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La costruzione del nulla - 4/N

Post n°76 pubblicato il 19 Novembre 2006 da semi.conduttore
 
Tag: Fiction

Finalmente il grossolano rimestator del nulla si girò verso il minore dei suoi fratelli:

«Signor Dandy, i miei più falsi e ipocriti ossequi».

Il Giovane Dandy sorrise con lo smagato e distratto sorriso che gli era proprio, e si allontanò seguendo certe sue visioni di cortigianesche chiappe. In fondo del fratello maggiore gli interessava meno di una verruca sotto il piede del suo valletto più ingrato. Il Vecchio ne approfittò per prendersi il gioco in mano:

«Vedo che la lontananza, lungi dall'essere come il vento, fortifica i tuoi umori salaci, Figlio mio. Bene. Non sia mai che tu riesca a diventare ciò che sei. Alla fin fine ti preferisco così, tutta apparenza e scostumato amore».

«La lontananza», replicò il grossolano rimestator del nulla, «la lontananza acuisce i sensi. L'olfatto, sopra tutti. E si sa, il naso, questo cazzone che la natura ci ha piazzato proprio in mezzo alla faccia, riesce a catturare i refoli della memoria in maniera prodigiosa. Non mi sorprende, quindi, di provare gli stessi conati di vomito di me stesso fanciullo, al cospetto della puzza tua regale».

Il Vecchio tossì asmaticamente: stava ridendo come un forsennato.

«La lontananza è azzurra», riuscì a mormorare il Sire tra un latrato di trachea secca e l'altro.

«Sarà pure azzurra», rispose il grossolano: «di certo odora di bucato rispetto ai miasmi che spandi nell'aria, Vecchio Troglodita. Come ben sai, spero che tu muoia presto. Quando Iddio vorrà, chiamami per tempo al tuo capezzale: saprò addolcire la dipartita con le mie canzoni di giubilo. A patto che la stanza sia ben areata, e che il profumo d'incensi sovrasti la puzza delle tue dolorose piaghe».

La bocca del Vecchio era una ruga profondissima e rossa e carnosa e mobile e umida di saliva:

«Sempre disposto a rinunciare al Regno?»

«Il Regno peserà tutto sulle inconsistenti spalle del tuo degno erede, lo smidollato puttaniere», disse il grossolano rimestator del nulla guardandosi le unghie e accennando con la testa in direzione del Giovane Dandy, che nel frattempo aveva trovato modo d'affondar la mano tra le natiche sapienti d'una cortigiana accondiscendente, il di lei cornuto marito facendo finta di nulla, approvando con la testa chissà quale battuta di spirito, aritmetizzando a mente il vantaggio che la principesca palpata gli avrebbe potuto, domani, un giorno, procurare; non sapendo, il tapino, che il Giovane Dandy aveva già deliberato, tra sé e sé, di fargli tagliare testa e corna, in un colpo solo, non appena avesse avuto in mano le chiavi del potere.

 
 
 
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