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fotografie di vacanze andate, recensioni cinematografiche approssimative, varie & eventuali. Senza MAI prendersi troppo sul serio

 

 

 

 

 

 

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I rituali del mattino

Post n°1090 pubblicato il 19 Novembre 2009 da poison.dee
 

Stavo leggendo l’ultimo post di TantoSonoSempreIo, che si chiedeva se fosse da ricovero o meno. Volevo lasciarle un commento, ma sarebbe stato troppo lungo, quindi  ho deciso che la questione “rituale” meritava un post tutto suo! Perciò, qua di seguito, potrete scoprire come inizia la poison_giornata. Non vedevate l’ora, eh? Lo so, lo so, non ringraziatemi.

- orario variabile dalle 5.00 alle 5.30 suona la sveglia. Ah, no. E’ il gatto, che vuole uscire. Ma prima vuole mangiare. Fai finta di ignorarlo. Continua a miagolare. Bestemmi. Ti alzi. Se trovi le ciabatte le infili, altrimenti cammini scalza sul pavimento gelido. Già che sei in piedi fai la pipì. Mentre sei seduta sulla tazza, al buio, per non svegliare tua madre, quella gran carogna del tuo gatto ti si struscia sulle gambe. Lo accarezzi, perché in fondo gli vuoi bene. Ti alzi, e, sempre al buio, vai in cucina. Cerchi l’anta del mobile che contiene le crocchette. Ne prendi una manciata. A tentoni cerchi la ciotola e ci infili le crocchette. Il gatto inizia a mangiare, tutto contento. Torni a letto. Il gatto torna in camera e ricomincia a miagolare. Vuole che tu stia lì con lui mentre mangia. Sempre al buio torni in cucina. Mentre lui mangia ti addormenti appoggiata al frigorifero. Quando sua carognaggine ha finalmente finito di fare colazione lo fai uscire. Guardi fuori. E’ buio pesto. Torni in camera. Se sbagli traiettoria sbatti rumorosamente contro gli sgabelli in acciaio della cucina, che fanno un rumore come solo gli sgabelli in acciaio sanno fare. Imprechi sottovoce, per non svegliare tua madre. Ti rimetti a letto. Ti riaddormenti.
- Ore 6.20 suona la sveglia, quella vera. La spegni. Cosa che non puoi fare col gatto.
- Ore 6.25 suona la sveglia. La spegni.
- Ore 6.30 suona la sveglia. La spegni.
- Accendi la tv. Canale 5, tg a rotazione continua.
- Ore 6.35 suona la sveglia. La spegni.
- Ore 6.40 suona la sveglia. La spegni. Dopo che hai guardato un intero tg fino all’oroscopo cambi canale e metti su LA7. Ma LA7 non c’è.  Cerchi LA7 sulla tv e risintonizzi il canale. Inizi a guardare LA7.
- Ti alzi, torni in bagno e fai la pipì. Di nuovo.
- Vai in cucina. Accendi la macchinetta del caffè.
- Torni in bagno.
- Fai la doccia. Se non sono ancora le 7.00 lavi anche i capelli.
- Esci dalla doccia, ti infili l’accappatoio gelido e un asciugamano in testa a mo’ di turbante che se ti vede Moira Orfei ti assume all’istante e torni in cucina.
- Saluti tua madre, che, non capisci come, è già vestita.
- Ti accerti che quella stitica di tua madre stia mangiando il kiwi.
- Prepari il caffè. Se è presto fai colazione, con corn flakes e latte freddo. Se non c’è il latte freddo salti la colazione. Bevi il caffè, tiepido.
- Torni in bagno. Cerchi di far accendere l’alogena difettosa dello specchio. Ti lavi i denti. Bestemmi e risistemi la lampadina. Passi il tonico sul viso bestemmiando ancora perché l’alogena si è spenta di nuovo, metti la crema contorno occhi, altra bestemmia e altra smanettata all’alogena. Ti ustioni le dita, ti convinci sempre più di essere un’idiota e bestemmi di nuovo. Metti la crema idratante.
- Ascolti le previsioni del tempo di Paolo Sottocorona.
- Finite le previsioni del tempo senti cosa ha da dire Enrico Vaime. Solitamente sei d’accordo con tutto quello che dice.
- Torni in bagno, ti trucchi (con cipria, eye liner coordinato all’abbigliamento e mascara) e parrucchi. L’asciugatura dei capelli avviene in 5 minuti, a testa in giù.
- Ti alzi di scatto, se non hai fatto colazione perché non c’era il latte freddo hai un mancamento. Ti riprendi, ti pettini, raccogli i capelli morti dal lavandino e vai in camera. L’abbigliamento l’hai già deciso la sera prima, altrimenti non ne vieni fuori. Ti metti il profumo, e ti vesti. L’operazione inversa (prima ti vesti e poi ti profumi) comporterebbe il rischio concreto di macchie indesiderate sull’abbigliamento, oltre ad un’altra sequela di bestemmie.
- Se Enrico Vaime sta ancora parlando sai che sei in orario.
- Se sei in orario sono le 7.45, puoi scendere in garage tranquilla.
- Entri in macchina, apri il portone, accendi una sigaretta, apri il cancello ed esci di casa.
- Puoi finalmente andare a lavorare.

