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Le mani rosse sull'Italia
Post n°25 pubblicato il 05 Agosto 2006 da Antalb
Ho deciso di riportare sul blog la prefazione di Vittorio Feltri al libro "Le mani rosse sull'Italia", in edicola in questi giorni con Libero, a cura di Vittorio Feltri e Renato Brunetta. Il professor Renato Brunetta, che è una delle persone più intelligenti in circolazione, me l'ha data subito vinta. E la paroletta russa in copertina - Mitrokhin - non c'è. Perché conosco me stesso, e siccome penso di somigliare a voi che mi state leggendo ho chiesto di toglierla dalla vista, per impedire una reazione di noia che vi avrebbe impedito la lettura di questo libro che è orrendamente avvincente. Ho scritto Mitrokhin però: e anche voi - ammettetelo - in questo momento state trattenendo a stento la voglia di spostare gli occhi da un'altra parte. La propaganda comunista, post-comunista, ex-comunista, chiamatela come volete, ha una forza tremenda anche su chi come noi ne detesta ogni sillaba. Essa ha un dominio incontrastato dei crocevia della comunicazione, e riesce a far passare per matti o fissati tutti coloro che osano contrastare la bontà del verbo marxista. Riesce a scolorire o a sotterrare a prescindere qualsiasi argomento a sfavore della snistra marxista senza nemmeno sforzarsi troppo. Avendo in mano l'apparato informativo, anche per la viltà dei pochi liberali, sono riusciti a iniettare il loro vaccino che blocca l'indignazione sul nascere, per chissà quale magia cosacca. Così dinanzi alle malefatte dei loro padri spirituali (in realtà molto materialisti) morti, e dei traditori della patria nonché fruitori dell'oro di Mosca ancora viventi, si glissa, persino a destra. Si dice: però sono simpatici. Basta così. Abbiamo fatto i furbi: abbiamo provato a fregare non voi lettori, ma loro, e non abbiamo pronunciato la parola Mitrokhin, con il fuoco di sbarramento connesso al nome oscuro dell'archivista del Kgb. Il piatto è servito, senza aggiunte chimiche. La roba è freschissima, di assoluta attualità. Chi ci governa oggi in Italia infatti non vuole fare i conti con ciò che costituisce il suo Dna. Ed è un Dna di complicità totale con il comunismo del Gulag e dei massacri, di cui sapevano tutto. Questo libro fornisce le prove di questo intreccio losco. Sono prove raccolte e vagliate da una Commissione parlamentare, anche se i compagni e i loro sodali sono riusciti finora a chiuderle negli armadi. Pensavano di aver buttato via la chiave. Invece no. Abbiamo riaperto l'armadio. Leggere per credere. Questo libro, dunque, nasce dal lavoro della Commissione Mitrokhin, guidata da Paolo Guzzanti. L'uomo, che è senatore di Forza Italia ma soprattutto è un giornalista di gran razza, ha rischiato la vita, è stato minacciato: lo scorso anno è stata intercettata una spedizione di ex agenti sovietici pronti a fargli la pelle. Risultato? A parte Libero, una notiziola. Sono state individuate reti spionistiche che arrivavano al cuore dello Stato. Giornalisti, politici, intellettuali hanno cospirato durante la guerra fredda per metterci nelle mani di Mosca. C'erano piani militari che prevedevano l'ingresso attraverso il Brennero delle truppe sovietiche, giovandosi di una quinta colonna italiana. Il materiale era a disposizione per ghiotte inchieste. Invece. Non è successo niente, al massimo qualche sfottò per Guzzanti. Neanche dalla nostra parte - quella che non sopporta il rosso - ci si è agitati granché. Non ce ne vantiamo. Ma il rimedio è qui. Questo volume è il più raro e originale di tutti quelli pubblicati finora. Non ce n'è in giro di simili. Perché? Banale. Dice la verità sul comunismo. Non ci gira intorno. Individua la sorgente maligna già in Marx. Segue il corso di questo fiume fino a Lenin, a Stalin. Ed ecco: sfocia in Italia. Non è acqua appena avvelenata o fetida, ma l'orrore allo stato puro. Lo si sapeva, come no? I comunisti italiani ne erano a conoscenza sin dagli anni 30. Il loro capo, Palmiro Togliatti, partecipò coscientemente a questo disegno di potere. Ora c'è una congiura del silenzio. Anzi c'è una controffensiva. Si vuole far dimenticare il tradimento che avrebbe annientato la nostra libertà, e ce la si piglia con chi ha scelto l'Occidente. Incredibile. Vogliono far passare per archeologia quella che è tuttora la realtà di una larga parte delle forze che ci governano. Il mio amico Renato Farina mi ha passato questa citazione di Aleksandr Solzenicyn. "Per noi in Russia, il comunismo è un cane morto, mentre, per molte persone in Occidente, è ancora un leone vivente". Io amo i leoni, ed anche i cani. Non sopporto che il comunismo sbrani la gente, fingendosi gentile, indossando i panni dell'agnello pacifista. Questo libro gli toglie la maschera. Occorre un safari. |


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