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La Campania è la nostra terra, è le nostre radici ma è anche i nostri veleni:CONTRO L'INDIFFERENZA

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LE ECOBALLE DI BERTOLASO

Post n°878 pubblicato il 28 Giugno 2009 da angela_n
 

da Pressante

 

L’inchiesta. Un milione di metri cubi di rifiuti. Abbandonati e senza controllo nella discarica di Ferrandelle, dove il percolato cola nei canali dell’acqua destinata a irrigare immensi campi di grano e rifornire i tre caseifici della zona.

La terra dei fuochi è in piena attività. Un vulcano in eruzione. Ribolle di puzza, liquami, immondizia e fiamme. L’emergenza rifiuti in Campania, e in particolare nella provincia di Caserta feudo dei Casalesi, è scomparsa e risolta solo nei Tg nazionali e nei proclami dei commissari e degli accondiscendenti emissari di governo.

Non serve leggere rapporti, perizie e lanci di agenzia per accorgersene. Non serve fare anticamera dall’assessore di turno e meno che mai chiedere “permesso” alle forze dell’ordine. Basta andarci, nella terra dei fuochi, per scoprire questo ennesimo, raccapricciante e pericolosissimo inganno messo in piedi dal Titanic mediatico che fa capo all’attuale maggioranza di governo e in particolare al premier e al suo braccio armato Bertolaso. Basta salire in auto e fare una manciata di chilometri...

dall’uscita della Domiziana cercando di dimenticare cosa si rischi a prendersela con gli affari dei Casalesi.campania-rifiuti-uno.jpg A Casal di Principe è morto lo Stato per suicidio. Se qualcuno vi dice il contrario o è spaventato a morte o è un complice. Peppe è uno che lavora nel sociale, si batte da anni contro la camorra e il degrado. Ed è spietato nel suo giudizio: «Prima, quando ci battevamo contro la “monnezza” smaltita irregolarmente dalla camorra ci dicevano “bravi, andate avanti così”, oggi che ci battiamo contro la “monnezza” smaltita sempre irregolarmente, ma dallo Stato, ci danno dei camorristi».

Che vuoi dire? «Vatti a vedere che cos’è Ferrandelle». E andiamo a vedere. Ferrandelle è il più grande sito di smaltimento (provvisorio, si diceva) dell’era Bertolaso bis, quella della rinascita del governo Berlusconi terzo. Sta in un’area posta a metà strada fra Santa Maria la Fossa e Casal di Principe. In un’azienda agricola confiscata a Sandokan, Francesco Schiavone, il boss che più di altri capì anticipatamente che la “monnezza” è oro. Un milione di metri cubi di rifiuti, ecco cosa conterrebbe questo sito “di interesse strategico nazionale” (di conseguenza vincolato a segreto di Stato per non avere rompiscatole che vadano a ficcare il naso). E ad aprile scorso il blocco per raggiunti limiti. Discarica immensa, a cielo aperto, parzialmente abbandonata. Se c’è una vigilanza all’ingresso principale, di lato si arriva quasi a toccarle le montagne di rifiuti e non risulta alcun controllo neppure a distanza. Ci si rende conto immediatamente che sono saltate, se mai sono state attuate, tutte le norme di sicurezza e di contenimento degli inquinanti. Il percolato cola nei canali di scolo mischiandosi con l’acqua (se è possibile chiamare acqua il liquame maleodorante che scorre in quei fossi) che andrà a irrigare gli immensi campi di grano della zona. Le coperture sono saltate. Molte delle piscine (fatte di teli impermeabilizzanti) hanno ceduto e i rifiuti sono a contatto direttamente con il terreno. Come del resto anche nel sito limitrofo, a ridosso di una base militare praticamente in disuso, dove si lavora per preparare le strutture non per ricevere i rifiuti ma per consentire lo svuotamento di Ferrandelle, ormai collassata. Ma anche in questo sito già ci sono rifiuti smaltiti irregolarmente senza alcuna barriera di contenimento del percolato. «Andatevene che arrivano i militari». Anche se siamo per strada, non in zona militare. Perché anche questo è un sito militarizzato, anche se di soldati non se ne vedono.

campania-rifiuti-due.jpgLa situazione diventa paradossale davanti l’ingresso principale di Ferrandelle. Dall’altra parte della strada una serie di capannoni e di aree di stoccaggio di ecoballe. In uno di questi, allagato, le ecoballe galleggiano. Lo stesso spettacolo al quale si assiste nell’area limitrofa all’aperto, senza neppure la provvisoria copertura garantita dalle tettoie. I teli a terra sono posizionati in modo che il percolato (che si riforma inevitabilmente a contatto dell’acqua) defluisca all’esterno del sito. Anche questo posizionato a pochi metri da terreni coltivati e dai tre caseifici presenti nell’area.

Il mostro è lì sotto gli occhi di tutti, ma nessuno vede. Pomeriggio di festa, Casal di Principe. Il sabato di giugno da queste parti sembra essere destinato ai matrimoni. Fa un certo effetto vedere la sposa con il suo vestito avanzare verso l’ingresso della chiesa con sullo sfondo cumuli di immondizia e un branco di cani randagi ansimanti per il caldo. Fa effetto a noi, non agli invitati con il vestito della festa. Potere dell’abitudine. Perché vivere “co a munnezza” per strada ormai è consuetudine. Altro che raccolta differenziata ed emergenza rientrata. Qui, la “monnezza” da schifo è diventata panorama. “Monnezza” e ville di boss piccoli e grandi, pacchiani monumenti alla camorra più mafiosa, nella sua declinazione tecnica tradizionale.
Identità, capacità di differenziare attività lecite e illecite, controllo uniforme e militare dell’intero territorio. E infiltrazione, a ogni livello, di amministrazioni, organi tecnici ed elettivi e di interi comparti economici. Altro che mafietta tamarra e gratuitamente violenta.

campania-rifiuti-tre.jpgI Casalesi assomigliano, e tanto, a Cosa nostra. E il bello è che lo sanno talmente tanto bene da imitarne anche i comportamenti “accomodanti” dei clan siciliani. «Siete proprio sicuri che quel pazzo sanguinario di Setola sia stato preso senza il consenso, anche se passivo, delle famiglie?». È uno dei tanti investigatori a parlare, anonimamente. Uno di quelli senza giubba blu che danno la caccia a boss latitanti da decenni. Ride e accende una sigaretta. «Anche qui, come in Sicilia per Provenzano, dovrete seguire “un sacchetto di mutande” per prenderli?». La risata è più eloquente di una risposta. «Speriamo non ci vogliano trent’anni per seguirlo sto sacchetto».

Una mezz’ora dopo l’ultimo lancio di riso sul sagrato di una chiesa, si alza una colonna di fumo a poche centinaia di metri. All’incrocio di due vie, in mezzo alle case basse protette da muri da fortino spagnolo, in un pezzo di terreno incolto una discarica “estemporanea” (identica alle altre centinaia presenti sul territorio) ha preso fuoco. Incendio spontaneo coatto con tanto di aiutino in forma di benzina. Sotto gli occhi di una piccola folla tre uomini, uno anziano con un secchio gli altri più giovani con pompe da giardino, bagnano il perimetro per impedire che il fuoco si allarghi fuori dalla discarica. Amianto, frigoriferi, copertoni, spazzatura “semplice”, barattoli di vernice: tutto brucia velocemente e il fumo avvolge tutto, denso, irrespirabile. «Avete già chiamato i pompieri?», chiediamo all’uomo con il secchio. «No». «E perché no?» Con uno sguardo che scioglierebbe anche un carrozziere: «Perché no». Ma i pompieri, comunque, qualcuno li ha chiamati lo stesso. E appena arriva l’autopompa la strada si svuota. Dei tre uomini e delle decine di spettatori nessuna traccia.

