Creato da ditz il 21/02/2005

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Emmaus se ne lava le mani

Post n°283 pubblicato il 09 Dicembre 2009 da ditz

Emmaus ti delude se t'aspetti tanto. Se non t'aspetti niente allora serve. Serve a dirti che non c'è la parola delusione in certe cose. Ti delude chi ti toglie il gioco. Ma con chi non hai mai giocato allora niente. Nihil. Zero tituli.
Emmaus di Alessandro Baricco ha un titolo forte. Emmaus: Gesù: i discepoli che incontrano Gesù e non sanno che è Gesù. Un titolo pesante.

E invece il libro lavora il lettore ai fianchi, ben benino. E poi non lo abbatte. Non lo atterrisce. Il gancio va a vuoto. Emmaus sparisce dietro una piega dell'io narrante scombinato: eppure la partenza era così invitante. Emmaus è un richiamo del nostro tempo. Un inganno in piena regola. Ma nemmeno per polemica, le dico queste cose.
L'insoddisfazione di Emmaus non sta nelle mancate mille forme d'enfasi a cui Baricco ci aveva abituati.

Chi ha letto Questa storia già s'era accorto dell'imbocco d'una strada lontana dal roboante Castelli di rabbia, o dal grondante Oceano mare, o dal migliore: City.

Certo, qui c'è il talento giovanile sedotto dalla compassata e pantofolaia età di mezzo, un tedio giusto appena accennato per frenare l'assalto ormonale dei personaggi: un tedio - mi sarebbe piaciuto - un po' pavesiano. Invece si rimane impietriti dentro il mistero della fede senza nemmeno un po 'di fede nel mistero di questo romanzo breve. Molto decolorato, troppo secco al punto che voglio intenderla come un'enfasi al rovescio.

Se è a togliere, questa scrittura rabdomantica finisce per togliere pure l'acqua all'oasi del miraggio. Si staziona sul naufragio dell'amico suicida, oppure sulle pulsioni della ragazzina indaffarata a far di sesso. Niente di nuovo sotto il sole letterario: mi rendo conto che gli scrittori italiani hanno imboccata la strada senza ritorno del non-racconto, facendolo passare per letteratura filoamericana.

Un commiato dall'intelligenza non aver saputo immaginare una scrittura che civettasse ondivaga e fluttuante con il mondo imperante delle immagini e lo annichilisse a colpi di poesia: di suono: di robustezza: di tempra sacra di "tribù dei fanciulli con le fionde" . Mi pare, sempre per citare i Flussi di Montale, che si faccia naufragio, invece, "nei gorghi dell'acquiccia insaponata".

"E la vita è crudele più che vana".

 

 
 
 

In saecula saeculorum

Post n°282 pubblicato il 06 Settembre 2009 da ditz

 
 
 

A mezzanotte da Capossela

Post n°281 pubblicato il 06 Settembre 2009 da ditz

 

In clandestinità ti sottraggo
come un'icona resuscitata
nel dettaglio d'una smorfia:
l'alcol tramuta sporgenze 
in nenie nere. Mera allusione
al giorno è la luna svampita
sul di sopra del mondo.
E tu te ne fotti e vai dissonante
e rotto. Mi ritrovo a cantarti
a squarciagola su una montagna
di betulle ripide in fila verso il cielo.
Questo di te mi ricordo mentre
il vibrafono accelera il colpo
e la maschera scorda un po' il suono.

 
 
 

Volare alti

Post n°280 pubblicato il 03 Settembre 2009 da ditz

 
 
 

Felicità

Post n°279 pubblicato il 03 Settembre 2009 da ditz

 
 
 

Non importa

Post n°278 pubblicato il 03 Agosto 2009 da ditz

"Non importa se è dura, ditz. Se, quando rileggi, senti male e vorresti far finta di non essere capace di scrivere alcune parole... è che le parole rompono: ti tirano l'angolo della maglietta e ti disfano l'onda dei capelli che stai sistemando da due ore. E, allora, io voglio imparare, cerco di imparare a farle stare in un foglio queste parole. Anche se sento male."
fionamay

