Un blog creato da sof2004 il 10/03/2006

DOMANI CAPIRAI

Gennaio 2005: un papà separato dalla figlia di 10 mesi. Con le scuse più assurde, per 84 giorni non riesce mai a vederla. Un giorno decide di scrivere la sua sofferenza, affinchè un domani la figlia possa capire quanto amore e quale dolore..

 
 
 
 
 
 

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A MIA FIGLIA (MAGDI ALLAN)

Ricordo ancora l'attimo
dolcissimo e febbrile
in cui cullandoti per la prima volta
ho capito che eri la mia scelta di vita.
Ti sarò eternamente grato
perchè grazie a te ho scoperto
l'umanità e la ricchezza interiore
di cui ignoravo perfino l'esistenza.
Regalandomi i baci e i sorrisi
mi hai reso il papà più felice.
Donandomi pienamente a te
ho conquistato la gioia di vivere.

 
 
 
 
 
 
 

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20 LUGLIO 2009

Post n°130 pubblicato il 20 Luglio 2009 da sof2004

E’ passato quasi un anno da quando ho scritto qualcosa di mio, una mia riflessione.
Non è cambiato molto, più che altro mi sono rassegnato ad accettare in maniera serena le cose.
Credo sia uno dei sistemi più validi per stare un po’ meglio.
Tu cresci a vista d’occhio e il rapporto tra noi rimane sempre splendido e gioioso.
Pochi giorni fa mi hai detto al telefono che ti è caduto il primo dentino.
Nel frattempo, in tutti questi mesi tanto per non perdere l’abitudine, ho ricevuto ancora qualche “mazzata”.
Su tutte la sentenza di separazione, arrivata dopo 4 anni di calvario interminabile. Nulla di variato per quanto concerne le modalità di “frequentazione” che per fortuna sono rimaste invariate.
E’ stato invece aumentato l’assegno da corrispondere a tua madre. Questo ha proprio il sapore della beffa. Nell’ultimo anno prima della sentenza avevo infatti lavorato duro con una media di 10 -12 ore al giorno. Questo per far fronte alle spese di mantenimento tue e di tua madre, per pagare il mutuo della casa e per riuscire a portarti in vacanza. Per soddisfare insomma lo stretto indispensabile, le cose essenziali.
Fatto sta che il reddito, gioco forza, è aumentato. Si arriva quindi all’ultima udienza e viene chiesto di produrre la dichiarazione dei redditi dalla quale ovviamente risultano tutti i miei sacrifici, perché io non posso evadere il fisco.
Risultato? L’assegno da corrispondere alla madre viene aumentato quasi del doppio!
Lo Stato in pratica mi ordina: ti abbiamo fatto diventare povero e così devi rimanere.
L’altra cosa negativa è che sono decollato con la mountain bike e mi sono di nuovo lussato la spalla, purtroppo quella dove avevo già subito l’intervento della ricostruzione della cuffia dei rotatori.
Sono quindi a casa da un paio di mesi e sto facendo la riabilitazione. Il risvolto positivo è che tua madre ti “cede” sempre più volentieri, per cui passiamo molto tempo assieme dato che non lavoro.
Ora aspetto impaziente venerdì e rimarremo assieme fino al 2 agosto, poi ci rivediamo il 14 agosto e staremo insieme fino al 26 agosto.
Tutto ciò è fantastico!

 

 
 
 

LETTERA AD UN MAGISTRATO MAI NATO (DAL SITO http://www.figlipersempre.com )

Post n°129 pubblicato il 24 Aprile 2009 da sof2004

Caro magistrato,

che il giorno che sono entrato nel tuo ufficio non sapevi neanche come mi chiamavo e cosa facevo. Non avevi avuto il tempo di aprirlo il mio faldone. Così il mio nome me lo hai chiesto. Mi hai poi spiegato che secondo te, secondo la tua interpretazione della legge, i bambini devono sempre e comunque stare con la mamma. Non col genitore più idoneo, come prescrive la legge; con la mamma. Anche quella con condanna a trent’anni per infanticidio. La cronaca insegna.

