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filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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L'UMANO E IL BENE IN SČ

Post n°1058 pubblicato il 03 Maggio 2022 da rteo1

(Devo precisare meglio...)

L'UMANO E  IL BENE IN SÈ 

È certamente ovvio che il cittadino e lo Stato siano "prodotti umani", essendo entrambi l'elaborazione e la creazione degli "esseri umani". Ma tali "produzioni", e altre ancora (come il diritto, la morale, l'etica, i principi e i valori), non garantiscono una sicura corrispondenza  tra l'idea generale di "essere umano" (accettata in occidente) con quella di "essere umano in sé". In natura sembrano coniugarsi tutti gli opposti, come bene e male, guerra e pace, vita e morte, rispetto ai quali gli uomini assumono da sempre posizioni culturali divergenti, spesso estremamente conflittuali, e anche distruttive, come nella guerra. Dire  perciò, che solo il "bene", e tutto ciò a questo riconducibile, appartenga alla "natura umana" non sembra essere "vero", e ciò sia perché anche il "male" è costantemente presente nella vita e nella storia umana sia perché sono molti gli intellettuali che da tempo lo sostengono. Si afferma anche che l'essere umano sia dotato di coscienza e volontà e, quindi, agisca secondo il "libero arbitrio", ma ci sono anche teorie altrettanto illuminate che ritengono che tutto sia già "determinato" e che siano le leggi universali a regolare tutti i cicli della natura, compreso, ovviamente, quello degli umani. A quanto pare, perciò, non c'è  alcuna certezza che sia vera la tesi del libero arbitrio nè quella del "determinismo". Esiste, però, anche una "terza ipotesi" che, come "sintesi" hegeliana, considera entrambe valide le opposte teorie, pertanto sia il bene che il male sono da ritenersi coesistenziali e coessenziali sia in natura che nell'essere umano. E allora, se fosse vera quest'ultima tesi, ne conseguirebbe che nell'universale siano ricompresi sia il "bene in sé" che il "male in sè"; oppure, che non esista alcun universale e che tutte le idee che non si concretizzano, non si manifestano, rimangono solo nell'immaginazione degli uomini. Così come il mondo platonico delle idee, contro il quale, peraltro, si espresse Nietzsche ritenendo che tale "mondo ideale" fosse stato un "male" per gli uomini perchè si erano allontanati dal "mondo reale". Oppure, che era in contrasto con la convinzione di Hegel secondo il quale solo "il reale è razionale". Le domande allora sono: gli uomini errano nell'orientare le proprie azioni secondo le idee, i canoni morali, religiosi, giuridici e secondo "valori e prinicipi" ? Inoltre, il "male" non è "male" ma è, secondo natura, anche bene e questo, al contempo, è anche male ? Visto che quest'ultimo, peraltro, si manifesta sempre e ovunque, tanto da imporsi come co-essenziale? Non vi è dubbio che se si accettasse questa "realtà" come "verità" gli uomini dovrebbero cambiare la propria visione della vita e tutti gli ordinamenti sociali, politici e religiosi. Ciò non toglie, tuttavia, che anche di fronte all'ineluttabilità del destino  che impone come necessari sia il bene che il male, gli uomini possano "osare" di scegliere la via del "bene", umanamente inteso, anche a costo di essere puniti come Prometeo, come Sisifo o Adamo ed Eva. Ragioniamo, allora,  rispetto alla predetta soluzione, che sembra essere più "utile", opportuna e coerente con l'idea di essere umano valorizzata ed esaltata dalla cultura occidentale. Cerchiamo allora di individuare quale potrebbe essere il "bene" che possa rendere l'umano realmente "umano" rispetto all'essere "inumano". Per farlo si prospettano due vie: nella prima, il giudizio si limita a constatare i concetti umani  del bene e del male e del giusto e ingiusto storicamente intesi; la seconda, invece, riconosce all'uomo il potere di trascendersi e di risalire all'idea del "bene in sé". La prima via appartiene al patrimonio ordinario della comune conoscenza di ogni comunità, ossia al quotidiano modo di vivere e di agire dei cittadini nell'ambito delle società organizzate. Ciò che è ritenuto "male" è generalmente condivisa e  di contro, ciò che è  invece "bene". In virtù di questa divisione è stato possibile ragionare in termini di "libero arbitrio" (vero o presunto che sia). A questo riguardo è oportuno dire che ogni uomo è lo specchio di ogni altro uomo, nel senso che in lui regna sia la pulsione diretta al bene che quella rivolta al male, sia l'istinto costruttivo che quello distruttivo, sia l'inclinazione all'amore che all'odio, sia alla pace che alla guerra. Tutti i sentimenti divergenti, le emozioni contrastanti, vivono e si agitano nel corpo e nella mente di ogni singolo uomo, che sia collocato dalla iniqua scala sociale ai suoi confini più infimi o che sia posto ai vertici della stessa con ruoli o incarichi convenzionalmente ritenuti di prestigio politico. Tra gli uomini, quindi, non c'è alcuna differenza "pulsionale", perché sono tutti eguali, tranne che nella "forza di volontà". È questa, infatti, che li rende "dissimili", perché solo alcuni sono in grado (anche grazie ad estenuanti esercizi psico-fisici e culturali) di "reprimere" la volontà (di vivere e di potenza) che spinge al male, alla distruzione, all'odio, alla guerra, per far prevalere la volontà al bene, alla costruzione, all'amore, alla pace. Quando, perciò, un uomo, anche a capo di un governo del popolo, si comporti come "tiranno", "dittatore", "autocrate", egli si differenzia dagli altri "capi di governo" solo per il fatto che questi ultimi riescono (ovviamente mai in modo definitivo e irreversibile) a "controllare", seppur momentaneamente, la loro volontà di potenza e a dimostrarsi "democratici e liberali". E gli esempi da citare sono oggi molteplici, soprattutto a causa della guerra in atto tra la Russia e l'Ucraìna che ha messo in evidenza quanto i rappresentanti delle istituzioni (spesso identificati, ma erroneamente, come rappresentanti dei popoli) si siano lasciati soggiogare dalla sola volontà delle armi negando all'idea della pace di potersi manifestare. E così la barbarie, che sembrava essere tramontata, almeno dalle civiltà europee, ha preso il sopravvento e non si riscontra