 
 
 

L'arancia di Dio

Post n°277 pubblicato il 31 Luglio 2009 da ditz

Ogni tanto mi viene in mente Dio. Accanto a lui Federico Fellini gli dà qualche dritta su come inquadrare la scena. La camera dall'alto ci schiaccia le gambe fino a farcele nane. Le teste più grandi del corpo vanno avanti e indietro. Come formiche che noi umani scalciamo in una nuvola di polvere. Mettiamola così: ci sono tutti, lì, a guardare. Si aspettanto tanto da noi. Non deludiamoli almeno la notte lunga che lascia nei balconi del mondo mezza luna a forma di spicchio d'arancia.
Ogni tanto mi viene in mente Dio. E quelli che chiedono spesso perdono. Quelli che invece hanno la bussola in mano. E finalmente la vedo luccicare dal palmo semichiuso.
Questo è il blog dell'ubriaco di turno. Questo è il blog di Ciro che gioca a calcio. Finalmente. Di Capossela con l'ingegnere che non lo capisce. Della libertà. Delle mani nude di Francesco Merlo che i docenti nemmeno leggono più. Questo è il post del vaffanculo senza grillerie. Questo è il posto d'una post sbronza. Il post delle spigole al barbecue. E del nero d'Avola. Il post di Memorie di Adriano. E questo è il post di Dio. Che vede anche quando non vede.

 
 
 

Wayfarer

Post n°276 pubblicato il 29 Luglio 2009 da ditz

Oggi ho comprato un nuovo paio di occhiali da sole. E poi mi son detto che il cellulare non va bene. Penso che prenderò l'iphone. E gli occhiali che ho preso sanno di tuffo al cuore: wayfarer, per chi ricorda. Per l'esattezza me ne sono andato in giro per le strade del centro della mia città - compreso assurdo giretto sul tapis roulant - e mentre mi trascinavo col cervello in stand-by, mi sentivo come il vecchietto di Fiorello che si ostina a smadonnarsi i glutei sullo step!!!! I Wayfarer, per inciso, sono i mitici occhiali di Bob Dylan. Ma so che la cosa non attenua affatto la gravità della scelta. Valga come attenuante il colore: nero.
Una cosa sensa senso: come chi vorrebbe che i docenti imparassero il dialetto. Io, per me, preferisco che conoscano l'italiano. Vabbè. Punti di vista. Glossari a parte, pensavo che chi ha scelto di studiare oggi rischia di rimanere col culo per terra. Chi ha scelto le feste, i festini, il letto di Putin, alla fine il culo lo mette dappertutto, tranne che a terra.

 
 
 

scrivani & scrivani

Post n°274 pubblicato il 23 Luglio 2009 da ditz

"La scrittura è l’ignoto. Prima di scrivere non si sa niente di ciò che si sta per scrivere e in piena lucidità. E’ l’ignoto di sé, della propria mente, del proprio corpo. Non è neppure una riflessione, scrivere è una facoltà che si ha fuori di noi, parallelamente a noi, di un altro che appare e si fa avanti, invisibile, dotato di pensiero, d’ira, e che talvolta, per questo stesso motivo, è in pericolo di rimetterci la vita. Lo scritto arriva come il vento, è nudo, è l’inchiostro, è lo scritto, e passa come niente altro passa nella vita, niente di più, se non la vita stessa."

(“Scrivere” di Margherite Duras, Feltrinelli, 1994)

 
 
 

In sequenza

Post n°271 pubblicato il 12 Luglio 2009 da ditz

Una cosa abbastanza ripugnante è quando qualcuno racconta palle. E lo fa sempre e comunque. Hai una sensazione che ti scivola addosso e che è difficile pure definire. Non so: il termine non  mi sovviene. Se uno ci pensa: stare lì in balia di qualche contaballe. Avere pure la caparbietà di dire Guarda che stai dicendo una fesseria/cazzata/palla/pallazza/bugia/non-verità/minchiata/puttanata/ma va' là/evita!/e così via... 

E a quel punto scatta la reazione.

