Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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IL “REDDITO DI CITTADINANZA”

Post n°941 pubblicato il 25 Maggio 2018 da rteo1

IL "REDDITO DI CITTADINANZA"

Il recente risultato elettorale rende possibile l'attuazione del cosiddetto "reddito di cittadinanza" che è stato il punto fondamentale del programma politico di Governo del M5S.

Al riguardo va, anzitutto, evidenziato che, almeno nella denominazione, non costituisce una novità, avendo già avuto almeno un precedente: il "reddito di cittadinanza" introdotto qualche anno addietro dalla Regione Campania, che si rivelò quanto mai disastroso per le casse regionali e che incise, e non poco, sulla moralità sia dei beneficiari che degli amministratori locali responsabili dell'erogazione del contributo (di circa 350.000 lire mensili).

Ovviamente un precedente, malgrado si sia rivelato così poco edificante, non deve costituire un ostacolo, quando l'idea politica possa essere ritenuta encomiabile e condivisibile, almeno sul piano etico, della giustizia sociale e dell'equa distribuzione delle risorse.

Per poter dare un giudizio in anticipo rispetto al futuro varo del provvedimento si può prendere a riferimento il disegno di legge della passata legislatura della proposta del detto Movimento (Atto Senato N.1148), la cui relazione di presentazione si fonda sulla seguente premessa politica: «Nessuno deve rimanere indietro! Attualmente in Italia sono troppe le persone e le famiglie che dispongono di un reddito che non permette di vivere con dignità. La mancanza di lavoro e di occupazione ne è la causa principale. Bisogna agire sui redditi e sul lavoro».

Con il primo articolo si sancisce l'istituzione del reddito di cittadinanza « in attuazione dei princìpi fondamentali di cui agli articoli 2, 3, 4, 29, 30, 31, 32, 33, 34 e 38 della Costituzione nonché dei princìpi di cui all'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea».

Al comma 2, poi, si dichiara che «Il reddito di cittadinanza è finalizzato a contrastare la povertà, la disuguaglianza e l'esclusione sociale, a garantire il diritto al lavoro, la libera scelta del lavoro, nonché a favorire il diritto all'informazione, all'istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche finalizzate al sostegno economico e all'inserimento sociale di tutti i soggetti in pericolo di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro».

Bisogna certamente dare atto che l'iniziativa è meritoria, perché si riconosce che la dignità umana è collegata al possesso di un reddito, seppur minimo di esistenza, tuttavia l'impianto normativo sembra presentare alcune incoerenze in rapporto ai principi e valori ideali di una democrazia repubblicana.

Nelle intenzioni del "Movimento" con il reddito di cittadinanza (di euro 780 mensili) si darebbe "attuazione" ai principi fondamentali della Costituzione di cui all'art. 2 (diritti inviolabili dell'uomo), all'art.3 (principio di eguaglianza), all'art. 4 (diritto al lavoro), all'art. 29 (diritti della famiglia), all'art. 30 (doveri della potestà genitoriale), all'art. 31(al dovere della Repubblica di concedere agevolazioni economiche), all'art.32 (alla tutela della salute), all'art. 34 (al diritto all'istruzione), e all'art. 38 (diritto degli inabili ad avere il mantenimento e l'assistenza), nonché dei princìpi di cui all'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (Sicurezza sociale e assistenza sociale).

Trattasi, come ben si rileva dalla lunga elencazione dei "princìpi", del tentativo di "giustificare" l'elargizione economica con un intero quadro normativo costituzionale, ma anche con riferimenti agli ambiti sociale, economico e politico. Come a dire: ognuno trovi la giustificazione; l'importante è che il reddito di cittadinanza sia previsto dall'ordinamento giuridico. Indubbiamente a volte ciò che conta è il risultato tuttavia individuare l'idea politica di fondo, quando esista, come nel caso specifico, può essere senz'altro utile anziché richiamare un insieme di disposizioni costituzionali, di situazioni sociali, politiche ed economiche.

In questo modo il "reddito di cittadinanza" perde il suo valore intrinseco se non si trova la sua speciale corrispondenza con la fonte politica, costituzionale e sociale.

Occorre evidenziare che parlare di "cittadinanza", e non di altra condizione politica e giuridica individuale o collettiva (come ad es. nazionalità, umanità, apolitìa, rifugiati, ecc.), impone dei vincoli inevitabili negli effetti.