nessun capo di governo "illuminato" capace di orientare le sue decisioni verso il bene umanamente inteso anziché verso il male. La differenza, perciò, tra gli esseri umani dipende soltanto dall'autocontrollo, soprattutto delle pulsioni che spingono a realizzare la volontà di potenza anche mediante il "male". A questo punto, però, bisogna definire meglio che cosa debbasi intendere per "bene" rispetto al "bene in sè" affinchè si possa trarne il concetto di "umano". Non vi è dubbio che quest'ultimo dovrebbe essere correlato con "il bene in sé" ma la vita reale è, purtroppo, ben diversa da quella ideale,  che peraltro, come detto, include anche l'idea del i"male in sé", che regna nell'universale, così come nell'animo umano. È ovvio che il concetto di "bene" debba comunque riferirsi all'idea "generale", perciò deve intendersi in senso umanamente positivo e non negativo, come ad es. la libertà contro la schiavitù, l'eguaglianza contro la disuguaglianza, la Pace contro la guerra, ecc. Relativamente queste ultime, che in questo momento costituiscono l'argomento del giorno, stante lo scontro in atto tra i due "mondi", quello detto "occidentale" e quello definito "orientale" (anche se, per ora, la guerra è limitata soltanto tra la Russia e l'Ucraìna, con l'interferenza esterna e invasiva americana, della NATO, con alcuni Stati satelliti) può essere utile una specifica riflessione. Perciò si reputa utile dire che la "guerra" è, come tale, un "male" (anche se la si dovesse itenere  ineluttabile, secondo la tesi Eraclitea). Pertanto il "bene" è certamente "la pace" (pur riconoscendo che secondo la dialettica conflittuale essa è l'altra faccia della guerra). Se, perciò, il "bene" è la "pace", allora questa deve travalicare il comune senso umano e tendere all'idea "universale" affinchè diventi un vero e proprio valore. Non vi è dubbio che la "pace universale" appaia alquanto utopica, visto che è già un'impresa ardua, se non impossibile, instaurare la semplice pace tra singoli Stati; tuttavia, se diventa essa la "meta" essa può diventare anche la "verità" per gli uomini. Con l'effetto che così la pace universale diventi il "vero bene in sé" con la conseguenza che "lumano in sé" potrà essere la ricerca della pace universale. Cosicchè ogni azione od omissione che saranno poste in essere con coscienza e volontà da qualsiasi essere umano o da un Popolo  potranno avere la loro stella polare come guida nelle notti oscure: la "pace universale", che diventerà per tuti il bene assoluto. È fuori di dubbio, ovviamente, che per il conseguimento di tale "bene in sé" siano necessarie una molteplicità di azioni, sia individuali che collettive, sia sociali che istituzionali, sia statali che sovranazionali. La Costituzione italiana, spesso richiamata ad uso e consumo, quando fa comodo, prevede che l'Italia "consente, in condizioni di parità con altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni" (art.11, sul ripudio della guerra). È evidente il nesso, il legame, tra la pace e la giustizia. Non vi può essere, infatti, l'una senza l'altra: sono, perciò, coessenziali, coesistenziali (come l'entanglement quantico delle particelle). Eppure, in concreto, si rileva che molti organismi nei quali l'Italia è entrata a far parte non perseguano entrambi gli obiettivi. Anzi, a volte è perfino problematico riscontrarne una delle due, ossia la pace o la giustizia, che tuttavia dovrebbero coesistere. L'Italia, perciò, con gli "ordinamenti" dei quali è membro non persegue "il bene in sé" (e forse neppure il semplice bene collettivo, generale). Di certo la NATO non può ritenersi strumento idoneo a perseguire la pace e la giustizia tra le nazioni, soprattutto da quando sta ampliando la sua influenza politico-militare verso gli Stati dell'est europeo. E neppure sembra esserlo l'U.E., visto che le sue istituzioni non sono indipendenti e autonome rispetto al ruolo egemone degli USA, non riconoscono alcun primato legislativo alla rappresentanza dei Popoli europei  e il suo apparato si somma a quelli dei suoi stati membri con aggravio dei bilanci nazionali. L'unico organismo attualmente costituito che, perciò, potrebbe legittimamente rientrare nella prescrizione costituzionale è solo l'ONU, ma per esserlo appieno necessiterebbe di alcune modifiche strutturali. Così com'è,  infatti, non è la proiezione della "sintesi" (per dirlo con Hegel) di tutti gli Stati del mondo ma è solo lo strumento politico e, all'occorrenza, militare, dei cinque Stati "vincitori" della seconda guerra mondiale (USA, Cina, Russia, Inghilterra e Francia) che con l'oligopolio del diritto di veto impediscono l'eguaglianza formale e sostanziale degli Stati. E quindi impediscono la "giustizia" tra le nazioni, perché anche l'eguaglianza tra gli Stati (e quindi dei Popoli) condiziona la realizzazione della "giustizia". Certamente, e a maggior ragione, l'equa distribuzione mondiale delle risorse (l'occidente, con l'America in testa, consuma circa l'ottanta per cento delle risorse economiche pur essendo circa un miliardo di abitanti  su un totale di circa otto miliardi) costituisce il fattore principale della "giustizia", ma è, altresì, anche l'elemento essenziale che determina lo stato di pace (e di guerra, ovviamente, quando le diseguaglianze socio-economiche toccano gli estremi). Ovviamente le diseguaglianze sussistono anche all'interno dei singoli Stati, nelle cosiddette società civili, ove la distinzione tra gli esseri umani (detti cittadini, nello Stato) è stabilita dalla "volontà generale" (la legge). Tutto questo, però, impedisce agli uomini di tendere al bene in sè affinchè essi, come cittadini e come Popolo, possano realizzare l'umano in sé che è l'unica via per abbattere il male e far trionfare il bene (umanamente inteso). La strada è certamente lunga e ci vorranno molte generazioni ancora per lavorare nel senso del conseguimento del "bene in sé", universale, ma è  l'unica strada che potrà consentire di far coincidere il "bene in sè" con "l'umano in sé" e far trascendere l'uomo ancora prigioniero del proprio ego e della supremazia dell'esigenza della specie, valorizzando l'autolimitazione pulsionale per impedire che trionfi "il male in sè" che è sempre presente nella vita degli esseri umani. 

