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Filosofia del viaggio
Il viaggio fornisce l'occasione per dilatare i cinque sensi: sentire e comprendere in modo più profondo, guardare e vedere in modo più intenso, assaporare e toccare con maggiore attenzione. Teso e pronto a nuove esperienze, il corpo in subbuglio registra più dati rispetto al consueto.
Viaggiare intima il pieno funzionamento dei sensi.
Emozione, affezione, entusiasmo, stupore, domande, sorpresa, gioia e sbalordimento, ogni cosa si mescola nell'esercizio del bello e del sublime, dello spaesamento e della differenza.
Michel Onfray
James Michener
Man learns what he sees
and what he learns
influences what he sees
Visto da vicino, nessuno è normale.
| Strana questa cosa dei viaggi, una volta che cominci, è difficile fermarsi. È come essere alcolizzati. |
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Post n°1654 pubblicato il 28 Maggio 2012 da poison.dee
Credo sia uno dei pochi casi in cui i sequel sono degni di visione. Ovvio, niente all’altezza del primo, che a distanza di anni io rivedrei ancora con piacere. Perchè fra l’Edgar-abito, e “Complimenti signora è un bellissimo calamaro!”, io ogni volta mi spatacco dal ridere. Tralasciando il fatto che nella scena in cui Will Smith è a letto in canottiera e io alla visione di quel paio di spalle mi sono commossa tantissimo, il film non è – ovviamente - nulla di nuovo, ma si fa vedere in tutta tranquillità. C’è la solita corsa contro il tempo per salvare la terra dall’ennesima invasione aliena, ma questa volta J dovrà addirittura tornare indietro nel tempo e si troverà alle prese con il giovane K (una delle scene migliori del film è quella in cui J chiede a K quanti anni abbia. K risponde 29 e J replica: “ma te li sei fatti tutti contromano!”: fantastica!), con la factory di Andy Warhol (che è un Man in Black sotto copertura!) alla vigilia del lancio dell’Apollo 11, per cercare di eliminare Boris l’animale e cambiare il corso della storia. Io, che invece il corso degli eventi non lo posso cambiare, sono tornata a casa e ho fatto andare la lavatrice, così ieri mattina, prima di partire all’alba per Milano, che dovevo recuperare mia cugina in città prima che scattasse il blocco del traffico, ho pure steso le lenzuola. Che, ho ritirato ieri sera all’una di notte, appena rientrata a casa, dopo aver trascorso la giornata coi parenti, fra chiesa, ristorante, visita al cimitero dai nonni, e aperitivo lungo - questo senza parenti – dalle 19.00 alle 23.00. Ovviamente senza mangiare nulla, che il pranzo era stato sufficientemente abbondante. O abbondantemente sufficiente. Non so se sia stata la stanchezza della giornata o le due ceres, o il mix delle due cose, ma la strada da Milano a Torino mi è sembrata più lunga del solito. Come lo è stato alzarsi dal letto questa mattina. Ronf.
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Che se non l’avesse visto la Tiz quasi per caso in una delle solite anteprime aggratis io un film con un titolo così l’avrei anche abbastanza schifato, diciamocelo.
* Tom Mison. Vogliamo parlarne? E comunque, per mantenere la mia reputazione da intellettuale-snob-radicalscic-sofisticazzi, domani sera andrò a vedere Men in Black 3. |
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Che abitare in una villetta indipendente circondata dal giardino è tanto bello, eh? E’ talmente bello che più volte ho pensato di asfaltarlo. Ammetto che ogni anno veder fiorire i tulipani e sbocciare le rose ha un non so che di miracoloso. Ma, siccome io sto al giardinaggio tanto quanto la Barbie belli capelli è ovvio che il mio giardino viva ormai di vita propria. L’irrigazione avviene con metodi assolutamente naturali. Ovvero quando piove. Ma. Considerato che ultimamente ha piovuto parecchio, il mio giardino – anche se chiamarlo giardino lo sminuisce un po’, avendo esso assunto negli ultimi tempi le sembianze del sottobosco della foresta pluviale temperata – ha un aspetto un po’… selvatico? L’altro giorno ho visto che sono spuntati anche dei papaveri. Il mio timore è di svegliarmi una mattina, aprire le persiane e trovarmi un cinghiale che mi fissa perplesso, come nella pubblicità dell’effervescente Brioschi. E così ieri sera, fra un caffè e una sigaretta, ho cercato il numero di telefono del giardiniere. L’ho trovato. E l’ho chiamato. Dopo avergli mandato un sms per accertarmi che fosse davvero lui. E stamattina ci siamo incontrati al bar e gli ho lasciato le chiavi di casa. Che faccia della mia aiuola quello che vuole. Quando vuole.
