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« La Regina HatshepsutChe cos'è una "tomba reale"? »

La Dea Bastet (dal Web)

Post n°12 pubblicato il 27 Novembre 2010 da OsirideDioDeiMorti2
 

Nel vasto e multiforme pantheon egiziano Bastet è la dea gatta,

rappresentata come donna dalla testa di gatto o come una gatta nera.

Il suo luogo di culto più importante era la città di Per Bast, che i Greci

chiamavano Bubastis, nei pressi dei delta del Nilo, a circa 80 km a

nord-est del Cairo, dove furono ritrovati molti templi a lei dedicati.

Dalla VI dinastia il culto si diffuse nell’Egitto, da locale che era

inizialmente, e sotto il regno di Pepi II si immaginava Bastet come

l’equivalente della Hathor di Dendera; Bastet aveva il potere di

stimolare l’amore e la sessualità, e questa è una delle ragioni per

cui il suo culto fu così popolare.

Il giorno dedicato alla dea Bastet, giorno di festa dove la gioia

giungeva all’estasi, era il 31 Ottobre. Si beveva e si ballava a

dismisura, e i bambini non potevano partecipare. Sul Nilo galleggiavano

chiatte piene di donne, fiori e vino. Si dice che si trattasse di riti sensuali,

pieni di musica e danze.Erodoto così racconta “Arrivano in barca, uomini

e donne assieme, in gran numero su ogni imbarcazione; mentre camminano

molte donne fanno musica con dei sonagli, degli uomini suonano il flauto,

mentre altri cantano e battono le mani. Quando incontrano una città

lungo il fiume portano la barca a riva, ed alcune donne continuano a

suonare, come ho detto prima, mentre altre lanciano insulti alle donne

del luogo ed iniziano a ballare agitando i loro abiti in tutti i sensi.

 All’arrivo celebrano la festa con dei sacrifici, e si consuma in questa

occasione più vino che in tutto il resto dell’anno”

Lo stesso Erodoto afferma che il tempio di Bastet, costruito in granito

rosso, era il più bello del paese e che vantava il maggior numero di

fedeli, parlando di almeno 700000 persone, “bambini esclusi”.

L’importanza di queste feste sembrava poco realistica agli egittologi

del tardo ‘800, ma nel 1887 un archeologo di nome Henri Édouard

Naville, scoprì il sito e dimostrò la veridicità dei resoconti di Erodoto.

A Bubastis è stata rinvenuta una grande necropoli di gatti e, sempre

Erodoto, ci dice:“I gatti defunti vengono portati a Bubastis, dove

sono mummificati e sepolti dentro delle urne sacre”

Migliaia di felini furono sepolti in gallerie sotterranee della città e

dei dintorni di modo che potessero portare il messaggio del loro

padrone fino agli dei. Naville fece ricerche sia nel sito del tempio

di Bubastis sia nelle catacombe dei gatti, oltre che in alcune

sepolture faraoniche, e provò così che si trattava eventi religiosi

considerevoli, i cui devoti erano di ogni classe sociale della

popolazione egizia. Bastet nasce come divinità solare,

personificando il calore benefico del sole, al contrario di Sekhmet

che ne incarna il calore bruciante; solo in epoca greca venne

assimilata ad Artemide, diventando così una dea lunare.

 Ad Efeso era così adorata soprattutto come dea della fertilità.

Infatti mentre le statue greche la ritraggono come una giovane

con arco e frecce, le statue provenienti da questa zona la

mostrano con il busto coperto di protuberanze rotondeggianti

che sono state interpretate sia come seni che come testicoli di toro.

E’ proprio l’arco di Artemide a simboleggiare, nel periodo post classico,

la falce lunare.

Dalla II dinastia Bastet fu rappresentata come un gatto selvatico

o come una leonessa; e solo dal 1000 a.e.c. ebbe la forma di un

gatto domestico, ed in epoca greca divenne anche più comune la

raffigurazione come donna dalla testa di gatto; inoltre fu associata

al dio leontocefalo Mihos, venerato a Bubastis assieme a Thot, in

qualità di sua madre e ad Atum, il demiurgo, come sposa, anche

se secondo altre fonti, Mihos sarebbe figlio di Ptah e Sekhmet.