 
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LA GUERRA Č INEVITABILE ?

Post n°1056 pubblicato il 26 Aprile 2022 da rteo1

LA GUERRA È INEVITABILE ?

La guerra è secondo natura, quindi ineliminabile, oppure può essere evitata ? È questa la domanda basilare alla quale gli uomini del terzo millennio, e gli occidentali in particolare, devono dare una risposta perché è da questa che dipenderanno tutti gli atti, le azioni e i comportamenti dei singoli, dei gruppi, fino agli Stati, di piccola, media o grande potenza militare, economica e finanziaria. In altri termini, a seconda della risposta, se positiva, bisognerà soltanto stabilire quante vittime siano necessarie prima di "sedersi" al "tavolo della pace", oppure, se negativa, si potrà agire per eliminare e risolvere a monte le ragioni del conflitto tra gli Stati. Comunque, nell'uno e nell'altro caso, sarà sempre utile il ruolo dei "pacifisti", necessario e indispensabile per temperare il ruolo dei "guerrafondai" (gli interventisti), secondo la generale dinamica del conflitto degli opposti, tra cui guerra-pace, nota già ai tempi di Eraclito.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, che aveva lasciato sul campo milioni di vittime, oltre a reduci, infermi, vedove, orfani e intere città distrutte, gli Stati europei non avevano più visto una guerra né sul proprio territorio né così vicina (dopo quella nei Balcani) come è avvenuto con la guerra tra la Russia e l'Ucraìna. E così, all'improvviso, soprattutto gli europei, con in testa gli USA, dopo una prima fase di esitazione, di concitazione, e con le immagini ancora impresse nella memoria  della "fuga" precipitosa dall'Afghanistan, dopo vent'anni di inutili combattimenti e di migliaia di vittime, sono stati presi da un senso di confusione circa il da farsi. Gli USA, da parte loro, hanno subito pensato ad attivare la NATO, che è il suo strumento politico-militare d'eccellenza, di cui fanno parte, come corollario, molti Stati, tra cui l'Italia, nel mentre le istituzioni della U.E. registravano l'inadeguatezza della forma politico-istituzionale e, in particolare, la totale assenza di una efficace ed efficiente azione diplomatica comunitaria, così come la mancanza di una politica di Difesa e di un proprio strumento militare. Tra le prime decisione prese nei confronti della Russia ci sono state delle dure sanzioni economiche e finanziarie e, in parallelo, l'invio di armi all'Ucraìna per farla resistere e difendere. Quest'ultima decisione, però, ha sollevato accesi dibattiti tra i cittadini italiani a causa del principio del "ripudio della guerra" sancito dall'art.11 della Costituzione e della consolidata politica estera tendenzialmente pacifista. Il Governo, però, ha "tirato dritto" perché l'Italia fa parte dell'U.E. e dell'Alleanza atlantica, oltre che dell'ONU, perciò, secondo il governo, la linea politico-militare non avrebbe potuto differenziarsi da quella degli altri Stati occidentali che hanno anche deciso di aumentare al 2% del PIL le spese militari. Certo è, però, che il dubbio rimane (almeno in alcuni studiosi, politici e intellettuali), se non altro perché sarebbe bastato anche inviare soltanto aiuti umanitari (come era stato sempre fatto in passato) e perché, a quanto pare, non c'è stato alcun preventivo mandato ONU che avrebbe dato una sicura legittimità internazionale alle azioni degli USA, della NATO, dell'U.E. e dei suoi Stati membri. Anche a causa della presenza della Russia nel Consiglio di sicurezza dell'ONU come membro permanente con diritto di veto, insieme agli USA, alla Cina, all'Inghilterra e alla Francia, quali "stati vincitori" della seconda guerra mondiale (andrebbe, perciò, riformato anche la statuto, per dare maggiore democrazia all'ONU, e una sede neutrale, come ad es. la Svizzera). Comunque tutto questo, a cose fatte, può ritenersi ormai come impegno europeo già assunto dal governo, salve alcune divergenze tra le forze politiche, che potranno esprimersi in ambito parlamentare, anche a seguito dell'intervento pubblico del Papa che ha condannato l'aumento delle spese per le armi e l'invio di queste anziché adoprarsi per la pace. Rimane tuttavia ancora aperto il problema di quale possa essere la migliore soluzione possibile per tacitare le armi, ammesso che siano tutti d'accordo a volerle mettere da parte, perché anche questo non è scontato, per quanto possa apparire assurdo. Ma purtroppo assurdo non è perché "quando il gioco si fa duro..." non è vero che scendano in campo i duri giacché spesso intervengono "i pazzi". Almeno è questa la mia impressione (seguendo i diversi interventi televisivi e vedendo le immagini dell'inutile tragedia e massacri di esseri umani), certamente condizionata anche dalla lettura del saggio di Freud "Psicologia dell'Io e della massa" e dall'opera del sempre celebrato Erasmo da Rotterdam che ha con giusta ironia "elogiato la pazzia" degli esseri umani. Per questo non si può escludere che le brame geo-politico-strategiche degli USA, in rapporto sia alla Russia, ormai diventata una modesta potenza regionale (a parte i vetusti arsenali nucleari ricevuti in successione dalla antica URSS), sia alla Cina, che sta ormai imponendosi come prima potenza economica mondiale e sta eguagliando il primato militare e tecnologico americano, ma anche nei confronti del "resto del mondo", inclusa la stessa "alleata" U.E., possano portarli a "forzare la mano" con i loro soldati e la NATO per estendere la loro influenza ancora più ad est e sull'amplissimo territorio