Non so su quale libro di pedagogia l’avessi letto. O su quale codice. Comunque me lo hai chiarito subito come una sentenza definitiva … quando la causa era appena iniziata; e mi hai invitato ad uscire. In fretta perché il caffè, mi hai detto, quel mattino non lo avevi ancora bevuto. E fuori, come scardole in frega, decine di coppie si accalcavano all’uscio.

Cinque minuti. Perché, anche se la legge è uguale per tutti, io non merito le 5 ore di udienza del calciatore e di quella della TV. Non avevo fotografi fuori, io. Perché la mia è una causa evidentemente inutile. Come molte. Forse la maggior parte. Tanto non saresti entrato nel merito. Eppure, se ci pensi bene, a lavorare così infirmi la tua stessa figura. Il magistrato è inutile: bastano i codici! E’ già tutto scritto. Non c’è bisogno di valutare e di pensare.

“Non si tolgono i bambini alle mamme; anche a quelle come la sua consorte che, lo ammetto, non si rende conto dei danni che sta facendo; non è pregiudizio, è prassi giuridica”. Così mi hai detto.

Tanto sapevi che la prima parcella dell’avvocato mi avrebbe dissuaso dal continuare. Oppure l’affitto della nuova casa. O le parcelle delle varie CTU, CTP che sulle disgrazie degli altri talora ci vivono, talaltra ci speculano. E altrimenti ci avrebbe pensato la rata del mutuo di una casa in cui non potevo più abitare.

Che poi, quando ti ho dimostrato che la casa in questione era vuota e andava in rovina perché moglie e figlio vivevano da tutt’altra parte, hai fatto spallucce. Tanto non era la tua.

E se no ci avrebbe pensato lo psicologo del tribunale a minimizzare il fatto che da 5 mesi non riuscivo a vedere mio figlio; niente ai fini dell’affido, avrebbe detto, in confronto al mio approccio infantilistico che sarebbe risultato, quello sì, di grave nocumento alla prole… E se, come a un mio amico, fosse capitato l’unico psicologo esistente che avesse avuto il coraggio di sentenziare che il miglior assetto affidativo era quello paterno, allora e solo allora ti saresti ricordato di essere peritus peritorum e avresti richiesto un’altra perizia non accettando l’esitodella prima.

Ma, perdonami caro magistrato, che ne sapevi tu del mio istinto paterno? Di quante volteavevo messo a letto mio figlio raccontandogli una fiaba, di quante volte lo avevo portato a spasso nel bosco o ai giardinetti, di quante volte avevamo fatto la doccia assieme? Di quante volte mio figlio mi aveva detto che voleva vivere con me? Di quante volte lo avevo portato all’asilo o gli avessi messo la supposta? Forse più volte di te. Ma tu non lo sapevi. Non ti importava.

Pensare che quando mi avevano detto che anche tu sei un padre separato dal figlio, mi ero un po’ illuso. Quando lingue indiscrete mi avevano detto che neanche a te, onnipotente, la consorte aveva permesso per mesi di incontrare tuo figlio, credevo che avrei trovato comprensione.

Ma poi mi hai detto di non rompere le scatole con le mie denunce. Che tu dal 15 giugno al 15 settembre non lo vedi proprio tuo figlio, che è giù in meridione dai nonni materni. E che tu sei contento. E non infastidisci nessuno coi procedimenti penali. Non ingolfi la Procura.

Perché pensi che sta al mare, al sole e si diverte. Allora ho capito che la paternità, tu, la vivi in un modo diverso dal mio. Lecito. Il problema nasce quando la tua sensibilità diventa legge per gli altri. Che credono alla alienazione genitoriale e hanno letto dei gravi problemi che può causare. Che nella paternità ci credono. Che nelle leggi del codice civile e penale avevano letto cose diverse.

Se mi avessi fatto parlare avrei voluto spiegarti che la Convenzione di New York riconosce il diritto del bambino alla bigenitorialità. E come fa un bimbo ad avere due genitori se uno se ne va col piccolo a 400 km di distanza?

