità rimasta per dire BASTA! Inceppando il meccanismo apparentemente perfetto attraverso cui lo Stato lucra, smettendo di essere vittime di questo sistema che mira alla loro distruzione sia psicologica che fisica.   

Inizialmente ho scritto che lo Stato non produce questi prodotti, in effetti a produrli sono altre aziende, soprattutto all’estero, su cui lo Stato si limita a imporre delle tassazioni e attraverso i monopoli regolamenta la loro diffusione,  che diviene giorno per giorno sempre più capillare, un po’ come fa la mafia che avendola monopolizzata si arricchisce attraverso la commercializzazione della droga, occupandosi della sua distribuzione (spaccio). Anche la mafia come lo Stato, si occupa di immettere sul mercato prodotti che non sempre ha prodotto direttamente, ma su cui impone prezzi e condizioni, come le armi e anche servizi quali: speculazioni edilizie, imposizione di tangenti verso aziende sia pubbliche che private, incrementando il suo potere e di conseguenza il suo fatturato attraverso la corruzione di onorevoli e parlamentari.

Come vedete queste due entità presentano sempre di più inquietanti similitudini non fosse altro che per il modus operandi, risultando infine sempre inscindibilmente collegate, come se l’una fosse il completamento dell’altra.

 

La domanda è: in tutto questo è lo Stato che si comporta come la mafia o è la mafia che si comporta come lo Stato? A voi l’ardua sentenza. 

 
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PERCHE' SIAMO SEMPRE PIU' VITTIME DELLE DIPENDENZE?

Post n°134 pubblicato il 20 Febbraio 2017 da carloreomeo0

Forse non lo avrete neanche notato, ma scrivendo gli ultimi post ho tentato di seguire un filo logico, che a qualcuno forse potrà risultare labile, inconsistente, ma attraverso cui ho cercato di legare i vari argomenti affrontati, arrivando alla conclusione che al di la delle leggi, divieti, normative, campagne dissuasorie che sono o potranno essere messe in atto, l’essere umano sarà sempre più vittima delle dipendenze, semplicemente perché ogni generazione sotto questo aspetto è sempre più debole rispetto alla precedente, sempre meno capace di reagire costruttivamente alle porte che la vita ci sbatte in faccia, ma di dipendenze con il tempo se ne prospetteranno sempre di nuove e più distruttive, come se l’essere umano fosse portato a soddisfare un bisogno che potremmo definire a tutti gli effetti masochistico, che lo porta ad autoinfliggersi delle sofferenze, trovandovi in esse una sorta di doloroso piacere, cui l’unico principale intento è ancora una volta quello di eludere, evadere dalla realtà, da quella realtà che è incapace di affrontare, da quei problemi che gli sembrano insormontabili, in quanto più portato a subirli, ad eluderli, che a reagire ad essi.

Causa di questa sua condizione è dovuta a genitori troppo permissivi, che lo hanno viziato e iperprotetto, rendendolo di fatto inadeguato ad affrontare la vita e più propenso a sfuggire ad essa, vivendo ogni impedimento, ogni ostacolo come un dramma, somatizzandolo. Privato com’è anche di quel supporto che una volta era rappresentato dalla famiglia, che è stata svuotata di ogni valore, di ogni legame e di ogni forma di rapporto umano.

Tutto questo lo porta inevitabilmente ad avere l’esigenza sia psicologica che fisica di annegare, obnubilare le proprie frustrazioni nell’alcol o facendo uso di sostanze stupefacenti, nel cercare il conforto, la sicurezza, seppure temporanea, che si illude di trovare nel fumo di una sigaretta o tentare di ribaltare la sua situazione, che giudica insoddisfacente, attraverso i soldi facili, quelli che si illude di procurarsi con il gioco d’azzardo, sia che esso sia rappresentato da una slot, da un casinò fisico o virtuale, da uno dei tanti gratta e vinci ecc. In quanto la società in cui vive, che ha per imperativo la materialità dell’apparenza, lo ha convinto che solo i soldi diano la felicità, che solo attraverso di essi si conquista il potere, il rispetto, la stima e la fiducia in se stessi.

La sua voglia di sfuggire alla realtà raggiunge il suo apice nella virtualità di internet, attraverso i vari social, in cui ha l’opportunità non solo di sfuggire a quella realtà che reputa sempre più opprimente, ma anche da se stesso, creandosi dei veri e propri avatar fino a divenire così pirandellianamente uno, nessuno e centomila, esempi di questo genere se ne trovano molti in questa stessa community.

L’appagamento, il senso di approvazione di cui è carente e di cui allo stesso tempo ha estremo bisogno, la sua stessa autostima aumentano proporzionalmente ai “Like” totalizzati dai loro post, dal numero dei commenti che essi hanno ricevuto, e se non sono in grado di scriverne di propri, non c’è problema basta condividere quelli di altri, l’effetto benefico è identico.

