Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Messaggi del 16/12/2023

Ritratti in soffitta.

Post n°2923 pubblicato il 16 Dicembre 2023 da fedechiara
 

Ritratti (Rivisitando Dorian Gray) 15 dicembre 2019
In tempi di idiosincrasie identitarie parlare di ritratti – anche se personali - potrebbe far venire l'orticaria a qualcuno di mia conoscenza - e provocare uno sbandamento improvviso nel banco delle sardine e un ennesimo levarsi, fuori dall'acqua che le ospita, del ritornello di 'Bella ciao', inno stolido delle rivisitazioni approssimative della Storia di studenti sfaccendati che: 'Io speriamo che me la cavo'.
Ma, in realtà, è di me che intendo parlarvi – e non me ne vorrete se, vecchio narciso in disarmo, provo a salire in soffitta ansimando per osservare, con una stretta al cuore, il ritratto di Dorian Gray impolverato e che mostra impietoso le 'craquelures' delle infinite rughe sul volto e le macchie di melanina che dilagano sul corpo.
Però c'è gente che mi chiede, per strada, se sono un professore in pensione o un medico; e il mendicante del supermercato mi appella 'avvocato' nella sua questua e, a Giavera, ai piedi del Montello, in visita natalizia alla sorella, ho rimediato un complimento a lei rivolto di una commerciante che le diceva che il fratello è 'un bel signore'. Ringrazio commosso.
E nella nostra vita quotidiana portiamo a spasso una identità a specchio che non sospettavamo di avere e, forse, l'abito fa davvero il monaco, chissà; nei films d'avventura funziona – e so, dalle cronache del biennio di sangue europeo 2015/16, che un terrorista l'ha fatta franca indossando il burqa in cui costringono le identità negate delle loro donne.
E, presto, sarà Carnevale, indossate le maschere che più vi piacciono o non indossatele affatto perché 'ti conosco mascherina' - e il nostro volto quotidiano è maschera esso stesso di identità nascoste e tristezze e commozioni velate e di tutto 'ciò che poteva e non fu' di quel che avremmo voluto essere e vivere.
E se dovessimo fare il ritratto collettivo dell'Italia solatia, dolce paese, chissà che definizioni adopereremmo, e se lo diremmo ancora il 'Belpaese' o la 'mala Italia' dei personaggi in cerca di autore che ci s-governano e ci inducono a ricorrere alle urne ogni minuto secondo per 'mandarli a casa'.
Però all'estero passiamo per essere il paese dei mille monumenti e delle mille opere d'arte famosissime da andare a ri-vedere nei musei e nelle Gallerie e il 'paese della libertà', come diceva un mio amico di Vienna - e la scambiava per il fare 'un po' il caxxo che ci pare' dei cassonetti dell'immondizia debordanti il loro immondo contenuto e delle periferie urbane degradate e delle mille 'okkupazioni' delle case sfitte a cui si sono aggiunte quelle dei nostri ospiti immigrati, qui trasportati sui barconi dei naufragi organizzati dai criminali scafisti degli annegamenti annunciati.
E, d'aggiunta, ecco la presente metafora ittica delle 'sardine' che, nel corso delle loro piazzate, ci raccontano il loro fumoso ritratto di una Italia che non odia, a sentir loro, bensì 'accoglie' ed è 'il migliore dei mondi possibili'.
Narrazione stolida e falsa di struzzi con la testa nella sabbia o di scimmiette che: 'non vedo, non sento, ma parlo'.
Buon Natale, brava gente.
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Disgregazioni e miti.

Post n°2922 pubblicato il 16 Dicembre 2023 da fedechiara
 

Disgregazioni e miti. 16 dicembre 2021

E forse sarà il Sole e l'impero della sua luce aspra e forte commista con le particelle del salso micidialmente sospese sull'intera città a corroderne i muri vetusti, fatto sta che Leda con il suo mitico cigno malandrino e divino se ne sta ignuda, ma mutilata del naso e con una gamba interamente mangiata dalla corrosione del Tempo e prossima a disgregarsi del tutto come il suo mito lontano che la volle madre dei gemelli divini Castore e Polluce, i Dioscuri ascesi al Cielo, stelle fisse nella costellazione dei Gemelli.
O, forse, quella disgregazione assassina è la scelta infelice della pietra che l'incauto artista volle quale materia bruta della sua scultura che non regge l'urto del Tempo perché, al confronto, la statua della Minerva veneziana seduta in groppa al suo mitico leone se ne sta, tuttora integra e pochissima corrosa nella sua lunga veste, all'ombra della vegetazione che la protegge e tuttora sollecita gli echi dei canti dei marinai sulle galere che sfila(va)no in bacino avviate alle guerre di conquista:
'E(v)viva 'e glorie del vecio leon.'
Sono pagine di storia gloriose scolpite nei Giardini che ospitano le Biennali degli artisti di mezzo mondo e, alla svolta della passeggiata che conduce alla pineta di sant'Elena, ecco apparire il busto (non corroso) di Guglielmo Oberdan, patriota di un tempo dimenticato in cui Venezia languiva immemore dei suoi serenissimi fasti e i cavalli di san Marco erano prede del Bonaparte ladrone di opere d'arte provenienti da ogni dove delle sue terre di conquista.
Oberdan era un seguace di Garibaldi e sognatore incauto di una Italia unita dalle Alpi alla Sicilia e la statua dell'eroe dei due mondi la trovate alta sul suo piedistallo all'uscita dei Giardini - che vi osserva dall'alto e ascolta meditabondo i vostri dialoghi confusi e, tra sé e sé, pensa:
'Se avessi saputo dei presenti sviluppi dell'italica patria, vi lasciavo agli austriaci, mannaggia a me.'
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Libera nos a malo.