 
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COMUNICATO STAMPA - CO.RE.RI

16 giugno 2009 - Coordinamento Regionale Rifiuti

Brucia rifiuti non a norma, probabilmente anche quelli speciali pericolosi (che molto spesso sono stati abusivamente "infilati", con la compiacenza di chi doveva controllare, nelle oramai famose ecoballe campane); non ha nessuna delle autorizzazioni previste dalla normativa comunitaria (né l'AIA, l'Autorizzazione integrata ambientale, concessa "legislativamente" in deroga, senza consultare la popolazione interessata, né una vera e propria VIA, Valutazione d'Impatto Ambientale); funziona da quasi tre mesi in "esercizio provvisorio" senza scadenza e senza collaudo e senza tutti i necessari sistemi di monitoraggio dei fumi; produce ceneri pericolose che al momento non sappiamo dove vengano smaltite. D'altro canto gli unici dati disponibili sulle concentrazioni di inquinanti nell'aria, rilevate nei primi due mesi di funzionamento dell'inceneritore dalle centraline ARPAC di Acerra e San Felice a Cancello, dicono che su 60 giorni di funzionamento (teorici, visto che diversi sono stati in questi mesi i giorni di fermo dell'impianto) ci sono stati ben 17 sforamenti.

Comitati e associazioni ambientaliste campane già da anni denunciano l'inadeguatezza e la pericolosità dell'impianto di Acerra, ma oggi, dopo meno di tre mesi dalla farsesca inaugurazione in pompa magna, il dato è lampante. 

Per questo il CO.RE.Ri (Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania), dopo il ricorso straordinario al Capo dello Stato contro le ordinanze che, in deroga al parere VIA del 2005, hanno illegittimamente autorizzato la combustione di qualsiasi tipo di rifiuto, in luogo del CDR, ha deciso di rivolgersi anche alla magistratura penale affinché faccia luce, una volta per tutte, sulle responsabilità di chi ostinatamente ha voluto la realizzazione di quell'impianto, nonostante sapesse che era del tutto incompatibile con la realtà del territorio acerrano, sproporzionato, obsoleto, pericoloso per la salute della popolazione; questo al solo scopo di lucrare parassitariamente sui finanziamenti pubblici CIP6, concessi nel 1992 dal governo italiano, in violazione della normativa europea, a chi dovrebbe produrre energia bruciando rifiuti, generando di fatto una distorsione del libero mercato che ha penalizzato il riciclo dei rifiuti e ha boicottato la raccolta differenziata.

Stamattina, dunque, tramite lo Studio legale Adinolfi di Caserta, punto di riferimento ormai irrinunciabile in Campania per le azioni giudiziarie a difesa dell'ambiente, è stato depositato presso la Procura della Repubblica di Napoli l'esposto che diversi cittadini campani hanno sottoscritto a nome del CO.RE.Ri.

Ci aspettiamo che la magistratura napoletana tutta, lasciando da parte le preoccupazioni sull'impatto “politico” dell'emergenza rifiuti, sappia trovare la serenità necessaria per accertare le responsabilità fino ai più alti livelli di governo disponendo, nel frattempo, il sequestro preventivo dell'impianto.

CO.RE.Ri. - Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania
Sito: 
www.rifiuticampania.org
Email: 
contatti@rifiuticampania.org
Tel: 334-6224313

 
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COMUNICATO STAMPA - CO.RE.RI


16 giugno 2009 - Coordinamento Regionale Rifiuti

Brucia rifiuti non a norma, probabilmente anche quelli speciali pericolosi
(che molto spesso sono stati abusivamente "infilati", con la compiacenza
di chi doveva controllare, nelle oramai famose ecoballe campane); non ha
nessuna delle autorizzazioni previste dalla normativa comunitaria
(né
l'AIA, l'Autorizzazione integrata ambientale, concessa "legislativamente"
in deroga, senza consultare la popolazione interessata, né una vera e
propria VIA, Valutazione d'Impatto Ambientale); funziona da quasi tre mesi
in "esercizio provvisorio" senza scadenza e senza collaudo
e senza tutti i
necessari sistemi di monitoraggio dei fumi; produce ceneri pericolose che
al momento non sappiamo dove vengano smaltite. D'altro canto gli unici
dati disponibili sulle concentrazioni di inquinanti nell'aria, rilevate
nei primi due mesi di funzionamento dell'inceneritore dalle centraline
ARPAC di Acerra e San Felice a Cancello, dicono che su 60 giorni di
funzionamento (teorici, visto che diversi sono stati in questi mesi i
giorni di fermo dell'impianto) ci sono stati ben 17 sforamenti.


Comitati e associazioni ambientaliste campane già da anni denunciano
l'inadeguatezza e la pericolosità dell'impianto di Acerra, ma oggi, dopo
meno di tre mesi dalla farsesca inaugurazione in pompa magna, il dato è
lampante.

Per questo il CO.RE.Ri (Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania),
dopo il ricorso straordinario al Capo dello Stato contro le ordinanze che,
in deroga al parere VIA del 2005, hanno illegittimamente autorizzato la
combustione di qualsiasi tipo di rifiuto, in luogo del CDR, ha deciso di
rivolgersi anche alla magistratura penale
affinché faccia luce, una volta
per tutte, sulle responsabilità di chi ostinatamente ha voluto la
realizzazione di quell'impianto, nonostante sapesse che era del tutto
incompatibile con la realtà del territorio acerrano, sproporzionato,
obsoleto, pericoloso per la salute della popolazione; questo al solo scopo
di lucrare parassitariamente sui finanziamenti pubblici CIP6, concessi nel
1992 dal governo italiano, in violazione della normativa europea
, a chi
dovrebbe produrre energia bruciando rifiuti, generando di fatto una
distorsione del libero mercato che ha penalizzato il riciclo dei rifiuti e
ha boicottato la raccolta differenziata.

Stamattina, dunque, tramite lo Studio legale Adinolfi di Caserta, punto di
riferimento ormai irrinunciabile in Campania per le azioni giudiziarie a
difesa dell'ambiente, è stato depositato presso la Procura della
Repubblica di Napoli l'esposto che diversi cittadini campani hanno
sottoscritto a nome del CO.RE.Ri.


Ci aspettiamo che la magistratura napoletana tutta, lasciando da parte le
preoccupazioni sull'impatto politico dell'emergenza rifiuti, sappia
trovare la serenità necessaria per accertare le responsabilità fino ai più
alti livelli di governo disponendo, nel frattempo, il sequestro preventivo
dell'impianto.

