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Creato da ikeuoha il 05/06/2010
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Profeta non saro', di Demis Roussos. In LIBERO BLOG. (L'originale riportato).
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SAVIANO
ROMA, 17 FEB - "Me he arruinado la vida. Non credo sia nobile aver distrutto la mia vita e quella delle persone che mi circondano per cercare la verità. Avrei potuto fare lo stesso, con lo stesso impegno, con lo stesso coraggio ma con prudenza, senza distruggere tutto. Invece sono stato impetuoso, ambizioso". E' amara la confessione di Roberto Saviano, che a dieci anni dalla pubblicazione di Gomorra e dalla conseguente condanna a morte della camorra, rivela il suo dramma umano in un'intervista a El Pais, ripresa da Il mattino. Il calvario di un uomo costretto a vivere in esilio, in luoghi segreti, traspare tutto dalla risposta alla domanda: ne è valsa la pena? "No - risponde lo scrittore -. E so che quando lo dico, qualcuno può pensare: che codardo. Vale la pena cercare la verità e vale la pena arrivare fino in fondo, ma proteggendoti". "Bisogna considerare che non posso disporre della mia vita senza chiedere autorizzazione - spiega -. Né uscire o entrare quando voglio, né frequentare le persone che voglio senza doverle nascondere nel timore di rappresaglie. A volte mi domando se finirò in un ospedale psichiatrico". "Sul serio - conferma -. Già adesso ho bisogno di psicofarmaci per tirare avanti e non era mai accaduto prima. Non ne faccio abuso, ma a volte ne ho necessità. E questa cosa non mi piace per nulla. Per questo spero che prima o poi finisca". "Il mio dramma interiore è - confessa ancora -: avrei potuto aver fatto tutto questo ma senza mettere a rischio tutto. Perché, qual è il problema? Se tu anteponi un obiettivo, la verità, la denuncia, a qualunque altra cosa della tua vita, diventi un mostro. Un mostro. Perché tutte le tue relazioni umane e professionali sono orientate a ottenere la verità. Forse alla fine sarà nobile, una cosa generosa. Tuttavia la tua vita non si converte in generosa, Le relazioni diventano terribili". Caro Saviano lei ha agito sotto la spinta della gioventù. La giovinezza non conosce diplomazia. Lei non è il solo ad aver "rovinato" la vita propria. In molti, per fedeltà verso gli ideali hanno assoggettato la propria esistenza e quella dei loro cari ad un sistema di vita disumano, sempre sul crinale, sempre con il pensiero del cosa accadrà un istante dopo. Lei più di ogni altro sta pagando le sue scelte ma ricordi quanti hanno sacrificato la vita per ideali nobili e oggi stracciati dal più biego populismo. Lei non apparteneva ad un gruppo costituito e se lo fosse stato nel corso del cammino l' avrebbero abbandonata. All'inizio Lei è stato un battitore libero, e, forse lo è ancora. Vive protetto dalle forze di sicurezza probabilmente e ciò le avrà fatto comprendere quale sia la vita degli uomini che indossano la divisa. Lei da scrittore voleva inviare messaggi per una società non violenta, più giusta, gridare al mondo i vizi dell'emarginazione strutturata, e quindi della delinquenza e del potere verso i più deboli. Il mondo "perbene" e quello "nonperbene" ad un certo punto Le hanno voltato le spalle e ciò per il quale Lei fu esaltato ne è diventata la colpa primordiale. Lei ha sacrificato la Sua giovinezza per urlare il Suo dolore credendo che fosse ascoltato. Ora si sente solo e nella crescita fisiologica, nell'evoluzione del Suo essere giungono i dubbi. Nessun dubbio deve costringerLa a rifiutare ciò che ha fatto e scritto perché Lei ha agito nella buona fede che geneticamente appartiene ai giovani, a chi guarda il mondo con gli occhi dell'energia e dell'onnipotenza. A nulla sarebbe servita la prudenza.. quando si vuole dire la verità non vi è prudenza che tenga. Riveda i Suoi testi e gioisca del cammino dalle mani pulite, non imbrattato dal sangue di innocenti. Si arruoli in una delle forze di sicurezza, si iscriva alla facoltà di medicina e curi il fisico delle persone poco fortunate.. ma lasci perdere gli psicofarmaci la porterebbero alla distruzione e Lei non merita ciò. ikeuoha
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