 
 
 

In principio fu

Post n°1089 pubblicato il 18 Novembre 2009 da poison.dee
 

la Slow, poi la biondina l’ha seguita a ruota, a questo giro si è scomodata addirittura la stef e io che faccio? Mi posso forse esimere? Giammai: venghino siore e siori, che non siam qua per pettinar le bambole, ma per esibirci nell’ennesimo (ed inutilissimo) test, mica pizza e fichi!
Ad ogni domanda bisogna rispondere con una parola che inizia per la lettera iniziale del tuo nome di battesimo. Non puoi usare le parole due volte e non puoi usare il tuo nome per la domanda del nome maschile/femminile.

1. Il tuo nome: Daniela.
2. Una parola di quattro lettere: Dado. Solo perché dududù dadadà era troppo lungo.
3. Un nome maschile: Davide.
4.Un nome femminile: Debborah, con l’acca.
5. Una professione: Dentista.
6. Un colore: Ho dovuto appoggiarmi a wikipedia, e non stavo nemmeno tanto comoda. E ce n’è uno: Denim. Quello per l’uomo che non deve chiedere mai, tanto pe’ capisse. Ma io sono una donna, che mi frega?
7. Qualcosa da indossare: Dolcevita (di denim, decisamente).
9. Un cibo: Dolmades. Ma non potevo chiamarmi Paola?
10. Qualcosa che si trova in bagno: Doccia, ma anche deodorante e dentifricio.
11. Un luogo: Damasco.
12. Un motivo per essere in ritardo: Dubbio davanti all’armadio.
13. Qualcosa che urleresti: Datti una mossa idiota! (in auto, spesso e volentieri).
14. Il titolo di un film: Donnie Brasco.
15. Qualcosa da bere: Daiquiri.
16. Un gruppo musicale: Doors.
17. Un animale: Dingo.
18. Il nome di una via: Domizia.
19. Un tipo di macchina: DS. che non sono i Democratici di Sinistra. Ma tanto quelli chi vuoi che se li ricordi?
20. Il titolo di una canzone: Dancing with Tears in My Eyes.
21. Cosa pensi di questo gioco: Discretamente demente.
22. Cosa pensi di chi l'ha creato: Dovrei sapere chi è.
23. Quanti neuroni hai bruciato facendo questo gioco: Due. I miei unici due.
24. Quanti neuroni si sono suicidati pur di non essere usati per fare questo gioco: Difficile che ce ne fossero altri.
25. Secondo te chi è riuscito a dare le risposte più stupide senza impegnarsi neanche troppo: Davvero, non saprei. Direi che la sottoscritta non se l’è cavata male, comunque.

 
 
 

TorinoFilmFestivaleggiando – Ma che bello uscire dall’ufficio per andare al cinema e poi tornare (in ufficio)

Post n°1088 pubblicato il 17 Novembre 2009 da poison.dee
 
Foto di poison.dee

“Get low”
O oggi pomeriggio o mai più.
O chissà quando.
E siccome non me lo volevo perdere ho preso una manciata di ore di permesso e alle 14.30 sono andata al cinema.
Sala piena.
Ce n’è di gente che ha del buon tempo a disposizione, non c’è che dire.
 

