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La favola della sparuta minoranza: c'era una volta la claque

Post n°366 pubblicato il 14 Dicembre 2006 da Antalb
 

Erano proprio fischi. Caro Prodi, abbi pazienza: non c'è niente da fare. Erano fischi. Fischi di gente che è stanca di te, che non può più delle tue tasse, dei tuoi sorrisi unti, della finta bonomia con cui gestisci il potere nell'interesse solo dei tuoi amici. Erano fischi per la Finanziaria che ci massacra, per il Tfr scippato, per i bolli e i ticket, per l'imposta di successione e tutte le balle che hai raccontato. Erano fischi. Rassegnati. Proprio fischi. E pure sonori.

Lo diciamo perché abbiamo assistito a un'operazione mai vista prima per trasformare i fischi in dischi: praticamente una suonata di violini. Primo violino sviolinante quello di alcune agenzie di stampa. E poi tutti gli altri, financo l'organizzatore del Motorshow Cazzola, e poi il sindaco Cofferati e via via l'orchestra degli archi, giù a darci dentro con il si bemolle e sol dell'avvenire. Macché fischi, hanno ripetuto in coro: caro Prodi, la gente qui ti ama. E le contestazioni? "Un piccolo gruppetto", appena "venti maleducati", una "sparuta minoranza". Una sparuta minoranza? Cos'è? Una pietosa bugia? Se è così, passi. Le pietose bugie vanno capite: non si infierisce sui governi in fase terminale. Si raccontano le favole. Tra un po', a Prodi, gli diranno anche che è alto, ha gli occhi azzurri, ha vinto tre Tour de France e due Parigi-Roubaix, e la maggioranza delle donne italiane lo trova affascinante come George Clooney. Se poi non è abbastanza, gli diranno pure che è a capo di un governo che riesce a governare. E gli accarezzeranno il capo: stai tranquillo, non pensare a Caruso e Mastella, tra un po' arriva Babbo Natale...

Ma si può reggere un Paese con le favole? Lo diciamo perché sappiamo che in altre occasioni l'opinione pubblica, a cominciare dal Tg1 che nell'occasione è sembrato un tappetino alla mortadella, ha saputo mostrarsi assai più severa. Per esempio: è bastato che una persona, dicasi una, gridasse "buffone" per desumere in quattro e quattr'otto che il Paese non amava più Berlusconi. Ricordate? Le analisi accigliate, i soloni da elzeviro, gli intellettuali con la sociologia un tanto al chilo... E se per caso qualcuno applaudiva? Claque organizzata, truppe cammellate. Come a Vicenza, salvo poi accorgersi nelle urne che se di claque organizzata si trattava, ebbene: quella era una claque organizzata grande come tutto il Nord Est.

Il punto è proprio questo: il doppiopesismo applicato alla piazza impedisce di capire la realtà. Ci si avvicina con i paraocchi dell'ideologia e non si riesce a leggere nemmeno ciò che è appariscente come il décolleté della Marini. E' accaduto ieri con Berlusconi. Accade oggi, all'incontrario, con Prodi: per nascondere il fatto che ormai gli italiani non lo reggono più, si minimizzano le contestazioni, definendole "urla organizzate". E si favoleggia di manifestazioni di affetto e di simpatia, gente addirittura che fa la coda per farsi fotografare con lui (considerato che la manovra è una specie di rapina: saranno foto ricordo o foto segnaletiche?).

Suvvia: che dimostrazione ha ancora bisogno Prodi? Due milioni in piazza, un corteo al giorno davanti a Palazzo Chigi, professori, artigiani, commercianti, vigili del fuoco, persino poliziotti, l'en plein delle categorie sul piede di guerra, gli operai di Mirafiori che contestano e ora persino la ribellione nella sua Bologna. Di cosa ha ancora bisogno per capire che gli italiani non ne possono più? Sono fischi, caro Prodi, proprio fischi. E non serve a nulla confonderli con i fiaschi: di fiaschi, in fondo, ce n'è già abbastanza di quelli che fai tu.

 
 
 
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