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« NarcisismoLou, mon amour (2/N) »

Lou, mon amour (1/N)

Post n°153 pubblicato il 05 Settembre 2007 da semi.conduttore
 

E' infatti accertabile con evidenza che il narcisismo di una persona suscita una grande attrazione su tutti coloro i quali, avendo rinunciato alla totalità del proprio narcisismo, sono alla ricerca di un amore oggettuale.


ritrovarsi all'improvviso proprietà di un gatto, soprattutto quando si odiano i gatti e quando si è sempre pensato che animale è bello solo se commestibile e cotto come si deve - ma anche crudo, però insomma dentro un piatto - oppure dietro le sbarre di uno zoo oppure affanculo dove cazzo gli pare ma beninteso a distanza di sicurezza, be', dicevo, ritrovarsi in questa caccolosa situazione può causare seri problemi d'identità.

che poi la colpa, non vorrei fargliene una colpa, per carità d'iddio, però la colpa, dicevo, è in maniera indubitabile della mia augusta genitrice, campionessa europea di salto sulla panchina: questa specialità, ancora non omologata dal comitato olimpico, prevede che si debba saltare su una panchina, o altro attrezzo sostituvo e adeguato, emettendo gridolini di spavento, appena si percepisca l'uggiolare d'un barboncino che probabilmente se la farebbe nelle mutande, se avesse le mutande, alla sola vista di un topo appena nato. un decimo di secondo e spicci, roba che sui cento metri la squalificherebbero per falsa partenza, nessuno può avere tempi di reazione così veloci, eppure lei sì. quindi figuratevi.

che poi ve la vedete una over sessantacinque che salta con grazia ed eleganza, emettendo gridolini di spavento, su una panchina in un decimo di secondo e spicci solo perché sente abbaiare un barboncino a una ventina di metri di distanza? ecco, fatevene una ragione, son cose che ho visto coi miei occhi, cose che le favole della nonna sembrano prese di peso dai manuali di storia, al confronto.

che poi mica cià paura solo dei cani: quando ero piccolo era tutto uno stai attento che ti fai male, stai attento che caschi, stai attento che ti dài fuoco, stai attento che affoghi, eccheccazzo, a parte non penso che sia carino tirarla al prossimo in questa maniera sfacciata, ma poi ti credo che uno viene su inibito. il problema principale è che prima di andare in pensione lavorava all'accettazione di una clinica per la riabilitazione motoria, e vedeva passarsi davanti casi davvero umani, tipo il tizio che era cascato da un albero di pero dall'altezza di un metro ed era rimasto tetraplegico. per carità, sono cose, purtroppo, che possono succedere, e succedono realmente, ma il risultato netto è che la mia infanzia è rimasta drammaticamente sprovvista di alberi su cui salire. alle scuole medie il prof di ginnastica mi ha piantato la fiamma di un accendino sotto al culo pur di vedermi fare la pertica, ma non c'è stato verso. non sono tutt'ora in grado di fare la pertica, credo perché non mi sono mai potuto arrampicare su un albero da piccolo. non che per studiare la qcd ci sia bisogno di esser capaci di salire su una pertica, ma insomma, avete capito cosa intendo, sono pur sempre cose che causano ferite narcisistiche. anzi, forse è proprio per quello che mi sono messo a studiare la qcd, ma questa è tutta un'altra storia, e casomai ve la racconto un'altra volta.

in ogni caso, dicevo, il problema principale è che il gatto non è mio, io sono del gatto, questo credo sia una cosa che ogni essere umano proprietà di un gatto abbia capito circa subito.

le bambine avevano deciso di chiamarla briciola (ovviamente è una femmina, cosa vi pensate, che questa sia una casa? ma no, è un gineceo), ma il pater familias (io, immodestamente) ha decretato che siccome la gatta l'avevo salvata io, e presa dalla strada e nutrita e fatta pisciare sui miei pantaloni nuovi avevo tutto il sacrosanto diritto di battezzarla, e quindi siccome briciola, oltre che essere stupido, è un nome da cani, l'ho chiamata lou. perché ho capito subito che tra me e lou sarebbe stato un rapporto d'amore-odio.

il fatto è questo: io lou andreas salomè la odio.

ma se non vado con ordine misà che non ci capiremo mai.