Chi? Io?????

 

 
 
 

Le volte che...

Post n°269 pubblicato il 11 Luglio 2009 da ditz

Le volte che sono rinato e non me n'ero accorto.
Non sempre s'avverte subito.
E' una sensazione sofisticata.
Ti viene a tratti.
Spodesta la nebbia precedente.
Le volte che rinasci
il mondo lo guardi limpido
e se ti parlano stai più dritto davanti agli altri.
Le volte della rinascita
avvengono spesso di sabato.
Nemmeno te l'aspettavi.
Di solito le cose importanti si rimandano al lunedì.
Ma la rinascita non è una dieta che ti prefiggi e dura qualche ora.
La rinascita ti cambia.
E la nebbia in cui t'eri avvolto
la sputi con un colpetto di tosse.
Vale poco.
Il sereno ha ali ampie.
Chiede spazi immensi.
E affetto.
Il sereno vuole un qualche dio.
Ti spunta in testa l'idea d'una mezza religiosità.

Mi sento così sereno quando trovo
la "maglia rotta nella rete" dell'esistenza.

 
 
 

scrivania

Post n°268 pubblicato il 26 Giugno 2009 da ditz

C'è una distesa di fogli. Sembrano sdraiati al sole artificiale della lampada. Ci sono telefonini sparsi. Almeno tre. E trillano a ritmo. Ciascuno al momento giusto. Poi che c'è. Vediamo. La stampante. Qualche mappa concettuale come souvenir. C'è un libro ma s'intravede appena: ecco il neo di Marylin in copertina. Poi c'è una Divina commedia. Qualche penna. Fogli scritti. Spillatrice professional. Bicchieri portaoggetti. Il libro delle figure retoriche. Una bottiglia di tè verde. Il Baldi di Letteratura italiana: immancabile. C'è un cappello con visiera. Ah ecco. Un libro di sbocchi professionali. Di questi tempi. Con la scuola pubblica verso la chiusura definitiva. E poi c'è Ossi di seppia di Montale con gli ultimi due versi di Falsetto:

Ti guardiamo noi, della razza
di chi rimane a terra.

 
 
 

Valzer con Bashir

Post n°267 pubblicato il 17 Giugno 2009 da ditz

Dopo che vedi "Valzer con Bashir" se ti alzi in piedi subito rischi di cadere per via di quelle visioni che ti rimangono per ore stazionarie, irremovibili nella mente perplessa, confusa da quella lucente bellezza, dalla lucida razione di arte che ci spetta: gli occhi gialli dei cani, randagi e neri, che avanzano da una memoria che si sfolla. E il cielo? Giallo anche quello. C'è un lirismo in "Valzer con Bashir" che la mia testa bacata me lo fa paragonare a un libro, a un poema: "Farsalia" di Lucano. Perché uno si aspetta che un film "di guerra" parli di guerra. O che un libro "di guerra" parli di guerra. E invece scopri che questo film e quel libro parlano sì di guerra ma ne parlano con un livello lirico inversamente proporzionale al livello retorico-enfatico di tante interviste sulla guerra.

"Valzer con Bashir" si prende la briga del documentario ma documentario non è. La prima ora è un viaggio filosofico-esistenziale nelle vostre vite che manco ve ne accorgete. La bellezza sconvolgente delle immagini, la forza lirica delle parole, la sapiente regia nel miscelare l'orrore della guerra, il mancato ricordo, il senso di colpa, la strage di Sabra e Chatila con il vortice di bellezza dell'animazione, col disegno computerizzato, sofisticato, dettagliato. Tutto questo dentro la mente di Ari Folman diventa un meravigliosa tragico documento poetico della guerra con gli occhi di un diciottenne che piano piano vede riaffiorare dal buio della dimenticanza un rigagnolo di ricordi. E scava, e chiede, e cerca. E trova un gioiello: la paura di morire si mischia alla guerra-spettacolo osservata dai balconi delle case. L'ossimoro spiagge-mimetica militare. E ancora la discoteca e i mitra. E il rettangolo trasparente da cui guardare la strada che avanza: ed è l'occhio di un cingolato. Poi una esplosione. E la fuga dei ragazzini-soldato verso la morte. Tranne uno. Che per salvarsi fugge di notte verso il nero del mare. Gli monta in groppa e comincia a nuotare.