CO.RE.Ri. - Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania
Sito: www.rifiuticampania.org
Email: contatti@rifiuticampania.org
Tel: 334-6224313

 
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Rifiuti: 15 arresti in Campania

Post n°874 pubblicato il 03 Giugno 2009 da mdd_m
Foto di mdd_m

C’è il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile (Pd), tra le 15 persone arrestate dalla Guardia di finanza e dalla Dia di Napoli nell’ambito dell’operazione “Green” sulla gestione dei rifiuti in Campania durante il commissariamento (servizio del Tg9, ndr9). Le ordinanze di custodia cautelare, tutte ai domiciliari, hanno raggiunto anche alcuni professori universitari e funzionari della Regione. L’indagine è stata condotta dai pm Giuseppe Noviello, Paolo Sirleo e Alessandro Milita.
COLLAUDO IMPIANTI - Nell’elenco figura un solo politico, Cimitile appunto, eletto nel 2008 a capo della Provincia di Benevento con una coalizione di centrosinistra. All’epoca dei fatti contestati era docente e membro della commissione collaudo degli impianti di smaltimento. Dal 2000 al 2006 è stato rettore dell’università del Sannio. L’inchiesta riguarda le presunte irregolarità nei collaudi di numerosi impianti CDR (combustibile derivato dai rifiuti) campani, in grado di produrre ecoballe di combustibile dalla spazzatura. Le persone arrestate sono accusate di falso: avrebbero attestato la conformità degli impianti, e quindi la capacità di produrre CDR e FOS (frazione organica stabilizzata) a norma, quando le aree erano già sotto sequestro.
ECOBALLE IRREGOLARI - Tra gli arrestati ci sono anche Claudio De Biasio, ex-subcommissario del sottosegretario Guido Bertolaso, e Giuseppe Vacca, direttore dei lavori del termovalizzatore di Acerra, in funzione dal 26 marzo, all’epoca dei fatti direttore dei lavori nei CDR. Altri arrestati sono: Oreste Greco, professore universitario; Giuseppe Sica, architetto; Vincenzo Naso, docente di ingegneria alla Federico II; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo; Vitale Cardamone, ingegnere; Rita Mastrullo, docente di fisica alla Federico II; Filippo De Rossi, ordinario di fisica; Luigi Travaglione, ufficio tecnico Benevento; Mario Cini e Francesco Scalingia. L’attività dei CDR, dal 2005 fino a circa un anno fa, ha prodotto diversi milioni di ecoballe che restano stoccate in Campania e per le quali ancora non si è trovata una soluzione di smaltimento, poiché non essendo a norma non possono essere bruciate nei termovalorizzatori di ultime generazioni. Attualmente i CDR continuano a trattare i rifiuti, ma in modo diverso da quanto previsto dalla normativa. (Corriere della Sera)

da: La Voce dell'Emergenza

 
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COSA STA SUCCEDENDO SUL FRONTE RIFIUTI?

Bertolaso continua ad andare in giro per discariche ed inceneritori.Il sottosegretario all'emergenza rifiuti in Campania infatti si e' recato oggi nel cantiere di Cava Sari, nel comune di Terzigno, per un sopralluogo alla discarica dove, terminate le operazioni di messa in sicurezza dei versanti, sono ora in corso i lavori per la viabilita' del fondo cava. Dopo il sopralluogo, Bertolaso si e' recato ad Acerra per partecipare a una riunione tecnica sul termovalorizzatore, cui hanno preso parte, oltre ai rappresentanti della struttura del sottosegretariato, anche rappresentanti delle imprese impegnate nella gestione dell'impianto. Nel corso della riunione si e' discusso dello stato di avanzamento delle procedure di attivazione del termovalorizzatore, in particolare in riferimento alla salvaguardia ambientale. Dal vertice e' anche emerso che, proprio sul versante della salvaguardia ambientale, i test e le prove fino a oggi effettuati hanno avuto riscontri positivi rispetto ai vincoli previsti.

Intanto,riguardo all'inceneritore di Acerra, il CO.RE.RI. (Coordinamento Regionale Rifiuti Campania) lancia l’appello a non “abbassare la guardia”. Passate in sordina le preannunciate accensioni della seconda e della terza linea (entrambe entro le prime due settimane di maggio) causa “ondata elezioni”, il fronte del no all’incenerimento vuole denunciare “l’assordante silenzio” oramai calato sull’impianto di Acerra, dopo il sopralluogo aperto alla stampa: anche se l’inceneritore brucia solo per “rodaggio”, continuano a mancare gli adeguamenti previsti dalle 27 prescrizioni del 2005. Tra queste, ricordano i comitati, “assolutamente inderogabile” è quella che prevede di bruciare cdr (combustibile derivato da rifiuti) a norma del Dm del 5 febbraio 1998. E invece, proprio questa è stata derogata con l’impugnata ordinanza del 18 marzo. Ciò avrebbe richiesto una valutazione di impatto ambientale, dal momento che quello del 2005 è solo un “parere”, invece si è deciso di dare avvio all’impianto consentendo di bruciare milioni di ecoballe non a norma (come stabilito dalla magistratura nel 2004, sia per la percentuale eccessiva di rifiuto umido, sia perchè spesso contengono rifiuti speciali e pericolosi).

Il fronte Chiaiano:
la discarica di Chiaiano continua a rimanere sotto la lente della Commissione europea, che vuol vederci chiaro sulla sua conformità con la normative Ue in materia. Intanto dall’Italia tutto tace...le informazioni che Bruxelles attende ancora da Roma riguardano i criteri di localizzazione e le modalità di realizzazione del sito di Chiaiano, che potrebbero non corrispondere a quanto prescrive la direttiva Ue sulle discariche dei rifiuti. La Commissione è in possesso delle relazioni tecniche dei professori Medici ed Ortolani dell'Università di Napoli che evidenziano la non corretta realizzazione delle opere in termini di stabilità delle pareti e di permeabilità del fondo, per non parlare dei problemi relativi alla scelta della selva di Chiaiano per realizzare un sito di raccolta dei rifiuti.

E a Lo Uttaro,la prossima settimana la direzione ed i tecnici del Consorzio Unico di Bacino delle Province di Napoli e Caserta avranno in Procura a Napoli un incontro nel corso del quale sarà formulata una proposta di dissequestro della discarica, finalizzata alla bonifica del sito al confine tra i territori comunali di Caserta e San Nicola La Strada. Attualmente nella discarica Lo Uttaro sono stoccati, in assoluta sicurezza e senza alcun rischio per l'ambiente circostante, 203.000 tonnellate di materiale risultante dalla lavorazione dei Cdr. La bonifica di Lo Uttaro e della ex cava Mastropietro, qualora venga accolta la domanda di dissequestro, rientrerà nel programma di bonifica delle discariche attivate nella fase più acuta dell'emergenza rifiuti in Campania e punterà a costituire le condizioni per il ritorno alla gestione ordinaria dei rifiuti su base provinciale.

 
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UE, archiviato il reclamo dei comitati di Chiaiano.

RIFIUTI: CHIAIANO; AMIANTO IN DISCARICA, UE ARCHIVIA RECLAMO (ANSA) - NAPOLI, 14 MAG -
La direzione generale ambiente della Commissione Europea ha archiviato il reclamo presentato dai comitati in merito alla presenza di amianto e rifiuti speciali all’interno della discarica di Chiaiano a Napoli.

Lo rende noto la struttura tecnica del sottosegretario di governo per l’emergenza rifiuti.

Durante i lavori di allestimento della discarica furono trovate, all’interno dell’ex cava del poligono, alcune tegole di eternit, molto probabilmente abbandonate negli anni passati e provenienti da opere di ristrutturazione di edifici, contenenti fibre di amianto.
Un ritrovamento che suscitò allarme tra i rappresentanti dei comitati antidiscarica nonostante che la struttura del commissariato avesse già avviato un piano di rimozione delle lastre e la conseguente bonifica dell’area interessata.
La vicenda finì nei mesi scorsi anche all’attenzione dell’Unione Europea la cui direzione generale della Commissione ambiente ha archiviato il reclamo presentato. (ANSA)

( riportato da internapoli.it )

15/05/2009: La Direzione generale Ambiente della Commissione Europea ha archiviato il reclamo presentato dai Comitati antidiscarica e dall’europarlamentare Monica Fassoni su presunte non conformita’ nell’allestimento della discarica napoletana di Chiaiano nella cava ex Poligono e sul ritrovamento durante i lavori di scavo di fibre libere di amianto.

La decisione di archiviazione, adottata dalla Direzione generale il 12 maggio scorso, e’ stata notificata in queste ore alla struttura del Sottosegrariato all’Emergenza rifiuti.

