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Paradosso libanese

Post n°281 pubblicato il 19 Novembre 2006 da Antalb
 
Tag: Libano

E' un assioma logico, comprensibile che solo dalla guerra può nascere la pace sia per vittoria, sia per sconfitta, sia per esaurimento delle forze in campo. Lo si è visto nei conflitti nazionali e ideologici europei; lo si è visto persino nel Medio Oriente quando due Stati arabi in guerra con Israele - Egitto e Giordania -, dopo aver perduto varie guerre hanno compreso essere loro interesse fare la pace piuttosto che continuare ad essere sconfitti.

Meno logico invece appare l'assioma che è la pace a creare sempre le condizioni per iniziare o rinnovare la guerra. Per cui è difficile soprattutto per i professionisti della pace capire quanto sia pericolosa, illogica e autodistruttiva l'idea che forze militari - nazionali o internazionali - di pace possano garantirla senza avere diritto di fare la guerra proprio per garantire la pace. In altre parole queste forze cosiddette di pace, nonostante i loro armamenti e la loro missione dichiarata, stanno creando nel Libano le condizioni di un conflitto che in una precedente fase di scontro aveva permesso loro di intervenire proprio per rendere il conflitto meno pericoloso.

E' quello che sta succedendo in questo momento in Libano dove una costosa forza militare internazionale dell'Onu ha l'ordine - politico - di osservare impotente la violazione quotidiana della tregua e le preparazioni per ripristinare il conflitto.

E' una situazione frustrante per il contingente italiano che, numericamente maggioritario in questa forza internazionale, si vede relegato alla costruzione di "quartieri di inverno" che rischiano di trovarsi presto presi tra due fuochi senza avere chiari ordini, autorità e motivazione per rispondere.

La forza internazionale nel Libano si sta trasformando in una nuova forza di osservatori dell'Onu che come la precedente osserva, fotografa e di fatto permette lo spiegamento offensivo delle milizie sciite pro iraniane del "Partito di Dio" contro Israele. I nuovi Caschi blu vedono come dalla Siria stiano arrivando sempre più numerose e camuffate le armi che il governo di Teheran invia agli hezbollah contro tutti gli impegni presi dalle Nazioni Unite: come le informazioni che regolarmente Israele trasferisce ai comandi della Forza internazionale dell'Onu vengono comunicati dai Caschi blu all'esercito libanese il quale a sua volta, salvo qualche rara eccezione, afferma che sono false. Osservano come i miliziani di hezbollah, che nelle prime settimane della tregua avevano smesso di circolare in divisa ma continuato a nascondere le loro armi nelle abitazioni civili nei villaggi del Libano meridionale, a sud del fiume Litani, stanno ora ricostruendo sotto gli occhi dei Caschi blu le fortificazioni disegnate dagli ingegneri iraniani, pagati coi petroldollari europei e distrutte dagli israeliani.

Ma in passato si è assistito in maniera più ipocrita alla trasformazione del principio romano "si vis pacem, para bellum" in "si vis bellum, para pacem". Ma se si può ingannare qualche volta qualcuno su qualche cosa è difficile ingannare sempre tutti su tutto anche se si appartiene alle Nazioni Unite. E' quello che purtroppo sta succedendo nel Libano. I governanti dei Paesi che hanno inviato i loro soldati in questa "missione di pace" se ne rendono conto e hanno preparato piani di azione, di inazione o di evacuazione quando fra non molto nel Libano meridionale e forse su un fronte più largo si ricomincerà a sparare?

 
 
 
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