No, la bigenitorialità non è inficiata da queste piccolezze, mi avresti detto. E poi… è molto più forte il diritto costituzionale alla libertà di movimento. Che poi è lo stesso diritto che, biondo e serafico come l’arcangelo Gabriele, mi avevi sbattuto in faccia quando mi ero lamentato che mio figlio, al seguito di mia moglie, aveva cambiato 24 volte domicilio in pochi mesi.

In fondo, però, avevi ragione. A che vale fare tante denunce e caricare di lavoro la

magistratura? Mi sarei fatto la fama del litigioso davanti ai magistrati e allo psicologo del tribunale. Perché ho capito che chi subisce un torto, spesso in tribunale è equiparato a chi lo perpetra: due rompiballe! Anzi, il primo più del secondo perché fa saltare fuori il problema; fa lavorare. E poi, non avrei ottenuto niente: il tuo collega del penale avrebbe fatto di tutto per archiviare le mie denunce. E quando, dopo anni di opposizioni su opposizioni alle tue richieste di archiviazione, fossi riuscito a ottenere la condanna di mia moglie, avrei ottenuto solo di pagare 2000 euro di avvocato per vederla condannata a 300 euro di multa per aver privato suo figlio del proprio papà per mesi e mesi. Per cui meglio subire in silenzio senza ribellarsi.

Oppure non affidarsi a te, alla giustizia che confonde vittime e carnefici.

E farsi giustizia da soli.

Ma io non cadrò nella trappola dell’esasperazione. Mi spiace. Perdonami: tu non riuscirai a dire di me “Visto che, in fondo, era uno squilibrato?”. Sarà la vittoria più grande. Certo quando leggerò ancora di una coppia che si è sparata dentro al tribunale o fuori, perché col metal detector i problemi si bloccano sulla pubblica via e danno meno fastidio, saprò già il perché. Penserò che sarà stato dopo che al padre avevi detto: “verificherò fra un anno se è vero che lei vede o non vede suo figlio” (che poi, dopo che l’hai verificato, dopo che è venuto il paese intero a dirtelo in faccia, con in testa il Sindaco, non hai fatto niente lo stesso). Oppure quando avrai disposto l’allontanamento immediato del padre dal figlio per l’ennesima calunnia: la pedofilia paterna. Oppure perché, dopo che in tre anni (di carcere o di allontanamento dal figlio) sarà stato stabilito che non era vero niente, tu non avrai preso nessun serio provvedimento punitivo nei confronti del coniuge sciagurato. Così quell’avvocato suggerirà lo stesso comportamento anche alla prossima cliente (“Ci provi, tanto, signora, non c’è nulla da perdere; coi nostri giudici non si rischia nulla”). E questo lassismo me l’aveva chiarito anche il mio di avvocato, che mi disse che l’udienza era andata bene perché, nonostante mia moglie m’avesse accusato di abusare di mio figlio, il giudice aveva fatto finta di non sentire. Per cui mi suggerì di accendere un cero e lasciar stare le denunce per calunnia, che a parlarne troppo, coi giudici che ci ritroviamo, avevo solo da rimetterci. Rischiavo la prigione per abuso di minore.

Eppure, caro magistrato, se tu usassi più rigore, lavoreresti meno e meglio. Perché chiunque, temendo di perdere l’affido o di essere punito con severità, rispetterebbe di più il buon senso e la legge, e i figli. Avresti molto più tempo a disposizione per ampliare le tue conoscenze e… per i tuoi caffè. E piccolo, trascurabile particolare, ci sarebbero molte meno denunce false. Molti meno contenziosi. Molte meno morti. Molto più rispetto dei bambini. Perché 30 inottemperanze al diritto-dovere di visita non si raggiungono in un giorno. Che poi, se ci pensi bene, se tu non punisci chi non ottempera al tuo provvedimento (al tuo, non al mio), e anzi ne chiedi l’archiviazione, vuol dire che il primo a non prendersi sul serio sei proprio tu!