russo ricco di materie prime. D'altronde ciò sarebbe in linea con la "natura" degli USA, del loro essere di Stato egemone, fin da quando i primi coloni europei posero piede sul territorio del continente americano, si liberarono dal giogo inglese con la guerra d'indipendenza, regolarono i loro rapporti interni con la guerra di secessione ed attuarono la "conquista del west" celebrata, poi, dai film di Hollywood (la "storia è la storia", sia individuale che collettiva, e questo non va mai trascurato!). Perciò molto dipenderà dalla politica estera del governo americano, il quale, se si voterà alla pace, dovrà autolimitare la volontà di superpotenza imperiale e agevolare la sfida del "mercato globale" che, peraltro, è il prodotto della esigenza espansiva del suo capitalismo. Ovviamente questa soluzione alternativa alle armi non garantirà agli americani la pax mondiale perché la storia "è costretta" ad andare comunque avanti, verso "un nuovo ordine mondiale", che piaccia o meno, e prima o poi occorrerà misurarsi con la Cina, quando questa non riuscirà più a contenere la sua volontà di superpotenza imperiale. E forse si arriverà anche ad una crisi con l'Europa Unita, qualora questa voglia rendersi politicamente e militarmente indipendente e "sovrana" rispetto "all'alleato statunitense" e alle altre potenze mondiali. Perciò non è vera la versione diplomatica degli occidentali e quella mediatica che i conflitti bellici e quello in atto siano necessari per difendere la democrazia e la libertà perché, anzitutto, ogni popolo è libero di "scegliere" la sua forma di Stato e di governo più adatta alla sua indole e tradizioni culturali e religiose e, inoltre, perché tutto accade sempre secondo la dinamica degli interessi materiali, alimentati dall'esigenza naturale della sopravvivenza e dalla volontà di espandere la propria potenza, come già Socrate evidenziava con preoccupazione ai suoi concittadini ateniesi. Venendo, ora, ai problemi italiani, correlati al conflitto, bisogna subito sottolineare che, come già avvenuto durante la pandemia, i cittadini si sono di nuovo divisi e schierati, ma questa volta tra "pro-Ucraìna" (la maggioranza), perché aggredita, e una sparuta minoranza, ossia coloro che hanno preteso di analizzare i fatti, sia prossimi che remoti, antecedenti al conflitto, per cercare di capire quali fossero le cause del conflitto geopolitico. Purtroppo le reazioni dei primi sono state spesso veementi e intolleranti perché si riteneva che si dovesse "scegliere da che parte stare", "senza se e senza ma", negando, persino agli studiosi di fama, di indagare sulle ragioni della guerra; di porsi la domanda sul perché la diplomazia non avesse lavorato per portare al tavolo delle trattative i due belligeranti, dal momento che questi si contendevano un'area (il Donbass) dove da circa 8 anni si stava combattendo e c'erano già state oltre 12.000 vittime; e inoltre, di chiedere perché non erano stati rispettati i due Trattati di Minsk e non si era pensato di dare uno statuto speciale a quell'area contesa (in Italia ci sono 5 Regioni a statuto speciale, due Province autonome, lo Stato di San Marino e quello del Vaticano) in attesa di tempi migliori per risolvere diversamente l'attuale contesta e con nuovi leader politici sulla scena, soprattutto alla guida della Russia; ma purtroppo ha prevalso " la linea dura", di totale chiusura, anche mentale, di tutte le parti. E tra gli italiani ancora una volta la "dittatura della maggioranza" ha sancito il dogma che "la minoranza ha sempre torto" e deve tacere. Ed è così emerso che la labile "democrazia" italica ha tradito se stessa, il suo essere, e voler essere, diversa dalle "autocrazie" nelle quali ai "dissidenti" è impedito di esprimere liberamente il pensiero. Eppure l'esperienza insegna che nessuno ha mai "ragione" o "torto" in assoluto, e come  sosteneva Hegel "la verità è nell'intero", cioè anche dell'errore, e che "l'assoluto è la risultante della mediazione di tutta la realtà" in costante cambiamento. E la spiegazione è semplice: la "ragione" e il "torto" sono co-essenziali e co-esistenziali; l'una esiste a causa dell'altro ed entrambi hanno in comune la "follia". Inoltre, sia dal punto di vista psichico, che biologico e antropologico "tutti gli uomini sono uguali", nel bene e nel male. Nessuno perciò è, in assoluto, "migliore o peggiore" degli altri, e i ruoli sociali e pubblici non mutano la natura dell'individuo ma gli assegnano soltanto delle "maschere" per la recita della parte in scena. Così come dice U. Galimberti, secondo il quale la identità si riceve dalla società e non deriva per nascita. Ma questo non è sempre un bene perché a volte tali identità attribuite ab esterno, dalla società, contrastano con la vera natura, con l'essere e il sentirsi del soggetto che così vive una sorta di perenne alienazione, una patologica crisi d'identità. Anche le "diversità" e le "molteplicità" delle forme esistenti in natura attengono soltanto alle "apparenze" e non alla sostanza, perché è così che è, è così che dev'essere e non può che essere altrimenti. E tutto si sviluppa "secondo evoluzione", ossia nel senso del divenire, in continua trasformazione, affinché nulla sia uguale a ieri e tutto sia diverso da oggi e da domani e tutto ciò che appare e si manifesta "divenga altro" da sé nello spazio-tempo. L'uomo perciò non ha il dominio del suo "destino" (anche se all'Io di molti piace crederlo) ma è il "Destino" (la "necessità" delle forze universali) che si serve dell'uomo, così