( fonte: telecaprinotizie.it )

Ottobre 2008 - Durante il lavori di allestimento della discarica furono ritrovate solo alcune tegole di eternit o c’è dell’altro?

Proviamo a ricostruire, a ritroso,  la vicenda partendo da Febbraio 09 fino a Novembre 08:

  • 6 Febbraio 2009 - Sopralluogo nella cava di Chiaiano da parte di una delegazione composta da  europarlamentari e da esponenti delle istituzioni del comune di Marano di Napoli.

Il Prof. Franco Ortolani ha affermato: << Il ritrovamento di amianto nell’area interessata dai lavori per la realizzazione delle opere accessorie, ma propedeutiche al funzionamento della discarica, è da considerare un errore di progettazione (…) La legge Merloni ha abolito la sorpresa dai progetti.  Le norme tecniche non sono derogabili. (…) I rifiuti con amianto hanno giaciuto per anni sul terreno di riempimento della cava adiacente a quella del Poligono (circa 20 m di distanza) e gli inquinanti si saranno trasferiti nel sottosuolo. Non è stata effettuata l’indagine per caratterizzare tutto il materiale di riempimento delle cave abbandonate >>.

La nota completa è disponibile a questo link: Chiaiano: discarica da rifare

 

Amianto nella Cava, le foto del ritrovamento
  • 27 Gennaio 2009 - Con l’ordinanza n. 8 del 21 gennaio 2009 della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono stati stanziati circa 850.000 euro per rimuovere l’amianto rinvenuto in ottobre 2008 durante i lavori di approntamento della discarica della Cava del Poligono di Chiaiano. Di seguito sono riportate un nota del Prof. Ortolani ed un comunicato del sindaco di Marano S. Perrotta.
Discarica di Chiaiano: 850mila Euro per rimuovere con urgenza l’amianto… trovato tre mesi fa!Amianto nella cava, il Governo vara la bonifica. Il sindaco di Marano: “troppi misteri”
  • 12 Novembre 2008 - Una delegazione del Comitato dei cittadini di Chiaiano e Marano ha incontrato il capo della Procura di Napoli dott. Giandomenico Lepore.
Comitato di Chiaiano incontra LeporeDopo la denuncia la Procura conferma: amianto a Chiaiano
  • 9 Novembre 2008 - La prima pagina del Manifesto ha per titolo: Amianto di Stato

L’articolo, che ha ricostruito il ritrovamento dell’ amianto, è riportato su napoli.indymedia.org

  • 3 Novembre 2008 - Da un articolo de la Repubblica del 03/11/08: Il generale Giannini, braccio destro di Bertolaso, ha parlato delle diecimila tonnellate trovate sotto il Parco delle Colline.

Il Generale ha affermato: << Da mesi i cittadini di quel quartiere ci dicono che vogliono difendere dalle nostre ruspe il loro Parco delle Colline, il loro verde. Noi andiamo lì e che cosa troviamo sotto il presunto verde? Ben 10mila tonnellate di amianto e vari rifiuti pericolosi. Dov’era chi protesta quando si seppellivano questi veleni? Alcuni, si badi, conservati in alcuni sacchi con etichetta Enel >> ( fonte: 9online.it/blog_emergenzarifiuti )

In una nota disponibile qui , il Prof. Ortolani ha dichiarato : <<Affermazioni simili offendono solo l’Esercito Italiano che il Generale rappresenta. Basta leggere i dossier di Legambiente, come ad esempio quello del 1994, per verificare che accuse documentate sono state ripetutamente, e inutilmente, poste all’attenzione dei rappresentanti delle Istituzioni Pubbliche che devono tutelare l’ambiente anche dagli ecocrimini. Come ha detto il presidente di Legambiente Campania, è stato proprio lo Stato ad essere assente per troppi anni nelle terre di Biutiful Cauntri>>

 

Lo staff di chiaiaNOdiscarica.it

 
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Brucia discarica di pneumatici nube su Caserta, rischio diossina

di Raffaele Sardo

I collaboratori di Bertolaso: la spazzatura sarà trasferita tra pochi giorni

Sono finiti a Ferrandelle i rifiuti scomparsi dalle città della Campania. Una località che si trova tra i comuni di Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise. Sono tenuti sotto stretta sorveglianza in una area di 20 mila ettari completamente recintata. Nessuno si può avvicinare più di tanto perché tutto il perimetro è stata dichiarato sito di interesse strategico nazionale e c´è una vigilanza molto attenta. Ieri notte alcuni attivisti di Legambiente, guidati da Raffaele Del Giudice, hanno compiuto un sopralluogo. «Ci sono montagne di rifiuti ammassate senza alcun controllo sui possibili danni sanitari e ambientali - spiega Del Giudice - mentre continua ad arrivare la monnezza da ogni parte della Campania». L´area dove sono depositati i rifiuti fu sequestrata al boss Francesco Schiavone, Sandokan, ed affidata al Consorzio Agrorinasce per farne una fattoria di prodotti tipici. Ma, nonostante l´avvio dei primi lavori per dare vita all´iniziativa, il terreno fu requisito in piena emergenza rifiuti. I sindaci di Santa Maria La Fossa e Grazzanise, un anno fa, guidarono una clamorosa protesta con le popolazioni locali. Dopo un braccio di ferro con l´allora Commissario per l´emergenza rifiuti, diedero il via libera alla costruzione di due piazzole che dovevano ospitare all´incirca 90 mila metri cubi di rifiuti. «Ma ora c´è un milione di metri cubi - spiega il professor Stefano Tonziello, di Legambiente - e continuano a crescere: l´emergenza non è finita, ma è stata solo spostata. Qui arrivano rifiuti "tal quale", cioè senza essere selezionati a monte. E dunque non potranno mai essere bruciati nell´inceneritore di Acerra».
Da Napoli, i collaboratori del sottosegretario ai rifiuti Guido Bertolaso si affrettano a precisare che quella montagna di immondizia esposta al caldo «sarà trasferita a giorni, come previsto»: dal sito di stoccaggio temporaneo di Ferrandelle presso le discariche strutturate per accogliere in via definitiva l´immondizia». Un trasferimento che, però, non è ancora cominciato. Eppure, lì intorno, vi sono caseifici, allevamenti di bufale, campi coltivati a foraggio, pescheti, ortaggi, fragole. Poco più in là, vi sono altre sei discariche.

Intanto, ieri mattina, una grande nube nera ha invaso numerosi comuni del casertano. L´incendio, doloso, si è sviluppato in una vasta area dell´Interporto Sud Europa, tra Marcianise e Maddaloni, dov´erano ammassati centinaia di migliaia di pneumatici. La zona si trova a poca distanza dal Centro Commerciale Campania, dal Tarì, dal Polo della Qualità e da altre centinaia di aziende della zona industriale. Per tutta la mattinata l´area è stata presidiata da alcune squadre di vigili del fuoco di Marcianise, da polizia e carabinieri. La nube tossica, che ha raggiunto anche il capoluogo, ha creato apprensione nella popolazione, memore di un analogo incendio di una diecina di anni fa, che contaminò i terreni con la diossina. E infatti nel 2003 gli allevatori di bovini e ovini di Marcianise furono costretti ad abbattere oltre 3.000 capi di bestiame, perché il latte prodotto risultò contenere un alto tasso di diossina.