Il gatto era un animale sacro in tutto l'antico Egitto e ad esso

venivano dedicati templi, poesie e invocazioni, mentre i resti

mortali ne venivano mummificati, ponendo acccanto alle mummie

dei topi perché avessero cibo per l’eternità. Era onorato perché

proteggeva i granai dai topi e quindi il popolo dalla carestia,

ma per quanto addomesticato, non era un animale abituato

all’uomo come oggi. Si dice che l’abissino incarni il vero gatto

egiziano, ma il gatto egiziano per eccellenza resta il Mau,

dallo splendido manto maculato, la corporatura agile, le fattezze

simili a quelle trovate nelle pitture parietali delle tombe e nelle statue.

Gli egizi divennero talmente devoti alla dea Bastet e ai gatti che

promulgarono leggi per impedirne l’esportazione ma i mercanti

fenici riuscirono a contrabbandarne alcuni nei paesi del

Mediterraneo. Era altresì severamente punito chi attentava

                         alla vita di un gatto.

                          

Bastet è indicata figlia di Ra, oltre che come uno dei suoi “occhi”,

ossia che veniva inviata per annientare i nemici dell’Egitto e

dei suoi dei. È una dea dal duplice aspetto, pacifico e terribile:

nella sua forma di gatta o di donna gatto è la dea benevola,

protettrice dell’umanità, dea della gioia e delle partorienti;

nel suo aspetto feroce è nota per le sue collere, rappresentata

con testa leonina, ed identificata con Sekhmet, la Possente,

dea della guerra (oltre che della medicina). Come tutti i felini è

attraente e pericolosa assieme, dolce e crudele: è il simbolo

della femminilità, la protettrice del focolare e della maternità,

ma è anche pronta a lottare quotidianamente col serpente

Apophis, colui che contrasta la corsa della barca solare e delle

forze benigne della creazione. In una delle tombe della valle delle

regine è raffigurata portando dei coltelli per proteggere il figlio

del re, e si dice che abbia partorito ed allattato il faraone, del

quale sarebbe la dea protettrice. Suo attributo era il sistro, strumento

musicale creato da Iside, e detenuto anche da Hathor; uno degli

appellativi della dea gatta era “Signora delle Bende”. Una l

eggenda dice che Ra, offeso dall’umanità, inviò Hathor per punirla

e sterminarla; la dea, una volta assunta la forma di Sekhmet,

iniziò la strage; in seguito Ra, mosso a più miti consigli anche dagli

altri dei, cercò di richiamare la dea furiosa: a questo scopo fece

preparare della birra mischiata con ocra rossa per avere una liquido

simile al sangue, e lo fece versare sul terreno. Sekhmet lo vide e lo

bevve, ed ubriaca si addormentò, calmandosi. Passata la collera

la dea assunse la forma di Bastet; un’altra variante del mito

afferma che Bastet si bagnò nel Nilo e che in seguito tornò a

Bubastis: sembra i devoti egiziani ripercorressero questo viaggio in

onore della dea e come venerazione per i gatti.

I riti in onore di Bastet erano incentrati sull’idea della purificazione

 e la profumazione, con riferimento alla purificazione femminile

durante il ciclo mestruale. Dopo la fine della lunga era faraonica

furono scoperte moltissime statue di Bastet, adorne di ori,

con le code che accompagnano il corpo girate verso destra, doni,

profumi e tesori. Bastet seduce e incanta, in lei vi sono il maschile

solare e il femminile lunare, la forza luminosa a tutti palese e la

potenza indipendente e misteriosa, segreta, femminina, lunare.

Bastet era la Signora dell'amore, della gioia, del piacere, della

danza e del canto e sotto la sua protezione erano posti gli animali

a lei sacri, i gatti, ma anche chi incarnava questi aspetti di

indipendenza e di fascino misterioso, di fragilità e di bellezza,

quindi i bambini e le donne. Ella era venerata e invocata dalle

donne per avere in dono la fertilità e per proteggere poi la gravidanza.

Bastet incarna ciò che di più intimo e femminile è rinchiuso dentro

di noi e attende, a volte, unicamente di emergere: la sensualità

e la dolcezza, il fascino e la generosità, l’amore e la passione,

il desiderio e il piacere, la vita che rifulge in tutta la sua pienezza.

 

 
 
 
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