come di ogni altra specie vivente o cosa "inanimata" che fa parte dell'Uno e del Tutto (la contestuale unità e molteplicità). Perciò L. De Crescenzo amava il dubbio e il punto interrogativo e non sopportava il punto esclamativo e le persone dogmatiche, che avevano solo certezze (come i dittatori, i tiranni e i loro imitatori nelle istituzioni e negli apparati burocratici). Ad ogni buon conto, giunti qui dopo questa brevissima divagazione, ma utile per scuotere l'imperante "antropocentrismo" (da cui la catastrofica era antropocene), è ora necessario riprendere il filo del discorso sul suddetto conflitto bellico per tentare di dare una risposta "definitiva" alla domanda se la guerra sia un accadimento secondo natura oppure se possa essere evitata, come ha anche affermato il Papa. Certamente la storia finora scritta dalla comparsa degli uomini sulla scena ha registrato che la "guerra" è un avvenimento ciclico inevitabile e che tutto nel mondo e nell'universo intero si muove secondo la logica del "conflitto", ossia della guerra, come già Eraclito evidenziava. Per questo ancora resiste il brocardo "se vuoi la pace, prepara la guerra" (si vis pacem, para bellum), e si cita ancora Clausewitz secondo il quale "la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi". E sembra adesso avere anche un fondamento scientifico la seguente risposta di Freud alla domanda di Einstein: «c'è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra ?» (vds. Nuovo Meridionalismo n. 231): « Noi presumiamo che le pulsioni dell'uomo siano di due specie, quelle che tendono a conservare e a unire - da noi chiamate erotiche...- e quelle che tendono a distruggere e a uccidere; queste ultime le comprendiamo tutte nella denominazione di pulsione aggressiva o distruttiva. [...] Tutte e due le pulsioni sono parimenti indispensabili, perché i fenomeni della vita dipendono dal loro concorso e dal loro contrasto. [...] È assai raro che l'azione sia opera di un singolo moto pulsionale, il quale deve essere già una combinazione di Eros e distruzione. [...] Pertanto, quando gli uomini vengono incitati alla guerra, può far eco in loro una serie di motivi consenzienti, nobili e volgari... Il piacere di aggredire e distruggere ne fa certamente parte; innumerevoli crudeltà della storia e della vita quotidiana confermano la loro esistenza e la loro forza...». Di converso, e bisognerebbe dire purtroppo, sembra rivelarsi del tutto utopica l'idea di I. Kant della "Pace perpetua" racchiusa in alcuni punti del "Progetto", tra cui: «Gli eserciti permanenti (miles perpetuus) devono col tempo del tutto cessare. Essendo la guerra l'unica finalità di questi eserciti, essi istigano alla guerra. Inoltre un esercito permanente comporta una spesa economica rilevante e spesso l'unica soluzione che uno stato ha per liberarsi da questo peso economico è fare guerra» e « Nessuno Stato deve interferire con la forza nella costituzione e nel governo di un altro Stato». Tutto, perciò, depone, a quanto pare, per la "guerra" come accadimento naturale, inevitabile, ma anche correlata e indissolubile con il suo contrario: la Pace. Quest'ultima, infatti, non può esistere senza la guerra e viceversa. Ed è altrettanto vero (storicamente) che la guerra prima o poi finisce e arriva la pace che mette al tavolo i belligeranti, perciò la "ragione" deve sempre indurre a mettere fin da subito in campo la diplomazia per evitare, o ridurre, i massacri di inermi cittadini, l'inutile distruzione delle città e la fuga di migliaia di profughi, con effetti nefasti sull'economia, anche globale, e il rischio di successive carestie. Soprattutto quando la contesa riguardi "un pezzo di terra" (come oggi quello del Donbass) che appartiene solo ed esclusivamente alle forze della natura e non alla politica, ai governi e agli umani che ne hanno solo un "godimento temporaneo". Nessuna perdita di vita umana, pertanto, e ancor peggio migliaia di vittime inermi, potrà mai giustificare la guerra per la contesa di un precario "pezzo di terra", perciò sono sempre in errore tutti i belligeranti, a qualsiasi parte del tavolo si siedano, e non ci saranno mai "eroi", né vinti, né vincitori, anche se la "storiografia" ne ha bisogno per riempire altre inutili pagine di carneficine. Così come la follia dei cittadini li porterà a dire, anche dopo decenni, e alla presenza di nuove generazioni che non hanno vissuto le stesse tragedie: Noi eravamo dalla parte giusta! Ignorando che l'universo non ha un centro, né i lati. Sono perciò queste le conclusione cui pervengo, con rammarico, e con l'auspicio di essere smentito, prima possibile, con la convinzione che qualunque sia ormai l'esito della guerra tra la Russia e l'Ucraìna l'umanità ha già perso e hanno vinto la clava, gli istinti primitivi, le pulsioni distruttive. Su altri numeri di questa Rivista avevo anche scritto di ribellarsi contro la "volontà della specie", di cui parla Schopenhauer nel saggio "Il mondo come volontà e rappresentazione", e proposto di "resistere" alla "volontà di potenza", esaltata da Nietzsche. Invitavo certamente a delle imprese estremamente impegnative, perché rivolte essenzialmente a "dominare se stessi", e tutte le pulsioni aggressive, ma non vedevo altri rimedi migliori. Adesso non mi rimane che la possibilità di rievocare ancora Freud il quale, seppur non del tutto convinto, non volle spegnere la speranza di Einstein e così concluse la sua missiva: «...tutto ciò che promuove l'evoluzione civile lavora anche contro la guerra». 

