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Confusione al governo: pasticcio in salsa mediorientale
Post n°60 pubblicato il 18 Agosto 2006 da Antalb
La risoluzione 1701 dell'Onu stabilisce che gli hezbollah devono venire disarmati. E' necessario e giusto, dato che proprio gli hezbollah, con il rapimento di due soldati israeliani e il successivo lancio di katiuscia, sono responsabili di avere iniziato il conflitto. E sono sempre loro, con ogni probabilità, che lo riapriranno: Hezbollah è un vero e proprio partito armato, un esercito mosso dalla convinzione religiosa che "Dio è con noi" e che "Dio vuole la distruzione di Israele". A conflitto appena concluso, e mentre ancora si devono dislocare le forze di interposizione, Hezbollah ha già annunciato la sua ferma determinazione di rimanere armato. E' anzi presumibile - possiamo dire certo - che la Siria e l'Iran continueranno a fare affluire verso il Libano armi, uomini e tutto ciò che potrà servire a una più o meno prossima aggressione contro Israele. Di più: il presidente libanese ha già dichiarato che "è una vergogna chiederci di disarmare gli hezbollah". Stando così le cose è più che comprensibile che Francia e Spagna si stiano già interrogando sulla costituenda missione. Mentre è molto significativo che Paesi musulmani come la Malesia siano entusiasti di far parte della "forza di interposizione". La quale viene vista, ovviamente, come un cuscinetto temporaneo che permetta a Hezbollah di tirare il fiato e riorganizzare le forze nell'attesa di poter riprendere l'attacco. Anche il nostro primo ministro Prodi chiede all'Onu - doverosamente - regole certe sul da farsi una volta sul campo, ma sono proprio le regole certe che non avrà mai, visto che la risoluzione 1701 è nata ed è stata accettata in virtù della propria vaghezza: l'unico punto certo - il disarmo forzato di Hezbollah - come si è visto è già stato abortito sul nascere, non solo dai guerriglieri e dai loro fornitori d'armi, ma anche dallo stesso governo libanese. Nel nostro governo, invece, la confusione è grande. L'ultima dichiarazione di Prodi propende per una "soluzione politica" (ma quale?), mentre il ministro della Difesa Parisi ammette che l'intervento italiano sarà militare e "a rischio" dell'uso di armi. In questa situazione a dire poco pasticciata, preoccupa (ma non sorprende) l'aperto atteggiamento filolibanese (ovvero filohezbollah) di Massimo D'Alema, che non ha esitato prima a condannare Israele per "eccesso di difesa", poi a farsi fotografare in atteggiamento fraterno con due ministri hezbollah. La posizione di D'Alema è comprensibile solo con l'interpretazione fornita ieri: il nostro ministro degli Esteri si propone come leader unificatore di tutta la sinistra italiana, il cui unico comun denominatore, oltre l'antiberlusconismo aprioristico, è un altrettanto spiccato spirito antiamericano e antiisraeliano. Un disegno pregiudicato, visto che in gioco ci sono l'equilibrio e la pace internazionali, nonché la vita di nostri migliaia di soldati. L'unico dovere di D'Alema, oggi, non è fare dichiarazioni o esibire frequentazioni, bensì chiarire cosa dovranno fare i nostri soldati - tanti - dislocati nel fazzoletto di terra più pericoloso del mondo. In breve: il nostro contingente andrà a coprire, bendandosi gli occhi e legandosi le mani, il riarmo degli hezbollah? Oppure dovrà e potrà davvero tentare di disarmarli accettando così le perdite e i lutti che ci saranno da entrambe le parti? Questo, e non altro, vogliamo sapere in modo chiaro e inequivocabile dal nostro ministro degli Esteri. |


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