13 maggio 2009
da L'Espresso

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SODANO: "ILLEGALITA' DIFFUSA NELLE ISTITUZIONI CAMPANE: BISOGNA FAR LUCE SU ACERRA E CHIAIANO

Post n°870 pubblicato il 11 Maggio 2009 da angela_n
 

Dopo aver assistito all’inaugurazione in pompa magna dell’inceneritore di Acerra, alla presenza del procuratore capo di Napoli Giandomenico Lepore, dove i vertici dell’Impregilo inquisiti sono stati definiti dal capo del Governo, Berlusconi, ‘eroi’, ‘ostacolati da qualcuno…’ che, però, ‘hanno tenuto duro’, adesso le parole del procuratore aggiunto De Chiara ci lasciano attoniti". Così il candidato alla presidenza della Provincia di Napoli, Tommaso Sodano.
"La lettera del procuratore aggiunto Aldo De Chiara al Csm, che amaramente chiarisce le motivazioni del superprocuratore sullo stralcio delle posizioni del prefetto Alessandro Pansa e dei commissari ai rifiuti Guido Bertolaso e Corrado Catenacci (‘per non ostacolare il Governo’, ‘per non turbare un esecutivo impegnato nella risoluzione dell’emergenza rifiuti’) ci lascia attoniti – attacca Sodano - Parole, quelle di De Chiara, che mettono in discussione, in Campania, l’autonomia del potere giudiziario rispetto alla politica e l’obbligatorietà dell’azione penale.

Siamo all’emergenza democratica". "In una regione ad alta concentrazione di reati camorristici e in cui fioccano inchieste sulla pubblica amministrazione che hanno evidenziato l’ intreccio politico-camorristico-imprenditoriale, l’inchiesta ‘Rompiballe’ – spiega Sodano - sta evidenziando la piena consapevolezza dell’illegalità nelle istituzioni pubbliche e nelle imprese private impiegate nel trattamento dei rifiuti in Campania. Solo adesso, dunque, sta venendo a galla tutta la verità sul disastro ambientale di Acerra e nelle cave di Chiaiano".

dal sito: Napolinord

 
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Comunicato stampa del CO.RE.Ri su ricorso straordinario al Capo dello Stato per Acerra


9 maggio 2009 - Coordinamento Regionale Rifiuti

E’ stato notificato nella giornata odierna il ricorso straordinario al Capo dello Stato promosso dal CO.RE.Ri., il Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania, contro le ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 marzo e del 18 marzo 2009, che autorizzano rispettivamente l’esercizio provvisorio, nelle more del collaudo, dell’inceneritore di Acerra e la combustione nello stesso impianto di praticamente qualsiasi rifiuto urbano presente nel territorio campano. Il ricorso straodinario al massimo organo dello Stato è stato affidato all’Avvocato Luigi Adinolfi di Caserta che già in passato si è più volte occupato vittoriosamente di azioni giudiziarie in materia ambientale, come nel caso della discarica Lo Uttaro di Caserta, voluta nel 2007 dall’allora Commissario straordinario Bertolaso e successivamente chiusa per disastro ambientale con due provvedimenti emanati contemporaneamente dal Tribunale Civile di Napoli e dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Tra i firmatari del ricorso diversi cittadini acerrani che abitano o svolgono la propria attivitŕ nella zona in cui sorge l’impianto, il Comitato Donne del 29 agosto, per mezzo della sua legale rappresentante Virginia Petrellese e il Comitato Emergenza Rifiuti di Caserta.
Due gli aspetti fondamentali su cui si è concentrata l’attenzione dei ricorrenti: la possibilità che l’impianto possa bruciare, in deroga al parere di compatibilità ambientale del 2005, ogni sorta di rifiuto, con le prevedibili conseguenze sulla salute dei cittadini campani, e l’assenza dell’autorizzazione integrata ambientale rilasciata ai sensi del D. Lgs 18.02.05 n. 59.

Giova ricordare infatti che tra le ben 27 prescrizioni di adeguamento impiantistico e di tutela ambientale, imposte con il richiamato parere, ve ne era una assolutamente inderogabile se si fosse voluto garantire il rispetto dei limiti di emissione dell’impianto: bruciare CDR a norma del DM 05/02/1998. Lo dichiarò il 10 febbraio 2005 anche l’allora Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente, Dott. Bruno Agricola, durante l’audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Ed invece proprio tale prescrizione è stata derogata con l’impugnata ordinanza del 18 marzo. Ciò avrebbe richiesto quantomeno una nuova valutazione d’impatto ambientale (o sarebbe meglio dire una valutazione, giacché il parere del 2005 non è una vera e propria VIA); invece si è deciso di avviare comunque l’impianto, consentendo che vengano bruciate anche i milioni di ecoballe campane che non solo non sono affatto CDR a norma, come ha stabilito la magistratura nel 2004, sia per la percentuale eccessiva di rifiuto umido, sia perché spesso contengono rifiuti speciali pericolosi.
Tale scelta è da ritenersi estremamente grave visto che l’impianto va ad insistere su di un territorio già devastato da sversamenti illeciti di rifiuti tossici e dalla presenza della Montefibre, un territorio per il quale il governo ha riconosciuto fin dal 2006 lo stato di emergenza dovuto alla presenza di elevate concentrazioni di diossina.
L’altro aspetto, assolutamente non trascurabile, è l’assenza dell’A.I.A., l’autorizzazione integrata ambientale, ovvero la sua concessione per legge, tramite il decreto 90/2008, in deroga alla procedura prevista dalla normativa comunitaria, recepita dal governo italiano con il D.Lgs 18.02.05 n.59. Poiché l'A.I.A., che prevede tra l’altro anche la consultazione e le osservazioni, mai avvenute, della popolazione interessata, è una procedura dettata a tutela della salute pubblica, non vi è dubbio che l’averla derogata non può che portare alla ovvia conclusione che l’impianto sia pericoloso per la salute dei cittadini che vivono nei dintorni.
E d’altro canto al danno aggiungeremo anche la beffa allorquando tale sconsiderata decisione del governo italiano porterà all’apertura, da parte della Commissione europea, di un’ulteriore procedura di infrazione per violazione della normativa comunitaria.
Dopo l’inaugurazione farsa del 26 marzo e l’immediato fermo dell’impianto, che manca dei necessari provvedimenti autorizzatori, e, quel che è più grave, del collaudo, è ormai evidente che la scelta di insistere su un impianto pericoloso, realizzato da un’impresa, la FIBE-Impregilo, il cui contratto è stato rescisso per inadempimento nel 2005 e che è tuttora sotto processo per frode in pubbliche forniture e truffa aggravata ai danni dello Stato, ha la sola motivazione di consentire al gestore dell’impianto, la lombarda A2A, di poter beneficiare degli incentivi CIP6 sull’energia prodotta in deroga alle normative comunitarie, non essendo certo i rifiuti una fonte di energia rinnovabile.

CO.RE.Ri.
Tel: 334-6224313

 
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FINIREMO NEI GHETTI???

Post n°868 pubblicato il 07 Maggio 2009 da angela_n
 

Napoli, 7 mag. (Adnkronos) -

Cibo importato dall'estero, controlli dell'acqua e uno studio da 3mila pagine e 30 milioni di dollari, che sara' completato entro l'anno e la cui prima parte, gia' ultimata, e' stata inviata due settimane fa al ministero della Sanita', alla Protezione civile e agli enti locali preposti. A quanto riporta 'Il Mattino', sono le misure adottate dalla Us Navy per mitigare i rischi causati dall'inquinamento dovuto all'emergenza rifiuti in Campania. Cosi' nelle basi americane di Napoli e provincia gli unici prodotti italiani consumati sono il pollo Arena, l'acqua minerale San Benedetto e San Pellegrino, frutta e verdura provenienti da fornitori severamente selezionati, mentre la mozzarella e' acquistata in Germania, formaggi, yogurt e uova provengono dalla Danimarca e latte e burro dall'Austria.

