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« L'AMANTE parte secondaE' QUI LA FESTA? »

IL PALADINO DELLE DONNE

Post n°135 pubblicato il 03 Aprile 2012 da giginosco

Qualche settimana fa, allo stadio, ho avuto un alterco con un tipo.
Devo ammettere che lo avevo già nel mirino, quello, sono anni che assisto alle partite con la sua sgradevolissima voce nelle orecchie.
Si agita ad ogni azione e parla a getto continuo per novanta minuti più recupero. Tu vai allo stadio per divertirti e lui decide, senza consultarti, di aggiornarti in tempo reale sulla sua ansia per lo svolgimento della partita.
Attacchiamo noi e "ecco, ora sbaglia il passaggio, finisce in fuorigioco, si mangia il rigore". Attaccano gli avversari e "adesso segnano, siamo messi male, il gol è nell'aria". Siamo in vantaggio e "tanto adesso pareggiano". Subiamo un gol, magari al primo minuto, e "lo sapevo, pure oggi perdiamo".
Tutto questo da anni, una rottura di maroni insopportabile.

Il giorno della resa dei conti è successo che, su un tiro degli avversari, la palla ha colpito la traversa ed è rimbalzata vicino alla linea di porta.
Come chi segue il calcio sa benissimo, in questi casi c'è una procedura da seguire che coinvolge tutti i presenti, ed è la stessa da sempre:
1) gli spettatori spostano gli occhi dalla porta al guardalinee, che è la persona deputata a decidere se è gol, e cominciano ad insultarlo preventivamente
2) i calciatori di entrambe le squadre si precipitano verso di lui come forsennati, col sangue agli occhi, chi per contestare e chi per appoggiare la decisione, ancor prima di sapere quale sia, questa decisione
3) il guardalinee assume l'atteggiamento di quello che ha visto tutto, e guarda fieramente negli occhi i calciatori, senza retrocedere di un millimetro
4) arriva di corsa l'arbitro, che sposta i calciatori, ne ammonisce un paio e, dopo aver confabulato col guardalinee, comunica se è gol oppure no
5) il pubblico esulta oppure comincia a gridare COR-NU-TO, COR-NU-TO!

Cose di ordinaria amministrazione, insomma, un vero e proprio rituale.
Quel pomeriggio, invece, il meccanismo si è inceppato al terzo passaggio, perché il guardalinee non era il solito lungagnone atletico ma con precoce alopecia, bensì una graziosa e giovane donna. Che, mi dispiace dirlo, non si è dimostrata all'altezza dell'importantissimo compito che le era stato assegnato.
Forse intimorita da tutto quell'odio che le pioveva addosso, forse tramortita dalle vagonate di testosterone dei ventidue giovanotti in mutande intorno a lei, si è dimostrata visibilmente incerta sul da farsi. Per tre o quattro minuti, insomma, non si è capito se sta cazzo di palla fosse entrata o no.

Il pubblico era inferocito e uno dei più accaniti, almeno così mi è parso in quel momento, era proprio il tipo che mi sta sulle balle.
Quando ho sentito la sua fessa voce da fesso urlare "puttana!", non ci ho visto più e stavo per dirgliene quattro. I soliti insulti sessisti preconfezionati, che schifo, che inciviltà. Detto tra noi, forse ero anche un po' prevenuto, perché quando il mio amico Alfredo (ragazzo di buon cuore ma alquanto grezzo) chiama l'arbitro "ricchione" o "impotente" mica sto tanto a guardare il capello.
Ero carico come una molla, pronto ad intimargli di avere più rispetto per le donne, quando proprio tre esponenti del gentil sesso, due gradini sotto di me, hanno cominciato pure loro ad inveire ritmicamente contro la guardalinee, al grido di ZOC-CO-LA, ZOC-CO-LA, ZOC-CO-LA!
Così ho dovuto tacere, aspettando tempi (e insulti) più propizi.
Poco dopo, per fortuna, il tipo ha urlato "resta a casa a cucinare e a fare la calza, troia, pensa a crescere i figli", una frase perfetta per far venire a galla il mio animo cavalleresco. Mi sono girato con lo sguardo cattivo, protendendomi verso di lui ma, proprio mentre ero sul punto di buttargli addosso il mio disprezzo per il suo ottuso e offensivo maschilismo, le tre tifose inferocite hanno rumorosamente appoggiato la proposta del bruto.
E che cazzo, ste tre befane, vi volete fare difendere o no?
Stavo quasi per rinunciare, quando il retrogrado ne ha partorita un'altra: "se volete fare gli arbitri e i guardalinee, andate nel calcio femminile, ma lasciate stare quello maschile". Non un granché come insulto, il ragazzo stava evidentemente perdendo la verve. Ho guardato verso le tre disturbatrici, erano distratte. Lo sapevo che sarebbe arrivato il mio momento, lo sapevo.

Ho indossato la faccia più indignata che avevo, e ho urlato "ma basta, porta rispetto per le donne, finiscila! Vergognati, vergognati!".
Devo aver proprio alzato la voce, perché tutti i vicini si sono girati verso di me, e lui ha avuto un sobbalzo. Ha tentato di abbozzare una difesa, ma io l'ho aggredito ancor di più "vergogna, smettila di insultare le donne!".
Poi, indicando le indiavolate sotto di noi, ho avuto anche la faccia tosta di aggiungere "e poi, non lo vedi che ci sono anche delle signore, qui?"
Sentendosi chiamate in causa, le tre si sono ricomposte e raddrizzate con la schiena, come per dire "già, non lo vedi che ci sono delle signore, qui?" e si sono girate, guardando me con gratitudine e lui di sottecchi, con disprezzo.
Anche altri spettatori hanno avuto un'espressione di approvazione ed hanno annuito (avranno pensato che sono matto, temo), e da allora nessuno ha più detto una sola parolaccia all'indirizzo della guardalinee. In particolare, un ciccione con i capelli all'aria e la barba incolta, con una lattina di birra in mano, si è rivolto al bruto dicendogli "ha ragione il signore, ci vuole rispetto ed educazione, è solo una partita di calcio". Poi si è girato e ha sparato un rutto che l'hanno sentito pure dalla tribuna opposta.  

E' stato un bel pomeriggio, insomma, ho avuto il mio momento di gloria.
Peccato solo che poi abbia dato il gol agli avversari, quella zoccola.

 
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