Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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PERCHÉ SI AL REFERENDUM PER LA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI

Post n°1003 pubblicato il 10 Agosto 2020 da rteo1

PERCHÉ SI AL REFERENDUM PER LA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI

Il 21 e 22 settembre i cittadini italiani dovranno esprimersi  sulla legge di riforma della Costituzione che ha previsto la riduzione del numero dei parlamentari.

Dovranno dire: Si oppure No.

Bisogna confermare o meno la legge approvata dal Parlamento con doppio esame secondo la procedura di cui all'art.138 della Costituzione.  In virtù di tale legge, se confermata dalla maggioranza (non è previsto alcun quorum), il numero dei parlamentari si ridurrà a 400 deputati (attualmente sono 630) e a 200 senatori (attualmente sono 315), oltre a ridurre il numero dei parlamentari delle circoscrizioni estere (8 dep. e 4 sen.).

In giro stanno già sorgendo dei Comitati per il No, ma molti "funzionari" dei partiti agiscono nell'ombra per coartare o condizionare la volontà dei propri affiliati. 

Le argomentazioni, soprattutto dei nuovi feudatari politici, sono quelle di voler difendere la democrazia, senza ammettere che la democrazia rappresentativa, solo virtuale, ha trasformato i parlamentari nei nuovi padroni del Popolo anzichè essere i "servitori (Etienne de La Boétie scrisse che "non è meglio avere molti padroni al posto di uno solo). Senza dire, inoltre, delle leggi elettorali espropriative delle facoltà del libero esercizio del diritto di voto.

La difesa della democrazia, perciò, non c'entra proprio niente! Anzi, è la vittima, e proprio a causa dei suoi "rappresentanti". Per questo i cittadini dovranno assumere il ruolo del moderno Salvatore per bonificare il  sacro Tempio della Politica, riducendone il numero, per ora, e affidando, poi, il mandato ai migliori, animati dallo spirito di servizo !

Il numero dei parlamentai italiani è tra i più elevati al mondo.

La loro estraneità rispetto alla volontà generale è ormai nei fatti. Ogni eletto non ha alcun rapporto col territorio, col collegio, e si cura esclusivamente dei suoi interessi, o di quelli della propria compagine castale, di partito o sociale e professionale che sia.

E anche sul piano giuridico i parlamentari non rappresentano i cittadini, perché essi  non hanno alcun vincolo di mandato e, in astratto, in teoria, per pura finzione, rappresentano la "nazione", che è cosa diversa dai cittadini e anche dal Popolo (concetto senza realtà istituzionale).

E lo stesso dicasi per quanto concerne il potere di legiferare, che è riconosciuto al Parlamento dalla Costituzione: Non  c'è più alcuna legge, ormai, che non sia il frutto di un disegno di legge del governo, oppure di un decreto legge emanato dal governo. È quest'ultimo, perciò, che ha, ormai, il potere legislativo e la maggioranza parlamentare ha il solo compito di approvare o convertire in legge, spesso sulla base del voto di fiducia che impedisce qualunque dibattito (il parlare, da cui parlamentare) ed esclude le opposizioni dalla dinamica legislativa.

Rimangono, perciò, a carico della collettività soltanto i costi di un organo dello Stato che dissipa circa un miliardo e mezzo all'anno. Sia le indennità (circa 20.000 euro a testa), che i fondi per i vari gruppi parlamentari, i portaborse (collaboratori), e altre amenità (ex vitalizi, buonuscita, l'autodichia, che ha reso i parlamentari sovrani di se stessi, anche contro la volontà popolare), costituiscono, ormai, un peso socio-economico non più sostenibile. A ciò aggiungasi anche l'ostentazione del potere e dei titoli onorifici che costituiscono, ormai, l'equivalente dei baroni, conti, marchesi dei tempi andati. Se questa forma di democrazia italiana sia reale democrazia è facile da capire.  Peraltro la riduzione a 600 parlamentari non creerebbe alcun problema all'attività istituzionale, che certamente ne risulterebbe migliorata sia come celerità che qualità, perché questa dipende soprattutto dalla selezione, per cui se ad essere eletto è un ignorante, poco capace, poco intelligente e anche disonesto il parlamentare non diventerà certamente geniale oppure onesto solo perché è stato eletto.

Finalmente dopo oltre 70 anni di esperienza repubblicana è stata offerta ai cittadini (sicuramente per un errore di calcolo politico di alcuni partiti) l'occasione di ridurre il numero dei parlamentari a 600, che è un numero più che congruo.