La cittadinanza è uno "status" che si acquisisce fin dalla nascita, per effetto dello jus sanguinis. In generale, chiunque nasca da cittadini italiani è, per legge, cittadino italiano (la l. n.5/1992 disciplina l'istituto della cittadinanza. Al comma 2, dell'art.1, è anche prevista una sorta di cittadinanza in riferimento allo jus soli).

Collegare, perciò, il reddito a tale status di cittadino vuol dire soltanto che chi abbia lo status ha anche il diritto ad avere tale reddito (che ben può essere articolato in base alle risorse disponibili, sia individuali che familiari). È lo status, perciò, la fonte politica della democrazia, ed è un principio involabile di ogni Comunità statale. Tutti gli ulteriori obiettivi, perciò, connessi all'erogazione di risorse economiche, come quelli di "garantire il diritto al lavoro", "la libera scelta del lavoro", di favorire il "diritto all'informazione, all'istruzione, alla formazione, alla cultura", non sono altro che effetti riflessi, così come, ad es., lo sarebbero anche quelli che si produrrebbero su coloro che, affetti da "bulimia lavorativa", odiano distribuire un po' del proprio reddito in favore dei cittadini poveri, neanche come "assegni alimentari", e odiano, altresì, distribuire il lavoro perchè godono solo cumulando funzioni, ruoli e titoli, spesso espletati anche in violazione dell'art.98 della Costituzione che impone l'esclusività del rapporto di impiego pubblico (è sufficiente leggere l'art.19, L. n.247/2012, sulla deroga all'incompatibilità con la professione forense, che può anche generare un "conflitto d'interessi", oltre ad un insensato cumulo di più casse di previdenza).

Non si può negare, ovviamente, che anche tali ulteriori situazioni individuali e sociali meritino di avere un'attenzione da parte delle istituzioni pubbliche, ma è sempre opportuno "non mettere mai troppa carne a cuocere" ed essere chiari nei progetti politici evitando infingimenti.

Il "reddito di cittadinanza", perciò, dovrebbe essere depurato da tutte le ulteriori finalità, che peraltro già trovano, in qualche misura, una risposta da parte dell'ordinamento giuridico.

La ragione principale, perciò, del reddito deve essere, e non può non essere, che solo quella della "cittadinanza", che in democrazia vuol dire "cittadinanza attiva".

Questa è l'alimento principale della democrazia, contro ogni tentativo dei governi oligarchici di avversarla, limitarla o annientarla (come sta spesso accadendo negli ultimi tempi).

Aristotele, nella Costituzione degli Ateniesi, a proposito della partecipazione dei cittadini all'attività politica, ricorda che «All'inizio rifiutarono di accordare un'indennità per l'Assemblea: in seguito poiché i pritani non si riunivano in Consiglio, ma facevano solo molti sofismi per ottenere la maggioranza al fine della ratifica del voto, Agirrio per primo stabilì di dare un obolo, dopo costui Eraclide di Clazomene, soprannominato «il Re», stabilì due oboli, e di nuovo Agirrio tre».

Tale "obolo", che oggi costituisce l'indennità per la funzione parlamentare (autoliquidato dai diretti interessati, oltre ad altri privilegi) e le altre cariche istituzionali, è stato un rimedio necessario per far "partecipare" i cittadini alla gestione del governo dello Stato. Ma la "spesa politica" può anche travalicare tale limite quando è necessaria per sostenere e alimentare la democrazia partecipata.

L'art.49 della Costituzione sancisce che «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». In virtù di questa prescrizione il Legislatore ha, nel tempo, riconosciuto in favore dei partiti vari emolumenti, per le ragioni più svariate, sia come finanziamento che come rimborsi elettorali. L'errore è consistito, però, nell'aver "finanziato" lo strumento (il partito) anziché i titolari della sovranità democratica, ossia i cittadini, che per poter svolgere la propria funzione politica devono possedere le risorse necessarie.

Non devono, perciò, essere i "partiti" i principali destinatari delle risorse economiche bensì coloro che hanno lo status di cittadini, "per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale".