La voglia di apparire, il senso di popolarità che internet è in grado di fornirgli è meglio di qualunque MasterCArd, non ha prezzo! Essa è data dal numero di amici, che poi anche se sono semplici conoscenti o perfetti sconosciuti poco importa, perché come diceva Totò: “è la somma che fa il totale!” Appagare il proprio Ego attraverso internet come si può notare è facile, estremamente frustrante lo scoprire che non è altrettanto facile trasporre tutto questo nella realtà di tutti i giorni, con le sue regole, le sue convenzioni, ecco il meccanismo perverso tramite il quale anche la rete diventa una dipendenza e il rimanere sempre connessi un esigenza a cui diviene sempre più difficile rinunciare perché disconnettersi da essa significa doversi riconnettere con la realtà, dover ritornare ad essere se stessi.

 

La cosa più allarmante è notare come sempre più spesso le dipendenze si intreccino, sommandosi, chi gioca d’azzardo, attraverso i vari casinò online cerca di sopperire allo stress fumando forsennatamente, per poi ritrovarsi  a bere per soffocare la delusione e la rabbia per i soldi persi. Sintomo che una sola dipendenza non basta, che quella voglia di evadere dalla realtà diventa sempre più esigente, pressante, spingendo chi ne è vittima sempre più a fondo nel baratro, ritrovandosi isolato, in compagnia solo del suo peggior nemico…se stesso.     

 
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FAMIGLIE MODERNE!

Post n°133 pubblicato il 15 Febbraio 2017 da carloreomeo0

Sono convinto fin da ora che quanto scriverò in questo post a qualcuno sembrerà l’esasperazione della realtà, per tanto ci tengo a puntualizzare che sono pienamente consapevole che esistono altre realtà oltre a quelle da me descritte, ma che il mio intento è proprio quello di puntare il dito su certi atteggiamenti e comportamenti che a mio avviso stanno prendendo sempre più piede e che dovrebbero farci riflettere.

 

La famiglia da sempre rappresenta il nucleo centrale, oserei dire vitale della società, il suo legame primario, per questo sono estremamente convinto che osservando attentamente le famiglie di oggi potremo scoprire come sarà la società di domani.

Il concetto di famiglia negli ultimi anni ha modificato sostanzialmente il suo significato, di conseguenza i valori che erano insiti in essa sono cambiati e in alcuni casi addirittura scomparsi.

Sempre più spesso le famiglie sono composte da individui accomunati tra loro solo per un legame di parentela, ma che si comportano e sono a tutti gli effetti dei perfetti sconosciuti, che in una sorta di convivenza forzata vivono sotto lo stesso tetto, spesso in periodi differenti della giornata e che anche quando quei momenti coincidono difficilmente vengono coinvolti in attività comuni. Del resto si tratta di individui che hanno poco da condividere, a parte qualche post su Facebook, ma soprattutto hanno poco da raccontarsi, perché quello che pensano e che vivono, i loro sentimenti, emozioni, problemi e preoccupazioni piuttosto che confidarli ai loro cari, preferiscono pubblicarli sui vari social e la cosa grave è che trovano più appagamento e conforto nei commenti di perfetti sconosciuti, nei loro “mi piace”, che nel dialogo familiare. Per questo motivo molti genitori per cercare di capire cosa passa nelle teste dei loro figli tentano di sbirciare nei loro profili Facebook, di decifrare il codice d’accesso dei loro smartphone in cui è racchiuso e circoscritto il loro mondo.  

Del resto sono figli di genitori assenti (che talvolta restano tali anche quando sono presenti), per motivi lavorativi o altri mille impegni e loro il tempo libero lo passano solitamente a casa a chattare su WhatsApp, a postare su Facebook, ad ascoltare musica a tutto volume e non è raro che svolgano tutte queste attività contemporaneamente, del resto stiamo parlando della generazione non solo digitale ma anche multitasking, che allo sport reale spesso preferisce quello virtuale delle varie Wii, che alla partitella nel campetto sotto casa preferisce una bella partita sulla “Play”.

Una volta il momento della cena era un momento di incontro e di confronto, ci si raccontava e commentava vicendevolmente gli avvenimenti significativi della giornata, oggi sempre più spesso, durante le cene non ci si guarda neanche in faccia, gli adulti ipnotizzati dalla TV onnipresente e perennemente accesa sui programmi più improbabili, mentre i ragazzi con gli occhi incollati allo schermo dei loro inseparabili smartphone a messaggiare con tutto il mondo tranne con chi hanno accanto. Pianeti dello stesso universo ma con orbite diametralmente opposte.

Finita la cena, quel patetico momento di finta condivisione di uno spazio comune, oltre che di un pasto, ogni individuo si ritira nella propria stanza e così il pericolo che a qualcuno possa venire in mente di tentare un dialogo è definitivamente scongiurato.  

 

Cari amici miei, se questa è la famiglia oggi, credo che la società del futuro sarà sempre più social e sempre meno socievole.

 
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