Felix Bush (l’immenso Robert Duvall, un nome una garanzia) vive da quarant’anni in un casolare nel bosco in compagnia della mula Gracie, autoesiliatosi da tutto e da tutti per scontare una pena per un fatto successo appunto quarant’anni prima, e di cui il vecchio Felix porta il peso e la vergogna. Sul suo conto circolano un sacco di storie e, proprio per sentirle raccontare, un giorno, fra lo stupore generale, si reca in paese per organizzare il suo funerale. Dopo il rifiuto del parroco, viene contattato dall’agenzia di pompe funebri che acconsente ad organizzare la festa funebre. L’impresario è il signor Quinn, uomo dalle mille risorse, che, dopo le prime perplessità decide di accontentare Bush.
Man mano che i giorni passano e i preparativi fervono, si scopre che in realtà Felix non vuole sentire raccontare storie sul suo conto, ma vuole essere lui a svelare il suo segreto.
Ironico e commovente. Insomma, bello bello bello. Ma, per favore, non ditelo al Dottor Piazza.

“Dev’essere dura non parlare
con nessuno per 40 anni!”
“I primi 38 sono i più difficili.”

 
 
 

TorinoFilmFestivaleggiando - Cinque film al giorno tolgono il neurone di torno

Post n°1087 pubblicato il 16 Novembre 2009 da poison.dee
 
Foto di poison.dee

Sabato la casalinghitudine ha preso il sopravvento.
Anche perché una ricrescita impetuosa e una sfumatura color topo biondo morto nel fango richiedevano una pietosa tinta applicata da mani esperte. Adesso ho nuovamente i capelli marroni. Poi ho fatto la spesa, praticamente come ogni sabato. Maledicendomi per avere il tempo per fare la spesa soltanto il sabato, perché io non sopporto fare la spesa al sabato con tutta la gente che fa la spesa al sabato. E, essendo andata a letto presto, ieri mattina alle 7 ero sveglia. Che se fossi andata a letto più tardi mi sarei svegliata alle 8, probabilmente.
E comunque, per farla breve, alle 9.10 parcheggiavo nei pressi della mole Antonelliana e alle 9.30 mi accingevo a vedere il primo film della giornata, una coproduzione tedesco-argentina-uruguaiana-olandese.
“Gigante”
Jara è un omone grande e grosso, appassionato di heavy metal, che fa il sorvegliante in un grande magazzino e, per arrotondare, il buttafuori in un locale. Conduce una vita tranquilla, Jara, quasi noiosa. Fa ginnastica in casa, gioca alla playstation col nipote esultando quando segna, ascolta musica. Attraverso le telecamere di sorveglianza inizia ad osservare Julia, un’addetta alle pulizie e se ne innamora, di un amore quasi adolescenziale e platonico. Inizierà a seguirla per la città, le farà trovare una piantina grassa nella corsia che la ragazza si appresta a pulire, seguirà il ragazzo con cui Julia ha un appuntamento, salvandolo anche da un tentativo di rapina, e parlando con lui in un bar scoprirà alcune cose sulla ragazza. Un film tenero e delicato, dove non succede quasi nulla, ma che non riesce ad annoiare. Evidentemente per vincere l’Orso d’Argento a Berlino non ci vuole chissà cosa.
Uscita dal cinema massimo alle 11.00 ho fatto una passeggiatona per raggiungere l’ambrosio, dove il film successivo, rumeno, sarebbe iniziato alle 11.30.
“Politist, adjectiv”
In quasi due ore di film seguiamo Cristi, giovane poliziotto, incaricato di pedinare un giovane, sospettato di spacciare droga. Cristi è convinto che presto la legge cambierà, e quindi si rifiuta di arrestare il ragazzo. Sprazzi di esilarante acume ortografico specialmente durante i pranzi casalinghi, dove Anca, accortasi di un errore fatto dal marito nella stesura del rapporto, gli spiega alcune variazioni grammaticali decise dall’Accademia Rumena. Cosa che farà anche il suo capo, che, avendo appreso che Cristi non intende arrestare il giovane spacciatore, dizionario alla mano, gli farà leggere il significato di “coscienza”, “legge”, “polizia”, “morale”.
Uscita dalla sala ho trovato il Dottor Piazza già in coda per l’ingresso successivo. Il tempo di agguantare un trancio di pizza al volo e una bottiglietta d’acqua e mi sono messa in fila con lui, che mi parlava mentre io masticavo convulsamente il mio spugnoso pranzo.
“Le Refuge”
L’ultimo lavoro di Ozon (info per il Piazza: wikipedia ci toglie ogni dubbio dicendoci che è “apertamente gay” come se essere gay e basta non fosse sufficiente. E, comunque, sempre a proposito di gay, aveva ragione Andrea: Freddie Mercury è proprio nato a Stone Town. Com’è piccolo il mondo, eh?) è un dramma che si apre alla speranza. Mousse viene ricoverata in ospedale in seguito ad un overdose. Al suo risveglio scopre che Louis, il suo compagno, è morto, e lei è incinta. Al funerale verrà avvicinata dalla madre del ragazzo, che la inviterà ad abortire. Lei risponde che ci penserà. La rivediamo in un paesino del sud della Francia, in una casa affacciata sull’oceano, dove verrà raggiunta da Paul, il fratello di Louis. Superata la diffidenza iniziale Mousse accetterà l’amicizia di Paul, a cui si affiderà totalmente. Che poi. Dopo aver visto Louis-Ronan Choisy ti viene anche da dire “e sai che fatica”.
In un gioco di entra e esci, esci ed entra, fra un film e l’altro ci siamo addirittura concessi un caffè, e poi di nuovo in sala, per il docu-film Canadese
“A l’ouest de Pluton”
dove i tormenti, i dubbi e le passioni di un gruppo di adolescenti del Quebec, ci vengono svelati seguendo dei veri adolescenti per un giorno e una notte, attraverso il racconto delle loro passioni, con l’entusiasmo per la scelta del nome di un gruppo rock o la delusione, per l’appassionato di astronomia, del declassamento di plutone dal suo stato di pianeta alla condizione di 134.340 corpo celeste.
La “mia” giornata si avvia al termine, ma manca ancora un film:
“La bella gente”
Preceduto dalla presentazione in sala da parte del regista, Ivano Di Matteo, in compagnia di Antonio Catania, Elio Germano e Victoria Larchenko la pellicola non ha ancora trovato un distributore italiano ed è un vero peccato, perché è un film che fa riflettere (e anche un po’ incazzare, diciamocelo) sull’ipocrisia e sul falso perbenismo di un certo tipo di persone. In breve: Susanna e Alfredo sono una copia di professionisti affermati, che vivono a Roma e trascorrono le vacanze nella loro casa in Umbria. Trasferitisi in campagna per le vacanze estive, mentre un giorno Susanna ritorna dal paese vede sul bordo della strada una giovane prostituta maltrattata da un uomo. E decide di “salvarla”, portandola a casa. Dopo il terrore iniziale Nadja capisce che i due la vogliono davvero aiutare, e accetta la loro proposta di ospitalità. La coppia, incurante del parere di Paola e Fabrizio, pacchianissima coppia di amici, inizia ad affezionarsi alla ragazza, fino al giorno in cui, per festeggiare il compleanno di Susanna, arrivano il figlio Giulio, con tanto di fidanzata Flaminia (simpatica come una palata di merda) e le cose iniziano a complicarsi.
(ennesima info per Piazza: Myriam Catania è figlia di Rossella Izzo, nonché nipote di Simona (sempre Izzo) oltre che moglie di Luca Argentero).