Bisogna convincersi che la democrazia (per quanto in Italia non sia stata mai ampliata rispetto alle prerogative del Popolo) si pone in antitesi con la monarchia proprio per il diverso ruolo dei cittadini. Mai, nella monarchia, potrà accadere, per le vie costituzionali, ovviamente, che un suddito possa diventare Re; diversamente, invece, nella democrazia (repubblicana): L'art.84 della Costituzione italiana sancisce: «Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquantanni di età e goda dei diritti civili e politici».

E sul cittadino gravano, altresì, ulteriori doveri, così come risulta dall'art. 52 della Costituzione: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino».

Da questo deriva, perciò, che il "reddito di cittadinanza" ben può essere giustificato dal solo status di cittadino.

Trattasi, in altri termini, di una provvidenza economica di natura "politica", che forse non ha eguali, se non negli altri princìpi che caratterizzano la democrazia, come l'eguaglianza (sostanziale) tra i cittadini, la giustizia sociale e la libertà (dal potere di governo).

Il "reddito di cittadinanza", perciò, che il Movimento politico si è preoccupato di fondare su molteplici "princìpi" (convinto, forse, di dover trovare più ampie giustificazioni), in verità ben troverebbe la sua fonte proprio nella cittadinanza e nella democrazia. E così si renderebbero anche inutili tutte le molteplici pastoie burocratiche e amministrative che nel provvedimento sono state elaborate per disciplinare l'erogazione e prevedere compiti di controllo e di responsabilità di una filiera di enti e uffici pubblici, che probabilmente assorbirebbe una parte consistente delle poche risorse disponibili.

Non appare neppure condivisibile la soluzione della istituzione di un apposito Fondo per il reddito di cittadinanza  (art.2, lett.m) presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali perché  la "fonte politica" del reddito merita ben altra collocazione in bilancio (dovendo gravare sulla fiscalità generale) e non deve avere alcun collegamento diretto con la "politica del lavoro", che dovrebbe essere riservata alle Comunità-statali (sia territoriali che locali), uniche responsabili dell'impiego dei cittadini beneficiari.

In altri termini, se è "reddito di cittadinanza", e non altra cosa, allora è necessario che tale reddito si fondi solo ed esclusivamente sullo status di cittadino, evitando di condizionarne l'erogazione con una serie di prescrizioni che oltre a menomare il senso dello status consentirebbe ad una burocrazia vorace di assorbire la stragrande maggioranza delle risorse destinate ai cittadini.

 
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IL “CONTRATTO DI GOVERNO”. COSTITUZIONALITÀ ?

Post n°939 pubblicato il 18 Maggio 2018 da rteo1

IL "CONTRATTO DI GOVERNO". COSTITUZIONALITÀ ?

SONO GIORNI, ORMAI, CHE LE PRIME PAGINE DEI QUOTIDIANI RIPORTANO LA NOTIZIA DEL "CONTRATTO DI GOVERNO" TRA IL M5S E LA LEGA. I GIUDIZI, COME AL SOLITO, SI SPRECANO. IN CAMPO SONO SCESI ANCHE AUTOREVOLISSIMI GIURISTI PIÚ O MENO EMERITI E BLASONATI, QUASI TUTTI CONCORDI NEL SOSTENERE CHE IL "CONTRATTO" VIOLA LA COSTITUZIONE; OPPURE, CHE UCCIDE LA LIBERTA' DEMOCRATICA; O, ANCORA, CHE PONE SOTTO TUTELA IL GOVERNO DELLO STATO E CHE RISOLVE AL DI FUORI DEI LUOGHI ISTITUZIONALI LE EVENTUALI CONTROVERSIE MEDIANTE UNA "COMMISSIONE DI CONCILIAZIONE". EBBENE: SI TRATTA, COME AL SOLITO, DELLA TIPICA TIFOSERIA ITALICA, COME QUANDO IN OCCASIONE DEI MONDIALI DI CALCIO TUTTI SI TRASFORMANO IN C.T. E AZZARDANO COMPOSIZIONI DI SQUADRE, SCHEMI DI GIOCO E RELATIVE TATTICHE. TIFOSERIE, PERCIÒ, CHE ESPRIMONO IL PROPRIO GIUDIZIO IN RELAZIONE ALLE PROPRIE SITUAZIONI PERSONALI.