 
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BUONA PASQUA AL MONDO E DAL MONDO

Post n°1055 pubblicato il 17 Aprile 2022 da rteo1

BUONA PASQUA AL MONDO E DAL MONDO

Abbiate fede. In voi stessi, prima di tutto, e poi negli altri. Non una fede nell'esistenza materiale, ovviamente, ma nell'essenza delle cose e dell'essere stesso, che è si  materia, ma anche "spirito". Tenere insieme, congiunte, unite, in armonia, le due parti del sé è l'impegno della vita, per andare verso la "verità".

"Non abbiate paura", dice la Parola, del Vangelo e del Papa. Seminare "pace" fa raccogliere "amore", fratellanza, umanità, condivisione, della "buona e cattiva sorte". Seminare "odio", invece, avvelena il raccolto e il prodotto degrada l'animo umano e lo conduce alla "morte" spirituale ma anche reale perchè anche la materia diventa letale.

La "natura" è l'inizio del viaggio del mondo e degli esseri umani. Questi possono "migliorare" o "peggiorare" la "natura". Sta a loro la scelta. Così come la scelta della Pace o della guerra".

Buona Pasqua... a chi vuole risorgere...

 

 
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RIDIMENSIONARE LA NATO E DISARMARE GLI STATI

Post n°1054 pubblicato il 14 Aprile 2022 da rteo1

RIDIMENSIONARE LA NATO E DISARMARE GLI STATI

I risultati del sondaggio pubblicati sul quotidiano "la Repubblica" sono chiari: il 51% degli italiani è favorevole  all'invio di "aiuti militari all'Ucraina". Contro il 47%. In verità altri sondaggi riportano percentuali più elevate di cittadini sfavorevoli. Ma poco importa. Il 51% è maggioranza, peraltro assoluta. E la maggioranza, in democrazia, ha sempre ragione. Punto e basta ! Almeno sul piano formale è così. E a volte anche sostanziale. Ma questa volta, però, a giudizio di chi scrive, la maggioranza ha torto marcio sul piano sostanziale, seppur agisca in "buona fede" ma in modo "manicheo" (qualcuno lo definisce "comportamento binario", ossia bene/male) perché è andato "in tilt" il cervello.  Premetto che sono ormai convinto che il problema venga da lontano (non intendo soltanto la crisi per la contesa del Donbass tra Russia e Ucraina, con già oltre 12.000 morti senza alcun intervento della diplomazia, soprattutto europea).  Viene, cioè, dalla caduta del "muro di Berlino" con la conseguente dissoluzione della ex URSS, che portò anche allo scioglimento dell'alleanza militare del Patto di Varsavia sorta per contrastare la potenza militare della NATO. A quel tempo occorreva, perciò, anche sciogliere la NATO e avviare una politica di disarmo generale, facilitando le relazioni diplomatiche, il commercio e i  mercati, così come stava avvenendo con la nascita della Unione Europea e con la globalizzazione. Ma tutta questa evoluzione in senso civile, economico e finanziario è avvenuta senza che, di contro, si "sgonfiassero i muscoli". E basta rivedere gli interventi della NATO negli ultimi venti anni che con la scusa di dover garantire l'ordine e la sicurezza internazionali dissestavano gli ordinamenti politici di Stati indipendenti e sovrani, come l'Iraq, la Jugoslavia, la Libia, l'Afghanstan, ecc., con migliaia di vittime innocenti. È mancata, quindi, una "politica per la pace", e mantenere in piedi la NATO, anzi potenziandola costantemente, e ampliandola con l'ingresso di nuovi Stati (quelli appartenenti all'ex URSS), ha tenuto alto il livello di tensione tra gli Stati. E non poteva essere altrimenti, perché se ce n'è uno armato, che non intende disarmarsi, è inevitabile che non lo facciano anche gli altri. Se invece la NATO fosse stata sciolta e la diplomazia avesse operato per "disarmare" tutti gli Stati, potenziando anche il ruolo dell'ONU, oltre che a modificarne lo statuto (eliminando il diritto di veto degli USA, Cina, Russia, Inghilterra e Francia),  imponendo e sottoponendo