Che poi, se ci pensi bene, riesci a immaginare per quanti mesi, prima ancora del tuo provvedimento, non avevo visto mio figlio? Ma non posso neanche spiegartelo perché non era neppure reato (i bambini si possono anche rubare, per legge): infatti non contravveniva a nessun provvedimento del giudice, così mi han detto i gendarmi e l’avvocato! E se non è reato, non puoi neanche chiederne l’archiviazione!

Ma sì, il padre conta meno di zero. Me l’ha confermato un amico cui avevi affidato la bambina solo perché la madre si era smaterializzata e gliela aveva mollata lì, come un pacco. Ma dopo un anno, quando la madre è ricomparsa dal nulla, ci hai messo 5 minuti a toglierla al padre e ai nonni paterni che l’avevano accudita amorevolmente. Lì, perdonami, sei caduto in contraddizione: ti sei completamente scordato che a me, che chiedevo che mio figlio potesse dormire a casa mia quelle rare volte che mia moglie accettava di consegnarmelo, dall’alto della tua scienza pedagogica avevi ribattuto che i bambini sono molto abitudinari e bisognava avere pazienza, che il dormire a casa del padre è un traguardo che si deve raggiungere con calma e solo dopo che avevi accertato, tramite i servizi sociali, che… non ero pericoloso.

Certo, ci sono uomini che picchiano la moglie e non si preoccupano della famiglia. Ma in comune con me, queste persone, hanno solo un cromosoma Y. Sarebbe stato tuo dovere capirlo. Tuo dovere. Certo, così credi di fare l’interesse supremo della prole. “Avete mai visto un vitello seguire il toro?” Il mio vitello, però, sarebbe anche venuto a dirtelo con chi voleva stare. Sul quaderno i pensierini parlavano chiaro. “Non voglio andare con la mamma, che ha tanti problemi e va dallo psichiatra”. Ma il quaderno non hai voluto leggerlo e per ascoltare il bambino mancavano 10 mesi all’età minima. Così il bambino le sue aspirazioni le ha dovute dire allo psicologo del tribunale che si è …dimenticato di trascriverle nella perizia. Per quanto poi può valere una perizia.. su questo son d’accordo con te.. Finisce che il bambino sta con la mamma che va dallo psichiatra, che lo plagia e fa di tutto per alienargli il padre. E magari come riferimento maschile si trova il nonno materno che in questa brutta storia cerca un angolo di paradiso anche lui, e mi chiede quattrini a parte per farmi incontrare mio figlio. Te l’ha anche detto un testimone. Tra l’altro una donna, una mamma. E te l’ha testimoniato in faccia. Ma è giusto così. Quello è l’interesse supremo che tu hai individuato. Peccato solo che, a un certo punto, in una udienza, mentre pontificavi, ho capito che non avevi individuato neppure che a tre anni un bambino non sa allacciarsi le scarpe.

Perché, perdonami, forse tu, al tuo, non gliele avevi mai allacciate.

 
 
 

23 SETTEMBRE 2008 

Post n°127 pubblicato il 23 Settembre 2008 da sof2004
 

Ci sono delle sere in cui non riesco proprio a trovare un
senso in questo mio vegetare, se non quello dato da un prezioso calendario
disegnato assieme, come quello che ieri sera nella fretta di partire hai
dimenticato sul tavolo. Magari durante il giorno lavoro e faccio anche il
pagliaccio per chi mi incrocia e per me stesso, così si sorride,
non
ci penso
e mi passa. Ma la sera quando mi ritrovo solo, disteso su questo divano rosso a guardare la tv che non mi piace,
allora non ho più nessuno per cui fare lo stupido e la solitudine mi presenta un
conto che non so mai pagare.

E’ il solito lunedì di cacca. Ma quelli passati mi sembrano sempre migliori.