Eccola la fuga del soldato verso il mare. Di notte. A nuoto. Verso luci lontane. L'onda  si dilata e il grandangolo la rende più onda. Più ampia. Alla fine la stanchezza. Come un panno-straccio. Il soldato da nuotatore si fa relitto trascinato dalla corrente. E la paura ci perseguita mentre perseguita lui. Fino all'ultima onda: la spiaggia. La salvezza. Il sospiro di sollievo. Lui e noi, all'unisono.

Guardare "Valzer con Bashir" è tirare un sospiro di sollievo: dire che nonostante tutto ne vale la pena. Se leggi una pagina di Lucano più o meno si hanno quelle sensazioni lì.

"Quando i soldati, occupato il Foro, ricevettero l'ordine
di piantarvi le insegne, lo stridore dei litui  il clangore
delle trombe con i rauchi corni intonarono un'empia fanfara.
S'infranse la quiete del popolo, i giovani balzati dai giacigli
afferrarono le aimi infisse presso i sacri Penati
come la lunga pace le offriva; si gettano sugli scudi
fatiscenti fino al telaio, sui giavellotti con la punta ottusa,
sulle spade corrose dal nero morso della ruggine."

Quis furor, o cives, quae tanta licentia ferri.

Una follia davvero immane è questa licenza delle armi. Che non è propriamente una licenza tipo 007 con licenza d'uccidere. Forse è più un offrire sangue senza senso. Un sacrificio vano. L'immagine dei cavalli colpiti a morte, stramazzati, segnano la polveriera dei nostri ricordi: e si illumina la spia rossa che segna un nome sotto: Eugenio Montale.

Poi ci clicchi  sopra e sbuca pure Guernica di Picasso.

Agiti bene: eccolo Freud. I sogni, i numeri, le cordicelle del pensiero aggrappate alla notte. Il defribillatore cerebrale aperto, la valvola di sfogo sfriziona aria di sogni dai buchini onirici, raccattapalle attentissimi prendono servizio appena chiudiamo gli occhi, o appena ci remmizziamo.

Torni indietro: c'è sempre Marco Anneo Lucano. La storia dentro alla poesia.

Si chiude il valzer di Ari Foman.

Un valzer sconsideratamente perfetto
su cui danziamo tutti noi l'imperfezione dell'esistenza.

 
 
 

Nel porto sepolto

Post n°266 pubblicato il 08 Giugno 2009 da ditz

Ti porto nel porto sepolto. Quando mi ricordo
metto maschera e bombole d'ossigeno e scendo.
Scandaglio il fondo. Si sente un dissidio lento.
Il freddo sciala la pelle. La brulica di puntini.
Il porto sepolto. Il corpo del porto. Alessandria
d'Egitto  ha il suo inesauribile segreto. Il poeta
sommozzatore s'ammazza a scandire parole.
Ce le getta in faccia appena vede il cielo
da quella bocca viola che spruzza bolle a mandrie.
Giuseppe Ungaretti: di te ci manca la macchinetta
del caffè e il tuo amico arabo-francese Sceab.
Di te ci manca l'intervista con Pasolini sulla spiaggia.
Se pensi al tedio dei brumisti con le teste tentennanti.
Se pensi ai fiumi della tua vita catartici e lunghi.
Ti porto nel ricordo del tuo tempio.

 

Lo spazio bianco che circonda la parola.

 
 
 

Argo il cieco

Post n°265 pubblicato il 08 Giugno 2009 da ditz

"... ero un bambino vecchio allora, invecchiato dalla vita e dai libri, ma sempre bambino. Quanto può esserlo chi sulle cose spalanca, appena si sveglia, due pupille grandi che si sorprendono".