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L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza. Giovanni Falcone |
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E’ il 21 maggio, non so se ce la facciamo ad arrivare ai 14°. Stamattina ce n’erano 10°, qua, nel ridente nord ovest. Che se mi avessero proposto di andare a mangiare la polenta non ci avrei trovato nulla di strano, per dire. Invece ho dovuto accontentarmi della pasta con peperoni e ricotta. Che avevo voglia di compagnia, quest’oggi. E i peperoni non tradiscono. Mai. Nel week end ho combinato poco. Sabato mattina, siccome il Giro d’Italia passava da poisonville, sono rimasta barata in casa dalle 12.00 alle 15.00, perchè chiudevano le strade. Ho bamblinato per tutto il pomeriggio, poi ho aperto il frigorifero, ho sentito l’eco e ho deciso di andare a fare la spesa. E mi sono avviata verso il mega centro commerciale vicino a casa di sua bionditudine, che tanto poi avrei dovuto passare da lei. Sono uscita dal mega centro commerciale senza aver fatto la spesa. Ma con due vestiti nuovi. Ho recuperato la bionda e siamo andate a farci l’aperitivo alle OGR, visto che il panorama cinematografico era alquanto desolato. Abbiamo chiacchierato con qualche amico, guardato distrattamente la finale di Champions, pronosticando la vittoria del Chelsea, così, tanto per sceglierne una. Quando il Bayern ha segnato abbiamo deciso di andare a casa. Salite in auto abbiamo scoperto che il Chelsea aveva pareggiato. Allora ci siamo dette che avremmo potuto arrivare a casa per vedere i rigori. Che l’ipotesi che il risultato potesse cambiare durante i tempi supplementari non ci ha nemmeno sfiorate. Sono andata a letto con la visione dei pettorali di Drogba. Che insomma, c’è di peggio. Infatti mi sono svegliata con la notizia del terremoto in Emilia. E chiama la sister, e senti l’Agata, e i cugini, e il padrone di Arturo. Tanta paura, ma stanno tutti bene. Così posso ricominciare ad oziare. Per la cronaca, devo ancora andare a fare la spesa.
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e/o la tiepida cazzata della sera. Il film esce oggi nelle sale e io ho avuto la fortuna di vederlo ieri sera in anteprima. Fortuna nel senso che ho risparmiato i soldi del biglietto, ecco. Will, consulente finanziario, arriva in Spagna per una vacanza. All’aeroporto gli comunicano che il suo bagaglio è rimasto a San Francisco. Lui ha già i cazzi un po’ inchianati perchè è un periodo delicato sul lavoro, la sua ditta sta per andare dal culo e lui deve passare una settimana sulla barca dei genitori, in compagnia del padre (brusuillis) con cui ha un rapporto vagamente conflittuale. Dopo l’ennesimo scontro col burbero genitore, abbandona la barca a nuoto e, quando vi fa ritorno, scopre che la sua famiglia è sparita. Torna a nuoto in paese, va alla polizia, dove lo vogliono arrestare, ma arriva il padre (sempre brusuillis) che lo salva e gli svela di non essere un organizzatore di eventi, ma un agente di un compartimento speciale della CIA, ed è quello il motivo per cui il resto della famiglia è stato rapito. Anche se non si capisce molto bene da chi. Mentre dalla costa arrivano in un batter d’occhio a Madrid – che uno si chiede che strada abbiano fatto per arrivarci così in fretta – Will è leggermente perplesso. Raggiungono la casa di una vecchia conoscenza di brusuillis, la perfida Carrack, e, mentre lui aspetta che il padre cerchi di risolvere il problema, un cecchino gli spara. Che se vai a vedere un film con brusuillis, e brusuillis muore ancor prima di metà film, tu ci rimani un po’ male, ecco. Da quel momento Will inizia a fuggire, di corsa, in auto, in moto, buttandosi dai tetti, con gente che gli spara, lo ferisce, lo corca di mazzate, gli cauterizzano una ferita con un cucchiaio incandescente, che al confronto Rambo che si ricuce fa quasi tenerezza. Insomma, cose che pure Mike Tyson farebbe fatica a rialzarsi, figuriamoci un consulente finanziario di San Francisco. Ma, dato che Will sta studiando da Superman, ce la fa come se niente fosse. E pure noi, riusciamo ad arrivare quasi indenni alla fine del film. Nel dubbio, evitatelo.