tutti gli Stati alla giurisdizione della Corte penale internazionale, allora forse oggi non ci sarebbe stata la guerra né la corsa al riarmo, che se da una parte farà felici i guerrafondai nell'animo e nei portafogli dall'altra farà vivere una vita pessima a tutti i cittadini del mondo. Comunque, detto tutto ciò, vorrei anche ri-fare una riflessione sul perché la soluzione dell'invio delle armi non è una buona soluzione. L'America, affiancata dall'Inghilterra, ha dettato la linea agli Stati "coloni" europei di applicare le sanzioni alla Russia (e fin qui nulla da dire) ma anche di inviare armi all'Ucraìna. Bene (si far per dire): Diamogli pure le armi, come si sta facendo, e continuiamo a farlo. L'"aggredito" (come s'impone oggi di  dire, anche se non ha senso perché nessuna guerra inizia con una stretta di mano e uno scambio di ramoscelli di ulivo tra i governanti), così, può combattere, come sta facendo, e sembra, secondo l'informazione occidentale, che stia avendo anche dei successi sul campo. Almeno a Kiev, finora. Dall'altra parte, la Russia, continua a "massacrare", e i due Stati continuano "l'un contro l'altro armato". Ma FINO A QUANDO ? Cioè, fino a quanto tutti gli "interventisti" (purtroppo prevalenti nei partiti di sinistra) manderanno le armi per far combattere l'Ucraìna ? Per essere coerenti: SEMPRE. Ma questo non è assolutamente possibile perchè alla fine la guerra dovrà finire. Come ogni cosa che ha un inizio, anche la guerra avrà una fine. E allora che succederà ? Ci sarà  sicuramente un "trattato di pace". Ma si dirà: vuoi mettere, un trattato seduti dalla parte dei "vincitori" oppure dei "vinti" ? Non è mica la stessa cosa! Forse è vero: non è la stessa cosa, ma quando ci sarà il tavolo dei negoziati di pace quale sarà stato il prezzo di vite umane e di città rase al suolo pagato dai contendenti ? Chi potrà rallegrarsi ? Non certo i belligeranti. E l'Ucraina avrà vinto e sconfitto la Russia, senza che si sia "allargato" il conflitto alla NATO, visto che questa si sta "eccitando" e non poco ? Forse ne trarranno dei vantaggi gli Stati "terzi" (USA, Inghilterra, ecc.) che stanno alimentando la guerra con le armi ? A me sembra proprio una follia, diventata collettiva, secondo un processo psicologico che imprigiona la mente, soprattutto dei capi di stato e di governo, oltre che della massa ormai amorfa e manichea dei cittadini. E, inoltre, mi viene un ulteriore dubbio: "aiutare" la forza, aumentarla con le armi, è primitivo o è un comportamento civilmente evolutivo ? E' questa una domanda che bisogna porsi, per decidere se scegliere la soluzione della forza (dare le armi) contro la forza (la Russia), oppure seguire il "logos", la ragione, la razionalità, l'equilibrio mentale e psichico, la cultura, l'esperienza, la saggezza, perchè se si sceglie questa seconda strada allora gli interventi da fare dovrebbero portare i belligeranti a "ragionare" e non a continuare a fare a pugni, o a darsi randellate in testa, per dimostrare chi è più "virile" (un caro amico usa una espressione più triviale, e riguarda le misure). E in questo caso dovrebbe "scendere in campo" la diplomazia, magari mettendo da parte il ruolo egemone degli USA che stanno dimostrando uno strano interesse ad ostacolare qualunque processo di pace. E questo anche per impedire l'allargamento della NATO con nuovi ingressi (Finlandia, Svezia, ecc.), anziché pensare a un suo ridimensionamento, nell'ottica di un disarmo globale. Pertanto, anziché scegliere tra la pace o i condizionatori, che è del tutto illogica, perché secondo il governo la "pace" si persegue con le armi anziché con l'arte della diplomazia, occorre invece scegliere tra ritornare alla caverna o colonizzare Marte.

 
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LA FINE DELLA FINE DI UN CICLO

