Un blog creato da sof2004 il 10/03/2006

DOMANI CAPIRAI

Gennaio 2005: un papà separato dalla figlia di 10 mesi. Con le scuse più assurde, per 84 giorni non riesce mai a vederla. Un giorno decide di scrivere la sua sofferenza, affinchè un domani la figlia possa capire quanto amore e quale dolore..

 
 
 
 
 
 

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A MIA FIGLIA (MAGDI ALLAN)

Ricordo ancora l'attimo
dolcissimo e febbrile
in cui cullandoti per la prima volta
ho capito che eri la mia scelta di vita.
Ti sarò eternamente grato
perchè grazie a te ho scoperto
l'umanità e la ricchezza interiore
di cui ignoravo perfino l'esistenza.
Regalandomi i baci e i sorrisi
mi hai reso il papà più felice.
Donandomi pienamente a te
ho conquistato la gioia di vivere.

 
 
 
 
 
 
 

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23 FEBBRAIO 2007

Post n°89 pubblicato il 01 Marzo 2007 da sof2004
 

Solo quel giorno particolare, mi sveglio alla mattina d’improvviso, tanto che mi pare di essermi appena coricato. Di solito, la sera prima prendo un sonnifero perché voglio riposare a tutti i costi e dovrò essere reattivo. Più volte mi sono però reso conto che il sonno artificiale non è la soluzione, perché poi alla mattina le cose da dire spesso mi vengono solo quando il momento giusto ormai è andato.
Questa volta, è la prima che capita in un giorno in cui siamo assieme. Quando suona la sveglia del cellulare, la chiudo veloce. Dal mio cuscino giro la testa e ti osservo che dormi serena e, mentre cerco la forza di alzarmi, mi chiedo quanta inconsapevole forza hai invece tu…
Ne hai di forza, anche per me, anzi io la forza la prendo proprio da te.
Quando salgo le scale del tribunale mi pare sempre di andare verso qualcuno che mi aspetta per darmi un pugno nello stomaco e penso sempre la stessa cosa.
Spero di arrivare per primo, perché trovarmi di fronte la sua faccia in fondo alle scale mi dà senso di nausea; ogni volta provo questa sensazione di incredulità e smarrimento di fronte al fatto che sono li per  lottare e per fare il padre, e soprattutto devo lottare contro chi..? contro tua madre..
Di solito non c’è, oppure arriva in ritardo, quando io ormai ho superato questo stato di trance nervosa e mi sono “ambientato” in questo posto così lugubre e triste come nemmeno un ospedale o una grigia chiesa riescono ad esserlo.
Qui nessuno cura nulla, ne corpo ne anima.
Qui, in questo posto sono stato da lei spesso verbalmente aggredito e falsamente accusato. Sempre sono uscito deluso e a capo chino.
L’ultima volta invece, ero uscito felice e rinfrancato.
La presenza imparziale di questo giudice (il terzo e spero definitivo..) mi rassicura, l’avvocato mi da la sensazione che un bastone può dare ad un vecchio incurvato dal peso degli anni. Mi sostiene e basta, ma non mi toglie il peso e nemmeno la rabbia data dal dover lottare per te e per i nostri diritti. Quando invece vederli rispettati dovrebbe essere la cosa più naturale di questo mondo. L’avvocato parla con il giudice in un’altra lingua, è come una specie di interprete per me, cerca di tradurre quello che io voglio. Questo giudice però conosce anche il mio linguaggio, quello del cuore; è un padre, si vede, mi ascolta. E’ bravo.  
Avere lei di fianco mi dà fastidio a livello fisico. L’odore acre del suo solito profumo mi fa tornare di colpo  indietro di quattro anni e me li fa ripercorrere in un flash, e rivivo in un attimo tutto lo schifo che ho dovuto passare.  Non mi è mai piaciuto il suo profumo. Dovevo fidarmi dell’olfatto, non del mio cuore.
Ma è tua madre.
Tengo sempre il mio avvocato a fare un po’ da barriera, da cuscinetto tra me e lei.
Anche stavolta il suo avvocato è cambiato, è il quarto mi pare.

 
 
 
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