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A quando una donna presidente?

Post n°206 pubblicato il 09 Marzo 2009 da frapeace
 


Arriva anche quest'anno l'otto marzo. Una data a cui colleghiamo l'usanza di donare mimose alle donne che conosciamo, fare qualche "mea culpa", darsi dei buoni propositi. Per i ristoratori è il momento di pensare a organizzare cenette per signore che hanno voglia di passare una serata diversa con le amiche fra le quali, magari, qualcuna starà già pensando a scegliere un locale in cui ci siano degli spogliarellisti, profanando così il vero senso di questa ricorrenza, che è la riconquista da parte delle donne della loro piena dignità e la possibilità di poter contribuire a tutti i livelli della società al bene comune.

Come  ogni evento che attira l'attenzione popolare anche questo non sfugge alle implacabili leggi del mercato. Ieri mi è capitato di notare una locandina, essa rappresentava una donna vestita da uomo che schiacciava un uomo dai tratti dolci e gentili (quindi simili a quelli di una donna), in un angolo c'erano le foto di alcuni glabri (senza peli) spogliarellisti che avrebbero rallegrato l'evento. La scritta festa delle donne era ben chiara almeno quanto era confusa la mia idea su cosa rappresentasse davvero quel manifesto.

Penso francamente che le vere femministe avrebbero dovuto strappare quel "coso" dal muro. Quel volantino mi ha fatto venire in mente alcuni fenomeni  legati al razzismo e al classismo. Gli afroamericani fino a trent'anni fa, se ne avevano la possibilità, facevano di tutto per somigliare all'uomo bianco. In alcune zone dell'america latina alcune sette sincretiste (simili a quelle della santeria) sublimavano la loro rabbia contro l'oppressore di origine europea attraverso riti che prevedevano l'emulazione dei loro "padroni". C'è spesso, quindi, un meccanismo che porta l'oppresso a voler essere come l'oppressore. Solo una persona che odia se stessa desidera essere come chi la disprezza, ed era tale lo stato di chi è stato costretto a subire tali angherie. Questo manifesto mi ha fatto capire che la donna è ancora lungi dal potersi definire "emancipata". Del resto il fatto che ancora non abbiamo avuto un presidente della repubblica o del consiglio dei ministri donna la dice lunga.

La donna deve ancora dare il meglio del suo contributo all'economia, alla politica, alla morale e alla religione, l'umanità l'aspetta e ne sente la mancanza. La mia esperienza mi ha messo spesso a contatto con il mondo femminile. Ho tre sorelle, ho frequentato una classe di trenta alunni di cui ero l'unico esponente di sesso maschile. Questo mi ha fatto capire come la vita delle donne sia spesso più difficile di quella degli uomini.

Ho notato, specie nelle giovani generazioni, una forte volontà di riscatto nelle donne, un forte senso di rivalità nei confronti dell'altro sesso, ma anche una grande confusione, una crisi d'identità nella propria autopercezione dell' "essere donna" un gioco di ruoli che di conseguenza coinvolge anche i ragazzi. Questo mette in crisi la capacità della coppia moderna di percepire il partner come complementare, metà necessaria.

Sono troppe le donne che hanno inteso il riscatto dall'emarginazione socio culturale come un semplice fare quello che gli uomini hanno sempre fatto. Questo modo di pensare ha la diretta conseguenza, paradossale, di affermare e continuare il modo di fare degli uomini. La società è ancora priva di quel contributo che solo le donne, in quanto tali, possono dare. Una donna che si comporta come un uomo non si è riscattata, ma conferma e continua l'atteggiamento di svilimento delle categorie femminili.  Anche quel femminismo che vuole un semplice rovesciamento delle parti e non cerca una serena armonizzazione, sempre paradossalmente, approva il modo di fare di una società al maschile.

Siamo orfani delle categorie della maternità che sono sinonimo di un'amore incondizionato e gratuito, questo mondo che parla al maschile anche attraverso le donne mi ha scocciato!

Umberto Panipucci

 

 
 
 
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