Post n°1053 pubblicato il 09 Aprile 2022 da rteo1

LA FINE DELLA FINE DI UN CICLO

"Finalmente" l'Unione Europea ha fatto un salto in avanti rispetto al ruolo dei presidenti e capi dei governi degli Stati membri. La Von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha potuto sedersi di fronte al presidente dell'Ucraìna senza correre il rischio di restare in piedi e di doversi, poi, sedere sul divano. Spero che abbia goduto del piacere di avere su di sé tutta l'attenzione che ha finora cercato, sia per sé stessa che per far affermare il suo ruolo europeo, rimasto ancora in ombra. Così come lo è tuttora il ruolo della "democrazia", ossia dei "Popoli europei", schiacciati dalle istituzioni (dalle locali alle nazionali e sovranazionali) che pretendono (ed esercitano) il primato assoluto sui cittadini come se questi siano strumentali e non il fine dell'Unione. È ormai cosa fatta anche la costituzione di un nucleo di esercito comune nell'ottica di una "Difesa europea", così come le comuni Politica estera, giustizia, economia, e forse il fisco. Relativamente a quest'ultimo lancio subito un allarme: se si tratta di una normativa fiscale comune, allora ben venga, anche se non vanno trascurate le peculiarità territoriali. Altro, invece, è caricare ulteriori "tasse, imposte e contributi" sui cittadini europei perché in questo caso bisognerebbe opporsi sin da subito e forse mettere anche in discussione il progetto europeo. Non vi è dubbio che il "carrozzone europeo" costi ai cittadini già notevoli risorse ma una cosa è che l'apparato amministrativo, burocratico e le numerose e ridondanti istituzioni sostituiscano quelle nazionali, o le alleggeriscano, le assottiglino, altra cosa, invece, è che ci sia un raddoppio del peso economico-finanziario a carico dei bilanci pubblici degli Stati membri. Faccio un esempio: un esercito europeo. Vuol dire che gli Stati membri non avranno più un proprio esercito, come è ragionevole che sia, oppure quello europeo sarà altro rispetto a quelli nazionali ? E che cosa accadrà rispetto all'esercito della NATO ? Quest'ultima sarà ancora alimentata con personale, mezzi e risorse degli Stati nazionali oppure cesserà di esistere, o resterà soltanto uno strumento degli USA (come, sostanzialmente, è già ora) ? Inoltre, quale sarà la "politica militare" dell'U.E. ? Sarà di "difesa", in linea con la Costituzione italiana, oppure "scimmiotterà" la NATO e deciderà di "esportare la democrazia", i principi e i valori europei (che gli stessi europei spesso non rispettano), di assicurare e mantenere l'ordine pubblico e la sicurezza internazionali ? Perchè in questo secondo caso molti italiani (quelli che oggi vengono superficialmente definiti "pacifisti", o, né né, perché la pazzia ormai predomina e la coscienza critica non esiste più) certamente non sarebbero d'accordo, e a buon ragione. Una cosa, infatti, è una "Difesa europea", altra cosa, invece, è un esercito da impiegare anche per l'offesa, per "invadere" altri territori, anche sotto forma di "esercito di pace". In altri termini, ci sarà un articolo, come l'art.11 della Costituzione italiana, che sancisce il principio del "ripudio della guerra" oppure no ? Come si vede i problemi ci sono. Così come quelli in atto, a causa della guerra tra la Russia e l'Ucraìna. Il governo italiano si è schierato "senza se e senza ma" con la linea americana, recepita "supinamente" dagli Stati europei e dall'UE. È del tutto evidente (a meno che non si voglia mortificare la propria intelligenza) che gli USA hanno deciso di ridurre a mal partito la Russia, loro nemico storico, seppur ormai ridimensionato dopo la scissione dell'URSS. Poco importa, infatti, agli americani del "destino" degli Ucraìni. Né del "destino" degli europei, perché è la loro natura. È nel DNA e la loro "storia" di alcuni secoli ne è la prova più evidente. Gli USA, infatti, stanno utilizzando sia gli ucraini che gli europei per perseguire le loro mire geostrategiche. Ed è un vero peccato che gli ucraìni (ma anche gli europei) non se ne rendano conto, anche a causa del loro presidente convinto,ormai, di essere un "eroe", perchè  ignora la massima: Povero quel Paese che ha bisogno di eroi". Perciò non si parla né si lavora per la Pace. Una pace che sarebbe stata possibile sin da subito, se si fosse deciso di evitare la guerra. Per un "pugno di terra" contesa, c'erano molte soluzioni giuridiche da scegliere (statuto speciale, autonomia amministrativa, ecc.). Invece si è scelta la guerra. Ora si sente dire che la guerra sta facendo stragi di esseri umani; di cittadini inermi; di bambini; ecc. Tutti sembrano sbalorditi del fatto che la guerra sia "disumana". E che questa guerra di Putin sia ancor più "disumana" perché muoiono i bambini, e ci sono milioni di sfollati. È evidente la follia collettiva, perché non esiste alcuna "guerra umana" (per "fortuna" non abbiamo i filmati delle altre guerre combattute dai "paesi civili occidentali"). E tuttavia nulla si fa, seriamente e convintamente, per trovare una soluzione diplomatica (perchè gli USA, lontani dal teatro di guerra, e quindi relativamente al sicuro, non vogliono). Così si continua a mandare armi e munizioni (e forse uomini) all'Ucraina per farla difendere e attaccare, e per impedire che la guerra cessi. L'obiettivo ora dichiarato dagli americani è che bisogna sconfiggere i russi e garantire la vittoria dell'Ucraina. Non lo so se abbia qualche fondamento strategico ma penso questo: mettiamo pure che la Russia possa rischiare di perdere e di dover, poi, accettare di sedersi al tavolo delle trattative con l'Ucraina (e gli USA come registi). È pensabile che la Russia accetti di perdere la guerra con un arsenale nucleare di circa 7.000 testate nucleari ? Perché dovrebbe rinunciare ad utilizzarle ? Se le dovrebbe "conservare" e trasferire in eredità ai futuri leader politici ? Per farsi processare per crimini di guerra, contro l'umanità e genocidio da un "tribunale speciale" costituito dai vincitori (USA), visto che non può essere processata dalla Corte penale Internazionale (giacchè non ha ratificato il trattato istitutivo, come anche gli USA, la Cina e la stessa Ucraina) ? Ebbene, rebus sic stantibus, credo che continuando così come si sta facendo (con le armi e le sanzioni, sempre più dure), sia a livello nazionale, che europeo e americano ci si stia avviando verso "la fine della fine del ciclo" e i posteri (se ci saranno) di sicuro non rimpiangeranno degli stolti che hanno scelto la guerra come unica strada per risolvere una controversia per "un pezzo di terra", che peraltro appartiene alla natura e non agli esseri umani.

 
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