Gesualdo Bufalino, Argo il cieco

 
 
 

Lista di nomi a casaccio

Post n°261 pubblicato il 26 Maggio 2009 da ditz

Fabio mi sa di bugiardo. Fila via troppo spedito. Quell'effe parte in quarta attaccata alla a. Se ne fotte se la bilabiale cerca di occludere. Solo per attimo. Poi la bocca s' apre ed è uno sgomento in forma di dittongo. Ci sono nomi che escono leggeri. Spuntano a piacere. Non li avevi mica interrogati. Fabio sfora, appena sfiora. Una camera d'aria col suo chiodo appena tirato.

Titti prende la vita a spicchi e fa dannare i mariti. Tre volte t, come un tre volte in croce. Sbatte a destra e a manca l'orlo della bocca mentre la lingua preme sui denti e si richiude vergognata su quelle i intirizzite dal freddo, dalla tormenta del mondo di fuori.

Emma lampeggia. Lascia come se volesse continuare.

continua (ma anche no)

 
 
 

Gadda: computare le pulci

Post n°260 pubblicato il 24 Maggio 2009 da ditz

 

     «E sul piatto il pesce morto, fetente. Era enorme, giallo, con gli occhi molli e cianòtici dopo l’impudicizia e la nudità; con la bocca rotondo-aperta pareva gli avessero dato a suggere, per finirlo, il tubo del gas. E nel cestello i funghi dall’odor di piedi; per aria mosche e anzi alcuni mosconi, due calabroni, una o forse due vespe, un farfallone impazzito contro la specchiera: e, computò subito, stringendo i denti, un adeguato contingente di pulci».

La cognizione del dolore

 
 
 

Ranieri e la Juve poco principesca

Post n°259 pubblicato il 19 Maggio 2009 da ditz

 La parola chiave è stata approssimazione. Tutto con Ranieri m’è sembrato fortemente approssimativo. Sì, è così. Schemi d’attacco inesistenti. Una sorta d’astrattismo vacuo e imponderabile. Una dinastia del nullismo. Il nichilismo disperato e disperante. Una progressiva e insanabile resa. L’anticalcio a tutti i costi. Uno juventino medio non poteva tollerare oltre. Una liberazione, in definitiva. Una liberazione da metodi antidiluviani. L’unico ricordo positivo è stato “la difesa alta”. Non si capisce perché indietreggiando piano piano si sia finiti in area di rigore. Catenaccio e palla fai tu. No, la Juve che m’immagino non può essere questa. Senza un trequartista. Senza uno straccio di rifinitura. Marchionni aveva il compito di fare il terzino, l’ala e d’accentrarsi a mo’ di rifinitore. Ma spostalo a terzino. Così quando scende sulla destra crossa decentemente. La qualità aumenta e così via. Mai una intuizione. Mai. Anche a costo di perdere la faccia. Il vuoto. La noia. Il tedio. La nebbia. Un compito in classe svolto per far contento l'insegnante. Una pioggia di banalità. Un pensare in piccolo. La provinciale quasi felice di perdere ma di aver lottato con coraggio fino alla fine.

Ma la cosa che più di tutte mal digerivo era lessicale. Ranieri aveva una specie di intercalare che a volte mi rimaneva in mente dopo l'intervista finta del post partita: per cui. Per cui questo e per cui quello. Alla fine ti rintrona la testa e lo ripete in eerno, quel per cui.

A furia di usare per cui, si finisce per perdere. Inevitabile. Anche se poi partono a raffica i denigratori dei denigratori. E allora ecco il festival delle ovvietà tipo ma era un brav'uomo, gli dobbiamo delle scuse, ma non è il solo responsabile, l'hanno cacciato ingiustamente... manco fosse un nobile cassintegrato.

Ma mi facci il piacere...

Per cui... emh, chiudiamola qui.

 

 
 
 

Il ragionier Montale

Post n°258 pubblicato il 17 Maggio 2009 da ditz

Ragionier Montale. Dal Tecnico Commerciale

al millenovecentosettantacinque.

Dal diploma di ragioniere al Nobel. Dove sali?

Sali in cima ai pensieri di quella casa dei doganieri, quella del Tu non ricordi.