 
 
 

TorinoFilmFestivaleggiando - Cronache del dopo festival

Post n°1086 pubblicato il 16 Novembre 2009 da poison.dee
 
Foto di poison.dee

E mi perdonerà Philip K. Dick per la presuntuosa citazione.
Che poi il TFF arriva appena oggi al suo quarto giorno, ma ci tenevo a farne un breve riassunto, prima che la memoria mi abbandoni definitivamente. 
Venerdì pomeriggio, prima dell’inaugurazione, ho fatto la “spesa”, comprando tutti i biglietti per la settimana. Il fatto che io mi stessi dimenticando di acquistare quello per assistere al film malese delle 17.30 era chiaramente un segnale che il mio inconscio mi stava mandando, e che io avrei fatto bene a non ignorare. E invece.
 

 

“Call if you need me” racconta uno scampolo di vita di Or Kia, che lascia la campagna per raggiungere il cugino Ah Soon in una Kuala Lumpur buia e periferica. Ah Soon è a capo di una banda criminale che riscuote crediti per un boss locale. Inizialmente tutto sembra affascinante, ma ben presto vengono alla luce intrighi e giochi di potere fino a quando Or Kia, diventato col tempo più bravo del cugino, ne prenderà il posto. In pratica niente di nuovo.
Uscita dal Greenwich mi sono incamminata verso il teatro Regio. Sotto i portici di via Po mi sono imbattuta quasi per caso nel Dottor Piazza e, dopo averlo scortato al bancomat più vicino ci siamo posizionati nell’atrio del teatro ad aspettare sua bionditudine. Prima di entrare abbiamo notato un po’ di subbuglio, con la polizia in perfetta tenuta antisommossa che ha iniziato a precipitarsi all’interno del teatro. In un attimo di perplessità ci siamo chiesti cosa stesse succedendo, poi abbiamo capito che si trattava della pacata protesta degli anarchici che si ribellavano alla proposta di sgombero delle case occupate. Dopo aver letto il loro proclama sul palco la cerimonia ha avuto inizio. Gianni Amelio, in compagnia di Maya Sansa, con un delizioso vestitino Gucci nero sacco della monnezza hanno introdotto il film inaugurale, invitando sul palco la regista Sam Taylor Wood, che per l’occasione indossava un vestito molto simile a quello della Sansa, ma con ai piedi un paio di sandali strepitosi (devo controllare se l’Amiat è fra gli sponsor della manifestazione) e l’attore Aaron Johnson, che è nato quando John Lennon era già stanco di esser morto da 10 anni. 