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Post n°1648 pubblicato il 17 Maggio 2012 da poison.dee
La solita sensazione di aver dimenticato qualcosa, come sempre. Arrivi in aeroporto e ti rendi conto che passare il controllo con gli stivali non è esattamente la più intelligente delle mosse, ma ormai è troppo tardi per rimediare. Togli gli stivali, rimetti gli stivali, fai colazione e prendi posto al gate. L’aeroporto è invaso da tifosi bianconeri dai volti segnati dalla stanchezza che tornano a casa. Incroci la Fornero e finalmente ti imbarchi. Raggiungi l’hotel, e mentre ti registri alla reception l’impiegato ti chiede la data di nascita del tuo compagno di stanza: ti rendi conto che non la conosci. Al suo arrivo a lui chiederanno il mio cognome, e lui si renderà conto che non se lo ricorda. Ma quando ci siamo rivisti ci siamo riconosciuti al volo, se non altro. Uscite, e iniziate a camminare. Senza una meta precisa, vi lasciate avvolgere, oltre che da un insolito vento gelido, dal silenzio di piazza Margana, poi continuate a camminare, da campo de fiori a piazza navona, poi al pantheon, fino a S.Apollinare con le troupe tv appostate perchè in mattinata riesumavano la tomba di De Pedis, e fra passi e parole e soste per un caffè, e una sigaretta su una panchina rientrate in albergo, e si fa ora di andare a cena. E, anche se avete camminato tantissimo e non ce ne sarebbe alcun bisogno, trovate anche il modo di smaltirla, la cena. Il giorno dopo il vento è un po’ meno fetente e si sta bene. Ricominciate a camminare, poi nel pomeriggio vi separate e tu cerchi di concentrare tutto quello che devi fare in una manciata di ore, che sono poche per riuscire a far incastrare tutto alla perfezione. E infatti non ci riuscirai. Che il tempo non si dilata mai quando ne hai bisogno, e, dopo un aperitivo che ti tocca concludere molto prima di quanto avresti voluto arriverai ad abbracciare S. con un ritardo vergognoso, che ancora adesso mi sento in colpa. Arriverai in ritardo anche al ristorante, e quindi rimarrai in modalità sensodicolpa ON ancora per un po’. Ma non per molto. Adesso sono in ufficio. E sono preoccupata. Molto preoccupata. Temo di essere malata. Tre giorni a Roma. Senza fare shopping. Io. Non ci sono più certezze.
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Non intendo parlarvi dell’ultimo numero del Bollettino Ufficiale Regione Piemonte, tranquilli. Come? Avreste preferito che sì? Siete una manica di perversi, lasciatevelo dire. Burp è stata l’unica parola che sono riuscita a pronunciare mentre mi recavo alla cassa del ristorante a pagare la cena a base di asparagi che mi aveva vista partecipe in compagnia delle due strepitose bionde che dividevano il tavolo con me. Che dopo la tartare di vitello con asparagi e parmigiano, il cestino di sfoglia con asparagi, uovo e fonduta di formaggio fresco, i ravioli di ricotta e robiola di Roccaverano con asparagi su crema di parmigiano, gli asparagi con fonduta e salsa tartara, gli asparagi fritti, quando è arrivato il dolce, camuffato da asparagi con uovo al paletto, io e una delle bionde abbiamo avuto un momento di smarrimento dicendo “non ce la possiamo fare!”. Ma, dopo che ci avevano spiegato che, resta di stucco è un barbatrucco, trattavasi del dolce, lo abbiamo affrontato. Il fatto che io NON SIA RIUSCITA A FINIRLO la dice lunga su quanto fosse ottimo e abbondante tutto il resto. Spero solo che non si sappia in giro. Che ho una reputazione da golosa (di tutto rispetto) da difendere, io. Burp.