FACCIO QUALCHE UN ESEMPIO: NEL CONTRATTO È PREVISTO CHE I VITALIZI E LE PENSIONI DI IMPORTO SUPERIORE A 5.000 EURO MENSILI NETTI SARANNO RICALCOLATI COL METODO CONTRIBUTIVO.  CERTAMENTE SU QUESTA RIFORMA SI PUÒ DISCUTERE, MA LA DOMANDA È: COLORO CHE PERCEPISCONO OLTRE 5.000 EURO NETTI MENSILI RAGIONERANNO ALLO STESSO MODO DI COLORO CHE NON PERCEPISCONO TALE SOMMA, O CHE NON NE PERCEPISCONO AFFATTO ? IL CONTRATTO, INOLTRE, PREVEDE CHE IL NUMERO DEI DEPUTATI SARÀ RIDOTTO A 400 (DAGLI ATTUALI 630) MENTRE I SENATORI A 200 (DAGLI ATTUALI 315), COSI COME L'ABOLIZIONE DEL CNEL (VOLUTA ANCHE DAL PD DI RENZI), MA I POLITICI DI PROFESSIONE E I POLITICANTI DI MESTIERE LA VEDONO ALLO STESSO MODO DEI COMUNI CITTADINI LONTANI DALLE STANZE DEL POTERE ? LO STESSO CONTRATTO PREVEDE, ALTRESI', L'INTRODUZIONE DEL REFERENDUM PROPOSITIVO, ABROGA IL QUORUM PER IL REFERENDUM ABROGATIVO (CHE HA CONSENTITO AD UN EX PREMIER DEL PD DI INVITARE GLI ELETTORI A DISERTARE LE URNE IN DISPREGIO DELLA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA) E INTRODUCE IL DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE CON OBBLIGO DEL PARLAMENTO DI DECIDERE AL RIGUARDO. IL TEMA, PERO', PIÚ INNOVATIVO È CERTAMENTE QUELLO DEL "REDDITO DI CITTADINANZA E DELLA PENSIONE DI CITTADINANZA", DI IMPORTO MENSILE PARI A 780 EURO.  ANCHE IN ORDINE A QUESTI NUOVI DIRITTI SOCIALI NON VI È DUBBIO CHE CI SIANO DELLE DIVERGENZE TRA I CITTADINI CHE NON HANNO ALCUN REDDITO PER CONDURRE UNA VITA DIGNITOSA E CHI, INVECE, NE CUMULA UNA SERIE A VARI TITOLI.

ALTRI ARGOMENTI, SONO, POI, AFFRONTATI NEL "CONTRATTO", MA IL PROBLEMA RESTA SEMPRE LO STESSO: LA CRITICA ASPRA O L'APPROVAZIONE E CONDIVISIONE DIPENDONO SOLTANTO DALLE PROPRIE CONDIZIONI SOGGETTIVE. OSSIA, È CONTRO CHI NE SUBISCE QUALCHE "DANNO", MENTRE È A FAVOORE CHI NE TRAE QUALCHE BENEFICIO. QUESTA È PURTROPPO LA DURA E CRUDA REALTÀ DI UN PAESE DIVISO PER BANDE, PER CATEGORIE, PER "CLASSI" AUTODEFINITESI "DIRIGENTI".

NESSUNO, O QUASI, SI PONE, INVECE LA DOMANDA MORALE: MA È SOCIALMENTE GIUSTO CHE IO PERCEPISCA UNO O PIÚ REDDITI (ANCHE DI ALCUNE DECINE DI MIGLIAIA DI EURO AL MESE) MENTRE CI SONO TANTISSIMI CITTADINI PRIVI DI UN REDDITO DI DIGNITÀ? E NESSUNO SI PONE LA DOMANDA: E SE UN GIORNO MI TROVASSI IO PRIVO DI REDDITO QUALI TUTELE VORREI DALLA MIA COMUNITÀ  STATALE ?

IL PROBLEMA, PERCIÒ, NON È LA "COSTITUZIONALITÀ" O MENO DEL "CONTRATTO" - CHE È SICURAMENTE COSTITUZIONALE - MA LA PREOCCUPAZIONE DI COLORO CHE LO VALUTANO COME NEGATIVO RISPETTO ALLE LORO SOGGETTIVE SITUAZIONI ECONOMICHE, FINANZIARIE, POLITICHE E SOCIALI;  DI COLORO, CIOÈ, CHE DIFENDONO AD OLTRANZA "L'ORDINE COSTITUITO" A DISCAPITO DI TANTISSIMI CITTADINI PRIVATI DEL DIRITTO AD UNA PROPRIA  DIGNITA' UMANA.

