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Decadenza economica: l'Italia s'è persa

Post n°331 pubblicato il 02 Dicembre 2006 da Antalb
 
Tag: Italia

L'Italia s'è perduta. E persino nei libri più sereni, come è il bell'atlante storico accluso a il Giornale, essa si ritrova ormai diminuita, ai margini, fragile. A sfogliare quelle pagine la si vede nei secoli: appiccicata all'Europa, ma occupata più da Bisanzio che dai Savoia, sempre precaria. E non è un vezzo dei curatori francesi, se quasi mai essa si guadagna una cartina solo sua. Comunque è residuo, per lo più d'eventi decisi altrove. Del resto cos'è stato il Boom del secondo dopoguerra, se non l'esito della frontiera creata a Oriente dalla guerra fredda? Avevamo i salari più bassi, e servivamo agli Stati Uniti: ecco i requisiti obliati di quel successo, e che il crollo del muro di Berlino ci ha tolto tutti e due in una volta. E non è iniziata da allora l'aria di decadenza, e migrazioni che paiono invasioni barbariche, e l'agonia di uno Stato, già precarissimo? I Secoli bui, di quando i fanatismi degli arabi dilagavano ci paiono ora più vicini degli anni di Mazzini o della dignità che ci ridiede il Risorgimento. E lo Stato non ci pare ormai una specie di Bisanzio, esattore folle di tasse pretese con tanta più cattiveria quanto sono più inique e mal spese? Insomma anche solo a sfogliare le tavole di un atlante storico ci si sente persi.

Eppure ci sarebbe all'opera, per rassicurarci, tutta una schiera di potenti. Ad esempio quei confindustriali con i capelli cotonati, e governativi, in elogio di quei pregi della globalizzazione a cui ormai però nessuno più crede. Come se a tranquillizzarci bastassero le parole, perse e bugiarde, già udite sull'euro, o quelle adesso dedicate alla Cina. E tanto meno possono poi quietarci quei comunisti falliti, pentiti o perseveranti, ai quali coi loro giornali una cupola di confindustriali ha regalato il governo dell'Italia. Ma lo si guardi questo ministro D'Alema, sapientino e contento, a braccetto volentieri degli Hezbollah. Non è fisiognomica riprova di quanto furono gravi, purtroppo permanenti, le invasioni arabe che tormentarono le coste italiane per un millennio? E l'educato ma anzianissimo vertice dello Stato: non è l'imbalsamazione più perfetta della Bisanzio togliattiana e dei suoi rituali? Per i suoi elettori, sull'Ungheria del '56 basta l'autocritica. E per l'ex presidente Leone? Ma c'è pronta la riabilitazione; tanto il linciaggio serviva trent'anni fa, non adesso. E sarebbero costoro, coi ricchi di complemento, a salvarci dalla nostra decadenza? Ma se invece proprio costoro ne sono conferma. Coi Visco e Bersani scatenati, a insegnare le regole del capitalismo: loro, cresciuti a cavilli bizantini o cooperative emiliane. E meglio tacere della giustizia.

Insomma l'Italia s'è perduta; e a mutare il pessimismo in vero sgomento sono quelli che al governo la vogliono salvare. E' insomma inevitabile che i visi degli italiani prendano i più vari colori, tra solo poche generazioni. Però occorre ridare nuova forma all'unità spirituale dell'Italia. Senza di che, niente della nostra patria e della nostra lingua resterà al futuro. Ci occorre perciò un'Italia fraterna, ma di funzioni ben definite, di meno diritti e più doveri: ci vuole almeno la speranza di trovarci tra un po', sfogliando un atlante, a non pensare più ai Secoli Bui.

 
 
 
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