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No vabbè. Cioè. Niente. E’ che ieri sera sono uscita dalla palestra e ho pensato di andare a vedere il film, che lo dovevo recuperare in quanto sua bionditudine l’aveva visto venerdì scorso. Stasera non potevo che dovevo vedere mio cuggino (mio cuggino) a cena, domani probabilmente si va al cinema, e venerdì ho un impegno. Sti cazzi. E allora, o ieri sera o mai più (anche perchè a giudicare dalla gente in sala difficile che il film possa durare anche la settimana prossima). Così sono uscita e mi sono diretta in centro, pronta, nell’eventualità non avessi trovato parcheggio, a far scattare il piano B: andare in un’altra sala, di quelle che io solitamente non frequento, dotata di tutti i comfort, parcheggio e popcorn compresi. Per fortuna mi ha detto culo, e dopo aver parcheggiato in un carico/scarico giorni feriali 9.00/19.00 sono entrata al cinema. In sala eravamo in 10, credo. Il film è francese, a episodi, quasi tutti interpretati dalla coppia Dujardin/Lellouche, che, non so a voi, ma a me scatena pensieri abbastanza turpi e financo impuri. Comunque, a parte ciò, il film non è certo memorabile. E la rappresentazione di questi uomini dediti al tradimento compulsivo, alla fine risulta abbastanza patetica. Che I Mostri di Dino Risi, al confronto, sembrano delle brave persone. E comunque, per la cronaca, questa sera mio cuggino (mio cuggino) mi ha dato buca.
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La settimana scorsa ho acquistato la famosa gattaiola per settechilidigatto. Che ho dovuto prendere la misura “cani piccoli-gatti grandi”, per dire. E quella era la parte più facile. Abbisognava quindi trovare un volontario per l’installazione. Quando avevo accennato la cosa al marito della Lu, che si diletta in lavori di falegnameria con ottimi risultati, lui si è rifiutato dicendo “io la porta non te la buco”. Ecco. L’idea di provarci da sola non mi ha sfiorato nemmeno per un istante. Che conosco i miei limiti. E so che con un seghetto in mano potrei fare danni permanenti. A me, più che altro, che della porta mi importa fino a un certo punto. Che sarò una femmina indipendente, prepotente, e pure un po’ saccente, ma alla fine per certe cose c’è poco da fare, serve un uomo. E siccome io un uomo non ce l’ho, me lo sono fatto prestare. Da lei. E così sabato mattina, l’uomo in prestito è arrivato, e, mentre settechilidigatto dormiva pacifico su un divano, ha iniziato il lavoro. Che ha portato a termine in un tempo ragionevole, ottenendo un ottimo risultato e sacrificando parzialmente uno dei suoi attrezzi. Insomma, dovesse mai servire posso rilasciare una lettera di referenze. Dovrò anche sdebitarmi, prima o poi, ma spero di cavarmela con un paio di birre. Durante tutta l’operazione ho fatto in modo che settechilidigatto non si avvicinasse alla porta, che quel gatto è strano, metti che poi si spaventa, mi rimane traumatizzato per qualche motivo e la gattaiola non la vuole vedere nemmeno dipinta. Nel pomeriggio, con calma, l’ho preso e l’ho portato davanti alla porticina. Ovviamente si è spaventato. Allora gli ho fatto vedere lo sportellino basculante e lui, sborone, gli ha soffiato. Andiamo bene, ho pensato. Poi, tenendo lo sportellino sollevato gli ho fatto vedere che da lì poteva uscire. E, poco convinto, è uscito. E poi, chiamandolo, è rientrato, come niente fosse. Abbiamo ripetuto l’operazione una seconda volta, ed è uscito e rientrato di nuovo. Ho preferito non insistere, per non stressarlomi. Ieri pomeriggio ci ho provato, ma ho visto che non era cosa, e ho lasciato perdere. Stamattina l’ho fatto uscire da lì. Magari prima o poi capisce come funziona. Magari.
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Inviato da: tonono62
il 28/05/2012 alle 22:53
Inviato da: tonono62
il 28/05/2012 alle 22:50
Inviato da: no.snob
il 28/05/2012 alle 22:09
Inviato da: poison.dee
il 28/05/2012 alle 15:42
Inviato da: sto.zitto
il 28/05/2012 alle 15:31