L'occasione non bisogna sprecarla, perché non si ripresenterà mai più!

Per questo invito i cittadini a votare SI per confermare la legge di riduzione del numero dei parlamentari, per fondare una nuova DEMOCRAZIA, in cui i parlamentari non dovranno più essere i padroni ma i servitori del Popolo Sovrano. 

 
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LA PANDEMIA: FENOMENO NATURALE, SANITARIO O POLITICO ?

Post n°1002 pubblicato il 26 Maggio 2020 da rteo1

LA PANDEMIA: FENOMENO NATURALE, SANITARIO O POLITICO ?

Preciso subito che non appartengo alla categoria dei virologi, né degli epidemiologi, e neppure sono responsabile di un reparto di terapia intensiva; così come non faccio parte di uno dei tanti Comitati costituiti dal Governo per intervenire, sia durante la fase 1, del domicilio coatto imposto agli italiani per impedire il diffondersi della pandemia, né della fase 2, per la ripartenza graduale, anche dell'economia. Sono però un cittadino che sta cominciando a dubitare della razionalità e della lealtà democratica dei governanti, anche alla luce dell'iniziativa - spero che venga abbandonata - di nominare 60.000 assistenti (o guardie) civili per controllare (e limitare e sanzionare) il comportamento dei cittadini. Già, in verità, i numerosi provvedimenti (i famigerati DPCM, che come una slavina hanno segregato i cittadini e che ancora imperversano - intervallati da decreti legge che sono dei veri e propri codici per l'abbondanza di disposizioni in essi contenute- mentre l'art.16 della Costituzione prescrive una legge generale per limitare la circolazione e il soggiorno dei cittadini sul territorio nazionale), che hanno coartato le libertà e i diritti fondamentali, mi avevano lasciato piuttosto perplesso, perché forse sarebbe bastato disporre il distanziamento sociale e l'uso di guanti e mascherine anziché chiudere tutte le attività economiche del Paese; così come mi ha fatto dubitare il rinvio del diritto di voto per il rinnovo dei Consigli regionali e dei Comuni, oltre al rinvio del referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. E anche la possibilità (più che concreta, visto che era stato previsto nella bozza dell'ultimo d.l.) che il Governo proroghi di altri 6 mesi lo stato di emergenza deliberato il 31.1.2020, mi ha indotto a chiedermi: ma i dati dell'epidemia realmente giustificano tutto quello che è avvenuto e sta accadendo sia in Italia che nel mondo ? 

E allora, ragionando in termini di specie, come avrebbero fatto i naturalisti,  e tentando di superare la logica individuale e individualistica tutta occidentale, in data odierna (27.5.2020) ho fatto questa verifica :

a)   In Italia dall'inizio dell'emergenza i positivi al coronavirus sono stati 230.158, così divisi:

  • 141.981 guariti
  • 55.300 attualmente positivi
  • 32.877 deceduti

b)  Nel mondo

5,5 Milioni infetti              346.000 decessi

Dal sito www.worldmeters.info/it/ , in tempo reale, si rilevano i seguenti dati (aggiornati ogni centesimo di secondo):

a)     Popolazione mondiale: 7.787.101.237

b)    Nati:         56.312.380         (dall'1.1.2020 ad oggi. Solo oggi 295.000...)

c)     Morti :       23.641.423                    (dall'1.1.2020 ad oggi. Solo oggi 123.650...)

d)    Aumento della popolazione mondiale 32.670.000 (dall'1.1.2020)

e)     Aumento della popolazione oggi: 172.000

Tra le varie cause di decesso ho preso a riferimento quelle per Cancro: 3.301.162 (dall'1.1.2020),  per il fumo delle sigarette 2.009.361,  e per incidenti stradali 542.593.

Dal raffronto dei dati che precedono emerge di tutta evidenza che a fronte dei decessi, in Italia, di 32.000 persone per Coronavirus, e nel mondo di 346.000, c'è stato comunque un aumento della popolazione mondiale di 32.670.000, e che solo nella giornata di oggi c'è stato un aumento di 172.000 persone.

È evidente, perciò, che in termini di "specie umana" il coronavirus e tutti i suoi "fratelli coronari" non hanno avuto alcuna influenza. E allora il problema è soltanto "culturale", nel senso che avendo cancellato della cultura occidentale il ciclo della natura, riesce difficile, o impossibile, accettare la "dura realtà" (e questo vale anche per me, sia chiaro, anche se cerco di ricordarmelo, ogni tanto!)