Post n°2921 pubblicato il 16 Dicembre 2023 da fedechiara
 

Libera nos a malo - Mitologie del post moderno (2) 16 dicembre 2018

E un'altra mitologia del post moderno - dopo quella degli 'hacker che diffondono fake news', che tanto ha allarmato i nostri 'antifascisti' cronici e recidivi all over the world – è quella de: 'ritorna il fascismo' (aita, aita!).
Ma se gli chiedi di precisare il senso della parola 'fascismo' annaspano, vacillano e buttano lì comparazioni grossolane e tirate per i capelli - e intuisci che tutto ciò che contrasta i loro desideri pii di un mondo confusamente globalizzato e fitto di benefiche migrazioni a stormi, a sciami e flotte organizzate di barconi con in testa le o.n.g-traghetti umanitari rientra nella categoria dell'insulto gratuito e stupido di 'fascistaleghistarazzista' lanciato 'urbi et orbi' e che lascia il tempo e il mondo che trova.
Un mondo complicato e fitto di contraddizioni e opposizioni al sogno di una 'democrazia dea positiva' che dispensa i suoi doni gratuiti anche a chi non li vuole e non sa che farsene.
Tipo quei 'radicalizzati sul web' di origine nord africana che vanno ad ammazzare gli inermi e li abbiamo fatti e detti 'cittadini europei' ma sono i rinnegati assassini stipati nelle banlieues della disoccupazione cronica e della guerra civile sognata dall'islam radicale contro noi infedeli di un Europa lassa e trista. Ottomila sono i sorvegliati speciali, i soldati della jiahd terroristica globale, nella regione dove è stato ammazzato anche il giornalista italiano innamorato di questa Europa delle banlieues-enclave (sic). Fonte rainews24 nel giorno della mattanza, non mitologica 'fakenew', cari i nostri 'antifa' cronici e recidivi e anime belle e pie.
E la mitologia e le geremiadi conseguenti di cui si nutrono i pretesi 'antifascisti' - e le rilanciano nelle loro conventicole quale pietosa rassicurazione di (r)esistere nella trincea del venti per cento (inclusi ciò che resta di Leu e +Europa) e di poter un giorno 'tornare a vincere' – non riesce a contrastare l'avanzata democratica di noi 'populisti' nell'Europa del nostro scontento. E di certo non giovano le impuntature dei burocrati e dei 'commissari' sullo 0, della manovra del popolo - e siamo curiosi di vedere come andrà a finire quella partita a poker che si gioca sulle nostre spalle a Bruxelles con le Opposizioni Riunite che berciano le loro stupidaggini anti governative sui tiggi (anch'essi Riuniti nella lotta mortale dichiarata contro il governo giallo-verde) ogni giorno che Dio manda in terra.
Della serie: 'Libera nos a malo.' Amen.
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Imagine all the people participating...

Post n°2920 pubblicato il 16 Dicembre 2023 da fedechiara
 

C'è qualcosa di para religioso nel modo in cui la sinistra globale ci propina i suoi slogans politici e climatici. Dal 'si salvi chi può' al 'cospargetevi il capo di cenere', voi tronfi Epuloni dell'Occidente sfruttatore, e al 'pagate il fio dei vostri peccati' in moneta sonante e meno docce e sciacquoni a perdere relativamente ai cambiamenti climatici, fino al peccato originario del colonialismo quale soma perenne a carico dei bisnipoti – che, a detta dei buonisti-Savonarola, giustamente paghiamo sotto forma di sciami di barconi e barchini e quotidiani stormi di asiatici che premono sulle frontiere-Schengen colabrodo e pretendono di migrare impunemente con il grimaldello di una malintesa pietas e gli slogans cretini del 'restiamo umani'.
Vade retro e contenere, invece, e respingere fermamente l'illegalità dei comportamenti (i naufragi organizzati) e degli assunti. Il troppo stroppia, sempre, e fa danno e corrompe il vivere civile.
E, quando passo per il centro cittadino e mi capita di leggere lo slogans evangelico apposto sopra ad uno schermo dall'amministrazione cittadina a maggioranza pd (poi trombata nelle urne): 'Libertà è partecipazione', mi vien fatto di riflettere su questa strana ingiunzione a rovescio che: 'se non partecipi non sei libero'.
Meglio dire, con minore iattanza di versetti evangelici: 'partecipare è una delle diverse forme della libertà personale'. Ah, beh, si, beh.
Ma pensate alle adunanze del Ventennio maledetto dai bella-ciao: della ginnastica collettiva obbligatoria dei balilla e delle giovani italiane e ditemi se quella forma di partecipazione era libertà.
Anche se, a ben vedere, il far evadere i nostri giovani dalle pigrizie del sabato e delle domeniche stravaccati sui letti con gli smartphone in mano e le prigioni mentali dei 'socials' potrebbe aprire orizzonti di riguadagnata salute mentale, chissà. Provare per credere. Eia eia. Libertà è partecipazione, isn't it?
Imagine all the people... evvai con i cori e le fiammelle degli smartphone ondeggianti ai concerti live.

 
 
 
 
 

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