Quanto allo studio, la prima fase ha consentito di tracciare una mappa delle aree off limits, quelle in cui l'ufficio alloggi non consiglia ai militari americani e alle loro famiglie di prendere case in affitto. Le zone ritenute ad alto rischio sono Arzano e Casavatore, nella Provincia di Napoli, e Casal di Principe, Villa Literno, San Cipriano d'Aversa, Casapenna, Villa di Briano, Marcianise e Capodrise, per quanto riguarda il Casertano.
I rischi per la salute sono determinati, secondo la ricerca, dalla presenza di particolari percentuali di sostanze chimiche e composte organici volatili nell'acqua, contaminata da pozzi privati abusivamente allacciati agli acquedotti comunali e privi di ordinaria manutenzione. Pertanto, come anticipato dal ''Mattino'', la Us Navy ha modificato le clausole dei contratti di locazione, richiedendo la prova documentata che l'abitazione sia collegata solo all'acquedotto comunale.

 
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CAMPANIA INFERTILIS


E’ allarmante il dossier di Legambiente sulla situazione ecologica nella nostra regione: dal 2002 la Campania è al primo posto per reati ambientali nel ciclo dei rifiuti e nella cementificazione selvaggia.
 
Nel solo 2008 sono stati 3907 gli illeciti accertati per un giro d’affari stimato in circa 4 miliardi di euro e ben 1035 le discariche abusive individuate. Reati che avvengono sotto gli occhi di tutti, come già denunciato nel film “Biutiful cauntri” del 2007, che vedono la commistione tra organizzazioni malavitose, industrie e politica.
La denuncia di Legambiente risparmia solo il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, impegnate in trincea contro quello che definiscono un lento omicidio della Campania eseguito senza sparare alcun colpo.
 
Lo stesso Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, denuncia il “sistema” criminale che permette, spesso con l’appoggio di ambienti istituzionali, la distruzione sistematica del territorio.
Quello che più spaventa è il silenzio e la lentezza delle istituzioni sia locali che nazionali.
Manca ancora un piano per la bonifica dei territori inquinati e del ciclo dei rifiuti, come non si avvia nessun serio provvedimento contro il dilagante abusivismo edilizio che sta rovinando intere zone della nostra regione e che non risparmia i “gioielli” del nostro territorio, come le costiere cilentana e amalfitana e l’isola di Ischia.
 
Anche, quindi, da questo dossier appaiono evidenti le responsabilità di un governo della regione approssimativo e impegnato più a distribuire lauti compensi a consulenze nei più disparati settori dello scibile umano, che nella gestione del territorio, dell’ambiente e della salvaguardia della salute dei cittadini.
A pochi giorni ormai dalle elezioni europee il j’accuse di Legambiente punta il dito contro una politica disastrosa che ha reso la nostra Campania, in 15 anni di malgoverno, la più povera e la più inquinata d’Italia.
 
Persino nell’area verde dell’ospedale Cardarelli è stata scoperta una discarica di rifiuti speciali, che, probabilmente, giaceva lì da vari anni. L’emergenza ambientale e il rischio per la salute dei cittadini sono divenuti, per la Campania, il problema più urgente da affrontare.
Il lavoro sinora svolto dal governo nazionale, con l’apertura della discarica di Chiaiano e con l’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra non possono, da soli, bastare a risolvere quello che appare un disegno criminale volto a far diventare la nostra regione la pattumiera d’Italia e d’Europa.
 
Leggi più severe nei confronti non solo di chi inquina, ma anche di chi affida a personaggi della camorra o a loro conniventi lo smaltimento dei propri rifiuti tossici e nocivi, un controllo più serrato del territorio e delle rotte di quei tir che trasportano materiali inquinanti, una presa di posizione più seria di Confindustria nei confronti di quegli associati che violano le leggi ambientali e l’abbattimento del cemento abusivo che deturpa e inquina, sono le priorità che le classi dirigenti del nostro paese devono da subito affrontare.
Come è necessario che chi ha così palesemente fallito in uno dei suoi compiti e doveri istituzionali più importanti, quale quello della salvaguardia della stessa vita dei cittadini, rimetta il suo mandato al più presto permettendo così quel ricambio, ormai non più derogabile, per l’avvio di una nuova fase.

7/5/2009
dal sito: Napoli.com

 
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Co.Re.Ri.: lettera aperta ad Annozero

notizia tratta dal blog 'La Voce dell'emergenza' . Grazie
Elena Vellusi, a nome del Coordinamento Regionale Rifiuti Campania scrive una lettera aperta indirizzata a tutta la redazione dell’approfondimento informativo di Rai2 condotto da Michele Santoro “AnnoZero”, che la settimana scorsa ha incentrato la puntata sulla questione inceneritore ad Acerra

Caro Santoro, cara redazione di Annozero,

come vedete, i nostri timori che alla fine la puntata di giovedì scorso potesse avere, ancora una volta, un taglio non solo inceneritorista, ma di più, mistificatore nei confronti dell’intricata vicenda dell’inceneritore di Acerra, si sono puntualmente rivelati fondati.
Per noi non è questione di essere a favore o contro gli inceneritori; siamo sempre ben lieti di confrontare le nostre idee (ovviamente contrarie) con quelle di chi la pensa in maniera opposta (a patto, ovviamente, che sia in buona fede e non portatore di interesse!).
Ma qui, miei cari, non si trattava di inceneritori in generale.
Qui si trattava di Acerra. E Acerra è tutta un’altra storia.