allora, la faccenda è questa. del mio scarso attaccamento per gli animali, e delle ragioni per il quale, ho già detto. quel che non ho detto è che da un po' di tempo mi sgargabonzellava per la capoccella l'idea di redimermi da questa condizione. la redenzione è tutto ciò che voglio, e tutto ciò che vogliono quelli come me (chi ha orecchie per intendere intenda). il destino ladro ha voluto che una gatta partorisse quattro gattini nel cortile del mio condominio. poco meno di una settimana dopo il parto ha cominciato a trasferirli, collottola in bocca, come una vera gatta, verso altro evidentemente più congruo nido. i bambini del quarto piano, vedendo un gattino appena nato giù in cortile, mamma gatta lontana, hanno pensato bene di prenderlo su per fargli due coccole, provare a dargli il latte, tipiche cose da bambini insomma. la mamma umana dei due pargoli, vistasi la bestia per casa, deve aver ordinato l'immediato ostracismo - in questo non dissimile dalla mia augusta genitrice. i due bambini, mogi e mesti ma obbedienti come due bravi bambini, hanno riportato la palla di pelo in cortile. mamma gatta nel frattempo era tornata e miagolava alla ricerca del cucciolo. trovatolo, dopo averlo preso in bocca l'ha risputato due metri avanti - cioè esattamente sotto la finestra del mio piccolo studio. posteriori colloqui con amica gattara mi hanno confermato che a volte le mamme gatte fanno così: se qualcuno manipola i gattini con umane manacce sporche, percepiscono uno strano odore alieno e quindi ripudiano il frutto stesso del loro ventre. so' animali.

com'è come non è, mi sono ritrovato questo piccolo peloso grumo di vita che piangeva proprio sotto la finestra del mio studio (abitando al primo piano, lavorare non risultava facile). una rapida inchiesta presso le ciacolanti vicine di casa m'informava della vicenda, come ve la sono andata delineando nel paragrafo che precede:

- ah, ma oramai la gatta non lo prende più...
- eh, lo prenderei io se solo potessi, ma poi diventa una schiavitù...

com'è come non è, sfinito dopo due ore di miagolii, sono sceso in cortile, ho preso la palletta di pelo in mano - mi stava giusto nel palmo e aveva ancora gli occhi chiusi - l'ho portata a casa e ho telefonato alla mia amica gattara:

- e mo che ci faccio?
- allora, prima di tutto la metti in un tiepido riparo: un cuscino, una copertina, la borsa dell'acqua calda. poi vai in farmacia e compri il latte per mici e il biberon.
- il latte per mici in farmacia?
- certo
- ma la farmacia è roba da cristiani!
- ...
- ok ok, come non detto, vado in farmacia
- ah, mi raccomando, dopo devi fargli i massaggini alla pancia, sennò non fa pipì
- i massaggini alla pancia?
- eccerto. mamma gatta li lecca, sennò non fanno pipì

dopo questa inaspettata notizia sono stato tentato, confesso, di buttare il coso giù nel water e tirare la catena. l'idea di dovermi sostituire alla lingua di mamma gatta per stimolare la pulsione pisciatoria di quella strana forma di vita i cui antenati, nel pleistocene, con ogni probabilità si sono nutriti delle coradelle dei miei antenati, mi risultava ostica.

- la tua tris-tris-tris-eccetera nonna - le ho detto, anche se ancora non sapevo che fosse femmina, ma lo divinavo facilmente - aveva due zanne così (gesto) e quasi sicuramente si è mangiata la milza della mia tris-tris-tris-eccetera nonna. e se poi mi pisci sulla mano? che ne potrebbe pensare la mia tris-tris-tris-eccetera nonna, eh?

ma la palla di pelo, dopo essere stata deposta con tutti gli onori su un cuscino, confortata da una copertina e da una borsa dell'acqua calda a forma di tartaruga, indifferente ai miei richiami etici sui disdicevoli costumi gastronomici dei suoi antenati, ha cominciato a strillare come un ossesso, il suo piccolo stomaco reclamando il giusto guiderdone. quindi sono corso in farmacia.

ora, cercate di capirmi. in farmacia ho sempre comprato aspirine, kili e kili di nimesulide, nei momenti bui un po' di xanax - confermo che mandato giù con l'ausilio di un qualsiasi superalcolico fa il suo porco effetto - e poi litri e litri di enterogermina e tachipirina, e tonnellate di pannolini per le bambine. se non avete bambini non avete e non potrete mai farvi un'idea della spropositata quantità di merda che sono in grado di produrre. che poi secondo me la cosa dipende dal fatto che un adulto caca nel cesso, e non è che poi sta lì a guardare quanta merda ha tirato fuori. cioè non è che uno butta gli occhi al quibus e stima:
- to', oggi ne ho fatta due etti.
insomma, in realtà uno non lo sa, quindi resta sorpreso quando si rende conto che un esserino di tre chili e spicci può emettere l'enorme quantità di materia fecale che emette.

ma per tornare alla farmacia, mai sospettato che ci si potesse comprare cibo per gatti. e il biberon, per soprammercato. detto in parole povere, mi vergognavo come un ladro, e avevo paura che il farmacista offeso mi cacciasse via a calci in culo. invece non ha fatto una piega, e mi ha consegnato questa scatoletta d'alluminio con dentro il latte in polvere per gatti e inoltre, per soli miseri nove euro, un pet-biberon: che se invece usavo quello delle barbie delle bambine era uguale. nove euro buttati, cazzo.

(to be continued)

 
 
 
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