E allora, a questo punto, e per sintetizzare, poiché i dati parlano da soli (come si usa dire), mi chiedo se non siano stati esagerati i rimedi apprestati dal Governo, e dalla pletora di "Governatori, Sindaci, capo della protezione civile, ecc.; se non sarebbe stato più razionale prescrivere fin da subito (dal 31.1.2020) soltanto il distanziamento sociale con l'uso di guanti e mascherine anziché chiudere tutto l'apparato produttivo, con tutte le conseguenze economiche e finanziarie che ora sta affrontando il Paese;  se non sarebbe il caso, ora, di cominciare a ragionare anche in termini di "specie" anziché di singole individualità, visto che la popolazione mondiale continua a lievitare verso gli otto miliardi; e se l'operato del Governo e delle istituzioni di limitare le libertà democratiche, abbia avuto anche un diverso fine.

 
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A.P.I. (Azienda del Popolo Italiano)

Post n°995 pubblicato il 18 Aprile 2020 da rteo1

A.P.I. (Azienda del Popolo Italiano)

L'epidemia provocata dal coronavirus oltre a mietere migliaia di vite ha prodotto anche una grave crisi economica. Le industrie sono state chiuse e tutte le attività, ad eccezione di quelle indispensabili per la sopravvivenza umana, sono state sospese. Gli uomini sono stati segregati nelle loro case, e nelle strade pubbliche è calato un silenzio tombale. In giro si sono visti soltanto i "tutori della legge", ma anche le ambulanze con le sirene spiegate che prestavano soccorso ai colpiti dal virus. Le libertà democratiche, conquistate anche col sangue del popolo, di colpo sono state ibernate, e anche le procedure formali seguite dal governo hanno lasciato molti dubbi, di legittimità costituzionale. Tutto è stato giustificato facendo riferimento ad uno stato di necessità, per salvaguardare la salute pubblica di tutti i cittadini. A me, in verità è venuto in mente lo stato di necessità che nella Roma repubblicana consentiva la nomina del dictator, a cui venivano conferiti i pieni poteri per sei mesi, rinnovabili per altri sei mesi. Pieni poteri, che ha anche ottenuto il primo ministro ungherese. Speriamo che, venuta meno la cosiddetta "emergenza", almeno dal punto di vista normativo tutto ritorni come prima e che la gerarchia delle fonti e la Costituzione in primis siano di nuovo rispettate. Intanto le aziende e buona parte degli uffici chiusi hanno costretto il governo a stanziare ingenti somme, molti miliardi di euro presi a debito. Facendo lievitare ulteriormente il già gravoso debito di circa 2500 miliardi conseguenza di una gestione pubblica a dir poco allegra. Ora si sta attendendo che l'Unione europea si pronunci sugli ulteriori aiuti finanziari di cui l'Italia ha bisogno. Comunque andrà a finire, però, l'Italia sta perseguendo ancora la solita via di fare debito senza pensare anche ad altre diverse soluzioni. Invece è giunto il momento di correggere, o invertire, la rotta, se si vuole difendere l'intera Comunità "nazionale" impedendo che sia schiavizzata o limitata nelle libertà da altri Popoli (in particolare quelli che hanno regimi totalitari e dittatoriali). Va detto che la Repubblica democratica si differenzia dagli altri regimi costituzionali perché riserva al Popolo la sovranità e che in virtù di quest'ultima il popolo entra nel governo dello Stato. Tra le materie riservate al dominio del popolo deve esserci certamente l'economia generale perché la produzione è direttamente collegata alla sopravvivenza naturale e culturale dei cittadini e alla libertà ed esercizio dei diritti fondamentali. Per evitare, perciò, il rischio di perdere o di veder limitati tali diritti e facoltà fondamentali, in una fase storica come quella che stiamo vivendo, in cui il Pil crolla, il debito pubblico aumenta, gli organici della burocrazia lievitano sempre di più e, di contro, si riducono i lavoratori autonomi e chiudono le imprese e le industrie, occorre necessariamente coinvolgere tutti i cittadini in un "Piano Strategico economico Nazionale". In altri termini, tutti i cittadini dovranno acquistare delle quote societarie, di tutte le imprese ritenute strategiche per il paese, sia nazionali che territoriali. Si deve, cioè, istituzionalizzare e stimolare (anche fiscalmente) un azionariato popolare di massa, che peraltro non sarebbe una novità, perché già sperimentato per le imprese ludiche (per le società di calcio). Va sottolineato che in Italia risultano giacenti sui vari depositi e conti correnti bancari e postali circa 1.500 miliardi. Questi "risparmi", che sono stati sottratti alla circolazione monetaria e all'acquisto dei beni di consumo costituiscono uno dei problemi più seri per una economia liberale che, nel bene e nel male, si è strutturata proprio sul circolo (per quanto "vizioso") della produzione-consumo dei beni, ed è inconciliabile con le rendite parassitarie. Il "risparmio", perciò, non investito nell'attività d'impresa o nel consumo genera disoccupazione perché incide sui processi produttivi e sui livelli di produzione. E allora, a meno che non si voglia mutare il sistema economico di tipo occidentale (o, nelle more che questo avvenga), non c'è altro rimedio che quello di utilizzare, almeno in parte, i "risparmi" al fine di sostenere l'economia del Paese, e, in particolare, le Imprese strategiche, sia nazionali che territoriali. Per tale fine potrebbe risultare utile istituzionalizzare una specie di "Azienda del Popolo Italiano" (A.P.I.). Con questo nuovo strumento operativo i cittadini investendo i loro risparmi (anche solo in parte) nelle Aziende strategiche darebbero il capitale necessario per la ripresa economica e i lavoratori, che sarebbero, al tempo stesso, anch'essi investitori, avrebbero un interesse diretto ai risultati produttivi (non a caso la recente fusione della Fiat-Crysler con la Psa ha previsto la partecipazione di due lavoratori nel Cda). Si realizzerebbe, così, una sorta di "Azienda nazionale" a partecipazione popolare, che in altri contesti (come negli USA e in Germania) ha dato buoni risultati sociali, e i lavoratori sarebbero motivati e interessati al buon andamento dell'impresa. Una cosa, infatti, è lavorare in conflitto d'interessi con la proprietà, come è stato finora, con la mediazione (non sempre disinteressata) dei sindacati, altra cosa, invece, è lavorare anche per se stessi. Occorre, perciò, intervenire con una "chiamata alle armi" di tutti i cittadini mediante un azionariato diffuso nelle A.P.I. (Azienda del Popolo Italiano) per utilizzare l'enorme risparmio sottratto al flusso economico, in questa fase politica di grande difficoltà per l'Italia, dove continuano ad acuirsi le disparità tra i cittadini, e il posto di lavoro improduttivo nella burocrazia dello Stato è diventato l'unico rimedio per garantirsi la sopravvivenza nella giungla sociale. 