 
 
 

31 AGOSTO 2008

Post n°126 pubblicato il 31 Agosto 2008 da sof2004
 

Sto finendo di preparare la valigia, domani primo pomeriggio passo da Vicenza a prenderti, poi via a Milano dove dormiremo dagli zii e martedì il volo da Malpensa che ci porterà ad Alghero.
Stavo meditando sul fatto che nonostante l’evento gioioso in sé per sé (“l’andare in vacanza…”) sono comunque un po’ triste perché penso che la vacanza a tre (o anche di più perché no..) sarebbe stata comunque più bella per te, anzi per entrambi. Questo non significa che io rimpianga di non avere accanto tua madre, troppe cose brutte sono successe, non ritornerò sui miei passi, inutile crearti false illusioni… ma mi riferivo al fatto che comunque per quanto io mi possa impegnare non riuscirò mai ad impegnare tutti i vuoti lasciati dalla mancanza di una mamma quando sei con me, questo è ineluttabile. Me ne accorgo io stesso, quando sono costretto a preparare una valigia non solo per me, che non mi viene naturale. Penso ancora che certe cose solo una brava mamma le sa fare bene e con naturalezza. Una brava mamma.
Forse sono antiquato.
Le brutte esperienze mi hanno però forgiato, e riesco sempre a trarre il meglio da me stesso quando mi devo impegnare per fare qualcosa per te.
Pensavo anche a quando la settimana appena trascorsa per due volte mi hai detto a bruciapelo “voglio una sorellina grande come questo bambolotto..”  lasciandomi spiazzato. La prima volta non ero proprio riuscito a rispondere  e la seconda invece (peraltro più inaspettata della prima) sono riuscito a dirti solo “eeh.. ma questa cosa la devi chiedere alla mamma…”. Salvo subito dopo rammaricarmi per il fatto di avere forse inconsciamente abdicato alla gioia di diventare ancora padre.
Non mi piace il ruolo che le donne hanno assunto, mi fate quasi paura.


 
 
 

28 AGOSTO 2008

Post n°125 pubblicato il 28 Agosto 2008 da sof2004
 


Dopo le innumerevoli notti passate sveglio negli ultimi anni, ora ho imparato a dormire più spesso del mio sonno, quello naturale, non quello delle gocce e delle pastiglie, quello che io chiamo “il sonno ipnotico”. E’ come spegnere la luce e riaccenderla; passa una notte, ma è stato un attimo. Non si riposa così.
Se diventa un’abitudine non va bene. Bisogna essere forti e prendere la propria testa per sfinimento. Magari si passa un periodo dormendo quasi nulla, nervosi al massimo, ma alla fine il cervello cede e si riposa. 
Ogni tanto però prima di addormentarmi la testa involontariamente si sposta a caso su uno dei problemi che mi circondano e allora capita, come la notte scorsa, che agitato mi sveglio alle due e vorrei che fosse già giorno, per avere novità, dei pretesti per non pensare, per smarcare un altro giorno e credere di essere un po’ meno lontano dalla meta, anche se non so quale sarà.
Pomeriggio abbiamo riposato assieme e ho recuperato il sonno perso, anzi, mi sa che ho pure dormito troppo e ora non sono per niente stanco.
Ho pensato allora di scrivere qualcosa, anche perché è giusto fissare anche i momenti più belli, quelli in cui stiamo fisicamente insieme.
Da venerdì infatti ci siamo ricongiunti dopo un periodo record di ben 21 giorni, che sembravano non terminare mai. Ora staremo assieme fino a venerdì prossimo poi per tre giorni starai con la mamma e lunedì passerò a riprenderti, per volare in sardegna dove rimarremo fino al 10 di settembre. Inutile dire che questa settimana è volata, e so già che venerdì non sarà un facile distacco. Complice anche un regalo della zia “lombarda”, una gigantesca piscina esterna che contiene qualcosa come quasi 6000 litri d’acqua, la casa è un via vai di bimbi. Martedì ce n’era una mezza dozzina in ammollo e a me francamente non dispiace affatto; la confusione dei bimbi ravviva la casa e poi tu sei al settimo cielo. Tanto mi basta.
Più di così non posso pretendere.

 
 
 
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