 
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IL PARTITO DEMOCRATICO: UNA SCIALUPPA IN MEZZO ALL’OCEANO IN TEMPESTA

Post n°938 pubblicato il 11 Maggio 2018 da rteo1

IL PARTITO DEMOCRATICO: UNA SCIALUPPA IN MEZZO ALL'OCEANO IN TEMPESTA

HO FINORA EVITATO OGNI COMMENTO SULL'ESITO DELLE ELEZIONI E DELLE SUCCESSIVE CONSULTAZIONI. NON PER LE STESSE RAGIONI, OVVIAMENTE, DELLA DIREZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO CHE, INVECE, BEN AVREBBE FATTO AD INTERROGARSI SULLA FUGA DI ALCUNI MILIONI DI ELETTORI.

ORA NON POSSO PIU' ASTERNERMI, ESSENDO PERALTRO IN GIOCO LE SORTI DEL PAESE RISPETTO AD UN QUADRO SIA EUROPEO CHE INTERNAZIONALE IN FORTE EBOLLIZIONE.

IERI SERA, NELLA TRASMISSIONE DI FORMIGLI, PIAZZA PULITA, SUL CANALE LA7, E' STATO, TRA ALTRI, INTERVISTATO IL MINISTRO (ORMAI QUASI EX) DEL RIO. IN ORDINE AL REDDITO DI CITTADINANZA - DOMANDA RIVOLTAGLI DAL CONDUTTORE - HA RISPOSTO PARI PARI A COME AVEVA GIA' RISPOSTO RICHETTI IN ALTRA TRASMISSIONE. LE STESSE PAROLE, NON SOLO LO STESSO CONCETTO. QUASI UN MANTRA, UN RITORNELLO STONATO, VERREBBE DA DIRE. E CIOE': IL PARTITO DEMOCRATICO E' CONTRARIO AL REDDITO DI CITTADINANZA PERCHE' NON VUOLE AGEVOLARE L'ASSISTENZA MA VUOLE FAVORIRE IL LAVORO. E QUESTO PERCHE' LA COSTITUZIONE FONDA LA REPUBBLICA SUL LAVORO.

AL DI LA' DEL FATTO CHE IL "REDDITO DI CITTADINANZA" PER MOLTI ASPETTI SOMIGLIA MOLTO AL "REDDITO DI INCLUSIONE" GIA' VOLUTO DAL GOVERNO GENTILONI CHE HA STANZIATO CIRCA 2 MILIARDI DI EURO (AUMENTANDO IL PRECEDENTE E ORIGINARIO STANZIAMENTO DI SOLI 800 MILIONI, POI ELEVATO A 1,300 MILIARDI), NON SI COMPRENDE COME IL PARTITO DEMOCRATICO VOGLIA DARE LAVORO AI MILIONI, ORMAI, DI GIOVANI DISOCCUPATI. COL JOBS ACT ?

IERI L'ALTRO MI TROVAVO IN UN'AULA DI TRIBUNALE E HO CONSTATATO CHE SVOLGEVA LE FUNZIONI DI VICE PROCURATORE ONORARIO UNA INSEGNANTE DI RUOLO DI DIRITTO IN UN ISTITUTO SUPERIORE. HO PENSATO: AVRA' PRESO UNA GIORNATA DI PERMESSO ? OPPURE E' LA SUA GIORNATA DI RIPOSO ? NELL'UNO O NELL'ALTRO CASO, COMUNQUE, PER LA PROFESSORESSA, INTENTA A SVOLGERE LA FUNZIONE DI VICE PROCURATORE ONORARIO, SAREBBE ARRIVATO IL FATIDICO 27 DEL MESE E AVREBBE PERCEPITO LO STIPENDIO, OLTRE A RITROVARSI I CONTRIBUTI VERSATI DALL'ISTITUTO SCOLASTICO PER LA PENSIONE DI VECCHIAIA (O ANZIANITA'). LA DIRETTA INTERESSATA, E CHI COME LEI SI TROVA NELLA STESSA SITUAZIONE DEL CUMULO DI PIU' FUNZIONI, DIREBBE CHE SONO POCHI 1500-1800 EURO AL MESE. MA IN UNA FASE IN CUI E' DILAGANTE IL FENOMENO DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE TALE SOMMA MENSILE NON E' DA SMINUIRE. E COMUNQUE BISOGNEREBBE SPIEGARLO AI GIOVANI CHE HANNO FATTO DOMANDA PER SVOLGERE LE FUNZIONI DI MAGISTRATO ONORARIO E SI SONO VISTI SCAVALCARE IN GRADUATORIA DALLA PROFESSORESSA, CHE PER QUESTO HA TITOLO PREFERENZIALE. TRASCURO, POI, DI AGGIUNGERE CHE QUALCUNO SVOLGE ANCHE LA LIBERA PROFESSIONE DI AVVOCATO.