 

“Nowhere Boy” ci racconta la vita di John Lennon negli anni della sua adolescenza, dalla morte dello zio al riavvicinamento con la madre, che lo aveva abbandonato quando lui aveva cinque anni affidandolo alle cure della sorella Mimi (una strepitosa Kristin Scott Thomas, caustica al punto giusto), e che lo “inizia” al rock’n’roll. Ribellione, inquietudine, la formazione del primo gruppo musicale, l’incontro con Paul Mc Cartney, un evento tragico e l’inizio di una nuova vita. Quando uscirà vi consiglio di non perderlo.

 
 
 

Ogni volta che non è importante

Post n°1085 pubblicato il 13 Novembre 2009 da poison.dee
 

Oggi prendo due ore di permesso ed esco prima.
Ho già messo i voucher per la serata inaugurale del TFF in borsa.
No, non sono così ansiosa da uscire prima per arrivare alle 20.30 davanti al Teatro Regio, incontrarmi con la bionda e il dottor piazza. E’ che – già che ci sono – mentre sono in coda per la magica conversione del voucher in biglietto, faccio che acquistare tutti i biglietti per la settimana. Da pagare rigorosamente in contanti, non sia mai che un fottutissimo POS possa semplificarti la vita. Quindi alle 17.30 andrò a vedere il primo film del festival, un film malese. Che non so se all’entrata mi omaggeranno di un kriss, da usare nell’eventualità che il film non sia di mio gradimento.
Ma immagino di no.
Quindi, caro il mio dottor piazza, se mi leggi, sappi che stasera arriverò comunque davanti al Regio.
Non temere, mi riconoscerai: sono quella larga come un trumeau veneziano del 700, con indosso un vestito di lana color verde fastidio. 
 

 
 
 

Che poi mica nessuno mi obbliga

Post n°1084 pubblicato il 11 Novembre 2009 da poison.dee
 

Però io al Torino Film Festival ci sono affezionata, dai tempi in cui si chiamava Festival Cinema Giovani. Che a quei tempi in fondo ero giovane pure io.
E comunque, più o meno assiduamente, ho sempre manifestato una specie di fedeltà - peraltro mai richiesta - nei confronti dell’evento. Quindi nel corso degli anni, in questo periodo, come fosse un lavoro, iniziava la ricerca del programma, la consultazione del programma stesso, e poi, in ultimo, la visione dei film prescelti.
Se consideri che venerdì inizierà la 27sima edizione del TFF puoi ben immaginare che nel corso degli anni io sia riuscita a vedere, vuoi per puro culo o per precisa scelta, piccoli capolavori mai distribuiti nei circuiti normali, film destinati a diventare dei cult (donnie darko, per citarne uno a caso) e immani cagate da farti rimpiangere di non essere rimasta a casa a guardare la signora in giallo piuttosto che la casa nella prateria o semplicemente a osservare i fiori del tuo giardino mentre appassiscono (cosa che a novembre riesce anche parecchio facile, se ci pensi).
Ricordo che un anno, quando il TFF si era spostato al Pathè, io e la Paola ci siam fatte una maratona di film coreani e giapponesi a partire dalle 10.00 di mattina. Che mancava poco che uscissimo di lì con gli occhi a mandorla, il culo a spicchi e le palle in agrodolce.
Quest’anno ho “segnato” 15 film. Sempre che io riesca ad acquistare i biglietti, che da quando hanno messo la prevendita on-line si corre il rischio di trovare qualche proiezione esaurita prima del tempo, sempre che – nei giorni in cui i film da vedere sono più di uno e quindi risulti più conveniente fare il pass giornaliero - io riesca ad entrare in sala, sempre che...