E noi questa storia la conosciamo bene, e non certo per averla appresa dalla cosiddetta “libera informazione” di questo paese, di cui voi, a quanto pare, fate parte a pieno titolo. L’abbiamo studiata a fondo. E la viviamo da anni sulla nostra pelle. E siamo dei semplici cittadini attivi.
In ogni caso, ancora una volta, mettendo da parte la sfiducia che ci pervade quando parliamo con la “libera informazione” (e, credo, ne abbiamo ben donde, data l’esperienza negativa che quotidianamente facciamo), ci siamo resi disponibili a parlare con voi, a darvi le notizie fresche che avevamo (poche, come si conviene a cittadini di un territorio militarizzato) e che voi ci chiedevate, ma anche, soprattutto, tutte le altre informazioni di carattere, per così dire, generale sull’intera faccenda, per ricostruire il quadro e aiutarvi ad indagare e denunciare, finalmente con chiarezza, le ragioni di ieri, di oggi e, purtroppo per noi e per i nostri figli, del nostro compromesso futuro.
E qui abbiamo sbagliato.
Perché ci siamo resi conto subito che a voi, di quello che vi raccontavamo e segnalavamo, non interessava nulla.
Non vi interessava occuparvi di un impianto illegale, nato da una gara d’appalto truccata e da un progetto criminalmente sbagliato, al solo scopo di lucrare miliardi di lire (e oggi milioni di euro), attraverso l’illegale meccanismo dei CIP6, senza riguardo alcuno per la salute dei cittadini della Campania e per la tutela dell’ambiente in cui vivono (per maggiori info, tra gli altri, ECOBALLE dell’ing. P. Rabitti, ed. Aliberti), alimentando nell’attesa una falsa emergenza onnivora che, senza tale strategia inceneritorista, avrebbe potuto tranquillamente non verificarsi mai.
Non vi interessava il fatto che, per la sola ipotesi di esistere, quell’impianto ha impedito di raggiungere a tutt’oggi qualunque ragionevole quota di raccolta differenziata, malgrado l’enorme buona volontà e capacità dei cittadini di questa regione e a dispetto delle false dichiarazioni d’intenti del Magnifico Premier e del nostro inutile assessore all’ambiente Walter Ganapini.
Non vi interessava approfondire il fatto che a gestire attualmente l’impianto ci siano gli “eroi” di Berlusconi, quell’Impregilo che, truccando la gara, ha potuto tranquillamente ed impunemente devastare il nostro territorio inondandolo di milioni di ecoballe (a proposito, Impregilo, quella dell’ospedale de L’Aquila, del Mugello prosciugato, delle gallerie all’amianto, della diga di Chixoy nel lontano Guatemala e altri crimini ambientali in giro per il mondo, del futuro “Ponte delle meraviglie”… dove c’è Impregilo c’è casa… vi dice niente, cari “giornalisti”? digitare “crimini di Impregilo nel mondo”. Ma di chi sarà, poi, la proprietà di questa Impregilo? Bah!!!). Questo in attesa di poter “bruciare” le ecoballe nel mostro, cosa che, tra l’altro, stando all’ordinanza ultima del 18 marzo, potrà a breve tranquillamente avvenire, malgrado quello che dichiara Del Giudice.
Non vi interessava che per il solo fatto di aver premuto l’enorme bottone, ai suddetti “eroi” (oggi sotto processo) siano stati sbloccati il 40% circa dei fondi congelati in attesa della consegna dell’impianto.
Non vi interessava che l’impianto fosse stato “acceso” senza alcuna autorizzazione (a tutt’oggi!), senza parere VIA favorevole (senza averlo adeguato alle famose, per noi, 27 prescrizioni, che fine avranno fatto?) e di conseguenza senza alcuna Autorizzazione Integrata Ambientale, ma con due ordinanze, del 5 e del 18 marzo, che ne avviano l’esercizio nelle more del collaudo, per “carattere di somma urgenza” (come al solito), non in “deroga” bensì in spregio a tutte le normative italiane ed europee vigenti in materia, autorizzandosi, inoltre, a bruciare “qualunque cosa” (ma voi quelle ordinanze le avrete lette senz’altro, vero?). Peraltro senza alcun monitoraggio e controllo delle emissioni.
Non vi interessava che in questo territorio devastato non potesse, per motivi di inquinamento ambientale da diossina, essere realizzato alcun impianto in assenza di una radicale bonifica (mai realizzata). D’altra parte, lo avete detto, i rifiuti tossici che ancora oggi appestano “tutta” la nostra regione sono una responsabilità dei cittadini, al più della camorra…non sia mai detto “industrie del nord”…! (a proposito, Dina, il tuo pezzo era l’unica cosa decente, ma forse in un’altra trasmissione, in un’altra vita…)
Non vi interessava che per imporre questa scelta, e in generale la strategia inceneritorista in Campania, sia stato militarizzato un pezzo d’Italia, annichilito il dissenso e sospesi i diritti civili di qualche milione di cittadini… per colpa di quei “quattro gatti” dei “comitati”!
Acerra è fulgido esempio di come si fanno le cose in questo paese, come si impongono con la forza ai territori strategie scellerate, al di fuori di qualunque legalità, violando ogni regola democratica, negando ai cittadini qualunque diritto di partecipazione, costringendoli a subire tali scelte e a pagarne, da soli, le conseguenze.
Si può dunque essere a favore degli inceneritori, ma non si può essere a favore di Acerra, a meno di non essere in perfetta malafede.
Questo e molto altro vi abbiamo raccontato, ma a voi non interessava.
A voi non interessava sapere come stanno le cose.
A voi, in verità, interessavano le mutande. Era tutta una squallida storia di mutande.
E, forse, di campagna elettorale, ma chissà.
E allora, miei cari, occupatevi di questo, di biancheria intima, ma fateci due o tre favori (se potete): primo smettete di lamentarvi di Berlusconi e del suo “sistema deviato”, perché, parafrasando, ogni “giornalista” ha il governo che si merita.
Secondo, più importante, la prossima volta le informazioni cercatevele da soli. Non fateci perdere altro tempo, perché tempo da perdere non ne abbiamo, data la battaglia che stiamo combattendo. E se trattate così questi argomenti, e usate così le informazioni che vi diamo, ci fate solo danni. Noi comunque, non abbiamo più voglia di parlare, perché è come parlare ad un muro di gomma e voi, “libera informazione”, ne siete i mattoni.
Soprattutto, smettete di lucrare e speculare sul nostro dolore e sulla nostra disperazione, viviamo nella paura, per noi e per il futuro dei nostri figli, ma in questa terra martoriata e senza futuro c’è ancora spazio per la nostra dignità, e non vi permetteremo mai più di metterla in gioco.
Vi lascio pregandovi di girare il mio saluto ai vostri padroni, Bassolino in primis, a quanto pare.

Elena Vellusi
aderente al Coordinamento Regionale Rifiuti Campania (Co.Re.ri.)

p.s. a Sandro Ruotolo: non preoccuparti, prima o poi la “risolveranno l’emergenza” con tutti e cinque gli inceneritori, ma non per questo ahimè, non illuderti, diminuiranno le megadiscariche….. siamo o non siamo la “pattumiera d’Italia”?

(Comitato Allarme Rifiuti Tossici)

 

ANNOZERO (30/04/09) - GUARDA LA PUNTATA

 
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RAPPORTO ECOMAFIA 2009

Post n°865 pubblicato il 05 Maggio 2009 da angela_n
 

Oltre 25 mila gli ecoreati accertati, quotidianamente uno ogni tre ore. Il giro d'affari pari a 20,5 miliardi di euro
ROMA
L’ecomafia è un business che non conosce crisi con un giro d’affari stimato attorno ai 20,5 miliardi di euro. Questo è quanto emerge dal "Rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente" che quantizza in 25.776 gli ecoreati accertati, cioè quasi 71 al giorno ed uno ogni tre ore. Circa metà, più del 48%, si è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), il resto si spalma "democraticamente" su tutto il territorio nazionale. Il 2008 è l’anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, ben 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro. «Tutti "soldi sporchi" - si legge nel Rapporto - accumulati avvelenando l’ambiente e i cittadini». La montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla "Rifiuti Spa", spiega poi il documento, in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri toccando un'altezza pari a quella dell’Etna.

Questi gli impressionanti numeri dell’Italia sfregiata dal malaffare nella foto puntuale del rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, presentato oggi a Roma. Dal dossier, in positivo, emerge però anche la maggiore efficacia degli interventi repressivi da parte delle Forze dell’ordine e l'aumento degli arresti passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 (+13,3%). Diminuto, invece, il numero di reati ambientali (dai 30.124 del 2007 ai 25.766 del 2008), a causa, soprattutto della tendenza da parte delle Forze dell’ordine a concentrare le attività investigative sui reati di maggiore gravità, tali da determinare provvedimenti e interventi repressivi più severi, come l’arresto e il sequestro.
fonte: La Stampa

 
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L'EMERGENZA (IN)FINITA

Post n°864 pubblicato il 04 Maggio 2009 da angela_n
 

dal sito ChiaianoDiscarica

Il presidente di Legambiente in Campania: l’emergenza non è superata
Ad Acerra serve tempo per avviare l’impianto e le discariche si riempiono

Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, non ha dubbi sul perchè l’inceneritore di Acerra sia di là dall’essere messo in funzione:

«A parte la complessità per l’avvio di un inceneritore, quello di Acerra è particolare perchè è progettato per una mole enorme di rifiuti e quindi ci vuole un lungo periodo di messa alla prova prima di farlo partire».

E gli altri tre o quattro impianti che devono essere costruiti in Campania?

«Quello che sembrava di più facile realizzazione e per il quale già c’erano stati dei finanziamenti per l’infrastrutturazione per le vie d’accesso, è quello di Salerno. Il sindaco della città Vincenzo De Luca era stato nominato commissario per la sua costruzione. Poi il governo ha poi rallentato la pratica, puntando sulla “provincializzazione” del ciclo dei rifiuti. Per cui tutta l’impiantistica sarebbe oggi in capo alla Provincia. Il corto circuito, per adesso, ha bloccato tutto».

