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Un blog creato da g1b9 il 10/01/2009

Sentimentalmente

Tutto ció che mi dá emozioni....

 
 

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Messaggi del 23/10/2020

A essere figli si impara..

Post n°4759 pubblicato il 23 Ottobre 2020 da g1b9
 

 

"Una volta arrivato il pianto, ci si copra con dignità il volto usando entrambe le mani con la palma in dentro". Grazie a Julio Cortázar, servono davvero le  "Istruzioni per piangere". Non diamo mai nulla per scontato, . Fin da piccoli abbiamo visto cascarci addosso il mondo, il primo stimolo di appettito  e il seno di mamma non ancora pronto, il primo bernoccolo nell'inciampo col tavolo,e poi il buio nella cameretta e via via , dolori , rabbie, emozioni ,alle quali abbiamo riparato con le lacrime . Il pianto è fondamentale quando si impara sul campo, con fatica, a essere figli.Ci vorrebbero delle istruzioni, che non si trovano in libreria, mentre gli scaffali sono pieni di istruzioni per diventare genitori.. Dopotutto i genitori , quasi sempre  scelgono di diventarlo, i figli si ritrovano  in una culla, in una casa con due persone che non hanno scelto... da quel momento è tutto un imparare, tra perfetti sconosciuti, un percorso lungo e difficile sia per gli uni, che per gli altri- 

Su Futura ho trovato ancora un racconto bellissimo , l'autrice è Chiara  Marchelli. 

 

Una tazza di latte e la distanza tra di noi.

Abbiamo appena smesso di ridere.

Ti sei avvolta nella coperta, la tazza di latte appoggiata sul comodino, bevuta a metà. Dirigi la luce della lampadina sul tuo libro per non darmi fastidio: spengo prima io e tu chissà quando ti addormenti. Di là ci sono tutti gli altri, forse dormono già. Federico e sua moglie, i bambini, papà. Che dorme con i bambini perché se vado io gli viene la ridarola e si fanno sgridare. A me non va di fare la zia severa e loro lo sanno. Quindi ci dorme papà, il nonno che li calma, si addormenta subito e si sveglia solo se Alessandro fa uno dei suoi incubi. Lo sente respirare forte, muoversi sul materasso come cercasse di uscire da una gabbia; lo sveglia, lo porta in cucina per un sorso d'acqua o mostrargli le luminarie sui balconi di notte, poi gli rimbocca le coperte finché lui non si fida di nuovo.

Tu e io ci accampiamo di qua. O meglio, sono io che ogni anno spargo le mie cose dove rimane spazio e mi sposto da un letto all'altro. Il Natale scorso in mezzo al soggiorno, ma era scomodo per tutti. Quest'anno abbiamo deciso così: io nel vostro letto al posto di papà, sotto la colonna di piumini con cui ti copri.

Ma non hai caldo? chiedo a lui.

Sì! si lamenta, ma comandi tu.

Tu che, se non ci fossi io, ti metteresti anche lo scialle.

Per questo ridiamo, ho appena scostato il secondo piumino, abbassato il riscaldamento, tentato di socchiudere la finestra.

Ma sei matta? hai detto.

Io ti ho indicato le mie lenzuola, Ogni mattina sono fradice, sembrano la sacra sindone.

Ridiamo molto, noi due.

Dopo le battaglie di quand'ero ragazza, i vuoti delle mie partenze, il linguaggio nuovo e incomprensibile delle tue depressioni. Stai meglio adesso, si vede. Nonostante la riga di tristezza che ti si è tirata di traverso sulla fronte, anni fa, e che non abbiamo mai più saputo cancellare.

Papà, io.

Federico no, Federico non ha mai capito niente, non si è mai davvero interessato a nessuno. Nemmeno a me, dico facendo patire papà. È vero, ma non lo dico più.

Le questioni tra fratelli non dovrebbero toccare i genitori, soprattutto alla nostra età. Mi chiedi se domani vengo con voi in centro a prendere una cioccolata.

I bambini partono, hanno voglia di stare con te, dici.

Certo che vengo.

Sorridi, ti fa piacere. Quando non prendo le distanze, quando non rimango nel mio spazio, che dici di non capire.

La soffri, questa distanza con me. Hai paura che voglia andare via, un'altra volta, sempre. Così mi vedi, forse: andare via anche quando sono qua. Sorridi ancora, questa battuta sulla sindone ti ha fatto proprio ridere. Io penso a quando saremo di nuovo tu, papà e io soli, e avrò di nuovo il mio letto, i vestiti in un armadio e il mio spazio di figlia.Ci faremo un caffè a colazione, una spesa al mercato, un pranzo come lo voglio io. Mi fai mangiare sempre dell'erba, ti lamenti. Ascolterai i cori alpini mentre stiri, berrai una birra analcolica a temperatura ambiente mentre papà e io apriremo un buon vino. Una bottiglia di qui: un rosso acido, semplice. Parlare di nuovo di scrittura, del perché le cose vanno dette a tutti i costi. Non sei d'accordo. Papà, invece, ascolta, prova a capirmi, dice:" Certo è una questione complicata."

Tu no, tu, tagliente, dici:" I fatti miei sono fatti miei."

È lì che misuro la distanza tra noi. Non negli aerei che ho preso per andare a vivere altrove, ma in questi vuoti dove non ci troviamo in nessun modo.

Due donne.

Dure e testarde.

Tu soprattutto.

Ci scorniamo ancora, ma ormai non abbiamo - non ho - più nulla da dimostrare, da sottrarti, da formulare via da te. Abbiamo imparato giorno dopo giorno un modo nuovo di parlarci. Ho imparato a soccorrerti senza rinunciare a me.  La tenerezza, mamma.La tenerezza che vorrei passasse in queste parole che pronuncio muta mentre ti guardo voltare le pagine del libro che hai foderato perché non si sciupi, nei gesti che faccio per apparecchiarti giornate serene, nel mio silenzio, nei ritorni qui che mi costano, perché ripartire, ora che invecchio, diventa sempre più difficile. Ecco, potrei dirti questo, per chiarire tutti gli equivoci che una madre e una figlia sono destinate a portarsi dietro. Dirti l'orgoglio e la dolcezza con cui parlo di te.

Orgoglio, sì. Sono una figlia fiera di sua madre. Ho voluto conoscerti, capire chi sei. Per questo rispondere alle tue chiamate è un gesto naturale, ormai: è il frutto di una scelta. Non ho scelto la prima volta di esserti figlia. La seconda, sì.

Chiara Marchelli è in libreria con "Redenzione" (NN editore)

 

 
 
 
 

 

 
 

RELATHIONSHIP

Don't let someone become a priority in your life , when you are an  optional in their life... Relationships work best when they are balanced.

 

 

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