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"Ci sono terribili catastrofi naturali inevitabili a questo mondo, come i terremoti o gli uragani. A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria innaturale perpetrata da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più completa miseria e sottomissione. Una popolazione disperata che non trova il pane e il latte per nutrire i suoi figli. Che non piange neanche più  i suoi lutti perché anche agli occhi è stata imposta una dieta ferrea. Il mondo intero non può ignorare questa tragedia e, se lo fa, NON INCLUDETECI IN QUESTO MONDO."

Vittorio Arrigoni da "Restiamo umani"

 

 

« E HO VISTO.NONNE. Secondo capitolo:... »

NONNE. Capitolo primo: Natale.

Post n°322 pubblicato il 06 Gennaio 2012 da OutOfTarget
 

“Chi sono?”. “Come chi sei? Sei la birbacciona di nonna!”. Questo è stato lo scambio di battute fra me e mia nonna, entrando nella sua stanza d’ospedale. Il giorno di Natale, intorno a mezzogiorno,  avevo chiamato a casa sua per farle gli auguri e mi aveva risposto mia zia che concitatamente mi aggiornava così: ”Nonna è caduta”. Seguivano notizie sommarie sullo stato generale di salute, arrivo dell’ambulanza, corsa con lo zio al pronto soccorso. A fine giornata abbiamo ricevuto la diagnosi definitiva. Doppia frattura non scomposta del bacino con prognosi di almeno venti giorni a letto, con mia nonna trattenuta in osservazione per qualche giorno nel stesso reparto di pronto soccorso, dove mi sono recata a trovarla due giorni dopo. E dove la sua risposta alla mia domanda mi ha sbalordito tanto da sentire il bisogno di scriverne. Qui. Non sentivo quel termine, birbacciona, da quando ero piccolissima. Mi ci chiamò fino ai cinque, sei anni, al massimo. Riascoltandolo ho provato un misto di tenerezza, nostalgia, malinconia e rancore. Mia nonna ha ricevuto, qualche mese fa, una diagnosi di Alzheimer e da allora è progressivamente peggiorata. Se fosse ancora perfettamente in sé, ho pensato subito, non mi avrebbe mai chiamato così. Mi ha quindi riconosciuto ma, dal suo sorriso, ho intuito che  in me vedeva, in realtà, la bambina che fu. Anzi la birbacciona che fu. Non sono riuscita a trattenere le lacrime mentre la guardavo, con quell'aria indifesa e stranita, in quel letto d'ospedale, vestita solamente di una camicia da notte di flanella rosa. In un secondo sono tornata ai momenti gioiosi della mia infanzia trascorsi in casa sua, constatato il trascorrere inesorabile del tempo e valutato, con rancore appunto, l’impossibilità umana di opporvisici. E subito dopo sono improvvisamente ricresciuta, ritrovandomi di nuovo adulta consapevole, ancora più consapevole. Ho trascorso un’oretta lì con lei, verificando di persona l’abbruttimento dell’essere umano che non è più padrone delle proprie facoltà mentali, considerando tristemente che, possedendo gli stessi geni, non posso escludere di ritrovarmi in futuro nella sua stessa condizione. E mentre ripeteva ossessivamente di volersi alzare per andare in bagno, senza rendersi minimamente conto di avere un catetere, non ho trovato niente di meglio da fare che tenerle la mano e ripeterle, altrettanto  ossessivamente, l’oggettività e cioè che non poteva alzarsi dal letto perché era caduta e si era fratturata il bacino. Prima di andarmene le ho  baciato la fronte e non mi ha stupito constatare la delicatezza della sua pelle trasparente. “Ecco” ho pensato “da vecchi si ritorna bambini, nella mente ed in parte anche nel fisico”. Ora, mia nonna è  trasferita in un reparto di lungo degenza. Sono stata ancora a trovarla ed ho sorriso delle sue strane uscite. Sollecitata a riflettere  sul fatto che senza TV sia difficile far trascorrere il tempo in un ospedale, mi ha risposto: “Hai ragione! Mi accorgo ora che l’hanno portata via." Sapendo che la televisione non c'era mai stata, le ho chiesto dove avessero potuto portarla e lei con decisione disarmante mi ha risposto: "Ahh deve essere per via dei nuovi canali, quelli speciali che si vedono se hai la televisione speciale. E' chiaro! Hanno portato via tutte le TV per sostituirle con quelle nuove!". Mi ha spiazzato. "Ma com'è possibile tanta logica nell'illogicità?" ho pensato. E  poi ancora: "Sai? Quando viene sera mi chiudo a chiave. Non mi fido di tutta la gente che gira qui dentro!" Ed io: "Ma nonna coma fai? Non ti puoi alzare dal letto!" E lei: "Come non mi posso alzare?! Anche ieri sono andata a fare una lunga passeggiata, giù fino al negozio e poi sono ritornata indietro!" Ho sorriso, di nuovo. In fin dei conti la sua follia è una fuga nel tempo e nello spazio. Come biasimarla? E come non desiderare di possedere lo stesso potere da poter accendere, e spegnere si intende, a nostro piacimento? Non possedendolo, non ho resistito alla tentazione di rivedermi come lei mi ha visto quel giorno. Bambina spensierata e birbacciona e sono andata a cercare questa...

Sono trascorsi quarant'anni ma anche per me è come se non fossero trascorsi mai. Buon Anno Nonna.

 


 
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LA MAFIA SBANDA.

La mafia sbanda,
la mafia scolora,
la mafia scommette,
la mafia giura
che l'esistenza non esiste,
che la cultura non c'è,
che l'uomo non è amico dell'uomo.
La mafia è il cavallo nero dell'Apocalisse
Che porta in sella un relitto mortale,
la mafia accusa i suoi morti.
La mafia li commemora
Con ciclopici funerali,
così è stato per te Giovanni
trasportato a braccia da quelli
che ti avevano ucciso.

                          di  Alda Merini

 

 

 

 

 
 

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