SO BENE CHE IL CUMULO DI PIU' ATTIVITA' E FUNZIONI NON RIGUARDA SOLTANTO IL MONDO DELLA GIUSTIZIA, MA ANCHE DELLA SANITA' E DEL PUBBLICO IN GENERE. MA LA DOMANDA E': CHI AVREBBE DOVUTO INTERVENIRE PER AGEVOLARE I GIOVANI DISOCCUPATI RISPETTO A CHI, COME LA PROFESSORESSA, BENE O MALE, HA GIA' UN IMPIEGO ? IO CREDO IL PARTITO DEMOCRATICO, CHE HA AVUTO RESPONSABILITA' DI GOVERNO E CHE DELLA GIUSTIZIA SOCIALE AVEVA FATTO LA SUA BANDIERA DISTINTIVA.

POICHE', INVECE, NON L'HA FATTO, E' EVIDENTE CHE NON HA MAI AVUTO LA VOLONTA' DI CREARE LAVORO E DI DISTRIbUIRE IL LAVORO, IMPONENDO, AD ESEMPIO, ALLA PROFESSORESSA, DI SCEGLIERE SE LASCIARE L'IMPIEGO O LA FUNZIONE DI MAGISTRATO ONORARIO.

E ALLORA IL REDDITO DI CITTADINANZA (O COME LO SI VUOLE CHIAMARE) DIVENTA UNO STRUMENTO PER INDENNIZZARE LE MIGLIAIA DI GIOVANI CHE VENGONO INGIUSTAMENTE TENUTI LONTANI DAL LAVORO DA UNA PLETORA DI IMPIEGATI PUBBLICI E LIBERI PROFESSIONISTI CHE CONTEMPORANEAMENTE SVOLGONO PIU' FUNZIONI E ATTIVITA', AL DI LA' ANCHE DI PROBABILI CONFLITTI D'INTERESSE.

IN ALTRI TERMINI: CHI NON VUOLE CEDERE NESSUNA ATTIVITA' ALLORA SI FACCIA ALMENO CARICO ECONOMICAMENTE DI SOSTENERE CHI NON RIESCE AD ENTRARE NEL MONDO DEL LAVORO. NON E' PERCIO' ASSISTENZA MA GIUSTIZIA SOCIALE, CHE FARA' PERALTRO GUARIRE MOLTI MALATI DI EGOISMO E DI BULIMIA LAVORATIVA.

SPERO CHE ORA SIA PIU' CHIARO AL PARTITO DEMOCRATICO.

 
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IL CULTO DELLA “CLASSE DIRIGENTE”

Post n°937 pubblicato il 20 Aprile 2018 da rteo1

IL CULTO DELLA "CLASSE DIRIGENTE"