Ti ricordi Montale? Ti ricordi la casa dove il libeccio sferza da sempre.

Chi ti sente quando dici che "l'arte è il compenso o il surrogato di chi non vive"?

Scrivi  Montale. Noi moduliamo il nostro fischio di richiamo per quando sarà l'ora.

Ci commuove la tua timidezza. La sgretola il carico di parole

portate in braccio oltre ogni bufera che sgronda,

ci piace tenerci aggrappati alla memoria del crac di noci.

Se sai chi va e chi resta, non ti sgomenta il nostro stare all'erta,

affacciati al balcone delle idee, al respiro d'aria buona

che sgronda dalle cimase dei tetti.

Avresti voluto essere "scabro ed essenziale". Lo sappiamo, Montale.

Invece ti sei fermato a osservare "il male che tarla il mondo,

la piccola stortura d'una leva che arresta l'ordegno universale".

Zitti anche noi, col nostro segreto in pugno,

con le tue parole di quel mattino di vetro,

con la solarita scrosciata del giallo di quei limoni.

Montale, ragionier Montale.

Hai ragionato bene. Di sragionare le cose normali.

TI sei ficcato in questa dolcezza inquieta,

nella navicella d'una fanghiglia mobile

d'un rigagno assieme a Camillo Sbarbaro.

Quelli che deridono la poesia,

dacci retta: guidali. Anche se vanno a centottanta

all'ora, sono fermi: non hanno mai ballato nel tango

smorzato a raffiche dallo scirocco. Non hanno dileguato

 la ragione in cambio d'un istinto. Presidiano cubi invivibili

senza libri. Ah l'uomo che se ne va sicuro...

 

 
 
 

litania spiaccicata in sol minore

Post n°257 pubblicato il 17 Maggio 2009 da ditz

 

Un lamento disperso in forma di suono

 di parole come anime dissidenti e nervose

 capricciose bambine che s'urtano a un niente

 arriviste fanatiche non s'appellano al dubbio

 poi graffiano e sgomitano soddisfatte all'arrivo

se corteggiano a vanvera giocano al doppiogioco

 sono chiacchiere al vento o diceria dell'untore

 un lamento disperso rompe mille certezze.

 Ci castigano quando le poniamo con cura

 dentro il fodero-pudore che chiamiamo silenzio

 dentro la notte più nera spiaccicata sul mondo

 di sei miliardi di zombi dissepolti o di guru

 è la notte più nera spiaccicata là in fondo

 quando c'è pure un tizio che rimane in ascolto

 e sa starsene zitto anche se arriva il suo turno

 tra le dita Argo il cieco lo solletica e lo cura.

 Un indennizzo discreto contro peripezie finte.

 
 
 
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È RIDICOLO CREDERE

È ridicolo credere
che gli uomini di domani
possano essere uomini,
ridicolo pensare
che la scimmia sperasse
di camminare un giorno
su due zampe

é ridicolo
ipotecare il tempo
e lo è altrettanto
immaginare un tempo
suddiviso in piú tempi

e piú che mai
supporre che qualcosa
esista
fuori dall'esistibile,
il solo che si guarda
dall'esistere.



(Eugenio Montale, Satura; Satura II)

 
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TAMARA

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PARANOID ANDROID - RADIOHEAD

Please could you stop the noise
I'm trying to get some rest?
From all the unborn chicken voices in my head
What's that, what's that

When I am king you will be first against the wall
With your opinion which is of no consequence at all
What's that, what's that

Ambition makes you look pretty ugly
Kicking squealing gucci little piggy

You don't remember, you don't remember,
why don't you remember my name
Off with his head man, off with his head man
Why don't you remember my name?
I guess he does

Rain down, rain down, come on rain down on me
From a great height, from a great height, height
Rain down, rain down, come on rain down on me
From a great height, from a great height, height

That's it sir, you're leaving,
the crackle of pig skin,
the dust and the screaming
The yuppies networking
the panic, the vomit,
the panic, the vomit
God loves his children,
God loves his children, yeah