 
 
 

Nemico pubblico

Post n°1083 pubblicato il 11 Novembre 2009 da poison.dee
 
Tag: cinema

Che cosa fai per vivere?

Sono John Dillinger. Rapino banche.

Dillinger è morto.
Ma questo è un altro film. Il diciottesimo sulla figura del gangster considerato dall’FBI e dal suo direttore J. Edgar Hoover il nemico pubblico n. 1 e per la cui cattura verrà costituita una nuova squadra speciale capitanata dal G.Man Melvin Purvis, che si avvarrà di tecniche investigative fino ad allora mai utilizzate, a partire dalle intercettazioni telefoniche. 
Fra evasioni, cacce all’uomo, sparatorie, rapine in banca (per le quali Dillinger passò alla storia come una sorta di Robin Hood, perché al termine delle rapine aveva preso l’abitudine di bruciare i registri delle banche, cancellando in questo modo ogni traccia di debiti e ipoteche dei clienti) e tradimenti assistiamo alla fine di Dillinger, che, ingannato da Anna Sage – accordatasi con Purvis con la falsa promessa di non essere rimpatriata in Romania – verrà ammazzato all’uscita di un cinema di Chicago, dove aveva assistito alla proiezione del film Manhattan Melodrama, in cui Clark Gable interpreta un gangster condannato alla sedia elettrica e si narra che l’attore si fosse ispirato alla figura di Dillinger per calarsi nella parte.

 
 
 

Dovetti scegliere tra morte e stupidità. Sopravvissi.

Post n°1082 pubblicato il 10 Novembre 2009 da poison.dee
 

Non intendo parlare delle esternazioni di giovanardi, l’unico uomo al mondo che parla tramite un collegamento diretto corde vocali – colon.

Né della mia collega che, in coda dietro di me alla cassa del supermercato, a un certo punto mi dice: “I croccantini! Ma sono per il tuo gatto?”

“Certo che no, Rose, li mangio io!”

No, parlerò di Lady Gaga. Sti cazzi.

So che ella è una cantante. Che ci ha sfrancicato i maroni con una canzone, “poker face”, per tutta l’estate. So che ella si abbiglia in modo che non si può certo definire sobrio, e si trucca e parrucca di conseguenza. Stralegittimissimi fatti suoi, fra l’altro.

Ma oggi, spulciando fra le fotogallery di repubblica, spiccava “scoop: il volto di lady gaga”, manco fosse solita andare in giro in niqab. E, nella didascalia che accompagna la sequenza di foto, si legge che, per una volta, la si può vedere al “naturale”.

Al naturale una sega. A parte una quantità di ciglia finte che soddisfa il fabbisogno dell’intero corpo di ballo del Crazy Horse, ella sfoggia strati di matita, kajal, ombretto ed eye-liner che io – adusa al maquillage dall’adolescenza, consumo mediamente in sei mesi.

Dev’essere la nuova frontiera del naturale. Ne prendo atto. E, già che ci sono, quasi quasi vado a far la cacca da Paolo.

 

 
 
 

L’uomo che fissa le capre

Post n°1081 pubblicato il 09 Novembre 2009 da poison.dee
 
Tag: cinema

 

Dopo essere stato lasciato dalla moglie, Bob Wilton, giornalista senza infamia e senza lode, si mette alla ricerca dello scoop della vita, per riacquistare prestigio agli occhi della donna. Decide di andare in Iraq come inviato di guerra, e, nell’attesa di passare il confine, in un hotel di Kuwait City incontra Lyn Cassady, di cui aveva sentito parlare da un bizzarro tizio intervistato qualche tempo prima. Lyn gli racconta di essere un soldato Jedi, un monaco guerriero facente parte della New Earth Army, un’unità sperimentale, una specie di esercito new age in grado di leggere il pensiero, attraversare i muri, disintegrare le nuvole  e fermare il cuore di una capra, fondato anni prima da Bill Django (un Jeff Bridges molto Jeffrey "Drugo" Lebowski), scomparso nel nulla dopo che la N.E.A. venne smantellata, per colpa dell’invidioso Larry Hooper.

Fra viaggi nel deserto, rapimenti, sparatorie, citazioni e LSD, Lyn e Bill si ritroveranno, e Bob Wilton scriverà il suo articolo.

 

“Vincere le guerre con pace e amore?”

“Sono in tanti ad averlo detto:
Gesù Cristo, Mao Tse Tung, Walt Disney”

 
 
 
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