Negli ultimi anni si è propagato e propalato il culto della cosiddetta "classe dirigente" del Paese. Una sorta di "Mantra" che ha coinvolto anche, se non soprattutto (almeno nella fase più recente), i rappresentanti dei partiti di sinistra. Erano questi, infatti, ad apparire (almeno a chi scrive) più in distonia rispetto agli altri (ad es. ai conservatori) dal momento che proprio nei fondamentali della "sinistra storica" esisteva il principio della soppressione delle classi. E non solo, perché tale superamento delle classi doveva preparare la società al superamento anche dello Stato istituzione, od apparato burocratico, e oggi anche amministrativo, per affermare la regola generale dell'eguaglianza sostanziale e la vittoria sociale del proletariato, ossia della massa degli operai e dei contadini, storicamente sfruttati dai "padroni", e poi dal capitalismo. Invece è accaduto con frequenza che in TV i diversi rappresentanti dei partiti di sinistra dichiarassero di essere "classe dirigente" del Paese. Credo che si sia trattato, prima di tutto, di "ignoranza", ossia di mancata conoscenza dei fondamentali culturali, storico-politici da parte dei rappresentanti dei partiti di sinistra, i quali, per coerenza, avrebbero dovuto definirsi in tutti i modi possibili ma mai come "classe dirigente". La "cultura" di sinistra, infatti, lo impedisce, almeno a parole.  Una "vera sinistra" non avrebbe mai dovuto definirsi "classe" per conservare intatta la memoria dei numerosi "martiri" delle lotte sociali. Né, tantomeno, dirigente. Questa aggettivazione, infatti, implica una differenziazione rispetto a coloro che sono diretti, ossia i "sottoposti" (come alcuni dirigenti, con scarse nozioni classiche, a volte amano definire i propri collaboratori); il rispetto, invece, del principio di eguaglianza nella dignità tra gli esseri umani, e in particolare tra gli appartenenti alla stessa Comunità repubblicana, impone soltanto di differenziarsi in base alla competenza, al servizio. E' la competenza, perciò, in funzione del servizio in favore dell'intera Comunità, che fa la differenza. Purtroppo è finora accaduto che la selezione dei cittadini sia costantemente (tranne rare eccezioni, più per caso che volute) avvenuta secondo la logica clientelare, dei rapporti di conoscenza, amicale, familiare, e i risultati sono ormai sotto gli occhi di tutti. Nessun ordinamento o istituzione si è sottratta a tale logica. Basti osservare ciò che sta avvenendo nel mondo della politica, e ora per la formazione del nuovo governo; ma anche di coloro che sono approdati in parlamento "a loro insaputa". Gli effetti nefasti, comunque, si registrano nel settore dell'amministrazione, a cominciare dalla scuola. In questa la "dirigenza" è stata selezionata senza dare valore alla competenza e alla cultura specifica. Così è accaduto che, ad es., per "dirigere" un liceo classico, è stato incaricato un "dirigente" con una laurea in economia e commercio, anziché in lettere classiche; oppure, per "dirigere" un istituto scientifico è stato scelto un "dirigente" con una laurea in giurisprudenza, anziché in matematica e fisica. Così per "dirigere" un ospedale sono stati scelti i "manager" a prescindere dalla loro capacità di distinguere un raffreddore dalla broncopolmomite acuta. Aristotele ha raccontato che anche i Greci dovettero affrontare e risolvere i nostri stessi problemi, quando si resero conto che la nomina degli "strateghi" doveva avvenire tra coloro che erano abili nelle cose di guerra, per evitare disfatte sui campi di battaglia; così come il timone delle navi dovesse essere affidato agli esperti naviganti. E' forse giunta l'ora anche per il nostro Paese di riscoprire e valorizzare la cultura di base e la competenza dei cittadini per l'affidamento degli incarichi abbandonando definitivamente il culto della "classe dirigente" che tanti disastri ha finora provocato nell'organizzazione sociale e politica dello Stato italiano.

 
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IL DIFENSORE DEI VITALIZI

Post n°936 pubblicato il 09 Aprile 2018 da rteo1

IL DIFENSORE DEI VITALIZI

IERI SERA, DURANTE LA TRASMISSIONE TELEVISIVA "NON E' L'ARENA" CONDOTTA DA GILETTI SU LA7, AVENTE COME TEMA LA SOPPRESSIONE DEI VITALIZI, CUI SI STAREBBE PER ACCINGERE LA NUOVA PRESIDENZA DELLA CAMERA, TRA GLI OSPITI HA PRESO LA PAROLA, A DIFESA DEI VITALIZI, L'AVV. PANIZ.

UN AVVOCATO, QUESTI, MOLTO APPREZZATO ED ELOGIATO DAL CONDUTTORE PER LE SUE ABILITA' FORENSI, ESSENDO UNO CHE RACCOGLIE SEMPRE RISULTATI POSITIVI DAI RICORSI CHE PRESENTA IN NOME DEI CLIENTI. L'AVV. PANIZ, COME E' STATO ANCHE DETTO, E' STATO PARLAMENTARE DI F.I. PER TRE LEGISLATURE E SI MISE IN LUCE QUANDO PRESE LE DIFESE SUL CASO RUBY  IN FAVORE DEL LEADER DI F.I.