Semmai l’empasse amministrativo dovesse sbloccarsi, quanto tempo si dovrà attendere?

«I tempi canonici, se non ci fossero altri intoppi, sono di almeno quattro anni per entrare a regime».

Resta sempre il problema del contributo Cip6, criticato dall’Europa…

«Nessun imprenditore avveduto si imbarcherebbe in una situazione del genere considerato che nella nostra regione, come confermato oggi dall’assessore regionale all’Ambiente Walter Ganapini, esiste un’evasione sulla tassa dei rifiuti che arriva al 70%. Perchè l’inceneritore o lo paghi con le tasse cittadine oppure lo paghi con il Cip6».

E il terzo inceneritore?

«È quello di Napoli…».

Che però non si sa ancora dove si debba collocare…

«Non si è trovata una localizzazione. Si parla di Napoli Est. Certo a Napoli non è operazione facile immaginare, progettare, realizzare e mettere in gestione un inceneritore. Quindi diciamo che al momento ci sta solo questo inceneritore, fantomatico nell’avvio e nel funzionamento, di Acerra».

Manca quello di Santa Maria La Fossa…

«Quello presenta ulteriori problemi di gestione del territorio, difficile pensare che parta alle condizioni date».

Se gli inceneritori non ci sono, dove vanno i rifiuti prodotti ogni giorno in Campania?

«Il destino è quello di sempre: le discariche. Ma poichè le discariche hanno questo limite fisico che si riempiono, allora siamo sempre con la fibrillazione ».

Ma le discariche che ci sono adesso, Sant’Arcangelo Trimonte, Ariano Irpino e Chiaiano, quanto tempo ci vuole prima che si riempiano?

«Stando così le cose rischiano di riempirsi nel giro di pochi mesi».

Entro l’autunno?

«Tutti temono che con l’autunno possa tornare pure la fase critica dell’emergenza con l’immondizia di nuovo per strada. Perchè, sia chiaro, l’emergenza non è mai stata superata. È stata risolta momentaneamente la fase critica, ma senza misure strutturali».

La Campania conta anche oltre duecento comuni «ricicloni»: come se la passano in questa «fine emergenza»?

«Malissimo: da una parte rischiano di perdere i 300 milioni Ue per via di una procedura di infrazione comunitaria. Dall’altra sono ancora costretti a portare la frazione organica della propria differenziata in Sicilia, a costi che arrivano fino a 300 euro a tonnellata ».

Ma come è possibile che in tutta questa «risoluzione» dell’emergenza succeda ancora questo?

«Perchè non si sono costruiti gli impianti di compostaggio».

Quanto tempo ci vuole per costruire un impianto di compostaggio?

«Richiederebbe 10-12 mesi, in una situazione di emergenza si potrebbe fare anche in 8-10 mesi, però ci sono anche strutture già esistenti, e i vecchi Cdr che potrebbero essere attrezzati in tempi più rapidi…».

E perchè non succede?

«Perché al momento non si sa chi fa cosa. Perchè gli impianti di compostaggio sarebbero in capo alla Regione che ha però problemi ad avviarli non avendo poteri specifici e quindi deve pescare solo nel proprio bilancio e nelle risorse comunitarie. Quelle che, tra l’altro, rischiano di essere bloccate »

 
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ECOMAFIA 2009:CRIMINALITA' AMBIENTALE ALLA SBARRA

Post n°863 pubblicato il 04 Maggio 2009 da angela_n
 

Legambiente presenta martedì il rapporto annuale. Storie di una spaventosa quotidianità. Continuo assalto  al territorio

ROMA - Traffico illegale di rifiuti, abusivismo edilizio, combattimenti clandestini tra cani, racket degli animali, commercio illegale di specie protette e archeomafia: anche quest'anno Legambiente pubblica il suo annuale Rapporto Ecomafia. La lotta alla criminalità ambientale sarà riportata nelle sue storie di spaventosa quotidianità italiana.

La presentazione avverrà martedì 5 maggio nella sede nazionale di via Salaria. A presiederla ci saranno Sebastiano Venneri, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente, il presidente nazionale Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e Enrico Fontana del direttivo di Legambiente. Tra gli ospiti d'onore c'è il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, con il quale Legambiente collabora da anni nella stesura del Rapporto Ecomafia.
Saranno presenti anche il presidente della commissione Antimafia Beppe Pisanu e il presidente della commissione sul Ciclo dei rifiuti Gaetano Pecorella. Legambiente indirizzerà loro la richiesta di supporto legislativo al lavoro di Magistrati e forze dell'ordine. Da anni l'associazione propone una maggiore severità verso i reati ambientali, attraverso la loro introduzione nel codice penale, nonché il mantenimento dell'utilizzo delle intercettazioni nelle indagini. La settimana scorsa il presidente Pecorella ha appoggiato la posizione dell'associazione, esprimendosi perché la legge contro le intercettazioni venga emendata su questo tema. La sua applicazione metterebbe a rischio pressoché tutte le inchieste, in particolare quelle sul traffico di rifiuti.
La presentazione del Rapporto Ecomafia negli anni passati ha sempre provocato grande scalpore. E' infatti uno strumento prezioso per mostrare pubblicamente quanto la criminalità organizzata sia attiva nel distruggere il territorio nazionale. Il rapporto dello scorso anno mise in risalto le enormi dimensioni di tale business, di poco inferiore ad una finanziaria: 18,4 miliardi di euro in un anno. Nel 2007 si era inoltre registrato un netto aumento dei reati ambientali, passati a 30.124 dai 23.668 dell'anno precedente (+27,3%).  

Altra notizia shock fu lo spostamento verso il nord Italia delle inchieste: l'arrivo del Veneto al secondo posto nella classifica sul ciclo dei rifiuti testimoniò una volta per tutte il coinvolgimento degli imprenditori del nord in traffici e smaltimenti diretti verso il Mezzogiorno. E fu nuovamente la Campania la prima regione subirne i danni. L'emergenza rifiuti dello scorso anno è conosciuta da tutti, ma fu il Rapporto Ecomafia 2008 a spostare l'attenzione dal problema dei rifiuti urbani di Napoli a quello ben più grave dei rifiuti industriali speciali disseminati per le campagne. In seguito ci penseranno il documentario “Biutiful cauntri” ed il film “Gomorra” a raccontarne le agghiaccianti vicende.

Il clan dei Casalesi lo scorso anno fu al centro dell'attenzione, per il suo protagonismo nell'operazione Ecoboss, ma anche per la “poliedricità” dei suoi interessi: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dall'agricoltura al racket degli animali. Ma la compagnia non sembrava mancare: il 2007 vide aumentare infatti il numero dei clan coinvolti da 203 a 239.
Il Rapporto Ecomafia si propone come strumento di analisi del fenomeno dell'illegalità ambientale, ma vuole anche essere uno strumento di denuncia contro l'indifferenza e l'inerzia di molti. L'attenzione al territorio è infatti alla base della partecipazione civile e lo stesso procuratore Piero Grasso, nella prefazione dello scorso anno, parlò della necessità di programmi di educazione ambientale. I primi a difendere il proprio territorio dovrebbero infatti essere i cittadini che lo abitano, e per farlo è necessario “far crescere la consapevolezza dei propri diritti, primo tra tutti quello di vivere in un ambiente sano e in una società fondata sul rispetto della legalità”. Magistrati e forze dell'ordine non possono essere lasciati soli nella lotta alla criminalità ambientale. Senza il controllo preventivo delle amministrazioni locali e la collaborazione dei cittadini il fenomeno dell'ecomafia non può essere arginato.  


fonte: Dazebao
 
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Tristan Tzara



 

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