 
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IL DIRITTO DI SOPRAVVIVERE

Post n°992 pubblicato il 24 Marzo 2020 da rteo1
Foto di rteo1

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/537601/il-diritto-di-sopravvivere/ 

 

Il Coronavirus è strumento per il fine della natura. Dopo la pandemia la Comunità statale dovrà risanare il bilancio e rinascere sul primato del dovere di reciproca solidarietà tra tutti i cittadini. La tendenza all'autosufficienza economica dello Stato deve essere una scelta strategica, con la partecipazione azionaria di tutto il Popolo e di tutti i lavoratori, mediante l'istituzione dell'Azienda del Popolo Italiano (A.P.I.). La tutela previdenziale va riservata a un solo Istituto nazionale e alle Casse private la sola assistenza. Inoltre, occorre riconoscere a tutti i cittadini il "diritto di sopravvivere", affinché tutti possano avere una casa e le risorse necessarie per alimentarsi e riprodursi. Questo dovrebbe essere il futuro progetto minimo delle forze politiche per la rinascita dello Stato.

 
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L'EREDITA'

Post n°986 pubblicato il 23 Agosto 2019 da rteo1

 

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1248728/leredita_1263570

 

L'eredità è una delle cause dei conflitti familiari. A volte le successioni provocano perfino delle tragedie.

Nel romanzo si rievocano anche frammenti del passato,  ma si riflette pure sul presente, e si tenta di cogliere il senso della vita per proporre un orizzonte politico alle generazioni future.

Nel racconto trova spazio anche uno stupro e la riflessione sul ruolo della donna nella società. 

Con quest'opera l'autore intende valorizzare la spiritualità degli esseri umani rispetto al primato della finanza e dell'economia, ed esaltare i valori umani fondamentali contro la idolatria della ricchezza e dei  beni economici. 

 
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