NON ENTRO NEL MERITO DELLA PROBLEMATICA DEI VITALIZI, I QUALI, PERALTRO, COME CORRETTAMENTE E' STATO SOTTOLINEATO DURANTE LA TRASMISSIONE, RIGUARDANO SOLTANTO IL PERIODO PRECEDENTE IL 2012 (O 2017) IN QUANTO, DA TALE DATA IN POI, PER I PARLAMENTARI E' STATA PREVISTA LA "PENSIONE" CON IL CALCOLO CONTRIBUTIVO, A PARTE IL DIFFERENTE LIMITE DI ETA' PREVISTO (DI 50 E DI 60 ANNI, A SECONDA DEL NUMERO DI LEGISLATURE). IL PROBLEMA, PERTANTO, RIGUARDA LA POSSIBILITA' O MENO DI APPROVARE UN PROVVEDIMENDO RETROATTTIVO PER POTER RICALCOLARE I VITALIZI PASSATI SECONDO I CRITERI DELL'ATTUALE E VIGENTE REGIME CONTRIBUTIVO.

VA DETTO CHE SU QUESTO ASPETTO L'AVV. PANIZ HA SPIEGATO CHE E' PRINCIPIO GENERALE DEL DIRITTO NON APPROVARE LEGGI (O PROVVEDIMENTI) CON EFFICACIA RETROATTIVA, CHE PERALTRO INCIDEREBBERO SULLA REGOLA DELLA CERTEZZA DEL DIRITTO. PRIMA, PERO', DI ILLUSTRARE GLI ASPETTI TECNICI, L'AVV. PANIZ HA DICHIARATO DI DOVER FARE UNA NECESSARIA PREMESSA, OSSIA LA SEGUENTE: IN ITALIA ESISTONO CIRCA 500.000 PENSIONATI BABY, CHE HANNO BENEFICIATO DEL DECRETO RUMOR DEL 1973 CHE CONSENTIVA DI ANDARE IN PENSIONE A 15 ANNI; E HA ANCHE AGGIUNTO CHE UN TAGLIO SU TUTTE LE PENSIONI CALCOLATE COL VECCHIO SISTEMA RETRIBUTIVO (VIGENTE FINO AL 1992) COMPORTEREBBE UN RISPARMIO GENERALE DI CIRCA 7 MILIARDI E NON DI SOLI 200 MILIONI, COME PER I VITALIZI DEI PARLAMENTARI.

OVVIAMENTE E' STATO CONTESTATO DA UN GIORNALISTA PRESENTE PER IL SUO TENTATIVO DI SVIARE IL DISCORSO. VA DETTO CHE GIA' IN ALTRA TRASMISSIONE - OTTO E MEZZO CONDOTTO DALLA GRUBER - L'AVVOCATO AVEVA ADOTTATO LA STESSA TATTICA, FACENDO RIFERIMENTO ALLE PENSIONI BABY E A QUELLE CHE FINO AL 1992 SONO STATE CALCOLATE SECONDO IL VECCHIO CRITERIO RETRIBUTIVO.

AMMETTO CHE MI SONO SENTITO DI CONDIVIDERE LA CENSURA MOSSA DAL GIORNALISTA CHE HA QUALIFICATO COME POCO NOBILE LA TATTICA DEL NOTO E FAMOSO AVVOCATO. NON VI E' DUBBIO CHE SIA GIUSTO DA PARTE DELL'ONOREVOLE PROFESSIONISTA DIFENDERE I VITALIZI CON ARGOMENTAZIONI GIURIDICHE, MA NON MI SEMBRA CORRETTO PREMETTERE CHE ESISTONO ALTRE CATEGORIE DA COLPIRE, PRIMA DI PARLARE DEI VITALIZI. QUESTO NON VUOL DIRE CHE NON SE NE DEBBA PARLARE, MA DI CERTO UN EX PARLAMENTARE CHIAMATO A DIRE LA SUA SUL TEMA, VISTO CHE E' ANCHE UN AFFERMATO AVVOCATO, CREDO CHE AVREBBE DOVUTO LIMITARSI A SPIEGARE SOPRATTUTTO LE SUE RAGIONI "TECNICHE" A DIFESA DEI VITALIZI.

 
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